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SPACE VEIL SAILING – navigazione spaziale a vela.

Ciao. Avrei scritto questo post in venti minuti, forse anche in meno tempo. Ma ci ho messo tre ore, il pc mi scriveva le lettere con esasperante lentezza e dovevo…aspettarlo. Scrivevo, mi fermavo – perche’ il cursore si bloccava-, poi il pc formava piano piano le parole. Copiavo, e andavo avanti. Ovviamente ci tornavo ogni tanto, fra lavoro e post. Come diciamo noi, “unu corpu a su ferru e unu a s’incòdia” (“un colpo al ferro e un colpo all’incudine”). Pazienza premiata.

VEICOLI SPAZIALI ….A VELA

veil _star_ship

Si’, a vela, come vedete in questa “scheda” che ho preparto.  Il 22 del mese prossimo, dallo storico centro spaziale “Kennedy Space Center” in Florida verrà lanciata nello spazio una “scatoletta” che, una volta liberata, dispieghera’..una vela. Una vera e propria vela. L’oggetto, un concentrato di tecnologia. Cinque chilogrammi di strumenti e circuiti, contenuti in qualche decina di centimetri cubi, si chiama “LighSail 2”- da “light sailing” “navigazione leggera”, o meglio “navigazione con la luce”. E’ infatti proprio la luce – del Sole -, il “vento” che spingera’ questa piccola navicella… a vela.

Avete senz’altro sentito nominare Carl Sagan.  Avete visto il film “Contact”? Ebbene, Carl Sagan e’ quello che ha scritto il romanzo da cui il film “Contact”, ed e’ stato propprio lui una quarantina di anni fa ad aver pensato che nello spazio si potesse viaggiare anche “a vela”. Ed e’ questo che si sta tentando di fare. Come funziona la vela solare o spaziale? La luce, nelle sue particelle che la compongono, i fotoni, non ha massa; non ha massa, ma il fotone e’ il quanto di energia, la particella elementare della luce, che possiede quantita’ di moto che trasmette – attraveso il vuoto- ad altri oggetti. La luce e’ quindi come un vento che spinge la vela spaziale. Raggiunta una certa orbita, la “lighsail 2” verra’ liberata e, da sola, da un’orbita iniziale di 700 chilometri, andra’ piu’ in alto e piu’ veloce.

Non e’ stato il primo tentativo, ma i preedenti tentvivi erano solo delle prove: la stessa “ditta”, la “Planet Society”, provo’ nel 2005 a mandare una microsonda a vela nello spzio ma per un problema al razzo vettore che doveva mandarla nello spazio la cosa falli’. Ci riprovo’ nel 2015, con successo. La missione si limito’ pero’ solo a delle prove di dispiegamento del dispositivo a vela.

Le promesse.Portare sonde in giro per il sistema solare senza consumo di carburante e a velocita’ non raggiungibili da sonde spinte a propellente tradizionale. Il carburante,od altra fonte di energia (quale era per esempio il plutonio nella sonda Cassini su Saturno), con le sonde a vela servira’ solo per il lancio e la messa in orbita di partenza, , per le piccole manovre, e per avere energia atta ad alimentare gli strumenti. Altra grande “promessa” di questo sistema, e’ l’invio futuro di microsonde a vela verso Alpha- Proxima Centauri, e “questa volta” spinte da impulsi laser inviati dalla Terra.

Da calcoli fatti, anche sulla base di suno studio di Stephen Hawking ed altri, una flotta di micronavi a vela raggiungerebbe il sistema stellare a noi piu’ vicino in circa 20 anni,viaggiando a un quinto della velocita’ della luce. Una volta giunte a destinazione, le sonde invierebbero dati sulla Terra in poco piu’ di quattro anni, essendo 4,2 anni luce la distanza di Prox. Centauri da noi.

Ma, piu’ in qua’ nel tempo, 2020-2021, la Nasa intende inviare una sonda che dispieghera’ la sua vela in prossimita’ della Luna e cosi’ raggiungere un asteroide per studiarlo.
E le navi spaziali a vela con equipaggio umano? Forse succedera’ anche questo. Tempo al tempo.

Ciao

Marghian

PIANETI ACQUATICI. PROBABILMENTE ESISTONO, E SONO NUMEROSI E INTRIGANTI – SONO I PIANETI SUBNETTUNIANI

ALCUNE MIGLIAIA DI PIANETI EXTRASOLARI INDIVIDUATI, MOLTI ALTRI CANDIDATI AD ESSERE SCOPERTI- POTREBBERO ESISTERE MILIARDI DI MONDI. MOLTI FRA QUESTI PIANETI HANNO UN DIAMETRO CHE VA DA DUE A QUATTRO VOLTE LA TERRA. SONO I MISTERIOSI MONDI SUBNETTUNIANI. POTREBBERO ESSERE DEI PIANETI GASSOSI NANI; MA PIU’ PROBABILMENTE, ESSI SONO DEI MONDI ACQUATICI, INTERAMENTE COPERTI DA UN PROFONDO OCEANO DI ACQUA, LIQUIDA E GHIACCIATA.

MONDI D’ACQUA

Da ragazzo, intorno ai 20 anni,  fantasticavo che nell’universo potessero esserci pianeti come Nettuno ma che, anziche’ essere ricoperti di metano e ammoniaca, fossero invece ricoperti di acqua di mare. E immaginavo, in quegli oceani, dei cetacei grandi come montagne. In proporzione… 🙂

subneptunian water world.jpg

Un immenso e profondo oceano potrebbe esistere su molti mondi grandi come nettuno

Ciao. Ricordate il film “Waterworld”, con Kevin Costner? La gente che viveva in strutture galleggianti, su vecchie navi, si spostava su moto adattate a scivolare in acqua (motonautica). Pirateria, avventura, fantascienza – l’attore principale, Costner, aveva sviluppato le branchie-. Si cercava, e si lottava, per trovare e per impossessarsi della leggendaria “Dry Land”, “la terra asciutta”, che fu infine trovata. Ora, questi mondi d’acqua potrebbero esistere. Molto probabilmente, esistono. Nel film, la Terra era diventata “acquatica” per via dei cambiamenti climatici e per colpa dell’uomo, una guerra che aveva sciolto i ghiacciai dei poli eccetera. Mentre questi pianeti d’acqua, questi mondi “tutto mare”, se esistono, sono cosi ‘per loro natura. Greta non deve andare lì a mostrare il suo cartello “sciopero per il clima”, lì è così e basta, da sempre. Non c’è un essere come noi, intelligente e incosciente, ad alterare le cose. Non c’è? Non lo sappiamo… 🙂

Allora, nel più generale contesto di cui vi ho accennato, della ricerca e della scoperta di pianeti di varie dimensioni e tipi che ruotano attorno ad altre stelle, ecco fra questi “tipi”, fra pianeti gassosi come Giove, pianeti tipo terra, super terre- grandi circa due volte la Terra-, eccetera, ci sono i pianeti che gli scienziati chiamano “mondi sub nettuniani”, ossia di taglia inferiore a quella di Nettuno, ma superiore a quella della Terra, da due a quattro volte la Terra in diametro (per il volume, se siete curiosi, basta fare “4/3 per Pi greco per Raggio elevato 3”, fare la stessa cosa partendo dal raggio della Terra, fare il confronto e siamo a posto).

Questi enigmatici mondi sono i protagonisti di uno studio di alcuni scienziati dell’Università di Harward, apparso anche su di una prestigiosa rivista scientifica e a cui hanno messo mano anche alcuni astrofisica de Istituto Nazionale di Astrofisica -università di Torino. L’articolo che descrive detto studio reca il titolo “Interpretazione del modello di crescita della distribuzione delle dimensioni dei pianeti”. Traendo le somme, sono alcune migliaia i pianeti extrasolari dal telescopio spaziale Kepler, e moltissimi altri con ancora lo status di “candidati” che attendono di essere confermati. Quindi, abbiamo un vasto campionario di globi, di vario tipo, natura e proprietà. C’è da perdersi; ma non solo per noi “profani”, persino gli scienziati si arrovellano nelle catalogazioni, nei modelli, nelle descrizioni. Oggetti che loro stessi definiscono “impossibili” perché’ per esempio non potrebbero stare su una certa orbita, eppure ci sono, e perplessità di questo genere. Quindi, pianeti come la Terra ma troppo vicini alla stella; la stella è di piccole dimensioni e quindi il pianeta deve essere vicino per essere scoperto, ruota sempre mostrando la stessa faccia alla stella. Altri pianeti che sono come la Terra (crosta rocciosa, mantello di roccia fusa, nucleo esterno, nucleo interno), ma che hanno due volte il suo diametro. “Allora lo chiamiamo super terra”. Poi un pianeta come Giove, con una densa atmosfera di idrogeno ed elio (e forse, se c’è, un nucleo solido ma non si capisce se metallo, roccia, o idrogeno a pressioni tremende come si dice di Giove), e ci sono mondi più grandi anche di Giove. Quelli quasi attaccati alla stella si chiamano “giovi caldi”, per il gran calore che ricevono. E fra tutti questi, i pianeti detti “sub nettuniani”, in via intermedia fra la Terra e Nettuno.

Ma di cosa e come sono fatti, i pianeti sub nettuniani? Non basta dire “due volte e mezzo la Terra”, ma la composizione, gli strati, se lo strato esterno è gas, crosta rocciosa o che altro.

Due sono le teorie sulla loro struttura “intrinseca”: si tratta forse di pianeti nani gassosi (nani perché’ i pianeti gassosi che conosciamo sono grossi, Giove, Saturno, Nettuno) che possono avere nucleo roccioso (silicio, ferro, nichel..) perennemente avvolti da una densa coltre di idrogeno ed elio- ma in misura minore altri gas, persino ossigeno e vapore acque; la seconda ipotesi è bella tosta. I pianeti sub-nettuniani sono forse “mondi oceanici”. Con una struttura sì, rocciosa come la Terra, ma interamente coperti di acqua, sia liquida che ghiacciata (interamente ghiacciata su pianeti distanti dalla loro stella), e/o da una densa atmosfera ove, “certamente”, non mancherebbero le nubi o, quanto meno, il vapore acqueo.

I ricercatori del team per questa ricerca hanno elaborato dei modelli di simulazione informatica basati su massa, diametro, distanza dalla stella (quindi calore), struttura e quindi densità media del pianeta, rotazione (in genere i pianeti scoperti hanno rotazione sincrona perché’ ora possiamo scoprire solo quelli vicini alla stella madre), e altri parametri.

Partendo da questa ipotesi di lavoro (soprattutto da massa e diametro), i planetologi hanno stimato che la probabilità maggiore sia che si tratti di mondi acquatici, più che di pianeti gassosi nani; che la quantità d’acqua su quei possa essere anche da un minimo del 25 ad un massimo del-50 per cento in più della massa complessiva. “Della massa complessiva”. Consideriamo che anche sulla Terra c’è acqua “fusa insieme alla roccia” ben cinque volte di più di quella che vediamo in mari, fiumi e laghi. Anche su Marte, l’acqua “assorbita dal pianeta” è – ho letto…- cinque volte di più di quella esterna in ghiaccio (soprattutto ai poli), nuvole di ghiaccio e vapore acqueo. Ma un “mare” c’è, su Marte. Sotto Marte, è il “permafrost” sotto la sabbia che, se si sciogliesse, insieme all’acqua dei poli, genererebbe un oceano dalla profondità media di 11 metri.

Tornando ai nostri pianeti acquatici, lo studio tende a far ritenere che, fra i pianeti scoperti e quelli “candidati”, qualche migliaio di questi siano mondi acquatici. Quelli possibili, su stelle prese in esame. Nella galassia, sarebbero miliardi, come miliardi sarebbero i pianeti di altri tipi. Compresi quelli come la Terra, alla distanza giusta dalla stella. “Distanza giusta”. Secondo noi. Ma l’universo, forse, ha più fantasia, e non si limita alla nostra scienza.

 

CIAO

Marghian

SCOPERTO (FORSE) UN ALTRO PIANETA NEL SISTEMA DI ALPHA CENTAURI. DI UNO SI SAPEVA GIA’. ORA SI SA DI UN ALTROPOSSIBILE PIANETA, BELLO GROSSO, COMPAGNO DEL PRIMO, ATTORNO ALLA STELLA COMPAGNA DI ALPHA CENTAURI, LA PROXIMA CENTAURI. I DUE PIANETI – SUL SECONDO C’E’ ANCORA INCERTEZZA- SONO PROXIMA b e E PROXIMA c

 PIANETI, NEL SISTEMA STELLARE TRIPLO DI ALPHA CENTAURI: ALPHA CENTAURI  A-ALPHA CENTAURI  B  E LA PROXIMA CENTAURI

-sistema costituito da una stella di tipo solare,piu’ grande,  una vicinissima” nana gialla”  e, piu’ distante , da una stella del tipo “nana rossa”, che è quella che ci interessa.

prox_comparison_sun_with.jpg

In questa scheda che ho preparato, faccio riferimento specifico alla stella Proxima Centauri, che ci interessa circa gli indizi su due pianeti.  Sulla stella doppia  principale “Alpha Centauri A e Alpha centauri B”,  leggere riquadri nella parte sopra, a sinistra.

Ciao. Questa notizia è molto interessante, e proprio perché interessante, ve la racconto. Come faccio sempre, a parole mie, perché fare “copia-incolla” e citare la fonte, non mi diverte molto Oppure, cito anche la fonte, in questo caso “Tiscali”, ma sul testo mi barcameno io. Mi piace di più. Con buona pace della professionalita’, è roba mia 

MERAVIGLIOSO SISTEMA DI ALPHA CENTAURI

-un sistema triplo

alpha c a-b-prox

La prima stella raffigurata, a Sinistra, e’ il Sole, una stella che nella sequenza principale (quella delle stelle “vere e proprie”, ossia con reazioni nucleari idrogeno- elio) è classificata come “nana gialla”. Si’, nonostante in una sua macchia ci sta l’inera Terra, e’ una stella “nana”, rispetto a una betelgeuse che, se messa al posto del Sole, ingloberebbe le orbite dei pianeti, avendo un raggio che si estende  fino a oltre ‘orbita di Marte. Alpha Centauri A è  dello stesso tipo del Sole, una “nana gialla”, seppur piu’ grande; Alpha Centauri B è quasi come il Sole, piu’ sull’aranncione (sequenza principale: “nana arancione”) . Osservate la proxima, rossa, molto piu’ piccola, distante da Alpha A e Alpha B 2mila miliardi di chilometri. E’ una interessantissima “nana rossa” Le nane rosse sono le piu’ numerose delll’universo, e quelle che vivono piu’ a lungo. Importantissimo, perche’ un pianeta “suo figlio”  ha piu’ tempo per sviluppare, per evoluzione, forme di vita complesse mentre, in una stella “gigante” un pianeta potrebbe non averne il tempo- stelle giganti hanno un ciclo vitale di qualche decina o centinaio di milioni di anni. Lo “stadio finale”di una nana rossa, e’ quello di “nana blu”, non ancora osservata. Il Sole finira’, dopo avere espanso gli strati esterni come “gigante rossa”,  come “nana bianca”, delle dimensioni della Terra, e poi nana nera (tipo di stella “morta” teorizzata e come la nana blu non ancora osservata-la nana nera non è chiramente da  confondere col “buco nero”, che e’ invece il prodotto del collasso finale del nucleo di una stella enorme, avente piu’ di tre volte la massa del Sole).

Il sisetma triplo di Alpha Centauri è distante 4,3 anni luce. In vicinato, se si considera che dal centro della galassia il Sole ed Alpha Centauri distano  26 mila anni luce, e la “girandola” della galassia ha un diametro di 100 mila anni-luce. Un universo-isola. Le isole sono 2000 miliardi…

Chi non conosce Alpha Centauri? E’ il sistema stellare a noi più vicino, per qualche “vicina” significa in astronomia: quattro anni luce. “Sistema stellare”, non “stella”. Infatti le stelle del sistema di Alpha Centauri sono tre, . Una è l’Alpha vera e proprio, una stella doppia, una “stella come il Sole, una piu’ piccola “nana gialla” ed un’altra stella, un po’ piu’ distaccata, , rossastra, che  è di appena un decimo del diametro del Sole, una “nana rossa”, la Proxima- centauri, ovviamente. Ed è la Proxima che ci interessa, perché’ lì, attorno a questa stellina, ruotano non uno (Proxima b scoperto nel 2016), ma due. Ne è stato forse scoperto un altro, chiamato “Proxima c”- partendo da b perché’ “Prox. a” è la stella stessa). Due ricercatori, un di un osservatorio astrofisico di Torino, l’altro dell’università’ di Creta, entrambi italiani, hanno studiato dei dati che fanno ben pensare alla presenza di un pianeta grande ben sei volte la Terra in massa, non in diametro, diametro che invece può essere occhio croce di due, tre volte quello terrestre. E’ un pianeta di tipo terrestre (i pianeti sono di due tipi: gassosi come Giove o Saturno e “rocciosi”, magna e crosta rocciosa, come la Terra o Marte). Per le sue dimensioni del sottotipo detto “super terra”.

SOTTO UN PICCOLO SOLE ROSSO

prox_prox_b

Per Proxima B si sono analizzati i dati raccolti da uno strumento detto “spettrografo” installato nel 2002 in un osservatorio che si trova a La Silla, in Cile. Cosa fa questo strumento? E’ capace di rilevare piccolissimi “abbassamenti ” della luce di una stella, abbassamenti che fanno pensare a qualcosa che…ci passa davanti, e dalla entità di questa curva di luce, si stima possibile diametro, massa, distanza dalla stella ecc. ecc.
La scoperta di indizi della esistenza di prox. C. rislutano da osservazioni della velocità radiale della stella Proxima, ricerche condotte dal 2013 al 2016.

Altre conferme. Lo strumentino non vede solo la curva di luce di un possibile “eclissamento” da parte di qualcosa, ma fa anche altro: percepire lo spostamento radiale di una stella (ossia una oscillazione nel senso del nostro sguardo, allontanamento ed avvicinamento. Un qualcosa come “un metro al secondo”, e questo sfruttando il cosiddetto “effetto doppler”. Chi hi ha fatto una eco-doppler ricorderà sicuramente la parola “doppler”. Ma cosa fece questo signor Doppler? Qualcosa di utile, anche alla nostra medicina. Capì che se la fonte di un suono si avvicina all’orecchio, il suono diventa più acuto. Pensate a una ambulanza che si avvicina. Se la fonte si allontana, il suono cala di frequenza- ambulanza che si allontana-. E questo vale anche per le onde elettromagnetiche (luce,, onde radio,^^raggi X eccetera). Se una stella si avvicina- chiaramente di poco-, uno strumento spettrografo capta una lieve curva in su’ della frequenza (l’onda si comprime “a fisarmonica”, detto spostamento verso il blu (blue shift). Al contrario, se una stella si allontana un tantino, l’onda di luce si “stira”, si allunga, e si ha un lieve arrossamento della luce della stella (spostamento verso il rosso o redshift).

Valutando come gli scienziati sanno fare, tali dati di variazione di luce (per il primo motivo, qualcosa che sembra che passi davanti ad una stella), e per il secondo motivo (l’allontanamento- avvicinamento radiale piccolissimo della stella), si crea un pianeta “candidato” all’esistenza. “E’ solo un candidato- hanno detto i due scienziati-, e bisogna lavorare e cercare ancora ulteriori prove.

Ela vita? E’ abitabile un pianeta grande più volte la Terra, che ruota attorno ad una stella che riscalda solo l’1 per cento del Sole? Sì, se abbastanza vicino alla stella. C’è un però: il pianeta mostra sempre la stessa faccia alla Stella (come la Luna con noi), e quindi nella parte luminosa troppo caldo, in quella oscura gelo. Ma gli scienziati – io già lo ipotizzavo- pensano ad una zona “intermedia”, tipo l’equatore, dove le temperature e le pressioni siano tali da contenere aria e acqua liquida. Non è esclusa la vita. Magari c’è da chiedersi, e molti infatti si chiedono: “e pianeti come la Terra, alla distanza giusta, con le dimensioni giuste?”

Ci sono, e quasi sicuramente sono a miliardi . Ma oggi, con la spettroscopia, possiamo rilevare pianeti che sono o troppo grossi (tipo Giove e più), o troppo vicini. Pianeti come “prex.b” hanno un anno di pochi giorni. Quindi abbastanza vicini alla stella per apprezzabili rilevazioni come quelle che oggi possiamo fare. Proxima C, sembra comuneue avere un anno di circa 1900 giorni, dunque non tanto vicino alla stella, gelido. Ma abbastanza grosso, pur se distante; per questo da’ segno di se’ ai nostri strumenti, in qualche modo.

Difficile trovare pianeti delle dimensioni della Terra a distanze paragolabili a quella Terr-Sole-.In pratica, se la stella come il Sole Alpha Centauri ha un pianeta come la Terra, a 150 200 milioni di chilometri di distanza da lei, noi semplicemente non possiamo rilevare ancora un bel nulla, figurarsi per stelle più lontane (miliardi). Mentre, se il pianeta è quasi attaccato alla stella, ed è poi anche grosso, ci vien facile, ora, osservare una curva di luce, un eclissamento o una oscillazione che ci suggerisce la presenza del pianeta.

Comunque, la ricerca dei pianeti di Proxima Centauri continua, c’e un importante progetto di caccia ai pianeti che
chiamano in causa altri sistemi di “imagin”, di acquisizione di immagini e dati, come il satellite “Gaia” dell’agenzia spaziale uoropea, che sta mappando circa un miliardo di stelle della nostra galassia. E se il sistema rilevera’ delle oscillazioni della proxima centauri, allora la presenza del pianeta proxima centauri,verrà confermata. Una conferma, si spera, potrebbe arrivare entro quest’anno.
CIAO

Marghian

IL DUBBIOSO IMPERTINENTE – ASTROLOGIA,SEGNI ZODIACALI, OROSCOPO, TEMA NATALE, ASCENDENTE. Non ci capisco gran che…

Una ragazza chiede a Zichichi: “professore, perche’ lei dice che l’astrologa non ha fondamento scientifico?” “Di che segno e’?”- chiede lo scienziato-. “Del toro”, risponde la ragazza”. Zichichi la guarda, e le dice: “duemila e duecento anni fa sarebbe stata del toro, oggi non e’ piu’ del toro..”

(da una puntata della trasmissione televisiva”Mattino in Famiglia”)
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SECOLARE DISACCORDO FRA ASTROLOGIA E ASTRONOMIA

Niente di nuovo, sembrerebbe. Sappiamo che Astrologia e Astronomia , che pure in antico erano una sola cosa, non vanno certamente a nozze. Ma, almeno su costellazioni e segni, pur se presi in considerazione per fini molto diversi (divinaizione in astrologia, orientamenti e riferimenti in astronomia ), la cosa parrebbe pacifica. Difatti anche gli scienziasti nominano con disinvoltura le costellazioni dello zodiaco. Ma allora?  allora non sembrerebbe proprio cosi’. E voi, di che segno siete? Io sinceramente non lo so, anche se so giorno mese anno e ora della mia nascita. veniamo al “nodo”.

Sapete  che cosa gli astronomi contestano, da sempre, agli astrologi? fra tutte le cose, e non gliene contestano solo una ma questa e’ la piu’ importante fra tutte, oltre alla obiezione circa l’assenza in astrlogia dl relazioni causa ed effetto e quindi l’assenza di fondamento scientifico; oltre a cio’, gli astronomi  contestano questo: lo sfasamento di un segno.

LA PARTE MAGICA DELLO STUDIO DEGLI ASTRI, L’ASTROLOGIA

astrologia

HA FONDAMENTO SCIENTIFICO?

  Antonino Zichichi, a “mattino in famiglia” – avrete letto la risposta alla ragazza del Toro -, la trasmissione dove era ospite fisso ogni domenica spiegò (io già lo sapevo…), che ai tempi dei Greci sì, chi era ariete era ariete, chi era pesci era pesci . “Talete fu il primo- disse Zichichi in piu’ di una puntata- a dare il nome “ariete” alla costellazione del segno, le quattro stelle disposte in un certo modo che suggerivano una idea, “sembra la testa di un ariete..”, avrà esclamato Talete” ( o i contadini, molto prima…); ma che, in 2300 anni, il moto precessionale dell’asse terrestre (ciclo completo 26mila anni poco meno ) ha sfasato tutto di circa un segno.

L’ASTRONOMIA

sience of stars

L’ASPETTO RAZIONALE E CONCRETO DELLA SCIENZA DEGLI ASTRI

Ben prima di vedere quella trasmissione e quella puntata, In riviste di astronomia mi capitava di leggere: “il 20 di marzo di quest’anno, il Sole entra in Pesci” (come sapete, in astrologia ivverso il 20/21 marzo, all’equinozio di primavera e inizio dell’anno astrologico,  il Sole entra  in ariete (??!!).

E gli astrologi dicono che siamo “nell’era dei pesci”, e che fra non molto saremo nell’era dell’acquario. Questo vuol dire che per le “ere”, importanti a fini profetici, gli astrologi sembrano prendere in considerazione questo sfasamento, nell’era dell’acquario, sara’ l’acquario a trovarsi in linea con il Sole al posto del segno dei  dei pesci, come oggi.  Per  gli oroscop,i e le normali previsioni “annuali” e “mesnsili” no, tutto questo sembra sfuggire, e tutto è fermo a 2300 anni fa quando- e non lo penso io-, mese e giorno di nascita e “segno” coincidvano. Ci capite qualcosa? Io sinceramente no, e non e’ facile credere in una cosa che non si e’ capita.

Ah, Secondo gli astroNOMI io sarei di un segno prima, non Acquario ma Capricorno. >Una ultima cosetta ancora: se come dicono il carattere dipende solo in parte dagli astri, e in parte anche da fattori educativi e anche ereditari, allora mi dovrei consideare anche un po’ bilanca (il segno di mia madre) e un po’ sagittario (il segno di mio padre). O no?

Su Astronomia e astrologia mi propongo di fare  più in là un post più dettagliato.

CIAO

Marghian

10 APRILE 2019 – PUBBLICATA LA FOTOGRAFIA DI UN BUCO NERO

Ciao. L’intervallo con il video delle immagini di quadri dipinti da mio fratello voleva essere lo stacco fra la prima e la seconda parte del post sulla teoria dello scienziato Roger Penrose che cerca di spiegare l’anima con la fisica delle particelle quantistiche, e della gravtà subatomica. Ma non ho resistito alla tentazione di scrivervi di getto (e furtivamente, sto in ufficio, pomeriggio calmo…-  qualcosa su questo evento scientifico, su questa cosa che io trovo molto bella. Ci sarà, e penso presto, la seconda parte del post di cui sopra).
PUBBLICATA DA PRESTIGIOSE RIVISTE LA FOTO DI UN BUCO NERO
-o meglio, appena sopra la sua insondabile superficie-
black hole eating nearstar matter
Immagine di fantasia (ma realistica) di un buco nero che assorbe materia dalla stella compagna “normale”-diventano buchi neri solo stelle con massa almeno superiore a tre masse solari, dopo che lo strato esterno viene espulso. Anche lo strato esterno del nostro Sole si espandera’ fino oltre l’orbita della Terra e di Marte, ma il suo nucleo si limitera’ a diventare nana bianca, calda, delle dimensioni della Terra. Il Sole e’ al di sotto della massa critica di 1,4 masse solari, oltre la quale, la stella diventa “stella degenere”, cioè fatta non di materia atomica ma:  le stelle di neutroni,solo di neutroni; dentro i buchi neri, non si sa cosa la materia diventi, se di materia si puo’ parlare. Un buco nero, di massa pari a piu’ di tre, quattro masse solari, ha un diametro di pochi chilometri. Il nostro buco nero centrale, Sagittarius -A ha un diametro di 2 milioni di masse solari, e un diametro come il nostro sistema solare. Il buco nero “fotografato” della galassia m-87, ha piu’ di 6 miliardi di masse solari, e un diametro forse di poco superiore al sistema solare.
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Pubblicata la fotografia di un buco nero! Il punto esclamativo è d’obbligo, e lo dedico a chi, come me, si entusiasma per queste cose. Cose che non cambiano la nostra vitella- nel senso non di neonata femmina di bovino, ma di vita piccola, nei riguardi dell’universo dove siamo immersi-; o forse sì, nel tempo; sicuramente si’, la cambiano se prendiamo come vita il miglioramento delle conoscenze scientifiche, e non solo il succedersi delle cose di ogni giorno, dalla sveglia allo spegnere l’abatjour (od altra fonte di luce elettrica equipollente, lampadario o neon che sia).

Ma di che cosa si tratta? Perché la notizia è così stupefacente, a chi la cosa interessa? Innanzitutto, la notizia (proprio per la sua importanza) ha in poche ore perso di freschezza; c’è un pauroso tam-tam mediatico, giornali televisione e, soprattutto, web. Mi aggiungo anche io al coro di voci su questo importante evento. Direi un evento per definizione, dato che la cosa è avvenuta proprio ..nell’orizzonte degli eventi. Chi sa qualcosa sui buchi neri ha capito la battuta, ed infatti la notizia è così importante proprio perché è stato fotografato proprio l’ultimo evento possibile: le ultime emissioni di energia di radiazione emessa dalla materia attorno a un buco nero appena prima di essere ingoiata dentro la sua superficie, oltre la quale non fuoriesce nulla. La superficie (ideale, non ha spessore come noi lo intendiamo) di un buco nero è detta- ecco la battuta di prima…- “orizzonte degli eventi”, perche’ oltre, cioè dentro al buco nero, non valgono gli eventi come noi li intendiamo. O meglio, forse là dentro succede qualcosa, ma noi non possiamo vederlo, la luce rimane imprigionata entro un certo raggio, raggio calcolato da un certo signor Scwartzchild”, il raggio del buco nero. Ma come, allora è stato fotografato un buco nero se non emette luce? Non emette nessuna forma di radiazione- la luce è radiazione- , eppure il buco nero è stato fotografato. E’ stato fotografato, a dire il vero, non il buco nero, ma cio’ che ci vortica attorno prima di scomparire per sempre “nell’orizzonte degli eventi”, ripeto ancora questa esotica- e valida- definizione.

 

Vi voglio a questo punto, prima di continuare, esporvi qualcosa sui buchi neri. Se leggete un dizionario, o Wikipedia, leggete che “un buco nero è un corpo celeste avente una curvatura dello spazio-tempo sufficientemente forte da non lasciare sfuggire nulla, né materia né luce od altra radiazione di ogni genere; ha un campo gravitazionale così intenso che la velocità di fuga supera quella della luce; poiché’ nulla la può superare, nulla esce, luce compresa; è completamente nero. Ci si capisce qualcosa? Ci provo io. Allora, se si parla di curvatura dello spazio-tempo, c’entra chiaramente lo zampino di Einstein, che ha capito che ogni corpo celeste “piega” lo spazio-tempo in misura della sua massa; è la descrizione relativistica del campo gravitazionale, generato da una massa. Portando questo discorso all’estremo, Einstein aveva capito che se una stella, e solo una stella è abbastanza grossa da diventare buco nero, ha una massa cioè una quantità di materia sufficiente, e quindi di massa, piega il tessuto spaziotemporale con conseguenze atipiche, come quella appunto di intrattenere ogni cosa entro un certo raggio, senza lasciarlo sfuggire. Ma una stella, perché’ riesca a diventare un buco nero, secondo calcoli fatti da altri scienziati, deve almeno superare di tre volte la massa del Sole, che viene presa come “unità” di misura nelle formule sul destino di una stella. Per dirvi, un fisico indiano, un certo Chhandrasekhar, credo negli anni ’20, aveva calcolato una certa “massa critica” oltre la quale una stella di un certo tipo si sarebbe contratta fino a diventare una stella di neutroni: 1,4 masse solari. Una stella di neutroni si ha quando il nucleo di una stella collassa fino al punto di ridursi ad un oggetto di una decina di chilometri e una massa di miliardi di tonnellate per decimetro cubo! E i protoni e i neutroni degli atomi si comprimono, per decadimenti vari, diventano neutroni, ecco perche’ sono dette stelle di neutroni. Ma la stella di neutroni non è un buco nero, è però lo stadio ad esso precedente. Se invece una stella che esplode come supernova ha un nucleo residuo che supera almeno di tre volte la massa del sole, il collasso di questo nucleo, e la sua massa, provocano un effetto di piegamento dello spazio tale tale che il nucleo in questione si chiude a riccio, con un campo gravitazionale tale da non lasciar sfuggire nulla dal suo interno. La radiazione si “ferma” ad un certo punto e ricade dentro. Il limite, la superficie dell’oggetto oltre cui nulla esce e nulla di ciò che entra da’ più notizia di se’ – con l’informazione in forma di onde elettromagnetiche- , vien detto, lo ripeto, “l’orizzonte degli eventi”. I latini dicevano, per un luogo invalicabile, come erano per loro le Colone d’Ercole, “hic sunt leones”, e possiamo dirlo anche noi oggi, per i buchi neri. Per la cronaca, vi scrivo che forse ogni galassia ha al centro un enorme buco nero; sicuramente quelle come la nostra che hanno un rigonfiamento o “bulge”. di misura nelle formule sul destino di una stella. Per dirvi, un fisico indiano, un certo Chhandrasekhar, credo negli anni ’20, aveva calcolato una certa “massa critica” oltre la quale una stella di un certo tipo si sarebbe contratta fino a diventare una stella di neutroni: 1,4 masse solari. E, Proprio nel centro di una galassia, (non la nostra) sta il buco nero fotografato. Ora, la cosa che vi ho esposto è in realtà molto più complessa, vari tipi di buco nero, buchi meri costituiti solo dalla singolarità puntiforme- ora messa in dubbio- e dall’orizzonte degli eventi, buchi meri elettricamente carichi, la possibilità che da un buco nero si acceda verso altre parti dell’universo o verso altro universo (gli ipotetici wormholes e ponti di Einstein-Rosen), la radiazione di Hawking generata da coppie di particelle di cui una di energia negativa cade nel buco nero facendogli perdere massa (cosa solo teorizzata non ancora osservata), il dilemma del destino della materia ingoiata dal buco nero, la cosiddetta “quarkizzazione” della materia, i protoni e gli elettroni che forse la’ dentro si frantumano nei tre  loro quark, o chissà cos’altro etc. etc. Okay , veniamo adesso al fatto del(l’altro) giorno.

LA “FOTOGRAFIA” DEL BUCO NERO
black hole- surface_s matter around
Il risultato dell’immane lavoro svolto dagli scienziati del progetto Events Horizon Telescope
Va da sé che ormai i buchi neri sono stati strappati alla teoria e ai meri giochi matematici- le equazioni e i grafici- e collocati nella realtà scientifica delle cose sperimentate. Nel 2016 due potenti rilevatori di onde gravitazionali a laser (Ligo in America, Virgo in Italia) hanno rilevato l’onda gravitazionale dovuta alla fusione di due buchi neri ruotanti uno attorno all’altro; una increspatura dello spazio tempo delle dimensioni di un protone (che 100 mila volte piu’ piccolo di un atomo che ha rivelato l’evento catastrofico della fusione fra due buchi neri. Questa volta, la “fotografia “ del buco nero centrale della galassia M 87, nella costellazione della Vergine, distante ben 55 milioni di anni luce da noi – la galassia Andromeda ne dista “solo” 2 milioni poco piu’.
 

L’impresa, in quanto di impresa si tratta, è riuscita grazie al compiersi di un lungo progetto di ricerca finanziato sin dal 2014 dal prestigioso consiglio di ricerca europeo, l’erc. Il progetto porta un nome che è tutto un programma, Event Horizon Telescope o EHT. , “telescopio per l’orizzonte degli eventi”, una rete di otto radiotelescopi in mutua collaborazione col sistema della interferometria; tale collegamento fra radiotelescopi distribuita in diversi luoghi del pianeta, fa si’ che si disponga di fatto di un “telescopio virtualmente grande come la Terra, rete messa a punto “proprio per riuscire a catturare la foto di cio’ che sta per cadere in un buco nero, ossia l’energia di materia che vortica “attaccata” all’orizzonte degli eventi . «Abbiamo cercato i buchi neri più grandi, come quello al centro della Via Lattea, chiamato Sagittario A, e quello della galassia M87», ha detto uno degli scienziati, un italiano a nome Luciano Rezzolla, direttore di un istituto di fisica di Francoforte e collaboratore agli studi teorici del progetto. L’Italia qui si è fatta onore, anche nella persona del sardo orunese Ciriaco Goddi, di una università olandese. Anch’egli ottimista sui futuri sviluppi, d’accordo con Rezzolla nel ritenere prossimo l’obiettivo di “fotografare” l’orizzonte degli eventi, o cio’ che ci bazzica vicino e che poi dentro ci finisce, diventando chissà cosa, del nostro buco nero centrale, situao prospetticamente in Sagittario (Sagittarius -A il suo nome….).

Ancora una cosa, importante da rimarcare. Il tipo di lavoro svolto, non è una semplice “fotografia”, o non è una fotografia a luce diretta,  alla maniera del telescopio spaziale ottico Hubble;  bensì si tratta della elaborazione di una immensa mole di dati ottenuti in dieci giorni di “esposizione”, e due anni di lavoro per gli algoritmi che . Parlo di dati radioastronomici, onde radio millimetriche che hanno veicolato l’informazione per 55 milioni di anni – luce. Sono stati riempiti mille moderni hard disk per 350 terabyte di informazione. e inviati in due centri di calcolo con supercomputers, in Germania e negli Stti Uniti al celebre Mit.
Risultato finale, l’elaborazione in immagine visibile dei dati ottenuti con i radiotelescopi: una sfera scura, circondata da una sottile superficie luminosa: la materia energetica, che rilascia gli ultimi fotoni prima di essere oscurata, a sua volta, oltre l’orizzonte degli eventi del mostro cosmico. Gli scienziati sono molto contenti di questa fotografia scattata al buco nero; Gli basta la fotografia, seppur indiretta; anche perche’ sanno che non possono fargli la radiografia. Sarebbe il Sacta Sanctorum. lo scrigno di tutti i segreti. La fisica della gravita’ non basta a descrivere il mondo di un buco nero; ci va un’altra fisica. Si sta tentando con la fisica quantistica, immaginando strane equivalenze fra gravita’ macroscopica e gravita’ fra le particelle, cercando di capire cosa avvenga la’ dentro. Anche perche’ l’universo tutto, secondo uno dei suoi destini possibili, potrà un giorno diventare un unico immenso buco nero. La fine? Forse no: l’incontro fra infinito e infinitesimo. E se non ci fosse differenza? Parafrasando il buon Manzoni, al futuro l’ardua sentenza.

Ciao ciao 🙂
Marghian

NUOVA AFFASCINANTE TEORIA COSMICA: DAL BIG BANG, SAREBBERO VENUTI FUORI DUE UNIVERSI CONTRAPPOSTI, SPECULARMENTE OPPOSTI: MATERIA ANTIMATERIA, TEMPO ANTITEMPO, SPAZIO E ANTISPAZIO. ENTUSIASMANTE AL SOLO PENSARCI.- magari anche da far girare la testa- COMUNQUE, UNA TEORIA AFFASCINANTE- PER ME LO E’ UN PO’ DI PIU’. E VI SPIEGO PERCHE’

Ciao.  In queste ore, senza internet in casa, e con i “giga” della promozione Vodafone finiti, non mi è rimasto che scrivere, profittando di qualche “tempo morto” nel dovere quotidiano. In genere, sto al computer dalle 20 circa alle 21, 21 e 30 circa, e poco riesco a fare. Volendovi scrivere qualcosa, ho concentrato l’attenzione su di un trafiletto, due righe di notizia che ho letto due giorni fa e che hanno catalizzato la mia curiosità. La notizia di una nuova teoria sulla formazione del universo, dopo il Big Bang. Non è quindi una teoria alternativa al Big Bang, ma una nuova versione del Big Bang stesso, che ipotizza pensate, la nascita e lo sviluppo non dell’universo, ma di due universi. Così.

UNIVERSI SPECULARI

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Il Big Bang forse ha generato due universi. Due universi, da una unica origine

Qualche giorno fa, a casa, per i pochi minuti che la linea ADSL teneva, nelle brevi “News” della pagina di Tiscali, ho letto un trafiletto, poche righe che illustrano una teoria cosmologica che, se confermata, cambia il modo comune di intendere l’universo sotto l’ottica della sua più probabile origine: Il Big Bang. Infatti, la teoria suffragata da ragionamenti estremamente logici (calcoli, simulazioni virtuali e schemi) ancor più in quanto formulati da menti eccelse in campo scientifico, nell’astrofisica in specifico sulla base di quanto di certo e di possibile si conosce, sull’universo.

La teoria, va detto e ribadito, non e’ una teoria alternativa al Big Bang come tante ce ne sono, come ad esempio; l’universo stazionario e mai creato; l’universo che è in realtà un ologramma bidimensionale e come tale crea l’illusione della tridimensionalità; l’universo senza la gravità ove questa sarebbe solo una dimensione virtuale ed illusoria; un altra teoria dove il tempo è illusorio; il multiverso senza inizio ne’ fine nelle sue innumerevoli versioni quali un brulicare infinito di bolle-universo, l’universo ciclico che non collassa mai del tutto e che alla fine di ogni si riespande da un punto non nullo, tanti universi disposti su dei “piani dimensionali” che chiamano brane; universi chiusi, aperti, con spazi negativi a sella di cavallo destinati ad espandersi all’infinito a fronte di altri che collassano appena formatisi, e chi più ne sa più ne metta.

No, questa teoria è invece pro-big bang, non alternativa ad esso. Di alternativo, ha invece la versione dell’effetto che il big bang abbia prodotto, su che cosa il big bang abbia prodotto: dal big bang, secondo questa teoria, sarebbero nati non uno, ma due universi, aventi appunto la stessa origine da un punto primordiale comune, ma sviluppatisi “contemporaneamente” – se questa parola ha senso.- su due opposte “direzioni”, sempre se così possiamo chiamarle. Due opposte direzioni… di tempo, e quindi, di spazio. Un universo ed un anti universo, dunque, nati insieme da una unica esplosione iniziale; esplosione che non fu una esplosione nel senso comune del termine, anche se guardando i fuochi di artificio, una granata sembra essere la nascita dell’universo, ma una “fluttuazione” di energia più forte di quelle “normali” nell’ipotetico “mare” di particelle virtuali che, nel vuoto, si formerebbero e sparirebbero all’istante.

Una fra tutte, una fluttuazione fra le tante, ma più energetica, è emersa da questo “mare di vuoto energetico”, da un “nulla energetico che ha la capacità potenziale di creare qualcosa”, come pensava il fisico Stephen Hawking, scomparso il 14 marzo dell’anno scorso. Una “fluttuazione” nel vuoto, più potente delle altre, che per questo non è stata “riassorbita dal vuoto”, e si è invece ingrandita, ,divenendo di fatto una bolla in espansione continua, generando le dimensioni di spazio e di tempo, ed altre dimensioni ancora (esisterebbero 11 o addirittura 43 dimensioni!), necessarie all’esistenza della materia, delle forze che la governano, e della energia, di cui è fatto l’universo, che cosi’ si è formato, secondo la teoria del Big Bang. Teoria che ha le sue sottoteorie, fra qui oggi, questa dell’universo.. “double face”.

Prima di immergerci in questa interessante e intrigante questione, vorrei fare un piccolo “ripasso” su come è concepito normalmente l’universo creato dal Big Bang, la sua versione standard, e vedere poi la differenza prospettata dalla nuova teoria. Vi dirò poi perché, questa teoria del doppio universo mi stia cosi’ simpatica.

L’UNIVERSO STANDARD- DAL BIG BANG, UNA BOLLA DI FORMA SFEROIDALE CONTENENTE ENERGIA E MATERIA – LA MISETRIOSA SCOMPARSA DELL’ANTIMATERIA

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Raffigurazione (ovviamente convenzionale) dell’universo standard, immaginando il punto del Big Bang al centro- ma cio’ è inesatto, ogni punto di osservazione, in uno spaziotempo curvo, e’ “centro”: lo spazio-tempo si espande – o meglio, si dispiega-  nella direzione temporale passato->futuro. Ma la fisica prevede la possibilita’ di invertire il verso del tempo (e’ il cosiddetto “teorema del tempo”) e, specularmente, le coordinate spaziali. Cio’ non viola le leggi fisiche, renendosi cosi’ ragionevole l’esistenza di un mondo “speculare”, opposto al nostro conosciuto.

13 miliardi e 700.000 anni fa, nacque l’universo. Questa è l’ età dell’universo, da studi e rilevamenti fatti mediante i radiotelescopi e apposite sonde inviate nello spazio per studiare la radiazione fossile di fondo che permea tutto l’universo ad una temperatura media costante di 3 gradi Kelvin sopra lo zero assoluto, o se preferite -270 gradi Celsius; radiazione che eì considerata “l’eco” del Big Bang. Radiazione che inizialmente (quando ci fu il Big Bang) era di miliardi di gradi e che avrebbe impiegato, appunto, 13 miliardi e mezzo di anni a raffreddarsi come oggi, secondo i calcoli. Da cio’, l’eta’ dell’universo. Non esisteva nulla, prima del Big bang. Curiosamente, nemmeno il tempo. Molti mettono in dubbio questo, un vero paradosso, Dio che esiste prima del tempo, e crea il tempo perche’ possa esistere lo spazio (??!!)…mi fermo qui, su questo. Per ora

Comunque, l’universo sarebbe nato da uno “scoppio”, in realtà dall’espansione di un oggetto praticamente puntiforme dalla densità infinita: spazio e tempo, raggomitolati in una pallina piu’ ‘ piccola di un atomo (trecento miliardi ce ne stanno nella punta di un ago. Poi, l’espansione. Si parla di una inflazione (rigonfiamento improvvisa, e fasi di piccole frazioni di secondo nelle quali sono nate tutte le particelle, e fasi di pochissimi minuti in cui si sono formati gli atomi, e poi gli elementi chimici. Trecentomila anni dopo, l’universo era già grande diversi anni-luce e presentava delle “irregolarità’” (desunte dal satellite giapponese Kobe nel 1994? sulle irregolarità’ della radiazione di fondo (ah, sono onde termiche), delle chiazze che erano il seme delle irregolarità future, gli attuali ammassi di galassie. Convenzionalmente, dato che per via di concetti relativistici sulla struttura dello spazio-tempo le cose non sono così semplici), l’universo avrebbe la forma di una sfera. Viene raffigurato come una “palla da rugby”. Comunque sia, il Big Bang avrebbe prodotto l’universo. Un universo, come dice la parola stessa. Da “Universus”, “verso unico”, o “intero”, il tutto. Fatto di materia. Mentre è quasi del tutto assente l’antimateria. Eppure, nell’universo primordiale, all’inizio materia e antimateria erano presenti in maniera uguale. Ha prevalso la materia ordinaria. Come mai?

MATERIA E ANTIMATERIA- CHE COSA SONO? PERCHE’ L’UNA HA PREVALSO SULL’ALTRA?

matter_ antimatter

Raffigurazione di un atomo di idrogeno ed il suo “opposto”, l’anti idrogeno. Il protone, nell’atomo di idrogeno di materia ordinaria, ha carica positiva, l’elettrone, negativa. Nell’anti idrogeno (antimateria), il protone e’ negativo, l’elettrone positivo. Le particelle dell’antimateria hanno lo sato quantico detto “spin” (assimilabile grossolanamente alla rotazione) invertito rispetto alle particelle di materia ordinaria. Dentro il protone, i quark sono due di tipo Up ed uno di tipo Down. Nell’antiprotone, sono due anti quark -anti Up ed un antiquark  anti Down. L’atomo di idrogeno (e di antiidrogeno) e’ il piu’ semplice; ma la questione vale anche per atomi complessi. Esistono, in teoria, anche l’anti ferro, l’anti oro, l’anti uranio. Forse, in un universo speculare, opposto al nostro.

L’antimateria, una cosa che ci ha fatto sognare con la fantascienza, con i fumetti, con i film a base di raggi ad antimateria, nemici di supereroi fatti di antimateria, motori di astronavi ad antimateria (tipo star trek), esiste, e si riesce persino a produrla e ad utilizzarla. Ma per produrre un po’ di antimateria ci vanno esperimenti e processi costosissimi, e si producono solo le particelle più piccole (come i positroni per la diagnostica TEP, una evoluzione della TAC), mentre nell’universo l’antimateria dovrebbe esistere nella stessa quantità della materia normale. L’antimateria esiste, e si riesce persino a produrla e ad utilizzarla. Ma per produrre un po’ di antimateria ci vanno esperimenti e processi costosissimi, e si producono solo le particelle più piccole (come i positroni per la diagnostica TEP, una evoluzione della TAC), mentre nell’universo l’antimateria dovrebbe esistere nella stessa teoria standard del Big Bang lascia insoluto questo interrogativo, su che fine abbia fatto l’antimateria già agli inizi della storia dell’universo, scomparendo letteralmente. Vediamo in primis cosa sono materia e antimateria.

Come mai l’antimateria è scomparsa? Non lo so, sinceramente. Ma se non lo so io, blogger con la terza media, poco male. E’ che non lo sanno ma non lo sanno neppure gli esperti. “Che fine ha fatto, l’antimateria?”, è infatti uno dei quesiti scientifici ancora irrisolti. La teoria di cui ho letto, che sto per esporvi, se vera, risolverebbe questo enigma. In breve, l’antimateria altro non è che materia concreta, fatta di particelle fondamentali dello stesso tipo di quelle della materia (protoni elettroni neutroni, quark, eccetera), ma di segno opposto, ad esempio protoni negativi e elettroni positivi (nella materia è il contrario), le particelle dell’antimateria “ruotano” al contrario. Ma la massa, è positiva. La luce che emana, è la stessa- il fotone è di carica neutra, è l’antiparticella di se’ stessa-. Una stella di antimateria, ci apparirebbe normalissima. Infatti si ipotizzava e ancora si ipotizza, che possano esistere stelle, addirittura ammassi di galassie, fatti di antimateria, pur se la cosa sembra improbabile- ci sarebbero dei contatti con la materia con ciò che ne consegue. “Con ciò che ne consegue”. Infatti, se solo una particella di materia e una di antimateria si toccano, sono casini: si annullano in una forte esplosione di raggi gamma, cioè di pura energia. Nella lunga storia dell’universo ci sarebbe stato sicuramente qualche titanico scontro fra stelle di materia e di antimateria e, forse, non esisteremmo. Ecco perché’ si ritiene la cosa improbabile: l’antimateria è quasi del tutto scomparsa. Ma qual è problema, il paradosso? Ha prevalso la materia, semplicemente. Ma gli scienziati non si accontentano solo del risultato, vogliono vedere come si è svolta la partita.

Il fatto è che si ritiene che in origine materia e antimateria si equivalessero, 50 e 50. Non c’è stata la fine di tutto, ma è prevalsa la materia, e l’antimateria è rara come l’oro. Infatti, una piccolissima quantità è dagli esperimenti, ed in tempi brevissimi, perché’ avviene l’annichilazione. Il fisico russo Andrej Sacharov, più conosciuto negli anni ’70 come dissidente politico sovietico che come scienziato, immaginò l’ambiente in origine, nel momento del Big Bang, fatto di n. particelle col segno + e n. particelle col segno -, non importa di che tipo, particelle ideali, “le particelle di Sacharov”. Immaginò che se le n. particelle col segno + superassero anche di pochissimo, una su miliardi e miliardi, le n. particelle di segno -, ci sarebbe stato uno sbilanciamento a favore della materia, tale da creare l’universo attuale, dopo essersi annullata una cospicua percentuale di materia e antimateria, a vantaggio di “un po’”  di materia: questa che esiste. Questa è una possibile spiegazione, ma non soddisfa gli scienziati, dato che ancora ci lavorano. Ma chiesa’, questa potrebbe essere la volta buona.

DAL BIG BANG, DUE UNIVERSI UGUALI OPPOSTI

double universe

Due universi. Non uno sferoide, ma due sferoidi uniti in un unico punto di origine. Ho scelto questa immagine, anche perche’ e’ il simbolo di infinito. Forse sono infinite, le coppie universo- antiuniverso. Universi che, come zampilli, emergono da un vuoto potenziale, un vuoto capace pero’ di fluttuazioni creatrici di forze e di forme. E’ una mia idea, ma formulata anche – senza che io ne avessi conoscenza alcuna – da Stephen Hawking, che disse: “e’ possibile che esista una linea temporale senza inizio, che scorra perpendicolarmente alla nostra, e dalla quale si dipanino universi e antiuniversi”. 

Ecco la teoria, l’un bell’e sì, benissimo così, come dicono in Piemonte.
“E’ una teoria, un modello che ci permette di estendere l’universo oltre i limiti teorici raggiunti”, uno scontro epico fra materia e antimateria…” ha detto uno degli autori dello studio pubblicato nientemeno che sulla rivista Phisical Review Letters, una ricerca condotta da un istituto canadese di fisica teorica, coordinati da tale Neil Turok. Esisterebbero due universi, un universo con un verso del tempo partente dall’origine (istante del Big Bang) ed un anti universo (fatto di antimateria (antiatomi con antiprotoni antineutroni e antielettroni) ed un tempo che va “nella direzione opposta”, verso il passato. per noi. Perche’, per chi sia nato in quell’universo, nulla cambierebbe. Come una immagine allo specchio. MI guardo allo specchio, torno indietro, e torna indietro anche la mia immagine speculare. Mi avvicino allo specchio, si avvicina a me anche l’immagine virtuale.

Bellissima teoria, mi piace, anche se la prendo con beneficio di inventario, mi piace. Perché’ mi piace così tanto? Perché’ anni fa- ero ragazzo-, avevo pensato io questa cosa. Ci avevo pensato, con tanto di disegnini e schemi (tipo l’immagine in apertura) e numeretti, su un quaderno. Pensavo che se l’antimateria è scomparsa, magari sta semplicemente da un’altra parte. “Forse- pensavo-  nel Big Bang c’è stata una eiezione di materia da una parte, con una eiezione di antimateria dall’altra, generando praticamente un universo “a clessidra”, due lobi. Nel mondo di antimateria tutto è antimateria, e lì non cambia sostanzialmente nulla, ci saranno stelle, pianeti, forme di vite. Proprio come nel nostro universo costituito di materia “. L’universo “a otto” , lo avevo chiamato. Se mi permettete, questo mi dà un po’ di orgoglio, e un po’ mi commuove. Una mia fantasia, vagliata oggi da scienziati.

Okay, a correzioni avvenute, chiudo cosi’.

CIAO

Marghian

 

ANNO 2019 – NUOVI ORIZZONTI SI SCHIUDONO SULLA ULTIMA THULE

-Piu’ prosaicamente, nel giorno di Capodanno, sonda incontra un lontano asteroide-

1 GENNAIO 2019

SONDA NEW ORIZONS RAGGIUNGE UN ASTEROIDE

 

 

 

 

 

 

Ciao. Anno nuovo, post nuovo, come tradizionalmente si suole dire. A parte li schersi, come diceva il mio papà nel suo italiano-  dato che per un sardo con poca scuola l’italiano è una vera e propria lingua straniera-, a parte gli scherzi, questo post riguarda proprio “sa die de annu nou”, il giorno dell’anno nuovo. Cosa ha a che vedere il nostro Capodanno con una sonda spaziale NASA e con  asteroide distante sei miliardi e mezzo di chilometri dalla Terra e dal Sole, i “protagonisti” di anni e mesi, che meno che mai interessano ad un corpo celeste cosi’ distante, con un anno che gli dura mille dei nostri? E’ semplice, proprio il primo di gennaio, mentre qui in Italia erano le ore 6,33 del mattino e molta gente (compreso me) dormiva dopo il cenone di mezzanotte e essere rincasati alle tre, le quattro, una sonda spaziale ha raggiunto il punto di massima vicinanza ad un planetoide, l’oggetto spaziale piu’ lontano mai raggiunto da una sonda: sei miliardi e mezzo di chilometri. L’asteroide si chiama “Ultima Thule” (codice fiscale 2014 MU69, il nome scientifico), nome suggestivo e mitico che ci ricorda il leggendario “luogo piu’ distante sulla Terra” che gli antichi cercavano. La sonda spaziale è una nostra vecchia conoscenza: e’ la sonda New Horizons della Nasa. La conosciamo bene, New Horizons, perché, lanciata nel gennaio 2006, a metà luglio del 2015 ha effettuato uno storico interessante passaggio ravvicinato (fly by) su Plutone, svelandone molti segreti (questo il post), fra cui struttura e conformazione della superficie con le sue montagne, spaccature nella crosta e crateri e caratteristiche dell’atmosfera, i gas che contiene, il suo colore azzurrino. La sonda ha continuato a volare per altri tre anni e mezzo, preparandosi ad un altro eccezionale incontro: un asteroide di trenta chilometri di diametro, “Ultima Thule” o, per chi ama i codici, 2014 MU69, distante quasi sei miliardi e mezzo di Chilometri dal Sole, nel bel mezzo di un grosso anello fatto di miliardi di meteoriti e comete disposte attorno al Sole, la nota e interessante Kuiper Belt (“fascia”, o “cintura di Kuiper” cosiddetta). Questo, è un motivo di interesse, il fatto che “Ulima Thule” sia un oggetto membro di questa “fascia”di oggetti simili, come vedremo.

ULTIMA THULE, NOME E CARATTERISTICHE

Il nome. Thule, o Tule, è una isola leggendaria che gli antichi cercavano, alla stessa stregua di come, in epoche piu’ recenti, si sono cercati o ancora si cercano luoghi mitici come “Agartha”, “Iperborea”, “Djamballah”, i resti di Atlantide, l’El Dorado eccetera. Un navigatore greco, tale Pitea, 330 anni avanti Cristo, si spinse ben fino alla Groenlandia, alla ricerca proprio dell’Ultima Thule, come racconta nel suo diario di bordo (praticamente un libro), “Perì Okeanù”, intorno all’oceano. Siamo nel 330 avanti Cristo, e dicono che nessuno arrivo’ via mare in America prima di Colombo (???!). “Thule è una terra di fuoco e ghiaccio nella quale il sole non tramonta mai..”, scriveva Pitea. Alcune fonti antiche precisano che fossero necessari sei giorni di navigazione a partire dalla Gran Bretagna verso Nord per raggiungere la Thule. Anche lo storico latino Tacito cita la Thule nel contesto dei suoi scritti circa la colonizzazione dell’Inghilterra (evidentemente gente del posto ne parlava). C’e chi ha visto la Thule nell’Islanda, o la Groenlandia (ricordiamoci del greco Pitea che la raggiunse). Ma nei racconti di fantasia si narrava di una terra meravigliosa al di la’ di Thule, da cui la misteriosa “Ultima Thule”, da cercare e raggiungere. Ecco perché, all’asteroide più distante mai esplorato sino ad ora, è stato dato questo suggestivo nome.

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Immagine dell’asteroide scattata dalla sonda in avvicinamento

Le caratteristiche. L’oggetto in questione, un corpo ghiacciato dalla forma irregolare, fa parte della categoria dei cosiddetti KBO, acronimo che sta per “Kuiper Belt Object (s)”, oggetto- oggetti della cintura di kuiper, che e’ una bella ciambella che circonda il Sistema Solare fatto di tanti “pezzettini”, milioni o miliardi, di roccia e ghiaccio, che sono degli asteroidi e, forse, comete; ancora un’altra popolazione di comete e asteroidi, molto piu’ vasta e piu’ lontana, la Nube di Oort. Non dimentichiamoci della ben piu’ nota cintura degli asteroidi posta fra Marte e Giove, che abbiamo studiato gia’ alle elementari: “i pianetini”, come il sussidiario di quinta chiamava gli asteroidi. Questo è il “pianetino” più distante raggiunto da una sonda, e non certo il più distante: la nube di Oort si estende, col Sole al centro, per meta’ di un anno luce in raggio.

E’ di forma irregolare, costituita da due lobi uno grande ed uno piccolo, “a clessidra”, forma che si pensa nata dall’unione “gravitazionale”, od anche fisica, fra due o tre oggetti prima separati poi “fusisi insieme”. Apparterrebbe quindi a questa categoria di oggetti composti da più parti rispetto a quelli più compatti, in genere di forma più regolare come, ad esempio, l’asteroide Vesta, situato piùall’interno nel  Sistema Solare. Ha una lunghezza di circa 30 chilometri e larghezza di 16 chilometri circa, ruota nel senso quasi perpendicolare alla lunghezza con “centro di massa” nel lobo piu’ grosso, vicino al punto di giunzione fra i due strani lobi. Si è finalmente capito che forma abbia questo asteroide, prima non si sapeva se fosse un oggetto unico o costituito da due cosi tenuti insieme dalla gravità o da un tenue contatto. Si tratta di un unico oggetto dalla forma bilobata con una porzione più stretta che unisce le due sezioni più grandi. Una, la piu’ grossa, chiamata dagli scienziati “Ultima” ha 19 chilometri di diametro, mentre l’altra (“Thule”) si sviluppa per 14 chilometri di diametro (per una lunghezza totale di poco piu’ 30 chilometri e larghezza media 16 chilometri). L’asteroide non è solo, è in gran bella compagnia.

LONTANO, AI CONFINI DEL SISTEMA SOLARE

kuiper belt.png

Una cintura di milioni o miliardi di asteroidi, ove si trova  anche “Ultima Thule”

Nell’immagine, per dimenticanza, non ho indicato i puntini bianchi intorno alla freccia che indica la regione centrale, i pianeti interni del Sistema Solare; tali puntini bianchi indicano la fascia principale di asteroidi fra le orbite di Marte e di Giove. La linea gialla è invece il percorso quasi in linea d’aria della sonda. Come vedete, rasenta Plutone (fly by del 14 luglo 2015 sul pianeta).

Molto importante è non solo l’asteroide in quanto tale e le sue peculiarità intrinseche, dato che sarebbe costituito di materia non contaminata dagli antichi sconvolgimenti e successivi rimescolamenti nella travagliata e complessa storia della formazione del Sistema Solare; ma la fascia di Kuiper – con anche la Nube di Oort, per ora irraggiungibile- è complessivamente la più antica regione del Sistema Solare. Per cui studiare l’asteroide equivale a capire il sistema solare delle origini, trattandosi di una miniera di materia che è cosi’ da prima che la Terra si formasse con gli altri pianeti, quando il Sole forse non aveva ancora acceso al suo interno quelle reazioni nucleari (in continuazione nel Sole quattro atomi di idrogeno si fondono in uno di elio liberando energia secondo la formula E=MC elevato 2) che fanno del Sole una stella: capire le origini del nostro Sistema Solare e, per analogia, quella degli altri sistemi planetari. E’ importante il fatto che “Ultima Thule” era stato “visto” nel 2014 dal telescopio spaziale Hubble, ma da tale scoperta non si evincevano caratteristiche come quelle che vengono rilevate da una sonda vicina come New Horizons che è arrivata a poche migliaia di chilometri dall’oggetto che, data la sua distanza, riceve soltanto il 5 per mille della luce che la Terra riceve dal Sole.

LA SONDA NEW HORIZONS

new horizons

La sonda New Horizons che ha sorvolato Plutone, ora ha raggiunto la Cintura di Kuiper e gira intorno all’asteroide “Ultima Thule”

La New Horizons, come ho scritto anche nel post sul Fly By vicino a Plutone e la sua luna Caronte (1200 km di diametro, Plutone il doppio), fu lanciata nel gennaio del 2006 da (sempre da li’ )Cape Canaveral, a metà luglio sorvolò Plutone e l’altro ieri, alle 6,30 passate, “Ultima Thule”. Contiene parte delle ceneri del signor Clide Tombough, lo scopritore di un “pianeta X”, che era Plutone. Quello che ha fatto la sonda per Plutone, una mappa della sua superficie rivelatasi interessantissima e ricca di particolari e persino attiva come “effusioni di ghiaccio”, lo studio della sua atmosfera azzurrina e ricca di metano e particelle di ghiaccio di acqua, l’analisi ad alta risoluzione (ossia vedere tutti i particolari, anche di pochi metri) di alcune zone di Plutone e Caronte”, sta facendo pensare agli astronomi di “promuovere nuovamente Plutone a pianeta, dato che gli stessi membri della UAI (unione astronomica internazionale), nel 2006, avevano “degradato” Plutone” a “”pianeta nano”, anche per far “giustizia” a tanti altri corpi originatisi nella Fascia di Kuiper che competono con Plutone come Quoar, Sedna, Eris eccetera, col sospetto poi che ka facia di Kuiper possa contenere addirittura qualche centinaio di altri “plutoni”. Come disse la Margherita Hack, “pianetini come Plutone li’ ce ne possono essere anche duecento…”. “Come Plutone”, cioè oggetti sferici di mille o duemila chilometri di diametro, non oggetti irregolari di dieci o di trenta chilometri come “Ultima Thule”, nel suo piccolo comunque interessante e suggestiva.

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Ho fattto questo post un po’ alla chetichella, dato che dal computer di casa non mi è possibile scrivere , a parte brevi commenti. Ho fatto e corretto alcuni errori, come “rilevata” coretto in “rilevate”, “medai” invece che “media”, ecc.

CIAO

Marghian

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