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LUGLIO 1969 – LUGLIO 2019 – 50 ANNI DALLO SBARCO SULLA LUNA.

Ciao. Domani 20 luglio come sappiamo, ricorre il cinquantenario dello sbarco sulla Luna. Feci un post, in occasione del quarantesimo anniversario. Ve lo ripropongo, data la ricorrenza, riveduto e corretto. C’è sicuramente ancora da correggere, in dattilo. …Vi racconto la storia di quell’epico evento. Non sono Piero Angela, non sono Ruggero Orlando, ne’ Tito Stagno (sapete che è di Cagliari? ); ma, umilmente,  ci provo.

*APOLLO 11*

apollo 11

La capsula Apollo 11- La punta del razzo Saturn 5, che volo’ verso la Luna

Cinquant’anni fa, il 20 luglio del 1969, l’uomo metteva piede per la prima volta su un altro corpo celeste: era la Luna. Quel giorno l’uomo aprì una nuova era nella sua storia di “esploratore del mondo”. Da sempre l’uomo cerca, esplora, scopre. Dalla scoperta del fuoco, all’invenzione dei primi rudimentali utensili e strumenti per procurarsi il cibo e per “farsi breccia” nell’ambiente ricco ma al contempo ostile in cui viveva, sino a conquistare ogni angolo del pianeta, sino ad oggi, l’uomo continua nella sua sete di conoscenza e di dominio del mondo in cui vive. Ma la sua “grande meta”, sin dai primordi della sua esistenza, è il cielo. Visto da sempre come “meta irraggiungibile e divina”, il cielo è stato comunque considerato una “meta da conoscere e da raggiungere”, seppur lontana. I miti, le religioni, le “favole” hanno sempre dato all’uomo quella “voglia di cielo” che, nei millenni, si è sempre più concretizzata, sino ad arrivare, oggi nella nostra epoca, al..grande balzo: la conquista della Luna.

PRIMA DELLO SBARCO DELL’UOMO SULLA LUNA

surveyor 1

La sonda automatica Surveyor -1, lanciata tramite razzo vettore del tipo Atlas Centaur a fine maggio del 1966, tocco’ il suolo lunare il 2 di giugno dello stesso anno.- Senza uomini a bordo, la Surveyor -1, con altre sonde inviate poi,, ha preparato la strada allo sbarco umano, avvenuto con l’undicesima capsula spaziale del progetto Apollo.

Nell’avviare questo ambizioso progetto, Il governo americano decise di esplorare il nostro satellite con delle sonde automatiche capaci di scattare delle fotografie del suolo selenita e di fare altri rilevamenti che avrebbero spianato la strada ad un futuro atterraggio dell’uomo su un altro corpo celeste.

la prima sonda del “Progetto Pioneer”  che venne lanciata l’11 ottobre 1958 doveva studiare i campi magnetici e le micro meteoriti in prossimità delle orbite della Terra e della Luna. Arrivò all’altezza  di 113 mila km, e non raggiunse la Luna. Inviò comunque dei dati utili che riguardavano le condizioni dello spazio prossimo alla Terra. le altre sonde del “Progetto Pioneer” si dimostrarono comunque molto utili al fine di “conoscere lo spazio” e le sue caratteristiche, come i “raggi cosmici “, le radiazioni nello spazio orbitale ed il “vento solare” con cui le future sonde avrebbero dovuto  poi confrontarsi.

Fu con le sonde “Surveyor” che il “Progetto Luna” subì spinta notevole. La prima della serie fu lanciata il 30 maggio del 1966 alle 14,14  UTC  con il razzo vettore Atlas Centaur.  “Surveyor 1” punto’ direttamente verso una traiettoria di impatto con la Luna e, quando la sonda si trovò a metri mt dalla superficie lunare. Toccò il suolo, in caduta libera, il 2 giugno del 1966, nella zona denominata “Oceanum Procellarum”. “Surveyor 1 trasmise dati, ininterrottamente, sino al 14 luglio dello stesso anno. Il “Progetto Surveyor” terminò con l’allunaggio della sonda “Surveyor 7”, il cui scopo fu quello di raccogliere informazioni sull’ambiente lunare finalizzate all’esplorazione del satellite con le sonde del “Progetto Apollo” Il “Surveyor 7”, dotata di strumenti sofisticatissimi e di una telecamera, nonché’ di un “braccio scavatore”, toco’ il suolo selenita il 10 gennaio 1968 alle ore 6,30 UTC.

Intanto “volavano” le sonde del “progetto GEMINI”, che portarono, nel periodo tra il 1963 e il 1966, alla prima “passeggiata nello spazio” -attività extra veicolare” e permise di mettere a punto i primi “RENDEZ-VOUS”,  gli “AGGANCI” tra sonde, indispensabili per le operazioni future. Con il rientro a terra della “Gemini 12” nel novembre del 1967, il “capitolo Gemini” fu dichiarato chiuso. C’erano ormai le premesse per il progetto che, come sappiamo, avrebbe portato l’uomo sulla Luna: l’ambizioso “Progetto Apollo”.

IL PORGRAMMA APOLLO E LO SBARCO SULLA LUNA

lading on moon

Il progetto Apollo fu una continuazione delle spedizioni precedenti che, come si è visto, misero a punto la tecnologia, le conoscenze e l’esperienza che resero possibile l’ambiziosa impresa che si prefiggeva di portare un uomo sulla Luna.

Il “programma Apollo ebbe un inizio poco felice: la navicella “Apollo  Saturn 204”, ribattezzata poi “Apollo 1” , prese fuoco in una esercitazione nel  gennaio del 1967 mentre si trovava in cima al razzo “Saturn1B”. L’incidente, che causò la morte dei tre astronauti, non scoraggiò la NASA, che continuò. Il programma Apollo portò undici equipaggi umani nello spazio: dalla missione Apollo 7 alla missione Apollo 17 . Tutti i voli  partirono dalla base “John F. Kennedy Space Center”. Questi lanci perfezionarono quella parte del programma che era di fondamentale importanza: il “razzo vettore”. Il l primo viaggio con equipaggio umano fu lanciato col vettore Saturno 1B; mentre successivamente questo razzo fu sostituito dal prestigioso SATURNO 5, ormai entrato nel nostro immaginario. Questo prodigio della tecnologia, conosciuto come “razzo lunare”, era un razzo a più sezioni, o “stadi” dotati di propellente liquido. Il principio era il seguente: uno stadio, esaurito il carburante, si staccava, permettendo al successivo di attivarsi e continuare la spinta, fino a quando del “razzo non rimaneva la “punta”. Che era la capsula spaziale stessa. Il Saturno 5  era il modello più grande della serie SATURN. fu progettato e messo a punto, sotto al direzione di Wernher Von Braun e di Arthur Rudolph al Marshall  Space Flight Center in Alabama. Tra il 1967 e il 1973 furono lanciati ben 13 razzi del modello Saturn 5 che furono utili sia per  le missioni Apollo che per la messa in orbita della navicella “Skylab”.

Con l’Apollo 7 e l’Apollo 9 si effettuarono viaggi in orbita terrestre di equipaggi umani, mentre le navicelle Apollo 8 ed Apollo 10 orbitarono attorno alla Luna.  Con l’Apollo 9 entra in scena un particolare tipo di capsula, indispensabile per la missione: è quel prodigio tecnologico noto come.. LEM. Il 3 marzo del 1969 l’Apollo 9 fu lanciato dalla base di Cape Canaveral. Fu testato uno strano veicolo, che scherzosamente fu dapprima chiamato “Spider”, “Ragno”, e successivamente-missione Apollo 10- prese il nome di LEM, acronimo che sta per “Lunar Excursion Module”, ossia “modulo per l’esplorazione lunare”. Non entrerò nei dettagli tecnici sul LEM: scrivo soltanto che questo tipo di modulo è adatto ad una lenta discesa con razzi frenanti su un corpo celeste, manovrabile e adatta d ogni terreno di atterraggio, data la sua forma “a ragno”. Il LEM era infatti capace, una volta staccatosi dalla “navicelle Apollo”, di “planare”, scegliendo, anche grazie a comandi manuali, dove atterrare, e di decollare con una spinta sufficiente da potersi ricongiungere con la “navicella madre”, a missione avvenuta. E così infatti avvenne.

La navicella Apollo 11 raggiunse la Luna il 20 luglio del 1969, dopo una estenuante “gara” con il potente “avversario sovietico”. “Gara” questa che, come sappiamo, era ispirata da quell’”equilibrio del terrore che chiamiamo con il tristemente poetico nome di “guerra fredda”. Si, lo sbarco sulla Luna fu anche questo. Ma veniamo, in dettaglio, all’” evento del millennio”, così da tanti è stato definito.

Innanzitutto, gli UOMINI. Neil Armstrong, comandante della missione e primo uomo che mise piede sulla Luna; Michael Collins, pilota del modulo di comando e che per questo ruolo rimase in orbita intorno alla Luna; Edwin Eugene “Buzz” Aldrin, pilota del modulo lunare LEM e secondo uomo a toccare il suolo lunare. Questi sono i nomi dei tre astronauti della capsula APOLLO 11.

SATURN FIVE

saturn five.jpg

Il maestoso missile Saturn V, costruito sotto l’egida di Wernher Von Braun

-Una menzione particolare merita, a questo punto, l’ingegnere di origine italiana Rocco Petrone, che dopo aver lavorato a fianco di Von Braun, prese il posto di quest’ultimo a capo di tutto il progetto Apollo. Uomo dalla memoria straordinaria, conosceva il razzo pezzo a pezzo, e risolse all’ultimo istante (calcisticamente parlando, “in zona Cesarini”) un difetto ad una voalvoletta che stava per compromettere il lancio. Petrone, ripassando mentalmente le caratteristiche del razzo, andò dritto dritto al problema, regolando la valvoletta e bloccando la debole fuoriuscita di gas che non avrebbe dobuto essserci.

IIl razzo vettore SATURNO 5 con in cima la navicella con i tre astronauti a bordo lasciò il suolo terrestre  la mattina del 16 luglio del 1969 alle ore 9,32 minuti ora locale. 11minuti dopo, spentosi il terzo stadio del missile, la navicella era in orbita attorno alla terra: l’avventura di Armstromg, Aldrin e Collins era cominciata. Venne estratto dal terzo stadio il LEM e agganciato alla navicella Apollo. Tre giorni dopo, il 19 luglio, Apollo e Lem erano in orbita lunare. Il modulo lunare “Eagle”-Aquila-si staccò dalla capsula Apollo. Aldrin e Collins presero posto nel LEM, mentre Collins rimase nella capsula di comando.  Il  LEM” si staccò dall’Apollo ed inizio la lenta e faticosa fase di discesa sulla Luna. la superficie del nostro satellite naturale e primo corpo celeste ad essere da lì a poco “violato” dall’uomo si avvicinava sempre più. Le manovre e le fasi dell’atterraggio sulla Luna furono difficili e concitate.  Armstrong prese il controllo manuale del modulo e fece allunare il modulo nella zona prescelta per l’allunaggio: una zona impervia, a dispetto del nome “Mare tranquillitatis” . Il LEM toccò la polverosa superficie lunare alle ore 20, 17 UTC-Universal Coordinated Time, l’ora di Greenwich-. l’UOMO ERA ARRIVATO SULLA LUNA. Mancava ancora una ultima, piccolissima fase: SCENDERE.  Erano momenti di grande tensione per i due astronauti astronauti a bordo del LEM oramai addormentatosi sul soffice suolo lunare. Momenti di “suspance” per chi era a terra, momenti emozionanti per Michael Collins, che anni più tardi dirà: non sarei mai ripartito dalla Luna, avrei voluto scendere lì. Alle ore 22, 56 minuti e 15 secondi Neil Armstrong, il primo uomo a farlo. Mette piede sulla LUNA. Pronuncia la storica frase “un piccolo passo per me, ma un gigantesco balzo per tutta l’umanità”, si guarda attorno. E’ cominciato il primo soggiorno di due uomini sulla Luna.

UOMINI SULLA LUNA

men on the moon

Una storica foto

A questo evento seguirono altre fasi, come gli esperimenti condotti sulla Luna dagli stessi astronauti di quella prima missione. A questa, altre ne seguirono. Dopo la sfortunata missione “Apollo 13”, altre tre missioni Apollo andarono in porto con successo.  La Luna è oggi più vicina, e ci è più familiare grazie al coraggio e allo spirito di avventura dei tre astronauti, di coloro che li hanno preceduti e di tante persone che hanno lavorato, “a terra”. Per la riuscita di questa impresa di cui oggi si celebra l’anniversario. Aldrin, Collins e Armstrong furono i primi, e tutto il mondo era con loro. Altre frontiere sono in attesa di essere raggiunte dall’uomo. Ma questa, amici, è …una continuazione della storia: non un’altra. E, di questa storia, noi siamo tutti parte: è la storia dell’uomo, la nostra storia. Parte di una storia più grande, quella dell’universo, della quale storia, sentiamo di non essere gli unici attori. Ecco perché li cerchiamo, e li immaginiamo. Raggiungere la Luna è stato forse il primo passo, verso altri mondi, con future astronavi. “Per arrivare là, dove nessun uomo è mai giunto prima” – avete riconosciuto queste parole: Star Trek, l’esplorazione delle stelle. 

CIAO

Marghian

27GENNAIO, GIORNO PER LA MEMORIA DI UN TERRIBILE EVENTO

Ciao. Ero indeciso su quale blog fare queseto post. Ingenere uso l’altro blog, quando a corredo di un post c’e un video di una canzone. Ma qui, l’argomento centrale non e’ la canzone in quanto essa, fa solo da spunto per questo importante tema riguardante un peculiare periodo storico.  Ho scelto dunque questo blog.

Piu’ avanti cito dei nomi di personaggi tedeschi, mi scuso se non li avrò scritti proprio nel modo giusto.

RICORDARE – LA MEMORIA, OLTRE LA MEMORIA

Ogni 27 gennaio, viene ricordata la SHOAH, lo sterminio di milioni di ebrei ad opera della follia nazista. Questo evento storico, che ha gettato una profonda oscurità sulla storia del XX secolo e sulla storia intera del genere umano. Nessun altro genocidio è così presente, nella nostra memoria, come la shoah, “l’olocausto” (significa “bruciatura totale”), lo sterminio di milioni di ebrei. Sterminio dettato dalla folle e illogica ideologia razzista, dal mito della  “razza pura”. Il progetto perverso di realizzare una “Grande Germania”, e con esso quello della supremazia sul resto del mondo, hanno indotto il regime nazista al non plus ultra del male: “risolvere” , da tale perverso punto di vista, la cosiddetta ” questione ebrea”. In che modo? Come sappiamo dalla storia, cio’ fu perpetrato nel modo più aberrante e terribilmente efficiente: con lo sterminio di massa. Il  folle “progetto” dei grandi  gerarchi e dei servili “lacche’”  del  Terzo Reich, amailati  loro “Furer”-parola di per se’ non negativa, significa guida o leader, ma negativa in quella  fattispecie- Hitler, e dei suoi piu’ spietati e cinici collaboratori (Guering, Himmler, Hess e molti altri) porto’ alla sistematica interazione in infernali “campi di concentramento” di ebrei, zingari, oppositori politici, Testimoni di Geova, omosessuali, ed altre categorie di persone “indesiderabili”, in quanto “inferiori”, secondo loro  mente distorta . Deportazioni ed internazioni che culminavano nella tortura e, sappiamo, nella uccisione dei prigionieri. Sei milioni di persone, tra uomini, donne, bambini. Senza pieta’. Questa, lo sappiamo, è stata la “shoah”. Oramai questa parola ebraica, che significa” Catastrofe, disastro totale”, viene associata ad un’altra parola: “olocausto”(Holos, “totale”, kaustos , “rogo”). L’inferno, nel vangelo, viene chiamato con una parola assai simile: shoèl”.  “shoah” e “olocausto”. Due termini che anticamente avevano il significato di “offerta al Dio”. Soltanto di recente, e per via dell’orrore nazista, queste due parole sono diventate ..sinonimi di questa follia, che ha gettato buio sull’intera umanità.

Sappiamo come tutto finì: il suicidio (?) di Hitler, la capitolazione del Reich, il “Processo di Norimberga”, che portò alla condanna a morte di gerarchi nazisti ed alla detenzione di altri. Ahime’, molti restarono impuniti: Herich Briebke, se la passò bene in Argentina, è vissuto  cento anni in salute. Questo mi fa ritenere possa esserci una giustizia superiore, e che la vita non sia questa sola, a che abbia senso parlare di tale Giustizia superiore: sia per il male che per il bene: Priebke, Hitler, dopo morti, lo stesso destino di Padre Pio o di Madre Teresa, se non c’e l’aldila’. Assurdo, semplicemente. L’aldila’, ovvero il destino spirituale, è un forte moltiplicatore del senso della vita, e della esistenza.

Oggi, a 74 anni di distanza dal crollo del regime nazista e della liberazione dei prigionieri del campo di concentramento di Auschwitz, viviamo questo come un ricordo. Un ricordo che ci spaventa e che ci indigna (purtroppo non indigna tutti, stiamo attenti a questo…). Eppure  essa è’ storia recente. Proprio per questo, io penso, questa storia…ci indigna. Ricordiamola, questa storia, come “monito”. Come disse a Norimberga un “avvocato dello storico processo: “fare giustizia” di siffatti crimini, affinché’ non si ripetano”.  Il ripetersi, in futuro, di un’altra” shoah, potrà significare la fine, non soltanto di una etnia, ma dell’intero genere umano.La storia, proprio nelle sue pagine più buie, proprio in esse, è una terribile maestra di vita. E’ triste dirlo, ma è così. Ricordiamola, questa storia, anche oltre il “Giorno della memoria”.  Giorno in cui vennero aperti, 74 anni fa, il 27 di gennaio, i cancelli di  Auschwitz. Terreno fertile per il ripetersi di pagine così terribili, sono l’odio, la mancanza di idee, la guerra. Guerra che oggi, dato il terribile progresso raggiunto con la tecnologia militare, avrebbe conseguenze inimmaginabili.

LA STORIA, UN AMMONIMENTO PER IL FUTURO

BOB DYLAN – A HARD RAIN’S GONNA FALL

( Una dura pioggia sta per cadere)

La lirica di Bob Dylan, a volte, e’ forte. Un testo con immagini simboliche forti, apocalittiche, “da fare andare a letto i bambini”. Raffigurazioni e descrizioni quasi dantesche. Ma non per questo esagerate, rispetto al male di cui è capace l’essere umano; responsabile, in gran parte, del suo stesso destino futuro. Il mondo deve darsi una raddrizzata, se non vuole che si avveri questa canzone. Se vuole che tutto rimanga soltanto nelle corde del cantautore, e nella voce di chi la vuole cantare. Che resti solo una canzone, e’ il migliore augurio che si possa fare al nostro futuro.

La canzone si riferisce in specifico al fall-out atomico. Era il 1963. Il rischio era alto, allora. Ma è proprio di questi giorni la notizia che gli scienziati che gestiscono il “Doomesday Clock” , un orologio metaforico che misura idealmente il pericolo della fine del mondo, messo a punto da scienziati di una rivista scientifica di Chicago nel 1947,  hanno regolato questo “orologio della apocalisse” a due minuti prima della mezzanotte. E’ una valutazione fortunatamente empirica ed aleatoria, ma che “tasta il polso” del mondo, delle sue tensioni, di cio’ che sta accadendo.

Ascoltatela, è molto bella. E’ un po’ lunga, quando la suono, e la canto, con la chitarra, alla fine mi fanno un po’ male le dita…  🙂

“Dove sei stato, figlio dagli occhi azzurri? Dove sei stato, mio piccolo ragazzo? Ho inciampato sul fianco di dodici oscure montagne, ho camminato e strisciato in sei strade contorte, ho camminato nel mezzo di sei tristi foreste, sono stato di fronte a dodici oceani morti, e sono penetrato per diecimila miglia nella bocca di un cimitero. Ed una dura… pioggia che sta per cadere. E cosa hai veduto, figlio dagli occhi azzurri? E cosa hai veduto, mio piccolo ragazzo? Ho visto un bimbo appena nato circondato da bianchi lupi, ho visto una strada ciottolata di diamanti e nessuno che vi camminava, ho visto un tronco nero da cui sgorgava sangue, ed ho visto una stanza piena di uomini che brandivano martelli sanguinanti, ed ho visto una bianca scala sommersa dall’acqua. Ho visto diecimila parlatori con le lingue ormai consumate, ed ho visto armi e spade affilate nelle mani dei bambini. Ed una dura… pioggia che sta per cadere. E che cosa hai sentito, figlio dagli occhi azzurri? Che cosa hai sentito, mio piccolo ragazzo? Ho sentito il rombo di un tuono che suonava come un avvertimento, ho sentito il fragore di un’onda capace di sommergere il mondo intero, ed ho sentito cento suonatori di tamburi con le mani in fiamme, e diecimila persone sussurrare e nessuno che ascoltava. Una persona che moriva di fame e tanta gente che rideva, ho udito il canto di un poeta che moriva in un fosso, e la voce di un clown che piangeva in un cortile. Ed una dura pioggia che sta per cadere. E chi hai incontrato, figlio dagli occhi azzurri? Che cosa hai incontrato mio piccolo ragazzo? Ho incontrato un ragazzino chino su un cavallino morto, ho incontrato un uomo dalla pelle bianca che passeggiava con un cane nero, ho incontrato una giovane donna il cui corpo bruciava, e una *ragazza che mi ha dato un arcobaleno Ho incontrato un uomo che era ferito nell’amore, ed un altro uomo ferito nell’odio. Ed una dura…pioggia che sta per cadere. E che cosa farai ora, figlio dagli occhi azzurri? Cosa farai, ora, mio piccolo ragazzo? usciro’ la’ fuori, prima che la pioggia cominci a cadere, e mi inoltrerò nel più profondo della più profonda e buia foresta, dove la gente è numerosa e le mani sono vuote, dove i proiettili di veleno stanno contaminando le loro acque, dove la casa nella valle è una umida e sporca prigione, dove la faccia del boia è sempre ben nascosta. Vado laddove la fame è brutta e le anime sono dimenticate, e dove nero è il colore e zero è il numero…E lo racconterò, lo penserò, lo parlerò e lo respirerò. E farò si che tutto ciò venga riflesso delle montagne, affinché tutte le anime lo possano vedere. E starò ritto, in mezzo all’oceano, prima di cominciare ad affondare, ma avrò imparato bene la mia canzone, per poterla cantare, perché una dura…pioggia sta per cadere”

(Bob Dylan- Traduz. Marghian)

Nei primi anni del ventesimo secolo, una dura pioggia appunto cadde, bagnando il mondo intero; Ne cadde poi un’altra, terribile, cominciò a cadere alla fine degli anni ’30, fino ai primi anni ’40, creando danni al genere umano.

Restando nella metafora dylaniana, oggi la “allerta meteo”, per questo tipo di pioggia, è più che mai forte. Speriamo quindi, che questa pioggia non cada ancora. Le conseguenze sarebbero ancora più terribili, dato l’attuale “stato dell’arte” degli armamenti di cui l’uomo dispone. Ma non basta sperare, occorre agire- ad ogni livello di responsabilità, ad ogni livello di consapevolezza, quale che sia il nostro posto nella società’ umana: il no alla violenza, agli odi e alla guerra, il no alla distruzione deve essere universale, sentita, unanime.

CIAO

Marghian

 

L’ANTICA E MISTERIOSA CULTURA DEGLI ANTICHI SARDI

“E te li senti dentro quei legami

Di riti antichi e miti del passato

 E te li senti dentro come mani

Ma non ne comprendi piu’ il significato”

(F. Guccini)

LA CIVILTA’, I MISTERI, LA CULTURA DEI SARDI

SARDEGNA MISTERIOSA

I NURAGHI

“NUR”- significa, per alcuni, “cumulo di pietre”-; “NUR”-significa, per altri, “Luce”-

In Sardegna si contano non meno di  settemila siti nuragici. In origine, secondo alcune stime, erano almeno venti o trentamila.

 La civilta’ dei Sardi, la cultura di un popolo che ebbe la sua evoluzione, come tutti gli altri popoli, attraverso un lungo processo di esperienze millenarie che lo ha portato, a partire dall’Eta’della Pietra Antica, fino alla composita strutturazione della societa’ in gruppi di villaggi di capanne via via piu’ numeroso, fino alla costruzione o alla posa in sutu di monumenti megalitici che,  durante le fasi  Neolitico anteriore, Medio e Recente,  si sono evoluti in quelle misteriose ed imponenti strutture che sono i Nuraghi, costruzioni complesse di varia tipologia sui quali si accentravano il potere religioso e militare, e la stessa “anima” dei Sardi per i quali il “nuraghe” era simbolo di forza e di unione.

 

Menhirs, dolmens, “domus de janas” (queste ultime sono tombe scavate nella roccia e risalenti a piu’ di 5000 anni fa), “tombe di giganti”, coeve ai Nuraghi, e siamo nella Eta’ del Bronzo (3800 a. C,1000 a. C. circa) costellano ancora oggila Sardegna, a testimonianza di questo antico popolo.

 

I primi nuraghi, detti “protonuraghi” risalgono ufficialmente a circa il1800 a. C., quando da noi incomincia l’Eta’ del Bronzo. Questi monumenti costruiti in pietra a secco e che si reggevano e tutt’ora si reggono, “per gravita’” e “distribuzione del carico”. Nuraghi “a corridoio” non molto grandi, nuraghi “a tholos” cioe’ ”a falsa volta”, che raggiungevano altezze che sfioravano i30 metri(Nuraghe S. Antine di Torralba, prov. Sassari, altezza attuale18 metri) e che in una fase successiva (3500-3200 a. C) si “trasformarono” in nuraghi complessi a piu’ torri angolari, costruite intorno alla “torre centrale”, svettante sulle altre tre, quattro, o cinque torri aggiunte ed “unite” da mura di rinfascio si’ da farli sembrare, in origine, dei castelli medievali. Sulle “terrazze” delle torri delle pietre allungate erano posizionate da reggere un “parapetto” in pietra od in legno. Qui il paragone “torna” ai  castello medievale ed alla suatipica “merlatura”.

 

L’interno delle torri, voltate “a tholos” erano ad uno o piu’ piani, in altezza via via decrescente (nel Nuraghe Losa di Abbasanta il secondo piano e’ alto meta’ del primo, e la terza tholos del secondo piano, ormai scapitozzata, la meta’ del secondo piano. Sopra l’ultima “tholos”, la “terrazza” che, con il suo spessore, dava alla struttura l’altezza definitiva  (il Nuraghe Losa arrivava, in origine, a circa20 metri).

 

“Su Nuraxi”-Barumini, prov. Cagliari- cosi’ chiamato come a dire Il..Nuraghe per eccellenza, e’ il piu’ complesso, consta di una torre centrale, .un cortile circondato dalla struttura antemuraria-comune a molti nuraghi, fino a sette torri aggiunte alle altre quattro preesistenti. Il “tutto” avvenne tra il3600 a. C. ed il900 a. C. circa, quando i Sardi entrarono nella Eta’ del ferro, dopo di che, con la venuta dei fenici  prima e dei Romani poi, il popolo sardo si “fuse” con i colonizzatori, diventando “popolo sardo-punico”prima  e “popolo sardo-romano” poi, mantenendo pero’ le caratteristiche culturali “indigene”, specialmente nell’entroterra dell’Isola, si’ da portare gli studiosi alla considerazione che l’epoca Nuragica termino’ intorno al500 a. C circa, quando gia’ trecento anni prima i Fenici avevano fondato le principali colonie, le citta’ fortificate, poi romanizzate, come Tharros, Nora, Neapolis (le rovine di qust’ultima situata non lontano dal mio paese, terralba).

Il Nuraghe Piscu di Suelli, il Nuraghe Oes, i gia’ citati S. Antine, Barumini e Losa sono solo alcuni dei siti dell’epoca nuragica in Sardegna.

Intorno al “nuraghe” gravitava una complessa realta’, quella dei villaggi ad uso abitativo e santuariale. Capanne con muri circolari ma anche di altra forma, circondavano spesso il nuraghe, che era l’edificio centrale del villaggio, villaggio che poteva contare anche duecento, trecento capanne o piu’, come si evince dalla estensione della superficie delle aree adibite a villaggio. Nuraghe, villaggio e, nei pressi, un “pozzo sacro” od una “tomba di giganti” erano la “realta’tipica” di una comunita’ nuragica. E’ il villaggio “nuragocentrico” dove il Nuraghe era il fulcro della vita della tribu’ o delle tribu’. Molti villaggi non avevano un nuraghe, ma quasi sicuramente facevano capo ad un villaggio nuragocentrico che faceva da “capoluogo”, se cosi’ si puo’ dire, di una comunita’ di piu’ villaggi “consorziati”, in qualche modo,  fra loro.

FUNZIONE DEI NURAGHI E LORO COSTRUZIONE

In una visione di “centralita’” del nuraghe rispetto al villaggio che “lo conteneva”, villaggio che era di norma racchiuso da una cinta muraria, si puo’ immagianre l’edificio come avente una funzione quasi “municipale”, intesa come sede di amministrazione e di potere. E senz’altro le cose stavano cosi’, pur se qui occorre fare qualche precisazione ed esaminare tutte le possibili funzioni svolte dai nuraghi.

I nuraghi come “sede del potere nel villaggio o gruppo di villaggi”, “la casa del capotribu’ , della sua famiglia e dei suoi “dignitari”, un’idea ancora molto coltivata in ambito accademico. Ma e’ molto probabile che il nuraghe non fosse “abitato” dal capo del villaggio. In molti villaggi sono state rinvenute capanne “principali” da far pensare ad una residenza di qualche persona importante, ma soprattutto, esaminando la struttura interna dei nuraghi, si evince quasi subito che gli ambienti non sono quelli tipici di una “abitazione”. Tali caratteristiche interne,  le camere “a tholos”, le nicchie, le “finestrelle”, il tutto suggerirebbe invece una frequentazione “occasionale ” del nuraghe, visto in questo caso come avente piu’ che altro una funzione di culto “per la celebrazione di certi riti, dove il “capo”, od i capi, vengono visti dagli studiosi come la figura di “gran sacerdote” ancorche’ di capo militare e politico.

Quattro nicchie,  dette “giaciglio”  rientranti nelle pareti della camera a tholos principale che sono orientate secondo i quattro punti cardinali, ed un rimanente spazio al centro fanno supporre che il nuraghe non fosse una “abitazione regale” bensi’ un “tempio”, se si considerano anche altre caratteristiche come gli orientamenti delle pareti murarie esterne, aggettate ad “abbracciare”, nei nuraghi complessi, le torri, il mastio centrale e le torri “angolari”. orientamenti che seguono le “linee” coincidenti con solstizi e lunistizi. Tutto cio’ li riveste di mistero, e pertano a pensare che i nuraghi ed altre strutture fossero ben piu’ che “fortezze difensive”. Erano forse, almeno certuni di essi, anche degli osservatori astronomici, oltre che dei centri di culto, dei templi.

La funzione rituale e religiosa si evince dalla fondata descrizione fatta da molti studiosi in cui il “sacerdote-capo” si mette di spalle alla nicchia che si trova orientata verso il Nord, una pietra amovibile posta al centro della “tholos” che, in una ora ben precisa (probabilmente all’avvicinarsi del mezzodi’ al solstizio d’estate),  viene levata,  e la luce del Sole investe il “celebrante”,  si’ da fargli acquistare una dimensine  divina e  carismatica.

Questa e’ una delle tante ipotesi, ma che comunque “mettono in crisi” quella ben piu’ nota, che vede i  nuraghi solo come mere fortezze militari o torri di guardia, come nel caso di nuraghi semplici, detti “monotorre”. La funzione di”fortezza” asunta dal nuraghe va considerata comunque molto verosimile, anche perche’ le caratteristiche di “fortificazione” di certo non mancano. 

Come la gia’ citata “merlatura” tipo quelle di un castello,  l’imponenza delle strutture, la complessita’ di certi nuraghi che danno di fatto l’idea di “fortezza” o “caserma” per i soldati,  pur se anche questi nuraghi complessi, al loro interno, ospitano spazi poco adatti a contenere una guarnigione di soldati e, comunque, conservano anche essi le caratteristiche “religiose” o “rituali” presenti all’interno di nuraghi piu’ semplici, come le nicchie addossate “ai quattro punti cardinali” ed altre caratteristiche che fanno pensare che  l’uso principale fosse quello cutuale o di gestione amministrativa e di potere.

Il villaggio nuragocentrico si sviluppava tutto intorno al nuraghe, il quele va immaginato non “al centro geometrico” dell’area del villaggio ma  proprio come l’edificio centrale, il piu’ imponente. Ecco, decine di capanne corcondavano il nuraghe, “la fortezza” secondo le ipotesi piu’ accreditate, capanne che di fatto erano esterne alla “fortezza nuragica” (che di certo non poteva contenere cento, duecento o trecento persone). Ma i villaggi erano cinti da mura perimetrali, ed a distanze poi’ o meno uguali, le entrate erano “a torre nuragica”, “le porte” del villaggio. Cosi’ come descritto da me ora, la funzione di “fortezza difensiva” e’ svolta se mai dalla recinzione muraria che, con sopra un camminamento, circonda l’area abitativa compreso il nuraghe.

L’ipotesi sulla funzione di un nuraghe vaformulata in riferimento al tipo di nuraghe (ora simile ad una fortezza, ora una piccola torre isolata, ora con una struttura atipica-un corridoio ricoperto di pietre piatte, uno spazio angusto contenente qualcosa di simile ad un pozzo sacro o ad una struttura richiamante il culto fallico, ed altro ancora-.).

Tutto questo ha sugerito l’idea della “polifunzionalita’” del nuraghe, ora centro del potere politico e religioso, ora fortezza, ora tempio, ora semplice torre di guardia. Queste cose tutte insieme, forse, davano al nuraghe il suo vero posto nella realta’ protostorica sarda.

Degne di menzione sono altre strutture che facevano capo ai villaggi nuragici: sono i templi a pozzo (spesso ipogeici) e le “tombe di giganti”, ritenute essere delle “tombe comuni” dove i morti venivano posti “trasversalmente” alla lunghezza della tomba, lunghezza che arriva a trenta o quaranta metri. Una lastra “a mezza luna” o “squadrata” con una piccola porta ne erano l’entrata, una esedra a ferro di cavallo circondava questa entrata, davanti alla quale, nell’esedra, forse si celebravano i pasti votivi per i defunti. Alcune di qeuste tombe sono sprovviste di esedra.

I pozzi sacri, i santuari per il culto dell’acqua sorgiva e purificatrice, spesso sviluppantisi in ipogeo, sono presenti nei pressi di molti nuraghi, anzi attorno a certi pozzi sacri si crearono dei villaggi al solo scopo di essere abitati solo per certi periodi. Erano i luoghi di pellegrinaggio dei sardi nuragici.

Il pozzo sacro di Santa Cristina in Paulilatino (Oristano) e’ il piu’ emblematico. ne sono stati scoperti in tutto una settantina, ma si suppone verosimilmente che siano molti di piu’, tanto era diffuso questo antico culto.

LA COSTRUZIONE DEI NURAGHI

Qui non mi dilunghero’ molto. Basta sapere che le ipotesi sul modo in cui furono costruiti i nuraghi si concentrano praticamente  su un sistena, quello “per l’epoca” il piu’ verosimile secondo gli accademici: la costruzione di rampe a terrapieno sui quali le pietre venivano fatte rotolare fino all’altezza voluta, ed il metodo di spingere le pietre sopra il “gia’ costruito” come sostiene lo studioso Giacobbe Manca (peraltro contestato in quanto egli fa risalire  la cstruzione delle recinzioni murarie dei villaggi nuragici all’epoca fenicia, cosa questa poco verosimile).

Certi studiosi sono pero’ critici sul sistema dei “terrapieni” come unico modo per costruire i nuraghi. Se in taluni casi questa tesi reggerebbe appena, in altri no. basti pensare a torri nuragiche situate su cime di colline, dove il terrapieno o rampa non puo’ avere lo sviluppo adeguato. Ecco che, in alternativa, si sostiene che i sardi possedessero conoscenze di meccanica e di tecnica da poter costruire enormi ponteggi in legno e macchine complesse “alla Leonardo da vinci” con tanto di carrucole, funi, leve ed ingranaggi si’ da sollevare le pietre e posizionarle. Pur non esistendo prove sulla creazione di tali macchine, l’ipotesi e’ verosimile anche per il fatto che il legno e’ deperibile, e carrucole ,  corde ed elementi di ponteggi di allora non potrebbero essere “arrivati fino a noi”.  Ma infrastrutture in legno erano parte dei nuraghi! Soppalchi, scale di servizio esterne, erano di corredo alle scale di pietra che, a chiocciola, all’interno del nuraghe, portavano fino in cima, alla rispettabile altezza di 20, 30 metri forse piu’.

Un trave, elemento di un soppalco, fu scoperto a Barumini, ed e’ questo reperto che ha permesso di datare “Su Nuraxi” al 1400 a.C, il periodo medio dell’epoca nuragica. Una datazione verosimile. Pure se i tavolati potevano essere sostituiti piu’ volte, la pietra no.

 

RITI, CULTURA, ORIGINE DEI SARDI

Che dire poi dei culti, dei riti, delle conoscenze dei sardi?  In cosa credevano?  Da dove venivano?

“Santa Cristina”, un villaggio santuariale risalente al tardo medioevo, conserva al suo interno qualcosa di molto piu’ antico, un pozzo. Un pozzo scavato nella roccia, murato in pietra ben lavorata e profondo  circa5 metri. Intorno a questo pozzo, nel quale si accede da una scala finemente costruita in gradini di basalto, dei resti di capanne di 3000 anni fa’. E’ il culto dell’Acqua sorgiva, o lustrale. Riti, abluzioni, offerte votive. Ecco, questo era il fulcro della fede dei Nuragici, sicuramente ereditata dagli antenati di millenni prima. La religione piu’ antica, quella sciamanica, che venera le forze della natura,la Terra, l’acqua ed il Sole. Per gli antichi Sardi la Terra era fertilizzata dal Sole, dal “dio sole”, raffigurato in molti modi e stili artistici e simbolici nelle sembianze del “toro” o del “fallo”-i menhirs-. La “madre terra” era un essere vivente, l’acqua ne era il sangue, il seme di vita. Questo era il loro pensiero.

 

Pellegrinaggi nei “villaggi santuariali” di cui quelli attuali-le feste campestri- ne sono un retaggio, riti propiziatori, offerte votive, strani balli con delle maschere apotropaiche erano molto comuni in quell’epoca.

 

Delle antiche stele e pietre con dei fori-le coppelle- raffigurano il “toro”, “il fallo”, “la Luna” le stelle, in particolare le Pleiadi, sicuramente molto importanti per la cultura contadina e di pascolo, nonche’ per la navigazione.

 

I Nuragici conoscevano l’ingegneria navale, cosa questa testimoniata dai modellini in bronzo (i famosi “bronzetti”) riproducenti imbarcazioni con tanto di albero, protome-testa di Toro od altro animale- ed altre caratteristiche da far pensare che i Sardi costruissero navi paragonabili a quelle dei Vichinghi se non addirittura piu’ grandi).

 

Non per nulla gli antichi Sardi prendono il nome da una antica parola, “shardan” da cui “sardigna”, che identifica un misterioso “popolo del mare” che commerciava con altre genti del Mediterraneo come Cipro,la PenisolaIberica, la stessa penisola Italica e quella balcanica, nonche’ con Creta e Cipro.

L’ossidiana, una pietra sscura e vetrosa, di origine vulcanica e molto diffusa anche  in Sardigna, era l’”oro nero” dei Sardi, estratto da molte zone di montagna ed esportata, insieme alle lavorazioni in bronzo e ad altre merci come i prodotti agropastorali.

 

Si menziona il popolo “Shardan” in molti testi storici, come quelli sulla “battaglia di Kadesh” fra Egizi ed Ittiti, combattuta dagli “shardan” niente di meno che con Ramesse II, il faraone forse piu’ famoso.

 

Sulla origine dei Sardi le ipotesi formulate sono tantissime, dalla origine “autoctona” a quella “dall’Africa”, “dal medioriente” o dalle coste vicine. Una cosa e’ certa, con il medioriente c’e un collegamento, basta che vi scriva su Monte d’Accoddi (SS). E’ un monumento di 5300 anni fa, cosi’ diverso da quelli descritti fino ad ora: .una vera e propria ziggurat, da cui l’idea che la Sardegnaabbia avuto contatti persino con il Medioriente. Cosa questa supportata da studi comparati della  lingua sarda con altri idiomi, tenendo conto pero’ delle contaminazioni fenicie e latine.

L’origine dei Sardi puo’ essere spiegata a mio avviso da una semplice considerazione: delle genti gia’ esistevano, in antico, nell’Isola; diverse ondate migratorie da tutte le coste del Mediterraneo e persino, forse, dal Medioriente, ha generato il popolo sadro, e cioe’ noi, che ancora oggi siamo legati alle antiche tradizioni, ai misteri, alla storia di questo antichissimo popolo: “il popolo del mare”.

CIAO

(per saperne di piu’-sui pozzi sacri di eta’ nuragica-, cliccare qui)

 Marghian

Unita’ d’italia, unita’ dei sardi. Ed il NOSTRO INNO

PROTESTA DE SU POPULU SARDU CONTRA A SOS FEUDATARIOS

“Piu’ artisti insieme: Piero Marras, Andrea Parodi, Elena Ledda…”

Ricordate….” We are the World”? una specie.

Grande,  Maria Teresa. A te, che ora canti in Cielo,  dedico questo post

“Procurade e moderare”

*  *  *

“Cercate di moderare, feudatari, la tirannia

Perche’ altrimenti, a costo della mia vita, voi tornerete con i piedi per terra

(tornerete sul lastrico, in totale rovina)

Dichiarata e’ gia’ la guarra contro la prepotanza

Sta cominciando  la pazienza  nel popolo… a mancare

Guardate che si sta levando e si sta accendendo contro di voi il fuoco

*Guardate che non e’ un gioco, che la cosa sta diventando davvero seria

*Guardate che le arie minacciano temporali

*Gente mal consigliata, ascoltate la mia voce

*Padroni, la tirannia, cercate di moderare

*E’ questa, gente, l’ora di estirpare gli abusi

(notate in questa strofa e in un’altra,  la voce di… Andrea Parodi)

*Abbasso i cattivi usi, abbasso il dispotismo

*Guerra..guerra all’egoismo, e guerra agli oppressori

*Questi tiranni minori (“i piccoli vassalli”) e’ giusto umiliare

*Cercate di moderare baroni…la tirannia

*Altrimenti, un giorno, un morso…per tagliarne il dito

*Allora dovrete ricucire le trame che voi stessi avete ordito

*Gaurdate che potra’ essere troppo tardi per il pentimento

(la voce di Elena Ledda)

*Quando si ha il vento, e’ giusto ventilare

(sfruttare il momento giusto)

*Baroni, la tirannia…cercate di moderare…”

(Francesco Ignazio Manno)

LA SARDEGNA RIVENDICAVA LA GIUSTIZIA E L’UNITA’

/____________________________________________/

CIAO AMICI

Con queste parole  inizia ( si, “inizia”, infatti il testo integrale riempie  almeno dieci pagine, se si va a capo dopo ogni strofa, come sopra ). Questo componimento e’ diventato un  canto appassionato contro la tirannia e la prepotenza  dei proprietari terrieri ( da noi  chiamati “barones”…in Sardegna c’erano ancora il feudalesimo e la schiavitu’) nei riguardi della povera gente. Questo canto di protesta  fu composto alla fine del  1700 da Francesco Ignazio manno , cavaliere e magistrato (Ozieri 1758, Cagliari  1839). Questo inno è stato scritto sull’onda dei tragici eventi  vissuti in Sardegna  dal  popolo a seguito dei fatti dell’aprile del 1794 . In quel mese, infatti, inizio’ la rivolta guidata da Giovanni Maria Angioy .  sulla scia degli eventi della Rivoluzione francese.  “Procurade ‘e moderare puo’ essere considerato uno dei canti  di protesta* piu’ antichi d’Europa. L’opera. dal punto di vista metrico e dello stile leterario, è articolata in 47 ottave logudoresi  e  375 versi che mettono in risalto  l’identità del popolo sardo e la sua  costante  propensione alla ricerca della  della democrazia e della giustizia  umana e sociale. Questo anelito è espresso, oltre che nel canto e nella musica, anche attraverso la lotta  al potere ingiusticficato e prepotente dei  feudatari, da noi chiamati..”barones”. Questo inno è interpretato nei vari stili artistici e musicali, che vanno dal canto “A Tenores” agli attuali artisti e gruppi musicali. L’interpretazione che io ho scelto, fra tante, è quella di un coro sardo, la cui interpretazione riveste la caratteristica della “rabbia della gente”. “Pari’ proppiu ca megana a ciddus bogài” (sembra  proprio che li stiano cacciando via”, come disse un esperto di musica etnica sarda). L’altra versione e’ della compianta Maria Teresa Cau. Si, perche’ “procurare e moderare “ e’ anche una “canzone sarda” del nostro vasto panorama musicale e folkloristico Una interpretazione quasi rituale quella del coro, ed una voce malinconica ma insieme dolce come quella di Maria Teresa. Due modi di cantare, due “pathos”, davvero “uniti insieme”  per cantare questo nostro… inno alla libertà.

L’Unita’ d’Italia, decennni dopo, “parti'” proprio dal gia’ esistente “Regno di Piemonte e di Sardegna” e, come sappiamo, il re di questo regno, divenne re d’Italia. L’Unita’ d’Italia che “parte da lontano”, dal “secolo dei Lumi”, delle grandi rivoluzioni e di una presa di coscienza che partiva dalla rivolta della gente, in Francia come in Sardegna. la nostra “Carta de Logu” ( fine del 1200) e’ uno dei primi esempi di Costituzione al mondo.

Tutto questo collega questo nostro canto….al grande evento storico che qualche settimana fa abbiamo ricordato.

CIAO

Marghian

 

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