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MENTE, CERVELLO, INTELLIGENZA PERSONALITA’ – DA COSA ORIGINANO? E L’INTELLIGENZA, CHE COSA E’? – Vi propongo questi semplici quesiti, e questa… breve lettura estiva

Ciao. Ho pensato di sospendere questo mio intervallo sabbatico, per proporvi una  piccola lettura estiva (se vi va) , su tematiche non certo leggere- capisco-, ma che provo a rendervi piacevoli, nonostante l’estate e il caldo.  Okay? Si va’ 🙂

INTELLIGENZA E CERVELLO

In molti posts mi e’ capitato di leggere e di commentare su questo argomento: l’intelligenza, e su questioni correlate. Prima fra tutte, il nostro, giustamente vista come la “sede” dell’intelligenza”. Spesso mi capita di toccare e di affrontare  alcuni aspetti propri di questo stimolante ed intrigante tema,” l’intelligenza e la mente”, proponendomi ogni tanto di trattare, in un mio post, tale tema. Ci  provo.

 

brain

Alla sinistra , l’indicazione “Area prefrontale”: La possediamo solo noi umani.

 L’intelligenza è per molti aspetti un grande mistero. L’intelligenza è difficilmente definibile anche come concetto. Essa ci caratterizza come persone facenti parte di quella forma di materia vivente detta “uomo”. Tutti siamo intelligenti, e non vi sono dubbi sulla sua “esistenza”. Eppure l’intelligenza rimane per noi “questa sconosciuta”, E come tale pone l’uomo davanti ad interrogativi fondamentali eppure non ancora risolti, quali ad esempio: l’intelligenza è innata nell’uomo? La differenza nelle capacità intellettive negli individui è innata o e’ acquisita grazie agli stimoli ambientali ed affettivi? C’è differenza tra “mente” e “cervello”? E se si, quale è? Ma soprattutto…che cos’è l’intelligenza? So che propongo un argomento impegnativo…ma il fatto è che sono il primo io a chiedermelo. Spero di suscitare anche in voi un certo interesse e curiosità su questo misterioso argomento. Non necessariamente si deve arrivare ad una risposta, e penso che non si arriverà in questo post. Ma soltanto nel riuscire a suscitare in voi anche una sola domanda, ho raggiunto il mio scopo. 

IL CERVELLO E LA MENTE

Come esseri evoluti noi possediamo quel meraviglioso organo che è il nostro cervello. Esso è situato all’interno della nostra testa, in quel “vacuo” osseo che si chiama “scatola cranica”. E’ costituito da miliardi di cellule nervose, i neuroni. Le cellule neurali sono connesse tra di loro da dei “filamenti”, gli “assoni” ed i “dendriti” i quali permettono ad ogni neurone di collegarsi a migliaia di altri. Il cervello è strutturato in maniera molto evoluta e complessa. Osservando l’immagine sopra a sinistra si ha uno “spaccato” della sua struttura. Nelle sue varie parti, le aree specifiche del cervello comunque misteriosamente connesse fra loro, avvengono i processi percettivi, mnemonici e , soprattutto, di pensiero. In “lui” risiedono tutti i nostri ricordi, le nostre conoscenze e persino i nostri affetti: è la sede della nostra mente. Eppure sembrerebbe forse riduttivo ed “incompleto” dire che la mente è..il cervello. Lì avvengono dei processi fisici di una complessità inaudita, che si basano sulla chimica e sull’elettricità (una vera e propria corrente elettrica attraversa i filamenti che stimolano le sinapsi-spazi fra un dendrite (la radice dendr” sta per “ramo”) e l’altro-. Il funzionamento del cervello è infatti elettrochimico: la corrente che attraversa i miliardi  di “filamenti” stimola le loro “parti terminali”  dette “sinapsi” a rilasciare delle sostanze chimiche che, assorbite da altri “recettori” nei “filamenti” e nella superficie esterna dei neuroni, generano altra “corrente elettrica” che produce altre reazioni chimiche, in un continuo  processo a catena. Le sostanze chimiche del sistema nervoso centrale, ma anche in quello periferico (i nervi, gangli e plessi che attraversano tutto il nostro corpo) sono tantissime…la adrenalina, che viene tanto nominata come sinonimo di “carica emotiva”-infatti contribuisce proprio alla paura, alla “grinta reattiva”- , è una di queste. Questa sostanza, inoltre,  si riversa nel sangue rilasciata dalle ghiandole surrenali e cio’ per via altre sostanze circolanti nel cervello come la nor -adrenalina, la dopammina o la serotonina (il neurotrasmettitore della “calma” e del “rilassamento”). Sì, anche la sero..Tonina, o mattino Giovanna, pomeriggio Maria, come volete -scherzo 🙂

 Ne ho menzionate solo alcune (non saprei fare di più, non sono un neuro endocrinologo- a proposito, ogni neurone è una vera e propria ghiandola a secrezione interna, ecco perché lo studio di queste sostanze neuroendogene si chiama “neuroendocrinologia”) . Cosi’ come, sul cervello stesso ho scritto  soltanto dei neuroni mentre si deve tener conto di altre cellule e parti  che strutturano il cervello, come i miliardi di cellule “gliali” che, oltre ad “alimentare” il cervello, prenderebbero parte esse stesse della complessa fisiologia che genera il nostro pensiero e la nostra personalità, e  contribuisce perfino..alla nostra mente. Mente che altro non sarebbe che l’organizzazione dei neuroni e della glia, o se volete il software che  fa funzionare l’hardware che è il nostro cervello. Le cellulle gliali hannno il compito primario, quello piu’ conosciuto di nutrire i neuroni. Einstein pare che avesse nel suo cervello il 70 per cento in piu’ di queste cellule, gli “astrociti”-dette cosi’ perché a forma di stella-. Potrei ardire che, con un corredo neuronico normale e degli astrociti in piu’, si è dei geni, in quanto il cervello srebbe piu’ alimentato. Certo la cosa non è cosi’ semplice. Ricordate il film “Phenomenon”, di John Travolta? Il protagonista – travolta- si ammalò proprio di “astrocitoma”, un tumore  detto cosi’ perché produce una sovraproduzionie di queste cellule, astrociti. E il personagio, per il poco che ha vissuto nel film, era diventato un genio.Ecco ceh forse Einstein, Leonardo, Von Braun o Dante potevano avere un numero maggiore di cellule gliali rispetto alla media. Insomma, noi saremmo un prodotto di queste cellule, miliardi, collegate fra loro da filamenti detti “dendriti” e “assoni” che “non si toccano” ma sono collegati da uno spazio detto “sinapsi” ed e’ li’ che i filamenti “spruzzano” o “asssorbono” le varie molecole complesse, dopammina, noradrenalina eccetera. Bellissimo.

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  Ma è veramente ..”tutto qui”? ? La mente è originata dai processi cerebrali o è qualcosa di ancora diverso? Puo’ la nostra mente essere considerata solo come una sorta di enorme “software” che l’esperienza di ognuno ha letteralmente “installato”, durante la sua vita, nel proprio cervello? La mente è il prodotto dell’ organizzazione “logica” dei  neuroni? E se si, mente e cervello sono la stessa cosa? E che dire degli affetti, dei sentimenti e degli istinti, del perché’ proviamo gioia o tristezza o del perché’ ci arrabbiamo senza neppure saperne il motivo? Il cervello ha le sue “parti meccaniche” deputate alle sue svariate funzioni: mnemoniche, percettive, intellettive o perfino intuitive. Il cervello è soltanto una parte, seppur la piu’ corposa, di un sistema diffuso in tutto l’organismo: il sistema nervoso. Il cervello possiede due emisferi speculari separati da una struttura fibrosa, il “corpo calloso”, ed è collegato al resto del corpo tramite il “midollo allungato” da cui si diparte il midollo spinale e da questa tutti i nervi periferici, fino alle parti più estreme del nostro corpo (sono i nervi a farci sentire il tocco ed il calore degli oggetti a contatto con la nostra pelle.

  Con il cervello, sotto e dietro ad esso,  esiste anche  il “cervelletto”, un vero e proprio “supercomputer” che tra le tante cose coordina, pur se non da solo, anche  le nostre capacità motorie. Il telencefalo, detto anche prosencefalo durante la crescita e lo sviluppo infantile dell’organo e che è la parte maggiormente estesa del cervello  ed il diencefalo sono le strutture principali che costituiscono il nostro encefalo che, preso nell’insieme, costituisce, come si e’ visto,  il sistema nervoso centrale. In esso si” contemplano”, oltre alle parti più evolute-non per nulla in inglese il diencefalo è chiamato anche “foremind (mente che sta di fronte) ”-la parte “principale” della mente” (l’area prefrontale, appunto, o “area della coscienza”) – , anche delle fondamentali strutture antichissime, come il sistema limbico nel quale risiedono anche il talamo e l’ipotalamo, quest’ultimo una vera “centralina degli istinti”. Altra struttura degna di essere nominata è l’ippocampo (così chiamato perché’ la sua forma richiama vagamente ad un “cavalluccio marino”), che ha una funzione importante nei processi della memoria. I due emisferi cerebrali destro e sinistro pur “speculari” nella loro anatomia, svolgono funzioni differenziate; ad esempio le capacità logiche risiedono nel lobo sinistro e quelle emotive o creative nell’emisfero destro. Questa differenziazione di ruoli però non sarebbe cosi’ assoluta: in soggetti carenti di funzioni di “competenza” di  un emisfero si è spesso notata una compensazione nell’altro. Altrettanto si può dire di certe “aree” della mappa cerebrale che, avendo perso parte della loro funzionalità, sono state “sostituite” da altre che si sono “adattate” e che “svolgono quella funzione”. Strepitose sono anche le capacità della corteccia visiva del lobo occipitale-dietro, praticamente “dentro” la nuca – e di altre complesse aree come quelle uditive, olfattive e dell’elaborazione del linguaggio e dell’astrazione che ci permette di lavorare in astratto, e “per simboli” . Quest’ultima cosa è, per quanto ne sappiamo, quella che ci renderebbe unici. Ovviamente ci viene in mente che il merlo indiano parla….ma è nell’uomo che maggiormente le parole o i suoni assumono una valenza astratta e simbolica. Ed è da questo che si può parlare di “pensiero”.

 Occorre si distinguere il pensiero razionale, la logica da quello istintivo, o creativo /l’arte nei suoi aspetti, i sentimenti e gli stati d’animo/, ma nel contempo si deve considerare tutto questo in un discorso di insieme per comprendere il cervello, la mente e noi stessi. Ecco, noi sappiamo tutto questo: dalla scienza medica, dai libri divulgativi e dai documentari televisivi. Sappiamo più o meno tutti che esiste il cervello e che lì avviene qualcosa di meraviglioso che genera il nostro essere esseri intelligenti. E sappiamo di esserlo. Ma, credo, non possiamo ancora dare una risposta sufficiente al quesito al quale siamo partiti: che cos’è l’intelligenza? Nessun dizionario  ci dà una definizione esauriente.

Ancora una cosa:

ESISTE UNA INTELLIGENZA COSMICA CHE OPERA IN TUTTE LE COSE?

Siamo solo noi – ed eventualmente altri esseri nel cosmo- menti pensanti, o forse “tutto è mente”? E se una mente pervade tutte le cose, essa viene prima di tutto? O materia e mente coesistono da sempre in una infinito amalgama di forme cangianti? Se la mente universale è tale, si ripete ovunque,  nelle sue creazioni?

Spesso mi e ‘capitato di riflettere sulla possibile esistenza di una “intelligenza cosmica”. Lo so, e una espressione troppo inflazionata. Comunque, chiamiamola così, con buona pace della originalità. Mi è parso talvolta quasi naturale che qualche studioso sia arrivato a questa conclusione: “tutto è intelligenza”.  I pensatori e gli studiosi arrivarono a formulare una simile teoria dopo un lungo percorso di studio, e di storia; io solo come una semplice “idea” che le cose “possano essere così”.  Una idea certamente “suggeritami” da chi coltiva e sostiene questa linea di pensiero, ma è una idea a mio avviso non proprio assurda.

La natura riesce a fare le cose che fa, a mio avviso, proprio grazie ad una sua insita “intelligenza globale”. Se le api hanno l’intesa che hanno, se gli uccelli o i delfini sono così organizzati e collaborativi fra di loro, se una pianta fa crescere una foglia più lunga delle altre per far atterrare un insetto, beh…credo proprio che tutto ciò sia il prodotto di una “logica globale”, che coinvolte vari piani della realtà, dai batteri agli elefanti, dall’atomo alle galassie e, forse, agli universi. Sì, universi. Esiste anche questa possibilità, di infiniti o innumerevoli universi, e piani di esistenza (dei quali noi “ne” viviamo uno…). Mi si permetta un piccolo volo pindarico: credo poi, a mio modesto parere, che  14,7 miliardi di anni, l’età dell’Universo, per noi così tanti, siano invero  troppo pochi, la Terra da sola avrebbe un terzo della età dell’universo.  

Per l’evoluzione delle cose sulla Terra, e della Terra stessa,  sono solo 4,5 miliardi di anni, molti di meno da quando sarebbe sboccata la vita. 5, 3 miliardi di anni. Troppo pochi penso, affinché’ il solo caso fortuito ed il normale processo di causa ed effetto abbia prodotto un tale sincronismo nella natura delle cose, della vita, degli esseri viventi.

“Le scimmie che trasmettono il loro sapere, come credo anche le piante, fra di loro, facciano altrettanto (se una pianta produce una resina come difesa…altre lo fanno, e sono certo che un altro, riflettendoci,  trarrebbe le stesse conclusioni, se non le ha già tratte, dallo studio delle piante, degli insetti, dei batteri o dei gatti. La conclusione che nulla sia puramente causale.

Con gli eventi “cause di altri eventi”, credo avvenga anche che..” una cosa ami andare insieme ad un’altra cosa”, quasi per magica attrazione, e due eventi sembrano accadere, senza apparente legame di causa-effetto.

Le “cose che amano andare insieme”, sono proprio riconoscibili per come misteriosamente opera la natura, sia essa animale, vegetale o minerale. Le forme che si ripetono a tutte le grandezze (si pensi ai frattali), le intese fra gruppi di animali, ad esempio balene, distanti fra loro oltre la portata dei sensi (certo, non sappiamo dove arrivino i sensi delle balene, certo…), l’acqua che sembra capace di memorizzare qualcosa di ciò che ci nuota dentro, tutto questo sa’ di “totalità’”, una sorta di “tutti per uno” di Dumasiana memoria; pur fatta salva la dimensione individuale, dal singolo atomo, alla singola pietra, alla singola pianta, al singolo uomo.

Non mi stupisce, a questo punto, che qualche profeta abbia parlato di “comunione perfetta” in riferimento alla “meta futura” in ambito escatologico. Cio’ che sara’ quando questa trasmissione di cose, di informazioni, di pensieri..sara’ perfetta?

E se questo continuo cambiamento,  questo divenire, questo “panta rei”  che caratterizza ogni cosa, sotto l’egida del tempo,  fosse un universale tendere al miglioramento della realtà (che sarà  visibile magari fra millenni, su scala cosmica) che porterà ad un compimento, ad una perfetta “comunione”, per ora solo presente nel pensiero di qualche mente fantasiosa? E’ possibile che l’uomo sia un attore importante, centrale- insieme credo con esseri come lui forse esistenti altrove nel cosmo- , e debba e possa raggiungere, o magari anche recuperare una intesa con la natura e con i suoi simili che magari ha in gran parte perso?  Io lo penserei.

Okay, va bene cosi’- si vede che sto per entrare in ferie eh? 🙂 Ah, leggete tutto con calma (vi capisco) incollate su magari word per una piu’ agevole lettura. Con voi talvolta faccio cosi’ anche io- anche per leggere “off line” con calma. Okay, come vi va.

 CIAO CIAO

Marghian

 

 

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UNA BELLA NOTIZIA, LE LUNE DEI PIANETI DI ALTRE STELLE POTREBBERO ANCHE OSPITARE LA VITA

POSSIBILE LA VITA SU LUNE DI PIANETI DI ALTRE STELLE

other planet moon

Un pianeta gigante “tipo Saturno”, visto da una sua luna

“Le lune esterne al Sistema Solare potrebbero ospitare la vita”. Questo è il titolo di un articoletto cheho letto alcuni giorni fa sulla Homepage di Tiscali. Da buon sardo, la consultazione delle news di Tiscali non mi manca quasi mai, specie su notizie come questa. “Una bella notizia”, ho subito pensato ancor prma di leggere. C’era anche  un pò  di fierezza, una punta di orgoglio, in questa mia esclamazione di qulche giorno fa: “modestamente”, lo avevo già pensato io da ragazzo: “grossi pianeti gassosi come Giove, se vicini alla loro stella, e sicuramente ci sono, non abbiamo ancora gli strumenti per vederli, possono avere delle lune anche grosse come pianeti che ricevono abbastanza luce e calore, e li’ c’è magari vita proprio come sulla Terra. E, stando a questa notizia, pare che le cose potrebbero stare proprio così. Ma andiamo per gradi: la notizia, e qualche considerazione.

La notizia recita pressappoco cosi’: sulla superficie e nel sottosuolo di questi corpi celesti (le lune di pianeti di altre stelle) potrebbero esistere le condizioni favorevoli alla vita (notate bene: non solo microbica, come si dice di Marte o Venere od anche la Luna, nel sottosuolo; bensì anche vita complessa). Condizioni di ambiente e clima forse addirittura migliori che sulla Terra (la Terra, su questo, non la batte nessuno; condizioni migliori magari no, ma eguali, forse si’). Poi va a spiegare che questo sarebbe possibile in quanto tali corpi, o lune, rotanti attorno a pianeti di altre stelle, riceverebbero -dice- “energia e calore non solo dalla loro stella, ma anche dalle radiazioni riflesse dal loro pianeta”. – Ma perchè questo non è avvenuto nel nostro sistea solare? Perchè i pianeti gassosi scoperti lontano da noi sono vicini alla stella madre. Ma perchè? Perchè solo quelli noi possiamo vedere, e indirattamente. Pianeti distanti come Giove dal Sole ci sono, ma solo quelli piu’ vicini fanno oscillare la stella, farne  diminuire la curva di luce- che sono i due nostri “sistemi di identificazione e scoperta”, per adesso. La notizia recita ancora che  ” i giganti gassosi che hanno catturato l’attenzione dei ricercatori sono  stati scoperti dal telesopio Kepler della Nasa. Tutti questi mondi orbitano nella cosiddetta zona abitabile della loro stella, ossia a una distanza tale da consentire l’esistenza di acqua liquida”.

Sono pianeti simili ai nostri giganti gassosi (mi ripeto, quelli come la Terra o Marte non si possono ancora identificare, con gli strumenti di oggi ) “come Giove e Saturno, e  secondo gli astronomi potrebbero ospitare molte lune rocciose”.

Sono considerate le lune (possibili per analogia, Giove ha quattro grosse lune) di ben 121 pianeti giganti! *Si sono scoperti si’, pianeti poco pi’ grandi della Terra, non gassosi, tipo i 7 pianeti della stella Trappist -1, ma qui vi scrivo di vita su delle lune di pianeti giganti e vicini alla stella madre, perciò per ora trascuriamoli.

Come potrebbero essere, queste lune? Di tutti i tipi, dal semplice asteroide come “Phobos” e “Deimos” di Marte, pochi chiometri e di forma “a fagiolo”, a corpi come la nostra Luna; od ancora- non si puo’ affatto escludere, la luna di un pianeta grande due volte Giove, potrebbe…si’, potrebbe essere grande come la Terra. Un pianeta, chiamato “luna” solo per il suo ruolo di “subordinata” del pianeta attorno al quale ruota”. Anche Titano, Luna di Saturno, ha quasi le dimensioni di Marte (5000 km di diametro a fronte dei poco piu’ di 6000 di Marte); ma Marte è per i fatti suoi, percio’..”pianeta”, ma possono esistere lune molto piu’ belle, su quei sistemi solari. Energia, calore, luce del loro sole, plus una energia detta “di marea”, ruotando attorno al grosso pianeta, la luna ha degli “stiramenti” da agitare gli strati interni, mantenendoli “fusi”, quindi fenomeni di vulcanismo attivo con arricchimento della atmosfera, deriva di zolle continentali, pressioni e temperature da garantire lo stagnare di acqua liquuda (mari, laghi, fiumi) eccetera.

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Sbarcando su una luna di un pianeta alieno, potremmo trovare un paesaggio così.

QUALCHE CONSIDERAZIONE, E PARAGONE,  CON LE NOSTRE LUNE

Si’, a questo punto ci va qualche considerazione riguardo alle lune che sono nel nostro sistema solare, e sulla possibiltà di forme di vita. Vita sulle nostre lune? Si’, ma solo elementare e microbica, dato che, sappiamo, gli ambienti sono freddi e ghiacciati. Sulle lune orbitanti attorno a pianeti gioviani VICINI alla stella madre. la cosa potrebbe essere diversa.

Vediamo alcune nostre lune, e le loro caratteristiche in particolare riguardo a ciò che esse, sulla vita, potrebbero “offrire”, tralasciando volutamente quelle piccole lune che sono solo dei “grossi sassi” come le lune di Marte. Tralasciamo anche la nostra Luna, che al massimo  potrebbe al limite ospitare, nel sottosuolo, forme di vita estremofile (capasci di vivere in ambienti estremi). La nostra Luna potrebbe al limite avere, nel sottosuolo, delle grandi cavità e caverne (la minore gravità favorirebbe l’esistere di immense “sale” di caverne..),che costituirebbero  delle nicchie, che magari imprigionano dei gas; ma per ora questo rimane indimostrabile- almeno fino a che non vi andra’ a vivere un equipaggio per dei mesi-. Vediamo alcune altre fra le principali lune del Sistema Solare, lasciando da parte per ora  la nostra bella Luna alle notti romantiche innamorati.

ENCELADUS

enceladus

Carina vero? Iniziava la rivoluzione francese quando questa luna fu scoperta da William Herchel. Era 28 agosto del 1789. Ma solo con le due mitche sonde Voyager, quando negli anni ’80 ci passarono vicine, mostrando non solo il ghiaccio d’acqua sulla sua superficie, ma le sue piccole dimensioni, appena 500 chilometri; ma un concentrato di interesse ed importanza. Riflette pratiacmente il cento per cento della luce del Sole- si dice che ha un’alta albedo, potere riflettente..- , si muove attorno a Saturno usando come “binario” uno dei suoi anelli, l’anello “E”  contribuendolo a farlo crescere rilasciando qualcosa come fa una cometa; ma anche “prendendo” gas e polveri dall’anello! La sua superficie si rinnova, tanto che “passa” da supercici antichissime ad arre invece di soli 100 milioni di anni. E’ interessantissima per i suoi “pennachi di acqua”, dei geyser, e le spaccature a testimonianza di un mare di acqua liquida. I sommovimenti mareali mantengono questo mantello di acqua a temperature forse oltre lo zero, sotto la calotta di ghiaccio spesso. In particolare, la sonda Cassini scovò  un pennacchio ricco d’acqua che si ergeva  nella regione del “polo sud” Questo avviene per via del calore calore interno, ed il fatto che ci siano  pochi crateri da impatto nel polo sud, indica che Encelado è anche adesso, geologicamente attivo. Gli sbuffi di vapore di acqua e ghiaccio sono dovutia l cosiddetto “criovulcanismo” vulcanismo a freddo..-. Possiamo fermarci qui. Tanto basta per capire che è una luna che puo’ offrire molto circa la vita extraterrestre. Vita elementare, certo. Ma non si esclude una piccola evoluzione a forme di vita un po’ piu’ complessa, chiaramente relegata nelle sache di acqua liquida, e nei fondali rocciosi, sotto il ghiaccio che ivi tutto copre.

EUROPA

europa

Che non è l’Europa degli attuali contrasti politici, fra Merkel e spread,a ata dal PD e odiata da Salvini. No, lei se ne sta ben lontana. E’ una bella luna di Giove Europa, fu scoperta come sappiamo da Galileo nel 1610. Galileo fece l’ein plein, scoprendo anche Io, Ganimede e Callisto. Questi ultimi sono lune dalla crosta rocciose, con banchi di ghiaccio anche di acqua Ganimede e Callisto. Io, invece, e’ un satellite vulcanico. Io sembra una pizza appena tolta dal forno. Potrebbero ospitare vita, ma estrema. Europa, invece è coperta interamente da ghiaccio di acqua, con un fondale di silicati ed altri minerali. Un fondale, perchè sotto il ghiaccio, Europa possiede un oceano, profondo si pensa duecento chilometri. Il suo nucelo e’ ferro e nichel (uno standard, per pianeti e lune, Terra compresa). Poco piu’ piccola della Luna, Eurpoa è la piu’ valida candidata, anche piu’ di Marte, per ospitare vita. Una vita che puo’ essersi evoluta, non lo sappiamo, anche fino agli echinodermi (stelle marine) e ai celenterati (meduse). E chssà, ancora oltre- pesci?-. Anche qui, come per Encelado, effetti di Marea per via di Giove, e “risonanza orbitale” fra Europa e le altre tre lune. Giove ha anche delle lunette, praticamente asteroidi, che non rientrano pero’ nella economia del nostro discorsetto sui possibili mondi abitati.

TITANO

titano

Ma che bello che è, titano. E’la mia luna preferita, anche piu’ della mia 🙂   E’ un pianeta Titano, tolto che e’ satellite di Saturno, quindi una bella luna. Ma questo è irrilevante, tale è la sua importanza. E’ il piu’ grande dei satelliti di Saturno, uno dei corpi rocciosi piu’ grossi del Sistema Solare. Quasi come lui per dimensioni è Ganimede, della famiglia di Giove. Entrambi sono piu’ grandi del pianeta Mercurio. Mercurio è piu’ piccolo di Titao, ma ha piu’ massa in quanto molto piu’ denso. Ricordate la sonda Huygens che si stacco’ dalla sonda madre Cassini e vi atterro’? Infatti, Titano fu scoperto da Christian Huygens, nei primi anni ’50 del ‘600, la prima luna scoperta dopo quelle di Galileo. Un corredo di belle lune fra Giove e Saturno, e la nostra Luna. Ma queta…è l’unica, come luna, a possedere una densa atmosfera. La preferico per questo.

Materiale roccioso e ghiaccio d’acqua costituiscono la sua crosta. La densissima atmosfera, una volta e mezzo la nostra, ha impedito di vedere la superficie, ma nel 2004 i veli si alzarono. La sonda Huygens vi atterrò. Cassini- Huygens ha fatto vedere: laghi di metano e altri idrocarburi liquidi nelle regioni polari, immense distese di ghiaccio di aqua, una attività geoligica recentisma, con montagne si pensa generate da cosiddetti vulcani freddi o “criovulcani (“krios”= “freddo ). Superficie piatta e liscia, pochissimi crateri – la nostra  Luna ne e’ letteralmente butterata-, continua erosione da parte dell’atmosfera.  Gia’, l’atmosfera. Vediamo come e’ fatta: per il 95% azoto – la Terra il 70 % mi sembra…-, piu’ componenti minoric ome il metano. Vi si formano nuvole di metano etano, e piove di questo materiali. Li’ c’e il ciclo del metano come qui il ciclo dell’acqua. Si pensa che li’ il metano possa fare “le vci dell’acqua” per supportare la vita; vita che teoricamente puo’ basarsi (non solo su Titano) sul silicio oltre che sul carbonio, etnrambi elementi tetravalenti.

Il clima, inclusi vento e pioggia di metano, ha creato forme in superficie come quelle presenti sulla Terra, come mari, fiumi, dune e laghi, e ci sono pure le stagioni. Ma attenzione, la sua temperatura media è circa meno 180 gradi centigradi. Che freddo. Ma per noi…

Conclusione. Penso a questo: come sarebbero, queste lune di Giove e Saturno, se tali pianeti si trovassero vicini al Sole? Encelado forse difficilmente avrebbe il mare, o temperature calde e clima umido. Non tratterrebbe una atmosfera, e mancherebbe di pressione atmosferica per trattenere acqua liquida. Ma non è detto, i parametri sono molto piu’ complessi.  Europa invece avrebbe un oceano liquido,  avvantaggiata da una gravità maggiore da trattenere i gas e l’acqua e l’aria. Titano? Titano sarebbe meraviglioso; il ghiaccio di acqua formerebbe i bacini idrici, il metano si sioglierebbe a formare con altri gas una atmosfera da trattenere il calore e l’acqua. Pensiamo poi che i limiti per esempio di Encelado, che è troppo piccolo. Le lune di altri pianeti giganti possono avere dimensioni tali da permettere il permarere di questo “guscio” di acqua e aria, mare e atmosfera, da geneare la vita. Esattamente come da noi sulla Terra. E’ difficile, che il nostro sia un caso unico. Ora, che ad aumentare le possibilità ci si mettono pure le lune, non solo i pianeti.

*Ho rubato un’altra mezz’oretta al lavoro di ufficio, ho comiciato questa mattina il post, a piccoli passi. Ora riprendo il lavoro. A  stasera ragà, ciao 🙂

Marghian

STEPHEN HAWKING- L’UOMO CHE CONCEPI’ IL TUTTO. LE SUE IDEE SULL’UNIVERSO. E LE ULTIME TEORIE, CHE RIDISEGNANO UN UNIVERSO…. PIU’ SEMPLICE.

STEPHEN HAWKING

hawking

Egli, immobile nel corpo, volava con la sua mente

(Marghian)

Ciao. In questo mio piccolo spazio non puo’ mancare qualcosa su questa gran persona che è stato Stephen Hawking. Tutti lo conosciamo. Forse non proprio tutti conoscevano il suo nome (specie per i non anglofoni come noi), non tutti nel vederlo in una foto, o in TV, lo associava alla fonetica “ste..fe..n…houking”. Ma di sicuro, la sua figura dice qualcosa a tutti, circa cio’ che egli era. “Ah, lo scienziato…”, “ah, di questo qui dicono che sia un genio…”, “poverino, però che testa..” sono state e sono le considerazioni venute in mente a tanta gente comune nel vederlo. Per cui si’, tutti lo conoscono (anche se pochi, ahime’, si interessano di scienza, meno che mai della sua scienza, quella del cosmo). Comincio ovviamente con qualche cenno biografico.

Stephen Willian Hawking, questo è il suo full name, nacque ad Oxford nel 1942, l’8 di gennaio, ed è scomparso lo scorso 14 marzo di quest’anno a Cambridge. Sulle date di nascita, e morte di Hawking, si ama trovare coincidenze, come diceva lo stesso Hawking, chiaramente egli ci scherzava:  “sono nato esattamente 300 anni dopo Galileo”. Sulla scia di questo, non si è fatto a meno di osservare che il giorno della data di morte di Hawking, 14 marzo, coincide con quella della morte di Einstein. Coincidenze, che solo quello sono, chiaramente. Hawking era “figlio di scienza”, in analogia conl’esere “figli d’arte”. Suo padre, Frank, era infatti uno scienziato, che studiò medicina tropicale a Oxford; sua madre, morta nel 2013, si chiamava Isobel Walker. Neppure ella era stupidina, infatti  anch’ella studiò ad Oxford, e si occupo’ di filosofia, politica ed economia.

Hawking comiciò la scuola primaria otto anni, alcuni anni dopo che il padre si era trasferito  nell’ Hertfordshire, a S. Alban,  con la famiglia. Stephen dovette cambiare alcuen volte di istituto, insofferente per la sua iniziale difficoltà ad imparare a  leggere (ci pensate? La difficolta’ a leggere da piccoli quindi non sempre e’ mancanza di intelligenza. Capito’ anche ad Einstein. Altra coincidenza…-.). A tredici anni, Hawking enne i suoi primi problemi di salute, delle “febbri ghiandolari” che gli impedirono di studiare alla Wtminster School, come suo padre avrebbe voluto. Nel 1963, arrivato a Cambridge, accusava considerevoli difficoltà all’uso degli arti, che gli provocavano frequenti cadute. Fu sottoposto ad esami e accertamenti medici quali biopsia muscolare e mielografia (per i nervi, la mielina conduce l’impulso  nervoso..). La diagnosi per il ragazzo fu terribile: malattia del motoneurone, una patologiadegenerativa dei neuroni che governano movimenti e contrazioni muscolari. Sla, o malattia simile. “Una variante”, come lo stesso scienziato sosteneva, che gli permise di vivere a lungo rispetto ai malati di sla. La diagnosi, orientata su questa malattia, lasciava infatti a Stephen solo due anni di vita. Nonostante tutto questo (la poca aspettativa di vita, la depressione dovuta a cio’, le sofferenze, il continuo peggioramento che lo costrinse alla fine su una sedia a rotelle ) Stephen studiava con impegno e profitto (ma pare che non fosse secchione. Piuttosto, da ragazzino piu’ che studiare preferiva smontare un orologio per vedere come funzionava…).Riuscì persino a sposarsi, ed ebbe dalla sua prima moglie tre figli. Si sposò pure in seconde nozze nel 1995 con tale Elaine Mason che conobbe negli anni ’80 da cui divorziò undici anni dopo, nel 2006.

Sappiamo tutti che Hawking, impedito dalla totale immobilità, visse costretto a comunicare con un sintetizzatore vocale. Anzi, la voce metallica del sintetizzatore (egli non volle mai una riproduzione fedele della sua voce, seppure possibile) è una delle cose che sono nella sua immagine pubblica e popolare. Infatti Hawking era diventata anche una icona pop. Per via anche delle numerose trasmissioni televisive, e documentari, cui anche partecipo’. Era un eccellente divulgatore. E’ stato raffigurato persino in certe striscie fumettistiche, e rappresentato nel cinema. Il film “La teoria del tutto”. Ma soprattutto Stephen Hawking è stato un fisico, un matematico ed un astrofisico. Su questo aspetto del sapere, egli ha concentrato il suo studio e la sua opera. La fisica degli astri, appunto. I suoi studi hanno toccato campi delicati ce complessi come la cosmologia  quantistica, la termodinamica quantistica (e che so’,ste cose? Ancora un po’ e ci arrivo..),  i buchi neri , e l’origine e fine dell’universo.

Fu titolare della cattedra detta “Lucasiana” di matematica a Cambridge, la stessa che fu di Newton. Carica che ricoprì per ben trent’anni, dal 1979 al 2009, e ha dirretto fino alla fine della sua vita il dipartimento di matematica applicata e fisica teorica sempre a Cambridge. Le onorificenze e i titoli non si contano: membro della Royal Society, della Royal Society Of Arts, e Pontificia Accademia delle Scienze, e ricevette da Obama la Medaglia Presidenziale della Libertà. che è la piu’ alta onorificenza americana concessa dal Presidente USA.

Fin qui, per sommi capi ed a grandi linee, la storia di Hawking. Ma di cosa si è occupato Stephen, in specifico? Quale fu il suo contributo, e su quali aspetti?

CONTRIBUTI DI STEPHEN HAWKING ALLA SCIENZA DEL COSMO

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Fra gli studi e i contributi apportati da Hawking alla scienza dell’universo, cito alcune voci fra le più rilevanti.

  • – Lo studio sui buchi neri, a cui Hawking ha dedicato anni di ricerca. I buchi neri sono quegli oggetti cosmici misteriosi, prodotto finale del collasso di stelle di grande massa (occorre una massa iniziale della stella di origine che sia diverse volte la massa del Sole) che, una volta cessata la forte pressione interna dovuta alle reazioni nucleari di fusione del plasma interno, si contraggono sino a diventare talmente dense da impedire persino alla luce emessa di uscire da un certo suo raggio. Teoricamente- ecco qui, gli studi di Hawking e di altri prima…- un buco nero puo’ diventare infinitamente piccolo e di massa infinita, sino a costituirsi una cosiddetta “singolarita’ gravitazionale”.
  • – La radiazione di Hawking, che riguarda la prima voce. Infatti, secondo i calcoli di Hawking, a ridosso di un buco nero si genererebbero coppie virtuali di particella e antiparticella, delle quali coppie quella con energia negativa “cade dentro” al buco nero, e questo perde massa. Per via di questa radiazione, il buco nero e’ destinato ad evaporare, se smetti pero’ di fagocitare materia dal mondo circostante (generando cosi’ forti emissioni elettromagnetiche e onde gravitazionali…).
  • – Lo “stato di Harthe-Hawking”, una cosetta studiata da Hawking con questo Harthe, che sarebbe..” la teoria dell’inizio dell’universo da una singolarita’ senza inizio” (?!). Cioe’, fuori dall’universo esisterebbe –da sempre-un “mare” di fluttazioni quantiche, da cui nascono universi, e da una di queste fluttuazioni sarebbe spunato anche il nostro universo. Mentre prima, la nascita dell’universo era concepita come un inizio da un punto senza dimensioni, dal nulla.
  • – La termodinamica dei buchi neri, ossia l’applicazione dei principi di termodinamica e entropia (tendenza delle cose al disordine, all’equilibrio termico) alla sfera dei buchi neri.
  • – La teoria del tutto, pensate al titolo del film del 2014 – che purtroppo non ho visto- con l’attore Eddie Redmayne. Affascinante. Ma che cos’e’ la teoria del tutto? Gia’ “cosmologia quantistica”, unire galassie e particelle, ce lo anticipa. E’ un termine mutuato dalla fantascienza, con l’idea di unificare leggi e forze in una unica realta’, ma diventata poi una idea seria. Einstein lavoro’, senza riuscirci, alla teoria del “campo unificato”, ove le forze fondamentali (nucleare, elettromagnetica e gravitazionale) e le rispettive particelle mediatrici si potrebbero incasellare in una unica cosa. Sia Einstein che Hawking, con un certo Roger Penrose ed altri, hanno lavorato su questo (equazioni di campo e altri calcoli). Per ora rimane solo una teoria, per quanto fantastica. Una partcella sembra sfuggire a questo incasellamento. E’ la gravità, la particella che la media, “il gravitone”, non e’ stata ancora scoperta.
  • – La spiegazione e la divulgazione di cose come l’evoluzioine galattica e l’inflazione cosmica. Vien detta “inflazione” in cosmologia quella importantissima fase della evoluzione dell’universo nella quale l’universo iniziale abbia avuto una rapidissima espansione. In una frazione di miliardesimo di secondo, subito dopo il Big Bang, l’universo si sarebbe espanso per miliardi di volte il suo diametro. E ci sarebbero state piu’ di una fase inflazionarla. Questa sorta di esplosione nella esplosione (o piu’ di una) avrebbe generato non una, ma piu’ “bolle di spazio-tempo”, ossia piu’ universi.
  • – La cosmologia quantistica. Ossia cercare di far conciliare e collegare le leggi cosmiche (tipo la relatività) con quelle della fisica quantistica (del mondo fatto di particelle cme i protoni e ancora piu piccole). Il famoso bosone di Higgs, ad esempio, e’ un ente quantistico subatomico ma che da la massa a tutte le altre particelle (quelle che interagiscono col campo di Higgs acquistano massa, come un vento che le frena dandogli peso insomma…).
  • – Il contributo all’elaborazione di teorie sul multiverso. E questo si collega al punto precedente. Da questa singolarità “senza inizio” di Hawking e Harthe si sarebbe generato non l’universo ma molti universi. Universi isola, a bolle, paralleli o divergenti, universi a brane (??!!), infiniti o finiti, in numero infinito o finito.

Ho lasciato questa voce sugli studi di Hawking per ultima (non tutte sono citate) per collegarmi ad una novita’, apportata da Hawking ai suoi stessi studi. Una sorta di ripensamento, o “passo indietro”, fatto dallo scienziato sulle sue teorie: L’universo sarebbe piu’ semplice.

UNIVERSO SEMPLICE

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O SEMPLIFICATO, DALLE ULTIME TEORIE

Ragazzi, l’universo sembra essere molto più semplice di quanto non si pensasse prima. O è stato solo semplificato, dalle ultime teorie di Stephen Hawking, e dello scienziato belga Thomas Hertog. Vi descrivo in breve cosa dice l’ultima teoria dei due scienziati, e del perché di questo “passo indietro” di Hawking poco prima della sua scomparsa, avvenuta a metà marzo di quest’anno, il quale ha teorizzato e descritto un universo estremamente complesso, ed un “multiverso” infinito (se c’e’…).

Allora ,dall’ultimo studio ad opera Hawking sull’origine del’universo, i cui contenuti erano stati anticipati a gradi linee proprio a pochi giorni dalla sua scomparsa, su un prestigioso giornale di fisica e astrofisica, che titolava “a smooth exit from an eternal inflaction”, ossia “una uscita in punta di piedi da una eterna inflazione”. Raga’, e che l’è sta cosa? Vediamo….In breve, le attuali teorie descrivono il cosmo come una specie di “frattale infinito” (un frattale e’ un qualcosa in cui ogni pur piccola frazione riproduce approssimativamente la forma dell’intero), fatto di tante “bolle gravitazionali” contenenti stelle e galassie, ossia tanti universi “isola” separati da immensi oceani di vuoto in continua espansione; con punte di accelerazione di detta espansione cosmica (che sono, appunto, le cosiddette “inflazioni” di cui vi ho scritto prima). Ecco il passo indietro di Hawking che, proprio lui, concepiva un big bang senza inizio, generante continui universi all’infinito. Proprio lui sembra invece, dagli ultimi studi, essersi su questo…”mangiato le parole”, detto volgarmente.

Ma una cosa è la teoria, anche se di una mente illustre, altra cosa è la sperimentazione pratica. Infatti, il compito di dimostrare come stanno le cose, se ci riusciranno, spetta ad esperimenti davvero notevoli, come le rilevazioni di onde gravitazionali con i famosi rilevatori “Ligo” (America) e “Virgo”, a Cascina vicino a Pisa (li avete sentiti nominare, si’?) ed altri interferometri- si chiamano così, strumenti che lavorano in tandem a distanze grandi fra loro e se ne rilevano le differenze- , che verranno messi a punto anche nello spazio. Con questa cosa è nata una nuova astronomia, vedere impatti fra buchi neri, “abbracci mortali” fra stelle di neutroni” (sono i nuclei superstiti delle supernovae) ecceteRa. Eventi rari, ma relativamente frequenti a livello globale, che permettono una “mappatura gravitazionale” e quindi, le strutture che ci fanno capire come e’ l’universo insomma- e non solo con le osservazioni ottiche e radio..-.

Ora vengo all’altro personaggio illustre di questa sorta di “rivisitazione” delle ipotesi cosmologiche di Hawking. Thomas Hertok, dell’università cattolica di Loviano, in Belgio, ha parallelamente a Hawking sostenuto che, con gli interferometri laser per le onde gravitazionali, si potrà non solo “mappare” grosso modo l’universo, ma addirittura si potrà risalire alle prime fluttuazioni del Big Bang che avrebbero creato le prime pieghe dello spazio-tempo, da cui deriverebbe la attuale struttura gravitazionale dell’universo. Come si fece con la radiazione cosmica, mediante il satellite giapponese Kobe- metà anni ’90 mi sembra…- che individuo’, ad appena 300mila anni dal Big Bang (osservando le radiazioni di fondo formatesi allora..) , delle irregolarita’, delle “chiazze” da cui sono derivate le regolarità attuali che fanno somigliare l’universo ad un formaggio gruviera, o ad una spugna, ammassi di galassie separate da enormi vuoti. Che poi sarebbero “pieni” di energia oscura, la forza che fa espandere e accelerare il cosmo; mentre la materia oscura permeerebbe tutto, tenendo insieme l’universo (approfondirò, qualche settimana di pazienza…. 🙂 ).

Quindi, in soldoni, da ultime considerazioni, equazioni , e elaborazioni al computer e modelli cosmologici,(raga’, qui entriamo nella gravita quantistica,teoria delle stringhe o corde, termodinamica dei buchi neri, modelli dell’universo “chiuso” o “aperto” e cose così sembrerebbe che l’universo sia molto più piccolo (ma attenzione, sono sempre duemila miliardi di galassie, da recenti stime …) e semplice. Gli universi (per Hawking il Big Bang avrebbe generato piu’ universi), non sarebbero in numero infinito. Vedremo….

Per finire, come abbiamo visto le prncipali teorie di Hawking (o da lui riprese e studiate) sono: la teoria dell’inizio dell’universo da una singolarita’ senza inizio (fuori da tempo e spazio), detto “stato di Harte- Hauking”; la radiazione di Hawking (questa cosa e’ bellina, nell’orizzonte degli eventi di un buco nero particelle virtuali si divideono in p e anti p, quelle di massa negativa cadrebbero nel buco nero, che piano piano in teoria, evapora, sparisce proprio); il multiverso (non da solo, chiaramente, contributo con altri scienziati); l’evoluzione galattica e formazione delle galassie e l’inflazione cosmica. Questa cosa è forte. L’universo si espande, in maniera costantemente accelerata (costante detta di Hubble), ma ha avuto delle fasi in cui si e’ gonfiato .di colpo. Nulla supera la velocità della luce, okay. Ma lo spazio puo’, in certe fasi, espandersi piu’ veloce mente della luce. E lo ha fatto, con le inflazioni. Ecco perche’ l’universo, pur con una età stimata di 13,7 miliardi di anni, avrebbe un “diametro”, fra virgolette, di diverse decine di miliardi di anni luce almeno. E conterrebbe, l’universo, almeno duemila miliardi di galassie. Una sola galassia ha decine o centinaia di miliardi di stelle E, sappiamo per certo, solo nella nostra galassia i pianeti sono miliardi e miliardi. Alla faccia dell’univeso semplice… 🙂


Okay raga’, ci sono arrivato. E’ un post che ho fatto questa mattina al lavoro, a piccoli pezzi, nei tempi morti del servizio. N pomeriggio l’ho controllato, prima dell’incolla finale. Scrivevo a fasi di dieci minuti, poi altri dieci o cinque. Eh, quando non si ha tempo, ci si deve arrangiare 🙂 

Okay, ora riprendo con le care vecchie schede del Tribunale di Oristano, da digitalizzare.

CIAO

Marghian

 

LA TERRA E LA LUNA, COMPAGNE DI VIAGIO. E L’UTILITA’ DELLA LUNA, PER LA TERRA

TERA E LUNA

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La Luna si sarebbe formata circa quattro miliardi di anni secondo tre ipotesi: dalla aggregazione  un nugolo ad anello di milioni di meteoriti, e polveri, che ruotavano attorno alla Terra primordiale quando questa, ancora fumava da spaccature e fori  della sua crosta, ancora in fase id solidificazione; dal cuore stesso della Terra, un pezzo staccatosi da essa (alcuni hano visto nella depressione del Pacifico, parte di cio’ che sarebbe emigrata nello spazio a formare la Luna); ed ancora, e questa e’ l’ipotesi piu’ bella, e la piu’ accreditata, dallo scontro della Terra primeva con un pianeta, un corpo delle dimensioni di Marte. In parte fusosi con la Terra, in parte a costituire il “cerchio” di meteoriti di cui alla prima ipotesi- che non contempla lo scontro con altro corpo celeste, mentre questa si’-. Tre ipotesi, ma di fatto, ancora, non lo sappiamo.  Comunque sia, la Luna e la Terra sono, da sempre….

 COMPAGNE DI VIAGGIO

Ciao. Ho scelto questa immagine, molto significativa, della Terra e la Luna. . La Luna, compagna della Terra. Pensate che la Luna, pur “senza vita”, è importante per la vita qui, come la conosciamo. Ci avete mai pensato? Senza la Luna (legata gravitazinalmente alla Terra, anzi legate insieme, ma la Terra ha una massa molte volte superiore, quaranta volte credo, forse di più), la Terra occuperebbe sicuramente un’altra orbita. Senza la Luna, la Terra avrebbe un’altra velocità di rotazione. L’asse avrebbe oscillazioni diverse, i poli trasmigrerebbero con maggior facilità. Immagina gli effetti della Luna sui moti convettivi del mantello di magma sottostante la crosta, le diverse spaccature nella crosta, diversa deriva dei continenti eccetera. Senza la Luna, noi non ci saremmo. Ma questo, non vuol dire che un pianeta senza una luna non abbia la vita, e la vita intelligente. No, questo no. Ma per la nostra storia, per la storia “personale” della Terra, la Luna, così muta e piccola, è stata determinante.

Marghian

Questo post e’, nella seconda parte- dopo il titolo  “compagne di viaggio”, una mia piccola riflessione postata tre giorni fa su Facebook. Si’, adesso sono anche li’. La Luna. Ci dedco questa canzone, di Ruggeri.

Oh kaiser, il video non si puà incorporare.  C’e l’immagine del video, ma rimanda su Youtube. Fa ‘istèss, dicono a Torino…

CIAO CIAO  🙂

 

A’ RIECCOCI…. I SETTE PIANETI DELLA STELLA TRAPPIST-1 Una riscoperta nella scoperta. La’ sopra c’e l’acqua

I SETTE PIANETI DELLA STELLA TRAPPIST-1

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Ciao. Finalmente mi ritrovo a scrivere su questo blog, dopo una sospensione delle attivita’ che durava dalla fine di settembre, pensate, del 2016, “una vita” come si dice. Ma non per il cosmo, che ha almeno 13 miliardi di anni e mezzo e non li dimostra. A parte che non e’ vecchio, dato pensa continuera’ a crescere (poiche’ davvero l’universo cresce, espandendosi) per molte decine, se non centinaia di miliardi di anni ancora. Molti ricorderanno. Ho ripreso a scrivere, “dicevo”, dopo tutto questo tempo. Nonostante gli spunti grazie a questo generoso universo ed alla scienza che se ne fa per noi portavoce, non mi mancano. Ma ci sono fattori impedenti di mezzo, la pigrizia in primis; ma con l’attenuante, credo e spero, della mancanza di tempo per via delle incombenze varie, e di fisiologica, nel senso di normale se si trascorrono in casa le poche ore libere, stanchezza serale.

Fra i tanti “spunti” per scrivere di nuovo su questo blog, a stimolarmi particolarmente, una notizia letta qualche giorno fa sul web, ossia che alcuni pianeti non “figli del Sole” scoperti di recente, hanno acqua nella loro superficie. E’ questa, la bella notizia per chi si interessa di argomenti di carattere scientifico, cosmologico in particolare. Ma andiamo per gradi.

LA SCOPERTA DEI PIANETI DI UNA PICCOLA STELLA NANA

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Posizione della stella Trappist- 1 in Acquario

Si ricordera’ senz’altro la sensazionale scoperta fatta circa un anno e mezzo fa di ben sette pianeti extrasolari, orbitanti attorno alla stella denominata “Trappist-1”. Una notizia che giustamente fece il giro dei mass media, e del web. Ricordiamo un po’ le cose. Innanzitutto Lei, “la mamma”, la stella Trappist –1. Vediamo un po’ il suo identikit stellare. Trappist –1 e’ una stella del tipo “nana rossa”

, ossia facente parte di quella categoria di stelle che hanno una massa compresa fra lo 0,08 per cento e l’8 per cento della massa del Sole. La massa di questa stella si avvicina al valore limite superiore, circa appunto l’8 per cento. Una massa sufficiente, ci basti sapere, a tenere viva la reazione di fusione nucleare interna si’ da farle meritare di rimanere nella sequenza principale. Un diagramma che classifica tutte le stelle che siano davvero tali. Mi spiego: il pianeta gassoso Giove, ad esempio, e’ troppo piccolo e non genera le sufficienti pressioni gravitazionali al suo interno. Come sono troppo piccole le stelle del tipo “nana bruna”, piu’ grandi di Giove ma non di massa sufficiente. Dunque, nella sequenza principale c’e la “famiglia” alla quale appartiene Trappist –1. E’ una categoria di stelle molto importante, in quanto costituisce la specie piu’ numerosa di stelle, e con una vita attiva molto lunga. In teoria potrebbe vivere centinaia o migliaia di volte di piu’ della eta’ attuale del Sole. Ed esetignuersi POI, chissa’ quando, come stella “nana blu”, fino ad ora soltanto teorizzata dai cosmologi. Trappist- 1 ha un raggio di circa 170mila chilometri, il 12 per cento di quello del Sole ed una temperatura superficiale di molto inferiore a quella del Sole, si stima intorno a 2552 gradi della scala Kelvin. Trappist –esiste da circa mezzo miliardo di anni, quindi molto giovane – considerando come abbiamo visto la sua lunga “aspettativa di vita”.

I PIANETI DI TRAPPIST-ONE

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Vi riporto qui una “breve storia” (cosa che avrei dovuto fare piu’ di qualche anno fa…) sulla scoperta fatta dagli scienziati circa questa stella e cio’ che le gira attorno. Quello che sappiamo, chiaramente.

Nel deserto di Atacama, in Cile, opera un importante osservatorio, quello di La Silla, con un telescopio denominato Trappist. Da li’, nel 2015 un gruppo di scienziati dell’universita’ di Liegi scopri’ tre pianeti attorno a Trappist –1. Ci riuscirono grazie al metodo detto “fotometrico” dei transiti. In poverissime parole, osservando la luce di una stella che “perde di intensita’” quando qualcosa le passa davanti. Osservando una miniecclisse insomma, della stella.. Comunque, le osservazioni durarono dal settembre al dicembre del 2015, e la scoperta venne pubblicata poi a maggio del 2016. Tra pianeti, ma ricorderete senz’altro che si e’ parlato di sette pianeti. Infatti, nel febbraio dello scorso anno, la Nasa annuncio’ di aver scoperto altri quattro pianeti attorno alla stella, con il “prestigioso” telescopio Spitzer. Di questo sette pianeti( definiti sette fratelli o sette sorelle dalla gente comune come noi..), ben tre risultano addirittura trovarsi nella cosiddetta “zona abitabile”. Entusiasmante, ‘sta cosa, per la possibile presenza di vita, essendo tale “zona orbitale” la “distanza giusta” per la probabilita’ che si mantenga, sulla superficie di un pianeta, acqua allo stato liquido e quindi, forse, avvengano processi chimici di evoluzione, e di vita. E li’ ti voglio, riguardo alla novita’ accennata all’inizio del post. Ancora un’altra cosa pero’, circa le caratteristiche dei pianeti di Trappist –1 che, ricordo, e’ una piccola stella nana rossa. I pianeti, la maggior arte di essi che si trovano nella “sona abitabile” di una stella di questo tipo, essendo vicini alla stella madre (la zona abitabile di una stella piu’ grande, vedi il Sole, e’ ovviamente piu’ distante..), questi pianeti hanno “rotazione sincrona” per via dei cosiddetti “blocchi di marea”, la gravita’ cioe’ della stella che obbliga il pianeta a mostrare ad essa sempre la stessa faccia, con l’anno che coincide – circa- col giorno. Avete presenti Terra e Luna? Sole e Venere? Ecco, una cosa di questo tipo. E questo implica chiaramente che fra la zona permanentemente in luce e quella in oscurita’, c’e un forte excursus termico. E eventualmente la zona piu’ “privilegiata” sarebbe in mezzo, nella zona del “terminatore”, che e’ la linea di separazione fra giorno e notte. Poi la stella, da brava nana rossa, ha delle variazioni, brillamenti eccetera.

I pianeti sono vicinissimi alla stella madre (se confrontati con le distanze dei nostri pianeti dal Sole) ma, essendo la temperatura della stella di molto inferiore a quella di una stella come il Sole, anziche’ arrostire, ci si potrebbe vivere. Ma per la vita, considerando tanti fattori interni ed esterni alla stella e al pianeta che qui sarebbe difficile elencare, perche’ ci sia vita manca una cosettina: l’acqua, ma l’acqua allo stato liquido. Ecco ceh la scienza si sta dando da fare per scoprire proprio…l’acqua calda J Calda, rispetto ai ghiacci perenni di Marte, Europa, Callisto, Titano od anche in piccola parte, la Luna, nei fondi dei crateri dove non entra mai il Sole.E, qualcosa, e’ stata trovata. Proprio nei pianeti di Trappist – 1. Vediamo.

RISCOPERTA NELLA SCOPERTA

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Avvicinandoci al sistema Trappist- one,  vedremmo queseto: pianeti che eclssano la stella.

I sette pianeti in questione, si trovano molto vicini a noi. Si’, vicini. Se la galassia ha un diametro di 100.000 anni luce (si’, centomila anni..luce), Trappist – 1 si trova ad appena 40 anni luce da noi. Altra caratteristica, sono pianeti “rocciosi”, ossia hanno una crosta solida tipo la Terra, la Luna, Venere o Marte. Sono stati scoperti tanti altri pianeti di altre stelle, ma quasi tutti, sono grossi e gassosi come Giove, Saturno o Urano. Pianeti che sono delle “quasi stelle”, potremmo dire. Un grosso guscio di idrogeno, elio, metano, ammoniaca ed altri gas, con un nucleo di idrogeno pressato da sembrare metallo. Questi pianeti “gioviani” sono i piu’ facili da trovare, essendo la ricerca “indiretta” e questi corpi interagiscono piu’ fortemente in luce e gravita’ con la stella genitrice. Mentre i “sette fratelli”, sono piccoli e rocciosi, come la Terra. Veniamo alla notizia. L’universita’ di Birmingham, ha pubblicato un anno fa degli articoli che descrivono le caratteristiche di questi pianeti, avvicinando tali caratteristiche a quelle del nostro sistema solare. Un pianeta in particolare, “Trappist – 1 e” (cosi’ sono indicati, nome stella e lettera dell’alfabeto ) potrebbe essere particolarmente simile alla Terra. Ma in che senso? Ecco quanto scrive la pagina di Fiscali che ho letto qualche giorno fa:

 Hanno fino al 5% della loro massa fatto d’acqua

I ricercatori, guidati da Amaury Triaud, hanno osservato che tutti i pianeti hanno fino al 5% della loro massa fatto d’acqua. Un dato significativo, se si considera che sulla Terra gli oceani rappresentano solo lo 0,02% della massa. Cinque dei sette pianeti inoltre sembrano essere privi di idrogeno ed elio nella loro atmosfera, proprio come Nettuno e Urano, mentre TRAPPIST-1e appare come il più simile alla Terra per dimensioni, densità e quantità di radiazioni che riceve dalla sua stella, anche se la sua atmosfera non è stata ancora studiata in dettaglio.

Nello studio sono state fatte delle stime più precise della massa, del raggio e della densità dei pianeti, ricavando più informazioni sulla loro struttura. “Hanno determinato che sono tutti rocciosi, uno anche più della Terra. Questa è una delle caratteristiche che si pensa debbano avere i pianeti per essere abitabili”, spiega Raffaele Gratton, dell’Osservatorio di Padova dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf). I 7 pianeti di Trappist-1 sono considerati temperati, cioè sotto certe condizioni geologiche ed atmosferiche potrebbero avere, secondo i ricercatori, le caratteristiche che permettono all’acqua di rimanere liquida.

Lo sforzo ora è capire quale potrebbe essere abitabile

“Combinando i nuovi dati pensiamo che somiglino a Mercurio, Venere, la Terra, la Luna e Marte”, commenta Triaud. In uno dei 4 studi i ricercatori si sono concentrati sull’atmosfera dei pianeti, facendo per alcuni di loro la prima analisi del genere. Hanno così osservato, rileva, “che non c’era molto idrogeno”. Anche questo è un dato importante per capire quali pianeti possono ospitare la vita, “ma altre informazioni arriveranno con il telescopio spaziale James Webb, il cui lancio è previsto per l’anno prossimo”, continua Gratton”.

CIAO RAGA’, CIAO

Marghian

 

LEGGETE QUESTO, PER ORA. ABBIAMO UN PIANETA COME LA TERRA, E’ VICINISSIMO

Ciao. Non posso sapere quando riprenderò’ a scrivere “a pieno regime”  su questo blog (poveretto questo blog, fermo da diverso tempo, a nell’altro invece qualcosa ce l’ho messa …). Devo ancora finire la seconda parte di questo post, non vi posso promettere quando. Ma intanto leggete questo, e’ una notizia che ho appreso l’altra sera. Ve la espongo, tergiversando un po’… su qualche dettaglio.
C’E UN PIANETA ATTORNO ALLA STELLA PROXIMA CENTAURI!
prox_b
Ho scelto questa immagine di fantasia. Rende l’idea
Una notizia sensazionale, perché la particolarità di questo ennesimo pianeta extrasolare sta nel fatto che si trova vicinissimo a noi. Si’, vicinissimo, poco più di quattro anni luce. Tale e’ la distanza fra il Sole e noi e la famosa stella Alpha Centauri, che ha come compagna la Proxima Centauri, attorno alla quale stella (nana) ruota il pianeta.  Già se ne parlava, io stesso parecchi  anni fa ipotizzai questa cosa (pensai: “magari attorno ad Alpha Centauri o Proxima  c’è un pianeta come la Terra e non ci accorgiamo perché oggi i telescopi ottici non arrivano ancora ad osservare pianeti piccoli..”), ed io stesso ho trattato in post questa cosa-vedere qui-, ma adesso non e’ più una ipotesi, e’ ufficiale. Alcuni astronomi, per più di cinquanta notti, hanno puntato i telescopi della European Southern Observatory (praticamente “organizzazione europea per l’osservazione astronomica nell’emisfero australe”) ad Atacama in Cile per cercare appunto conferma dell’esistenza di un pianeta che si ipotizzava- come avevo scritto anche nel vecchio post- trovarsi attorno alla stella Alpha del Centauro – e queste osservazioni, dopo quelle che si sono succedute dal 2000 al 2014, hanno prodotto la scoperta confermante.
 
La scoperta fa epoca, in quanto si tratta della individuazione certa di un pianeta simile alla Terra che si trova poi vicinissimo; Proxima Centauri e’ difatti la stella più vicina a noi dopo il Sole. La sua luce ci arriva dopo più di quattro anni. E’ tanto,  ma per altre scoperte simili le distanze sono dell’ordine di centinaia, migliaia di anni luce! Proxima b, questo e’ importante, è poco più grosso della Terra e si trova all’interno della cosiddetta zona abitabile della sua stella Proxima Centauri; e’ la zona cioè in cui le temperature permettono all’acqua eventualmente presente sul pianeta di rimanere allo stato liquido e all’aria- sempre se e’ presente- di conservarsi a densità e temperature accettabili per la vita. Sapete come gli scienziati hanno battezzato questa fascia abitabile? Zona “Riccioli d’oro”. Perché nella fiaba “Riccioli d’oro e i tre orsi”,  la bambina protagonista sceglie sempre, fra gruppi di tre cose che le vengono proposte, quelle che stanno nella via di mezzo- non troppo grandi ne’ troppo piccole”, “non troppo dolci ne’ troppo amare”, e cosi’ via.  La via di mezzo, esattamente come sembra fare la vita su un pianata. E Sì, “Proxima-b è un cosiddetto “pianeta Goldilocks”, e questo alimenta.. certe “speranze”, mediate però dalla cautela.
Okay, Fatta questa “indispensabile” 🙂 precisazione, vediamo cosa si e’ capito di questo pianeta. Ha una massa 1,3  volte quella della terra. Orbita ad una distanza di circa sette milioni di chilometri dalla stella madre. Vicinissima, se pensate all’orbita di Mercurio attorno al Sole che ha un raggio medio di circa 58 milioni di chilometri che vengono percorsi in 88 giorni; Proxima Centauri b orbita in soli undici giorni; eppure, si trova in una zona che, come abbiamo visto, e’ “privilegiata”; la stella Proxima Centauri, e’ una stella del tipo “nana rossa”- vedere in proposito la prima parte del post sull’evoluzione delle stelle..-, con un raggio di sette volte inferiore a quello del Sole ed una ed una luminosità molto bassa. E’ possibile quindi che sulla superficie del pianeta si condensi acqua allo stato liquido e le temperature siano accettabili per la vita. Certo, le cose non sono così semplici e non si deve “cantar vittoria”- vale soprattutto per quelli come me che ci tengono particolarmente 🙂 -.
Prima di tutto, la “stella madre”, che poi fa parte del triplo sistema di stelle che noi  gente comune chiamiamo semplicemente “Alpha centauri” (Alpha Centauri a e Alpha Centauri b sono “due stelle in una” e, appunto, la “Proxima Centauri” che a noi qui interessa), e’ soggetta a forti brillamenti per via della alta densità interna, e moti convettivi che generano forti campi magnetici. Immaginate quanta radiazione, data poi la vicinanza del pianeta che se la becca quasi tutta. La luce che gli arriva e’ circa due terzi di quanto non ne riceva la Terra dal Sole, ecco perché la zona “riccioli d’oro” e’ di pochi milioni di chilometri, la distanza del pianeta dalla stella. Ipoteticamente, e’ possibile che ci sia la vita.
 
Si e’ visto anche che il pianeta ha un’orbita sincrona o quasi, rivolge alla stella sempre la stessa faccia tipo la Luna con la Terra, e le  condizioni ideali per la vita andrebbero cercate tutt’ al più nella zona in ombra; e’ li’ che poi si è protetti da raggi X e ultravioletti, prodotto dei brillamenti che, come ho scritto, vengono prodotti dalla stella. 
 
Un giorno forse non lontano potremo stabilire con maggior certezza le caratteristiche dell’atmosfera del pianeta, e vai con composizione chimica, temperatura e così via. ossigeno e metano, ad esempio, sono dei potenziali “marcatori” della possibile presenza di vita che, prudentemente, la scienza immagina sotto forma di microorganismi- i famosi batteri per intenderci- e non già omini verdi…-. Scoprire di più ci sarà più facile se il pianeta orbita in modo da eclissare la stella madre- i gas dell’atmosfera filtrerebbero la luce della stella eccetera…-. Ho letto che Hubble, l’ormai mitico telescopio spaziale- grande come un autobus-, ci tornerebbe ancora utile, puntandolo in quella direzione.
 
Ma non e’ tutto, Proxima Centauri B ha acceso la fantasia mia ma anche degli scienziati anche per l’invio di qualche sonda automatica che, spinta da dei laser, arriverebbe a viaggiare ad un quinto della velocità della luce e così arrivare nei pressi del pianeta in poco più di 20 anni, e si aspetterebbero altri quattro anni e passa per ricevere i dati (invece che i venti minuti, più o meno, per i dati che ci arrivano da Marte o qualche giorno per Plutone). Raga’, questa cosa mi ha incuriosito ed ecco che cosa ho letto in un sito: “…Si tratta del progetto “Breaktrough Starshot, ha l’obiettivo di costruire e inviare delle nano sonde proprio verso il sistema di Alpha Centauri, di cui Proxima Centauri fa parte. Le sonde verrebbero spinte dal laser e raggiungerebbero una velocità pari a un quinto di quella della luce. Riusciremmo così a raggiungere Proxima b in circa 20 anni..”. Forte, vero?
Come sapete- e come ormai sappiamo per certo- , ne esistono tanti altri. Il telescopio spaziale Kepler has covato migliaia di pianeti; ora, tolti quelli grossi e gassosi- tipo Giove o Saturno, le sospette “nane brune” che pianeti non sono” eccetera, alcuni sono simili alla Terra e potenzialmente abitati o abitabili e potenzialmente abitabili. Ma questo e’ il pianeta roccioso più vicino, e che potrebbe addirittura un giorno ospitarci, quando per il “troppo affollamento” o per la nostra incuria-cosa più probabile- si dovrà lasciare la Terra. Questa “emergenza” e’ di la’ da venire, e accadrà magari fra dieci o centomila anni se accadrà. Ma intanto, accontentiamoci di sapere che a pochi anni luce da noi c’è un piccolo mondo, tutto da capire.
*—-*—-*
 
Ho ripristinato il commento musicale, e’ la mia versione dell’Aria sulla IV corda di Bach- che   è  adatta a post come questo, come sapete da qualcuno che ne sa qualcosina in più  🙂 e che, fra l’altro, serve da  (ulteriore) intervallo: in questi giorni devo portare il pc a “visita specialistica”. Come pc non e’ guasto, anzi; ma devo vedere meglio la cosa sul sistema operativo e i programmi. Infatti non mi girano i programmi musicali,  che mi lasciano ascoltare le cose che ho gia’ fatto-tipo questa musica-  ma  non mi fanno fare altro: suono  due note e si blocca tutto, da dover anche riavviare il pc- che lo possino…     🙂 
CIAO
Marghian

ANCHE LE STELLE NASCONO, CRESCONO, MUOIONO.MA NON TUTTO FINISCE -PRIMA PARTE

LE STELLE, COME CI APPAIONO IN CIELO

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In una qualunque notte limpida, il cielo si vede trapunto di stelle. Questi puntini luminosi, agli occhi del profano ( e cioè di me, di voi-in generale- , e di tantissima gente nel mondo definita uomo della strada dagli esperti), ci sembrano tutti eguali o quasi, a parte delle differenze nella loro brillantezza e grandezza apparenti. Fra questi innumerevoli puntini luminosi ci sono anche le luci dei pochi oggetti non stellari, fra i quali alcuni pianeti del nostro Sistema Solare che si confondono con le stelle se non sappiamo bene dove guardare. Infatti, ci sembrano stelle Giove, Venere, Saturno e Marte. Ma le stelle, lo sappiamo, non sono tutte uguali. Esse si differenziano infatti grandemente per dimensioni- qui si intendono quelle reali-, tipo di radiazione emessa, composizione interna, durata del ciclo di vita eccetera. In una sola frase, ci sono diverse tipologie di stelle. Sappiamo anche che le stelle hanno pure loro un ciclo vitale. Le stelle infatti nascono, evolvono, muoiono (termine chiaramente “di convenienza”, dato che non parliamo di esseri biologici ma comunque appropriato, in quanto pure le stelle  terminano in qualche modo la loro esistenza-e dalle loro “ceneri” ne nascono altre-).

LA CULLA DELLE STELLE. ECCO DOVE ESSE  SI FORMANO

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La nota nebulosa “Testa di cavallo”, nella Costellazione di Orione.

LA NASCITA DI UNA STELLA

All’inizio della storia di una stella, abbiamo nello spazio una regione occupata da gas e polveri più dense del diffuso mezzo interstellare, molto più rarefatto. Questi nugoli di materiale più denso, soprattutto idrogeno ed elio, vengono definite dagli astronomi “nubi molecolari” perché li’ si ha la formazione di idrogeno molecolare , partendo da singoli atomi di idrogeno – che e’ l’elemento più abbondante in natura, e questa cosa e’ fondamentale, nella economia del nostro discorsetto- . Morale, queste nubi molecolari sono fucina di nuove stelle.
Succede- spiegato a grandi linee- che all’interno di queste nebulose più dense, si formano dei grumi di materia ancora più concentrata, materia che ad un certo punto della storia tende ad essere “confinata” in una regione sempre più ristretta per effetto di una maggiore attrazione gravitazionale , in quella piccola regione. Questi “grumi” di materia, che sono poi le future stelle, si formano dentro queste nubi molecolari per effetto di onde d’urto generate da fenomeni esplosivi di una certa violenza che sono le esplosioni dette “di supernova” (una supernova e’ una stella massiccia che già c’era’, in cielo; ma che per una sua esplosione violenta si manifesta improvvisamente agli occhi degli osservatori). Queste onde d’urto si generano anche per effetto di antiche collisioni fra galassie, e comunque, pervadono la nube molecolare che in certi punti si condensa in grossolani globi che, per effetto della gravità intrinseca, si compattano ulteriormente fino a raggiungere valori critici di densità e di temperature. E ci sono poi i cosiddetti “venti stellari” (continui flussi di particelle, soprattutto idrogeno), che pure danno un “aiutino” per il formarsi di altre stelle.
Le energie e le forze in gioco all’interno di uno di questi globi di gas diventano notevoli, e crescono ancora sotto l’effetto di questa “morsa” rappresentata dalla forza di gravità. Ma la pressione interna non e’ ancora sufficiente a contrastare questo collasso gravitazionale, e si ha nel sistema una instabilità detta “di Jeans”, e l’oggetto collassa, e collassa ancora. Il globo così formatosi e’ estremamente ricco di materia (sempre il famoso idrogeno), e l’energia gravitazionale genera all’interno sempre maggiore energia termica. Attorno a questo globo abbiamo anche un disco di materia che accresce l’oggetto centrale il quale in parte “se ne nutre” per attrazione gravitazionale. Più materia inglobata nell’oggetto massiccio significa ovviamente più massa, e quindi maggiore gravità e, per contrasto, più densità e calore all’interno. L’oggetto così costituito e’ la protostella. Dal disco di accrescimento, poi, si formeranno in seguito anche i vari pianeti di un sistema stellare. Ma quando è che una stella e’. ..una stella? Adesso ci si arriva.

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Una protostella con il suo disco di accrescimento -dove in seguito si formano i pianeti

La protostella diventa “ufficialmente” una stella quando, dopo qualche centinaio di migliaia di anni di “gestazione” per una protostella massiccia e dopo  una decina di milioni di anni per una futura stella delle dimensioni del nostro Sole, dall’idrogeno presente all’interno del suo nucleo si cominciano a formare, per pressione e temperature (ora sufficienti ad innescare reazioni nucleari di fusione), atomi di un elemento appena più pesante e complesso nella scala degli elementi: l’elio. E’ la fusione nucleare di atomi di idrogeno in atomi di elio! Questa immane energia generata dalle reazioni di fusione riesce ora a contrastare a sufficienza la gravità,  Ecco, e’ nata una nuova stella. Chiaramente il discorso e’ molto più complesso, ma dà comunque una idea di come si formi una stella, e di che cosa siano fatte in realtà le stelle. E la nostra “placenta cosmica”, che fine farà? La nube molecolare, dopo la formazione di diverse stelle, sarà “distrutta” dopo pochi milioni di anni; la luce e le radiazioni emesse dagli astri formatisi disperderà i gas residui, che in parte  verranno poi di nuovo “pressati” dalle prossime onde d’urto di stelle esplose, venti stellari e scontri fra galassie. Questa meravigliosa nascita di stelle e’ stata osservata bene grazie alle ultime generazioni di telescopi, in particolare Hubble che dallo spazio intorno alla Terra dove si trova ci ha mandato immagini bellissime. Per non dire del contributo dato dalla radioastronomia.

Ci sono, attenzione, protostelle che non diventano mai delle vere e proprie stelle. Questo perché la loro massa non e’ sufficiente ad “innescare” la reazione nucleare nel nucleo- mi ripeto, ma con un diverso significato del termine..- interno; e’ una questione di massa, ed e’ sempre la signora gravità a comandare. Allora, gli astrofisici hanno stabilito che: un grumo protostellare di una massa inferiore a 0,0 8 volte quella del Sole non diventa stella vera e propria ma diventa una cosiddetta “nana bruna”. E siamo già nel tema dei tipi di stelle in funzione della massa iniziale che in gran parte si conserva tale. La nana bruna e’ una “substella” (lasciatemi passare il termine), molto più fredda. E’ simile, per struttura, a Giove, ma di alcune volte piu grosso ed avente una massa non inferiore a 13 volte quella di Giove. Se poi la massa dell’oggetto protostellare e’ invece uguale o di poco superiore al valore di 0,8 masse solari, si genera una stella detta di “pre-sequenza principale”- e “restano tali” fino a quando non si “accendono”, entrando così nel novero delle stelle della sequenza principale- vedremo poi cosa e’ questa cosa bellina-, della quale come vedremo anche il Sole fa parte .

Un discorso a parte merita la questione della formazione di stelle massicce, dove si innescano già le reazioni nucleari quando ancora la stella e’ nella fase di accrescimento come abbiamo visto da un disco, attorno alla nuova stella. Si formano dei dischi di accrescimento che sono talvolta  associati a dei potenti  “getti polari” di materia, cosiddetti. Le stelle massicce si dividono in due principali classi, dette classe 0, che raggruppa quelle stelle superiori per massa a 15 volte il Sole; le stelle di classe B sono invece  stelle di massa maggiore o uguale alle 9 masse solari.
La vita “quotidiana” e normale di una stella e’ quel 90 per cento della sua esistenza passata tranquillamente in uno stato di relativa stabilità. E’ dall’inizio di questa fase  che le stelle di massa abbastanza considerevole  rientrano nella “sequenza principale” nella quale le stelle trasformano, nel nucleo, parte dall’idrogeno in elio ed in elementi ancora più pesanti se la massa e’ abbastanza grande da innescare ulteriori  processi di sintesi nucleare, come vedremo. 

Ma vediamo adesso che cosa è questa sequenza principale, alla quale si fa riferimento. Intorno al 1910 un certo Hertzprung e, indipendentemente da questi un certo Russel  misero a punto un diagramma, detto perciò “diagramma di Hertzprung-Russel” o semplicemente “diagramma H.R.”

diagramma_hertzprung_russel

Il diagramma H.R.  e’ un espediente teorico per incasellare le stelle in certe categorie sulla base della loro temperatura effettiva e luminosità. Se lo osserviamo, vediamo che in ascissa e’ indicata la temperatura effettiva, in ordinate la luminosità assoluta con valore di riferimento del Sole= 1 e la magnitudine apparente ed assoluta rispettivamente indicati negli assi verticali a sinistra e a destra del diagramma). Queste due caratteristiche, la temperatura e la luminosità, sono intimamente legate alla struttura intrinseca dell’astro ed ecco che, non essendo queste caratteristiche misurabili direttamente, ci si basa su dei modelli per stabilire massa, densità di materia, età, composizione chimica eccetera.
Essendoci una relazione forte fra la temperatura delle stelle ed il cosiddetto “indice di colore”, e fra la loro luminosità e le magnitudini apparenti ed assolute (la magnitudine assoluta e’ una convenzione: e’ la magnitudine apparente che avrebbe un astro ad una certa distanza standard, stella o pianeta, di riferimento che è di 10 cosiddetti “parsec”-“parallasse per secondo d’arco”-, che sono poco più di 3,2 anni luce- per una stella-, mentre è di una unità astronomica (la distanza Terra-Sole)-presa a riferimento invece  per un oggetto del sistema solare-. Ecco che queste quantità risultano misurabili e valutabili dagli osservatori. Chiaramente per noi sono calcoli complicati. Ci basti solo sapere che gli astronomi mettono  in relazione il diagramma di Hertzprung-Russel con un altro diagramma detto “diagramma colore- magnitudine”, e fanno le loro debite valutazioni sulle caratteristiche di una stella (età composizione chimica, caratteristiche interne  e gravità superficiale, atmosfera dell’astro). Ma non solo, si ricostruisce la storia evolutiva delle stelle, la loro “aspettativa di vita” (magari adesso restano attive piu’ a lungo, la legge Fornero e’ universale… :lol:, scherzi a parte continuiamo con l’escursus J ), il destino ultimo di astri e agglomerati di astri (si possono così studiare gli ammassi globulari, gli ammassi aperti e coso).

Le stelle delle varie categorie e tipi sono posizionate in zone ben distinte del diagramma, ed ecco che e’ il diagramma consta di una “striscia” che subito salta agli occhi, e che si sviluppa in diagonale da destra in basso a sinistra in alto del diagramma: e’ la benedetta “sequenza principale” (ce semo arivati!). Li’ e’ segnato il percorso evolutivo predominante delle stelle, con le stelle nelle loro varie categorie. In basso a sinistra troviamo le stelle piu’ piccole e meno calde, a partire dalle nane rosse, “subnane”, “arancioni” , “stelle nane” – ma non le confondiamo  con quelle “nane” che ho nominato or ora, che sono altra cosa..-, ossia quelle che hanno una massa tipo il Sole, poco meno o poco piu’, e poi via via a salire lungo la striscia verso destra della sequenza principale del diagramma, stelle “gialle” (il Sole e’ una “nana gialla”!), “biancogialle”, “bianche”, “biancoazzurre”, “azzurre”, e poi le stelle giganti suddivise in categorie che fanno impazzire, come ad esempio “nane blu”- pur se sono enormi, sono chiamate cosi’ perche’ comunque piu’ piccole delle “stelle  blu” e si pensa che siano una evoluzione delle nane rosse (ma in questo senso le nane blu sono solo un modello teorico, nessuno le ha ancora viste). Ci sono poi le stelle dette“giganti blu” e le “supergiganti blu”. Al top della striscia di sequenza principale si trovano quelle enormi stelle dette di Wolf-Reyeft, che possono arrivare anche a 90 masse solari e che forse sono l’evoluzione di stelle “nane blu” (ipotetica pure lei, perché sarebbe un futuro stadio evolutivo della “nana rossa”, non osservato).

Fuori dalla sequenza principale, sulla  destra del diagramma in basso, vi è una linea curva dove sono “collocate” le stelle della categoria delle “nane bianche”. Vi anticipo finire li’ sara’ anche  il destino futuro del Sole, alla sua “morte”. Passera’ del tempo, la nostra stella avra’ ancora un guizzo di vita, e poi sara’ una-sentite sentite… “nana nera”. In basso a destra del diagramma e poco sopra l’inizio della sequenza principale, sono indicati gli oggetti cosiddetti “oggetti stellari giovani”, le stelle che si stanno formando di cui vi ho scritto sopra, e le stelle “pre-sequenza principale”. Sono divisi in “oggetti massivi”, “oggetti di massa media” e poi ci sono le “nane brune”. In alto sulla destra della “sequenza principale”, si sviluppa un’area definita anche “ramo orizzontale” del diagramma che e’ quella delle “giganti rosse” e “ipergiganti  rosse”, tipo le  famose Antares e Betelgeuse.
Una classificazione poi un po’ piu’ grossolana e’ fra le altre quella di “popolazione I” e “popolazione II. Le stelle di popolazione I sono quelle stelle che stanno nel bulbo, o “bulge”, delle galassie, negli ammassi aperti (le Pleiadi sono un—), e nel disco galattico. Le stelle di “popolazione II” sono invece piu’ vecchie, e come tali preferiscono starsene lontane dalla calca, in periferia delle galassie o negli ammassi globulari (che sono delle formazioni di stelle che stanno nell’alone della galassia, composte principalmente da stelle vecchie e mediamente  “povere di metalli”).

“Nane brune”, “nane rosse”,”nane blu”,”stelle nane”,”giganti” e “supergiganti” rosse, gialle  e blu”, ma che e’ tutta questa cosa? Non e’ facile districarsi in mezzo a questa che sembra una bizzarra gara di statura e di robustezza e peso fra stelle. Non ci riesco nemmeno io molto bene. Ma e’ da queste varietà di caratteristiche e di tipologie delle  stelle che dipende il destino a cui queste vanno incontro, dopo il loro ciclo vitale trascorso a bruciare – non proprio- gli elementi, fondendoli in altri piu’ complessi, fino a vari tipi di collasso finale, o “morte”, a cui le stelle inesorabilmente si avviano. C’e molto ancora da dire, sulla vita delle stelle, dal Sole ad Antares,da Betelgeuse a Rigel e ancora alle piccole nane rosse.( su questa tipologia di stelle poi si e’ scoperta una cosa bella: le nane rosse hanno pianeti simili alla Terra intorno, e sono le più diffuse nell’universo!). Ma citiamo alcune cose essenziali, e di base (anche perche’ io stesso non saprei fare molto di piu’).  Ma non adesso, che’ il post mi sta venendo lunghetto, quindi…

FINE PRIMA PARTE

p.s., questo post era li’, poverino, che per una settimana andava e tornava con me dall’ufficio, a bordo della pennina. Scrivevo due righe ogni tanto li’, altri cinque o dieci minuti ci lavoravo qui a casa poco prima di cena (scrivendo anche dei commenti..), e così ora sono riuscito a pubblicarlo-mentre mi preparo il pranzo-. Sto preparando la seconda parte, nella stessa maniera-forza e coraggio…-.

 CIAO
Marghian
❀ Rоѕa ❀

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