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AMBIGUA, ENIGMATICA REALTA’

AMBIGUA REALTA’

deus_ ex _machina
Ambigua realtà
Misteriosa, nascosta realtà
Oscura visione di un probabile sogno
Sintomatici ingorghi di vite confuse
Intrigo fitto di forme
Chiasmi di luce e di buio
Realtà contenuta e filtrata
Nei nostri limitati strumenti
Nella disperata speme che Essa
Al nostro piccolo assoggettata
A nostra misura ridotta
In qualche modo si possa capire
Ma essa ancor ci sfugge
Come contorno indefinito sul far della sera
Nei suoi molteplici aspetti, fiabesca chimera
Il suo senso sfugge agli occhi
Che la vogliono comprendere
Realtà inintelligibile, inafferrabile verità
Come viscoso e scivoloso essere Essa sfugge
Dalle nostre bramose mani che la vogliono dominare
Sfugge fra le nebbie della mente
Si dirama fra le geometrie dello spazio
E vola fra le pieghe del tempo
Misterioso tempo
Scrigno di segreti
Fiume di impermanenti mutazioni
Repentini scatti di cambiamento
Realtà inintelligibile
Inafferrabile verità
Irraggiungibile senso dell’Esistere
A cagione della nostra arrogante
E complessa semplicità
(Marghian)

Ciao. Sì, oggi pensavo alla realtà. Mica facile da capire ‘sta cosa. Ce l’abbiamo sotto gli occhi, ci siamo dentro, addirittura siamo fatti di questa cosa. Ma ”sta realtà non la comprendiamo mica. Tranquilli, non passo notti insonni a pensare a questo.  ho scritto questa cosa (su Facebook) in quindici minuti, forse meno. Così, il pensiero del momento.

Con il disegnetto sopra, che ho fatto poco prima di scrivere, ho voluto rappresentare la realtà (raffigurata “incasinata” apposta,  perché così noi la comprendiamo, e talora così a noi si presenta), la realtà osservata da un computer; computer che rappresenta oggi il mezzo con il quale cerchiamo di estendere le nostre capacità, di ridurre i nostri limiti; rappresenta se si vuole la speranza, meglio, l’illusione – e la pretesa – di voler capire, la realtà con i nostri limitati mezzi. Ma, vanità delle vanità, con la presunzione poi che la realtà possa essere circoscritta ai nostri livelli, inscritta nei nostri patterns mentali e temporali, fisici e materiali (dove arriviamo noi arriva il mondo, ciò che per noi non esiste, non esiste); ed ancora che essi, i nostri mezzi ed i nostri limitati schemi, possano trovarsi li’, anche nello spazio lontano, come se noi ne fossimo il re, il “deus ex machina” della situazione, e tutto sia a nostra misura, persino l’universo. Non è così?

Okay, termino con una frase non mia: “quando un bambino nasce, la culla è per lui uno spazio infinito. Quando diventa “grande” (oddio), l’universo gli sembra angusto”.

 CIAO

Marghian

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PENSIERINO DEL FINE SETTIMANA – tempo, maltempo e proverbi sbagliati

TEMPO, MALTEMPO E PROVERBI SBAGLIATI

morningafternoon

Da qualche settimana, ho l’impressione che non sia proprio vero che il buon giorno cominci dal mattino, come recita il proverbio. Questi giorni stanno invece insinuando in me il dubbio che non sia proprio vero che sulla saggezza dei popoli non si possa discutere. Sto pensando di sì, invece, penso che qualcuno (se non tutti) fra gli “ipse dixit” dei secolari proverbi e degli aforismi (che sono poi dei “proverbi anche più recenti e di cui si conosce l’autore”) possa invece essere messo in discussione.

Questi giorni si maltempo qui in Sardegna mi  stanno facendo pensare che il buon giorno non si veda dal mattino, almeno non sempre. Stiamo avendo tutti i giorni delle mattinate niente male. Poi, al pomeriggio, puntualmente da diversi giorni, arriva il mal tempo, si aprono le cateratte del cielo e Giove Pluvio (o Zeus se preferite) si ricorda che in passato era qualcuno e ci lancia qualche fulminetto e qualche tuono per dirci “belli miei, conto ancora ….”. Sì, perché pare che il “Dio di oggi” con le nostre beghe non c’entri proprio nulla, meno che mai con il tempo e il clima. Ogni giorno, di mattina, il tempo è bello, quanto meno accettabile. Di pomeriggio, si guasta (vedi le due foto sopra 🙂 ).

Ecco che il mattino ci dice che è o può essere una giornata bella ma il pomeriggio arriva la smentita. Comunque, a me pare che il proverbio “il buon giorno si vede dal mattino” sia sbagliato. Vediamo piovere, poi esce il Sole; o, viceversa come in questi giorni, esce il sole poi vediamo piovere. IL proverbio è usato anche in senso metaforico (tutti, a dire il vero, sono delle metafore). E’ sbagliato a mio avviso anche come metafora.
Un bambino che zoppica a scuola (“eh, il buon giorno si vede dal mattino…”), poi diventa uno scienziato (ecco la smentita). Il caso più famoso che si racconta è quello di Einstein, ha iniziato a parlare a quattro anni, bocciato alla maturità in cultura generale, ma poi “è uscito il sole”, e che sole.

Nel mio piccolo, qualcosa del genere è capitata anche a me. Bocciato due volte in prima elementare, e ripetuto la terza elementare. Dopo il secondo anno di terza fino alla quinta, il primo della classe. Nelle scuole medie, ero il primo dell’istituto. Per fortuna che, forse, il buon giorno non sempre si vede al mattino.

ACQUA PASSATA NON MACINA PIU’

(ma che…?)

Altro proverbio che io ritengo sballato, ma alla grande, è questo: “acqua passata non macina più”. Non mi sembra che sia proprio così. Tutto si regge sul passato (ne so qualcosa io che lavoro in un archivio), documenti vecchi anche di secoli che contano oggi, che hanno un peso.
“Perché’ non sei venuto IERI a lavorare?”. Andate a dire al principale “ieri? Ma è acqua passata”. A parte questo esempio un po’ giocoso, se ne possono fare tantissimi altri. Scusate se vi faccio un esempio triste: la povera ragazzina violentata da piccola che si porta in tutta la vita le terribili conseguenze traumatiche della cosa. O le conseguenze terribili, a lunga scadenza, di un incidente (mettiamo un permanente danno fisico o cerebrale). Lo psicologo che, se ci vai, ti spulcia il passato”. “Ecco vede,, il suo problema deriva dal fatto che lei, da bambino, ha…”.

Quindi, secondo me acqua passata macina, macina eccome; anzi lascia solchi profondi. Il presente tutto, pensiamoci, il presente tutto si regge sul passato. Noi esistiamo perché’ “le cose sono andate cosi”, saltando un piccolo dettaglio del passato salta tutto. E poi fotografie, le emozioni che ci danno, le emozioni che provano i vecchi quando si raccontano cose passate, l’ascolto di canzoni (che sono opera passata), i ricordi, le grandi opere letterarie, tutto è acqua passata che macina. Con gli esempi mi fermo qui.

Tornando ancora per un attimo all’acqua…presente, la pioggia (che la possino…) , oggi sembra reggere. Da voi com’è? Spero che cambi. A tal proposito, buon fine settimana, ciao 🙂

(Pensierino di Ferragosto)

Marghian

PENSIERINO FERRAGOSTANO…ORDINE, CAOS, OPPOSTI E CONTRARI

“E’ posssibile che ciò che nel mondo chiamiamo caos, sia in realtà un ordine perfetto, ma che sfugge alla nostra natura di esseri incompleti”

(Marghian)

ORDINE, CAOS, OPPOSTI E CONTRARI

kaos

Questa potrebbe essere una goccia di inchiostro vista al microscopio.

Una formica intelligente che camminassse su di un muro pitturato con questa tinta, non potrebbe  capire che cio’ su cui cammina, fa parte del muro di una casa, con tutti i suoi ambienti; ne’ tanto meno puo’ concepire l’esistenza di tanti altri muri, e case, tante da formare intere città. Questa è proprio la nostra condizione, nel cosmo in cui siamo immersi.


Ciao. Mi ricordo di aver letto e sentito spesso – ed anche voi sicuramente, che “ordine e caos vanno a braccetto, come il bene e il male, yin e yang”. Si’, come bello-brutto, grande-piccolo, intelligente-stupido, amore- odio, alto-basso eccetera. Il mondo sembra reggersi sui contrari e contrasti. Già un televisore o una foto in bianco e nero, se elimini i contrasti (trasformando il nero in grigio e il bianco in grigio) l’immagine sparisce.

Sapete bene però, che per certi “pensatori”, siano essi filosofi, teologi (soprattutto questi, ne hanno tutto l’interesse) ) o scienziati (questi un po’ meno, in percentuale, ma alcuni sì) il caos non esiste? Opposti e contrari, ma che non significano non significano “caos”. Per molti pensatori il caso non esiste (anche se, nel linguaggio comune, lo scienziato usa frasi come “muoversi a caso” o “evento casuale”); nel senso che tutto avviene per motivi precisi. Anche perché poi, dal caos totale non potrebbe nascere l’ordine. Quindi, ancor che parlare di passaggio dal caos all’ordine- e viceversa-… sarebbe preferibile, secondo questo paradigma, pensare al passaggio da un dato ordine ad un altro ordine. Se pure il mondo ci sembra caotico, con eventi anche contro di noi (un uragano, un incendio che butta giù mezzo paese) potrebbe non trattarsi di caos; ma di un ordine che a noi sfugge.

Già riusciamo, pur se in modo imperfetto, con dei super computer a prevedere l’andamento meteorologico da qui a diversi giorni, significa che matematicamente è stato individuato un certo ordine delle cose. “Ma sbaglia”. Certo, accade spessissimo; ma se un sistema di computers sbaglia, questo dipende sempre (a parte guasti fisici “da hardware” ) dal non avere dati sufficienti. Ma, teoricamente, se in un sistema di intelligenza artificiale si potessero immettere tutti i dati necessari,, la possibilità di errore verrebbe eliminata, e si avrebbero previsioni quanto meno precise. ciò che sembra caos e disordine, quindi, potrebbe essere un ordine che a noi sfugge per mancanza di informazioni, esattamente come i computer testé menzionati.

Faccio un esempio: per me, che NON conosco il gioco degli scacchi, i pezzi possono apparirmi come disposti a caso, senza un ordine. Ma se faccio un corso di scacchi, o anche leggo qualcosa al riguardo, capisco ben presto che c’è un ordine, eccome- ma che a me prima sfuggiva-.

Così può essere per il mondo e la vita, dato che su questo alle nostre menti mancano moltissimi dati. Contrasti e opposti sì, ma che non significano “caos”, anzi sono il principio di tutto. ordine misterioso quindi una matrice intelligente? Ni, e poi se proprio non vogliamo credere in un “Creatore”, basta pensare od immaginare che siano eterne le leggi della matematica, e quindi da esse guidate, anche quelle della fisica, della chimica e della evoluzione degli eventi naturali, in tutti i livelli e gradi di grandezza- dalle particelle ai microbi alle galassie-. . Leggi eterne, situate “ab origine”;presenti ed agenti in ogni dove; per cui in fondo non farebbe molta differenza.

CIAO

Marghian

PENSIERINO DELLA SERA…LA VITA E’ UN CIRCOLO VIZIOSO? E L’UNIVERSO?

LA VITA E L’UNIVERSO. UN CIRCOLO VIZIOSO?

moebius

Ciao. Finite le ferie, sono tornato al lavoro. Anche qui, in un certo senso pur se in ferie avevo più tempo. Mica tanto poi eh ? Le incombenze prendono tempo, lasciandone poco per le cose “scelte”.
Quanto ho scritto sopra riguarda una mia riflessione, e qualche considerazione di contorno. Comincio con questa domanda: la vita, è un circolo vizioso? Il mondo, si ripete? Se l’universo avesse la forma della figura nella foto, cosa implicherebbe, per noi, bipedi implumi sulla Terra?

Allora…Le superfici ordinarie, ovvero quelle che siamo abituati ad osservare nella nostra vita quotidiana, hanno sempre -nella pratica- almeno due facce (si pensi ad un foglio di carta, ad una tavola), per cui è sempre possibile percorrere idealmente una delle due facce senza mai raggiungere la seconda, a meno di non attraversare una linea di demarcazione costituita da uno spigolo o bordo. Per una sfera, od un cilindro, è possibile stabilire una superficie interna ed una esterna.
Nel caso della figura che vediamo invece le cose cambiano, e di parecchio. Esistono in essa una sola faccia ed un solo bordo. Nella cosiddetta “striscia “, o “nastro” di Möbius, dopo aver percorso un giro, ci si trova dalla parte opposta; ma solo dopo averne percorsi due ci ritroviamo sul punto iniziale, cioè nel punto di partenza.
Un “nastro di Möbius” può essere facilmente realizzato partendo da una striscia rettangolare – di carta o di altro materiale ed unendone i lati corti dopo aver impresso alla striscia mezzo giro di torsione. A questo punto se si percorre il nastro con una matita, partendo da un punto qualsiasi, si noterà che la traccia si snoda sull’intera superficie del nastro. Il nastro ha quindi una sola faccia. Se seguiamo il profilo di “un” bordo (partire da quello di destra o da quello di sinistra o da quello in basso a quello in alto a seconda di come è orientato il nastro), notiamo che il dito ha percorso tutta la striscia, lambendo il bordo. Ecco che non sono più due bordi (come lo sono quelli di un cilindro ottenuto unendo le estremità di una striscia analoga ma senza effettuare il mezzo giro di torsione), ma un solo bordo.
Una figura così semplice da ottenere, sembra “contraddire” i principi della geometria a cui siamo abituati, quella che la maggior parte della popolazione mondiale conosce, che sono poi quelli della geometria piana euclidea.
Questa piccola cosa prende il nome dal matematico tedesco Augustus Ferdinand Möbius (1790/1878), che fu il primo a prendere in considerazione la possibilità di creare una figura interessante come questa, semplice (praticamente un “uovo di Colombo”) ma con le caratteristiche particolari, che rimandano a concetti come l’illimitato od addirittura l’infinito (pur se la forma “ad otto coricato” della figura non è riferita al simbolo matematico di “infinito”, che fu introdotto-indipendentemente dalla figura di Möbius – da un altro matematico, l’inglese John Wallis, che visse tra il 1616 ed il 1703.
La teoria della relatività generale, tutti sappiamo cos’è. Fu elaborata dallo scienziato tedesco Albert Einstein e pubblicata, per la prima volta, nel 1916. Una delle principali peculiarità di questa formidabile teoria consiste nel fatto che essa descrive l’interazione gravitazionale non più come mera azione a distanza fra corpi che hanno massa come nella teoria newtoniana secondo la quale “due corpi massivi si attraggono come fanno due calamite”, bensì come l’effetto di una legge fisica che rapporta distribuzione e flusso attraverso le quattro dimensioni dello spazio-tempo di entità come la massa e l’energia (secondo la relatività due enti equivalenti), in rapporto alla geometria di spazio e tempo, e più precisamente con la ^curvatura dello spazio-tempo stesso. Ecco che in questo contesto gli osservatori –detti “inerziali”, ossia che si trovano in uno stato di “caduta libera”, ove la “forza-peso” diventa, in questo modo, una forza apparente in quanto gli osservatori inerziali (praticamente tutti gli oggetti) si muovono lungo linee “geodetiche”, e cioè seguendo la curvatura dello spazio-tempo, analogamente al movimento degli oggetti sulla superficie di una sfera, che ne seguono obbligatoriamente la curvatura. La gravità appare come una forza per gli osservatori non inerziali. Chi, ad esempio, da sopra un balcone osservasse un oggetto cadere verso il suolo, percepirebbe la sua caduta come il prodotto di una “forza attrattiva” esercitata dal suolo sull’oggetto; mentre, chi è in caduta libera verso il suolo (od in orbita intorno ad una stella o ad un pianeta) non sente nessuna forza, se non per via del “senso comune” (la Terra mi attira a se’!”, nel primo caso). In realtà un oggetto che cade è un oggetto che segue un movimento “rettilineo uniforme” ma lo fa in uno spazio incurvato (vale sempre l’esempio di chi cammina sulla superficie di una sfera, tipo la Terra: percorre una linea curva, la “linea geodetica”, ma percepisce un camminare in linea retta; “crede” di camminare in linea retta); da tutto ciò derivano il moto accelerato uniformemente dei corpi in caduta verso il suolo (sulla Terra l’accelerazione gravitazionale è di 9,8 metri ogni secondo), i movimenti orbitali dei pianeti (i pianeti, le comete ed altri corpi si muovono seguendo le linee geodetiche date dalla curvatura dello spazio-tempo dovute ad una stella, nel nostro caso il Sole), e la stessa “forza apparente” di coesione fra tutti gli oggetti dell’universo (galassie ed ammassi di galassie , ed in esse, le miriadi di stelle con i loro pianeti, comete, asteroidi).
La teoria della relatività generale è dunque alla base dei moderni modelli cosmologici della struttura a grande scala dell’Universo, della sua evoluzione e della sua struttura. La relatività generale conclude che lo spazio ed il tempo sono intimamente connessi in un’unica realtà, detta “spazio-tempo”. Lo spazio-tempo è “curvato”, e lo si può immaginare come la superficie bidimensionale di una sfera sulla quale trovansi miliardi di “puntini bianchi” a “rappresentare le galassie”. Questa rappresentazione non è perfetta; ma serve a rendere l’idea, dato che lo stesso Einstein ammetteva di non saper visualizzare nella sua mente uno spazio curvo. Glielo dicevano invece i passaggi matematici. “Io non immagino lo spazio curvo” perché’ non serve al cervello umano”. Cosi ’-aggiungo io- come non si può concepire che l’Eterno non ha né inizio né fine perché la nostra mente è temporale, costruita forse secondo gli schemi del nostro mondo tridimensionale, anzi “quadri…dimensionale”, se si aggiunge il tempo. Ma esistono di sicuro tantissime altre dimensioni; ma che non sono utili al nostro quotidiano. Sono utili a che l’Universo esista
L’universo, alla luce di quanto esposto, potrebbe somigliare dunque ad uno sferoide, o ad un un toroide (il toro è una figura tipo “un cilindro ricurvo su se’ stesso”, di modo che i due estremi si toccano; pensate ad una ciambella, ma senza pensare di mangiarla 🙂

Oppure….l’universo potrebbe somigliare proprio ad un “nastro di Möbius” (la figura!) , o meglio ad un “cilindro di Möbius”, dato che anche un cilindro può venir “ritorto” come si fa con una sottile striscia. In uno spazio-tempo così “incurvato” proprio come lo spazio-tempo descritto da Einstein, non esiste un “limite”; si dice infatti che l’universo einsteiniano sia finito ma illimitato. In teoria, un oggetto potrebbe, muovendosi in linea retta (ma seguendo obbligatoriamente le “linee geodetiche” o “gravitazionali” di uno spazio curvo…), ritrovarsi al punto di partenza. Una frase detta spesso riguardo a questo aspetto è la seguente: guardando in avanti con un potentissimo telescopio, un osservatore potrebbe vedere, anche se molto in teoria, la propria nuca”. L’esempio, chiaramente, è un assurdo, che però è molto usato nei libri divulgativi sulla relatività, e rende l’idea. Già, l’idea di un mondo “ripiegato su se’ stesso”.
^Tralascio di esporre, in questa sede, alcune altre teorie più recenti che vogliono per esempio che l’universo si espanda all’infinito ”- la gravità non sarebbe sufficiente a far fermare l’espansione e far ripiegare su se’ stesso l’universo, che rimarrebbe un sistema “aperto”-, diventando così estremamente rarefatto e finendo la sua vita per “morte termica” (raggiungendo il massimo della entropia); o che, ad un certo punto lo spazio-tempo subirà uno “strappo, o l’altra ipotesi ancora che considera la possibilità che l’universo sia addirittura “piatto”, la teoria delle “brane” (tanti universi paralleli giacenti su “pareti” o “brane” ed altre cose ancora.
Prendendo comunque per buona l’idea dell’universo “chiuso”, una possibile implicazione derivante da un tale stato di cose, è che forse l’universo è destinato a contrarsi fino a ri-diventare un oggetto puntiforme, o quasi. E magari pronto ad espandersi nuovamente. E’ l’idea dell’universo ciclico. Tanti altri “big bang” avrebbero preceduto quello che ha creato il nostro universo, in attuale fase di espansione accelerata.

UN CIRCOLO VIZIOSO?

Sembrerebbe proprio, dato che-come abbiamo visto, noi viviamo in un universo che forse ha proprio queste caratteristiche. Ed anche i nostri giorni sono così simili tra loro da farci pensare proprio ad un circolo vizioso quale sarebbe, in fondo, la nostra vita. E quella dell’Universo. L’ pensarono molto prima di me… Buddha, per esempio, forse i Maya, o gli Ebrei, che parlano di cinque e sei età del mondo.
Ma la vita, per quanto breve, è comunque lunga, e forse prima di “tornare al punto di partenza” avremo vissuto e compreso molte cose. Nei nostri giorni, nei nostri anni, ci sono piccole differenze, pur nella apparente monotonia degli eventi. Ma forse, se è nostro destino continuare ad imparare, la vita non è questa sola. Forse ogni ciclo dell’Universo, rigenera anche ognuno di noi. O forse non in senso letterale. L’universo, forse, conserva di noi i “memi”, i nostri enti di ragionamento, i nostri momenti vissuti. Dati che all’Universo servono forse a generare nuova vita, ad arricchirsi di se ‘stesso. Questo, se noi siamo materia soltanto. Se siamo invece entità celesti, spiriti potenziali immersi nella materia, per uscirne poi pieni di esperienza? L’Universo e la Terra come “palestra di vita”. Io non lo escluderei.
“Se non sai dove andare..vai dove non sai”, era il motto ed il consiglio di tale…San Giovanni della Croce. Dai loro diversissimi punti di vista, sono convito, Giovanni della Croce ed Einstein si danno la mano. Almeno sull’importanza e la bellezza del percorrere questo circolo. Per vizioso che sia. Ciao 🙂

Marghian

MENTE, CERVELLO, INTELLIGENZA PERSONALITA’ – DA COSA ORIGINANO? E L’INTELLIGENZA, CHE COSA E’? – Vi propongo questi semplici quesiti, e questa… breve lettura estiva

Ciao. Ho pensato di sospendere questo mio intervallo sabbatico, per proporvi una  piccola lettura estiva (se vi va) , su tematiche non certo leggere- capisco-, ma che provo a rendervi piacevoli, nonostante l’estate e il caldo.  Okay? Si va’ 🙂

INTELLIGENZA E CERVELLO

In molti posts mi e’ capitato di leggere e di commentare su questo argomento: l’intelligenza, e su questioni correlate. Prima fra tutte, il nostro, giustamente vista come la “sede” dell’intelligenza”. Spesso mi capita di toccare e di affrontare  alcuni aspetti propri di questo stimolante ed intrigante tema,” l’intelligenza e la mente”, proponendomi ogni tanto di trattare, in un mio post, tale tema. Ci  provo.

 

brain

Alla sinistra , l’indicazione “Area prefrontale”: La possediamo solo noi umani.

 L’intelligenza è per molti aspetti un grande mistero. L’intelligenza è difficilmente definibile anche come concetto. Essa ci caratterizza come persone facenti parte di quella forma di materia vivente detta “uomo”. Tutti siamo intelligenti, e non vi sono dubbi sulla sua “esistenza”. Eppure l’intelligenza rimane per noi “questa sconosciuta”, E come tale pone l’uomo davanti ad interrogativi fondamentali eppure non ancora risolti, quali ad esempio: l’intelligenza è innata nell’uomo? La differenza nelle capacità intellettive negli individui è innata o e’ acquisita grazie agli stimoli ambientali ed affettivi? C’è differenza tra “mente” e “cervello”? E se si, quale è? Ma soprattutto…che cos’è l’intelligenza? So che propongo un argomento impegnativo…ma il fatto è che sono il primo io a chiedermelo. Spero di suscitare anche in voi un certo interesse e curiosità su questo misterioso argomento. Non necessariamente si deve arrivare ad una risposta, e penso che non si arriverà in questo post. Ma soltanto nel riuscire a suscitare in voi anche una sola domanda, ho raggiunto il mio scopo. 

IL CERVELLO E LA MENTE

Come esseri evoluti noi possediamo quel meraviglioso organo che è il nostro cervello. Esso è situato all’interno della nostra testa, in quel “vacuo” osseo che si chiama “scatola cranica”. E’ costituito da miliardi di cellule nervose, i neuroni. Le cellule neurali sono connesse tra di loro da dei “filamenti”, gli “assoni” ed i “dendriti” i quali permettono ad ogni neurone di collegarsi a migliaia di altri. Il cervello è strutturato in maniera molto evoluta e complessa. Osservando l’immagine sopra a sinistra si ha uno “spaccato” della sua struttura. Nelle sue varie parti, le aree specifiche del cervello comunque misteriosamente connesse fra loro, avvengono i processi percettivi, mnemonici e , soprattutto, di pensiero. In “lui” risiedono tutti i nostri ricordi, le nostre conoscenze e persino i nostri affetti: è la sede della nostra mente. Eppure sembrerebbe forse riduttivo ed “incompleto” dire che la mente è..il cervello. Lì avvengono dei processi fisici di una complessità inaudita, che si basano sulla chimica e sull’elettricità (una vera e propria corrente elettrica attraversa i filamenti che stimolano le sinapsi-spazi fra un dendrite (la radice dendr” sta per “ramo”) e l’altro-. Il funzionamento del cervello è infatti elettrochimico: la corrente che attraversa i miliardi  di “filamenti” stimola le loro “parti terminali”  dette “sinapsi” a rilasciare delle sostanze chimiche che, assorbite da altri “recettori” nei “filamenti” e nella superficie esterna dei neuroni, generano altra “corrente elettrica” che produce altre reazioni chimiche, in un continuo  processo a catena. Le sostanze chimiche del sistema nervoso centrale, ma anche in quello periferico (i nervi, gangli e plessi che attraversano tutto il nostro corpo) sono tantissime…la adrenalina, che viene tanto nominata come sinonimo di “carica emotiva”-infatti contribuisce proprio alla paura, alla “grinta reattiva”- , è una di queste. Questa sostanza, inoltre,  si riversa nel sangue rilasciata dalle ghiandole surrenali e cio’ per via altre sostanze circolanti nel cervello come la nor -adrenalina, la dopammina o la serotonina (il neurotrasmettitore della “calma” e del “rilassamento”). Sì, anche la sero..Tonina, o mattino Giovanna, pomeriggio Maria, come volete -scherzo 🙂

 Ne ho menzionate solo alcune (non saprei fare di più, non sono un neuro endocrinologo- a proposito, ogni neurone è una vera e propria ghiandola a secrezione interna, ecco perché lo studio di queste sostanze neuroendogene si chiama “neuroendocrinologia”) . Cosi’ come, sul cervello stesso ho scritto  soltanto dei neuroni mentre si deve tener conto di altre cellule e parti  che strutturano il cervello, come i miliardi di cellule “gliali” che, oltre ad “alimentare” il cervello, prenderebbero parte esse stesse della complessa fisiologia che genera il nostro pensiero e la nostra personalità, e  contribuisce perfino..alla nostra mente. Mente che altro non sarebbe che l’organizzazione dei neuroni e della glia, o se volete il software che  fa funzionare l’hardware che è il nostro cervello. Le cellulle gliali hannno il compito primario, quello piu’ conosciuto di nutrire i neuroni. Einstein pare che avesse nel suo cervello il 70 per cento in piu’ di queste cellule, gli “astrociti”-dette cosi’ perché a forma di stella-. Potrei ardire che, con un corredo neuronico normale e degli astrociti in piu’, si è dei geni, in quanto il cervello srebbe piu’ alimentato. Certo la cosa non è cosi’ semplice. Ricordate il film “Phenomenon”, di John Travolta? Il protagonista – travolta- si ammalò proprio di “astrocitoma”, un tumore  detto cosi’ perché produce una sovraproduzionie di queste cellule, astrociti. E il personagio, per il poco che ha vissuto nel film, era diventato un genio.Ecco ceh forse Einstein, Leonardo, Von Braun o Dante potevano avere un numero maggiore di cellule gliali rispetto alla media. Insomma, noi saremmo un prodotto di queste cellule, miliardi, collegate fra loro da filamenti detti “dendriti” e “assoni” che “non si toccano” ma sono collegati da uno spazio detto “sinapsi” ed e’ li’ che i filamenti “spruzzano” o “asssorbono” le varie molecole complesse, dopammina, noradrenalina eccetera. Bellissimo.

brain-2

  Ma è veramente ..”tutto qui”? ? La mente è originata dai processi cerebrali o è qualcosa di ancora diverso? Puo’ la nostra mente essere considerata solo come una sorta di enorme “software” che l’esperienza di ognuno ha letteralmente “installato”, durante la sua vita, nel proprio cervello? La mente è il prodotto dell’ organizzazione “logica” dei  neuroni? E se si, mente e cervello sono la stessa cosa? E che dire degli affetti, dei sentimenti e degli istinti, del perché’ proviamo gioia o tristezza o del perché’ ci arrabbiamo senza neppure saperne il motivo? Il cervello ha le sue “parti meccaniche” deputate alle sue svariate funzioni: mnemoniche, percettive, intellettive o perfino intuitive. Il cervello è soltanto una parte, seppur la piu’ corposa, di un sistema diffuso in tutto l’organismo: il sistema nervoso. Il cervello possiede due emisferi speculari separati da una struttura fibrosa, il “corpo calloso”, ed è collegato al resto del corpo tramite il “midollo allungato” da cui si diparte il midollo spinale e da questa tutti i nervi periferici, fino alle parti più estreme del nostro corpo (sono i nervi a farci sentire il tocco ed il calore degli oggetti a contatto con la nostra pelle.

  Con il cervello, sotto e dietro ad esso,  esiste anche  il “cervelletto”, un vero e proprio “supercomputer” che tra le tante cose coordina, pur se non da solo, anche  le nostre capacità motorie. Il telencefalo, detto anche prosencefalo durante la crescita e lo sviluppo infantile dell’organo e che è la parte maggiormente estesa del cervello  ed il diencefalo sono le strutture principali che costituiscono il nostro encefalo che, preso nell’insieme, costituisce, come si e’ visto,  il sistema nervoso centrale. In esso si” contemplano”, oltre alle parti più evolute-non per nulla in inglese il diencefalo è chiamato anche “foremind (mente che sta di fronte) ”-la parte “principale” della mente” (l’area prefrontale, appunto, o “area della coscienza”) – , anche delle fondamentali strutture antichissime, come il sistema limbico nel quale risiedono anche il talamo e l’ipotalamo, quest’ultimo una vera “centralina degli istinti”. Altra struttura degna di essere nominata è l’ippocampo (così chiamato perché’ la sua forma richiama vagamente ad un “cavalluccio marino”), che ha una funzione importante nei processi della memoria. I due emisferi cerebrali destro e sinistro pur “speculari” nella loro anatomia, svolgono funzioni differenziate; ad esempio le capacità logiche risiedono nel lobo sinistro e quelle emotive o creative nell’emisfero destro. Questa differenziazione di ruoli però non sarebbe cosi’ assoluta: in soggetti carenti di funzioni di “competenza” di  un emisfero si è spesso notata una compensazione nell’altro. Altrettanto si può dire di certe “aree” della mappa cerebrale che, avendo perso parte della loro funzionalità, sono state “sostituite” da altre che si sono “adattate” e che “svolgono quella funzione”. Strepitose sono anche le capacità della corteccia visiva del lobo occipitale-dietro, praticamente “dentro” la nuca – e di altre complesse aree come quelle uditive, olfattive e dell’elaborazione del linguaggio e dell’astrazione che ci permette di lavorare in astratto, e “per simboli” . Quest’ultima cosa è, per quanto ne sappiamo, quella che ci renderebbe unici. Ovviamente ci viene in mente che il merlo indiano parla….ma è nell’uomo che maggiormente le parole o i suoni assumono una valenza astratta e simbolica. Ed è da questo che si può parlare di “pensiero”.

 Occorre si distinguere il pensiero razionale, la logica da quello istintivo, o creativo /l’arte nei suoi aspetti, i sentimenti e gli stati d’animo/, ma nel contempo si deve considerare tutto questo in un discorso di insieme per comprendere il cervello, la mente e noi stessi. Ecco, noi sappiamo tutto questo: dalla scienza medica, dai libri divulgativi e dai documentari televisivi. Sappiamo più o meno tutti che esiste il cervello e che lì avviene qualcosa di meraviglioso che genera il nostro essere esseri intelligenti. E sappiamo di esserlo. Ma, credo, non possiamo ancora dare una risposta sufficiente al quesito al quale siamo partiti: che cos’è l’intelligenza? Nessun dizionario  ci dà una definizione esauriente.

Ancora una cosa:

ESISTE UNA INTELLIGENZA COSMICA CHE OPERA IN TUTTE LE COSE?

Siamo solo noi – ed eventualmente altri esseri nel cosmo- menti pensanti, o forse “tutto è mente”? E se una mente pervade tutte le cose, essa viene prima di tutto? O materia e mente coesistono da sempre in una infinito amalgama di forme cangianti? Se la mente universale è tale, si ripete ovunque,  nelle sue creazioni?

Spesso mi e ‘capitato di riflettere sulla possibile esistenza di una “intelligenza cosmica”. Lo so, e una espressione troppo inflazionata. Comunque, chiamiamola così, con buona pace della originalità. Mi è parso talvolta quasi naturale che qualche studioso sia arrivato a questa conclusione: “tutto è intelligenza”.  I pensatori e gli studiosi arrivarono a formulare una simile teoria dopo un lungo percorso di studio, e di storia; io solo come una semplice “idea” che le cose “possano essere così”.  Una idea certamente “suggeritami” da chi coltiva e sostiene questa linea di pensiero, ma è una idea a mio avviso non proprio assurda.

La natura riesce a fare le cose che fa, a mio avviso, proprio grazie ad una sua insita “intelligenza globale”. Se le api hanno l’intesa che hanno, se gli uccelli o i delfini sono così organizzati e collaborativi fra di loro, se una pianta fa crescere una foglia più lunga delle altre per far atterrare un insetto, beh…credo proprio che tutto ciò sia il prodotto di una “logica globale”, che coinvolte vari piani della realtà, dai batteri agli elefanti, dall’atomo alle galassie e, forse, agli universi. Sì, universi. Esiste anche questa possibilità, di infiniti o innumerevoli universi, e piani di esistenza (dei quali noi “ne” viviamo uno…). Mi si permetta un piccolo volo pindarico: credo poi, a mio modesto parere, che  14,7 miliardi di anni, l’età dell’Universo, per noi così tanti, siano invero  troppo pochi, la Terra da sola avrebbe un terzo della età dell’universo.  

Per l’evoluzione delle cose sulla Terra, e della Terra stessa,  sono solo 4,5 miliardi di anni, molti di meno da quando sarebbe sboccata la vita. 5, 3 miliardi di anni. Troppo pochi penso, affinché’ il solo caso fortuito ed il normale processo di causa ed effetto abbia prodotto un tale sincronismo nella natura delle cose, della vita, degli esseri viventi.

“Le scimmie che trasmettono il loro sapere, come credo anche le piante, fra di loro, facciano altrettanto (se una pianta produce una resina come difesa…altre lo fanno, e sono certo che un altro, riflettendoci,  trarrebbe le stesse conclusioni, se non le ha già tratte, dallo studio delle piante, degli insetti, dei batteri o dei gatti. La conclusione che nulla sia puramente causale.

Con gli eventi “cause di altri eventi”, credo avvenga anche che..” una cosa ami andare insieme ad un’altra cosa”, quasi per magica attrazione, e due eventi sembrano accadere, senza apparente legame di causa-effetto.

Le “cose che amano andare insieme”, sono proprio riconoscibili per come misteriosamente opera la natura, sia essa animale, vegetale o minerale. Le forme che si ripetono a tutte le grandezze (si pensi ai frattali), le intese fra gruppi di animali, ad esempio balene, distanti fra loro oltre la portata dei sensi (certo, non sappiamo dove arrivino i sensi delle balene, certo…), l’acqua che sembra capace di memorizzare qualcosa di ciò che ci nuota dentro, tutto questo sa’ di “totalità’”, una sorta di “tutti per uno” di Dumasiana memoria; pur fatta salva la dimensione individuale, dal singolo atomo, alla singola pietra, alla singola pianta, al singolo uomo.

Non mi stupisce, a questo punto, che qualche profeta abbia parlato di “comunione perfetta” in riferimento alla “meta futura” in ambito escatologico. Cio’ che sara’ quando questa trasmissione di cose, di informazioni, di pensieri..sara’ perfetta?

E se questo continuo cambiamento,  questo divenire, questo “panta rei”  che caratterizza ogni cosa, sotto l’egida del tempo,  fosse un universale tendere al miglioramento della realtà (che sarà  visibile magari fra millenni, su scala cosmica) che porterà ad un compimento, ad una perfetta “comunione”, per ora solo presente nel pensiero di qualche mente fantasiosa? E’ possibile che l’uomo sia un attore importante, centrale- insieme credo con esseri come lui forse esistenti altrove nel cosmo- , e debba e possa raggiungere, o magari anche recuperare una intesa con la natura e con i suoi simili che magari ha in gran parte perso?  Io lo penserei.

Okay, va bene cosi’- si vede che sto per entrare in ferie eh? 🙂 Ah, leggete tutto con calma (vi capisco) incollate su magari word per una piu’ agevole lettura. Con voi talvolta faccio cosi’ anche io- anche per leggere “off line” con calma. Okay, come vi va.

 CIAO CIAO

Marghian

 

 

COME SAREBBE UN MONDO..SENZA LE STELLE?

COME SAREBBE UN MONDO..SENZA LE STELLE?

(Riflessione in forma di breve racconto)

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Un mondo dalla densa atmosfera

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Il mare, su un mondo lontano

 *       *

Ciao. Questa mattina ho pensato a questa cosa, l’ho potata su facebook, e la ripropongo qui.

MI sono chiesto molte volte  come sarebbe il mondo senza le stelle. Non “se non ci fossero”, ma se non si vedessero mai le stelle, per un perenne impedimento atmosferico. Cosa che fortunatamente non è. A parte le notti di nuvolo, le stelle si vedono- pur se ad occhio nudo ne vediamo solo tremila su diversi  miliardi. Ma proviamo a pensare a come saremmo noi, che civiltà avremmo sviluppato, che conoscenze, quali religioni, se non avessimo mai visto il Sole, la Luna e le stelle?

Avete mai pensato quale cosmologia svilupperebbe, nella sua storia evolutiva, una umanità aliena che si trovasse a vivere sotto un cielo perennemente nuvoloso da non lasciare vedere mai un astro, nel cielo, e da non lasciare che si veda il cielo? Lasciamo per un attimo perdere il fatto che “non ci piacerebbe”, notti senza luna per gli innamorati, non vedere mai il Sole eccetera; ma chiediamoci solamente …come sarebbe.

Prima di tutto, si deve considerare una cosa: un mondo simile, scientificamente, è possibile. Anni fa lessi, nelle rivista Focus,  che secondo alcune ipotesi anche la Terra, fra molti milioni di anni potrebbe addivenire ad una simile condizione: avere vegetazione lussureggiante, fauna, ed una atmosfera opaca. Un pianeta come ad esempio Venere, se ruotasse in maniera simile alla Terra (e non come fa, quasi ferma nella rotazione, forse credo a causa di un grosso asteroide, e che prima puo’ essere stato un mondo ospitale, con oceani oggi ormai evaporati a formare la densa e infernale atmosfera….), e se la pressione atmosferica e le temperature fossero meno proibitive, avrebbe potuto sviluppare la vita, e forse anche la vita intelligente, ma non si vedrebbero le stelle, come non si vedono adesso dalla sua superficie. Quindi tale scenario di una razza intelligente che vive senza cielo stellato, è possibile.

Immaginiamo un pianeta di un altro sistema solare (è cosa ormai certa che ce en sono miliardi…), un pianeta come la Terra o Venere, un mondo dalla densa atmosfera da non permettere mai a chi vi abitasse, di intravedere le stelle. Un mondo dalla vegetazione lussureggiante, ricco di vita, compresa quella intelligente. Immaginiamo che in questo pianeta vivano esseri come noi, esseri umani. Immaginiamo i “primi uomini” di quel pianeta. Avrebbero visto l’alternarsi del giorno e della notte, ma non il sole, ne’ una eventuale “luna”, ne’ le stelle di notte. Non capirebbero il perché dell’avvicendarsi di luce e buio.

Penserebbero di vivere in un suolo esteso coperto in parte dai mari, attraversato da fiumi, e inesorabilmente sovrastato da uno strato opaco, indefinibile ed impenetrabile di aria. Un cielo senza stelle, senza sole e senza luna. Almeno per la loro percezione, e cognizione. Facciamo per analogia che il pianeta abbia anche un satellite, ma chi ci abita appunto non si avvede di ciò, ne’ si accorge della esistenza della loro “stella madre”- il loro “sole”, non riucendo perciò a comprendere le ragioni dell’alternarsi di notte e giorno- non vedento tale astro sorgere, attraversare apparentemente il cielo e tramontare.

Immaginiamo però che comunque questa altra umanità progredisce, proprio come abbiamo fatto noi, dalla scoperta dellla scheggiatura della pietra e del fuoco fino al livello raggiunto da noi nell’antica Roma, e financo  a raggiungere poi una epoca corrispondente al nostro medio evo.

“Non c’è niente oltre le nubi”, direbbero scienziati e religiosi “accademici” -esattamente come s’e detto  da noi, “la Terra è piatta e i pianeti non possono essere più di sette, e tutti girano intorno alla Terra” eccetera. . Altri, invece, più aperti di altri, direbbero “forse oltre le nuvole c’è dell’altro, ad esempio un fuoco che illumina il mondo”, dato che da lassù ci arrivano del calore e luce”. Non esisterebbero una astronomia, ne’ una astrologia, non vedendosi le stelle.
Senza vedere le stelle, per quegli uomini, sarebbe molto più difficile anche capire la rotondità di quel pianeta. Una cosa questa che verrebbe scoperta con i viaggi, secoli o millenni dopo.

“Abbiamo proceduto seguendo una certa direzione, siamo andati “dritti” ed eccoci di nuovo qui, nel luogo da dove eravamo partiti”. Arriva poi un’epoca, su questo pianeta, mettiamo che sia come il nostro “millesettecento”. E’ stata inventata una macchina per volare, anzi più di una. Quella che può salire più in alto è esattamente una “mongolfiera”, con la capienza nel “cesto” di quattro, cinque persone. IL proposito, avanzato da qualcuno –sicuramente sulle prime preso per pazzo.. e’ quello di raggiungere, e superare, le nuvole.

Parte finalmente la spedizione, il pallone con cinque uomini a bordo sale, e sale ancora. Le nuvole avvolgono il veicolo, che sale ancora. “Niente da fare, siamo ancora immersi nelle nubi”. “Non possiamo andare oltre, ci sono sempre delle nubi..” “io quasi non respiro più…”. L’equipaggio torna a terra, ed il resoconto è “no, non ce l’abbiamo fatta…”.
“Non c’è nulla lassù, oltre le nubi, proprio nulla” commenta qualcuno. Passano diversi decenni, e la missione viene tentata ancora una volta, con una “mongolfiera” più efficiente. Ora i viaggiatori dell’aria indossano delle tute , e dei respiratori sono lì, pronti per essere usati. Un abitacolo “chiuso” li proteggerà dal freddo . Potranno salire più in alto, molto più in alto.
La mongolfiera prende quota, fra gli applausi e l’apprensione della gente. Raggiunta una certa altezza, gli aeronauti indossano i respiratori, e salgono ancora. “Ma…guardate! Esclama una donna dell’equipaggio – immaginiamoli meno maschilisti, In questa spedizione ci sono anche due ragazze…- c’è una volta azzurra sopra di noi! Siamo al di sopra della nubi. Guardate quel disco giallo, è da lì che arriva la luce, è bellissimo!”.

Gli aeronauti stanno su a quella altezza per delle ore. Vedono quel disco spostarsi, allontanandosi da loro, fino a scomparire abbassandosi al di sotto delle nubi. Si fa buio. E’ notte, ed una cappa nera circonda loro, e sotto di loro il mondo, nascosto dalle nubi appena visibili da un tenue chiarore. “Guardate…quante luci nel cielo! E c’è un altro disco…..e’ bianco!”. Un altro membro del piccolo equipaggio fa’ una osservazione: “ma l’altro disco emanava calore, questo invece no. E’ luminoso ma non emana calore, e non illumina il mondo come fa l’altro! Ci si vede a malapena”.

“Abbiamo scoperto però che oltre le nuvole c’è qualcosa- fa un altro-, il mondo non finisce con le nuvole. Chissà se un giorno raggiungeremo quelle luci lassù? Il disco che emana calore, l’altro che non ne emana, e che forse riflette la luce di quello che riscalda. Le notti più chiare, e la luce ed il calore di giorno, dipendono da questi due dischi. Sembrano messi lì, da un creatore- dicono che esista, un creatore..- per illuminare il mondo, sotto le nuvole e l‘aria, che non ci permettono, da giù, di vedere tutto questo. E le lucette puntiformi, di notte”.

La mongolfiera, od un qualcosa costruita con principi simili adattato per le grandi altezze, comincia a ridiscendere verso le nubi, per attraversarle di nuovo e raggiungere il suolo. Quegli uomini hanno fatto una grande scoperta. “Ma ragazzi, raccontando tutto questo, ci crederanno”?”.

Già: saranno creduti, quando loro, una volta che saranno atterrati, racconteranno di un cielo azzurro, delle nubi sotto di loro come un immenso mare, e di un “disco di fuoco”, del cielo che è diventato buio e nel quale hanno visto un altro grande disco bianco e…le stelle?

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Una considerazione

Direi che per gli abitanti di un pianeta cosi’, la situazione è, sotto l’aspettoe esistenziale,   più complicata, o più semplice (o semplicistica?) rispetto al vedere l’universo attorno. Sarebbe comunque più facile, penso, credere in una divinità…antropocentrica.
Forse, dopo molte  vicissitudini , addiverrebbero  magari allo stesso tipo di fede che ha fatto dire a un Padre Gabriele Amorth che “gli unici esseri senzienti ed intelligenti sono Dio, gli uomini, gli angeli e i demoni”.
La nostra religione, così come è adesso, è nata quando si credeva la Terra al centro, e tutto più piccolo attorno a lei, quando anche l’arcobaleno era segno divino, quando poco o nulla si sapeva della evoluzione (che l’uomo si è formato per gradi, i vari livelli di primati ), nulla si sapeva del cervello e si vedevano i sogni come prova della esistenza dell’anima, e lo stesso pensiero né era prova; né tanto meno si aveva concetto di altri sistemi di stelle con pianeti. Quando qualcuno cominciò a capire (Giordano Bruno, “altri mondi come la Terra”..), al rogo,  costringere alla abiura (Galileo) o la derisione (Darwin, noi dalle scimmie?).

Anche per me, lo confesso, se fossimo ai tempi dei primi cristiani, mi sarebbe molto più facile credere. Ecco perché sapere può rendere tutto più complicato, o più semplice, almeno per la fede come da noi concepita.

Non dico che conoscere faccia ..retrocedere Dio, a vantaggio di uno scientismo che può essere altrettanto miope; ma di fatto conoscere implica avere dubbi, se su queste cose si riflette chiaramente, se si lascia tutto a tirà campà è un’altra cosa.

CIAO

Marghian

LA TERRA E LA LUNA, COMPAGNE DI VIAGIO. E L’UTILITA’ DELLA LUNA, PER LA TERRA

TERA E LUNA

earth and moon

La Luna si sarebbe formata circa quattro miliardi di anni secondo tre ipotesi: dalla aggregazione  un nugolo ad anello di milioni di meteoriti, e polveri, che ruotavano attorno alla Terra primordiale quando questa, ancora fumava da spaccature e fori  della sua crosta, ancora in fase id solidificazione; dal cuore stesso della Terra, un pezzo staccatosi da essa (alcuni hano visto nella depressione del Pacifico, parte di cio’ che sarebbe emigrata nello spazio a formare la Luna); ed ancora, e questa e’ l’ipotesi piu’ bella, e la piu’ accreditata, dallo scontro della Terra primeva con un pianeta, un corpo delle dimensioni di Marte. In parte fusosi con la Terra, in parte a costituire il “cerchio” di meteoriti di cui alla prima ipotesi- che non contempla lo scontro con altro corpo celeste, mentre questa si’-. Tre ipotesi, ma di fatto, ancora, non lo sappiamo.  Comunque sia, la Luna e la Terra sono, da sempre….

 COMPAGNE DI VIAGGIO

Ciao. Ho scelto questa immagine, molto significativa, della Terra e la Luna. . La Luna, compagna della Terra. Pensate che la Luna, pur “senza vita”, è importante per la vita qui, come la conosciamo. Ci avete mai pensato? Senza la Luna (legata gravitazinalmente alla Terra, anzi legate insieme, ma la Terra ha una massa molte volte superiore, quaranta volte credo, forse di più), la Terra occuperebbe sicuramente un’altra orbita. Senza la Luna, la Terra avrebbe un’altra velocità di rotazione. L’asse avrebbe oscillazioni diverse, i poli trasmigrerebbero con maggior facilità. Immagina gli effetti della Luna sui moti convettivi del mantello di magma sottostante la crosta, le diverse spaccature nella crosta, diversa deriva dei continenti eccetera. Senza la Luna, noi non ci saremmo. Ma questo, non vuol dire che un pianeta senza una luna non abbia la vita, e la vita intelligente. No, questo no. Ma per la nostra storia, per la storia “personale” della Terra, la Luna, così muta e piccola, è stata determinante.

Marghian

Questo post e’, nella seconda parte- dopo il titolo  “compagne di viaggio”, una mia piccola riflessione postata tre giorni fa su Facebook. Si’, adesso sono anche li’. La Luna. Ci dedco questa canzone, di Ruggeri.

Oh kaiser, il video non si puà incorporare.  C’e l’immagine del video, ma rimanda su Youtube. Fa ‘istèss, dicono a Torino…

CIAO CIAO  🙂

 

❀ Rоѕa ❀

♥ Chiunque può simpatizzare con il dolore di un amico,ma solo un animo nobile riesce a simpatizzare con il suo successo ♥

MI...semplicemente ♪☕♫

Le belle parole dei saggi e dei poeti di tutto il mondo mi aiutano spesso a dire quello che non so esprimere

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