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NELLA NOTTE DEL MONDO, la attesa della luce

IL BUIO NELLA ATTESA DELLA LUCE

NELLE TENEBRE DEL MONDO

SPLENDE UNA TENUE LUCE

CHE E’ NELLE TENEBRE L’ATTESA DELLA LUCE

CHE NELLA TRISTEZZA FACCIA BRECCIA LA GIOIA

CHE NELLO SCONFORTO SI INSINUI LA SPERANZA

CHE LA STANCHEZZA LASCI LA SCENA AL RISTORO

CHE AL DOLORE SEGUA  LA GIOIA

CHE AL  BUIO DELLA NOTTE SEGUA  LA GLORIA DELL’ALBA

E DAL TORMENTO NASCA L’ESTASI

L’attesa della ricorrenza della pasqua, sia  l’attesa della pasqua vera.

(Marghian)

SERENA FINE DELLA SETTIMANA PASQUALE

CIAO

 

INTERVALLO – Video con immagini “slide” di alcuni quadri dipinti da mio fratello

Ciao. Questo intervallo è in realtà una anteprima, del tema che tratterò appena mi sarà possibile. Ho deciso di inserire un intermezzo, con delle foto di alcuni dipinti opera di un mio fratello. Ho due fratelli ed una sorella: Ignazio, Antonio e Maria Bonaria. Ignazio è il pittore. Non vuole essere chiamato così, maestro meno che mai. Ha evidentemente  il dono della modestia, oltre a quello della tavolozza e dei pennelli. A differenza di me, che a scuola avevo sempre 3 in disegno. Ma mi consolo perche’ era l’unica insufficienza 🙂 – Oltre che un intervallo, il post è anche un omaggio a lui che, poverino, in questo periodo ha dei problemi di salute. Sta reagendo bene, e spera di riprendere di nuovo a pennellare.

N.B.: L’immagine che apre e chiude la “rassegna” non e’ opera sua. L’ho scelta dal web a mo’ di “introduzione e finale”. Ho sovrapposto alle immagini il mio file Mp3 della musica di Poster che, in quanto “poster”, penso sia un po’ in tema.

Qualche commento- che, credo, ricalca le interptertazioni e gli intenti dell’autore

  • La violinista ritratta da mio fratello è  Anna Tifu, talentuosa ragazza sarda di padre rumeno. Fra sardi e rumeni, a cognomi ci somigliamo. Tempo fa avevo scoperto che in Romania ci sono anche dei “Vargiu”, il mio cognome.
  • “Il fuoco tenuto fra le mani”, ritrae il mito di Prometeo che rubò il fuoco agli dei per darlo agli uomini: e’ il peccato originale in versionie greca. Pur se se la “Eva greca”sarebbe in realtà  Pandora, che apri’ il vaso da cui uscirono tutti i mali.
  • La donna, legata con i rovi rappresenta la donna violentata e maltrattata dall’uomo. Il palo a cui ella è legata, è il simbolo maschile.
  • La luce che da sopra illumina la scala; la luce che risalta le forme; salendo la scala si va verso la luce, ed essa, mentre si sale ci viene incontro.
  • Raffigurazione impressionistica di un tipico paesino della Sardegna.
  • Paesaggi, e l’immagine della strada che finisce nel mare che rappresenta la Natura che si riprende “cio’ che e’ suo”, quando l’uomo abbandona un luogo. La strada, divorata dalla terra e dall’acqua.
  • Natura morta con vividi colori. Quasi a dire – io credo- che la Natura è dura a morire, e continua a vivere. Ed e’ cosi’. Una mela che mangiamo è viva e fa vivere.
  • Le barche, il mare, i tipici colori di alba e tramonto, i riflessi della luce. A pochi chilometri noi abbiamo un pittoresco villaggio di pescatori, Marceddi’.
  • Il mistico che prega in un luogo spoglio ed umile. La vera chiesa di Dio.
  • Lo spazio. nella sequenza che ho scelto viene dopo l’immagine della preghiera. Con l’introspezione, l’umiltà e la sincera ricerca di senso, l’elevazione, il portarsi al di sopra delle angustie del mondo. Ma di sopra anche delle sue bellezze; l’anelito a una bellezza e ad una dimensione di esistenza più grande.
  • L’immagine che ho scelto dal Web…cosi’, una bellezza ideale, che un po’ vuole indrodurre, rappresentare e riassumere il tutto.

https://artinsieme.weebly.com/2012-2013.html

(Artinsieme-Terralba, gruppo di Pittura coordinato da Ignazio Vargiu)

CIAO

 

Marghian

ROGER PENROSE. UNO SCIENZIATO ATEO CHE CREDE NELLA IMMORTALITA’ DELL’ANIMA. LA SUA FEDE, E’ NELLA FISICA QUANTISTICA: DOPO LA MORTE L’ANIMA, FORMATA NEL CORSO DELLA VITA DAL COLLASSO DELL’ONDA DI PROBABILITA QUANTISTICA DELLE PARTICELLE, GENERANDO NEI MICROTUBULI DEL CERVELLO DELLE BOLLE ENERGETICHE DI SPAZIO CURVO CHE SI CONSERVANO GRAZIE ALLA GRAVITA’ QUANTISTICA, E DOVE PERMANE L’INFORMAZIONE. ALLA MORTE DEL CERVELLO, LA COSCIENZA (CHE E’ INFORMAZIONE CONSERVATA) SOPRAVVIVE E APPARTIENE ALL’UNIVERSO. CHE E’ ETERNO (anteprima)

ANTEPRIMA

Ciao. Bel titolone eh? Che ne dite. Me lo sono inventato pensando ad una strana teoria di cui ho letto e sentito, frammentariamente, una teoria  fra le tante starne teorie (questa è tosta sul serio, ecco perché ci va una anteprima, da cui partire ), e di cui avevo sentito parlare, già anni fa. Un sacerdote disse “l’anima è come un elettrone”, puo’ trovarsi e di fatto si trova in ogni pur piccola parte del corpo, tutta intera”. Vedrete che quella frase che gli sentii dire a 18 anni (io avevo 18 anni), ha attinenza con il post. Premetto che per formulare delle teorie del genere, ma amche solo per capirci appena qualcosa, ma anche solo per prestarvi attenzione,  ci va una buona dose di “testa fra le nuvole”. Di questa, di sicuro ne hanno da vendere scienziati come Roger Penrose e Stuart Hameroff, i due “padri” di questa teoria semplice semplice 🙂  Proverò, per quanto mi è possibile, a farla sembrare semplice. Mi riferisco al prossimo post, che necessita- dato l’argomento non proprio casereccio, di questa anteprima.

MENTE E COSCIENZA ORIGINANO – FORSE DAL MONDO DEI QUANTI

La nostra mente, la nostra coscienza e la nostra personalità sarebbero  frutto di subatomiche vibrazioni immateriali; o forse, ne sarebbero la causa.

penrose_s theory

Già, i quanti. C’e’ chi li definisce addirittura virtuali, eppure i quanti sono l’essenza di tutto. Pur se sembrano fatti di niente. Ma che cosa sono?

 Innanzitutto, la figura di Roger Penrose e di Stuart Hameroff. Il primo, è un matematico cosmologo e fisico inglese, noto per i suoi contributi alla fisica espressa in termini matematici (fisica matematica). E’ di un tale livello che, laureatosi a Cambridge, ha collaborato addirittura con Stephen Hawking, ricevendo insieme a lui un prestigioso premio, inferiore solo al Nobel, il premio Wolf per la fisica, nel 1988. Il Signor Stuart Hameroff è invece uno scienziato di tutt’altro campo, ma dalla sua “specializzazione “ si capisce quanto sia complementare a Penrose per questa teoria. E’ un medico anesteista americano, insegna in Arizona, ed e’ noto nel suo ambito per aver studiato e riflettuto parecchio, come fa uno scienziato, sul tema della “coscienza”, questione per lui strettamente connessa ai meccanismi fisici e chimici del cervello, e a qualche altra cosa che si annida in ogni cellula nervosa e che come si vedrà riguarda proprio l’argomento Altri aspetti della biografia e degli studi dei due scienziati, specie di Roger Penrose, salteranno man mano che esporrò le cose.

Prima pero’ di descrivervi (come meglio posso, senza risultare incomprensibile) ed esporvi la teoria di Penrose, devo per forza fare qualche accenno alla fisica quantistica (tenetevi forte, non è Topolino, se ma Gyro Gearloose-“ingranaggio guasto”, nome originale americano di Archimede di Paperopoli ..), visto che la si tira in ballo addirittura per spiegare l’esistenza dell’anima! Scienziati materlalisti- non tutti- che non si arrendono, e cercano una possibllità di aldila’ nelle realta’ fisiche, come le particelle subatomiche. Realta’ fisiche che, in verità, non si sa quanto e se siano fisiche.- 

“Ma se è cosi’, se la si tira in ballo per spiegare l’anima, allora la fisica quantistica è una gran cavolata. E’ una balla stratosferica, se si arriva a concezioni come questa”, si potrebbe essere portati a pensare. No, la fisica quantistica è una faccenda seria, anzi essenziale.

Ci do’ io, adesso, una definizione grossolana (grossolana per una realta’ che come vedremo è invece molto raffinata): “la fisica quantistica è la branca della fisica che si interessa della essenza di tutto nella piccola essenza,  che si interessa cioe delle particelle le piu’ piccole di materia, di energia, di spazio e di tempo (anche spazio e tempo forse sono costituiti da particelle, ovviamente non materiali, e proprio queste sono la base di questa strana teoria di cui al titolo), delle loro relazioni e proporzioni: particelle che sono dette, appunto, “quanti”, da cui l’aggettivo “quantistica” accostato a “fisica”. Da una idea di un certo Signor Max Planck, che “istituì”, o meglio scopri’, il quanto indicato nelle equazioni con una h minuscola, che designa una costante, appunto, la costante di Plank. La costante h in fisica quantistica è importante quanto il Pi grego in geometria. Ha un valore piccolissimo, oltre il quale pare, “non si possa scendere”- come scriverò fra poco. Per Plank -e per tutta la scienza che ora gli da’ ragione –  la realta’ fisica, spazio e tempo compresi, non è continua e compatta, ma “spezzettata” in unità piccolissime, i quanti (di materia, di luce, eccetera). L’idea non è affatto nuova. I greci Leucippo e Democrito, e parlo di alcuni secoli prima di Cristo, concepivano unità di materia, pezzettini che chiamarono “atomi”, frammenti piccolissimi di materia separati da enormi vuoti. Democrito e Leucippo li chiamarono “a temnein” o “a tomos”, entità indivisibile. Ora, lo sappiamo l’atomo si puo’ dividere eccome (Chernobyl, “Fukushima”, “Three Mile Island ne sanno qualcosa); ma gli antichi Greci questo non lo sapevano. Quindi, l’idea non è affatto nuova, ma Plance in primis, ed altri, hanno dato una veste moderna a tutto questo. E’ la fisica quantistica, il mondo non continuo ma “a fotogrammi”. Voglio per un attimo tornare su questa costante, o numeri, o grandezze, di Planck : in parole povere, la costante di Planck è la misura piu’ piccola di ogni cosa: “la piu’ piccola lunghezza possibile”, la piu’ piccola quantita’ di massa-materia- possibile”, “la piu’ piccola unità di tempo. Si possono immaginare, i numeri di Plance, proprio come “piccoli atomi di spazio”, “piccoli istanti di tempo”, “gli scatti dei fotogrammi della realtà, se vogliamo. Si dice che materia, energia (radiazione, luce compresa), spazio e tempo siano di fatto delle entità discrete, ossia frammentate e frammentabili. E’ questa, in termini semplici, la concezione di quantistica (fisica, meccanica quantistica). E’ importante, come si vede.

Prima pero’ di arrivare al dunque, ad illustrare quanto vi ho anticipato nel titolo del post, e lo farò nel prossomo, mi sento in dovere (e in piacere ) di esprimervi alcuni concetti che non sono proprio.. familiari e di uso comune, ed un po’ di storia. Comincio proprio da questa e, attraverso qesto po’ di storia, illustrare alcuni dei concetti che ci servono per trattare, anche se a livello base,  la teoria di Penrose.

Dopo breve accenno alla “preistoria” della fisica degli atomi (Democrito, Leucippo, forse gli antichi Cinesi e Persiani eccetera), faccio cenno sul nascere e lo svilupparsi dei concetti moderni.

Allora, nel 1900 Max Planck (eccolo) comprende che l’energia elettromagnetica (luce, onde radio, raggi x, raggi Gamma..) viene emessa od assorbita “in pacchetti”, e che quindi le onde di energia siano quantizzate; capisce questo dal comportamento di una radiazione emessa da un cosiddetto “corpo nero”, sulla base della frequenza emessa; il corpo nero è una oggetto ideale che assorba tutta l’energia elettromagnetica che lo colpisca, senza rifletterla, salvo poi restituirla tutta quanta (coefficiente di emissione uguale a quello di assorbimento) ; che non esiste in natura ma sul quale ci si basa come riferimento, e plance capisce, teoricamente, che l’energia emessa dipende dalla frequenza: quindi non un flusso continuo di radiazione ma “delle onde”, dei “pacchetti” di energia: la luce puo’ essere considerata sia come onda che come particella. E’ il dualismo onda-corpuscolo. Ad una particella puo’ essere associata un’onda, e un’onda ad una particella, dipende da che lato si osserva un fenomeno. Da questo, nel 1905 Einstein concepisce il principio dei pannelli solari, l’effetto votovoltaico: un quanto di luce, un fotone, colpisce un elettrone della superficie del pannello. L’elettrone assorbe il fotone (che è pura energia cinetica), che, acquista energia cinetica in eccesso e viene scalzato dalla sua orbita, e libero dall’atomo insieme ad altri elettroni che hanno subito la stessa sorte, diventano quindi corrente elettrica. da qui si evince che l’energia del campo elettromagnetico è trasportato dai fotoni, dai “quanti di luce”.

1913; arriva un certo signor Neils Bohr, fisico danese che, osservando l’emssione e l’assorbimento di energia di un atomo di idrogeno, capisce che l’orbita di un elettrone non è continua come il movimento di una pallina, ma “passa da un livello di energia ad un altro”, quindi lo fa secondo valor discreti. Anche il moto di un elettrone risulta quantizzato, ne è prova appunto la luce che viene emessa ed assorbita “a pacchetti”, secondo certe frequenze. Frequenze corrispondono a valori di energia (la velocita’ con cui si va da un picco d’onda ad un altro, in parole povere. L’atomo di Bohr, questo è molto importante, cancella l’idea infantile del sistema solare in miniatura; non orbite circolari o quasi, ma “livelli di energia”; non orbite ma orbitali (l’orbitale è la “zona” in cui è piu’ probabile trovare un elettrone).

Nel 1924, un certo signor Luis De Broglie concepisce una teoria secondo la quale anche le particelle materiali hanno proprietà ondulatorie. Si arriva cosi’ al “nocciolo” della meccanica quantistica. Ad una particella e’ associata un’onda. Se io do un calcio ad un pallone, questo è un oggetto che si muove seguendo una linea costante. Bene, per una particella non è così; certi esperimenti dimostrano che una particella, elettrone o di altro tipo, si comporta come un’onda; ha una certa probabilità di avere o no un determinato stato (movimento e posizione), e si puo’ osservare solo uno dei due stati; posso sapere dove si trova, ma non so a che velocità si muove; se conosco la velocità, allora non so dove si trova, ma solo dove puo’ trovarsi, è un onda di probabilità. E’ il PINCIPIO DI INDETERMINAZIONE di un certo Signor Werner Heisemberg. Grazie a lui, e Bohr, abbiamo l’atomo “probabile”. E vai con la meccanica delle matrici (valori matematici ordinati su righe e colonne), la meccanica ondulatoria di Schroedinger (che si immaginò un simpatico gattino in una gabbia opaca per spiegare che l’animale, come una particella, puo’ essere vivo o morto nel contempo, se non apriamo la gabbia) con la sua famosa equazione per calcolare lo stato probabile di una particella, i lavori di Paul Dirac ed altri sulla funzione d’onda, l’evoluzione nel tempo dello stato probabile di un sistema: torniamo al famoso elettrone, ai suoi stati possibili, o quelli di un atomo.

 Ci sono molte altre cose ancora, sulla fisica quantistica. Come ad esempio, la gravità quantistica, la relatività quantistica, quanto ed a quale punto la relatività (e quindi quanto valga la gravità a livello subatomico, pur se molto debole su piccle scale…); dovrò – anche nel prossimo post, obbligatoriamente introdurre qualche altro concetto. Per me stesso, per non “perdere il filo del discorso” e perché quanto seguira’ abbia senso, e per chi legge, non essendo magari avvezzo a certe cosette che non sono proprio di tutti i giorni, di cui non facilmente si sente parlare nei bar. Okay, alla prossima, spero presto.

CIAO

Marghian

LE MIE CAZZATINE FACEBOOK

Ciao. Mi scuso con voi perché in questi giorni -avrete notato- sono poco presente nei commenti, curiosamente a differenza di altri periodi nei quali  ero assente per i post, e comentavo. Voglia, tempo, circostanze, non sempre sono una nostra scelta. Vi lascio qualcosa cosi’, ogni tanto, come posso. Ho fatto questa cosina ieri su Facebook. Qui aggiungo qualcosa allo scritto. Buon weekend.

liebnitz-voltaire

Ciao. In queste due brevi frasi ho voluto sintetizzare al massimo una famosa e curiosa disputa “virtuale” fra il celebre matematico giurista e teologo tedesco Liebnitz (1646-1716) e lo scrittore filosofo poeta aforista e drammaturgo illuminista francese Francois Marie Arouet  ( 1694-1778), che conosciamo meglio come Voltaire. Un confronto, di fatto, fra l’Illuminismo razionalista e la tradizione culturale e filosofica basata sulla metafisica, di cui Liebnitz è stato un grande esponente.

In questa disputa virtuale fra Liebnitz e Voltaire ( ma le aspre critiche che traspaiono dagli scritti di Voltaire sul pensiero metafisico e religioso di Liebnitz sono vere..) Liebnitz,  dichiaratamente e palesemente ottimista, ritiene che il mondo in cui viviamo sia il migliore fra i mondi che Dio abbia potuto creare  Il razionale, concreto ed un po’ PIù pessimista Voltaire… gli da’ ragione. Gli dà ragione sì, nel senso pero’ che se questo è il migliore dei mondi possibili, c’è da dire che siamo proprio messi bene… 😆

Lebnitz, rigoroso matematico ma anche teologo e filosofo metafisico, credeva in Dio. “Dio perfetto, mondo perfetto, non perfettibile, quindi  noi viviamo la migliore realtà possibile” Credo che sia stato questo il suo ragionamento. Voltaire, notorialmente razionale, criticò questo suo pensiero, e non certo con i fiori:”..allora? Il migliore dei mondi, anche con il peccato originale (che Liebnitz ritiene un bene necessario per la crescita dell’uomo; con le malattie,fisiche e emntali (le peggiori), con molte vite meschine, e poi la morte e come se non bastasse, la morte nel dolore con atroci agonie. Ma…è questo il miglior mondo possibile?”. Continua Voltaire, comericordo a parole mie: ” I semplici che non pensano, possono credere questo. Su male, bene, morte, chi ha intelletto e conoscenza comprende che non si hanno elementi per ragionarci”. Per Voltaire, le speculazioni metafisiche sono meri sofismi, e mere idealizzazioni. Per Voltaire (e per gli Illuministi in geenere) , solo la realtà visibile e concreta è “carta che canta”.

A parte voltaire e Liebnitz , ottimismo o pessimismo, forse molti mondi esistono davvero, Non mi riferisco a pianeti; ma ad universi. La questione se noi si viva nel migliore o nel peggiore, fra infiniti possibili mondi, lo lascio ai sofisti. Io amo rifletterci, *senza mai prendere una posizione netta. Se mai sperare che, questo mondo, diventi migliore. Non migliore altri mondi; ma che superi se’ stesso. E il mondo, come lo stato ed a maggior ragione, siamo noi.

*”Senza prendere mai una posizione netta”. Quando ero praticante, parlai ad una ragazza della celebre “scommessa di Pascal”. “Vedi Rita, Pascal diceva di non sapre se Dio esiste o no, quindi Dio è una scommessa, e lui scommetteva sul si’. Anche io”. La ragazza (eravamo in pizzeria con altri del gruppo di cui facevo allora parte, nel 1989) mi disse “ma questa Livio è una posizione di comodo, scusa..”. “Rita- le dissi io-, guarda che sei completamente fuori strada, è tutt’altro che una posizione di comodo. Come ho detto anche l’altro ieri nella riunione, posizione di comodo e’ invece quella di credere senza porsi dommande… ne convieni?”- “Livio, sei tremendo….”- rispose Rita. Bellissima ragazza, mi piaceva  🙂

CIAO

Marghian

20 MARZO, ORE 22,58 IN ITALIA- BENVENUTA PRIMAVERA. TI SALUTO CON QUALCHE RITARDO

Ciao. In questi giorni, dal 21 a oggi, non ho trovato il tempo di fare il consueto post sull’inizio delle stagioni, prmavera ed estate in particolare. Pensavo in queseti giorni di fare il pos sul blog musicale (con le due tre parole su fecebook), ma poi ho preferito li’ dare spazio a ‘sta ragazza. E qui, aggiungo qualche parolina, cosi’….

 SALUTO LA PRIMAVERA DEL  2019- SEPPURE CON UN CERTO RITARDO

(Su Facebook sono stato piu’ puntuale- oltre che piu’ breve-, SERA DEL 20…)

“E’ primavera, svegliatevi bambine. Fra le cascine, Messer Aprile fa il rubacuor….”. Cosi’ fa una vecchia canzone melodica, di quelle che piacevano ai miei genitori, da ragazzi. La cantava anche Claudio Pica, in arte Claudio Villa.

SPRINGTIME  VIDEO MUSIC

(La musichetta e’ un mio accenno al famoso Minuetto di Boccherini)

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La Primavera è cominciata quest’anno il 20 marzo, quando in Italia erano le 22,58 .Non il 21, come tradizionalmente si è sempre creduto, allo scoccare della mezzanotte fra il 20 e il 21 del mese per giunta. Prima, molto tempo fa, quando le stagioni, che sono un fenomeno astronomico, vennero inquadrate in un calendario, basato sul movimento del Sole rispetto alla Terra (allora era lui a muoversi, e ancora oggi lo e’ in astrologia ),  era cosi’. Si parte dal Concilio di Nicea del 325 dopo Cristo,  si opero’ qualche modifica al calendario giuliano (gia’ ideto dai Greci e adottato da Cesare, che aveva i giorni bisestili a sbalzi irregolari seconda di come ai pagani “gli girava”, togliendone e aggiungendone se una festa era simpatica o no all’imperatore di turno);  poi nel 1582 ci fu la famosa riforma di Papa Gregorio III, che portò al calendario Gregoriano,messo appunto su suggerimenti del  matematico Aloisius Lilius che, a capo della “commissione della riforma calendariale”, operò  altri aggiustamenti tipo essere tornati indietro, nel mese di ottobre di quell’anno, di dieci giorni, con una primavera che iniziava il 15 marzo; e si fecero altri aggiustamenti ad hoc. . Non è stato facile far collimare con gli schemi delle esigenze temporali umane, i movimenti del Sole e della Terra, anzi, di quest’ultima rispetto al Sole.. Ma, ai fini dei calcoli astronomici, considerare il Sole in movimento e la terra ferma, non creava poi tanti problemi.  Piuttosto, la discrepanza fra l’anno tropico (il movimento apparente del Sole che in un anno torna al punto di partenza) e l’anono siderale (che si basa invece sul moto reale della Terra rispetto alle stelle), con uno sfasamento di una ventina di minuti in un anno. Questo sì, ha creato problemi. E ciò dipende dalla famosa precessione equinoziale. L’asse terrestre ruota “a trottola” con un giro completo ogni 26mila anni quasi, e questo come ho avuto modo diverse volte di scrivere, accade anche  la Luna,  girando  attorno dando alla Terra da’ a questa una  regolare “oscillazione” a trottola (immaginate l0asse terrestre, a Sud che “resta fermo” e e che a nord “forma un cerchio, in 26 mila anni, per dare l’idea.  E questo  crea la discrepanza fra l’anno apprente- come noi vediamo il giro completo del Sole – e quello reale, l’anno siderale, discrepanza di svariati minuti. L’anno non e’ poi di 365 giorni esatti, come sappiamo; ma di sei ore e svariati minuti in piu’. Non so quando la prossima osservazione influisca con le stagioni, ma a titolo di cronaca, occorre ricordare che c’è poi il “giorno in piu” implicito della Terra: considerate per un attimo la Terra che mostri a noi sempre la stessa faccia . In un anno, compirebbe un giro completo. Va aggiunto, ai 365 giorni e sei ore circa. Questo crea una discrepanza di tre minuti circa, mi sembra, sul sorgere e tramontare degli astri, ogni giorno  La Terra quindi attraversa il punto “vernale”, dove equatore celeste e eclittica – dove “passano” sole (apprentemente) e pianeti (realmente) – si intersecano, con un piccolo anticipo. Per questo si parla di “precessione degli equinozi”. Naturalmente, nell’emisfero astraale e’ equinozio di autinno. La primavera e l’estate, adesso toccano a noi 🙂   Quindi, latradizionale scadenza stagionale del 21 è saltata. E’ corretto dire che la Primavera entra intorno al 21; l’autunno fra il 22 e il 23 settembre, l’inverno intorno al 21. La prossima primavera sara’ il 21 di marzo, dopo il 2100, non ricordo l’anno esatto.  Ovviamente, lo sappiamo, anche quest’anno come sempre la primavera fa un ingresso timido, in odore di inverno, con qualche pioggia e vento. Ma in queste ore, almeno qui da me, pare che abbia preso quota.

UNA CURIOSITA’

spring full moon

PRIMO PLENILUNIO DI PRIMAVERA NON VALIDO

26 MARZO 2019. Aggiorno il post con questa cosa curiosa. Occorre tener presente che tutto quell’affaticamento a correggere il calendario Giuliano, da parte dei matemaatici al soldo di San Gregorio III Papa era finalizzato in fin dei conti al calcolo della Pasqua, Pasqua che cade sempre la prima domenica successiva al primo plenilunio di Primavera, ecco che questo primo plenilunio di primavera, quest’anno, non vale. Allora, meno di quattro ore dopo l’inizio (22,58) della primavera, c’e stata la luna piena. Tecnicamente, quindi è stata la prima luna piena di Prmavere. Pero’…questa luna piena non vale! E Pasqua non era ieri domenica 24 marzo. Ma allora? Questa luna piena non è valida. Come ma. Il calendario gragoriano considera- mi sono dimenticato di scriverlo quando ho fatto il post- sempre il 21 di marzo come primo giorno di primavera, anche se non sempre è così. Qualche anno fa per esempio la primavera e’ entrata addirittura il 20 poco dopo 5 del mattino. Ma per la Chiesa (infatti la riforma del calendario e’ stata voluta da Papa Gregorio per il calcolo esatto della Pasqua, quindi la Chiesa e’ madre di questa riforma..) la primavera entra tradizionalmente  il 21. Ed ecco che questa prima luna di primavera,  per la Pasqua non vale : perche’ c’e stata proprio all’inizio del il 21 e non esattamente “dopo passato  il primo giorno di primavera”,  e si va quindi al 21 aprile per la Pasqua di quest’anno, la domenica dopo la prossima luna piena, che sara’ considerata valid.  Curioso vero? Comunque, il nostro è considerato attualmente il calendario piu’ preciso. Quello giuliano, che poi e’ del matematco greco Sosigene,alcuni secoli prima di Giulio Cesare,  molti secoli prima, aveva gli anni bisestili che venivano tolti o aggiunti non so con quali criteri, e si creavano casini. Considerando culture lontane da noi, ad esempio i calendari Maya erano geniali, ma si dovevano ogni tanto aggiungere mesi di cinque o sei giorni soltanto ogni certo numero di decenni. Erano poi calendari incrociati (Sole, orbita di Venere, Lunare, eccetera). Consideravano pero’ i movimenti precessionali – il ciclo di rotazione a trottola della Terra, anche se per i Maya era il Soe a fare movimenti strani in millenni- , conoscevano le fasi di Venere, i cicli di Saros per tutte le eclissi Sole – Luna. Ma questo calendario nostro, il Gregoriano, con gli anni bisestili stabiliti ogni quattro anni, ed applicati agli anni divisibili per 400 (il 2000 ad esempio), esccudendo quelli che finiscono per “100” (per esempio l’anno 100,  il 1100, 2100, il 6100″ non sono bisestili), è il calendario piu’ preciso.

CIAO

Marghian

DIVAGANDO QUI E LA’, nei ricordi di giovinezza. Racconti e pensieri

RICORDI DI GIOVINEZZA

RACCONTI- anzi raccontini – E PENSIERI

“È possibile che quella che chiamiamo la nostra vita sia in realtà un sogno; e che i nostri sogni, siano la realtà”.

city

ancient greece

Ciao. Da ragazzo, nell’ultimo anno delle elementari e alle medie, nelle sere d’inverno  davanti al camino, e nelle sere d’estate,  dopo aver giocato e studiato per l’indomani (e dopo essere stato congli  amichetti a nuotare “a sa cora”-al fiume-, naturalmente alla insaputa dei genitori), scrivevo raccontini brevi di quattro, cinque massimo dieci pagine, che buttavo di getto su un quaderno. Grafia penosa, tanto alla fine li leggevo soltanto io, era solo per  il gusto di scrivere. Smettevo di scrivere- e di leggere fumetti- quando mia madre mi diceva “aio’, lassa su liggi, sezzidi’ a sa mesa ca si scìdrada -“dai, smetti di leggere, siediti a tavola, ché si sfredda! (la cena). Ah, tengo a precisare una cosa. Non ero secchione, giocavo eccome. E non lo sono nemmeno adesso, nonostante i post chilometrici di questo blog  🙂

Fra i tanti raccontini che scrissi, ne ricordo uno in particolare dove il personaggio era un giovane impiegato, Marco, che ad un certo punto aveva cominciato a vivere una strana esperienza: gli capitava assai spesso che, quando la notte andava a dormire, al mattino si svegliava…in un altro letto, in una stanza diversa, e si trovava in un mondo tipo l’antica Grecia, e con un altro nome. Trascorso il giorno – o alcuni giorni- lì, si addormentava la sera e, “al mattino”e si risvegliava nuovamente come Marco, si alzavae andava al lavoro. La cosa continuava. Agli inizi credeva di sognare, di quei sogni ricorrenti e vividi; ma anche nel “sogno” , immerso in quel mondo antico e misterioso, si trovava poi a pensare che la vita di marco potesse essere a sua volta un sogno. Nel tempo, Marco si accorse che di fatto, stranamente.. viveva due vite. Era come se vivesse due vite, ciascuna con una trama coerente. . Non capiva però quale delle due vite fosse reale, e quale invece quella sognata, se lo fossero entrambi o se fossero entrambi irreali. All”inizio pensò che lo fosse per logica quella che aveva “cominciato”a vivere, dalla nascita, anche perche’ in quella strana seconda vita, non vi erano ricordi di infanzia. Almeno cosi’ gli era sembrato. Ma poi, anche quelli, “sogno dopo sogno”, se di sogni si trattava, affiorarono, ed anche molto vividi. E riprese percio’ a dubitare. Insomma, si sentiva un po’ incasinato (già è difficile capirne una, di vita, figurarsi trovarsi a doverne capire due..:) ).

Decisamente gli piaceva di più la vita “greca”, e provava  un certo fastidio a pensare che, proprio la vita in quel mondo, fosse fittizia mentre invece, ad essere reale, fosse quella di sempre. La vita di “Argon” era più avventurosa di quella monotona di “marco”. Anche perche’ Argon era amato da Hera, una bellissima ragazza, la figlia del suo “Maestro”. In quella seconda vita, oltre che un eccellente atleta, Marco-Argon era anche allievo di un grande filosofo (“questo mi arricchisce e  mi insegna a vivere-pensava Argon- , non la ripetitività del lavoro e le solite cose..”).

Strano- ci sto pensando adesso- che nello scrivere quel raccontino, fra i dubbi di Marco io non avessi pensato ad una vita precedente. Proprio, non mi venne in mente. E’ una cosa a cui oggi chiunque, avendo una esperienza simile, penserebbe.  Alla fine il racconto si chiude con la frase, che Marco  pensò , in ufficio, e che scarabocchiò pigramente su un foglio di carta:”E’ Possibile che quella che chiamiamo la nostra vita sia in realtà un sogno. E che i nostri sogni, siano la realtà”.

Questa che ho esposto è chiaramente solo una essplicazione, un sunto di quel racconto. Dieci, dodici pagine in cui descrivevo anche  fatti, scene e ambienti. Una trama. Marco che da alcuni anni, da quando gli capitò la cosa, non vedeva l’ora di andare a dormire e svegliarsi in quell’altra realta’ per rivedere Hera, la ragazza “greca”. La descrissi naturalmente molto bella; viso bellissimo, di statura normale, capelli neri e lunghi, un po’ ricci alle estremita’, indossante la   classica vestaglia greca o romana, qualche braccialetto, qualche anello. Cantava benissimo con uno strumento a corde tipo la cetra, ma di diversa forma. Ambientazione greca classica. Ma il racconto non parlava di Grecia, solo quella era la tipologia dell’ambente, e la cultura,le architetture, i costumi, la gente;  pensavo invece ad un qualsiasi altro posto, come la la Grecia Antica si’, ma che non era la grecia. Infatti li’, nella mia fantasia, c’era anche una certa tecnologia, come mezzi volanti e forme di radio e di televisione, e sistemi comunicazione a distanza. Pensavo ad un luogo leggendario,tipo l’Atlantide, che potrebbe anche essere esistito. Ma su un’altra realta’, come dicono oggi, “un altro universo”. Era “Marco” a porsi queste domande, mentre come Argon” aveva le idee piu’ chiare, a parte il primo periodo- “dove mi trovo?” eccetera- ; gli sembrva alla fine piu’ normale, quindi piu’ bello, essere in quel luogo e in quella vita. La sentiva sua. “L’atlantide”, non lo nominavo ma mentre scrivevo ci pensavo. Perche’? Perche’ chi lo cerca, lo immagina come lo descrivevo io, come nella l’antica Roma (o Grecia) ma con delle tecnologie moderne, la luce elettrica, macchine, mezzi volanti eccetera.

CIAO

Marghian

MONDI VAGANTI- Il fascino (ed il pericolo) dei pianeti orfani

Ciao. “Pianeta”. Sapete perché un corpo celeste come Marte, Venere, la Terra e simili si chiamano cosi’? Perché in greco, “planetè” significa “errante”, “vagante”. Si sono scoperti oggetti che, in questo senso,  sono…piu’ pianeti ancora, dei mondi vagabondi che non ruotano intorno ad una stella; anzi, molti di questi non hanno mai avuto una mamma. Pianeti orfani, pianeti vagabondi.Mi è capitato di leggere questo titolo: “Oltre 50 miliardi di pianeti vaganti nella galassia. Cosa accadrebbe se un “vagabondo” entrasse nel Sistema Solare?”. Già.

IL FASCINO – ED IL PERICOLO – DEI PIANETI ORFANI

wandering planet

UN PIANETA VAGANTE, NON ORBITANTE ATTORNO AD UNA STELLA

Forse sono a miliardi

Ciao. Questa cosa dei pianeti “senza un sole” non è una cosa del tutto nuova. Io da ragazzo pensavo che, “se da un nugolo di idrogeno, elio, litio (i tre elementi piu’ semplici in natura)  e detriti vari, nasce una stella, e attorno a questa si formano delle “fasce” di detriti che in parte si condensano in pianeti e lune ed in parte rimangono dei “pezzi” quali sono le comete e gli asteroidi, non puo’ capitare che si formino anche solo dei pianeti, non necessariamente attorno ad una stella?” (sono le parole di un mio tema in classe alle medie). Chiaramente, il mio pensiero non conta. Ma, a metà degli anni  anni ’90 sentii in tv la conduttrice del TgR Leonardo (che seguo ancora, ogni pomeriggio su Rai 3  se sono a casa…), la giornalista scientifica Silvia Rosa Brusin di Torino dire:” pianeti vaganti, mondi senza un sole, cose che stanno facendo impazzire gli scienziati, che sono sul punto di chiedere aiuto alla fantasia per capierci qualcosa…”. Poi, ogni tanto, nel corso degli anni, mi capitava di sentire, o di leggere, dei soliti “due scienziati della universita’ tal dei tali, in un articolo pubblicato sulla prestigiosa rivista….., hanno esposto i risultati di una ricerca che proverebbe che abbiamo perso un pianeta gigante, grande setto otto volte la Terra che ora sta vagando fuori del Sistema Solare…”. Poi, tre anni fa, è venuto alla ribalta il famoso pianeta nove…del quale non si sa bene se è “della famiglia”, seppur lontano, o se è stato forse “adottato” dal Sole, catturato cioè dal suo campo gravitazionale che lo avrebbe collocato in un’orbita esterna, con un anno che dura dai 10mila ai 20mila anni terrestri, alla bella distanza di 600 unità astronomiche (moltiplicate la distanza Terra-Sole per 600!). In ultimo, poco fa, l’ho letto su Google mentre prendevo un caffe’ in pausa prenzo: “sono circa una dozzina i pianeti vaganti scoperti ed osservati nella nostra galassia ma… “.

Gli scienziati ritengono tale cifra, una dozzina, molto al di sotto delle stime, dato che la porzione spazio e di stelle osservati, rispetto alla Galassia, è minima. Gli scienziati pensano che, nella galassia,  i pianeti vagabondi siano addirittura oltre cinquanta miliardi. Lo studio condotto da scienziati dell’Università di Leida,  riguarda solo 1500 stelle, e nella galassia le stelle sono da 200 miliardi a 400 miliardi; la zona di cielo sta dentro la  famosa formazione detta “Trapezio” e facente parte nella Costellazione di Orione. La conosciamo tutti, è quella con le famose  tre stelle non del tutto allineate (disposte come le piramidi di Egitto, e non è un caso!) e le stelle si trovano a 1300 anni luce circa dal Sole. Per questo tipo di ricerche si ricorre anche a simulazioni al computer e ad anaolgie, come zone di vuoto che in passato si sono ad esempio rivelate in seguito piene di stelle e di galassie. Come le trecentomila galassie del post precedente, che fino a qualche settimana fa credevansi non esistere. Simulazioni fatte riguardo a circa duemilacinquecento  pianeti (gia’ scoperti indirettamente)  attorno a a cinquecento stelle, di quelle che stanno all’interno del “Trapezio”-di Orione, mostravano che ben 357 dra questi pianeti, di cui si conoscono i dinamismi orbitali e le interrelazioni gravitazionali, siano dei potenziali futuri “pianeti vagabondi”, nel senso che entro i primi 11 milioni di anni dalla loro formazione, sarebbero andati persi nello spazio. Naturalmente sono considerati i “bisticci” gravitazionali fra pianeti, non solo fra il singolo pianeta e la sua stella: Giove Saaturno e Urano, risulta da altro recente studio, avrebbero in un lontano passato “espulso” un pianeta diverse volte la Terra in dimensioni e massa.

E’ stata osservata una piccola porzione di spazio; ecco che con un po’ di ragionamento induttivo, dal particolare ( la porzione di spazio studiata e i pianeti che si “conoscono”)- al generale, i miliardi di stelle della galassia, si ritiene  gli oggetti di questo tipo,  siano molto ma molto più numerosi. Inoltre, poco sappiamo dei dinamismi di formazione di stelle e pianeti, per cui molti corpi celesti si sarebbero formati fuori da un sole in formazione, da nubi protoplanetarie che avrebbero generato molti “figli”: da corpi piccoli come la Luna a pianeti come la Terra, come Give o, addirittura, stelline che non fanno parte della sequenza principale delle stelle, cioe’ non possono innescare reazioni nucleari idrogeno-elio; e sono le stelle “Nane Brune. Immaginate Giove. Ma sette, otto volte piu’ grande, una via di mezzo fra stella e pianeta.

La Stella Nemsis (vendetta), era ritenuta esistere e creare ogni 26 milioni di anni una estinzione di massa (e le estinzioni di massa si sono verificate piu’ o meno con questo intervallo…), avvicinandosi al Sole ed alle orbite dei pianeti interni, e cosi’ facendo, avrebbe attirato asteroidi e comete, generato terremoti eccetera. Nemesi non esiste, ma era ritenuta essere – se esistesse-, proprio una nana bruna. “Nana” perche’ il Sole e’ poco meno di qualche migliaio di volte piu’ grande. Nemesis, una fake news, potremmo dire. Ma non qualcosa di del tutto infondato. Lo vediamo subito.

IL PERICOLO DEI PIANETI VAGANTI

In teoria, potrebbe fare le veci  della leggendaria stella Nemesis qualche pianeta vagante. Qualcosa del genere è già successa. Non sappiamo pero’ se si è trattato dell’ingresso nelle nostre orbite di un pianeta vagante o se si sia trattato un nostro pianeta. Mi riferisco alla teoria oggi piu’ accreditata sulla nascita della Luna.Un oggetto delle dimensioni di Marte, avrebbe colpito la Terra qualche milione di anni dopo la sua nascita, l’impatto avrebbe scagliato nello spazio molta materia che si sarebbe disposta ad anello attorno alla Terra per gravità e velocita’ orbitale, poi nel tempo tutta quella materia avrebbe costituito quel globo che e’ oggi la Luna. Qualcosa del genere è già accaduto dunque, per quanto un certo Signor Immanuel Velykowski, scienziato americano di origine russa, negli anni ’60 sia stato deriso dalla comunità scientifica per avere scritto il  libro “Worlds in Collision”, “Mondi in collisione”. Va bene che Velykowski esagerava un poco, ritenendo che il Diluvio Universale avvenne perche’ “Venere passo’ vicino alla Terra generando forti sconvolgimenti e si pisiziono’ dove è ora, “scalzando” dall’orbita quel pianeta che è Marte che, passando a sua volta vicino alla Terra, genero’ alte e basse maree e  il Mar Rosso si apri’, e Mose’ e gli ebrei poterono passare perche’ ..era comparso l’asciutto, e le acque erano per loro una muraglia a destra e una a sinistra..”” (???!!!). Questo no, certo. Ma dal punto di vista delle strane dinamiche celesti, dei lenti e inesorabili traffici planetari, qualcosa la aveva capita un po’ prima di qualche altro. E, nel mio piccolo, anche io, scrivendo  quel temino in classe.

Cosa accadrebbe se uno di questi pianeti vagabondi (pianeti nel senso vero del termine greco planetè), facesse irruzione fra i pianeti e le lune e gli asteroidi del nostro Sistema Solare? Qualcosa ve l’ho anticipata; ma, collisioni dirette  a parte, si considerino gli effetti a distanza, lo sconcio che farebbe la gravita’ di un pianeta come Giove- ma anche piu’ piccolo- che entrasse ed invitasse a ballare i nostri pianeti. Le orbite dei pianeti verrebbero sconvolte, compresa l’orbita della Terra. Ma basterebbe ad esempio disturbare Marte che, alterata la sua posizione, influenzerebbe nel tempo anche l’orbita terrestre, cambierebbe tutto. Centinaia di asteoroidi verrebbero disturbbati, e aumenterebbero gli impatti meteorici, e quelli di oggetti grosssi che normalmente non ci colpiscono. Un pianeta, passando vicino alla Terra, la farebbe rallentare, e i mari senza la forza centrifuga della rotazione, per gravita’ migreerbbero veso i poli, le zone equatoriali diverrebbero asciutte. Uno spostamento dell’asse della Terra di una decina di gradi, basterebbe questo a sconvolgere le stagioni. Non solo, la Terra o altri pianeti diverrebbero essi stessi “vaganti”. La Terra lascerebbe la “fascia abitabile”, andando o troppo lontano o troppo vicina al Sole, e la vita sparirebbe distrutta dagli sconvolgimenti estremi di questo tipo. Pero’ c’e una cosa, da considerare, che gioca a nostro favore. E’ la vastità dello spazio, che con le immense distanze siderali, rende tali scenari estremanente improbabili; addirittura impossibili, considerando la piccola “finestra” della storia umana.

La nostra specie ne avra’ per almeno un altro milione di anni sulla Terra (e forse, sarà capae anche di emigrare su altri mondi), e il pianeta vagante piu’ vicino impieghera’ magari molti milioni di anni a raggiungerci. Ci conviene quindi  stare tranquilli, almeno su questo; e pensare invece a quei pericoli a noi molto più prossmi per i quali possiamo fare qualcosa. Il clima, la fame, le guerre, sono pericoli per i quali molto dipende da noi. Ma anche per i pericoli spaziali possoamo fare qualcosa; come per gli asteroidi. Già alcune sonde si sono agevolmente posate su degli asteroidi e su delle comente  per studiarli. Qualora uno di questi decidesse di venirci a disturbare, sappiamo cosa fare: inviare una sonda che sarà capace, con una spinta a razzo,  o con una esplosione, di deviarne la traiettoria e farlo passare lontano. E dormire altre notti tranquille.

CIAO

Marghian

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