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COME SAREBBE UN MONDO..SENZA LE STELLE?

GRAY SKY WOLD

Øresund Bridge under dark skyMONDO DAL CIELO GRIGIO

Avete mai pensato quale cosmologia svilupperebbe, nella sua storia evolutiva, una umanita’ aliena che si trovasse a vivere sotto un cielo perennemente nuvoloso da non lasciare vedere mai un astro? Io ci ho pensasto ora. Un mondo simile, teoricamente, e’ possibile. Un pianeta come Venere, se ruotasse in naniera simile alla Terra, e se la pressione atmosferica e le temperature fossero meno pribitive, avrebbe potuto sviluppare la vita, e forse la vita intelligente. Immaginiamo un pianeta di un altro sistema solare, un pianeta come la Terra o Venere,  un mondo dalla densa atmosfera da non lasciar mai vedere le stelle; ma con una vegetazione lussureggiante e la vita, compresa quella intelligente. Immaginiamo i “primi uomini” di quel pianeta. Avrebbero visto l’alternarsi del giorno e della notte, ma non il sole, ne’ una eventuale “luna”, ne’ le stelle di notte.

Immaginiamo questa altra  umanita’ che progredisce, dalla scoperta del fuoco fino al livello raggiunto da noi nell’antica Roma. “Non c’e niente oltre le nubi”, direbbero scienziati e religiosi “accademici”. Altri, invece, piu’ aperti di altri, direbbero “forse oltre le nuvole c’e dell’altro, ad esempio un fuoco che illumina il mondo”, dato che da lassu’ ci arrivano  del calore e luce”.

Senza vedere le stelle, per quegli uomini, sarebbe molto piu’ difficile anche capire la rotondita’  di quel pianeta. Una cosa questa che verrebbe scoperta con i viaggi, secoli o millenni dopo.

“Abbiamo proceduto seguendo una certa direzione, siamo andati “dritti” ed eccoci di nuovo qui, nel luogo da dove eravamo partiti”. Arriva un’epoca, mettiamo che sia come il nostro “millesettecento”. E’ stata inventata una macchina per volare, anzi piu’ di una. Quella che sale piu’ in alto e’ esattamente una “mongolfiera”. IL.. proposito e’ quello di raggiungere, e superare,  le nuvole.

 Parte la spedizione, il pallone con cinque uomini a bordo sale, e sale ancora. Le nuvole avvolgono il veicolo, che sale ancora. “Niente da fare, siamo ancora  immersi nelle nubi”. “Non possiamo andare oltre, ci sono sempre delle nubi..” “io non respiro piu’…”. L’equipaggio torna a terra, ed il  resoconto e’ “no, non ce l’abbiamo fatta…”.

 “Non c’e nulla lassu’, oltre le nubi, proprio nulla” commenta qualcuno. Passano diversi decenni, e la missione viene tentata ancora una volta, con una “mongolfiera” piu’ efficiente. Ora i viaggiatori dell’aria indossano delle tute , e dei respiratori sono li’, pronti per essere usati. Un abitacolo “chiuso”  li proteggerà  dal freddo . Potranno salire piu’ in alto, molto piu’ in alto.

La mongolfiera prende quota, fra gli applausi e l’apprensione della gente. Raggiunta una certa altezza, gli aoeronauti indossano i respiratori, e salgono ancora. “Ma…c’e una volta azzurra sopra di noi! Siamo al di sopra della nubi..guardate quel disco giallo..e’ da li’ che arriva la luce, e’ bellissmo!”.

Gli aeronauti stanno su per delle ore. Vedono quel disco spostarsi, allondanandosi da loro, fino a scomparire abbassandosi al di sotto delle nubi. Si fa buio. E’ notte, ed una cappa nera circonda loro, e sotto di loro il mondo, nascosto dalle nubi appena visibili. “Guardate…quante luci nel cielo! E c’e un altro disco..e’ bianco!”. Un altro menbro del piccolo equipaggio fa’ una osservazione: “ma..l’altro disco emanava calore, questo invece no..e’ luminoso ma non emana calore, e non illumina il mondo come fa l’altro!”. “Abbiamo scoperto pero’ che oltre le nuvole c’e qualcosa, il mondo non finisce con le nuvole. Chissa’ se un giorno raggiungeremo quelle luci lassu’?”.

La mongolfiera  comincia a discendere verso le nubi, per attraversarle di nuovo e raggiungere il suolo. Quegli uonini hanno fatto una grande scoperta. Ma..saranno creduti, quando loro, una volta che che saranno atterrati, racconteranno di un cielo azzurro e di un “disco di fuoco”, del cielo che e’ diventato  buio e nel quale si sono accese..le stelle?

Ho scritto questa piccola cosa di volata

CIAO

Marghian

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“Bonu Nadale..A chie?”

BONU NADALE…A CHIE?

Poesia-racconto- ^a gentile richiesta della amica Carla

BONU  NADALE…A CHIE?”

“Buon natale….a chi?

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*Es’ Nadale, sa festa piùs manna e bella

E’ Natale, la festa piu’ grande e bella

Sa notti chi sos presepios in sas crèsias

La notte  che nei presepi delle chiese

In sas iscollas preparados dae pizzinnos felizzes

E nelle scuole , preparati da bambini festanti 

Cun su Bambinu, sa palla e sas lughes

Con il Bambinello, la paglia e le luci

E cun s’istella chi a sos très’ rèis tottu custu àde annuziàdu

E con la stella che ai tre re tutto questo  ha annunciato

Tottu custu  mi  regòdada ca custa èsti sa notte de Nadale

Tutto questo mi ricorda che questa e’ la notte di Natale

Camminu solu ìntre custu cabbànu nièddu in custa ‘ia

Cammino da solo dentro questo cappotto nero in questa strada

Cun sa nìe chi còlet et tottu de biancu es pintàdu

Con la neve che scende e tutto di bianco e’ dipinto

Sas istradas e sas cobertùras de sas dòmos

Le strade e i tetti delle case

E puru su ‘ìstimentu mèu de custa nìe  es t’ ammantadu

Ed anche l’abito che indosso da questa neve e’ coperto

Sas orìscias intèndene sos sonos de sa zente in festa

Le mie orecchie sentono i suoni della gente in festa

Sos òjos bìene dae lontanu s’Arberu in prazza manna piantadu

E gli occhi vedono da lontano l’Albero piantato nella “piazza grande”

E penzu ca… gài,  ès’  Natale abbèru

Ed io penso che..si, e’ davvero natale

Camminu ancora in sa notte  e’ frìttu in s’àttera ‘ia

Cammino ancora nella notte fredda e prendo un’altra strada

Chi comente a una cora in sònnu

Che come un torrente assonnato

Guìa sos passos meos a una lughe… ‘intre a una osteria

Guida i passi miei  verso una luce…dentro una osteria

Cun su boccale e’ binu e Très tristos bèzzos

Con il boccale di vino e tre vecchi tristi

sezzìdos a una attera mèsa

Che siedono ad un altro tavolo

E, buffàdu, abbàrru in cue

E, dopo aver bevuto, rimango li’

pro una iscùrta mànna

Per molto tempo

Pro tènner cumpanzìa

per sentirmi in compagnia

Mi n’ de peso e intèndo sos sonos

Mi alzo e sento il tintinnio

Dae sos pagu soddos meos

Dei miei pochi spiccioli 

Chi sònan’ comènte a sas campanèddas de Nadale

Che suonano come i campanelli di Natale

Sos urtimos  sonos insòro dèo intèndu

L’ultimo loro tintinnio io sento

Ca’, gia’ tòrra in fòras, innìe àppo lassàdu

Che’,  una volta fuori,  li’ ho lasciato

Pro mi pagare su gòsu de custu pàgu e’ binu

per pagarmi la gioia di questo po’ di vino

Tòrro a domo e ancora in sa ‘ìa si intèndene

Mi avvio verso casa e ancora nella via si sentono

Sas bòghes e sos sònos

Le voci ed i suoni

De chi  fàgher festa pro sa naschìda de su Re Divinu

Di chi (ancora)  fa festa per la nascita del Re Divino

Nadale….ma pro chie?

Natale….ma per chi?

In coro meu b’ès s’augurio de Bonu Nadale

Nel mio cuore c’e l’augurio di Buon Natale

De gòsu e de Pàghe a tottu su mundu intrèu

Di felicita’ e di pace per il mondo intero

De salude a sos mànnos e de virtude a sos pitzìnnos

Di salute ai grandi e di virtu’ ai piccoli

Custu meu auguriu èsti unu tesoru de s’anima

Questo mio augurio e’ un tesoro della mia anima

Chi a mie pero’ fàgher male

Che a me pero’ fa male

Che mandigare  male dizzerìdu in su ‘entre

Come cibo mal digerito nello stomaco

Proìtte custu  meu tesoro abbàrrat’ in cue,  firmu in coro

Perche’ questo tesoro rimane li’, fermo, nel mio cuore

Chena  lu pòder donare a tie

Senza poter..telo donare

Proitte chi niùnu apèrit sa jànna a mie

perche’ , se nessuno apre a me… la porta

A Chìe  dèo potto narre….Bon’ Nadale? A chie?”*

A chi posso dire…Buon natale? A chi?

(Marghian)

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Due ani fa, sotto Natale, , tornando da Oristano in macchina  formulai alcuni di  questi versi.  Faticai  un po’ per scriverli. perche’ il logudorese non e’ proprio..il mio dialetto (il sardo “campidanese” differisce molto infatti dal Nuorese-Logudorese, con cui ho reso questa “poesia-racconto”.

Avete capito senz’altro quale e’ il senso di cio’ che ho voluto esprimere in questo post “natalizio”. Infatti quanto scrissi e che qui riporto  e’  dedicata a chi trascorre il Natale in solitudine.

*CIAO

Marghian

OGGI QUESTO LUGLIO QUASI AUTUNNALE MI HA APERTO UNO “SPIRAGLIO”:

ERO AL MARE!!!!!

“Abba Rossa”: e’ qui che vado al mare, di pomeriggio, per una nuotava veloce”

ED OGGI CE L’HO FATTA, CARISSIMI AMICI ED AMICHE!!!!

Luglio, che quest’anno sembra voglia “vestirsi di novembre” come cantava Riccardo del Turco nella canzone “Luglio”, anni ’70, oggi ha un po’ concesso “una tregua”. Non certo il “massimo”, dato che al mare era quasi come nell’immagine  e..cinque o sei maccnine e tre, quattro persone che facevano il bagno. Quasi mi ricordava Vorgolio, che scrisse: “rari nantes….in gurgite vasto“,” pochi naufraghi….in un gorgo vasto“, riadattato da me cosi:’ questo post: ” pochi nuotatori nel vasto mare”. ma, tant’e, che a me nuotare piace, e pure se oggi era appena appena “accettabile”, verso le 17 dopo aver preso un caffe’ al bar, mi sono recato li’, alla spiaggia di Abba Rossa. Non ho fatto il tuffo che feci “ai vecchi tempi” e “giovani per me” ( *cliccate qui* e cercate il video  “al mare con famiglia“) ma la nuotata c’e stata davvero! Ed una immersione, a circa…5 metri (non ho voluto strafare per la schiena)  Ci andai, quest’anno, la prima  volta il…20 di giugno, credo…cosa che non e’ da me (almeno 50 nuotate me le faccio da maggio ai primi di ottobre), ma complici il -mal- tempo ed il mal (questa volta davvero…mal) di schiena, pure egli “d’accordo” con il clima  che mi ha concesso, dopo quella volta, ad andarci solamente oggi.

Tutto quanto vi ho scritto, per una semplice capatina al mare!!!!! Mi piace, amici ed amiche, e mi piace anche raccontarvi le piccole cose di me. Non amo solamente “barcamenarmi” fra discorsi filosofici ed argomenti piu’ o meno scientifici…mi piace anche andare al mare, ed amo raccontarvi di me, anche sulle piccole cose (il mare pero’ e’ GRANDE)  ma fa parte delle “piccole gioie” che, a ben pensarci, fanno la vita. A me piace raccontarmi e raccontarvi, sia che si tratti delle mie idee sull’universo, sia che si tratti di cio’ che ho fatto  in un pomeriggio di luglio, non tanto “estivo”.

A questa seguiranno altre mie  “scene di vita quotidiana”, anche da lungi trascorse, che seguiranno a questo post. Post che ha anche un altro scopo:

DAL MIO CUORE: BUONA SETTIMANA, AMICI ED AMICHE!!!!!

Marghian

COMMENTANDO HO RICORDATO…CHE SCRISSI UN RACCONTO!

SI, AMICI, FU UN …PECCATO DI GIOVENTU’!

“EXPLORER-ONE”

/*******/

*AVETE presente i racconti di URANIA? ECCO, IN QUELLO STILE, quando ero alle medie, scrivevo..dei racconti brevi.

Ne scrissi uno,  lungo, quando avevo trent’anni-ventinove, ad essere piu’ precisi-.

“Explorer one” *parlava di un vuiaggo * tipo  spedizione “NASA”, dove il protagonista (cosi’ iniziava il racconto) *era in procinto di partire per A. Centauri Tutto iniziava  con ” una scena familiare, in una mattina di vita quotidiana, dove lei: “caro.devi andare  alla base, e’ tardi..” ed egli a lei: “Cara, chidero’ qualche giorno, prima degli intensi allemamenti per la spedizione….voglio stare con te piu’ a lungo che posso…..” Egli sarebbe partito, un viaggio di 85 anni-l’astronave, a proplusione nucleare,  era capace di viaggiare ad 1/10 della velocita’ della , 40 anni per arrivarci…5 anni li’ e…altri 40 anni per fare ritorno….

Lei, con  la “animazione sospesa” (nella quale ella poteva vivere una realta’ virtuale tipo “matrix” e..connettersi con lui, a sua volta “ibernato”)…un sistema automatico avrebbe “svegliato” l’equipaggio-12 persone- due mesi prima dell’arrivo..li’, vicino alla stella A centauri, qualche anno prima…venne scoperto un pianeta, ritenuto dagli scienziati quasi sicuramente identico alla Terra e  per questo adatto alla vita.

*Sul pianeta…*Alieni indigeni selvaggi, simili a noi, “pelle tipo nero africano” ma….colore azzurro scuro”, animali e piante nolto simili alle nostre….ma gli uomini erano governati da un..computer, che se ne stava li’, celato nelle viscere del pianeta, e protetto da un forte campo di energia….un computer-ovviamente diversissimo da come li conosciamo noi- di forma cubica, che appariva come un grosso  “monolito nero, impenetrabile. La macchina fu costruiti da “loro antenati evoluti”, ma ebbe sugli uomni il sopravvento..e da buon  “grande fratello” aveva dominato quella “razza umana”…della quale erano rimasti solo tre milioni di individui “allo stato selvaggio”, ed immemori del loro passato, della loro grande civilta’, di cui restavano delle poderose rovine abbamndonate, avvolte dalla fitta vegetazione.

Il…. “computer”  non era “solo” ma…era “a capo” di milioni di altre macchine che divennero capaci di “autocostruirsi”-pensate ad un robot della Fiat..che in effetti “costruisce altre macchine o parti di queste—esattamente *cosi’, ma “quelle macchine erano… molto piu’ brave…che pattugliavano e controllavano continuamente  quelle giungle, quele spiagge, quei deserti, quelle citta’ disabitate….alcune di queste volavano  …come uccelli minacciosi  sopra la terra ed il mare..di quel pianeta.

I protagonisti ci misero del tempo a capire, li vedevano come grossi uccelli, o come delle  “strane nubi”.

Dopo diverse vicissitudini che non sto’ a raccontarvi-che meppure ricordo bene!-,  la “capomacchina” fu distrutta perche’..un vecchio “della stirpe estinta”, che viveva “da eremita”, * sapeva, e disse loro cose tipo “farte questo….quest’altro…dite queste sillabe…e’ un codice, e il campo magnetico che la protegge si allentera’, e potrete sabotarla, asssorbire una parte la sua immane conoscenza, che venne a noi sottratta,registrandola sui vostri supporti di memoria…..saprete di noi, della nostra storia, e…capirete”.
I “selvaggi”, che erano stati “cibo”-i metalli presenti nel loro sangue e l’energia psichica e cerebrale…”li avrebbe “potenziati” erano liberi…ma spaesati.

Intanto il protagonista seppe che..sua moglie mori’-un attentato distrusse la “camera dei dormienti” dive ella riposava. Ella, dentro quel “matrix” seppe da lui molte cose..ma ella ad un certo punto gli disse : “disconnetti”, e riposa serenamente…..cio’ che sta’ succedendo qui potrebbe stressare troppo il tuo cervello….”.

*Sua moglie morta……con i tre figli nella “stanza dei dormienti”, ed egli, oramai….
*Amici, io resto qui, voglio aiutare questa gente…a rifarsi una vita, una identita’…*

Divenne una sorta di “capo” per loro.
Explore one torno’ sula Terra.. molte pesone accolsero gli astronauti -sei erano morti e lui..rimase li’-. “Altri nostri viaggiatori andranno li’, ma aspettiamo che , anche grazie ad Heran, per noi *eroe davvero “dei due mondi”, la gente di quel pianeta si sia liberata per sempre…dall’apatia schiavizzante in cui ha vissuto per oltre un secolo ed abbia intrapreso un cammino consapevole di civilta’..”.eccetera eccetera (dal commento all’amica Ross)

VI HO RIASSUNTO, IN FRETTA IN FRETTA, QUESTO MIO PICCOLO…

“”PECCATO DI GIOVENTU'”

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Qualche parola su come e quando srissi questa piccola cosa.

Avevo 29 anni, era l’inverno del 1882. Allora facevo l’operaio e, nelle sere davanti al camino, o nel soggiorno, scrivevo qualcosa, mma non piu’ di tanto. Quando non potevo uscire, per via del maltempo , o perche’ me ne volevo rimanere tranquillo, a casa. Scrissi “Esplorer-one” con la penna, su un quaderno, e con il proposito di ricopiarlo con la macchina da scrivere e farlo leggere ai miei amici…senza nessuna  intenzione di “sfondare”, *capirete! *Soltanto, fui preso dalla voglia di scriverlo, per hobby.

Naturalmente, questo e’ importante, ho scritto il riassunto con la “terminologia” di oggi. soprattutto nelle parti del racconto inerenti a “computer”, “realta’ virtuale” e cose che…allora non c’erano, o meglio, non erano conosciute su vasta scala.

Io, gia’ da tempo, quando ero alle scuole medie,  con la mia fantasia avevo immaginato cose tipo “tanti calcolatori collegati fra loro attraverso la linea telefonica o le onde radio”-ecco, allora non potevo scrivere “internet” o”discoconnettiti ” o “mondo virtuale”. Infatti nell'”originale” voi avreste letto: “riemergi da  questa dimensione artificiale” o “interrompiamo la comunicazione”-il protagonista, sul *pianeta usava ancora “quel sisetema”, “addormentandosi” artificailmente e giacendo su un letto dentro un “parallepipedo di vetro” o adagiato su una poltrona, indossando un “casco”…che lo “proiettava” li’, in quella che oggi viene chiamata “realta’ virtuale”.

Infatti-nel racconto- egli seppe da sua moglie “cosa stava per succedere” tempo dopo lo *sbarco sul pianeta, apprendendo poi della sua morte insieme ad altri “addormentati” compresi i suoi tre figli (nel racconto, le “stanze dei dormienti” erano destinate a chi doveva “mantenersi giovane” come i familiari di un astronauta che sarebbe tornato dopo decenni, a coloro che “potevano permettersi, pagando, di “vivere in animazione sospesa” e molte erano “sfitte” e pronte a “salvare della gente” in caso di catastrofi naturali o causate dall’uomo..”quelle pero’ erano in immensi rifugi sotterranei, mentre “sua moglie” dormiva in una di quelle che si trovavano “in superficie)….*sbarco che “avvenne” con una “navetta- scialuppa”, comunque molto grande -conteneva anche le risorse ed  il materiale per la costruzione di una “base  a cupola” per il soggiorno sul pianeta- mentre l’astronave “madre”, che fu assemblata nello spazio….restava nello spazio, in orbita attorno al pianeta, per tutto il tempo che “loro sarebbero rimasti li'”.

Ecco, amici… io gia’, “a fantasia” avevo immaginato cose tipo “web”-calcolatori collegati a distanza-…e perfino il cellulare!!!

Una volta pensai: “Ma questi walkie talkie (radio ricetrasmittenti…forse un domani, avranno una tastiera con dei numeri….un telefono portatile…chissa’!”).

*Per questo leggete di “connessione tra computers” in questo riassunto. Tenevo a scrivervi questo: nell’82 i personal computers non erano diffusi, e internet…si, c’era dagli anni ’70-i militari…”arpanet!”-…ma noi non se ne sapeva nulla. Beh, l’immaginazione e la fantasia sono bella cosa, allora!!

BUON WEEK- END!

Da Marghian-(^_^)-scrittore… *mancato

ANTEPRIMA DI UN RACCONTO FANTASTICO

 
ALLA RICERCA DI IKAN
 
Qualche giorno fa ho iniziato a scricere un racconto fantasy, "ALLA RICERCA DI  IKAN". Si, avete letto bene. Mi sono detto: perché non provare a scrivere un racconto? Ho scritto solo  alcune pagine. Il mio pr"progetto" è di farlo crescer pian piano e pubblicarlo man mano che  la  sua trama sviluppa. Di cosa parla ? " Ikan" è una  leggenda, un mito.  E come tutti i miti, esso spinge alla  sua ricerca ed alla sua  scoperta. E’ sempre  lo stesso identico motivo: trovare la Verità, il senso della vita e la conquista del "bene supremo". Nel mio racconto, "IKAN" è il  "Graal", "l’"El Dorado", La Meta. Come in tanti racconti,  il Protagonista  è alla ricerca, disposto a rischiare la vita pur di trovare la  Suprema verità.  Riuscirà nel suo intento?  Si, riuscirà. E si renderà conto che la verità è molto piu’ vicina a lui di quanto  egli  si  aspetta.  Il racconto evolverà pian piano, proprio come la VERA RICERCA che ognuno di noi , prima o poi, intrapprende.  Dharen,  nuovo Ulisse, parte per la sua avventura.  Seguirlo significa un po’ scoprire noi stessi. INIZIAMO DA QUI.  Ciao.
 
Marghian
MI...semplicemente ♪☕♫

Le belle parole dei saggi e dei poeti di tutto il mondo mi aiutano spesso a dire quello che non so esprimere

Nel giardino segreto

in fondo al cuore di ognuno di noi

VIAGGIO VERSO CIELI LIMPIDI

La vita è bella comunque e a prescindere!

Chi trova un amico trova un tesoro

La vita è il frutto della nostra immaginazione

Pensieri...solo pensieri...

Per alcune persone, i libri fanno la differenza tra felicità e infelicità, speranza e disperazione, una vita degna di essere vissuta e una orribilmente noiosa.Anjali Banerjee♦♦Nel serpente il veleno è nei denti, nella mosca è nel capo, nello scorpione nella coda, nel malvagio in tutto il corpo.

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Amo il vento e tutto ciò che accarezza

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camminando insieme a voi.....

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