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L’ANTICA E MISTERIOSA CULTURA DEGLI ANTICHI SARDI

“E te li senti dentro quei legami

Di riti antichi e miti del passato

 E te li senti dentro come mani

Ma non ne comprendi piu’ il significato”

(F. Guccini)

LA CIVILTA’, I MISTERI, LA CULTURA DEI SARDI

SARDEGNA MISTERIOSA

I NURAGHI

“NUR”- significa, per alcuni, “cumulo di pietre”-; “NUR”-significa, per altri, “Luce”-

In Sardegna si contano non meno di  settemila siti nuragici. In origine, secondo alcune stime, erano almeno venti o trentamila.

 La civilta’ dei Sardi, la cultura di un popolo che ebbe la sua evoluzione, come tutti gli altri popoli, attraverso un lungo processo di esperienze millenarie che lo ha portato, a partire dall’Eta’della Pietra Antica, fino alla composita strutturazione della societa’ in gruppi di villaggi di capanne via via piu’ numeroso, fino alla costruzione o alla posa in sutu di monumenti megalitici che,  durante le fasi  Neolitico anteriore, Medio e Recente,  si sono evoluti in quelle misteriose ed imponenti strutture che sono i Nuraghi, costruzioni complesse di varia tipologia sui quali si accentravano il potere religioso e militare, e la stessa “anima” dei Sardi per i quali il “nuraghe” era simbolo di forza e di unione.

 

Menhirs, dolmens, “domus de janas” (queste ultime sono tombe scavate nella roccia e risalenti a piu’ di 5000 anni fa), “tombe di giganti”, coeve ai Nuraghi, e siamo nella Eta’ del Bronzo (3800 a. C,1000 a. C. circa) costellano ancora oggila Sardegna, a testimonianza di questo antico popolo.

 

I primi nuraghi, detti “protonuraghi” risalgono ufficialmente a circa il1800 a. C., quando da noi incomincia l’Eta’ del Bronzo. Questi monumenti costruiti in pietra a secco e che si reggevano e tutt’ora si reggono, “per gravita’” e “distribuzione del carico”. Nuraghi “a corridoio” non molto grandi, nuraghi “a tholos” cioe’ ”a falsa volta”, che raggiungevano altezze che sfioravano i30 metri(Nuraghe S. Antine di Torralba, prov. Sassari, altezza attuale18 metri) e che in una fase successiva (3500-3200 a. C) si “trasformarono” in nuraghi complessi a piu’ torri angolari, costruite intorno alla “torre centrale”, svettante sulle altre tre, quattro, o cinque torri aggiunte ed “unite” da mura di rinfascio si’ da farli sembrare, in origine, dei castelli medievali. Sulle “terrazze” delle torri delle pietre allungate erano posizionate da reggere un “parapetto” in pietra od in legno. Qui il paragone “torna” ai  castello medievale ed alla suatipica “merlatura”.

 

L’interno delle torri, voltate “a tholos” erano ad uno o piu’ piani, in altezza via via decrescente (nel Nuraghe Losa di Abbasanta il secondo piano e’ alto meta’ del primo, e la terza tholos del secondo piano, ormai scapitozzata, la meta’ del secondo piano. Sopra l’ultima “tholos”, la “terrazza” che, con il suo spessore, dava alla struttura l’altezza definitiva  (il Nuraghe Losa arrivava, in origine, a circa20 metri).

 

“Su Nuraxi”-Barumini, prov. Cagliari- cosi’ chiamato come a dire Il..Nuraghe per eccellenza, e’ il piu’ complesso, consta di una torre centrale, .un cortile circondato dalla struttura antemuraria-comune a molti nuraghi, fino a sette torri aggiunte alle altre quattro preesistenti. Il “tutto” avvenne tra il3600 a. C. ed il900 a. C. circa, quando i Sardi entrarono nella Eta’ del ferro, dopo di che, con la venuta dei fenici  prima e dei Romani poi, il popolo sardo si “fuse” con i colonizzatori, diventando “popolo sardo-punico”prima  e “popolo sardo-romano” poi, mantenendo pero’ le caratteristiche culturali “indigene”, specialmente nell’entroterra dell’Isola, si’ da portare gli studiosi alla considerazione che l’epoca Nuragica termino’ intorno al500 a. C circa, quando gia’ trecento anni prima i Fenici avevano fondato le principali colonie, le citta’ fortificate, poi romanizzate, come Tharros, Nora, Neapolis (le rovine di qust’ultima situata non lontano dal mio paese, terralba).

Il Nuraghe Piscu di Suelli, il Nuraghe Oes, i gia’ citati S. Antine, Barumini e Losa sono solo alcuni dei siti dell’epoca nuragica in Sardegna.

Intorno al “nuraghe” gravitava una complessa realta’, quella dei villaggi ad uso abitativo e santuariale. Capanne con muri circolari ma anche di altra forma, circondavano spesso il nuraghe, che era l’edificio centrale del villaggio, villaggio che poteva contare anche duecento, trecento capanne o piu’, come si evince dalla estensione della superficie delle aree adibite a villaggio. Nuraghe, villaggio e, nei pressi, un “pozzo sacro” od una “tomba di giganti” erano la “realta’tipica” di una comunita’ nuragica. E’ il villaggio “nuragocentrico” dove il Nuraghe era il fulcro della vita della tribu’ o delle tribu’. Molti villaggi non avevano un nuraghe, ma quasi sicuramente facevano capo ad un villaggio nuragocentrico che faceva da “capoluogo”, se cosi’ si puo’ dire, di una comunita’ di piu’ villaggi “consorziati”, in qualche modo,  fra loro.

FUNZIONE DEI NURAGHI E LORO COSTRUZIONE

In una visione di “centralita’” del nuraghe rispetto al villaggio che “lo conteneva”, villaggio che era di norma racchiuso da una cinta muraria, si puo’ immagianre l’edificio come avente una funzione quasi “municipale”, intesa come sede di amministrazione e di potere. E senz’altro le cose stavano cosi’, pur se qui occorre fare qualche precisazione ed esaminare tutte le possibili funzioni svolte dai nuraghi.

I nuraghi come “sede del potere nel villaggio o gruppo di villaggi”, “la casa del capotribu’ , della sua famiglia e dei suoi “dignitari”, un’idea ancora molto coltivata in ambito accademico. Ma e’ molto probabile che il nuraghe non fosse “abitato” dal capo del villaggio. In molti villaggi sono state rinvenute capanne “principali” da far pensare ad una residenza di qualche persona importante, ma soprattutto, esaminando la struttura interna dei nuraghi, si evince quasi subito che gli ambienti non sono quelli tipici di una “abitazione”. Tali caratteristiche interne,  le camere “a tholos”, le nicchie, le “finestrelle”, il tutto suggerirebbe invece una frequentazione “occasionale ” del nuraghe, visto in questo caso come avente piu’ che altro una funzione di culto “per la celebrazione di certi riti, dove il “capo”, od i capi, vengono visti dagli studiosi come la figura di “gran sacerdote” ancorche’ di capo militare e politico.

Quattro nicchie,  dette “giaciglio”  rientranti nelle pareti della camera a tholos principale che sono orientate secondo i quattro punti cardinali, ed un rimanente spazio al centro fanno supporre che il nuraghe non fosse una “abitazione regale” bensi’ un “tempio”, se si considerano anche altre caratteristiche come gli orientamenti delle pareti murarie esterne, aggettate ad “abbracciare”, nei nuraghi complessi, le torri, il mastio centrale e le torri “angolari”. orientamenti che seguono le “linee” coincidenti con solstizi e lunistizi. Tutto cio’ li riveste di mistero, e pertano a pensare che i nuraghi ed altre strutture fossero ben piu’ che “fortezze difensive”. Erano forse, almeno certuni di essi, anche degli osservatori astronomici, oltre che dei centri di culto, dei templi.

La funzione rituale e religiosa si evince dalla fondata descrizione fatta da molti studiosi in cui il “sacerdote-capo” si mette di spalle alla nicchia che si trova orientata verso il Nord, una pietra amovibile posta al centro della “tholos” che, in una ora ben precisa (probabilmente all’avvicinarsi del mezzodi’ al solstizio d’estate),  viene levata,  e la luce del Sole investe il “celebrante”,  si’ da fargli acquistare una dimensine  divina e  carismatica.

Questa e’ una delle tante ipotesi, ma che comunque “mettono in crisi” quella ben piu’ nota, che vede i  nuraghi solo come mere fortezze militari o torri di guardia, come nel caso di nuraghi semplici, detti “monotorre”. La funzione di”fortezza” asunta dal nuraghe va considerata comunque molto verosimile, anche perche’ le caratteristiche di “fortificazione” di certo non mancano. 

Come la gia’ citata “merlatura” tipo quelle di un castello,  l’imponenza delle strutture, la complessita’ di certi nuraghi che danno di fatto l’idea di “fortezza” o “caserma” per i soldati,  pur se anche questi nuraghi complessi, al loro interno, ospitano spazi poco adatti a contenere una guarnigione di soldati e, comunque, conservano anche essi le caratteristiche “religiose” o “rituali” presenti all’interno di nuraghi piu’ semplici, come le nicchie addossate “ai quattro punti cardinali” ed altre caratteristiche che fanno pensare che  l’uso principale fosse quello cutuale o di gestione amministrativa e di potere.

Il villaggio nuragocentrico si sviluppava tutto intorno al nuraghe, il quele va immaginato non “al centro geometrico” dell’area del villaggio ma  proprio come l’edificio centrale, il piu’ imponente. Ecco, decine di capanne corcondavano il nuraghe, “la fortezza” secondo le ipotesi piu’ accreditate, capanne che di fatto erano esterne alla “fortezza nuragica” (che di certo non poteva contenere cento, duecento o trecento persone). Ma i villaggi erano cinti da mura perimetrali, ed a distanze poi’ o meno uguali, le entrate erano “a torre nuragica”, “le porte” del villaggio. Cosi’ come descritto da me ora, la funzione di “fortezza difensiva” e’ svolta se mai dalla recinzione muraria che, con sopra un camminamento, circonda l’area abitativa compreso il nuraghe.

L’ipotesi sulla funzione di un nuraghe vaformulata in riferimento al tipo di nuraghe (ora simile ad una fortezza, ora una piccola torre isolata, ora con una struttura atipica-un corridoio ricoperto di pietre piatte, uno spazio angusto contenente qualcosa di simile ad un pozzo sacro o ad una struttura richiamante il culto fallico, ed altro ancora-.).

Tutto questo ha sugerito l’idea della “polifunzionalita’” del nuraghe, ora centro del potere politico e religioso, ora fortezza, ora tempio, ora semplice torre di guardia. Queste cose tutte insieme, forse, davano al nuraghe il suo vero posto nella realta’ protostorica sarda.

Degne di menzione sono altre strutture che facevano capo ai villaggi nuragici: sono i templi a pozzo (spesso ipogeici) e le “tombe di giganti”, ritenute essere delle “tombe comuni” dove i morti venivano posti “trasversalmente” alla lunghezza della tomba, lunghezza che arriva a trenta o quaranta metri. Una lastra “a mezza luna” o “squadrata” con una piccola porta ne erano l’entrata, una esedra a ferro di cavallo circondava questa entrata, davanti alla quale, nell’esedra, forse si celebravano i pasti votivi per i defunti. Alcune di qeuste tombe sono sprovviste di esedra.

I pozzi sacri, i santuari per il culto dell’acqua sorgiva e purificatrice, spesso sviluppantisi in ipogeo, sono presenti nei pressi di molti nuraghi, anzi attorno a certi pozzi sacri si crearono dei villaggi al solo scopo di essere abitati solo per certi periodi. Erano i luoghi di pellegrinaggio dei sardi nuragici.

Il pozzo sacro di Santa Cristina in Paulilatino (Oristano) e’ il piu’ emblematico. ne sono stati scoperti in tutto una settantina, ma si suppone verosimilmente che siano molti di piu’, tanto era diffuso questo antico culto.

LA COSTRUZIONE DEI NURAGHI

Qui non mi dilunghero’ molto. Basta sapere che le ipotesi sul modo in cui furono costruiti i nuraghi si concentrano praticamente  su un sistena, quello “per l’epoca” il piu’ verosimile secondo gli accademici: la costruzione di rampe a terrapieno sui quali le pietre venivano fatte rotolare fino all’altezza voluta, ed il metodo di spingere le pietre sopra il “gia’ costruito” come sostiene lo studioso Giacobbe Manca (peraltro contestato in quanto egli fa risalire  la cstruzione delle recinzioni murarie dei villaggi nuragici all’epoca fenicia, cosa questa poco verosimile).

Certi studiosi sono pero’ critici sul sistema dei “terrapieni” come unico modo per costruire i nuraghi. Se in taluni casi questa tesi reggerebbe appena, in altri no. basti pensare a torri nuragiche situate su cime di colline, dove il terrapieno o rampa non puo’ avere lo sviluppo adeguato. Ecco che, in alternativa, si sostiene che i sardi possedessero conoscenze di meccanica e di tecnica da poter costruire enormi ponteggi in legno e macchine complesse “alla Leonardo da vinci” con tanto di carrucole, funi, leve ed ingranaggi si’ da sollevare le pietre e posizionarle. Pur non esistendo prove sulla creazione di tali macchine, l’ipotesi e’ verosimile anche per il fatto che il legno e’ deperibile, e carrucole ,  corde ed elementi di ponteggi di allora non potrebbero essere “arrivati fino a noi”.  Ma infrastrutture in legno erano parte dei nuraghi! Soppalchi, scale di servizio esterne, erano di corredo alle scale di pietra che, a chiocciola, all’interno del nuraghe, portavano fino in cima, alla rispettabile altezza di 20, 30 metri forse piu’.

Un trave, elemento di un soppalco, fu scoperto a Barumini, ed e’ questo reperto che ha permesso di datare “Su Nuraxi” al 1400 a.C, il periodo medio dell’epoca nuragica. Una datazione verosimile. Pure se i tavolati potevano essere sostituiti piu’ volte, la pietra no.

 

RITI, CULTURA, ORIGINE DEI SARDI

Che dire poi dei culti, dei riti, delle conoscenze dei sardi?  In cosa credevano?  Da dove venivano?

“Santa Cristina”, un villaggio santuariale risalente al tardo medioevo, conserva al suo interno qualcosa di molto piu’ antico, un pozzo. Un pozzo scavato nella roccia, murato in pietra ben lavorata e profondo  circa5 metri. Intorno a questo pozzo, nel quale si accede da una scala finemente costruita in gradini di basalto, dei resti di capanne di 3000 anni fa’. E’ il culto dell’Acqua sorgiva, o lustrale. Riti, abluzioni, offerte votive. Ecco, questo era il fulcro della fede dei Nuragici, sicuramente ereditata dagli antenati di millenni prima. La religione piu’ antica, quella sciamanica, che venera le forze della natura,la Terra, l’acqua ed il Sole. Per gli antichi Sardi la Terra era fertilizzata dal Sole, dal “dio sole”, raffigurato in molti modi e stili artistici e simbolici nelle sembianze del “toro” o del “fallo”-i menhirs-. La “madre terra” era un essere vivente, l’acqua ne era il sangue, il seme di vita. Questo era il loro pensiero.

 

Pellegrinaggi nei “villaggi santuariali” di cui quelli attuali-le feste campestri- ne sono un retaggio, riti propiziatori, offerte votive, strani balli con delle maschere apotropaiche erano molto comuni in quell’epoca.

 

Delle antiche stele e pietre con dei fori-le coppelle- raffigurano il “toro”, “il fallo”, “la Luna” le stelle, in particolare le Pleiadi, sicuramente molto importanti per la cultura contadina e di pascolo, nonche’ per la navigazione.

 

I Nuragici conoscevano l’ingegneria navale, cosa questa testimoniata dai modellini in bronzo (i famosi “bronzetti”) riproducenti imbarcazioni con tanto di albero, protome-testa di Toro od altro animale- ed altre caratteristiche da far pensare che i Sardi costruissero navi paragonabili a quelle dei Vichinghi se non addirittura piu’ grandi).

 

Non per nulla gli antichi Sardi prendono il nome da una antica parola, “shardan” da cui “sardigna”, che identifica un misterioso “popolo del mare” che commerciava con altre genti del Mediterraneo come Cipro,la PenisolaIberica, la stessa penisola Italica e quella balcanica, nonche’ con Creta e Cipro.

L’ossidiana, una pietra sscura e vetrosa, di origine vulcanica e molto diffusa anche  in Sardigna, era l’”oro nero” dei Sardi, estratto da molte zone di montagna ed esportata, insieme alle lavorazioni in bronzo e ad altre merci come i prodotti agropastorali.

 

Si menziona il popolo “Shardan” in molti testi storici, come quelli sulla “battaglia di Kadesh” fra Egizi ed Ittiti, combattuta dagli “shardan” niente di meno che con Ramesse II, il faraone forse piu’ famoso.

 

Sulla origine dei Sardi le ipotesi formulate sono tantissime, dalla origine “autoctona” a quella “dall’Africa”, “dal medioriente” o dalle coste vicine. Una cosa e’ certa, con il medioriente c’e un collegamento, basta che vi scriva su Monte d’Accoddi (SS). E’ un monumento di 5300 anni fa, cosi’ diverso da quelli descritti fino ad ora: .una vera e propria ziggurat, da cui l’idea che la Sardegnaabbia avuto contatti persino con il Medioriente. Cosa questa supportata da studi comparati della  lingua sarda con altri idiomi, tenendo conto pero’ delle contaminazioni fenicie e latine.

L’origine dei Sardi puo’ essere spiegata a mio avviso da una semplice considerazione: delle genti gia’ esistevano, in antico, nell’Isola; diverse ondate migratorie da tutte le coste del Mediterraneo e persino, forse, dal Medioriente, ha generato il popolo sadro, e cioe’ noi, che ancora oggi siamo legati alle antiche tradizioni, ai misteri, alla storia di questo antichissimo popolo: “il popolo del mare”.

CIAO

(per saperne di piu’-sui pozzi sacri di eta’ nuragica-, cliccare qui)

 Marghian

Unita’ d’italia, unita’ dei sardi. Ed il NOSTRO INNO

PROTESTA DE SU POPULU SARDU CONTRA A SOS FEUDATARIOS

“Piu’ artisti insieme: Piero Marras, Andrea Parodi, Elena Ledda…”

Ricordate….” We are the World”? una specie.

Grande,  Maria Teresa. A te, che ora canti in Cielo,  dedico questo post

“Procurade e moderare”

*  *  *

“Cercate di moderare, feudatari, la tirannia

Perche’ altrimenti, a costo della mia vita, voi tornerete con i piedi per terra

(tornerete sul lastrico, in totale rovina)

Dichiarata e’ gia’ la guarra contro la prepotanza

Sta cominciando  la pazienza  nel popolo… a mancare

Guardate che si sta levando e si sta accendendo contro di voi il fuoco

*Guardate che non e’ un gioco, che la cosa sta diventando davvero seria

*Guardate che le arie minacciano temporali

*Gente mal consigliata, ascoltate la mia voce

*Padroni, la tirannia, cercate di moderare

*E’ questa, gente, l’ora di estirpare gli abusi

(notate in questa strofa e in un’altra,  la voce di… Andrea Parodi)

*Abbasso i cattivi usi, abbasso il dispotismo

*Guerra..guerra all’egoismo, e guerra agli oppressori

*Questi tiranni minori (“i piccoli vassalli”) e’ giusto umiliare

*Cercate di moderare baroni…la tirannia

*Altrimenti, un giorno, un morso…per tagliarne il dito

*Allora dovrete ricucire le trame che voi stessi avete ordito

*Gaurdate che potra’ essere troppo tardi per il pentimento

(la voce di Elena Ledda)

*Quando si ha il vento, e’ giusto ventilare

(sfruttare il momento giusto)

*Baroni, la tirannia…cercate di moderare…”

(Francesco Ignazio Manno)

LA SARDEGNA RIVENDICAVA LA GIUSTIZIA E L’UNITA’

/____________________________________________/

CIAO AMICI

Con queste parole  inizia ( si, “inizia”, infatti il testo integrale riempie  almeno dieci pagine, se si va a capo dopo ogni strofa, come sopra ). Questo componimento e’ diventato un  canto appassionato contro la tirannia e la prepotenza  dei proprietari terrieri ( da noi  chiamati “barones”…in Sardegna c’erano ancora il feudalesimo e la schiavitu’) nei riguardi della povera gente. Questo canto di protesta  fu composto alla fine del  1700 da Francesco Ignazio manno , cavaliere e magistrato (Ozieri 1758, Cagliari  1839). Questo inno è stato scritto sull’onda dei tragici eventi  vissuti in Sardegna  dal  popolo a seguito dei fatti dell’aprile del 1794 . In quel mese, infatti, inizio’ la rivolta guidata da Giovanni Maria Angioy .  sulla scia degli eventi della Rivoluzione francese.  “Procurade ‘e moderare puo’ essere considerato uno dei canti  di protesta* piu’ antichi d’Europa. L’opera. dal punto di vista metrico e dello stile leterario, è articolata in 47 ottave logudoresi  e  375 versi che mettono in risalto  l’identità del popolo sardo e la sua  costante  propensione alla ricerca della  della democrazia e della giustizia  umana e sociale. Questo anelito è espresso, oltre che nel canto e nella musica, anche attraverso la lotta  al potere ingiusticficato e prepotente dei  feudatari, da noi chiamati..”barones”. Questo inno è interpretato nei vari stili artistici e musicali, che vanno dal canto “A Tenores” agli attuali artisti e gruppi musicali. L’interpretazione che io ho scelto, fra tante, è quella di un coro sardo, la cui interpretazione riveste la caratteristica della “rabbia della gente”. “Pari’ proppiu ca megana a ciddus bogài” (sembra  proprio che li stiano cacciando via”, come disse un esperto di musica etnica sarda). L’altra versione e’ della compianta Maria Teresa Cau. Si, perche’ “procurare e moderare “ e’ anche una “canzone sarda” del nostro vasto panorama musicale e folkloristico Una interpretazione quasi rituale quella del coro, ed una voce malinconica ma insieme dolce come quella di Maria Teresa. Due modi di cantare, due “pathos”, davvero “uniti insieme”  per cantare questo nostro… inno alla libertà.

L’Unita’ d’Italia, decennni dopo, “parti'” proprio dal gia’ esistente “Regno di Piemonte e di Sardegna” e, come sappiamo, il re di questo regno, divenne re d’Italia. L’Unita’ d’Italia che “parte da lontano”, dal “secolo dei Lumi”, delle grandi rivoluzioni e di una presa di coscienza che partiva dalla rivolta della gente, in Francia come in Sardegna. la nostra “Carta de Logu” ( fine del 1200) e’ uno dei primi esempi di Costituzione al mondo.

Tutto questo collega questo nostro canto….al grande evento storico che qualche settimana fa abbiamo ricordato.

CIAO

Marghian

 

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