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PILLOLE – ANTICA SAPIENZA GRECA. ED EGIZIA – UN ANEDDOTO IMPROVVISATO

Ciao. Qualche mese fa ho ideato una rubrica per questo blog, di brevi post. Pillole“- Notizie, riflessioni, aforismi e brevi aneddoti. Possibilmente miei. Già la definizione, “Pillole” suggerisce questa brevità e sintesi. Per quanto mi reisce. Infatti, queste “pillole” saranno per me un valido esercizio di brevita’ 🙂

Questo post nasce da un commento spontaneo che ho scritto ad una amica di Facebook con il cellulare, e che ho poi copiato e messo come post, sul mio profilo. Dal computer, ho corretto ed aggiunto qualche parola, e aggiunta l’immagine, la stessa che vedete sotto. L’immagine raffigura una immensa sala di studio della antica Biblioteca di Alessandria d’Egitto, che fu costruita trecento anni prima di Cristo e dove molti grandi filosofi e sapienti andavano a studiare. Consultavano antiche fonti, elaboravano teoremi, studiavano su test, scritti in ben 700 mila volumi, conservati in delle nicchie sui muri. Testi e documenti di immenso valore, ormai andati perduti. Quanta conoscenza andò’ perduta, nell’incendio della grande biblioteca di Alessandria? E quanto scempio di cultura, nei roghi e nelle distruzioni operate da conquistatori contro le ricchezze culturali di popoli sapienti?

ANTICA SAPIENZA GRECA ….ED EGIZIA

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La Biblioteca di Alessandria d’Egitto. Il tempio della cultura antica

-Commento e post Facebook

Ho una ipotesi, sul fatto che molti grandi pensatori greci compissero molti dei loro studi ad Alessandria d’Egitto. La espongo, descrivendovi questa mia breve scena di fantasia, immaginando me che, in una vita precedente, nella antica Alessandra d’Egitto svolgo, con le dovute differenze, lo stesso lavoro che faccio oggi: custodire e fornire documentazione di archivio agli utenti per studio e ricerche, e ricollocare poi i fascicoli e registri negli appositi scaffali, dopo l’utilizzo.

E’ una bella mattina di sole, ad Alessandria d’Egitto. Sono in servizio, mi trovo nella mia guardiola, in un angolo della immensa sala di studio della grande biblioteca alessandrina, osservo tanta gente leggere, e scrivere. Altre persone si consultano e confabulano sottovoce. Vedo tanti miei colleghi che si danno da fare nel rendersi utili nel porgere dei rotoli agli studiosi, altri che li ricollocano negli scaffali e negli apositi ripiani, e molti altri rotoli stanno in ordine, sopra i tavoli per essere consultati. E’ il quotidiano fermento della biblioteca. tantissima gente; inservienti, operai, scribi, notabili della città; ma soprattutto, studiosi,  provenienti da tutto il mondo conosciuto. Soprattutto, dalla Grecia.

Mentre osservo tutto questo, sento bussare alla porta che si trova accanto a me. Mi alzo, apro e mi vedo un uomo in tunica dall’aspetto ieratico, con la barba. “Senta-fa lui-, sono venuto per quell’interessante teorema che ho visionato la volta scorsa…”‘ io lo guardo e gli dico:”ah, ora mi ricordo, lei è il signor..Pitagora, vero?”.

Chissà, davvero, quanta sapienza greca e mediterranea, cioè nostra, viene dall’Egitto. Credo tantissima.

Ciao

Marghian

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DUBBI E PENSIERI – E’ PIU’ DIFFICILE, OGGI, PIU’ CHE NEL PASSATO, CREDERE?

 

QUESTA SERA MI SOVVIENE UNA DOMANDA:  ANTICAMENTE ERA FORSE PIU’ FACILE DI ADESSO CREDERE IN DIO E NELLE  RELIGIONI?

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IO CREDO DI SI’

*          *

Io penso che oggi, nella nostra epoca, sia più difficile che nel passato, credere in Dio, o in altre figure religiose. Perché’? Secondo me sì, è più difficile oggi, credere. Perché? parto subito in quarta- anzi, le vetture hanno tutte la quinta marcia. Ma le usiamo, ‘ste marce, nel pensiero? Okay.

Anticamente gli uomini non sapevano che le stelle sono ammassi gassosi di proporzioni gigantesche, ne’ sapevano che l’arcobaleno è un effetto creato da miliardi di micro goccioline d’acqua sospese nell’aria che, come tanti piccoli prismi, deviano la luce in direzioni diverse dividendo il colore bianco del Sole nelle frequenze che danno i suoi colori. La terra era piatta, la Luna, il Sole e le stelle erano fisse nel cielo, tutto era disposto secondo un ordine preciso, e l’uomo fu creato per ultimo, nell’ordine della sua opera creatrice, da una statua di fango che Dio modellò e che divenne “anima vivente” con l’infusione del “soffio di vita”. Per gli uomini dei tempi antichi nulla era casuale, le cose seguivano un percorso stabilito da Dio.

Non conoscevano nulla, gli uomini di allora, del lungo percorso attraverso il quale la natura abbia corretto se’ stessa in ciò che l’uomo di oggi chiama “evoluzione delle specie”, ed era ben chiaro, allora, che l’uomo aveva un’anima immortale, perché’ le sue capacità erano divine, i suoi sentimenti venivano “dallo spirito”. Non sapeva, l’uomo di allora, che il suo cervello era costituito da miliardi di cellule, decine di miliardi di connessioni fra queste cellule che, trasportando impulsi elettrici e chimici, “creavano il pensiero”. I sogni, la fantasia, la poesia, venivano dall’anima. Non sapeva nulla, l’uomo di allora, che il suo cervello era strutturato in tante aree, una per ogni processo mentale e cognitivo, ne’ sapevano, gli antichi, che ciò che sapevano era “conservato” in alcune parti dentro la sua testa, i diversi tipi di memoria. L’uomo di allora non conosceva il sistema nervoso, la biologia e la fisiologia del corpo umano, e perciò era chiaro ed evidente che “essere vivi”, “camminare”, “sollevare dei pesi” erano tutte capacità che gli derivavano da una energia vitale divina.

Era chiaro, per gli uomini di allora, anzi ovvio, pensare che questa energia, una volta che il corpo moriva, sarebbe rimasta e “volata via”. L’anima immortale, destinata a vivere anche al di fuori dal corpo, al di là del mondo visibile o… reintrodursi in un nuovo corpo che stava per nascere, reincarnarsi. Questa idea era condivisa da milioni di uomini di fede sciamanica o di tipo orientale, idea promossa da menti illustri come il Buddha o Platone (secondo il quale l’anima, dopo la morte, sarebbe trasmigrata in altri corpi per poi raggiungere l’iperuranio”, l’oltre il cielo, questo è il significato della parola che indicava il “mondo delle idee” dove tutto è perfetto e sussiste per sempre.

Per le fedi e le credenze monoteiste ed escatologiche, come quelle che hanno portato al Giudaismo, all’Islamismo ed al Cristianesimo, era chiaro che questa energia divina, lo spirito o soffio divino, sarebbero “tornati a Dio”.

Sì, era più facile, allora, credere in Dio. Un po’ mi vorrei, in quei tempi. Oggi invece, per via di ciò che la scienza ci ha fatto capire, e per la ricaduta delle sue “rivelazioni” sulla cultura della gente, cultura che prima mancava, credere è molto, molto più difficile. La razionalità che ci fa pensare che anche il caso, in milioni di anni, può prodotto tutto quanto esiste, “il mondo”. Senza un progetto intelligente. Le stelle non sono più fisse, non sono incastonate in sfere di cristallo di Boemia (lo sosteneva, ancora, persino Keplero!!!Una delle menti più aperte del ‘600),ne’ il Sole e i pianeti girano intorno alla Terra, tolta la Luna; e sappiamo che la Terra stessa ruota intorno al Sole. Il Sole, oggi sappiamo, è un piccolo granello lucente fatto di gas bollente, un granello di una sabbia detta galassia (non il “luminare del giorn”o fatto apposta e messo li’ per la Terra) , galassia che è a sua volta un puntino nell’insieme di tante galassie che popolano l’universo. I cieli non sono più immutabili, ne’ la materia è costituita in maniera compatta, ma sappiamo essere un brulicare di particelle che si attraggono, vibrano, si respingono. Particelle piccolissime separate da enormi vuoti, vuoti in proporzione grandi quanto  i vuoti cosmici. La materia che sostanzialmente e’ fatta di vuoto.

L’anima, lo spirito, i pensieri, i sogni, i sentimenti oggi sembrano, agli occhi di una mente moderna, ormai “smaliziata “, non essere nient’altro che processi biochimici che avvengono nel corpo, in particolare nel nostro cervello, una struttura organizzata e complessa che produce le funzioni ed i processi mentali. Io penso che oggi, per tutto ciò che l’uomo ha imparato, sia più difficile credere in Dio. Per semplice fatto che, se il cervello fosse una struttura informe e semplificata e che servisse solo per coordinare i movimenti, mentre nulla in esso esistesse per produrre pensiero e sentimenti, l’esistenza dell’anima “verrebbe da se’” come conseguenza logica. “Nulla in noi è capace di produrre il pensiero, dunque questo ci viene da qualcosa d’altro…dallo spirito!!!”.

Questo era anche il pensiero di tale Renèe Des Cartes, piu’ famoso come Cartesio il quale,, riflettendo sul fatto che egli, come essere umano finito e limitato, potesse immaginare l’infinito, e come essere imperfetto potesse immaginare la perfezione, dedusse in ultima sintesi che “Dio esiste, e se Dio esiste ed egli mi da’ la capacità di rendermene conto, io posseggo uno spirito immortale…perché riesco ad immaginare l’immortalità pur essendo, all’apparenza, mortale. Questo in sintesi ed a parole mie, il pensiero del grande filosofo francese. Cartesio visse nel ‘600. Nemmeno lui sapeva quanto sappiamo noi oggi del nostro cervello, della fisiologia umana e degli altri animali, delle piante. Ne’ sapeva, penso, che esistesse una certa casualità negli eventi. Non sapeva, insomma, che “il mondo non è perfetto”.

In ultima analisi, dobbiamo allora concludere che Dio, l’anima e l’aldilà, la sfera soprannaturale, non esistono? Che era tutto un bel sogno e che ora ci siamo svegliati? Il nostro sapere scientifico, incompleto ma di gran lunga superiore a quello di secoli e millenni fa, spazza via definitivamente il Sovrannaturale ed il divino? No, non sostengo questo. Sostengo solamente che, prima, era più facile…credere. Sostengo che io, almeno, dubito. Pur sperando, ritenendo possibile, e soprattutto auspicabile, l’esistenza di…”altro” (senza il quale “altro”, la vita non avrebbe senso. Secondo me, poi la verita’ valla a capi’..).

L’esistenza di Dio, dell’anima immortale, degli angeli, può anche conciliarsi con le nostre conoscenze attuali? C’e o non c’e antitesi? Dio, o meglio- secondo il mio pensiero-, una mente cosmica ed universalenon necessariamente viene “scalzato” dalla scienza. Ma, ripeto, prima era più facile credere, e “sapere” implica dubbio e senso critico, sul piano intellettuale e filosofico.

Non voglio, per ora, toccare altri aspetti che ineriscano alla fede e sul senso religioso, come la bontà o la cattiveria, la morale, il materialismo inteso come interessarsi solo alle cose materiali (si può essere materialisti anche se si è credenti, “attaccati ai beni materiali”, e spirituali da non credenti, mettiamola così).
Concludendo, proprio perché’ oggi non è facile, si è alla ricerca. O almenoo io, serenamente, ci rifletto.

Con questo piccolo pensierino  🙂 , vi auguro buon weekend

CIAO

Marghian

ESSERI PROVENIENTI DA ALTRI MONDI CI VISITANO DA SEMPRE?

Ciao. Forse oggi riesco ad inserire qualcosa. Giorni grigi, per la mia attività web 🙂

Allora, ho pensato di lasciarvi – anche per farmi “vivo”-  qualche riflessione su un argomento che a me interessa. Ho pensato di lasciarvi alcune considerazioni, qualche riflessione su un argomento che a me affascina:il cosmo ed il mistero della  vita nel cosmo. Non per niente, appunto,  ho scelto l’alieno come mia immagine avatar. Teorie, possibilità, e presunti fatti che rientrano in questa tematica. Una cosa che ho scritto con calma, a casa, che mi sono portato appresso con una “pennina USB”. Devo solo incollare, e mettere qualche immagine. Vediamo se mi riesce il colpo gobbo ….  🙂    – Buon Weekend, appena posso e come posso, commento qui e sui vostri post, ciao .

PRINCIPI UNIVERSALI

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L’uomo, “costruito” forse secondo leggi e principi validi ovunque nel cosmo

-Prima di tutto, mi sovviene un pensiero: il Bene, il Male, la Giustizia, la Legge, la Sapienza, la Morale, la religiosità. le leggi della vita e della morte, la saggezza, la crescita interiore.  Ed ancora, le leggi matematiche, le proporzioni geometriche, le leggi ceh governano il verificarsi delle cose. Sono concetti, questi, a mio avviso troppo grandi perché non abbiano carattere di universalita’. Questo mi fa ritenere che tutto l’universo sia abitato da esseri senzienti, come noi’ coinvolti nel senso di tutte queste cose. Esseri che hanno, come noi, a che vedere con questi concetti, e cioè, creature come noi che sono, secondo una certa espressione di religiosa memoria, “eseri ragionevoli composti di anima e di corpo”. L’universo e’ una grande casa. Assurdo che questa casa esista per essere vuota. Percio’ l’idea di altri mondi abitati è tutt’altro che balzana, o azzardata.

E’ RAGIONEVOLE PENSARE CHE L’UNIVERSO SIA POPOLATO

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L’universo è immenso, e immense sono le distanze fra le sue parti. Se l’univero è, come anche io ritengo, popolato, si pone pero’ impellente, un altro quesito:

SIAMO STATI, E SIAMO, VISITATI ATI DA ESSERI DEL CIELO?

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Rappresentazione artistica della “Visione di Ezechiele”

L’idea che l’umanità’ sia stata da sempre “affiancata” da esseri provenienti da “altrove” e’ una possibilità che va considerata, per quanto ci siano motivi di perplessità e di scetticismo, che non risparmiano neanche me. Andiamo per gradi.

Sin da tempi antichissimi sono arrivate fino a noi cronache di esseri venuti dal cielo, “carri celesti”, “angeli”, “demoni” ed altro. Lungi da me voler accomunare le manifestazioni divine con presunte manifestazioni di natura aliena o comunque non terrestre , ma i testi biblici (che prendo ad esempio perché sono i testi più rappresentativi, nel nostro immaginario, non certo gli unici…) sono pieni di descrizioni di eventi che fanno pensare a delle visite di esseri di altri mondi. Gli “angeli”, erano in tre e soprattutto SENZA ALI, che furono ospitati da Lot, nipote di Abramo, lo stesso Abramo che “sentì una voce che gli disse: “esci dalla tua terra e va dove io ti mostrerò”(..nella Bibbia originale ebraica sicuramente e’ “dove NOI ti mostreremo”, questo particolare del “plurale” nella Bibbia e’ importante ed intrigante), Ezechiele che vede librarsi in aria un “carro con quattro ali e quattro ruote, l’una che si fondeva con l’altra, e si udì un rumore di molti passi, ed una voce che mi disse..” sono tutte cose che fanno ritenere a molti che qualcuno, nella storia, ci abbia “contattato”.
Nel contesto biblico sembrerebbe che tali eventuali visite aliene (angeliche per la religione) avvenissero “per guidare la nostra storia” (“segui quello che noi ti diciamo ed avrai una grande discendenza”…”costruite un altare li’ dove io vi indicherò (anzi “dove noi vi indicheremo..”,e così via con altri resoconti sulla stessa falsariga).
Ora, se la Bibbia – intendiamoci, PER CHI CREDE- e’ da riferirsi certamente a Dio, cio’ non di meno la sua “parola” sembra in qualche modo, e cosi’ puo’ essere, “mediata” da qualcuno “in sua vece”. “Angeli”? Ma angeli (cioe’ messaggeri…) di puro spirito o esseri alieni in carne ed ossa? O gli uni e gli altri, la cosa non escludendo l’altra?
Perche’ la Bibbia poi si esprime, su Dio che è l’Unico per eccellenza, molto spesso al plurale? E molti suoi “nomi” sono al plurale”, tipo Ben Elohim che se ve lo scrivo tradotto e’ “figlio/ o figli degli dei”. Perché Ve lo siete mai domandato? In italiano noi leggiamo “Egli”, ma molto spesso e’ la traduzione di un “essi”: “ed Egli disse- ed essi dissero:” ..ora l’uomo e’ diventato come uno di noi, scendiamo e confondiamo il loro linguaggio, perché Noi vogliamo che si disperdano su tutta la Terra a formare altre nazioni, altri popoli…”. Come si vede, e’ importante considerare questo ricorrente “plurale” che da’ da pensare, pur se visto da molti come semplice plurale maiestatis”: (?!) “E Dio disse: “facciamo l’uomo, a nostra immagine e a nostra somiglianza….”- e’ plurale, “facciamo…”, in questo caso, anche in italiano-.
Pur restando ferma l’idea di un solo Dio-Spirito (come io ritengo, l’Intelligenza Cosmica essere una pur nelle molte forme assunte attraverso le cose esistenti), i testi sacri antichi riportano un plurale di dio, Elohim, mentre il singolare e’ El o Eloah. Allora si parla di ..dei? Non proprio, anche se ai temi di Abramo gli idoletti non mancavano. L’espressione, come ho già scritto, fra le più ricorrenti nella Bibbia e’ “ben elohim” o “ben-Eloah”, figli degli dei o di Dio. “Angeli” dunque, per l’appunto dei “Messaggeri”. Ma per inciso, neppure questa idea “toglie di mezzo” l’eventuale esistenza degli angeli della religione, esseri puramente fatti di spirito-piu’ realta’ possono coesistere-. Gli angeli “spirito”, se esistono, non hanno di certo le ali, che sono una iconografia di derivazione pagana (vedi il Cupido o Amorino).

ancient structure

Le grandi strutture megalitiche, presenti su tutto il pianeta, e fonte per noi di grande stupore, sono sicuramente opera dell’uomo. Ma retaggio di quale antico sapere?

-Riscrivo ancora che se…un alieno, o comunque un essere di un’altra realtà fisica che esiste “a fianco alla nostra” (leggi universo parallelo,  o piano di esistenza superiore ) ‘ parla “a nome di Dio”, di fatto l’esistenza di Dio come Essere Supremo e spirituale non viene sminuita ne’ travisata, se non da certi sostenitori della teoria in esame. Supponiamo- solo supponiamo..- che fosse stato un extraterrestre , e non Dio in persona, a dare a Mose’ le “tavole della legge”. Con questo Dio verrebbe ..scalzato? No, per niente. Immaginiamo l’alieno che dice a Mosè: “Noi ti diamo queste leggi, che sono le leggi eterne ed universali del Creatore…seguite queste leggi…”. Loro che “non erano Dio” , di certo no; ma “parlarono” ed “agirono” per Lui”, sapendo meglio di noi, per evoluzione spirituale e morale, che “Lui esiste”, conoscendo meglio dell’uomo, anche se non in modo perfetto, “la sua volonta’”.
Ecco, e’ possibile che alcune volte in cui “Dio ha parlato” siano stati di questi esseri a parlare *in nome e per conto di Dio”, ne più ne’ meno come qui, in molti luoghi della Terra dove Dio ed il Vangelo non sono conosciuti, dei missionari vanno ed insegnano delle cose “nel suo nome”. Quindi, l’idea di antichi alieni NON minacciano, secondo me, l’idea di un dio spirito”. Se mai sono di altra origine e tipo, i dubbi sulla sua esistenza.
Lasciando da parte per un attimo le ipotesi “riduzioniste”-e possibilmente vere- dei prodigi raccontati nella Bibbia, con un intervento “dall’alto” da parte di questi esseri si spiegherebbero eventi come l’aprirsi del Mar Rosso (forti campi magnetici o di altra energia), la “colonna di fuoco” (potenti raggi di energia laser o simili) che difese il popolo di Mose’, e persino la “stella dei Magi” (loro che, “posandosi sulla capanna di Betlemme”, avrebbero indicato che “questo e’ il luogo dove lnti”. “Khrisna che viene portato ad una altezza oltre le nuvole e co Spirito della seconda persona della Trinita’ si e’ incarnato”) ed altri eventi ancora, anche al di fuori del contesto biblico. Come certe “battaglie con dardi di fuoco” descritte in testi come il Mahabbarhatha indiano, la “Bibbia indu’” dove “con disinvoltura” si parla di “Vimanas” o “macchine volahe “vede la Terra dal cielo” e che, tornato sulla Terra, descrive con dovizia di particolari tale sua “esperienza astronautica” ante – litteram.

Nel “Liber Prodigiorum” dello scrittore latino Julius Obsequens sono riportati fatti e cronache che noi oggi definiremmo”ufologici”-“travi di fuoco che attraversano il cielo”, “segni nei cielo”, “apparizioni di luci di varia forma”-. Prima di lui storici come Livio (c’ero gia… 🙂 ) e Plinio hanno scritto di “clipei ardentes” (“scudi ardenti”) ed altre cose assai simili alle nostre descrizioni di tali eventi. Ogni antica cultura “annovera” fatti di questo tipo, a riprova che il fenomeno delle “cose che si vedono nel cielo”, come diceva Jung, non e’ una cosa nuova, dei nostri tempi.
Allora, in via ipotetica, dunque, E’ possibile, certo, che esSeri alieni ci abbiano “plasmati”.”Plasmati” o “influenzati”, non creati come sostengono certi . Io infatti, piu’ che ad una nostra creazione tout court da parte di certi esseri superni, penso piuttosto ad un antico “contatto culturale” anche protarattosi nel tempo; un contatto culturale, od anche genetico, ma come rapporti interspecie, fra la nostra e la “loro”, non che ci abbiano creato “in provetta”, dal nulla, o da una cellula di loro creazione. Questo perché semplicemente, se pensiamo che “essi ci abbiano creato” si pone la domanda di chi …abbia creato loro.
Ecco che, a mio avviso, è più logico pensare che l’alieno sia, analogamente a noi, un essere nato da madre Natura (sul suo pianeta),un essere nato da una “mamma” della sua specie; ed evolutosi nel tempo con le stesse leggi “darwiniane” che, se corrette, sono leggi universali. Possono esistere, insomma, tante “umanià a diversi stadi di sviluppo”.
Ecco che noi possiamo essere dei primitivi ancora oggi, rispetto ad alieni evolutissimi; ma evoluti rispetto ad alieni che, magari, adesso sono nella eta’ della pietra, ed ecco che noi, come specie intelligente, non saremmo la peggiore, bensi’ una civilta’ “a livello medio” fra i due estremi della eta’ cavernicola e della eta’ dei viaggi interstellari, di cui certi alieni sarebbero capaci ed altri no, come noi oggi. Noi che, magari, fra mille anni saremo “come loro”. E forse gli alieni evoluti (mi riferisco a quelli ovviamente piu’ vicini a noi come pianeta madre) non si mostrano ufficialmente solo per motivi “deontologici” loro, tipo la prima direttiva di Star Trek, “non interferire con una civilta’ in via di sviluppo” e lasciarla crescere con l’esperienza. Come il papà di Superman, nel film, che nella voce registrata dice al figlio in viaggio verso la Terra: “ti e’ proibito interferire con la storia degli uomini….”. Ecco che, con questo spirito di non interferenza (di non disturbare troppo la nostra crescita tecnologica e soprattutto morale) essi si limiterebbero (nell’era attuale) a sorvolare i nostri cieli, ad atterrare di notte prevalentemente per prendere campioni minerali animali e vegetali a fini di ricerca e a entrare in contatto solo con singole persone ( i contattisti – contattati ) , o singole istituzioni accuratamente prescelte, per scopi che noi non conosciamo.
Potrebbero poi esistere delle vere e proprie federazioni interplanetarie (anche rivali) delle quali noi saremmo completamente ignari e a cui noi non siamo ammessi, cosi’ come sulla Terra uno staterello africano non e’ ammesso all’ONU o alla NATO. Non verremmo ancora ammessi a tali “confederazioni” perche’ “bruciamo ancora carburante”, e non possiamo ancora viaggaire fra le stelle, saremo quindi secondo certa classificazione “una civilta’ di primo tipo”. Saremo forse “ammessi ad una federazione” (e ci verrebbero imposte certe leggi) magari quando anche noi useremo “certe energie” senza bruciare, e potremo fra qualche secolo,viaggiare in modo alternativo alla propulsione, propulsione che va bene al limite per il sistema solare, ma poi non funziona: millenni solo per arrivare ad Alpha Centauri, la stella piu’ vicina a noi..
Ci va un altro modo di viaggiare. E se questo modo alternativo non esiste, come dicono molti scettici (ahime’, non si puo’ escludere), allora non parlino di conquista dell’universo: si resta a casa.

SIMILI O DIVERSI?

Una cosetta ancora: Sul fatto molto comune, quando si parla di extraterrestri, di dire “sono diversi”, basta dire che in taluni casi sono diversi, anche di molto, da noi; ma in altri casi, simili a noi. Immaginate che “bestiario” – parola brutta ma che rende l’idea..- considerando specie evolutesi su miliardi di pianeti. Valutiamo le variabili, le possibilità, fra differenze e similitudini (il delfino, fra le molte varietà di vita marina, non e’ un pesce ma gli somiglia parecchio insomma, per fare un esempio di un essere del “pianeta mare”). Poi ancora, se questi alieni costruiscono astronavi, costruiscono sui loro pianeti edifici, antenne, strade, canali ecc., allora devono avere come noi mani e braccia, gambe, torace, testa.

Insomma, per pilotare un ufo, ci devono somigliare. Esseri fra quelli evolutisi da creature simili ai primati terrestri. Le altre tipologie, tipo quella nel film “alien” sono praticamente come i nostri animali, “insetti giganteschi” eccetera. Ma l’essere alieno intelligente e capace di costruire astronavi, se esiste, probabilmente ci somiglia. In gergo si usa infatti la parola “umanoide”, per dire un essere tipo noi.

Marghian

 

 

 

SHARDAN, IL POPOLO DEL MARE LA CIVILTA’, I MISTERI, LA CULTURA DEGLI ANTICHI SARDI

Ciao. Internet è ancora un po’ ballerino, riesco a entrare appena per pochi minuti, poi via, sparise tutto. Ieri sera e l’altro ieri sera, per esempio, due commenti e a cena.  Ma io prima o poi lo frego. Ci ho provato ieri sera, ora ci ritento.  Questo che vi accingete a leggere, e di questo vi ringrazio anticipatamente, è un post che avevo già scritto qualche anno fa, e che ho un po’ riveduto, ampliato e corretto (soprattutto per gli errori di battitura, che me possino, non ne ricordavo cosi’ tanti 🙂 ), perché ve lo voglio riproporre. Ho già trattato questo argomento, l’antica Sardegna (intendo, preistorica e protostorica), argomento che trovo  affascinante- a prescindere da sentimenti campanilistici, ossia a prescindere dal fatto che si tratti della antica Sardegna; mi appassionano  anche l’antico Giappone (anche se ovviamente ne so di meno 🙂 ) ,  o le civiltà e le cultire dell’antico Medioriente,o la cultura Maya, l’Egitto e altro ancora. Ad affascianrmi sono i misteri dell’uomo, della vita e del mondo. Avendo già trattato la preistoria sarda anche in altri post, questo è se vogliamo, un “sunto”, su quanto ho trattado in altre occasioni. Okay, la premessa sta venendo lunga, vi lascio al post (se questo coso mi lascia fare…). 

SHARDAN, IL POPOLO DEL MARE

LA CIVILTA’, I MISTERI, LA CULTURA DEGLI ANTICHI SARDI

“E te li senti dentro quei legami
Di riti antichi e miti del passato
E te li senti dentro come mani
Ma non comprendi più il significato”
(Francesco Guccini, “Radici”)

I NURAGHI

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Veduta dall’alto del Nuraghe Santu ‘Antine, Torralba, Sassari

– la torre era alta 30 metri, ora raggiunge i 17 di altezza residua

“NUR”- significa, per alcuni, “cumulo di pietre”-; “NUR” (o Ur) -significa, per altri, “Luce”-
In Sardegna si contano non meno di settemila siti nuragici. In origine, secondo alcune stime, erano almeno venti o trentamila. E gli abitanti, allora, forse erano anche 800 000, se non di più.

La civiltà dei Sardi, la cultura di un popolo che ebbe la sua evoluzione, come tutti gli altri popoli, attraverso un lungo processo di esperienze millenarie che lo ha portato, a partire dall’Età della Pietra Antica, fino alla composita strutturazione della società in gruppi di villaggi di capanne via via più numeroso, fino alla costruzione o alla posa in situ di monumenti megalitici che, durante le fasi Neolitico anteriore, Medio e Recente, si sono evoluti in quelle misteriose ed imponenti strutture che sono i Nuraghi, costruzioni complesse di varia tipologia sui quali si accentravano il potere religioso e militare, e la stessa “anima” dei Sardi per i quali il “nuraghe” era simbolo di forza e di unione.

Menhirs, dolmens, “domus de janas” (queste ultime sono tombe scavate nella roccia e risalenti a piu’ di 5000 anni fa), “tombe di giganti”, coeve ai Nuraghi, e siamo nella Eta’ del Bronzo (3800 a. C,1000 a. C. circa) costellano ancora oggi la Sardegna, a testimonianza di questo antico popolo.

I primi nuraghi, detti “protonuraghi” risalgono ufficialmente a circa il1800 a. C., quando da noi incomincia l’Eta’ del Bronzo. Questi monumenti costruiti in pietra a secco e che si reggevano e tutt’ora si reggono, “per gravita’” e “distribuzione del carico”. Nuraghi “a corridoio” non molto grandi, nuraghi “a tholos” cioe’ ”a falsa volta”, che raggiungevano altezze che sfioravano i30 metri(Nuraghe S. Antine di Torralba, prov. Sassari, altezza attuale18 metri) e che in una fase successiva (3500-3200 a. C) si “trasformarono” in nuraghi complessi a più torri angolari, costruite intorno alla “torre centrale”, svettante sulle altre tre, quattro, o cinque torri aggiunte ed “unite” da mura di rifascio sì da farli sembrare, in origine, dei castelli medievali. Sulle “terrazze” delle torri delle pietre allungate erano posizionate da reggere un “parapetto” in pietra od in legno. Qui il paragone “torna” ai castello medievale ed alla sua tipica “merlatura”.

L’interno delle torri, voltate “a tholos” erano ad uno o più piani, in altezza via via decrescente (nel Nuraghe Losa di Abbasanta il secondo piano e’ alto metà del primo, e la terza tholos del secondo piano, ormai scapitozzata, era la metà del secondo piano. Sopra l’ultima “tholos”, la “terrazza” che, con il suo spessore, dava alla struttura l’altezza definitiva (il Nuraghe Losa arrivava, in origine, a circa20 metri).

IL.NURAGHE – BARUMINI

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Il Nuraghe di barumini, situato nella Piana di Gesturi, prov. Cagliari. Il piu’ grande, con residue murature di antiche capanne. Il Nuraghe è al centro dell’antico villaggio, percio’ detto “villaggio nuragocentrico”, col Nuraghe al centro, che era “fortezza”, “tempio”, od una sorta di “municipio della preistoria”

“Su Nuraxi”-Barumini, prov. Cagliari- cosi’ chiamato come a dire Il..Nuraghe per eccellenza, e’ il più complesso, consta di una torre centrale, .un cortile circondato dalla struttura antemuraria-comune a molti nuraghi, fino a sette torri aggiunte alle altre quattro preesistenti. Il “tutto” avvenne secondod atazioni ufficiali,  tra il 3600 a. C. ed il 900 a. C. circa, quando i Sardi entrarono nella Età del ferro, dopo di che, con la venuta dei fenici prima e dei Romani poi, il popolo sardo si “fuse” con i colonizzatori, diventando “popolo sardo-punico”prima e “popolo sardo-romano” poi, mantenendo però le caratteristiche culturali “indigene”, specialmente nell’entroterra dell’Isola, si’ da portare gli studiosi alla considerazione che l’epoca Nuragica terminò intorno al500 a. C circa, quando gia’ trecento anni prima i Fenici avevano fondato le principali colonie, le città fortificate, poi romanizzate, come Tharros, Nora, Neapolis (le rovine di quest’ultima situata non lontano dal mio paese, Terralba).

COME ERA UN NURAGHE ALL’EPOCA

virtual nur

Questa è una ricostruzione  virtuale, una idea di come era, nel contesto dell’epoca, un nuraghe complesso (pensate al “Barumini”,  a ciò si ispira il plastico). Fatte le dovute differenze,  somigliavano ai castelli medievali.

Il Nuraghe Piscu di Suelli, il Nuraghe Oes, i già citati S. Antine, Barumini e Losa (ove perstai servizio per nove anni, nel sito c’è  il caseggiato sia  per il perosnale sia per una piccola esposizione museale di pochi reperti, soprattutto ceramiche ) sono solo alcuni dei siti dell’epoca nuragica in Sardegna.

IL VILLAGGIO NURAGICO

nuraggic hut

Ricreazionie (archeologia sperimentale) di una tipica capanna di villaggio preistorico sardo (anche anteriore all’epoca dei Nuraghi. Uno “stato dell’arte” raggiunto già 6000 anni fa (almeno..)
Intorno al “nuraghe” gravitava una complessa realtà, quella dei villaggi ad uso abitativo e santuariale. Capanne con muri circolari ma anche di altra forma, circondavano spesso il nuraghe, che era l’edificio centrale del villaggio, villaggio che poteva contare anche duecento, trecento capanne o più, come si evince dalla estensione della superficie delle aree adibite a villaggio. Nuraghe, villaggio e, nei pressi, un “pozzo sacro” od una “tomba di giganti” erano la “realtà tipica” di una comunità nuragica. E’ il villaggio “nuragocentrico” dove il Nuraghe era il fulcro della vita della tribù o delle tribù. Molti villaggi non avevano un nuraghe, ma quasi sicuramente facevano capo ad un villaggio nuragocentrico che faceva da “capoluogo”, se così si può dire, di una comunità di più villaggi “consorziati”, in qualche modo, fra loro.

FUNZIONE DEI NURAGHI E LORO COSTRUZIONE

In una visione di “centralità’” del nuraghe rispetto al villaggio che “lo conteneva”, villaggio che era di norma racchiuso da una cinta muraria, si può immaginare l’edificio come avente una funzione quasi “municipale”, intesa come sede di amministrazione e di potere. E probabilmente le cose stavano così, pur se qui occorre fare qualche precisazione ed esaminare tutte le possibili funzioni svolte dai nuraghi.
I nuraghi come “sede del potere nel villaggio o gruppo di villaggi”, “la casa del capotribù , della sua famiglia e dei suoi “dignitari”, un’idea ancora molto coltivata in ambito accademico. Ma e’ molto probabile che il nuraghe non fosse “abitato” dal capo del villaggio. In molti villaggi sono state rinvenute capanne “principali” da far pensare ad una residenza di qualche persona importante, ma soprattutto, esaminando la struttura interna dei nuraghi, si evince quasi subito che gli ambienti non sono quelli tipici di una “abitazione”. Tali caratteristiche interne, le camere “a tholos”, le nicchie, le “finestrelle”, il tutto suggerirebbe invece una frequentazione “occasionale ” del nuraghe, visto in questo caso come avente più che altro una funzione di culto “per la celebrazione di certi riti, dove il “capo”, od i capi, vengono visti dagli studiosi come la figura di “gran sacerdote” ancorché’ di capo militare e politico.
Quattro nicchie, dette “giaciglio” rientranti nelle pareti della camera a tholos principale che sono orientate secondo i quattro punti cardinali, ed un rimanente spazio al centro fanno supporre che il nuraghe non fosse una “abitazione regale” bensì un “tempio”, se si considerano anche altre caratteristiche come gli orientamenti delle pareti murarie esterne, aggettate ad “abbracciare”, nei nuraghi complessi, le torri, il mastio centrale e le torri “angolari”. Orientamenti che seguono le “linee” coincidenti con solstizi e lunistizi. Tutto ciò li riveste di mistero, e portano a pensare che i nuraghi ed altre strutture fossero ben più che “fortezze difensive”. Erano forse, almeno certuni di essi, anche degli osservatori astronomici, oltre che dei centri di culto, dei templi.
La funzione rituale e religiosa si evince dalla fondata descrizione fatta da molti studiosi in cui il “sacerdote-capo” si mette di spalle alla nicchia che si trova orientata verso il Nord, una pietra amovibile posta al centro della “tholos” che, in una ora ben precisa (probabilmente all’avvicinarsi del mezzodì al solstizio d’estate), viene levata, e la luce del Sole investe il “celebrante”, sì da fargli acquistare una dimensione divina e carismatica.
Questa è una delle tante ipotesi, ma che comunque “mettono in crisi” quella ben più nota, che vede i nuraghi solo come mere fortezze militari o torri di guardia, come nel caso di nuraghi semplici, detti “monotorre”. La funzione di “fortezza” assunta dal nuraghe va considerata comunque molto verosimile, anche perché’ le caratteristiche di “fortificazione” di certo non mancano.
Come la già citata “merlatura” tipo quelle di un castello, l’imponenza delle strutture, la complessità di certi nuraghi che danno di fatto l’idea di “fortezza” o “caserma” per i soldati, pur se anche questi nuraghi complessi, al loro interno, ospitano spazi poco adatti a contenere una guarnigione di soldati e, comunque, conservano anche essi le caratteristiche “religiose” o “rituali” presenti all’interno di nuraghi più semplici, come le nicchie addossate “ai quattro punti cardinali” ed altre caratteristiche che fanno pensare che l’uso principale fosse quello cultuale o di gestione amministrativa e di potere.
Il villaggio nuragocentrico si sviluppava tutto intorno al nuraghe, il quelle va immaginato non “al centro geometrico” dell’area del villaggio ma proprio come l’edificio centrale, il più imponente. Ecco, decine di capanne circondavano il nuraghe, “la fortezza” secondo le ipotesi più accreditate, capanne che di fatto erano esterne alla “fortezza nuragica” (che di certo non poteva contenere cento, duecento o trecento persone). Ma i villaggi erano cinti da mura perimetrali, ed a distanze poi’ o meno uguali, le entrate erano “a torre nuragica”, “le porte” del villaggio. Così come descritto da me ora, la funzione di “fortezza difensiva” è svolta se mai dalla recinzione muraria che, con sopra un camminamento, circonda l’area abitativa compreso il nuraghe.
L’ipotesi sulla funzione di un nuraghe va formulata in riferimento al tipo di nuraghe (ora simile ad una fortezza, ora una piccola torre isolata, ora con una struttura atipica-un corridoio ricoperto di pietre piatte, uno spazio angusto contenente qualcosa di simile ad un pozzo sacro o ad una struttura richiamante il culto fallico, ed altro ancora-.).
Tutto questo ha suggerito l’idea della “polifunzionalità’” del nuraghe, ora centro del potere politico e religioso, ora fortezza, ora tempio, ora semplice torre di guardia. Queste cose tutte insieme, forse, davano al nuraghe il suo vero posto nella realtà protostorica sarda.
Degne di menzione sono altre strutture che facevano capo ai villaggi nuragici: sono i templi a pozzo (spesso ipogeici) e le “tombe di giganti”, ritenute essere delle “tombe comuni” dove i morti venivano posti “trasversalmente” alla lunghezza della tomba, lunghezza che arriva a trenta o quaranta metri. Una lastra “a mezza luna” o “squadrata” con una piccola porta ne erano l’entrata, una esedra a ferro di cavallo circondava questa entrata, davanti alla quale, nell’esedra, forse si celebravano i pasti votivi per i defunti. Alcune di queste tombe sono sprovviste di esedra.
I pozzi sacri, i santuari per il culto dell’acqua sorgiva e purificatrice, spesso sviluppantisi in ipogeo, sono presenti nei pressi di molti nuraghi, anzi attorno a certi pozzi sacri si crearono dei villaggi al solo scopo di essere abitati solo per certi periodi. Erano i luoghi di pellegrinaggio dei sardi nuragici.
Il pozzo sacro di Santa Cristina in Paulilatino (Oristano) è il più emblematico. ne sono stati scoperti in tutto una settantina, ma si suppone verosimilmente che siano molti di più, tanto era diffuso questo antico culto.

LA COSTRUZIONE DEI NURAGHI

construction

Non ho trovato di meglio per descrivere in forma di immagine la costruzione dei nuraghi. Le ipotesi piu’ accreditate, comunque, considerano l’uso di rampe o terrapieni e di molta manodopera. La manodopera forse schiavile, ma questo è messo in dubbio,; è preferita l’ipotesi che la costruzione dei Nuraghi fossero frutto di un “concerto” fra i membri del villaggio o di piu’ villaggi in qualche modo “consorziati fra loro”. C’e chi sostiene che i Nuragici conoscessero l’uso di macchinari fatti di legno, con leve, carrucole e corde (tipo i marchingegni di Leonardo). Di sicuro, questo si sa, conoscevano i ponteggi. Molte strutture di legno erano costruite, anche come opera definitiva, dentro e fuori il Nuraghe: scale di legno interne, scale di servizio esterne, soppalchi eccetera. I Nuraghi, comunque, sono internamente dotati di scale in pietra, accorpate dentro la murature di rifascio, dentro gli ambienti. Una scala a chiocciola in pietra, infatti, e’ sempre presente nei nuraghi a piu’ piani ossia co tre ambienti sovrapposti dentro la Torre. ui tempi di costruzione, insoma, ci sono due scuole di pensiero: una, la piu’ accreditata, è che i Nuraghi (specie quelli complessi( fossero costruiti in tempi lunghi, anche di alcuni secoli. L’altra tesi (quella che a me piace di piu’ ..) è che fossero invece frutto di una progettualità unica, proprio tipo i geometri oggi, progetti disegnati che so, su pelle essiccata, per esempio.
Qui, su come furono costruiti i Nuraghi, non mi dilungherò molto (non lo sanno bene neanche gli studiosi, quindi sono giustificato 🙂 ). Basta sapere che le ipotesi sul modo in cui furono costruiti i nuraghi si concentrano praticamente su un sistema, quello “per l’epoca” il più verosimile secondo gli accademici: la costruzione di rampe a terrapieno sui quali le pietre venivano fatte rotolare fino all’altezza voluta, ed il metodo di spingere le pietre sopra il “già costruito” come sostiene lo studioso Giacobbe Manca (peraltro contestato in quanto egli fa risalire la costruzione delle recinzioni murarie dei villaggi nuragici all’epoca fenicia, cosa questa poco verosimile).
Certi studiosi sono però critici sul sistema dei “terrapieni” come unico modo per costruire i nuraghi. Se in taluni casi questa tesi reggerebbe appena, in altri no. Basti pensare a torri nuragiche situate su cime di colline, dove il terrapieno o rampa non può avere lo sviluppo adeguato. Ecco che, in alternativa, si sostiene che i sardi possedessero conoscenze di meccanica e di tecnica da poter costruire enormi ponteggi in legno e macchine complesse “alla Leonardo da vinci” comeho scritto in disascalia, con tanto di carrucole, funi, leve ed ingranaggi sì da sollevare le pietre e posizionarle. Pur non esistendo prove sulla creazione di tali macchine, l’ipotesi è verosimile anche per il fatto che il legno è deperibile, e carrucole, corde ed elementi di ponteggi di allora non potrebbero essere “arrivati fino a noi”. Ma infrastrutture in legno erano parte dei nuraghi! Soppalchi, scale di servizio esterne, erano di corredo alle scale di pietra che, a chiocciola, all’interno del nuraghe, portavano fino in cima, alla rispettabile altezza di 20, 30 metri forse più.
Un trave, elemento di un soppalco, fu scoperto a Barumini, ed è questo reperto che ha permesso di datare “Su Nuraxi” al 1400 a.C, il periodo medio dell’epoca nuragica. Una datazione verosimile. Pure se i tavolati potevano essere sostituiti più volte, la pietra no.

LA FEDE ANTICA SARDA

barchette votive

Barchette votive sarde, dell’epoca Nuragica, offerte votive.

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Bronzetti votivi raffiguranti cacciatori, guerrieri, lottatori ed altro. Da tutti questi modellini dell’epoca si evincono anche (seppur con delle approssimazioni), gli abbigliamenti. Si pensa che i guerrieri Nuragici vestissero grossomodo come i Galli o i Longobardi. Ma pezzi di antichissimi telai, rotelle di pietra (contrappeso per i telai) fanno ritenere che le donne tessesero stoffe raffinate. Bronzetti  con la barba “a pizzetto” fanno capire che i sardi di allora si curassero.

sardus pater

Sardus Pater. Questa piccola figura, tipo re, è la raffigurazione personificata della antica devozione dei Nuragici per gli Antenati. La statuetta è di fattura molto piu’ recente, ma si collega all’antico culto Nuragico, oltre che per le divinita’ come Sole, Luna, acqua e Terra, il culto degli Antenati. I Fenici, integratisi con i Sardi, fecero un po’ loro questo culto sardo, personificandolo nel “Sid Addir Babài”, in fenicio “padre sardo divino”, qualcosa del genere. “Babài” è una parola antichissima,  ma usata ancora da noi, e sta per “papà”, o “paparino”. E’ una parola fenicia. I Romani chiamarono tale personificazione dell’antico culto sardo per “i padri”, “Sardus Pater”, che è appunto rapresentato da questa statuetta votiva.

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Ceramiche votive esposte in una teca.

Che dire poi dei culti, dei riti, delle conoscenze dei sardi? In cosa credevano? Da dove venivano? “Santa Cristina”, un villaggio santuariale risalente al tardo medioevo, conserva al suo interno qualcosa di molto più antico, un pozzo. Un pozzo scavato nella roccia, murato in pietra ben lavorata e profondo circa5 metri. Intorno a questo pozzo, nel quale si accede da una scala finemente costruita in gradini di basalto, dei resti di capanne di 3000 anni fa’. E’ il culto dell’Acqua sorgiva, o lustrale. Riti, abluzioni, offerte votive. Ecco, questo era il fulcro della fede dei Nuragici, sicuramente ereditata dagli antenati di millenni prima. La religione più antica, quella sciamanica, che venera le forze della natura, la Terra, l’acqua ed il Sole. Per gli antichi Sardi la Terra era fertilizzata dal Sole, dal “dio sole”, raffigurato in molti modi e stili artistici e simbolici nelle sembianze del “toro” o del “fallo”-i menhirs-. La “madre terra” era un essere vivente, l’acqua ne era il sangue, il seme di vita. Questo era il loro pensiero.

I VILLAGGI SANTUARIALI

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luoghi di pellegrinaggio antelitteram, i pozzi sacri erano luoghi di culto dell’acqua sorgiva, “seme della Terra Madre”, “fertilizzata dal “dio Toro”, che era il Sole divinizzato. Il “pozzo ipogeico” di Santa Cristina, a 30 chilometri circa da oristano, presso il comune di Paulilatino, con le recinzioni murarie originali, e l’ingresso con scala al sotterraneo, anch’esso originale: circa 900 anni prima di Cristo; la Sardegan entra nella Età del Ferro, dopo la sua gloriosa Età del Bronzo.

Pellegrinaggi nei “villaggi santuariali” di cui quelli attuali-le feste campestri- ne sono un retaggio, riti propiziatori, offerte votive, strani balli con delle maschere apotropaiche erano molto comuni in quell’epoca.

Delle antiche stele e pietre con dei fori-le coppelle- raffigurano il “toro”, “il fallo”, “la Luna” le stelle, in particolare le Pleiadi, sicuramente molto importanti per la cultura contadina e di pascolo, nonché’ per la navigazione.

DENTRO IL TEMPIO DEL POZZO

Sì, entrando dentro le due recinzioni murarie, una delle quali recinge l’apertura triangolare  a formare con questa una sorta di serratura a chiave (e forse non è un caso..), si accede nell’ipgeo, e una scala in pietra facente parte della struttura originale, conduce al livello dell’acqua, a circa 5 metri dalla apertura.

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 L’OMBRA CAPOVOLTA

Si’, l’ombra capovolta. Infatti dalla apertura tirangolare entra  il Sole. L’ombra del “turista” è proiettata sull’acqua e, da questa, viene ancora proiettata sulla parete opposta al’ingresso, capovolta. Figure umane capovolte, in disegni stilizzati, appaiono sulle pareti interne di antiche tombe scavate nella roccia, le “domus de janas”. Queste figure capovolte sembrano..scendere negli inferi, ecco che questo gioco, nel tempio a pozzo, forse rappresenta l’anima (l’ombra, in molte tradizioni e credenze antiche e esoteriche e’ “l’anim”), che intraprende un viaggio nel profondo: un contatto con la dimensione “altra”, in cui gli sciamani sardi credevano- lo sciamanesimo era, difatti, la “nostra religione”, ma comune a tutto il resto del mondo.

SHARDANA, POPOLO DEL MARE

nuragic ship

Questo è un modellino. Ma è un modellino….dell’epoca Nuragica (notate gli animaletti sulla nave), un manufatto votivo dell’epoca che quindi ci illustra e ci fa capire quanto fosse avanti (3000 anni fa almeno) la competenza marinara sarda. Le navi sarde, simili a quelle vichinghe se non addirittura migliori. Alcuni oggetti simili, raffiguranti navi, hanno anche due o tre alberi, da cui si evince anche una certa tecnica velistica.

I Nuragici conoscevano l’ingegneria navale, cosa questa testimoniata dai modellini in bronzo (i famosi “bronzetti”) riproducenti imbarcazioni con tanto di albero, protome-testa di Toro od altro animale- ed altre caratteristiche da far pensare che i Sardi costruissero navi paragonabili a quelle dei Vichinghi se non addirittura più grandi).

Non per nulla gli antichi Sardi prendono il nome da una antica parola, “shardan” da cui “sardigna”, che identifica un misterioso “popolo del mare” che commerciava con altre genti del Mediterraneo come Cipro, la Penisola Iberica, la stessa penisola Italica e quella balcanica, nonché’ con Creta e Cipro.
L’ossidiana, una pietra scura e vetrosa, di origine vulcanica e molto diffusa anche in Sardigna, era l’”oro nero” dei Sardi, estratto da molte zone di montagna ed esportata, insieme alle lavorazioni in bronzo e ad altre merci come i prodotti agro pastorali.

Si menziona il popolo “Shardan” in molti testi storici, come quelli sulla “battaglia di Kadesh” fra Egizi ed Ittiti, combattuta (anche) dagli “shardan” niente di meno che con Ramesse II, il faraone forse più famoso.

Sulla origine dei Sardi le ipotesi formulate sono tantissime, dalla origine “autoctona” a quella “dall’Africa”, “dal Medioriente” o dalle coste vicine. Una cosa è certa, con il Medioriente c’e un collegamento, basta che vi scriva su Monte d’Accoddi (SS). E’ un monumento di 5300 anni fa, così diverso da quelli descritti fino ad ora: una vera e propria ziggurat, da cui l’idea che la Sardegna abbia avuto contatti persino con il Medioriente. Cosa questa supportata da studi comparati della lingua sarda con altri idiomi, tenendo conto però delle contaminazioni fenicie e latine.
L’origine dei Sardi può essere spiegata a mio avviso da una semplice considerazione: delle genti già esistevano, in antico, nell’Isola; diverse ondate migratorie da tutte le coste del Mediterraneo e persino, forse, dal Medioriente, ha generato il popolo sardo, e cioè noi, che ancora oggi siamo legati alle antiche tradizioni, ai misteri, alla storia di questo antichissimo popolo: “il popolo del mare”.

Ce l’ho fatta, a colpettini, con l’arma infallibile della pazienza 🙂

Chiaramente, quanto vi ho esposto non esaurisce del tutto l’argomento, data la sua vastità e complessità. Spero perciò di avervi, con questo sunto, dato una idea del nostro antico mondo isolano.

CIAO

Marghian

AMBIGUA, ENIGMATICA REALTA’

AMBIGUA REALTA’

deus_ ex _machina
Ambigua realtà
Misteriosa, nascosta realtà
Oscura visione di un probabile sogno
Sintomatici ingorghi di vite confuse
Intrigo fitto di forme
Chiasmi di luce e di buio
Realtà contenuta e filtrata
Nei nostri limitati strumenti
Nella disperata speme che Essa
Al nostro piccolo assoggettata
A nostra misura ridotta
In qualche modo si possa capire
Ma essa ancor ci sfugge
Come contorno indefinito sul far della sera
Nei suoi molteplici aspetti, fiabesca chimera
Il suo senso sfugge agli occhi
Che la vogliono comprendere
Realtà inintelligibile, inafferrabile verità
Come viscoso e scivoloso essere Essa sfugge
Dalle nostre bramose mani che la vogliono dominare
Sfugge fra le nebbie della mente
Si dirama fra le geometrie dello spazio
E vola fra le pieghe del tempo
Misterioso tempo
Scrigno di segreti
Fiume di impermanenti mutazioni
Repentini scatti di cambiamento
Realtà inintelligibile
Inafferrabile verità
Irraggiungibile senso dell’Esistere
A cagione della nostra arrogante
E complessa semplicità
(Marghian)

Ciao. Sì, oggi pensavo alla realtà. Mica facile da capire ‘sta cosa. Ce l’abbiamo sotto gli occhi, ci siamo dentro, addirittura siamo fatti di questa cosa. Ma ”sta realtà non la comprendiamo mica. Tranquilli, non passo notti insonni a pensare a questo.  ho scritto questa cosa (su Facebook) in quindici minuti, forse meno. Così, il pensiero del momento.

Con il disegnetto sopra, che ho fatto poco prima di scrivere, ho voluto rappresentare la realtà (raffigurata “incasinata” apposta,  perché così noi la comprendiamo, e talora così a noi si presenta), la realtà osservata da un computer; computer che rappresenta oggi il mezzo con il quale cerchiamo di estendere le nostre capacità, di ridurre i nostri limiti; rappresenta se si vuole la speranza, meglio, l’illusione – e la pretesa – di voler capire, la realtà con i nostri limitati mezzi. Ma, vanità delle vanità, con la presunzione poi che la realtà possa essere circoscritta ai nostri livelli, inscritta nei nostri patterns mentali e temporali, fisici e materiali (dove arriviamo noi arriva il mondo, ciò che per noi non esiste, non esiste); ed ancora che essi, i nostri mezzi ed i nostri limitati schemi, possano trovarsi li’, anche nello spazio lontano, come se noi ne fossimo il re, il “deus ex machina” della situazione, e tutto sia a nostra misura, persino l’universo. Non è così?

Okay, termino con una frase non mia: “quando un bambino nasce, la culla è per lui uno spazio infinito. Quando diventa “grande” (oddio), l’universo gli sembra angusto”.

 CIAO

Marghian

PENSIERINO DEL FINE SETTIMANA – tempo, maltempo e proverbi sbagliati

TEMPO, MALTEMPO E PROVERBI SBAGLIATI

morningafternoon

Da qualche settimana, ho l’impressione che non sia proprio vero che il buon giorno cominci dal mattino, come recita il proverbio. Questi giorni stanno invece insinuando in me il dubbio che non sia proprio vero che sulla saggezza dei popoli non si possa discutere. Sto pensando di sì, invece, penso che qualcuno (se non tutti) fra gli “ipse dixit” dei secolari proverbi e degli aforismi (che sono poi dei “proverbi anche più recenti e di cui si conosce l’autore”) possa invece essere messo in discussione.

Questi giorni si maltempo qui in Sardegna mi  stanno facendo pensare che il buon giorno non si veda dal mattino, almeno non sempre. Stiamo avendo tutti i giorni delle mattinate niente male. Poi, al pomeriggio, puntualmente da diversi giorni, arriva il mal tempo, si aprono le cateratte del cielo e Giove Pluvio (o Zeus se preferite) si ricorda che in passato era qualcuno e ci lancia qualche fulminetto e qualche tuono per dirci “belli miei, conto ancora ….”. Sì, perché pare che il “Dio di oggi” con le nostre beghe non c’entri proprio nulla, meno che mai con il tempo e il clima. Ogni giorno, di mattina, il tempo è bello, quanto meno accettabile. Di pomeriggio, si guasta (vedi le due foto sopra 🙂 ).

Ecco che il mattino ci dice che è o può essere una giornata bella ma il pomeriggio arriva la smentita. Comunque, a me pare che il proverbio “il buon giorno si vede dal mattino” sia sbagliato. Vediamo piovere, poi esce il Sole; o, viceversa come in questi giorni, esce il sole poi vediamo piovere. IL proverbio è usato anche in senso metaforico (tutti, a dire il vero, sono delle metafore). E’ sbagliato a mio avviso anche come metafora.
Un bambino che zoppica a scuola (“eh, il buon giorno si vede dal mattino…”), poi diventa uno scienziato (ecco la smentita). Il caso più famoso che si racconta è quello di Einstein, ha iniziato a parlare a quattro anni, bocciato alla maturità in cultura generale, ma poi “è uscito il sole”, e che sole.

Nel mio piccolo, qualcosa del genere è capitata anche a me. Bocciato due volte in prima elementare, e ripetuto la terza elementare. Dopo il secondo anno di terza fino alla quinta, il primo della classe. Nelle scuole medie, ero il primo dell’istituto. Per fortuna che, forse, il buon giorno non sempre si vede al mattino.

ACQUA PASSATA NON MACINA PIU’

(ma che…?)

Altro proverbio che io ritengo sballato, ma alla grande, è questo: “acqua passata non macina più”. Non mi sembra che sia proprio così. Tutto si regge sul passato (ne so qualcosa io che lavoro in un archivio), documenti vecchi anche di secoli che contano oggi, che hanno un peso.
“Perché’ non sei venuto IERI a lavorare?”. Andate a dire al principale “ieri? Ma è acqua passata”. A parte questo esempio un po’ giocoso, se ne possono fare tantissimi altri. Scusate se vi faccio un esempio triste: la povera ragazzina violentata da piccola che si porta in tutta la vita le terribili conseguenze traumatiche della cosa. O le conseguenze terribili, a lunga scadenza, di un incidente (mettiamo un permanente danno fisico o cerebrale). Lo psicologo che, se ci vai, ti spulcia il passato”. “Ecco vede,, il suo problema deriva dal fatto che lei, da bambino, ha…”.

Quindi, secondo me acqua passata macina, macina eccome; anzi lascia solchi profondi. Il presente tutto, pensiamoci, il presente tutto si regge sul passato. Noi esistiamo perché’ “le cose sono andate cosi”, saltando un piccolo dettaglio del passato salta tutto. E poi fotografie, le emozioni che ci danno, le emozioni che provano i vecchi quando si raccontano cose passate, l’ascolto di canzoni (che sono opera passata), i ricordi, le grandi opere letterarie, tutto è acqua passata che macina. Con gli esempi mi fermo qui.

Tornando ancora per un attimo all’acqua…presente, la pioggia (che la possino…) , oggi sembra reggere. Da voi com’è? Spero che cambi. A tal proposito, buon fine settimana, ciao 🙂

(Pensierino di Ferragosto)

Marghian

PENSIERINO FERRAGOSTANO…ORDINE, CAOS, OPPOSTI E CONTRARI

“E’ posssibile che ciò che nel mondo chiamiamo caos, sia in realtà un ordine perfetto, ma che sfugge alla nostra natura di esseri incompleti”

(Marghian)

ORDINE, CAOS, OPPOSTI E CONTRARI

kaos

Questa potrebbe essere una goccia di inchiostro vista al microscopio.

Una formica intelligente che camminassse su di un muro pitturato con questa tinta, non potrebbe  capire che cio’ su cui cammina, fa parte del muro di una casa, con tutti i suoi ambienti; ne’ tanto meno puo’ concepire l’esistenza di tanti altri muri, e case, tante da formare intere città. Questa è proprio la nostra condizione, nel cosmo in cui siamo immersi.


Ciao. Mi ricordo di aver letto e sentito spesso – ed anche voi sicuramente, che “ordine e caos vanno a braccetto, come il bene e il male, yin e yang”. Si’, come bello-brutto, grande-piccolo, intelligente-stupido, amore- odio, alto-basso eccetera. Il mondo sembra reggersi sui contrari e contrasti. Già un televisore o una foto in bianco e nero, se elimini i contrasti (trasformando il nero in grigio e il bianco in grigio) l’immagine sparisce.

Sapete bene però, che per certi “pensatori”, siano essi filosofi, teologi (soprattutto questi, ne hanno tutto l’interesse) ) o scienziati (questi un po’ meno, in percentuale, ma alcuni sì) il caos non esiste? Opposti e contrari, ma che non significano non significano “caos”. Per molti pensatori il caso non esiste (anche se, nel linguaggio comune, lo scienziato usa frasi come “muoversi a caso” o “evento casuale”); nel senso che tutto avviene per motivi precisi. Anche perché poi, dal caos totale non potrebbe nascere l’ordine. Quindi, ancor che parlare di passaggio dal caos all’ordine- e viceversa-… sarebbe preferibile, secondo questo paradigma, pensare al passaggio da un dato ordine ad un altro ordine. Se pure il mondo ci sembra caotico, con eventi anche contro di noi (un uragano, un incendio che butta giù mezzo paese) potrebbe non trattarsi di caos; ma di un ordine che a noi sfugge.

Già riusciamo, pur se in modo imperfetto, con dei super computer a prevedere l’andamento meteorologico da qui a diversi giorni, significa che matematicamente è stato individuato un certo ordine delle cose. “Ma sbaglia”. Certo, accade spessissimo; ma se un sistema di computers sbaglia, questo dipende sempre (a parte guasti fisici “da hardware” ) dal non avere dati sufficienti. Ma, teoricamente, se in un sistema di intelligenza artificiale si potessero immettere tutti i dati necessari,, la possibilità di errore verrebbe eliminata, e si avrebbero previsioni quanto meno precise. ciò che sembra caos e disordine, quindi, potrebbe essere un ordine che a noi sfugge per mancanza di informazioni, esattamente come i computer testé menzionati.

Faccio un esempio: per me, che NON conosco il gioco degli scacchi, i pezzi possono apparirmi come disposti a caso, senza un ordine. Ma se faccio un corso di scacchi, o anche leggo qualcosa al riguardo, capisco ben presto che c’è un ordine, eccome- ma che a me prima sfuggiva-.

Così può essere per il mondo e la vita, dato che su questo alle nostre menti mancano moltissimi dati. Contrasti e opposti sì, ma che non significano “caos”, anzi sono il principio di tutto. ordine misterioso quindi una matrice intelligente? Ni, e poi se proprio non vogliamo credere in un “Creatore”, basta pensare od immaginare che siano eterne le leggi della matematica, e quindi da esse guidate, anche quelle della fisica, della chimica e della evoluzione degli eventi naturali, in tutti i livelli e gradi di grandezza- dalle particelle ai microbi alle galassie-. . Leggi eterne, situate “ab origine”;presenti ed agenti in ogni dove; per cui in fondo non farebbe molta differenza.

CIAO

Marghian

❀ Rоѕa ❀

♥ Chiunque può simpatizzare con il dolore di un amico,ma solo un animo nobile riesce a simpatizzare con il suo successo ♥

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