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LUGLIO 1969 – LUGLIO 2019 – 50 ANNI DALLO SBARCO SULLA LUNA.

Ciao. Domani 20 luglio come sappiamo, ricorre il cinquantenario dello sbarco sulla Luna. Feci un post, in occasione del quarantesimo anniversario. Ve lo ripropongo, data la ricorrenza, riveduto e corretto. C’è sicuramente ancora da correggere, in dattilo. …Vi racconto la storia di quell’epico evento. Non sono Piero Angela, non sono Ruggero Orlando, ne’ Tito Stagno (sapete che è di Cagliari? ); ma, umilmente,  ci provo.

*APOLLO 11*

apollo 11

La capsula Apollo 11- La punta del razzo Saturn 5, che volo’ verso la Luna

Cinquant’anni fa, il 20 luglio del 1969, l’uomo metteva piede per la prima volta su un altro corpo celeste: era la Luna. Quel giorno l’uomo aprì una nuova era nella sua storia di “esploratore del mondo”. Da sempre l’uomo cerca, esplora, scopre. Dalla scoperta del fuoco, all’invenzione dei primi rudimentali utensili e strumenti per procurarsi il cibo e per “farsi breccia” nell’ambiente ricco ma al contempo ostile in cui viveva, sino a conquistare ogni angolo del pianeta, sino ad oggi, l’uomo continua nella sua sete di conoscenza e di dominio del mondo in cui vive. Ma la sua “grande meta”, sin dai primordi della sua esistenza, è il cielo. Visto da sempre come “meta irraggiungibile e divina”, il cielo è stato comunque considerato una “meta da conoscere e da raggiungere”, seppur lontana. I miti, le religioni, le “favole” hanno sempre dato all’uomo quella “voglia di cielo” che, nei millenni, si è sempre più concretizzata, sino ad arrivare, oggi nella nostra epoca, al..grande balzo: la conquista della Luna.

PRIMA DELLO SBARCO DELL’UOMO SULLA LUNA

surveyor 1

La sonda automatica Surveyor -1, lanciata tramite razzo vettore del tipo Atlas Centaur a fine maggio del 1966, tocco’ il suolo lunare il 2 di giugno dello stesso anno.- Senza uomini a bordo, la Surveyor -1, con altre sonde inviate poi,, ha preparato la strada allo sbarco umano, avvenuto con l’undicesima capsula spaziale del progetto Apollo.

Nell’avviare questo ambizioso progetto, Il governo americano decise di esplorare il nostro satellite con delle sonde automatiche capaci di scattare delle fotografie del suolo selenita e di fare altri rilevamenti che avrebbero spianato la strada ad un futuro atterraggio dell’uomo su un altro corpo celeste.

la prima sonda del “Progetto Pioneer”  che venne lanciata l’11 ottobre 1958 doveva studiare i campi magnetici e le micro meteoriti in prossimità delle orbite della Terra e della Luna. Arrivò all’altezza  di 113 mila km, e non raggiunse la Luna. Inviò comunque dei dati utili che riguardavano le condizioni dello spazio prossimo alla Terra. le altre sonde del “Progetto Pioneer” si dimostrarono comunque molto utili al fine di “conoscere lo spazio” e le sue caratteristiche, come i “raggi cosmici “, le radiazioni nello spazio orbitale ed il “vento solare” con cui le future sonde avrebbero dovuto  poi confrontarsi.

Fu con le sonde “Surveyor” che il “Progetto Luna” subì spinta notevole. La prima della serie fu lanciata il 30 maggio del 1966 alle 14,14  UTC  con il razzo vettore Atlas Centaur.  “Surveyor 1” punto’ direttamente verso una traiettoria di impatto con la Luna e, quando la sonda si trovò a metri mt dalla superficie lunare. Toccò il suolo, in caduta libera, il 2 giugno del 1966, nella zona denominata “Oceanum Procellarum”. “Surveyor 1 trasmise dati, ininterrottamente, sino al 14 luglio dello stesso anno. Il “Progetto Surveyor” terminò con l’allunaggio della sonda “Surveyor 7”, il cui scopo fu quello di raccogliere informazioni sull’ambiente lunare finalizzate all’esplorazione del satellite con le sonde del “Progetto Apollo” Il “Surveyor 7”, dotata di strumenti sofisticatissimi e di una telecamera, nonché’ di un “braccio scavatore”, toco’ il suolo selenita il 10 gennaio 1968 alle ore 6,30 UTC.

Intanto “volavano” le sonde del “progetto GEMINI”, che portarono, nel periodo tra il 1963 e il 1966, alla prima “passeggiata nello spazio” -attività extra veicolare” e permise di mettere a punto i primi “RENDEZ-VOUS”,  gli “AGGANCI” tra sonde, indispensabili per le operazioni future. Con il rientro a terra della “Gemini 12” nel novembre del 1967, il “capitolo Gemini” fu dichiarato chiuso. C’erano ormai le premesse per il progetto che, come sappiamo, avrebbe portato l’uomo sulla Luna: l’ambizioso “Progetto Apollo”.

IL PORGRAMMA APOLLO E LO SBARCO SULLA LUNA

lading on moon

Il progetto Apollo fu una continuazione delle spedizioni precedenti che, come si è visto, misero a punto la tecnologia, le conoscenze e l’esperienza che resero possibile l’ambiziosa impresa che si prefiggeva di portare un uomo sulla Luna.

Il “programma Apollo ebbe un inizio poco felice: la navicella “Apollo  Saturn 204”, ribattezzata poi “Apollo 1” , prese fuoco in una esercitazione nel  gennaio del 1967 mentre si trovava in cima al razzo “Saturn1B”. L’incidente, che causò la morte dei tre astronauti, non scoraggiò la NASA, che continuò. Il programma Apollo portò undici equipaggi umani nello spazio: dalla missione Apollo 7 alla missione Apollo 17 . Tutti i voli  partirono dalla base “John F. Kennedy Space Center”. Questi lanci perfezionarono quella parte del programma che era di fondamentale importanza: il “razzo vettore”. Il l primo viaggio con equipaggio umano fu lanciato col vettore Saturno 1B; mentre successivamente questo razzo fu sostituito dal prestigioso SATURNO 5, ormai entrato nel nostro immaginario. Questo prodigio della tecnologia, conosciuto come “razzo lunare”, era un razzo a più sezioni, o “stadi” dotati di propellente liquido. Il principio era il seguente: uno stadio, esaurito il carburante, si staccava, permettendo al successivo di attivarsi e continuare la spinta, fino a quando del “razzo non rimaneva la “punta”. Che era la capsula spaziale stessa. Il Saturno 5  era il modello più grande della serie SATURN. fu progettato e messo a punto, sotto al direzione di Wernher Von Braun e di Arthur Rudolph al Marshall  Space Flight Center in Alabama. Tra il 1967 e il 1973 furono lanciati ben 13 razzi del modello Saturn 5 che furono utili sia per  le missioni Apollo che per la messa in orbita della navicella “Skylab”.

Con l’Apollo 7 e l’Apollo 9 si effettuarono viaggi in orbita terrestre di equipaggi umani, mentre le navicelle Apollo 8 ed Apollo 10 orbitarono attorno alla Luna.  Con l’Apollo 9 entra in scena un particolare tipo di capsula, indispensabile per la missione: è quel prodigio tecnologico noto come.. LEM. Il 3 marzo del 1969 l’Apollo 9 fu lanciato dalla base di Cape Canaveral. Fu testato uno strano veicolo, che scherzosamente fu dapprima chiamato “Spider”, “Ragno”, e successivamente-missione Apollo 10- prese il nome di LEM, acronimo che sta per “Lunar Excursion Module”, ossia “modulo per l’esplorazione lunare”. Non entrerò nei dettagli tecnici sul LEM: scrivo soltanto che questo tipo di modulo è adatto ad una lenta discesa con razzi frenanti su un corpo celeste, manovrabile e adatta d ogni terreno di atterraggio, data la sua forma “a ragno”. Il LEM era infatti capace, una volta staccatosi dalla “navicelle Apollo”, di “planare”, scegliendo, anche grazie a comandi manuali, dove atterrare, e di decollare con una spinta sufficiente da potersi ricongiungere con la “navicella madre”, a missione avvenuta. E così infatti avvenne.

La navicella Apollo 11 raggiunse la Luna il 20 luglio del 1969, dopo una estenuante “gara” con il potente “avversario sovietico”. “Gara” questa che, come sappiamo, era ispirata da quell’”equilibrio del terrore che chiamiamo con il tristemente poetico nome di “guerra fredda”. Si, lo sbarco sulla Luna fu anche questo. Ma veniamo, in dettaglio, all’” evento del millennio”, così da tanti è stato definito.

Innanzitutto, gli UOMINI. Neil Armstrong, comandante della missione e primo uomo che mise piede sulla Luna; Michael Collins, pilota del modulo di comando e che per questo ruolo rimase in orbita intorno alla Luna; Edwin Eugene “Buzz” Aldrin, pilota del modulo lunare LEM e secondo uomo a toccare il suolo lunare. Questi sono i nomi dei tre astronauti della capsula APOLLO 11.

SATURN FIVE

saturn five.jpg

Il maestoso missile Saturn V, costruito sotto l’egida di Wernher Von Braun

-Una menzione particolare merita, a questo punto, l’ingegnere di origine italiana Rocco Petrone, che dopo aver lavorato a fianco di Von Braun, prese il posto di quest’ultimo a capo di tutto il progetto Apollo. Uomo dalla memoria straordinaria, conosceva il razzo pezzo a pezzo, e risolse all’ultimo istante (calcisticamente parlando, “in zona Cesarini”) un difetto ad una voalvoletta che stava per compromettere il lancio. Petrone, ripassando mentalmente le caratteristiche del razzo, andò dritto dritto al problema, regolando la valvoletta e bloccando la debole fuoriuscita di gas che non avrebbe dobuto essserci.

IIl razzo vettore SATURNO 5 con in cima la navicella con i tre astronauti a bordo lasciò il suolo terrestre  la mattina del 16 luglio del 1969 alle ore 9,32 minuti ora locale. 11minuti dopo, spentosi il terzo stadio del missile, la navicella era in orbita attorno alla terra: l’avventura di Armstromg, Aldrin e Collins era cominciata. Venne estratto dal terzo stadio il LEM e agganciato alla navicella Apollo. Tre giorni dopo, il 19 luglio, Apollo e Lem erano in orbita lunare. Il modulo lunare “Eagle”-Aquila-si staccò dalla capsula Apollo. Aldrin e Collins presero posto nel LEM, mentre Collins rimase nella capsula di comando.  Il  LEM” si staccò dall’Apollo ed inizio la lenta e faticosa fase di discesa sulla Luna. la superficie del nostro satellite naturale e primo corpo celeste ad essere da lì a poco “violato” dall’uomo si avvicinava sempre più. Le manovre e le fasi dell’atterraggio sulla Luna furono difficili e concitate.  Armstrong prese il controllo manuale del modulo e fece allunare il modulo nella zona prescelta per l’allunaggio: una zona impervia, a dispetto del nome “Mare tranquillitatis” . Il LEM toccò la polverosa superficie lunare alle ore 20, 17 UTC-Universal Coordinated Time, l’ora di Greenwich-. l’UOMO ERA ARRIVATO SULLA LUNA. Mancava ancora una ultima, piccolissima fase: SCENDERE.  Erano momenti di grande tensione per i due astronauti astronauti a bordo del LEM oramai addormentatosi sul soffice suolo lunare. Momenti di “suspance” per chi era a terra, momenti emozionanti per Michael Collins, che anni più tardi dirà: non sarei mai ripartito dalla Luna, avrei voluto scendere lì. Alle ore 22, 56 minuti e 15 secondi Neil Armstrong, il primo uomo a farlo. Mette piede sulla LUNA. Pronuncia la storica frase “un piccolo passo per me, ma un gigantesco balzo per tutta l’umanità”, si guarda attorno. E’ cominciato il primo soggiorno di due uomini sulla Luna.

UOMINI SULLA LUNA

men on the moon

Una storica foto

A questo evento seguirono altre fasi, come gli esperimenti condotti sulla Luna dagli stessi astronauti di quella prima missione. A questa, altre ne seguirono. Dopo la sfortunata missione “Apollo 13”, altre tre missioni Apollo andarono in porto con successo.  La Luna è oggi più vicina, e ci è più familiare grazie al coraggio e allo spirito di avventura dei tre astronauti, di coloro che li hanno preceduti e di tante persone che hanno lavorato, “a terra”. Per la riuscita di questa impresa di cui oggi si celebra l’anniversario. Aldrin, Collins e Armstrong furono i primi, e tutto il mondo era con loro. Altre frontiere sono in attesa di essere raggiunte dall’uomo. Ma questa, amici, è …una continuazione della storia: non un’altra. E, di questa storia, noi siamo tutti parte: è la storia dell’uomo, la nostra storia. Parte di una storia più grande, quella dell’universo, della quale storia, sentiamo di non essere gli unici attori. Ecco perché li cerchiamo, e li immaginiamo. Raggiungere la Luna è stato forse il primo passo, verso altri mondi, con future astronavi. “Per arrivare là, dove nessun uomo è mai giunto prima” – avete riconosciuto queste parole: Star Trek, l’esplorazione delle stelle. 

CIAO

Marghian

METEORITI E ASTEROIDI, PIETRE NEL CIELO, ANCHE MOLTO GROSSE, ED ANCHE PERICOLOSE

Nel monte prospiciente un paese a soli quattro chilometri dal mio,  c’è una grossa roccia, alta più di trenta metri, levigata. A seconda di come le batte il Sole, sembra una roccia di argento;  si vede anche dal mio paese. Ha un nome bellissimo, “sa pedra Luxia”(la X in sardo = G dolce, alla francese). La pietra lucente. Un mio amico, quando inveisce contro qualcuno (presente o contumace che sia) dice spesso questa frase, “perda manna e pittia, sa prus pittia coment’a sa perda Luxìa” (“che ti/gli si lancino pietre grandi e piccole, la piu’ piccola che sia come “la pietra lucente”)-

Una sera in una pizzeria disse questo rivolto ad uno e io gli dissi: “essu tiàu”-ehi, diamine-, poi soggiunsi dicendogli ridendo :” ma castia ca podid essi eh?”- “ma guarda che questo è possibile eh? Hai mai sentito parlare di asteroidi? Cind’esti prus mannus meda de “sa Pedra Luxìa naras tui” Ce ne sono di molto piu’ grandi della “Pietra Lucente”,dici tu”.

Vi ho raccontato questa cosa per sorridere un po’ 🙂

METEORITI E ASTEROIDI, PIETRE NEL CIELO. GROSSE, E PERICOLOSE

(Ma abbiamo gli strumenti e le idee per tenerle a bada)

Ce ne parla in questo video Brian May, il chitarrista dei Queen. Oltre ad aver suonato con Freddy Mercury, ha conseguito una laure in astrofisica, ed ha collaborato alla missione New Horizons su Plutone.
May è anche promotore dell “Asteroid Day”, che – me n’ero scordato-, ricorre il 30 giugno. Giorno scelto perché’ nel 1908, il 30 giugno, a Tunguska in Svezia esplose “qualcosa” in cielo, che provocò lo sradicamento di decine di milioni di alberi, con la relativa fortuna di aver fatto poche vittime. Per avere una idea del potere distruttivo di quell’evento, se l’oggetto, del diametro di una sessantina di metri (non si sa se un asteroide, un frammento di cometa, un frammento di antimateria od una astronave aliena a motore ad antimateria secondo i più arditi) fosse esploso sopra Roma o New York avrebbe raso al suolo le città. Esplose nel cielo, perché’ a Tunguska non si trovò alcun cratere.
Ci sono asteroidi di ogni tipo e natura, compatti o solo miliardi di frammenti aggregati per gravità , comete (prevalentemente fatte di ghiaccio e polveri), ma quelli che a noi interessano maggiormente sono i cosiddetti asteroidi “Neo”, “Near”-vicino- “Earth”- “alla Terra”- “objects”-oggetti-, oggetti che passano vicino alla Terra. Sono circa 25000 quelli censiti, e ci tranquillizza la probabilita’ bassa di impatto. Solo 8000 di questi 25000 hanno la probabilità di una su mille di impattare, gli altri hanno probabilita’ molto piu’ basse.
Il rischio impatto con gli asteroidi e’ fra le emergenze planetarie, insieme a clima, guerre, fame. Il problema e’ serio, anche se le probabilità’ basse sono (relativamente) tranquillizzanti. Ma occorre lavorarci.
Come difenderci? Allora, interferenza a distanza, una grossa sonda che passando vicino all’oggetto pericoloso, riesca a deviare con la sua gravità, l’asteroide. Di pochissimo, ma su lunga distanza, devierebbe di parecchio dalla Terra. Poi c’è lo schianto mirato, colpire con una sonda (senza esplosivi ma solo per la forza cinetica) un asteroide, cambiarne la velocità o deviarne la direzione. Poi, la tanto odiata bomba atomica potrebbe salvare l’umanità. Un ordigno nucleare, fatto impattare su un grosso asteroide e farlo a pezzettini, i quali pezzettini si distruggerebbero con l’attrito con l’atmosfera terrestre.
Ah, questa ve la scrivo per farvi sorridere un po’. Ma è una proposta fatta da scienziati seri, non da comici in una scenetta. Tingere di chiaro l’asteroide, di modo che con un maggior potere riflettente, sia frenato, accelerato o deviato dalla luce del Sole. Vi immaginate, “cercansi astronauti imbianchini per verniciare pericoloso asteroide che…..” 🙂

Okay  lascio parlare Brian May 🙂

CIAO

Marghian

PILLOLE DI SCIENZA – E DI CURIOSITA’

Ciao. In queste sere non trovo tempo per i blog,  sto facendo compagnia a mia cognata, che domani parte su a Torino dai figli. Fra poco andro’ da lei. Vi lascio questa cosetta, anche per salutarvi.

ORO DALLE STELLE

Okay , leggete anche la “scheda” sotto. Ciao 

Sapevo già di questa cosa. Una simulazione con un supercomputer avrebe “confermato” questo: che i materiali piu’ pesanti dei gas idrogeno, elio, litio, si formano all’interno di gigantesche stelle destinate esplodendo a disperdere del materiale. Per questo esistono asteroidi, comete, pianeti con tutti i loro metalli, sintetizzati dalla fortissima “pressione” di stelle massicce.

Ciao. Qualche sera faho letto una notiziuola, su “Tiscali Scienza”, sapete, di quelle che mi vado a cercare, quando ho tempo, e che dice che “tutto l’oro , il platino, e altri metalli preziosi vengono dalla collisione fra stelle di neutroni (come nel 2017 quando vennero rilevate le onde gravitazionali dovute all’evento); o ancora, dalla esplosione di una supernova di trenta masse solari. Simulazioni con un super computer avrebbe rivelato questo. Scoperta l’acqua calda. O meglio, l’oro giallo, dato che ormai si sa da decenni, che i metalli pensanti, pltino oro argento, ferro eccetera si sono formati dentro stelle massicce poi esplose, “le supernovae”. Stelle massicce” perche’ ad esempio il Sole, nella sintesi nucleare, poverino, e’ riuscito ad arrivare al litio (il terzo elemento piu’ leggero dopo idrogeno (un protone) ed elio (due protoni), il ltio ne ha tre, e altrettanti neutroni se sono allo stato “naturale” e non di isotopi” (gli “isotopi ” sono semplicemente atomi che, anziche’ pareggaire in numero di protoni e neutroni, hanno dei neutroni in piu’ o in meno ).

CIAO

Marghian

 

 

LA RIFLESSIONE DEL GIORNO. IL MONDO È UNA ILLUSIONE? PER MOLTI SCIENZIATI SI. Io parteggio per quelli che pensano che noi esistiamo. Ciao :)

“La riflessione del giorno”, ormai avanzato; perché l’ho scritta di getto questa mattina (pensate, col cellulare…che follia) verso le 9,30 per Facebook. Ho trovavto un altro “tempo morto” in ufficio e qui la posto adesso,alle13,30 del pomeriggio, dal computer. 

IL MONDO E’ UNA ILLUSIONE?

quantum world

Secondo le equazioni e gli esperimenti sulla fisica quantistica (il ramo della fisica avanzata che studia il mondo delle perticelle elementari (quelle che hanno massa come ad esempio gli elettroni, o le particelle costituite di sola energia come i fotoni), particelle che sono chiamate “quanti”, la realtà oggettiva non esiste.
Una “quasi conclusione” detta “interpretazione di Copenaghen”, da una riunione di “cervelli” ove li si disse questa cosa, e che quasi va a braccetto con certa filosofia orientale (anche) secondo la quale, il mondo è una illusione, e addirittura saremmo noi a crearlo.

Il mondo delle particelle, di cui tutto è costituito, noi compresi, non è determinabile come quando si osserva una macchina correre o una ragazza (quella si’, e’ osservabile ) che cammina. La posizione e lo stato di energia di una particella (elettrone o fotone) invece non è determinabile con certezza ma si ha un ampio margine di probabilità di stato quantico, praticamente una potenzzialitaà, e questo creerebbe dubbi, a detta di molti scienziti, anche sulla realtà oggettiva delle cose. Di cosa si tratta?Come mai?

IL GATTO DI SCRODINGER E LA TEORIA DEI MOLTI MONDI

schrodinger_cat

Nessun maltrattamento agli animali, solo un esperimento pensato

Rende bene la cosa  l’idea del gatto di schrodinger, che chiuso in una scatola, una gabbia, è contemporaneamente “vivo e morto” fino a che non si apre la gabbia (tranquilli, lo scienziato tedesco non torturo’ nessun gatto, fu solo in esempio, un “esperimento pensato”, su come una cosa sia tale sopo quando percepita, e prima vi sarebbe una sovrapposizionie di stati, come ad esempio “vivo e morto”) . Non potendo poi determinare quando decade l’atomo di uranio che, decadendo ma non si sa mai quando (incertezza microscopica) azionerebbe il meccanismo che rompe la fiala per avvelenare il gatto. L’incertezzaq uantistica “non sapere quando l’atomo di uranio decade”, e cioè l’incertezza microscopica, il cambiamento di stato dell’atomo di uranio, causerebbe incertezza anche a livello macroscopico, la sorte del gatto. E’ noto come il paradosso del gatto di schrodinger. Pensate ceh su questo gatto si riflette anche sulla esistenza potenziale di “molti mondi” ove, se il gatto di qui è vivo, “in un altro universo” magari e’ morto”. Ma qui mi allargo troppo , raga’…(ma ci tornero’ ).

LE PARTICELLE. QUESTIONE DI PROBABILITA’

onda di probabilità

Se si inndividua la posizione di una particella, non si conose la  velocità e viceversa. Una particella ha la probabilita’ di esistere in un dato stato.

Famosa poi l’equazione di schrodinger sulla probabilità dello stato di moto, di energia e altri parametri, di una particella (si descrive una onda di probabilità della particella, onda che “collassa”-si dice cosi, in gergo-, quando si stabisce la posizione, o lo spin – qualcosa paragonabile alla rotazione – o la vocita’, ma “una cosa per volta” secondo un certo Heisenberg), di una particella. “Una csaa eiste in quanto percepita, sarebbe il motto degli interpreti di questa idea delle realta’ poetnziali ed incerte. Ma io, a modestissimo parere dato anche il modesto titolo di studio, 3 a media inferiore, non credo che la realtà oggettivanon esista. Il mare,le città, i fioril le ragazze, i pianeti, casa mia ove ora non mi trovo. Non la percepisco io, ora, ma non è che “non esista”. Ci pensate? LE ALTRE PERSONE, e gli accadimenti e fenomeni ordinari della vita. Mi corico la sera,, dormo e la mattina vedo il cortile bagnato. “No, è una mia illusione..”. Mi piace pensare che abbia piovuto davvero, oggettivamente, anche se io non ne ero consapevole. (“se io volto le spalle alla luna, non è che quella cessi di esistere”, disse Einstein).

Ill mio pensiero è che le particelle sono piccole e velocissime, ecco che “per noi possono” essere qui o li “contemporaneamente”- per la nostra percezione del tempo (se io vivessi un miliardo di anni la storia dell’uomo avverrebbe tutta in un istante), ma magari non so, questa incertezza avviene solo per la nostra grossolanita’ percettiva. La particella quantisttica ha quella posizione, quello stato, che cambia talmente in fretta da sembrare che gli stati si sovrappongono e che nessun dato possa essere “reale”. . Ma per noi, non che questi stati e queste particelle non esistano. Se io osservassi un moscerino velocissimo svolazzare attorno al lampadario, con la mia vista “lenta” ne vedrei tanti, e non saprei dove sta esattamente l’insetto. Come la novola di elettroni che, per la sua velocità, può essere creata attorno al nucleo di un atomo anche da un solo elettrone, non sappiamo dove sta, come gira su se’ stesso, se e’ uno o sono dieci, ma che esiste.
Mi sembra strano che una persona che mi venga presentata, poniamo una ragazza , che mi rivolge la parola non esista. Forse esiste e, data la sua età, da anni prima che io facessi la sua conosenza e la “percepissi”. Non ho inventato io quella ragazza, magari potessi….

Mi piace come molti dicano “la realta’ non esiste e’ prodotta dal nostro cervello”. Ma esiste il cervello, che ha bisogno di un cranio, che e’ attaccato ad uno scheletro, che fa parte di un corpo, corpo che cammina sul suolo di un pianeta, ecc. ecc. Altra cosa, “e’ tutta energia”. Allora esiste l’energia, non importa se ogni elettrone ha dentro una stringa a forma di anello che vibra. Vibrando crea l’elettrone, un’altra stringa crea un’altra proiezione che chiamiamo protone, o neutrone, l’energia che si manifesta ora come massa, ora come gravita’, o luce. Ma che esiste, come esstono ralmente le forme e le cose che vediamo. Non importa se in essenza – che significa essere- le particelle elementari siano energia o materia, o come si comportino a nostra insaputa. Per me Le incertezze quantistiche sono dovute forse ai nostri limiti.

CIAO

Marghian

IL MIO PRIMO POST – 25 MAGGIO 2008

Ciao. E’ passato un po’ di tempo. Non avendo in questi giorni particolarmente impegnativi del tempo da dedicare alla scrittura ed alla lettura nei blog, “stante il fatto” che vorrei anche salutarvi, lasciarvi qualcosa, anche alla luce del fatto che nei frangenti attuali ; ai sensi degli impedimenti quotidiani ( il linguaggio “burocratico” che sto usando e’ per scherzare un po’ 🙂  ) e per via  che  mi manca assolutamente  il tempo per redigere nuovi post, ve ne lascio uno vecchio, il piu’ vecchio:  Il mio primo post.  Lo scrissi “a braccio”, dopo avere appena creato,  nel maggio del 2008, il blog su Windows Live Space” – Dopo presentazioni e saluti, scrissi questo prima articolo, che insieme agli altri riversai su wp, quando gentilmente ci “invitarono” a farlo, perche’ WLS avrebbe presto chiuso- alcuni di voi, se provengono da wls e sono passati “volontariamente” su wp, certamente ricorderanno. No, non credo di essere un giornalista, pur se  ho usato la parola “articolo”. Come ben sapete, wp chiama “articolo” persino la foto di un gattino con scritto “ciao amici” (“il tuo articolo- pensate alla foto del gattino- sta per essere pubblicato….”). Okay, questo e’ il post. Ciao, e buon weekend  🙂

L’UNIVERSO
(Scommetto che qualcuno di voi -conoscendomi  🙂  – ha indovinato l’argomento )

Questa immagine non era nel post, l’ho scelta ora come “rappresentativa” dell’argomento

L’uomo, sin dalle sue origini, ha rivolto lo sguardo ed il pensiero al cielo ed al mondo che lo circonda. Da sempre egli si interroga sulla natura, sul mondo e sul posto che occupa nell’universo. Naturalmente l’uomo primitivo non aveva una concezione dell’universo accostabile in qualche modo alla nostra. La cosmologia ha subito una lenta evoluzione, in parallelo con l’evoluzione sociale e culturale dell’uomo. Se per l’uomo antico l’universo era costituito dalla Terra, concepita come un “suolo piatto” sovrastato dalla “volta celeste”, e da magiche luci in essa incastonate, gradualmente si è preso coscienza della sfericità della Terra. Anche a questo punto però l’universo era concepito come “la Terra”. Sole, stelle e pianeti rimasero per lungo tempo nella sfera del “magico” e del “divino”. Il Sole, la Luna e le stelle erano viste come entità divine o come “luminari” per dare vita all’universo “Terra”.

Soltanto molto più tardi si addivenne al concetto di un universo costituito da “corpi celesti” disseminati in uno “spazio vuoto” di cui faceva parte la Terra stessa; ma Luna, Sole, pianeti e stelle erano ancora considerate come “divinità” da quasi tutti i popoli antichi. Già i pensatori greci cominciarono a capire la natura fisica di alcuni corpi celesti (Anassagora diceva che il Sole era una enorme massa infuocata e la luna era una “sfera solida” ed abitata come la Terra- su questo si sbaglio’, ma che apertura mentale, considerando poi l’epoca in cui Anassagora visse), ma FORSE ancor prima (“forse” in quanto a sostenerlo sono solo alcuni studiosi”) i Sumeri concepivano addirittura un sistema eliocentrico, con dodici pianeti, contando come pianeta anche la luna.

Sempre in Grecia, due secoli dopo Anassagora, ben trecento anni prima di Cristo, Aristarco di Samo sostenne la teoria eliocentrica che egli difese strenuamente. Fu anch’egli, come Galileo, avversato dai sapienti dell’epoca e ritenuto “eretico”. Si dovette attendere per molti secoli ancora fino a quando l’astronomo polacco Copernico (Thorn 1473 – Frauenburg, odierna Frombork, 543) teorizzò il sistema eliocentrico in contrapposizione al sistema aristotelico-tolemaico, che concepiva la Terra al centro del cosmo; concezione che prevalse per molto tempo su quella eliocentrica e che fu da copernico “riproposta”. Sono a tutti note le “diatribe” attorno a questi due modi di concepire il mondo: Galileo, che dimostrò sperimentalmente che Copernico aveva ragione, fu inquisito, e la sua “abiura” fece si che la concezione geocentrica godesse ancora del placet della Chiesa e degli accademici.

Con William Hershel (siamo nel XVIII secolo) ed altri si arrivò vicini al concetto di cosmo come oggi noi lo intendiamo. Herschel scoprì infatti che la terra, il Sole ed i pianeti facevano parte di una immensa “famiglia” composta da miliardi di corpi celesti. Le stelle, finalmente concepite come “altri soli”. Si aveva a questo punto una idea del cosmo assai vicina a quella attuale. Con i contributo di Herschel si ebbe una visione di quella che era la “via lattea”, già concepita “in embrione” dai greci. Fu grazie a Messier che nel 1774 catalogò per la prima volta degli “oggetti oltre le stelle”, considerate però come “oggetti nebulari”. Messier era alla ricerca di comete.

Scartando gli oggetti che non erano delle comete, Messier diede un contributo fondamentale alla catalogazione delle galassie allora dette “nebulose”, che solo più tardi vennero identificate come ammassi composti da miliardi di stelle e lontanissimi, le (altre) galassie. Fu in realtà il filosofo tedesco Immanuel Kant, a suggerire che quelle “nebulose” potessero essere entita’ analoghe a quella che Herschel chiamava “la galassia”. Curiosamente, questo nome deriva proprio dal latte, in quanto “galaxìa” in greco sta per “latteo”, attinente al latte.

Oggi sappiamo che il nostro universo è composto da galassie, veri e propri “universi isola”. La nostra galassia ha un diametro di 100000 anni luce ed è composta da circa 200/300 miliardi di stelle!
Le galassie generalmente si dividono in tre tipi principali: ellittiche,(E), spirali (S) e irregolari (Ir, quelle che non si classificano facilmente come spirali né come ellittiche). La nostra galassia, e la galassia M 31 (M da Messier) che conoscete come “galassia di Andromeda”, sono galassie a spirale.

Una descrizione più articolata è data dalla Sequenza di Hubble (dal nome dell’astronomo Edwin Hubble, che propose questo sistema di classificazione), che tiene conto di parametri morfologici quali il rapporto tra gli assi di una galassia ellittica o la presenza di una barra centralmente ad una galassia spirale. Hubble inoltre, formulò negli anni ‘20 la sua “legge sulla velocità di allontanamento reciproco delle galassie” (in astrofisica esiste infatti la costante di Hubble,usata nei calcoli); contributo questo che portò alla definitiva scoperta dell’espansione dell’universo.

Oggi sappiamo quindi che l’universo è in espansione, e che la nostra Terra è un pianeta fra i tanti, che ruota attorno ad una comune stella di media grandezza. Ma per quanto la nostra attuale idea dell’universo sia alquanto chiara e “completa” -se raffrontata ovviamente alla cosmologia di soli tre secoli fa-, su di esso c’è ancora tanto da scoprire. Ed è auspicabile che persone dalla mente aperta – e fantasiosa – come erano Anassimene, Anassagora, Eratostene di Cirene (che giocando con una meridiana e le ombre misurate in due punti diversi, facendo una semplice proporzione, sbaglio’ di pochissimo la misura della circonferenza della Terra all’Equatore), Giordano Bruno (che parlava delle stelle come di tanti “soli” con pianeti e mondi come la Terra) e Galileo siano ascoltati e creduti, e non debbano cozzare ancora contro il nostro muro di ottusità fondato spesso su false certezze.

Marghian

SPACE VEIL SAILING – navigazione spaziale a vela.

Ciao. Avrei scritto questo post in venti minuti, forse anche in meno tempo. Ma ci ho messo tre ore, il pc mi scriveva le lettere con esasperante lentezza e dovevo…aspettarlo. Scrivevo, mi fermavo – perche’ il cursore si bloccava-, poi il pc formava piano piano le parole. Copiavo, e andavo avanti. Ovviamente ci tornavo ogni tanto, fra lavoro e post. Come diciamo noi, “unu corpu a su ferru e unu a s’incòdia” (“un colpo al ferro e un colpo all’incudine”). Pazienza premiata.

VEICOLI SPAZIALI ….A VELA

veil _star_ship

Si’, a vela, come vedete in questa “scheda” che ho preparto.  Il 22 del mese prossimo, dallo storico centro spaziale “Kennedy Space Center” in Florida verrà lanciata nello spazio una “scatoletta” che, una volta liberata, dispieghera’..una vela. Una vera e propria vela. L’oggetto, un concentrato di tecnologia. Cinque chilogrammi di strumenti e circuiti, contenuti in qualche decina di centimetri cubi, si chiama “LighSail 2”- da “light sailing” “navigazione leggera”, o meglio “navigazione con la luce”. E’ infatti proprio la luce – del Sole -, il “vento” che spingera’ questa piccola navicella… a vela.

Avete senz’altro sentito nominare Carl Sagan.  Avete visto il film “Contact”? Ebbene, Carl Sagan e’ quello che ha scritto il romanzo da cui il film “Contact”, ed e’ stato propprio lui una quarantina di anni fa ad aver pensato che nello spazio si potesse viaggiare anche “a vela”. Ed e’ questo che si sta tentando di fare. Come funziona la vela solare o spaziale? La luce, nelle sue particelle che la compongono, i fotoni, non ha massa; non ha massa, ma il fotone e’ il quanto di energia, la particella elementare della luce, che possiede quantita’ di moto che trasmette – attraveso il vuoto- ad altri oggetti. La luce e’ quindi come un vento che spinge la vela spaziale. Raggiunta una certa orbita, la “lighsail 2” verra’ liberata e, da sola, da un’orbita iniziale di 700 chilometri, andra’ piu’ in alto e piu’ veloce.

Non e’ stato il primo tentativo, ma i preedenti tentvivi erano solo delle prove: la stessa “ditta”, la “Planet Society”, provo’ nel 2005 a mandare una microsonda a vela nello spzio ma per un problema al razzo vettore che doveva mandarla nello spazio la cosa falli’. Ci riprovo’ nel 2015, con successo. La missione si limito’ pero’ solo a delle prove di dispiegamento del dispositivo a vela.

Le promesse.Portare sonde in giro per il sistema solare senza consumo di carburante e a velocita’ non raggiungibili da sonde spinte a propellente tradizionale. Il carburante,od altra fonte di energia (quale era per esempio il plutonio nella sonda Cassini su Saturno), con le sonde a vela servira’ solo per il lancio e la messa in orbita di partenza, , per le piccole manovre, e per avere energia atta ad alimentare gli strumenti. Altra grande “promessa” di questo sistema, e’ l’invio futuro di microsonde a vela verso Alpha- Proxima Centauri, e “questa volta” spinte da impulsi laser inviati dalla Terra.

Da calcoli fatti, anche sulla base di suno studio di Stephen Hawking ed altri, una flotta di micronavi a vela raggiungerebbe il sistema stellare a noi piu’ vicino in circa 20 anni,viaggiando a un quinto della velocita’ della luce. Una volta giunte a destinazione, le sonde invierebbero dati sulla Terra in poco piu’ di quattro anni, essendo 4,2 anni luce la distanza di Prox. Centauri da noi.

Ma, piu’ in qua’ nel tempo, 2020-2021, la Nasa intende inviare una sonda che dispieghera’ la sua vela in prossimita’ della Luna e cosi’ raggiungere un asteroide per studiarlo.
E le navi spaziali a vela con equipaggio umano? Forse succedera’ anche questo. Tempo al tempo.

Ciao

Marghian

PIANETI ACQUATICI. PROBABILMENTE ESISTONO, E SONO NUMEROSI E INTRIGANTI – SONO I PIANETI SUBNETTUNIANI

ALCUNE MIGLIAIA DI PIANETI EXTRASOLARI INDIVIDUATI, MOLTI ALTRI CANDIDATI AD ESSERE SCOPERTI- POTREBBERO ESISTERE MILIARDI DI MONDI. MOLTI FRA QUESTI PIANETI HANNO UN DIAMETRO CHE VA DA DUE A QUATTRO VOLTE LA TERRA. SONO I MISTERIOSI MONDI SUBNETTUNIANI. POTREBBERO ESSERE DEI PIANETI GASSOSI NANI; MA PIU’ PROBABILMENTE, ESSI SONO DEI MONDI ACQUATICI, INTERAMENTE COPERTI DA UN PROFONDO OCEANO DI ACQUA, LIQUIDA E GHIACCIATA.

MONDI D’ACQUA

Da ragazzo, intorno ai 20 anni,  fantasticavo che nell’universo potessero esserci pianeti come Nettuno ma che, anziche’ essere ricoperti di metano e ammoniaca, fossero invece ricoperti di acqua di mare. E immaginavo, in quegli oceani, dei cetacei grandi come montagne. In proporzione… 🙂

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Un immenso e profondo oceano potrebbe esistere su molti mondi grandi come nettuno

Ciao. Ricordate il film “Waterworld”, con Kevin Costner? La gente che viveva in strutture galleggianti, su vecchie navi, si spostava su moto adattate a scivolare in acqua (motonautica). Pirateria, avventura, fantascienza – l’attore principale, Costner, aveva sviluppato le branchie-. Si cercava, e si lottava, per trovare e per impossessarsi della leggendaria “Dry Land”, “la terra asciutta”, che fu infine trovata. Ora, questi mondi d’acqua potrebbero esistere. Molto probabilmente, esistono. Nel film, la Terra era diventata “acquatica” per via dei cambiamenti climatici e per colpa dell’uomo, una guerra che aveva sciolto i ghiacciai dei poli eccetera. Mentre questi pianeti d’acqua, questi mondi “tutto mare”, se esistono, sono cosi ‘per loro natura. Greta non deve andare lì a mostrare il suo cartello “sciopero per il clima”, lì è così e basta, da sempre. Non c’è un essere come noi, intelligente e incosciente, ad alterare le cose. Non c’è? Non lo sappiamo… 🙂

Allora, nel più generale contesto di cui vi ho accennato, della ricerca e della scoperta di pianeti di varie dimensioni e tipi che ruotano attorno ad altre stelle, ecco fra questi “tipi”, fra pianeti gassosi come Giove, pianeti tipo terra, super terre- grandi circa due volte la Terra-, eccetera, ci sono i pianeti che gli scienziati chiamano “mondi sub nettuniani”, ossia di taglia inferiore a quella di Nettuno, ma superiore a quella della Terra, da due a quattro volte la Terra in diametro (per il volume, se siete curiosi, basta fare “4/3 per Pi greco per Raggio elevato 3”, fare la stessa cosa partendo dal raggio della Terra, fare il confronto e siamo a posto).

Questi enigmatici mondi sono i protagonisti di uno studio di alcuni scienziati dell’Università di Harward, apparso anche su di una prestigiosa rivista scientifica e a cui hanno messo mano anche alcuni astrofisica de Istituto Nazionale di Astrofisica -università di Torino. L’articolo che descrive detto studio reca il titolo “Interpretazione del modello di crescita della distribuzione delle dimensioni dei pianeti”. Traendo le somme, sono alcune migliaia i pianeti extrasolari dal telescopio spaziale Kepler, e moltissimi altri con ancora lo status di “candidati” che attendono di essere confermati. Quindi, abbiamo un vasto campionario di globi, di vario tipo, natura e proprietà. C’è da perdersi; ma non solo per noi “profani”, persino gli scienziati si arrovellano nelle catalogazioni, nei modelli, nelle descrizioni. Oggetti che loro stessi definiscono “impossibili” perché’ per esempio non potrebbero stare su una certa orbita, eppure ci sono, e perplessità di questo genere. Quindi, pianeti come la Terra ma troppo vicini alla stella; la stella è di piccole dimensioni e quindi il pianeta deve essere vicino per essere scoperto, ruota sempre mostrando la stessa faccia alla stella. Altri pianeti che sono come la Terra (crosta rocciosa, mantello di roccia fusa, nucleo esterno, nucleo interno), ma che hanno due volte il suo diametro. “Allora lo chiamiamo super terra”. Poi un pianeta come Giove, con una densa atmosfera di idrogeno ed elio (e forse, se c’è, un nucleo solido ma non si capisce se metallo, roccia, o idrogeno a pressioni tremende come si dice di Giove), e ci sono mondi più grandi anche di Giove. Quelli quasi attaccati alla stella si chiamano “giovi caldi”, per il gran calore che ricevono. E fra tutti questi, i pianeti detti “sub nettuniani”, in via intermedia fra la Terra e Nettuno.

Ma di cosa e come sono fatti, i pianeti sub nettuniani? Non basta dire “due volte e mezzo la Terra”, ma la composizione, gli strati, se lo strato esterno è gas, crosta rocciosa o che altro.

Due sono le teorie sulla loro struttura “intrinseca”: si tratta forse di pianeti nani gassosi (nani perché’ i pianeti gassosi che conosciamo sono grossi, Giove, Saturno, Nettuno) che possono avere nucleo roccioso (silicio, ferro, nichel..) perennemente avvolti da una densa coltre di idrogeno ed elio- ma in misura minore altri gas, persino ossigeno e vapore acque; la seconda ipotesi è bella tosta. I pianeti sub-nettuniani sono forse “mondi oceanici”. Con una struttura sì, rocciosa come la Terra, ma interamente coperti di acqua, sia liquida che ghiacciata (interamente ghiacciata su pianeti distanti dalla loro stella), e/o da una densa atmosfera ove, “certamente”, non mancherebbero le nubi o, quanto meno, il vapore acqueo.

I ricercatori del team per questa ricerca hanno elaborato dei modelli di simulazione informatica basati su massa, diametro, distanza dalla stella (quindi calore), struttura e quindi densità media del pianeta, rotazione (in genere i pianeti scoperti hanno rotazione sincrona perché’ ora possiamo scoprire solo quelli vicini alla stella madre), e altri parametri.

Partendo da questa ipotesi di lavoro (soprattutto da massa e diametro), i planetologi hanno stimato che la probabilità maggiore sia che si tratti di mondi acquatici, più che di pianeti gassosi nani; che la quantità d’acqua su quei possa essere anche da un minimo del 25 ad un massimo del-50 per cento in più della massa complessiva. “Della massa complessiva”. Consideriamo che anche sulla Terra c’è acqua “fusa insieme alla roccia” ben cinque volte di più di quella che vediamo in mari, fiumi e laghi. Anche su Marte, l’acqua “assorbita dal pianeta” è – ho letto…- cinque volte di più di quella esterna in ghiaccio (soprattutto ai poli), nuvole di ghiaccio e vapore acqueo. Ma un “mare” c’è, su Marte. Sotto Marte, è il “permafrost” sotto la sabbia che, se si sciogliesse, insieme all’acqua dei poli, genererebbe un oceano dalla profondità media di 11 metri.

Tornando ai nostri pianeti acquatici, lo studio tende a far ritenere che, fra i pianeti scoperti e quelli “candidati”, qualche migliaio di questi siano mondi acquatici. Quelli possibili, su stelle prese in esame. Nella galassia, sarebbero miliardi, come miliardi sarebbero i pianeti di altri tipi. Compresi quelli come la Terra, alla distanza giusta dalla stella. “Distanza giusta”. Secondo noi. Ma l’universo, forse, ha più fantasia, e non si limita alla nostra scienza.

 

CIAO

Marghian

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