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CHE FORMA HA L’UNIVERSO? ALCUNI SCIENZIATI RITENGONO CHE L’UNIVERSO SIA “CHIUSO”, ALTRI “APERTO”, ALTRI ANCORA “PIATTO”

LA FORMA DELL’UNIVERSO

Quale forma ha, se ce l’ha, l’Universo?

UNIVERSO INFINITO O INFINITI UNIVERSI?

Per poter parlare di forma dell’universo, questo deve essere finito. Se e’ infinito, non si puo’ parlre di forma (forma uguale delimitazione). L’universo potrebbe essere infinito, ma se e’ finito, deve avere una forma. E potrebbero esistere infiniti universi finiti, in un multiuniverso senza fine. La loro “disposizione” potrebbe essere: “su delle brane” (teoria delle brane); come delle enormi “bolle” disposti in uno spazio piu’ grande. O ancora,  questo modello non e’ nella immagine, “uno dentro l’altro”, ciascuno con una propria frequenza vibratria della materia- energia. Noi vedremmo solo la nostra realta’, ma essa non sarebbe l’unica: ciascuno prigioniero nel proprio “guscio – universo”. Od ancora, univesi opposti ad altri o speculari, materia da una parte, antimateria dall’altra…..

Mi chiedo che forma abbia l’universo. La risposta non è così semplice ed intuitiva come potrebbe sembrare: rotondo, come la Terra, o a forma di girandola, miliardi di galassie a formare una mega galassia, a occhio croce dalla stessa forma a spirale. Oppure ancora, tutte le galassie poste su un enorme sottilissimo foglio piatto- anche se questa del foglio piatto, o branca, è solo una raffigurazione ideale, lo spazio ha sempre (almeno) tre dimensioni. A forma di tubo che gira su se’ stesso? Queste sono le possibili soluzioni che vengono in mente. Ma se l’universo ha una forma, qualsivoglia sia, non deve essere infinito: se e’ infinito, chiaramente non ha nessuna forma (ogni forma deve essere delimitata). Queste sono le nostre intuizioni. Tralascio quelle degli antichi, perché’ mi fanno morire dal ridere (universo che poggia su una grande tartaruga, il mondo retto da atlante), una grande aquila che in volo lascia andare un uovo e… ecco però la forma che per gli scienziati potrebbe avere l’universo: sarebbe come una palla da rugby, fatte le dovute differenze. Ma questo ad una sola condizione: che l’universo sia chiuso, non aperto, ne’ piatto (l’universo piatto  è una cosa seria, da non confondere con la Terra piatta, e poi “universo piatto” non va preso proprio alla lettera..)

Che significano “universo chiuso”, “universo aperto”, “universo piatto”? Comincio dal piu’ semplice (faccio per dire). Una cosa che vale per tutte: dipende tutto dalle proporzioni e relazioni fra la densità della materia- quindi dalla massa complessiva-, la gravità e quello che si oppone ad essa, l’energia di espansione dell’universo che lo fa espandere, se è o non è più forte della gravità. C’è una cosa detta energia oscura, che per ora lascio a successivo post, ma che tenderebbe a far espandere l’universo, e la massa complessiva a “tenerlo insieme”. Per “massa complessiva intendo quella della materia che vediamo e quella che non vediamo, la materia oscura (farò un post a parte. Ma basti sapere che la materia visibile è solo il 4, massimo il 6 per cento, il 26 per cento materia oscura e il 74 per cento è energia oscura. Non si sa cosa sia, ma fa allargare l’universo. Date queste forze in gioco, le possibilità sono queste: o l’universo si espande fino a diventare estremamente rarefatto e “spegnersi” per freddo, se la forza di espansione prevale, o ad un certo punto cessa di espandersi e diventa “stazionario”, quasi eterno, o comincia a ricadere su se’ stesso perché’ la gravità o energia positiva ha prevalso su quella anti…gravità, energia oscura. L’universo ricade fino a ricostituire quel punto detto “singolarità” come era prima del big bang.

– Questo pensano – fra i tanti, dei ricercatori che hanno condotto uno studio del Centro di Astrofisica “Jodrell Bank” dell’Università di Manchester. L’universo sarebbe “chiuso” e avrebbe- idealmente – la forma di una palla da rugby. Ma non tutti sono d’accordo su questo, dato che si tende a ritenere che sia più probabile che l’energia espansiva non si lasci vincere e che l’universo sai destinato a non contrarsi, grazie ad un “equilibrio ultimo ” fra forze di espansione e di contrazione: il cosiddetto universo “piatto”,. Altri propendono per un universo aperto, con espansione senza fine; altri ritengono si verifichi alla fine, nello spazio tempo, un “grande strappo” (teoria del “big rip”), dove sara’ lo spazio a strapparsi, fin nei singoli atomi che cesseranno di essere integri. Tutto dipenderebbe dalla apertura o chiusura dello spazio tempo; se a forma di “palla”, lo spazio curvo su se’ stesso, ove partendo da un punto, “convinti di andare diritti, si torna al punto di partenza. Nemmeno la luce potrebbe “uscire” dall’universo chiuso, noi staremmo vivendo in un universo – buco nero in sostanza. L’idea dell’universo chiuso è saltato di nuovo alla ribalta perché’ l’anno scorso il satellite “Plank” avrebbe rivelato una maggiore densità della “radiazione cosmica di fondo” (oh bella…e ‘semplice, è la radiazione residua del big bang, allora caldissima ora scesa a tre gradi sopra lo zero assoluto). La radiazione di fondo è stata rilevata essere “più intensa del previsto”, e vai con la interpretazione pubblicata sulla rivista Natural Astronomy. Dettaglio dicono non da poco, dato che forse la gravità avrebbe “distorto”, ripiegandola, la radiazione di fondo, dando prova di “maggior potenza- la gravità- da far pensare che essa l’avrà vinta, tenendo l’universo in uno stato di curvatura su se’ stesso sufficiente a farne un giorno cessare l’espansione (universo con spazio-tempo chiuso)

per qualche scienziato, non d’accordo, sarebbe stato solo un colpo di fortuna statistico, aver rilevato la maggior densità della radiazione di fondo; per altri, i dati sono esatti, ma lungi dal poterci dare la giusta interpretazione. Allora, l’universo è come una palla di rugby, come una ciambella o disteso in una immensa brana? Non è finita, si ritiene possano esserci tanti universi chiusi e /o tanti universi aperti, e/o tanti universi “piatti”, e forsanche infiniti.

CIAO

Marghian

IL CENTRO DELLA NOSTRA GALASSIA. E’ FORSE UNA PORTA DI ACCESSO AD UN ALTRO UNIVERSO?

UN CANCELLO SPAZIOTEMPORALE CHE DA’ SU UN ALTRO UNIVERSO?

PARREBBE DI SI’….

worm hole

Ingrandite l’immagine – per leggere le didascalie

Premessa

Ciao. Perfino ai più disincantati nei riguardi di argomenti riguardanti lo spazio, a chi chi si disinteressa totalmente di materie quali l’astronomia, o l’astrofisica (la prima che verte grossomodo su come le stelle sono situate, su come i corpi celesti ruotano si attraggono, si urtano e coso; la seconda è più “sostanziale”, si interessa di come è fatta e di cosa è fatta una stella, di come si forma, e del perché’ esistono pianeti e stelle,..), al contadino che mentre lavora la vite ascolta una radiolina, ed anche la casalinga che si accontenta di vedere Jerry Scotti o Imma Tataranni , Tale e Quale (che guardo anche io)  o Montalbano, suonano ormai familiari parole come “buco nero”, “stargate” o “centro della Galassia”, “quarta dimensione” (ahime’, con una confusione su questo “quarta dimensione, da far pensare a molti che lì, “nella quarta dimensione”, ci stiano i morti…. (??!!)); o ermini quali  “anni luce” o “ammassi di galassie. Grazie al contributo divulgativo  di un “Piero Angela” o di un “canale Focus”, ci arrivano – volenti o nolenti-, questi termini. I film, poi. Uno per tutti, il film “stargate” ed altre “fonti estemporanee come quando io, leggendo Superman, mi imbattevo in parole come “raggi galattici”, “pianeta Krypton”- che aveva un sole rosso – e di fatto i soli rossi esistono….-, e ancora “antimateria”, “viaggi nel tempo”. Sui viaggi nel tempo poi, in Superman c’era un certo fondamento scientifico: “io posso viaggiare nel tempo grazie all’ultra velocità’”. In teoria infatti, potendo viaggiare alla velocità della luce, si va avanti nel tempo perché’ “il mondo esterno” va velocissimo rispetto a me che viaggio” e per chi sta nel mondo esterno, io quasi non invecchio. MI fermo e sono nel futuro. Superando (se fosse possibile) la velocità della luce, si va indietro nel tempo. Superman, superando C, la velocità della luce, viveva avventure nella antica Grecia ecc. Dunque, termini che ci sono familiari, perché’ veicolati ormai da un humus “culturale” e anche “di moda”, divisi- noi gente comune, nel credere o non credere (la maggior parte), che certe cose siano possibili, come viaggiare da un punto all’altro dell’universo istantaneamente, o raggiungere luoghi in un altro universo. Si’, il mondo scientifico ritiene altamente probabile che altri universi esistano!

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Ho ritenuto necessario questa premessa, dato l’argomento “collegamenti spaziotemporale”, contemplati dalla teoria, nientemeno che dà delle  “signore teorie”, quali la Relatività Generale” (che si occupa, è importante, degli effetti della GRAVITA’ sul TEMPO e sullo SPAZIO- la relatività ristretta  si occupa dei corpi in movimento quando questi si avvicinano a C, velocità della luce, da indicata così nelle equazioni da “velocita’” in latino, Celeritas), e dalla teoria delle “stringhe”, da cui l’idea della esistenza di dimensioni “esotiche” , e non solo le tre dimensioni più il tempo (spazio-tempo), e di energie che permetterebbero la formazione di certe strutture alterando la geometria dello spazio-tempo già partendo dal mondo quantistico: “particelle non osservabili simili a tanti singoli “anellini” che vibrano e creano una dimensione invisibile che su larga scala che si traduce in gravità (la gravità detta “a loop”, una cosa non facile da capire…). Quindi la Relatività e la teoria delle “stringhe”, supportano, diciamo, l’idea di “cancelli spaziotemporali.

SAGITTARIUS A

Al centro della nostra galassia (per analogia al centro di molte altre, forse di tutte…), c’è una sorgente molto forte di onde radio. Tale fonte di raggi X, onde luminose, raggi Gamma (la differenza sta nelle frequenze, i Gamma sono i più energetici…), e’ detta “Sagittarius A, in quanto per vede la zona del centro galattico, si deve guardare verso la Costellazione del Sagittario. Perché’, però, tutta questa energia in ballo? Le stelle lì sono tutte addensate, e ruotano più velocemente intorno al centro, e questo significa una sola cosa. Un enorme buco nero, che si nutre di materia inghiottendo gas, e la materia di intere stelle, la materia che vi cade dentro ha velocità relativistiche (ossia una porzione considerevole della velocità della luce, C), e per questo ci sono i raggi Gamma. Tutte le stelle, sole compreso, ruotano attorno al centro galattico. Ma quelle prossime al buco nero centrale, ancor di più. Questo buco nero, pensate, ha la massa (ossia la quantità di materia come grosso modo viene spiegata ai più, a noi) pari a 4 milioni di volte, se non di più, quella del Sole e un raggio di soli 13 milioni di chilometri, tutto concentrato li. La Terra dista dal Sole 150 milioni di Chilometri, per fare un paragone. Attorno al buco nero centrale si forma un disco di accrescimento, analogamente a quel che succede attorno ad una nuova stella – dal cui disco si formano pianeti, asteroidi, comete e coso-; ma attorno al buco nero tale disco è fatto di materia di stelle, molto caldo e denso, che va a finire, a velocità relativistiche, verso l’orizzonte degli eventi del buco nero. L’orizzonte degli eventi è quella superficie oltre la quale dal buco nero non esce nulla, neppure la luce per la forte gravità. La luce non pesa, ma la gravità non agisce solo a livello di peso. La gravità PIEGA LO SPAZIO, e un raggio di luce che creda di andare diritto, di fatto lo fa IN UNO SPAZIO CURVO, e la superficie del buco nero è proprio il limite di uno spazio curvato al massimo, e se c’è luce dentro il buco nero, se lì dentro non è diventata qualcosa d’altro, se rimane come luce, arriva in superficie  e torna indietro, imprigionata. Il raggio del buco nero (di qualsiasi buco nero) si chiama “raggio di Scwartzchild” (sono una frana per i nomi tedeschi..). Quello del buco nero “Sagittaruis A è di 13 milioni di chilometri soltanto, per quattro milioni di volte circa la massa del Sole. Ma cosa implica, oltre al “funzionamento” delle dinamiche celesti in un certo modo, l’esistenza di enormi “perni” di energia al centro delle galassie, e di tante altre “stelle morte” che hanno subito lo stesso destino disseminate nella galassia stessa?

WORMHOLE

Gli scienziati hanno un humor pazzesco. Un verme che comincia a mangiare sulla buccia di una mela, ci entra dentro ed esce dall’altra parte. Una formica, invece, ci arriva camminando sulla buccia, percorrendo più spazio. Per questo gli scienziati hanno chiamato “buchi di verme” o “wormholes” gli ipotetici “buchi nello spazio” che, stando alla teoria, si creano in presenza di forti campi gravitazionali portati all’eccesso: i buchi neri. I wormholes, o “ponti di Einstein e Rosen”, sono carattersistiche topologiche estreme di spazio e tempo (che per Einstein sono una sola cosa), da generare una vera e propria “scorciatoia” fra un punto ed un altro dell’universo o fra due luoghi su due universi distinti. La materia, e l’informazionie in genere,  potrebbe viaggiare “più veloce della luce” pur non superandola. Come? Immaginate un tunnel di spazio “piegato a fisarmonica” rispetto allo spazio “disteso” attorno. Lì, con uno spazio contratto, le distanze sarebbero brevissime, e pur non superando la velocità della luce che sta con me NEL TUNNEL, mi muovo PIU’ VELOCE rispetto al resto dello spazio-tempo non alterato, persino rispetto alla sua “luce”…

Lo so, la cosa è un po’ intricatina, se poi chiamo in causa le energie antigravitazionali che terrebbero aperto il tunnel- che tende ad essere instabile, a “chiudersi” o “collassare”- la cosa è più complicata. Forse “le stringhe”, forse la forte rotazione del buco nero, forse altro, potrebbe permette l’esistenza in forma stabile di questi tunnel. I fisici pensano che ovunque se ne formino, ma talmente piccoli e instabili da non essere osservati. Si pensa di fare esperimenti per generare dei tunnel- ovviamente piccoli- che si “mantengano” per un po’: già teleportare un elettrone da una stanza all’altra sarebbe un successone, da far dire “abbiamo usato poca energia, un buco nero allora ne crea di grandissimi!”.

Non fu Einstein ne’ Rosen a teorizzare per la prima volta questi tunnel, ma un certo Lwdwig Flamm- non so se l’ho scritto bene-, nel 1916, chiamando il suo modello “galleria gravitazionale”, pensando alla idea di “quarta dimensione”. Quarta dimensione però spaziale, diversa dalla dimensione tempo di Einstein. La teoria delle stringhe impone l’esistenza di oltre tre dimensioni tipo spazio. Oltre a larghezza, altezza e profondità con cui misuriamo la nostra camera, esisterebbero quattro, cinque, sei….si dice 10 più una temporale, ma normalmente le dimensioni “extra” sarebbero “collassate” od “arrotolate”, alcune a formare la carica elettrica, la forza gravitazionale, (con la particella “gravitone” non ancora vista.. la forza nucleare . Poi un altro genio, Weiil, con le sue analisi mise in relazione la massa, il suo corrispettivo in energia e il campo elettromagnetico. Si dice che dall’elettromagnetismo si possa generare gravità, e questo è il sogno di molti futuristi, e di coloro che credono agli ufo, che pensano che con campi di forza possano crearsi “scorciatoie”, senza bisogno di una grande massa.

L’esistenza di un buco nero super massiccio al centro delle galassie, specie quelle a spirale come la nostra, dotate di “bulge” o “rigonfiamento”, è comprovato. Buchi meri esistono persino “in formato ridotto”, i più numerosi, dalla massa di cinque volte il Sole ma cinque o sei chilometri di diametro. Un articolo che lessi dee “l’Astronomia” mi spiegò che anche le galassie senza rigonfiamento abbiano al centro un buco nero. La logica” starebbe nel fatto che al centro di una galassia le stelle sono molto addensate, alcune collidono fra loro a formare “mega stelle”, quindi una enorme massa in gioco, le reazioni nucleari cessano, prevale la gravità, e paff, ecco formata la singolarità densissima detta buco nero.

Quindi, non si dubita più dei buchi neri, anche perché’ gli esperimenti sulle onde gravitazionali hanno rilevato vibrazioni indotte da collassi fra buchi neri, con delle increspature createsi nell’atto di fusione dei buchi neri, come è accaduto con due stelle di neutroni. Il buco nero centrale c’è ma nessuno si era spinto a ritenere con certezza che le conseguenze estreme previste dalla teoria della relatività’ possa concretarsi, che davvero ci possa essere un “buco di verme” al centro della via lattea. Due scienziati, uno cinese uno della università di Buffalo, hanno intenzione di provare, entro qualche decennio, la fattiva esistenza dei tunnel spaziotemporali teorizzati precedentemente. quando potremo scrutare dentro un buco nero, e non solo osservarne effetti indiretti come fatto fino ad ora. Ritengono addirittura di poter, un domani, misurare le influenze sulle stelle a ridosso del buco nero centrale, penste, influenze da parte di stelle che stessero..dall’altra parte del tunnel!  Roba da non credere, una stella a qualche “ora luce” dal buco nero, che avrebbe certe micro oscillazioni che, al netto di cause “normali”- tipo le stelle vicine-, fossero influenzate da stelle poste in un’altra zona del cosmo o in un altro universo. E’ richiesta una precisione di 0, diversi zeri … 1 metri al secondo per secondo. Ma tale misurazione, seppur piccola, darebbe forse agli scienziati .l’autorizzazione a gridare “evviva”, o woww, alla americana.

Ai due scienziati non interessa tanto la possibile “attraversabilità  del wormhole, al loro basta “provarne l’esistenza”. Altri scienziati sono scettici a che si possa rilevare la presenza di una apertura da cui passerebbe la gravità di altre stelle esterne all’universo ed influenzare queste stelle esaminate, in quanto altre potrebbero essere le cause, come altri piccoli buchi neri di questo universo, a creare queste perturbazioni, peraltro minime.

Questi tunnel, in genere, sarebbero per lo più piccoli e instabili, e difficilmente utilizzabili a fini pratici. Questo secondo la parte scettica degli scienziati; altri, più possibilisti, pensano che i wormhole stabili possano esserci, specie quelli fra due buchi meri. Ma per usarli, bisogna raggiungerne uno, e il più vicino può trovarsi a non meno di 5, o 20 anni luce, e ci vanno secoli. Poi, entrati nel un buco nero, ammesso che si resista alle immense azioni di pressione, questo “ti porta dove vuole lui”. E poi, una volta sbucati dall’altra parte, in un luogo di questo o altro universo, è come…come scendere dal treno e andare a piedi, così come a piedi si è andati alla prima  stazione-buco nero.

Impossibile viaggiare fra le stelle dunque? Non so, forse si inventerà un motore capace di estrarre immense energie dal vuoto quantico, o di far reagire materia e antimateria, creare così dei campi di forza che, secondo certe teorie, altererebbero lo spazio mano a mano che si andasse avanti: il viaggio a curvature di Star Trek. Magari….. 🙂

CIAO

Marghian

 

VENERE E MARTE. DUE PIANETI MORTI CHE PERO’, COME QUALSIASI MORTO CHE SI RISPETTI, HANNO VISSUTO, E HANNO VISSUTO A LUNGO.

FORSE ANTICA VITA SU VENERE E SU MARTE

Il pianeta Venre oggi. Una atmosfera di anidride carbonica, densissima.

Ruota attorno al pianeta in soli 4 giorni, con venti caldissimi a 400 km orari

Ciao raga’. E’ bello, quando leggendo (di qualsiasi cosa), ti imbatti in una teoria secondo la quale le cose sarebbero andate come tu, molto tempo prima, avevi pensato. A me capita, talvolta, e nel leggere od ascoltare in televisione qualche piccola “conferma” di quanto da me immaginato, mi fa dire con entusiasmo “la’, sa idea mia!”- “toh, la mia idea!”. Fa piacere. Da ragazzo, intorno ai 22 anni, mi venne da pensare questo: “Venere, il pianeta circondato perennemente da una spessissima atmosfera composta prevalentemente di Co2, dove la pressione raggiunge le 90 atmosfere terrestri e la temperatura raggiunge anche i 500 gradi e che ruota molto lentamente e in modo retrogrado, forse venne colpito da un grosso asteroide e, prima di questo fatto, magari era come la Terra, da ruotare nel senso giusto e in poche ore (in 15, 20 ore ) e non in 240 giorni terrestri, con una atmosfera molto meno densa, e l’drosera (mari, laghi, fiumi ecc.), come sulla Terra oggi. Fin qui, la mia fantasia da ragazzo di 25 anni. Poi anni dopo, guarda lì, mi trovo ogni tanto qualche notizia riguardante “gli ultimi studi e le ultime ipotesi”, notizie il cui contenuto vi riporto a parole mie, in riferimento specifico ad una notizia letta l’altra sera fa sulla pagina di Tiscali, che riporta alcune novità in termini di ricerca, e che riassume le altre notizie “che illustrano quella la mia idea”. Leggete il titolo della notizia di Tiscali: “Venere non era diverso dalla Terra, sulla superficie temperature estive e oceani d’acqua liquida: ma poi accadde qualcosa”.

Se una astronave andasse su Venere ma anche  indietro di un milirardo di anni fa, lo vedrebbe cosi’.

“Poi accadde qualcosa…”

Infatti l’articoletto dice che Venere, non sarebbe stato sempre così come lo conosciamo oggi; ma che molto probabilmente, e per almeno tre miliardi di anni e mezzo, le temperature del pianeta erano miti, con atmosfera molto meno densa ma abbastanza da contenere, insieme a temperature adatte, acqua allo stato liquido, un ambiente adatto alla vita.. Qui l’articolo nomina un gruppo di ricercatori della Nasa, coordinato da tale professor Michael Way,e i ricercatori si dicono convinti che per molto tempo Venere ha goduto di condizioni simili alla Terra per temperature e pressione atmosferica e acqua , ma – ecco qui..-“qualcosa ne ha stravolto gli equilibri trasformandolo in un vero e proprio inferno..” (parole testuali).

I ricercatori hanno presentato i dati in un congresso a livello europeo tenutosi a Ginevra. Dati che orientano il pensiero degli scienziati su di un evento catastrofico che si pensa si sia verificato intorno ai 6-700 milioni di anni fa. Vi ricordo che Venere, come la Terra e tutto il sistema solare, ha 4 miliardi e mezzo di anni circa.

Le rocce silicee immagazzinano anidride carbonica, ed ecco che su Venere quella anidride carbonica venne ^ improvvisamente – secondo la ricerca- rilasciata, e un vulcanismo diffuso “completò l’opera, ed ecco che Il pianeta ha oggi una l’atmosfera densa e tossica, con una pressione al suolo di 90 volte quella terrestre. Si immagina per allora (meno di un miliardo di anni fa) temperature dai 20 ai 45 – 50 gradi – non male- ma che ebbero un innalzamento quasi improvviso, arrivando ai valori infernali di oggi. Un evento catastrofico quindi, cambio come abbiamo visto, i connotati della superficie di Venere, rendendolo come è oggi. Si parla di questo evento catastrofico, “improvviso” vulcanismo a livello planetario, sommovimenti delle zolle continentali (su Venere sono state individuate a suo tempo due “masse continentali”, ma si deve tener conto di forti erosioni che non fanno capire la conformazione geologica del pianeta in superficie. Quanto esplicato negli articoli che mi sono passati davanti, non c’è una specifica menzione ad antichi impatti di asteroidi,  ma ecco che cosa ho letto su Wikipedia: “ Alcune ipotesi sostengono che la causa sia da ricercarsi nell’impatto con un asteroide di dimensioni ragguardevoli”. Ed è quello che io ho sempre pensato, definendo Venere un pianeta “incidentato”, e che gli scienziati sembrano avallare.

Consideriamo che il planetoide che impattando sulla Terra 65 milioni di anni fa nell’attuale “Golfo del Messico” portò alla estinzione dei dinosauri – e non solo – ma non distrusse definitivamente la biosfera e la vita sulla Terra aveva un diametro di 10 chilometri; ma ci sono asteroidi di 100, 300 e più chilometri e non c’è appello, noi faremmo la stessa fine di Venere, ma abbiamo missili sonde e anche e bombe e laser eccetera per evitare il danno). E’ possibile, la Luna si è formata quasi sicuramente da un urto fra la Terra e un oggetto grande come Mercurio o Marte. Ma la Terra si stava formando, e molto materiale fu espulso nello spazio, disponendosi “a ciambella” e, per gravità, si concentrò in un oggetto prima discoidale, poi sferico: “la Luna. Che le rocce lunari e quelle terrestri siano praticamente eguali, avalla questa tesi, scartando le altre.

Ho sempre pensato a Venere non come una “Terra mancata”, ma come ad una “Terra che è stata”, ad un pianeta morto che ha vissuto, e nel vero senso del termine, perché’ può avere avuto, nei primi tre miliardi e mezzo di anni , una biosfera. Non sappiamo quanto questa biosfera potesse essere notevole: si va dai microorganismi, l’ipotesi più cavalcata per prudenza scientifica (ma per questi non servono biosfera e acqua marina! Microorganismi potrebbero esserci anche adesso lì, ne sono stati trovati persino nelle barre radioattive delle centrali nucleari, nelle caldere vulcaniche e in ambienti senza ossigeno) a forme di vita più complessa. E se su Venere c’erano allora mari e fiumi, e temperature che non superavano i 50 gradi (adesso si superano i 400 gradi, ma adesso…), non mi suona strano una vita come sulla Terra.

Poi raga’, ce l’hanno con questi microorganismi. Posso capire che questo si sostenga per Marte, con una atmosfera di un centesimo di quella Terrestre e al 95 per cento di anidride carbonica e pochissimo ossigeno e ghiaccio e qualche “pozzanghera” che subito evapora (adesso, prima forse  anche su Marte…). Ma che per un pianeta extrasolare che vediamo solo indirettamente (col sistema del “transito” o con la misura delle oscillazioni delle stelle “madri”), si dica “ci sarà qualche elementare forma di vita…(senza sapere nulla di quel pianeta solo che può contenere oceani!) mi suona come una forma di chiusura mentale e di dogmatismo scientifico (il colmo!), per cui, su cose fuori la Terra, si debba tendere a sminuire, se non proprio a negare. Ne’ Dio, ne’ il caso si affannano a creare 2mila miliardi di galassie e creare la vita complessa, e intelligente, solo sulla Terra. Ma che ne sapiamo…

IL PASSATO DI MARTE

 Marte oggi. Ma nel passato, ci apparirebbe come la “venere” della immagine sopra

Anche il passato di Marte da questo canto è molto interessante ed intrigante. A parte l’improvviso “cambiamento climatico” che Marte avrebbe avuto e di cui lessi in una rivista, circa 100 mila anni fa, tornando indietro nel tempo, abbiamo questo (molto) possibile scenario, dedotto da resti geologici di antichi laghi, fiumi, mari, canyons (uno lungo quanto gli Sati Uniti in larghezza e largo 200 km di probabile origine idrologica, e vulcani alti due volte l’Everest (es. L’Olimpus Mons, 24 km di altezza). Si ritiene che Marte avesse in passato atmosfera più densa e bacini di acqua. La “fine di Marte” come pianeta abitabile avvenne, credo e credono, molto lentamente, sebbene anche per Marte si si ipotizzino violenti impatti. A far “durare di meno” una possibile biosfera marziana in funzione delle condizioni “adatte”, su Marte le cause sono state: la gravità molto più debole (solo il 40per cento), e l’assenza di un campo magnetico forte, ed ecco che particelle violente dal Sole (vento solare) hanno colpito l’atmosfera di Marte non protetta come la Terra e paff, abbiamo il Marte desolato di adesso. Di adesso…

C’è comunque speranza, oggi, che su Marte ci sia vita microbica. Ma è bello immaginare anche “qualcosa di più”, specialmente riguardo a pianeti di sistemi lontani di cui non sappiamo nulla e di cui alcuni pretendono di sapere. Forse se la scienza ci mettesse anche un po’ più di fantasia, scoprirebbe più cose, come io fantasticai sull'”incidente di Venere”. Antichi Greci immaginarono l’esistenza dell’atomo, e altri che la Terra girasse attorno al Sole, e che la Luna potesse essere abitata. Beh, vista a occhio nudo, da proprio questa idea: Leonardo ci vedeva l’acqua, e il filosofo greco Anassagora ci immaginava gente come noi. Ma su quei pianeti lontani, solo microbi. Io direi agli scienziati troppo prudenti e riduzionisti: “sognate gente, sognate, un po’ d piu’.”.

Morale, questo pomeriggio vado al mare. Sulla Terra l’acqua c’è ancora 🙂

CIAO

Marghian

LA TERRA, IL PIANETA PIU’ BELLO, E L’UNICO – forse che sì, forse che no- se guardiamo l’universo ad ampio raggio, fuori dal nostro vicinato

Ho fatto poco fa  fa su Facebook un post con una immagine della Terra (pittorica), per un saluto, con in piu’ qualche considerazione.  Lo propongo anche qui, cosi’ come e’.

LA TERRA, IL PIANETA PIU’ BELLO – CHE CONOSCIAMO, FRA QUELLI A NOI VICINI -.

Ciao raga’, per salutarvi questo pomeriggio ho scelto una immagine pittorica della Terra. Non resistendo pero’, a scrivere qualche pensierino al riguardo, avendo poi letto di filato un articoletto che ci dice, ancora una volta che, probabilmente, la Terra potrebbe non essere proprio l’unica, ma avere molte sue “sorelle”, cioe’ pianeti come lei, con vita, e vita intelligente, fuori dal “seminato” che conosciamo noi.

Bella la Terra vero? Non c’è un pianeta che sia così bello, ricco di colori, e di vita, come la Terra, con i suoi oceani e i suoi continenti trapunti elle mille luci della città, continenti dal color ambra costellati da immense chiazze di verde che sembrano galleggiare sugli oceani, e che di fatto galleggiano, e lentamente si muovono, sul profondo rosso della roccia fusa.
E’ unica, la Terra, per queste sue peculiarità, fra cui la vita, in tutto il sistema solare. Ma il sistema solare non è l’universo, è uno fra le decine di miliardi di altri sistemi della nostra galassia. Neppure la galassia è l’universo, ma una isola fra le tante che lo compongono. E, se non abbiamo coinquilini nel nostro sistema solare, e case così belle come la Terra, ci sono altrove pianeti belli e forse pieni di vita come la Terra. Vite e bellezze che rivaleggiano con le nostre. Soltanto nella nostra galassia, la Via Lattea, abbiamo forse 10 miliardi di pianeti gemelli della Terra. I dati raccolti da due potenti rilevatori di esopianeti, il telescopio spaziale Kepler e il satellite “Gaia” dell’ESA, l’ente spaziale europeo, sono stati fatti “girare” in una potente simulazione al computer su iniziativa di una equipe di scienziati di una università americana e di un dipartimento di astrofisica di un altro ateneo, da cui risulta che possono esistere, nella sola nostra galassia, pianeti come la Terra in numero di almeno dieci miliard. Nella sola nostra galassia! Una stima ipotetica ma non infondata, che fa ben sperare in pianeti “viventi” come la Terra (a parte che una Venere, un Marte, possono aver “vissuto” in passato, ma non voglio estendere il tema). Speranza questa che va moltiplicata per il numero di galassie nell’universo, stimate inizialmente in numero di 100-200 miliardi, da ultime ricerche ipotizzate in numero di almeno dieci volte. Tutto è possibile, ma è quasi uno scherzo della legge di probabilità, essere noi sulla Terra gli unici ad esistere. La speranza è alta.

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P.S., l’ignoranza di molta gente in materia di spazio si fa prtocolarmente manifesta nella frase tanto usata: “siamo andati sulla Luna e su Marte e non abbiamo trovato niente–“. Sarebbe la stessa cosa di un “microbo intelligente” che vivesse su un granello di sabbia e, facendo il saccente, dicesse ad altri microbi e batteri di aver visitato cinque, sei granelli vicini, e di non aver trovato nulla, e sentenziasse: “questo nostro granello e’ unico”.  Senza sapere peroè che c’è tutta una spiaggia, anzi un intero Sahara, di granelli da vedere.

Marghian

NOTTI DI CALDO AGOSTO, E DI PICCOLI GRANELLI DI GHIACCIO – che nelle notti di una umanita’ antica erano stelle che cadevano dal cielo; per i credenti le lacrime di un santo; per un poeta, il pianto del cielo sui mali del mondo

LE NOTTI DELLE STELLE CADENTI

«San Lorenzo: io lo so perché tanto
di stelle per l’aria tranquilla
arde e cade, perché si gran pianto
nel concavo cielo sfavilla »
(G. Pascoli)

SCIA DI STELLE- VIA LATTEA

stelle_cadenti

E “LACRIME  DI CIELO”

Ciao. Ieri era il 10 agosto, considerata per tradizione “la notte delle stelle cadenti” e, ricorrendo nel calendario cristiano la celebrazione del martire San Lorenzo, le lacrime di San Lorenzo. Attualmente la notte “clou” delle stelle cadenti (di agosto, perche’ ci sono altri periodi e ogni anno sulla Terra cadono -squagliandosi-, migliaia di tonnellate di frammenti meteorici).  Questa notte scorsa era comunque ottima per l’osservazioine delle “perseidi”, si chiamano cosi’,  pur essendo il 12-13 del mese il picco massimo; dato che il fenomeno e’ cominciato gia’ da fine luglio. Quindi siamo nelle notti, non nella notte, delle stelle cadenti.

Ed eccoci quasi a  Ferragosto. Oggi è l’11 del mese, ieri 10 era il giorno di San Lorenzo che,  per tradizione, è la notte delle stelle cadenti. Solo per tradizione. Ma,  lo sappiamo, non cadono, stelle, ma solo dei frammenti di ghiaccio rilasciati “a suo tempo” nello spazio, in una di quelle “scie” che le comete si lasciano, passando nei pressi del Sole. Per la precisione, la “mamma” delle stelle cadenti di agosto è la cometa Swift-Tuttle che ha dato origine al periodico fenomeno delle suggestive stelle cadenti, e che è passata per l’ultima volta nel 1992, e lo rifarà nel 2126). Le meteore piu’ presenti nel nostro immaginario sono quelle che cadono ad agosto, come già scriveva Giovani Pascoli in “10 agosto”: “San Lorenzo , io lo so perché tanto di stelle per l’aria tranquilla arde e cade, perché si gran pianto nel concavo cielo sfavilla…”, ed ancora: “..e tu, Cielo, dall’alto dei mondi sereni, infinito, immortale, oh! d’un pianto di stelle lo inondi quest’atomo opaco del Male!”.

Ma il clou delle stelle cadenti di agosto – ci sono nell’anno altre “ondate” di meteore- , già da tempo non è più il 10 di agosto; quest’anno, il “clou” del fenomeno delle “stelle cadenti” cade- a proposito di “stella cadente”- …- nella notte fra il 12 ed il 13 del mese: questa notte, dunque. L’onomastico, per i “Lorenzo”, è sempre il 10 di agosto: Infatti, continua il Pascoli: “sarà soltanto il cielo che“ piangerà sotto questo atomo opaco del male” (è così che Pascoli definisce la nostra bella Terra, per le cose che succedono, che non sempre sono belle…), ma il cielo “piangerà con qualche notte di ritardo, sempre rispetto a Pascoli ed alla data con la quale egli titolò la sua bellissima poesia.

La Terra, in queste ore, sta dunque attraversando la scia di una cometa, scia che da’ luogo ad una notevole pioggia di meteoriti, che noi chiamiamo- impropriamente- “stelle cadenti”. Anche le stelle vere e proprie, fatta eccezione per il Sole che è a noi vicino, ci appaiono come delle minuscole gocce, “stille”, appunto, “stelle”. Ma le “stelle cadenti” non sono stelle. So che lo sapete, ma la scienza è una materia poco seguita, e mi ricordo ora di un mio amico, che di questo scarso interesse per gli argomenti scientifici, per quello che mi disse, funge da esempio calzante : “tu mi stai dicendo Livio che le stelle sono ammassi enormi, come il Sole..e scusa, mica le stelle fanno caldo! E medas, de cussas, ‘nd arrùinti puru!” (“..e molte, di quelle, cadono perfino!”). Chiaramente io gli spiegai che le stelle sono molto piu’ distanti del Sole,, e non le vediamo grosse come il Sle ne’ ci arriva il loro calore. Non fu molto convinto.

Credetemi, è vero, ed a pensarla così non è solo il mio amico, ce ne sono tanti. Se c’è molta ignoranza, in generale, sul piano scientifico il livello di ignoranza sale di un grosso moltiplicatore. Se prendessimo ad esempio una persona ignorante fra le più ignoranti, e la “interrogassimo”, bene o male qualcosa sulla politica, su Dante, su Nerone o su Garibaldi, sicuramente la saprebbe dire. Molto meno, invece, saprebbe rispondere a domande su cose come “sistema solare”, “atomo”, “antimateria”, “galassie o pianeta” (“il sole e’ una stella? Ma mica le stelle fanno caldo!”).

Le Perseidi, i frammenti dello sciame meteorico che la Terra attraversa in questo periodo estivo, sono dette così perché’ sembrano provenire dalla costellazione del Perseo. “Cadono”, perché’ attirate dalla forza gravitazionale della Terra che passa letteralmente dentro a questo sciame; la notte del 10 agosto, ora del 12-13, è il momento di maggior intensità del fenomeno delle stelle cadenti, fenomeno che “inizia” verso la fine di luglio per “terminare”, con una media di circa un centinaio di scie luminose osservabili ogni ora, ad occhio nudo. “Inizio”, “termine” (del fenomeno) tra virgolette, in quanto le “stelline “cadono tutto l’anno. La cosa ha soltanto una maggior intensità in questo ed in altri periodi dell’anno, come a Novembre con le “Leonidi”, verso il 17 del mese (sciame originato questa volta da una cometa quasi omonima a questa delle Perseidi, la “Temple-Tuttle” ), chiamate “Leonidi” perché’ sembrano provenire prospetticamente dalla costellazione del Leone. Ah, la cometa che da’ origine a questo sciame, la Swift-Tuttle, ha un diametro di 10 chilometri circa.

Speriamo di poterle vedere, queste stella cadenti, e che non siano stelle..scadenti . Possiamo si’ guardare il cielo anche questa notte, speranzosi. Ma per guardare il cielo, dobbiamo, ripeto, aggiornarci alla notte del 12. O meglio (permettete la battutina), non aggiornarci ma… annottarci 🙂 , perché di giorno di certo non si vedono, a parte meteoriti di quelli grossi che fanno qualche sconquasso, ma per fortuna accade assai raramente. Ricordo un fatto di cronaca, di cui venne data notizia quaranta e piu’ anni fa. Un meteorite aveva sfondato il tetto di una cascina, nel Nord Italia- Tentino mi sembra-. In genere non avvviene, le “stelle cadenti” sono troppo piccoli per caderci in testa, addirittura pare che blocchi di ghiaccio residui di comente, anche grandi come una casa, cadano (tutto l’anno) sbriciolandosi nell’alta atmosfere. Decine di tonnellate di materiale meteoritico cadono sulla Terra in un anno (quindi altro che solo in queste notti!), ma i meteoriti (di ghiaccio ma anche di roccia) si sbriciolano, e si depositano dolcemente sulla Terra e sul mare come un pulviscolo finissimo. In genere, finissimo. Nel 1994 un grosso meteorite cadde in mare nel Pacifico; qualche atro, anche non molto tempo fa.

LA COSTELLAZIONE DEL PERSEO

falling stars

ESSA E’ LA “MAMMA APPARENTE” DELLE STELLE CADENTI DI QUESTI GIORNI

-perchè’ prospetticamente, ma solo prospetticamente, senbrano irradiarsi da quella costellazione.

LE STELLE CADENTI ARRICCCHISCONO LA TERRA

(di materia e di materia prima per la vita)

Si dice anche (si ritiene, anzi molto  ragionevolmente, non è una diceria) che la Terra sia diventata via via pi’ grossa, a partire da qualche miliardo di anni dopo la sua “definitiva”formazione, proprio per il continuo cadere di polvere meteoritica. Poca, ma immaginate questo continio cadere sulla Terra di granelli, per miliardi di anni. Ma non solo, la Terra si e’ formata con il continuo impatto di grossi meteoriti sulla Terra, che si sono fusi insieme,e – sepppur in piccolo, il processo continua. Le stelle cadenti, insomma, arricchiscono la Terra di materia. E questo vale per Venere, Marte, eccetera. Su Giove nel 1994 cadde una cometa frantumatasi in cinque o sei pezzi dalla forza gravitazionale del pianeta. Quante ne sono cadute? Infatti, su Giove c’e’ molta acqua, e parte die mari sulla Terra si sono formati con frammenti di comete, praticamente con miliardi di anni stelle cdenti, oltre all’acqua eruttata in forma di vapore dai vulcani. ASnche quell’acqua pero’, viene dallo spazio, nel costituirsi della Terra con greosse rocce e comete.

C’e’ poi di questo argomento, la parte suggestiva, magica e poetica- come gia’ abbiamo visto con Pascoli-, e la parte che si lega con le credenze antiche, non del tutto sopite  ( “superstizioni”: cose per l’appunto ” supèrstiti”, che sono rimaste), ciò che forse interessa ai piu’.

E’ bello anche sognare. Esprimere desiderio. Ma guarda li’, “desiderio”- “de_sideribus”- “dalle stelle” o “in riguardo alle stelle”. Ma soprattutto (vivere) con le stelle, capire il mondo e noi anche interrogandole, cioè pensare ed agire “cum sideribus”. Aappunto da questo deriva “con_siderarle”. Le stelle, cadenti e non, sono li’, in cielo, per questo. Sono per noi e noi deriviamo da loro, e non solo in senso poetico: la materia di cui siamo fatti, viene dalle lontane stelle.

DESIDERIO COMUNE,   MEZZO GAUDIO

common_desire

Marghian

LUGLIO 1969 – LUGLIO 2019 – 50 ANNI DALLO SBARCO SULLA LUNA.

Ciao. Domani 20 luglio come sappiamo, ricorre il cinquantenario dello sbarco sulla Luna. Feci un post, in occasione del quarantesimo anniversario. Ve lo ripropongo, data la ricorrenza, riveduto e corretto. C’è sicuramente ancora da correggere, in dattilo. …Vi racconto la storia di quell’epico evento. Non sono Piero Angela, non sono Ruggero Orlando, ne’ Tito Stagno (sapete che è di Cagliari? ); ma, umilmente,  ci provo.

*APOLLO 11*

apollo 11

La capsula Apollo 11- La punta del razzo Saturn 5, che volo’ verso la Luna

Cinquant’anni fa, il 20 luglio del 1969, l’uomo metteva piede per la prima volta su un altro corpo celeste: era la Luna. Quel giorno l’uomo aprì una nuova era nella sua storia di “esploratore del mondo”. Da sempre l’uomo cerca, esplora, scopre. Dalla scoperta del fuoco, all’invenzione dei primi rudimentali utensili e strumenti per procurarsi il cibo e per “farsi breccia” nell’ambiente ricco ma al contempo ostile in cui viveva, sino a conquistare ogni angolo del pianeta, sino ad oggi, l’uomo continua nella sua sete di conoscenza e di dominio del mondo in cui vive. Ma la sua “grande meta”, sin dai primordi della sua esistenza, è il cielo. Visto da sempre come “meta irraggiungibile e divina”, il cielo è stato comunque considerato una “meta da conoscere e da raggiungere”, seppur lontana. I miti, le religioni, le “favole” hanno sempre dato all’uomo quella “voglia di cielo” che, nei millenni, si è sempre più concretizzata, sino ad arrivare, oggi nella nostra epoca, al..grande balzo: la conquista della Luna.

PRIMA DELLO SBARCO DELL’UOMO SULLA LUNA

surveyor 1

La sonda automatica Surveyor -1, lanciata tramite razzo vettore del tipo Atlas Centaur a fine maggio del 1966, tocco’ il suolo lunare il 2 di giugno dello stesso anno.- Senza uomini a bordo, la Surveyor -1, con altre sonde inviate poi,, ha preparato la strada allo sbarco umano, avvenuto con l’undicesima capsula spaziale del progetto Apollo.

Nell’avviare questo ambizioso progetto, Il governo americano decise di esplorare il nostro satellite con delle sonde automatiche capaci di scattare delle fotografie del suolo selenita e di fare altri rilevamenti che avrebbero spianato la strada ad un futuro atterraggio dell’uomo su un altro corpo celeste.

la prima sonda del “Progetto Pioneer”  che venne lanciata l’11 ottobre 1958 doveva studiare i campi magnetici e le micro meteoriti in prossimità delle orbite della Terra e della Luna. Arrivò all’altezza  di 113 mila km, e non raggiunse la Luna. Inviò comunque dei dati utili che riguardavano le condizioni dello spazio prossimo alla Terra. le altre sonde del “Progetto Pioneer” si dimostrarono comunque molto utili al fine di “conoscere lo spazio” e le sue caratteristiche, come i “raggi cosmici “, le radiazioni nello spazio orbitale ed il “vento solare” con cui le future sonde avrebbero dovuto  poi confrontarsi.

Fu con le sonde “Surveyor” che il “Progetto Luna” subì spinta notevole. La prima della serie fu lanciata il 30 maggio del 1966 alle 14,14  UTC  con il razzo vettore Atlas Centaur.  “Surveyor 1” punto’ direttamente verso una traiettoria di impatto con la Luna e, quando la sonda si trovò a metri mt dalla superficie lunare. Toccò il suolo, in caduta libera, il 2 giugno del 1966, nella zona denominata “Oceanum Procellarum”. “Surveyor 1 trasmise dati, ininterrottamente, sino al 14 luglio dello stesso anno. Il “Progetto Surveyor” terminò con l’allunaggio della sonda “Surveyor 7”, il cui scopo fu quello di raccogliere informazioni sull’ambiente lunare finalizzate all’esplorazione del satellite con le sonde del “Progetto Apollo” Il “Surveyor 7”, dotata di strumenti sofisticatissimi e di una telecamera, nonché’ di un “braccio scavatore”, toco’ il suolo selenita il 10 gennaio 1968 alle ore 6,30 UTC.

Intanto “volavano” le sonde del “progetto GEMINI”, che portarono, nel periodo tra il 1963 e il 1966, alla prima “passeggiata nello spazio” -attività extra veicolare” e permise di mettere a punto i primi “RENDEZ-VOUS”,  gli “AGGANCI” tra sonde, indispensabili per le operazioni future. Con il rientro a terra della “Gemini 12” nel novembre del 1967, il “capitolo Gemini” fu dichiarato chiuso. C’erano ormai le premesse per il progetto che, come sappiamo, avrebbe portato l’uomo sulla Luna: l’ambizioso “Progetto Apollo”.

IL PORGRAMMA APOLLO E LO SBARCO SULLA LUNA

lading on moon

Il progetto Apollo fu una continuazione delle spedizioni precedenti che, come si è visto, misero a punto la tecnologia, le conoscenze e l’esperienza che resero possibile l’ambiziosa impresa che si prefiggeva di portare un uomo sulla Luna.

Il “programma Apollo ebbe un inizio poco felice: la navicella “Apollo  Saturn 204”, ribattezzata poi “Apollo 1” , prese fuoco in una esercitazione nel  gennaio del 1967 mentre si trovava in cima al razzo “Saturn1B”. L’incidente, che causò la morte dei tre astronauti, non scoraggiò la NASA, che continuò. Il programma Apollo portò undici equipaggi umani nello spazio: dalla missione Apollo 7 alla missione Apollo 17 . Tutti i voli  partirono dalla base “John F. Kennedy Space Center”. Questi lanci perfezionarono quella parte del programma che era di fondamentale importanza: il “razzo vettore”. Il l primo viaggio con equipaggio umano fu lanciato col vettore Saturno 1B; mentre successivamente questo razzo fu sostituito dal prestigioso SATURNO 5, ormai entrato nel nostro immaginario. Questo prodigio della tecnologia, conosciuto come “razzo lunare”, era un razzo a più sezioni, o “stadi” dotati di propellente liquido. Il principio era il seguente: uno stadio, esaurito il carburante, si staccava, permettendo al successivo di attivarsi e continuare la spinta, fino a quando del “razzo non rimaneva la “punta”. Che era la capsula spaziale stessa. Il Saturno 5  era il modello più grande della serie SATURN. fu progettato e messo a punto, sotto al direzione di Wernher Von Braun e di Arthur Rudolph al Marshall  Space Flight Center in Alabama. Tra il 1967 e il 1973 furono lanciati ben 13 razzi del modello Saturn 5 che furono utili sia per  le missioni Apollo che per la messa in orbita della navicella “Skylab”.

Con l’Apollo 7 e l’Apollo 9 si effettuarono viaggi in orbita terrestre di equipaggi umani, mentre le navicelle Apollo 8 ed Apollo 10 orbitarono attorno alla Luna.  Con l’Apollo 9 entra in scena un particolare tipo di capsula, indispensabile per la missione: è quel prodigio tecnologico noto come.. LEM. Il 3 marzo del 1969 l’Apollo 9 fu lanciato dalla base di Cape Canaveral. Fu testato uno strano veicolo, che scherzosamente fu dapprima chiamato “Spider”, “Ragno”, e successivamente-missione Apollo 10- prese il nome di LEM, acronimo che sta per “Lunar Excursion Module”, ossia “modulo per l’esplorazione lunare”. Non entrerò nei dettagli tecnici sul LEM: scrivo soltanto che questo tipo di modulo è adatto ad una lenta discesa con razzi frenanti su un corpo celeste, manovrabile e adatta d ogni terreno di atterraggio, data la sua forma “a ragno”. Il LEM era infatti capace, una volta staccatosi dalla “navicelle Apollo”, di “planare”, scegliendo, anche grazie a comandi manuali, dove atterrare, e di decollare con una spinta sufficiente da potersi ricongiungere con la “navicella madre”, a missione avvenuta. E così infatti avvenne.

La navicella Apollo 11 raggiunse la Luna il 20 luglio del 1969, dopo una estenuante “gara” con il potente “avversario sovietico”. “Gara” questa che, come sappiamo, era ispirata da quell’”equilibrio del terrore che chiamiamo con il tristemente poetico nome di “guerra fredda”. Si, lo sbarco sulla Luna fu anche questo. Ma veniamo, in dettaglio, all’” evento del millennio”, così da tanti è stato definito.

Innanzitutto, gli UOMINI. Neil Armstrong, comandante della missione e primo uomo che mise piede sulla Luna; Michael Collins, pilota del modulo di comando e che per questo ruolo rimase in orbita intorno alla Luna; Edwin Eugene “Buzz” Aldrin, pilota del modulo lunare LEM e secondo uomo a toccare il suolo lunare. Questi sono i nomi dei tre astronauti della capsula APOLLO 11.

SATURN FIVE

saturn five.jpg

Il maestoso missile Saturn V, costruito sotto l’egida di Wernher Von Braun

-Una menzione particolare merita, a questo punto, l’ingegnere di origine italiana Rocco Petrone, che dopo aver lavorato a fianco di Von Braun, prese il posto di quest’ultimo a capo di tutto il progetto Apollo. Uomo dalla memoria straordinaria, conosceva il razzo pezzo a pezzo, e risolse all’ultimo istante (calcisticamente parlando, “in zona Cesarini”) un difetto ad una voalvoletta che stava per compromettere il lancio. Petrone, ripassando mentalmente le caratteristiche del razzo, andò dritto dritto al problema, regolando la valvoletta e bloccando la debole fuoriuscita di gas che non avrebbe dobuto essserci.

IIl razzo vettore SATURNO 5 con in cima la navicella con i tre astronauti a bordo lasciò il suolo terrestre  la mattina del 16 luglio del 1969 alle ore 9,32 minuti ora locale. 11minuti dopo, spentosi il terzo stadio del missile, la navicella era in orbita attorno alla terra: l’avventura di Armstromg, Aldrin e Collins era cominciata. Venne estratto dal terzo stadio il LEM e agganciato alla navicella Apollo. Tre giorni dopo, il 19 luglio, Apollo e Lem erano in orbita lunare. Il modulo lunare “Eagle”-Aquila-si staccò dalla capsula Apollo. Aldrin e Collins presero posto nel LEM, mentre Collins rimase nella capsula di comando.  Il  LEM” si staccò dall’Apollo ed inizio la lenta e faticosa fase di discesa sulla Luna. la superficie del nostro satellite naturale e primo corpo celeste ad essere da lì a poco “violato” dall’uomo si avvicinava sempre più. Le manovre e le fasi dell’atterraggio sulla Luna furono difficili e concitate.  Armstrong prese il controllo manuale del modulo e fece allunare il modulo nella zona prescelta per l’allunaggio: una zona impervia, a dispetto del nome “Mare tranquillitatis” . Il LEM toccò la polverosa superficie lunare alle ore 20, 17 UTC-Universal Coordinated Time, l’ora di Greenwich-. l’UOMO ERA ARRIVATO SULLA LUNA. Mancava ancora una ultima, piccolissima fase: SCENDERE.  Erano momenti di grande tensione per i due astronauti astronauti a bordo del LEM oramai addormentatosi sul soffice suolo lunare. Momenti di “suspance” per chi era a terra, momenti emozionanti per Michael Collins, che anni più tardi dirà: non sarei mai ripartito dalla Luna, avrei voluto scendere lì. Alle ore 22, 56 minuti e 15 secondi Neil Armstrong, il primo uomo a farlo. Mette piede sulla LUNA. Pronuncia la storica frase “un piccolo passo per me, ma un gigantesco balzo per tutta l’umanità”, si guarda attorno. E’ cominciato il primo soggiorno di due uomini sulla Luna.

UOMINI SULLA LUNA

men on the moon

Una storica foto

A questo evento seguirono altre fasi, come gli esperimenti condotti sulla Luna dagli stessi astronauti di quella prima missione. A questa, altre ne seguirono. Dopo la sfortunata missione “Apollo 13”, altre tre missioni Apollo andarono in porto con successo.  La Luna è oggi più vicina, e ci è più familiare grazie al coraggio e allo spirito di avventura dei tre astronauti, di coloro che li hanno preceduti e di tante persone che hanno lavorato, “a terra”. Per la riuscita di questa impresa di cui oggi si celebra l’anniversario. Aldrin, Collins e Armstrong furono i primi, e tutto il mondo era con loro. Altre frontiere sono in attesa di essere raggiunte dall’uomo. Ma questa, amici, è …una continuazione della storia: non un’altra. E, di questa storia, noi siamo tutti parte: è la storia dell’uomo, la nostra storia. Parte di una storia più grande, quella dell’universo, della quale storia, sentiamo di non essere gli unici attori. Ecco perché li cerchiamo, e li immaginiamo. Raggiungere la Luna è stato forse il primo passo, verso altri mondi, con future astronavi. “Per arrivare là, dove nessun uomo è mai giunto prima” – avete riconosciuto queste parole: Star Trek, l’esplorazione delle stelle. 

CIAO

Marghian

METEORITI E ASTEROIDI, PIETRE NEL CIELO, ANCHE MOLTO GROSSE, ED ANCHE PERICOLOSE

Nel monte prospiciente un paese a soli quattro chilometri dal mio,  c’è una grossa roccia, alta più di trenta metri, levigata. A seconda di come le batte il Sole, sembra una roccia di argento;  si vede anche dal mio paese. Ha un nome bellissimo, “sa pedra Luxia”(la X in sardo = G dolce, alla francese). La pietra lucente. Un mio amico, quando inveisce contro qualcuno (presente o contumace che sia) dice spesso questa frase, “perda manna e pittia, sa prus pittia coment’a sa perda Luxìa” (“che ti/gli si lancino pietre grandi e piccole, la piu’ piccola che sia come “la pietra lucente”)-

Una sera in una pizzeria disse questo rivolto ad uno e io gli dissi: “essu tiàu”-ehi, diamine-, poi soggiunsi dicendogli ridendo :” ma castia ca podid essi eh?”- “ma guarda che questo è possibile eh? Hai mai sentito parlare di asteroidi? Cind’esti prus mannus meda de “sa Pedra Luxìa naras tui” Ce ne sono di molto piu’ grandi della “Pietra Lucente”,dici tu”.

Vi ho raccontato questa cosa per sorridere un po’ 🙂

METEORITI E ASTEROIDI, PIETRE NEL CIELO. GROSSE, E PERICOLOSE

(Ma abbiamo gli strumenti e le idee per tenerle a bada)

Ce ne parla in questo video Brian May, il chitarrista dei Queen. Oltre ad aver suonato con Freddy Mercury, ha conseguito una laure in astrofisica, ed ha collaborato alla missione New Horizons su Plutone.
May è anche promotore dell “Asteroid Day”, che – me n’ero scordato-, ricorre il 30 giugno. Giorno scelto perché’ nel 1908, il 30 giugno, a Tunguska in Svezia esplose “qualcosa” in cielo, che provocò lo sradicamento di decine di milioni di alberi, con la relativa fortuna di aver fatto poche vittime. Per avere una idea del potere distruttivo di quell’evento, se l’oggetto, del diametro di una sessantina di metri (non si sa se un asteroide, un frammento di cometa, un frammento di antimateria od una astronave aliena a motore ad antimateria secondo i più arditi) fosse esploso sopra Roma o New York avrebbe raso al suolo le città. Esplose nel cielo, perché’ a Tunguska non si trovò alcun cratere.
Ci sono asteroidi di ogni tipo e natura, compatti o solo miliardi di frammenti aggregati per gravità , comete (prevalentemente fatte di ghiaccio e polveri), ma quelli che a noi interessano maggiormente sono i cosiddetti asteroidi “Neo”, “Near”-vicino- “Earth”- “alla Terra”- “objects”-oggetti-, oggetti che passano vicino alla Terra. Sono circa 25000 quelli censiti, e ci tranquillizza la probabilita’ bassa di impatto. Solo 8000 di questi 25000 hanno la probabilità di una su mille di impattare, gli altri hanno probabilita’ molto piu’ basse.
Il rischio impatto con gli asteroidi e’ fra le emergenze planetarie, insieme a clima, guerre, fame. Il problema e’ serio, anche se le probabilità’ basse sono (relativamente) tranquillizzanti. Ma occorre lavorarci.
Come difenderci? Allora, interferenza a distanza, una grossa sonda che passando vicino all’oggetto pericoloso, riesca a deviare con la sua gravità, l’asteroide. Di pochissimo, ma su lunga distanza, devierebbe di parecchio dalla Terra. Poi c’è lo schianto mirato, colpire con una sonda (senza esplosivi ma solo per la forza cinetica) un asteroide, cambiarne la velocità o deviarne la direzione. Poi, la tanto odiata bomba atomica potrebbe salvare l’umanità. Un ordigno nucleare, fatto impattare su un grosso asteroide e farlo a pezzettini, i quali pezzettini si distruggerebbero con l’attrito con l’atmosfera terrestre.
Ah, questa ve la scrivo per farvi sorridere un po’. Ma è una proposta fatta da scienziati seri, non da comici in una scenetta. Tingere di chiaro l’asteroide, di modo che con un maggior potere riflettente, sia frenato, accelerato o deviato dalla luce del Sole. Vi immaginate, “cercansi astronauti imbianchini per verniciare pericoloso asteroide che…..” 🙂

Okay  lascio parlare Brian May 🙂

CIAO

Marghian

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