“5 marzo”. Non e’ una poesia alla Manzoni. E’ che oggi un piccolo corpo celeste ci sfiorera’

ANCORA UNA VOLTA, UN ASTEROIDE SFIORA LA TERRA

towards hearth asteroid

(Ma la cronaca, e’ vera)

Quando si legge, o si sente la notizia  che un asteroide sta per sfiorare la Terra (se non lo ha già fatto) passandole vicino  a poche decine di migliaia di chilometri, tale notizia non desta stupore, quando non lascia del tutto indifferenti. E questo accade proprio perché una notizia.. fa meno notizia proprio perché ricorre spesso.  Ma e’ giusto, oltre che importante, informare anche su questo. Non foss’altro che per avere ogni tanto una occasione di riflessione sui fenomeni che riguardano il cosmo, e nella fattispecie  il nostro spazio celeste, il nostro “vicinato cosmico”, se così posso esprimermi. Ecco che io mi sento di far “rimbalzare” questa che e’ l’ennesima notizia di asteroide che quasi sfiora la Terra, anche per riflettere e far riflettere su tali fenomeni affascinanti  per quanto “ricorrenti”, quasi “di routine”,  nel cielo.  E’ bene, io credo, anche tenere a mente il potenziale pericolo di questi oggetti detti “asteroidi” dei quali ho scritto ampiamente qui, in questo post .
Un sasso spaziale sta passando proprio in queste ore vicino al nostro pianeta. La comunità scientifica ha fatto la sua conoscenza tre anni fa, nel 2013 grazie ad un precedente passaggio ravvicinato: quella volta l’asteroide passò circa due milioni di chilometri dal nostro pianeta. Ma questa volta ci potrebbe fare il suo rispettoso inchino molto più da vicino (la rima non e voluta, viva la spontaneità..), inchino davvero rispettoso: non succederà niente nemmeno questa volta come vi scriverò più avanti.
 
Non v’e comunque certezza su come sia la sua orbita. Infatti il meteorite in questione  venne perso di vista dopo il suo passaggio nei pressi del nostro pianeta. La Nasa ci sta però lavorando, e le stime dei parametri orbitali  sono di un “range” di incertezza sulla possibilità di massimo avvicinamento alla Terra che va da i 14 milioni di chilometri a  17mila chilometri.  Adesso si sa che questa volta l’asteroide passerà a 347 mila chilometri dal nostro pianeta una distanza comunque inferiore a quella che si separa dalla Luna. distanza che  è circa  di 380mila chilometri. 
 
Gli studiosi del centro Nasa  Cneo,  un centro per la ricerca sugli asteroidi detti Neo, che sono quelli che si avvicinano alla Terra (infatti questi oggetti sono chiamati  Near Earth Objects, cioè oggetti vicini  alla Terra) ci assicurano: non c’è nessun pericolo per la Terra. Ci è andata bene anche questa volta, in barba ai catastrofisti di turno. Questo oggetto, però, gli e’ sfuggito: perché e’ troppo piccolo? Infatti,  l’oggetto ha un diametro verosimilmente intorno ai 30 metri.  Non c’è pericolo, considerando anche le piccole dimensioni dell’oggetto. Ma qualche piccola preoccupazione in più desta il prossimo passaggio ravvicinato del meteorite, che si ritiene avverrà  nel settembre del 2017, a fine mese, se i calcoli si confermeranno esatti.  Ma la probabilità di impatto con la Terra e’ molto bassa: si parla di una probabilità su ben 250 milioni!  Davvero una possibilità minima. Ma molti di questi oggetti non sono ben conosciuti, sono difficili da sorvegliare e possono così praticamente “apparire dal nulla” ed essere potenzialmente  pericolosi per la Terra. A questo punto però mi viene in mente quello che era successo nel febbraio di tre anni fa in Russia quando un meteorite si frantumò nell’atmosfera.
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La scia lasciata dall’asteroide esploso tre anni fa sopra Chelyabinsk, in Russia
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Guardate qui, e’ un Il cratere nel ghiaccio prodotto da uno dei frammenti dell’asteroide russo.
Il suo diametro era di soli venti metri. Eppure, i frammenti prodotti anche dal rompersi di vetri e finestre a causa dell’onda d’urto provocarono centinaia di feriti. L’energia che verrebbe prodotta dall’impatto di un asteroide come questo che ci sta passando vicino adesso, sarebbe addirittura maggiore, forse il doppio. Dunque, considerando la questione in generale, il problema e’ reale. L’impatto con meteoriti e’ non per niente uno  dei problemi del nostro pianeta, anche se per fortuna non immediato. E’ una delle cosiddette “emergenze planetarie”.
 
 
Morale: : si dovrebbe studiare ancora  di piu’ su quanto accade nel Sistema Solare, invntando qualcosa di nuovo, o potenziando sistemi gia’ operanti allo scopo di censire ed osservare soprattuto gli oggetti che orbitanonei pressi del nostro pianeta che gli antichi chiamarono”terra”, perche’ allora era ritenuto essere il suolo del mondo. Ed in effetti lo e’, dato che ancora non siamo in grado di abbandonarlo per cercare altri posti dove abitare.
CIAO
Marghian

RIECCOCI. SI E’ SCOPERTO CHE LASSU’, LONTANO LONTANO, IN QUEL DI PLUTONE, C’ERA IL MARE. SU CARONTE, SOTTO IL GHIACCIO

 SOTTO LA SUPERFICIE DI UNA LUNA DI PLUTONE

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Plutone e la luna Caronte, viste dal telescopio spaziale Hubble

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Caronte, ed un dettaglio della sua superficie rugosa vista da New Horizons

C’ERA UNA VOLTA IL MARE, S OTTO LA SUA SUPERFICIE

Ho già scritto due post dove accenno alla sonda della missione NASA denominata New Horizons”, in viaggio dal  gennaio del 2006 e che ora si trova in volo nei pressi di Plutone, oltre i pianeti del Sistema Solare. Li’ c’è una fascia di asteroidi che, vi ricordo, vien detta “Kuiper Belt” ossia “cintura”, o “fascia” di Kuiper, che e’ la “meta” del viaggio della sonda. Il nome della missione, “nuovi orizzonti”, sembra proprio essere il proverbiale “tutto un programma”. Vi ricordo che la missione New Horizons non prevedeva lo sbarco della sonda su Plutone, ma solo di passarci vicino effettuando un “fly by”, come si dice oggi, per continuare poi il suo viaggio oltre, e “tuffarsi” dentro la fascia di Kuiper. 

In questo avvicinamento al sistema plutoniano, i risultati non si sono fatti di certo attendere:  Infatti, già  subito dopo il fatidico avvicinamento a Plutone ed alla sua luna Caronte sono state effettuate alcune notevoli affascinanti scoperte che vanno dalla presenza di metano e azoto nell’atmosfera che sono stati osservati mediante i segnali radio inviati dalla Terra che attraversando l’atmosfera di Plutone sono stati distorti rivelandone così  la composizione chimica; dall’affascinante colore azzurro dell’atmosfera stessa alla presenza delle cosiddette “toline” che altro non sono che la ricombinazione di molecole organiche semplici in altre piu’ complesse per via della ionizzazione indotta dai raggi ultravioletti solari; dalla scoperta di intriganti strutture montagnose a notevoli formazioni collinari di ghiaccio su  Plutone e sulla sua  luna più grande, Caronte. Ed ora e’ proprio Caronte la grande star, il protagonista di altre interessanti osservazioni della sonda New Horizons.

Lassù, ad oltre sei miliardi di chilometri di distanza da noi, dove il Sole appare come un punto luminoso che quasi si confonde con le altre luci del cielo, sulla piccola luna di Plutone, Caronte, c’era una volta il mare. Era ben nascosto, però, stava li’ sotto la superficie ghiacciata del piccolo corpo celeste. Sembra essere l’inizio di un fantastico racconto, mentre invece e’ quanto sostengono gli scienziati, dati alla mano, dopo aver esaminato dettagliatamente le immagini inviate a Terra da New Horizons, immagini che sono state scattate  durante lo storico “inchino” che la sonda fece a Plutone e famiglia nel luglio dell’anno scorso.

Caronte, vi ricordo, e’ un planetoide che ha un diametro di ben 1200 chilometri. Grandicello, per essere il satellite di un pianeta piccolissimo, un pianeta nano. Plutone, infatti, ha un diametro di soli 2200 chilometri, eppure si sta dimostrando pieno di cose interessanti, direi stupefacenti.  New Horizons, passando vicino a Plutone una sola volta, ha giocoforza fotografato con i suoi strumenti di bordo un solo emisfero di Caronte, “bypassandolo” nel suo lungo viaggio verso ed oltre i confini del Sistema Solare. Eppure, le immagini scattate in quell’unico rapido passaggio, e quindi inviate a Terra via radio parlano chiaro: sulla superficie della grossa luna di Plutone si notano delle forti evidenze di movimenti tettonici, e quindi anche di scarpate, valli profonde anche sei chilometri e rilievi. Una superficie geologicamente alquanto attiva, con dei dinamismi tali che dimostrano che Caronte ha avuto in passato addirittura un aumento del suo volume. A questo punto, e qui vengo al dunque, gli esperti sostengono con convinzione che sotto la superficie di Caronte c’era il mare, o come si dice in questi casi, un oceano di acqua liquida.

Qualche miliardo di anni fa accadde però che il planetoide si raffreddò quasi bruscamente, con il conseguente congelamento dell’oceano sotterraneo. Le enormi masse d’acqua, nel trasformarsi in ghiaccio, causarono un aumento di volume della luna di Plutone, generando di conseguenza anche delle increspature sulla sua superficie oggi così evidenti; e ciò per via della notevole pressione esercitata dal ghiaccio sotterraneo.
L’acqua che si trovava al di sotto della crosta ghiacciata si e’ mantenuta liquida per molto tempo, e questo grazie alla presenza al centro di Caronte di un nucleo radioattivo che ha fornitoper molto tempo l’energia necessaria a generare un determinato calore per via del decadimento di elementi radioattivi.

New Horizons ha dunque scoperto un antico oceano di acqua allo stato liquido. Questa condizione, come abbiamo visto,  è rimasta  tale finché il decadimento degli elementi radioattivi nel nucleo ha prodotto l’energia necessaria, o parte di essa. Va considerato infatti anche il calore generato dai processi di formazione stessa della luna, e gli  effetti di marea generati dall’interazione gravitazionale con Plutone, interazioni che tra l’altro contribuiscono al prodursi del fenomeno del cosiddetto “criovulcanismo” (significa “vulcanismo a freddo”, con eventi simili ai Geyser dell’Islanda per esempio).

A dare prova di questo interessante passato di Caronte sono le fratture sulla crosta causate da questo processo di “glaciazione sotterranea”, generate da movimenti tettonici in qualche modo simili a quelli che avvengono fra le placche della superficie della Terra, anche se con cause e modalità chiaramente differenti.
Caronte, da allora ad oggi, ha “cambiato pelle come l’incredibile Hulk”, questo e’ il paragone che hanno fatto gli scienziati per spiegare cosa e’ accaduto a Caronte. Così come il personaggio fumettistico ingrossandosi “si strappa le vesti” così e’ accaduto a Caronte che, aumentando di poco il suo volume, ha “strappato la sua superficie”.

In una zona denominata “Valle della Serenità”, nei pressi dell’equatore del satellite di Plutone, la sonda ha visto una spaccatura lunga quasi duemila chilometri, e profonda otto chilometri. Supera il nostro Gran Canyon di ben quattro volte, e questo fa vedere proprio quali furono allora le forze in gioco.  Un oceano di acqua allo stato liquido esiste sotto la crosta ghiacciata della luna di Saturno Enceladus, ancora più notevole e’ tale caratteristica su Europa in quel di Giove. Queste due lune erano considerate fino ad ora le uniche a possedere questa caratteristica di un mare sotto la crosta. Gli scienziati pensano che esistano buone ragioni per ritenere che il processo di scioglimento e di “ricongelamento” del ghiaccio nel sottosuolo di Caronte possa essere avvenuto più di una volta durante la vita di Caronte. Non viene escluso  neppure che ancora qualche “giacimento sotterraneo” di acqua liquida possa esserci ancora oggi.

CIAO

Marghian

LE ONDE GRAVITAZIONALI ESISTONO, ROBA DA FANTASCIENZA. MA ORA E’ SCIENZA, E’ QUESTA LA GRANDE BELLEZZA

ONDE GRAVITAZIONALI

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Due buchi meri che si fondono insieme: e’ quel che e’ successo- i colori sono di fantasia

Einstein, il geniale scienziato tedesco  che un secolo fa  formulò la nota teoria della relatività, occupandosi perciò di spazio, tempo, massa ed energia pensò allo spazio ed al tempo come ad un “tessuto”, un “continuum” nel quale tutte le cose sono immerse. Una cosa pero’ alquanto diversa dallo spazio assoluto, dove le cose esistono e si muovono in sequenze di tempo assoluti (erano lo spazio ed il tempo come li concepivano Aristotele, Newton e Galileo).  La relatività parla invece di uno spazio-tempo a quattro dimensioni, ove appunto il tempo e’ una dimensione legata alle tre dimensioni classiche dello spazio euclideo- newtoniano, ossia assoluto. Lo spazio di Einstein, lo spazio-tempo,  e’ invece qualcosa di “relativo”, da cui il nome della celebre teoria. Relativo a che cosa? Lo sappiamo tutti: lo spazio – tempo e’ strutturato, e viene “piegato”,  in funzione della massa degli oggetti che vi sono immersi (nel senso che la sua struttura, “incurvata”, subisce gli effetti di una massa in prossimità del Sole lo spazio e’ “piu’ incurvato” che nei pressi della Terra, di massa piu’ piccola). Lo spazio-tempo non e’ una cosa assoluta, anzi si potrebbe quasi dire  che la materia, la sua massa, “crei” lo spazio-tempo”. Ogni oggetto che ha massa, a sua volta, si muove seguendo la curvatura dello spazio. Se una capsula spaziale gira intorno alla Terra, senza mai stancarsi, semplicemente sta seguendo la curvatura data allo spazio proprio dalla Terra, dalla sua massa.  Poeticamente, si potrebbe dice che lo spazio dice alla materia come muoversi, e che la materia (massa) dice allo spazio come curvarsi. Il tempo, intrinsecamente legato allo spazio, subisce poi delle influenze da parte della gravità, la quale gravità non e’ che la curvaturastessa piu’ o meno accentuata dello spazio che percio’ “costringe” i corpi a muoversi..come devono muoversi. Questa e’, in  estrema sintesi ed incompletezza,  quanto dice la parte della teoria della relatività detta “generale”, mentre la relatività “ristretta” o “speciale” si occupa degli effetti detti appunto “relativistici” degli oggetti in movimento in rapporto a massa, tempo e velocità della luce.

Una scoperta sensazionale.

Nel contesto della relatività generale che vi ho molto sommariamente esposto, c’e anche la geniale idea formulata da Einstein ma con tanto di equazioni, della esistenza di “vibrazioni” od “increspature” nello spazio-tempo , delle vere e proprie onde che deformano lo spazio-tempo. Sono le onde gravitazionali! Delle grandi masse in movimento, ad esempio due “buchi meri” o due “stelle di neutroni”, creano queste onde. Tutto crea onde gravitazionali, anche l’esplosione di una stella come supernova, il Sole, la Terra, anche il nostro corpo, ma increspature troppo piccole per essere rilevate. Roba da fantascienza. IN effetti, “Star Trek” e films simili sono pieni di “forti campi gravitazionali perturbati, “tunnel spazio-temporali”, eccetera. Persino nella lirica delle canzoni si parla di questo: “Supererò le correnti gravitazionali….” (Franco Battiato, fissato su queste cose un po’ come me…). Ma il bello e’ che…le onde gravitazionali esistono! Non e’ piu’ fantascienza, ma scienza.
La storia della ricerca delle onde gravitazionali, a conferma della geniale idea teorica, e’ vecchia. Negli anni ’60 del ‘900 ci provo’ un certo John Weber, che mise a punto uno strumento che avrebbe dovuto, almeno lui ci sperava, rilevare le onde gravitazionali che qualche evento violento avrebbe provocato. Non ci riusci’, ma l’idea era comunque buona. Due cilindri, distanti fra loro ben mille chilometri, “i cilindri di Weber” appunto, che avrebbero oscillato con un certo ritardo l’uno rispetto all’altro una volta “stimolati” da onde gravitazionali. La cosa pero’ suscitò il senso di sfida di alcuni “ragazzi della via Panisperna” (quei genietti guidati da Fermi), Amaldi e altri, a fare delle altre prove in merito nei laboratori dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn) e al Cern di Ginevra. Allora pero’ mancavano il “know how” e gli strumenti (e’ il caso di scriverlo..) per fare una simile scoperta. Oggi esistono gli interferometri a laser..ed e’ nata la magia: le onde gravitazionali sono state viste! Esistono davvero, queste vibrazioni che scuotono lo spazio, il tempo e persino noi stessi, “alterando la forma dei corpi” ma in misura chiaramente molto al di sotto del diametro di una particella elementare, e non ci accorgiamo (anche perché pure la luce segue “le onde”, e noi “vediamo dritte”, diciamo cosi’, anche le cose distorte- ma di poco, si badi bene).
La scoperta e’ stata possibile grazie all’uso dei due “interferometri a laser” gemelli americani e di un altro europeo. Il sistema  americano si chiama “Ligo”, abbreviazione che sta per “Laser Interferometer Gravitational-Wave Observatory” (osservatorio interferometrico tramite laser delle onde gravitazionali ), i due osservatori si trovano uno a Washington e l’altro in Louisiana. Il sistema  europeo si chiama invece Virgo e si trova vicino a Pisa. A proposito di Virgo, il coordinatore del team, italiano, che lo gestisce ha chiarito che con questa scoperta delle onde gravitazionali, si sta aprendo una sorta di nuova era per la fisica dell’universo. Infatti, sono passati solo quattro anni dal rilevamento del “bosone di Higgs”- la cosa e’ molto attinente, il bosone di Higgs conferisce massa a tutte le altre particelle….- adesso si e’ visto che ci sono le onde gravitazionali: ma perché questo accadesse, ci e’ voluto (a proposito di onde), uno “tsunami”, generato dal COLLASSO DI DUE BUCHI NERI IN UNO SOLO, avvenuta circa un miliardo di anni fa. Tale e’ forse la distanza di questi oggetti (ah, a proposito: la gravita’ viaggia alla velocità della luce? Forse, non si sa ancora).
Per la fisica comunque questo e’ gia’ un rislutato eccezionale, perche’ oltre ad aver confermato l’esistenza delle onde gravitazionali, ci da’ la prova diretta della esistenza dei buchi neri, risultato di stelle di grande massa che, dopo aver fuso il “combustibile nucleare”, sono collassate al punto da non far uscire nulla dal suo globo, neppure la luce: percio’, “buchi neri”. Ah, la massa dell’unico buco nero formatosi, e’ quella dei due buchi neri precedenti, a meno ovviamente dell’energia dissipata come onde gravitazionali.

 

UN MODO NUOVO DI STUDIARE IL CIELO
Or dunque, oltre all’entusiasmo del momento, quali risvolti, in astronomia ed astrofisica?
Come ho scritto prima, i fisici  si chiedono se le  onde gravitazionali si propagano alla stessa  velocità dell luce, quando poi velocemente si espande l’universo nel suo insieme, cosa succeda alla materia quando e’ pressata nelle stelle di neutroni ed altro ancora. Tutte domande alle quali oggi e’ piu’ possibile dare delle risposte esaurienti, e non solo, pesino idee fantastiche come i “buchi di verme” (woemholes) che si formerebbero nei pressi di un buco nero che “si collegherebbe” ad un altro molto distante,  cari alla fantascienza, sono meno fantatiche e piu’ reali-chiaramente per il loro “utilizzo pratico” ce ne corre, ma qualcosa esiste, non e’ tutto campato in aria. Cone qualcosa di piu’ si potra’ capire anche sulle fantomatiche “stringhe cosmiche”, la materia e l’energia oscura, il destino ultimo- se di ultimo si puo’ parlare…- dell’universo e molto altro ancora.
A d un solo giorno dall’annuncio della scoperta delle onde gravitazionali, si parla gia’ di “astrofisica gravitazionale”, ossia lo studio dell’universo, di certi fenomeni soprattutto, non solo visti e studiati otticamente o con gli altri spettri oltre il visibile- sempre luce e’…- ma studiati con l’osservazione delle onde gravitazionali.  Pensate che bello, in futuro ci sara’ un telescopio ‘gravitazionale’ nello spazio, se ne sta già interessando l’ESA, l’agenzia spaziale europea.  Non solo vedere l’universo grazie ai segnali elettromagnetici, la luce e le altre radiazioni, ma anche “ascoltarlo”, scoprendo anche, grazie alle onde di gravità, anche quello che non si vede
Astrofisica gravitazionale – “Quelle che oggi sono equazioni matematiche – ha rilevato – diventerebbero possibilità e uscirebbero dalla fantascienza”. Le implicazioni sarebbero “enormi”, ha aggiunto: “innanzitutto partirebbe la cosiddetta astrofisica gravitazionale: è importante perché finora tutti i segnali astrofisici noti, come quelli generati da galassie, stelle e pianeti, sono stati studiati in quanto emettono o assorbono luce. Con le onde gravitazionali non ci si limiterebbe a vedere l’universo, ma sarebbe possibile ‘ascoltarlo’ e riuscire in questo modo a studiare tutti i fenomeni e gli oggetti che sono invisibili ai nostri occhi, per quanto amplificati da strumenti potenti.
Sono cose molto belle ed interessanti, ma anche molto impegnative.  A proposito, ora mi guardo Sanremo 🙂
CIAO
Marghian

CI SONO COLLINE GALLEGGIANTI SU PLUTONE, ED UN VENTICELLO TENDE A SPEGNERE LE STELLE. SI’, AVETE LETTO BENE.

CI SONO DELLE COLLINE GALLEGGIANTI SU PLUTONE

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Un particolare della geologia plutoniana

Plutone, mondo piccolo, gelido e monotono, geologicamente non attivo. Davvero un pianeta nano: retrocessione meritata, Plutone non e’ piu’ il nono pianeta del sistema solare.  Questo era, fino ad oggi, in sintesi (“giustamente”, non essendoci tanto da dire su Plutone, fino ad ora.),  l’identikit di Plutone. Ed invece le cose non stanno cosi’: tutto da riscrivere, sulle caratteristiche di questo corpo celeste del Sistema Solare che, sara’ pure piccolino, ma ha molte cose da dirci.
“Botte piccola, vino buono” sembra valere anche fuori dalla Terra, a quanto sembra, alla luce delle scoperte fatte alcuni mesi fa dalla sonda New Horizons: rilievi montuoso, pianure, valli, complesse formazioni geologiche e cielo azzurro sono le caratteristiche della superficie  e della atmosfera di Plutone e, cosa scoperta da poco, colline galleggianti. Proprio cosi’, colline galleggianti. Ho letto bene io, ed avete letto bene voi.

Si’, le ultime immagini inviate sulla Terra dalla sonda New Horizons  hanno lasciato gli astronomi della Nasa praticamente con i puntini interrogativi sopra la testa per lo stupore, come nei fumetti di Topolino: formazioni collinari, fatte prevalentemente di ghiaccio d’acqua che fluttuano quasi per magia, scivolando sullo strato sottostante composto di ghiaccio di azoto, piu’ denso del ghiaccio a noi familiare. Io personalmente non mi stupisco ormai di nulla. Plutone, come anche altri mondi lontani, che zitti zitti nascondono delle “chicche” che aspettano solo di essere scovate. Non mi stupirei, faccio per dire che’ lo stupore sarebbe tantissimo, se  sotto il ghiaccio di azoto (materiale presente anche nell’atmosfera del pianeta, che le  da’ il colore azzurro) ci fosse acqua allo stato liquido. Cosa questa,  gia’ ipotizzata ad esempio per la luna di Saturno Titano: un oceano di acqua liquida sotto la crosta. Anche per Plutone potrebbe essere così. Ma per questo, come diciamo noi in quel di Oristano, “andaus a vattu a su tempus”, andiamo dietro al tempo.

ED UN VENTO, DISTURBA LE STELLE

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Immagine di fantasia di materia espulsa dal centro di una galassia

C’e un vento che spegne le stelle (???!! A chi lo dite..), nel senso che un gruppo di astronomi ha individuato una specie di vento che viaggia ad altissima velocitò, che fuoriesce ..da un buco nero che si trova nel centro di una galassia a spirale tipo la nostra. Preciso qui una cosa, anzi due: nulla fuoriesce da un buco nero, neppure la luce; piu’ precisamente, questo strano “vento” fuoriesce dai dintorni del buco nero, ossia da materia che gira  come in un vortice,  mentre ci cade dentro, attratta da un fortissimo campo gravitazionale.  L’altra cosa che voglio ricordarvi e’ che nel “rigonfiamento” detto “bulge” di una galassia, anche della nostra, vi sia annidato un buco nero.  Anzi, qualche anno fa ho letto che  anche nel centro di galassie prive di “bulge” ci sono buchi neri. Le stelle che si trovano al centro di una galassia, troppo vicine tra loro, tendono a fondersi in un unico oggetto che diventa un buco nero (o buchi neri gia’ formatisi si fondono a formarne uno bello grosso, il che e’ praticamente la stessa cosa). Il buco nero al centro della nostra galassia ha una massa  di piu’ di quattro milioni di volte quella del Sole,  tanto per (non) farci una idea. Okay, torniamo ora al nostro venticello.

Gli esperti (solite osservazioni da telescopio  spaziale, simulazioni al computer eccetera, chiaro, non si possono vedere accadere sotto il nostro naso cose che  durano miliardi di anni..) dicono che questa cosa puo’ interagire con l’ambiente galattico addirittura fino al punto di “spazzare” via i gas presenti nello spazio fra le stelle, impedendo cosi’ che se ne formino altre. Questi gas, estremamente rarefatti al punto che ci sonno solo alcuni atomi- soprattutto di idrogeno-  ogni metro cubo di spazio, sono la materia prima per la creazione di stelle:  per aggregazione di questi gasi, si formano  quegli ammassi incandescenti, tipo il Sole, che sono le stelle.  Questo strano vento, a detta della equipe di astrofisici guidato da Anna Lia Longinotti, ricercatrice italiana dell’Instituto Nacional de Astrofísica, Óptica y Electrónica di Puebla, in Messico (questo me lo sono copiato), insieme con alcuni ricercatori dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf), sembra abbia una velocità di poco meno di un centesimo di quella della luce, ossia a circa 33mila chilometri al secondo (la luce, pensate, viaggia a 300mila chilometri al secondo), altro che la bora! Scherzi a parte, i venti esistono anche negli spazi siderali: ad esempio,  come quello che ci viene anche dal Sole, fatto atomi di idrogeno ed elio, eccetera, detto appunto vento solare.

L’interazione fra questo vento cosmico e l’ambiente della galassia, che gli astrofisici chiamano “feedback”, “rimando”, e’ stata evidenziata dalle osservazioni di quasars (parola contratta che sta per “Quasi Stellar Radio Saurces”, ossia sorgenti radio di aspetto quasi stellare, ma molto piu’ grandi ed attivi delle stelle…) molto brillanti,  e che sono provvisti di enormi riserve di gas, gas che è il risultato di processi di fusioni galattiche (ossia di galassie che si fondono in una sola, con pochissime collisioni fra stelle, dati gli immensi spazi che le separa: accadra’ anche fra la nostra ed Andromeda,  fra tre miliardi di anni almeno).  Questo flusso di vento cosmico, è stato osservato nella galassia a spirale detta IRAS 17020+4544(copia- incolla..) tramite uno strumento detto spettrometro (che analizza cioe’ le caratteristiche della luce, da cui il materiale che la emette, e le sue caratteristiche) in dotazione a bordo dell’osservatorio spazialeXMM-Newton dell’Agenzia Spaziale Europea che opera dal dicembre del 1999. E si sono capite un po’ le proprietà di questo vento interstellare, in quella galassia.

Dall’interazione fra il “vento” ed il mezzo galattico s’e visto che nel materiale espulso dal buco nero in questione, o meglio, dai suoi pressi, ci sono atomi di elementi leggeri come l’ossigeno che, spiegano gli scienziati, e’ capace di agire da “freno” sulla formazione di nuove stelle. Qui la cosa e’ un po’ intricatina anche per me. Comunque,  ci si aspettava, nel processo di Feedback, una forte presenza di atomi di ferro, tipico dei quasars piu’ brillanti.

Lascio adesso la parola a tale Marcello Giroletti, che cosi’ ha spiegato che: “..questi venti sono ricchi di elementi legati alla presenza di vita, come l’ossigeno, e non solo il ferro, come invece pensato e osservato finora. Questi venti possono quindi contribuire ad arricchire il materiale della galassia di elementi legati alla vita. E, viste le similitudini con la nostra galassia, chi può dire se, in passato, tale destino non sia toccato anche alla Via Lattea, che ora ospita un buco nero dormiente?”.

I buchi neri, stelle morte ma  che portano la vita, o che  quanto meno la predispongono: non tutti i mali vengono per nuocere, anche nel cosmo, a quanto pare.

CIAO

Marghian

E’ ARRIVATO UN ALTRO CAPODANNO: IL MIO PERSONALE

“Eraclito diceva: “Panta rei os potamòs”, “tutto scorre come un fiume”. Il senso di questa celebre frase è che ogni cosa cambia. Come l’acqua di un fiume che scorre, cosi’ è per noi: ogni istante siamo diversi. E tutto è impermanente, mutevole. Il tempo stesso, che trascina, come un fiume, gli eventi nel fluire degli istanti, cambia e…ci cambia. Noi siamo l’acqua in questo fiume del tempo. E passano gli anni, e come l’acqua di un fiume, anche noi lasciamo traccia nel greto del fiume della vita. E sono le memorie. Quelle, forse, permangono, o forse no. E passano gli anni”  (Marghian)

  •   *    *    *

Ciao.  “E passano gli anni”, recitava un mio precedente post.   Infatti,  anche quest’anno  è arrivato il mio Capodanno personale (cosi’ io chiamo i compleanni), e’ cominciato proprio oggi  l’anno n. 64 dalla mia nascita (data certa). Perciò sono  63  appena compiuti. Non e’ certa l’ora, verso le 2 del mattino mi diceva sempre mia madre. Ma tradizionalmente si considera la mezzanotte come l’inizio del giorno di nascita (birthday), percio’ nessun problema.  Il problema e’ piuttosto che gli anni passano ed io invecchio (problema comune, mezzo gaudio….). Pero’, questo e’ un problema che voglio avere (a differenza di altri..) per molti anni ancora, fino ai classici 100 o forse piu’, “questo lo sapra’ il dio” come diceva sempre mio padre, razionale ma fatalista.

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“Happy Birthday”. Con i pianeti. Chiaro no?

Ed anche Google mi fa  gli auguri

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WordPress deve essere un po’ stanco, ha difficoltà ad accettarmi le modifiche. Si legge, dai!

La musichetta non e’ “happy Birthday to you”, ma una musica irlandese che ho suonato qualche anno fa (a proposito di anni), tanto per cambiare un po’.

CIAO

Marghian

FORSE QUESTA VOLTA CI SIAMO DAVVERO, UN ALTRO PIANETA DEL NOSTRO SISTEMA SOLARE. E BELLO GROSSO

Un pianeta, addirittura dieci volte piu’ grosso della Terra, situato oltre Plutone ad una distanza seicento volte quella della Terra dal Sole. Questo pianeta, chiamato per adesso “Pianeta Nove”, non è stato visto direttamente, non ci e’ ancora dato di farlo, a quelle distanze. Ma molto probabilmente c’e.

NUOVO PIANETA

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Il pianeta sarebbe fatto cosi’: un pianeta gigante. pensate a Nettuno.

Forse finalmente ci siamo, questa volta. Due astronomi americani dell’ormai mitico Californian Institute of Technology di Pasadena hanno pubblicato un interessante studio che farebbe ritenere a buona ragione che lontano, ma comunque nel nostro sistema solare ben oltre Plutone ed altri corpi simili, esista un pianeta. Vi starete chiedendo perché ho esordito con un quasi enfatico (e per me lo e’, credetemi)  “finalmente ci siamo, questa volta”.  E’ presto detto. La scoperta, se verrà confermata,  sarà un successone: verrà portata a compimento una impresa che gli astronomi cercano di portare a termine addirittura da secoli. E’ da moltissimo tempo, infatti, che si cerca di individuare il fatidico “pianeta X” la cui esistenza, tra alti e bassi, luci ed ombre, e’ stata più volte teorizzata, caldeggiata, addirittura enfatizzata e, perché no, anche strumentalizzata e strausata.  Prima di esporvi come stanno le cose su questa recente scoperta, voglio divagare un po’ su questa storia del “Pianeta X”.

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L’orbita di Nibiru secondo Zacharia  Sitchin:  ma non e’ quella giusta.

L’esistenza di un corpo massivo situato lontano oltre l’orbita di Plutone fu ipotizzata per via di alcune stranezze rilevate dagli astronomi nell’orbita del pianeta Nettuno. La ricerca di questo fantomatico “decimo” o “dodicesimo” pianeta (fra poco vi scrivo il perché  di questa strana diversità di “numerazione”) è  diventata comunque mitica, non solo famosa, grazie ai libri di un certo Zacharia Sitchin, studioso russo-americano il quale sostenne, sulla base di traduzioni ed interpretazioni di testi antichi dei Sumeri e della Bibbia, specie del Vecchio Testamento,  che un simile pianeta era già conosciuto dagli antichi popoli, specie quelli mesopotamici. Il pianeta, a detta di Sitchin, era chiamato Nibiru, nome che starebbe a significare “pianeta dell’attraversamento” per via del fatto che (sempre secondo l’interpretazione dello studioso dei testi antichi) il pianeta ha un’orbita fortemente ellittica tipo quella di una cometa: si avvicinerebbe pericolosamente a noi ogni 3600 anni. Non solo, il mitico pianeta sarebbe persino abitato (oh, bella..) da  una razza aliena che avrebbe persino aiutato l’umanità ad evolvere come tecnologia e come civiltà. Sitchin chiamo’ Nibiru il “dodicesimo pianeta”, in quanto i Sumeri secondo lui avevano una idea del sistema solare molti simile alla nostra, se non migliore: il Sole al centro, e conoscevano anche Plutone, consideravano anche il Sole un pianeta (come si a ancora oggi in astrologia) ed il gioco era fatto:  Nibiru, contando anche la Luna come pianeta,  era il dodicesimo pianeta nella cosmogonia dei Sumeri.  Il fantomatico pianeta venne definito anche “pianeta X”, con due valenze di significato,  quello di pianeta misterioso e di “decimo pianeta”, non considerando piu’ (giustamente) il Sole come pianeta, concezione questa che poteva valere per Greci e Romani, la Terra che stava al centro. Il pianeta che e’ stato (quasi) scoperto dai due studiosi del prestigioso centro californiano di studi astronomici e spaziali è stato battezzato “Pianeta Nove”, indicato cioè come nono pianeta. Come la mettiamo? Non essendo oggi Plutone un pianeta, formalmente “declassato” alla categoria dei “pianeti nani” (pur se si sta scoprendo sempre piu’ che questo Plutone non lo meritava, comunqe…)  nel 2006, dopo la scoperta di un corpo simile denominato Eris posto nella fascia di Kuiper (una cintura di asteroidi oltre Nettuno e di cui lo stesso Plutone faceva parte), il numero dei pianeti del sistema solare è “sceso” a otto pianeti, contando da Mercurio a Nettuno non considerando ovviamente oggetti come la Luna. Oggi, con la possibile scoperta di un pianeta nuovo, questo pianeta non puo’ che essere il nono pianeta, appunto il “Pianeta Nove”. Di che si tratta? NON E’ IL PIANETA DEI SUMERI secondo Zacharia Sitchin, come vedremo, ma e’ comunque, se confermato, qualcosa di sbalorditivo: un pianeta grande..dieci volte la Terra!

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Un mondo lontano dalla sua stella. Immaginate che spettacoli

Michael Brown e Konstantin Batigyn sono i due studiosi che, partendo forse proprio dall’idea di smontare e demolire le ipotesi sulla esistenza di un altro pianeta del sistema solare (idea nata come abbiamo visto da studi e teorie sulla base di alcune situazioni astronomiche), con l’andare avanti delle loro ricerche  avrebbero cambiato idea, tanto da confermare l’ipotesi dell’esistenza del Pianeta Nove. Perché si tratta ancora di una ipotesi? Si’, in quanto la ricerca di oggetti molto distanti come quelli situati oltre Plutone non è diretta ma viene condotta, come in questo caso, su calcoli riguardanti le orbite di altri corpi celesti che vengono chiaramente influenzate,  disturbate  dalla forza di gravità di un oggetto massiccio. Il pianeta in questione questa volta sarebbe davvero grosso, dieci volte le dimensioni della Terra, praticamente grande almeno quanto Nettuno, a differenza di altre scoperte “minori” avutesi  nella storia dell’astronomia, come ad esempio quella dello stesso Plutone che fu ritenuto essere il Pianeta X dallo stesso scopritore Clyde Tombough, che nel 1930 lo scovò, partendo proprio dalle perturbazioni dell’orbita di Nettuno e Urano. La comunità scientifica internazionale definisce addiritura “solide”, ragionevoli, le basi fisiche, matematiche e prbabilistich sulle quali poggia l’ipotesi di Brown e Batigyn.

In breve, è successo questo: si è visto che le orbite di alcuni piccoli corpi celesti che si trovano oltre l’orbita di Nettuno, nella famosa seconda cintura di asteroidi detta “fascia di Kuiper”, si troverebbero stranamente disposte, “troppo allineate” e per i due studiosi questo allineamento non puo’ essere frutto del caso, ma una cosa improbabile (solo una su quindicimila!) se affidata solo alla mera casualità: sarebbe invece la risultante della presenza di un grosso oggetto celeste, almeno delle dimensioni di Nettuno. Un bel colpo, se e’ davvero cosi’. La sua distanza è di almeno 600 Unità Astronomiche  ossia 150milioni di chilometri, la distanza della Terra dal Sole moltiplicata per 600, vale a dire 90 miliardi di chilometri.  E’ un mondo ghcciato? Possiede (comunque) una atmosfera come per la luna di Saturno Titano, fredda ma con una atmosfera piu’ densa di quella della Terra? Od e’ un pianeta semigassoso come Giove o Nettuno?  Non si esclude che possieda delle Lune, perché no?

E poi, da dove viene? Non si pensava che nelle zone remote del Sistema Solare vi fosse materiale abbastanza da aggregarsi in un pianeta cosi’; e poi pare strano che certe dinamiche planetologiche possano essersi verificate in tale fascia orbitale ( a proposito, l'”anno” lassu’ durerebbe come dieci o ventimila dei nostri anni). Allora, il pianeta si e’ formato forse in regioni piu’ vicine al Sole? Potrebbe darsi. A tale proposito vi cito le prime parole di un articolo che lessi in una rivista: “forse abbiamo perso un pianeta gigante”. Il pianeta gigante pare che ci sia, i due studiosi americani non sono stati evidentemente i primi (parlo di una decina di anni fa, i soliti calcoli e simulazioni al computer). O forse il pianeta e’ stato a suo tempo “catturato” dal campo gravitazionale del Sole. Si’, e’ possibile, perché esisterebbero anche pianeti “orfani”, senza un sole, “planete’ in greco significa “errante”,  tra l’altro. Non lo sappiamo….

Veniamo ora al bello: forme di vita? Eh, gia’, io lo penserei. Lune, come Europa per Giove, Titano per Saturno con intensa attività geologica, “criovulcanismo”, oceani sotto croste di ghiaccio, perché no? Ed il calore, senza il Sole che sta troppo distante? Non so, un calore interno al pianeta, o le forze di marea che smuovono l’interno di qualche luna, rendendola geologicamente viva. Mi fermo qui, non voglio far concorrenza a Sitchin per la fantasia.

CIAO

Marghian

 

EPIFANIA, MANIFESTAZIONE. ANCHE NEI CIELI, MA DI COSA SI TRATTAVA?

EPIPHANEIA, EPIFANIA , MANIFESTAZIONE

magistar

AVVENNE QUANCOSA ANCHE NEI CIELI. MA CHE COSA?

“Dei magi d’Oriente arrivarono a Gerusalemme, dicendo:  «Dov’è il re dei Giudei che è nato? Poiché noi abbiamo visto la sua stella in Oriente e siamo venuti per adorarlo» (Matteo 2,1-12)

EPIFANIA. E’ impossibile non collegare questa festa cristiana al cielo. I Vangeli ed altre fonti fanno riferimento inequivocabile ad un evento celeste. C’è da dire che e’ tradizione di tutte le religioni descrivere degli “eventi forti” per annunciare qualcosa di grande; la nascita di un grande re, o la sua incoronazione, o la vincita di una grande battaglia; sono avvenimenti spesso preceduti od accompagnati da qualche evento prodigioso o creduto tale. C’e poi da porre in evidenza che n el contesto antico, gli eventi astronomici e celesti avevano, piu’ di oggi, valore di “teofania”, di manifestazione divina. A differenza di adesso, allora si aveva meno coscienza della natura di eventi che per quanto eclatanti, non hanno origine divina e non sono visti come dei prodigi “annuncianti qualcosa”.

Prendiamo ad esempio proprio la “Stella di Betlemme” che avrebbe guidato i Magi fino al luogo dove nacque Gesù. Gli antichi astronomi od astrologi (astronomia , astrologia in antico erano erano la stessa cosa), compresi i Magi celebrati oggi, sapevano descrivere i movimenti e le posizioni degli astri, ma non sapevano che cosa essi fossero. Non sapevano cosa sono le stelle, di cosa sono costituite, ne’ sapevano del perche’ di tanti fenomeni celesti oggi spiegati. Figuriamoci quanto lo sapesse allora la gente comune, il popolo. Oggi l’apparire improvviso di un astro (una nova, una supernova, una cometa) non solo viene capito e spiegato, ma passa inosservato ai piu’, “ordinaria amministrazione” per quanto siano cose affascinanti. Allora invece, persino un fenomeno come l’arcobaleno od il fulmine erano eventi divini, prodigiosi, aventi valore di annunzio, avvertimento e persino di castigo. Tutto, o quasi tutto, anticamente era visto come evento arcano e divino ( si veda in proposito il mio post “E’ piu’ difficile, oggi, credere in Dio?”). Pensate che Filone di Alessandria, e dopo di lui Platone ed altri filosofi della corrente degli Stoici pensavano alle stelle come a degli esseri viventi di natura spirituale.

Le stelle erano identificate fortemente con gli angeli anche nel contesto Biblico e Cristiano. Ecco che dei Padri della Chiesa (ad esempio tale Giovanni Crisostomo) ritenevano senza mezzi termini che un angelo, in forma di astro lucente, avesse guidato i “Tre Re” fino alla capanna di Betlemme dove nacque il Cristo. Qualcosa di simile a quell’evento che guido’ il popolo di Mose’ nell’Esodo (la famosa colonna “di fumo” che di notte diventava luminosa, “di fuoco”, qualcosa del genere). Qualcuno, dalla mente aperta, pero’ c’era. Anassagora, filosofo presocratico,“la luna e’ fatta di roccia, ci sono montagne ed e’ abitata come la Terra”, Origene di Alessandria nel 200 dopo Cristo, sosteneva che la stella di Betlemme era un fenomeno naturale e non divino.

Fatta questa puntualizzazione sulle “impressioni” che gli antichi ricevevano dagli eventi celesti, cerchiamo di capire che cosa avvenne davvero, se avvenne, nel cielo, quando nacque Gesu’ e che avrebbe annunziato la sua nascita da “Grande Re di Israele”.

Oggi il termine maggiormente usato per definire il fenomeno “avvistato dai Magi” e’ “cometa”. L’idea, a ben pensarci, non e’ peregrina, in quanto ai tempi di Gesu’ qualche passaggio cometario ci fu. Passo’ proprio la Halley, nel 12 avanti Cristo, una data ritenuta pero’ troppo antecedente alla nascita di Cristo che, pare, sia avvenuta comunque alcuni anni prima dell’anno zero. Su queto punto, ci torno poi.

L’attendibilità storica del manifestarsi di un fenomeno celeste durante il periodo della nascita di Gesu’ e’ messo in discussione da alcuni studiosi sia non cristiani che cristiani, che vedono nel racconto un aspetto narrativo, “ad effetto” (come per certi passi del Vangelo insomma, “e ci fu un grande terremoto..”) mentre per altri, i piu’, qualcosa avvenne davvero, dal punto di vista celeste.

Torniamo alla versione “classica” della cometa. C’e da notare che nella antica iconografia cristiana, la stella dei Magi non e’ mai raffigurata con la coda. Un esempio, le catacombe di Priscilla del quarto secolo, l’astro e’ raffigurato senza coda. Ma perche’, allora, si parla tanto di cometa? Lo si deve al grande Giotto, che intorno al 1300 vide la cometa di Halley e trasse ispirazione (penso proprio che lo credette…) e la raffiguro’ nella famosa Cappella degli Scrovegni a Padova. Ecco che una cosa “firmata Gioggo” non poteva non avere una ricaduta artistica sulle altre rappresentazioni della Natività, compresi i presepi. La coda, poi, rappresenta qualcosa che si muove , che segue una direzione. Prima di vagliare altre ipotesi, vediamo perche’ non si poteva trattare di una cometa.

Gesu’ non sarebbe nato intorno all’”anno zero” (che, tra l’altro, non esiste: da anno 1 avanti C direttamente ad anno 1 d. C), bensi’ alcuni anni prima. E’ ormai opinione diffusa fra gli storici che l’anno di nascita di gesu’ sia staco calcolato male. San Cirillo, vescovo, lavoro’ sul calcolo della Pasqua, lavoro che fu preso poi da tale Dionigi il Piccolo nel quinto – sesto secolo che commise qualche errore od addirittura ne implemento’ qualcuno gia’ fatto da Dionigi. Questi comunque fece riferimento alla data di morte di Erode, e calcolo’ la data di nascita di Gesu’ dopo tale data, addirittura quattro o sei anni dopo la morte del sovrano. La data di nascita di Erode pare essere addirittura quella del 4 avanti Cristo! Allora, “strage degli innocenti”, “ fuga in Egitto”, Erode ancora in vita , “ritorno in patria dall’Egitto”; da questo si intuisce la probabile anteriore nascita di Gesu’.

Ora, ritenendo esatta la valutazione degli storici sulla data di morte di Erode e quindi sul fatto che Cristo sia nato alcuni anni prima, si sa che ci fu un transito della cometa di Halley nel 12 a. C., una anno comunque troppo anteriore rispetto all’arco di anni che comprendono la data probabile della nascita di Cristo, ossia fra il 7 ed il 4 avanti Cristo, e non si conosce il transito di altre comete in quegli anni. C’e stato per la verita’ un evento nel 5 a.C., che venne descritto come cometa da astronomi cinesi, ma che oggi e’ ritenuto essere stato l’apparire di una supernova. Pensate ad una stella che esplode espellendo gli strati superficiali e che ad un certo punto si vede ad occhio nudo anche di giorno! Questa e’ la supernova.

Ma cosa era, allora, la stella in cielo, se non era una cometa? Un certo Keplero, famoso tra l’altro per le sue tre leggi sul moto dei corpi celesti intorno al Sole, propose per la prima volta che quanto videro i Magi fu l’effetto di una triplice congiunzione planetaria di marte, Giove e Saturno. Non solo, egli ipotizzò l’azione combinata di tale congiunzione con l manifestarsi contemporaneamente di una cometa e di una supernova. Sui primi due eventi ai tempi della nascita di Cristo non v’e certezza, anzi esistono motivi di dubbio. Molto probabile sembra, invece, la congiunzione planetaria tra i corpi celesti di cui sopra che avvenne nel 7 a. C. Marte, Giove e Saturno nella costellazione dei Pesci. Teniamo bene a mente questo, “I Pesci”, notevole importanza simbolica per Cristo.

Molti studiosi hanno esaminato un periodo che va dall’8 a. C. al 4 a.C., ed hanno riscontrato interessanti eventi astronomici anche a partire dalll’anno 3 all’anno 1 a. C., a ridosso proprio della data “canonica” della nascita di Gesu’. C’e chi pone infatti la nascita di Cristo proprio a ridosso della data tradizionale, fra i due anni prima ed i due anni dopo.

Naturalmente non sappiamo esattamente quando nacque esattamente Gesu’, ne’ cosa apparve in cielo in quei giorni. E’ solo una descrizione simbolica fatta dagli autori dei testi sacri per indicare che Cristo e’ il messia? Oppure e’ davvero apparsa una stella in cielo? Credo comunque, “tra sci’ e no sci’ (tra il sapere ed il non sapere, come dicono i sardi…) quella tradizionale della cometa è una idea affascinante. Pur se, come si e’ visto, una congiunzione fra pianeti c’e stata di sicuro, lasciando in chi vi assistette allora una impressione forte. Quella che l’uomo sa provare, desideroso di conoscenza e pieno di perché’, da sempre.

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p.s., dimenticavo la mia ipotesi. “Su questo pianeta, che noi studiamo da diverse unita’ di tempo locale che gli indigeni chiamano “anni”, sta per incarnarsi una delle persone della Trinita’ che costituiscono la suprema entita’ creatrice. La aspettano da tempo, questa incarnazione, ed ora sta per nascere –anche- su questo pianeta un essere la cui essenza e’ “la seconda persona”, loro dicono “il messia”. Noi lo sappiamo, si incarno’ anche nel nostro mondo, anticamente. Mettiamoci in assetto tale che gli indigeni del pianeta possano vederci e facciamo delle manovre in volo per indicare dove la nascita sta avvenendo. Astronomi saggi ma con primitive conoscenze ci avvisteranno, e seguiranno le nostre traiettorie. Ci metteremo poi sulla verticale della capanna, dove l’essere sta nascendo, e li’ stazioneremo. Ecco, incominciamo la manovra di avvicinamento del nostro veicolo alla superficie del pianeta…”. Scherzo, ovviamente 😆 Scherzo? Mmmmh… Scherzo dai! 🙂

CIAO

Marghian

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