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Aspettando i prossimi post: LA SCOPERTA ATTORNO AD UNA STELLA DELLA COSTELLAZIONE DELLA AURIGA DI UN PIANETA IN FORMAZIONE.

Ciao. A’ rieccoci (su questo blog che, poverino, sto un po’ trascurando). Leggete nel titolo del post: “Aspettando prossimi post”, dato che ho lasciato in sospeso ben tre o quattro discorsetti, come la questione Marte su cui ho da trattare delle teorie sulla possibile presenza di vita redidua oggi; e di vita forse complessa se non addirittura intelligente, in un lontanissimo passato. Ultime rilevazioni fanno pensare che Marte avesse oceani e atmosfera densa meno di un miliardo di anni fa (quindi, un lasso di tempo di quattro miliardi di anni belli e buoni in cui Marte ha avuto la sua bella “placenta”: perche questo è, per un pianeta, l’esistenza di una atmosfera densa e di una idrosfera). Altro argomento che ho lasciato in sospeso, la materia oscura. Invero, di questa ho gia’ trattato, lasciando ancora da fare la parte riguardante l’energia oscura. Qualcosa ancora vorrei scrivervi su una teoria alquanto ardita. La teoria della persistenza, nello spazio cosmico, della nostra coscienza. In “pratica”, l’ipotesi di uno scienziato ateo per il quale “l’anima esiste”, ma grazie alla fisica quantistica. Dentro ad ogni neurone esiste una struttura vuota ma che vuota non e’, il nanotubulo, dentro ciascuno di quali ci sarebbero vibrazioni del “vuoto quantistico” che da funzione probabile e indeterminata, “collasserebbe” in forma di memoria, registrando cosi’ ogni esperienza di quella cellula. Le cellule (del cervello e del cervello cosciente- area prefrontale –  lavorano all’unisono, quindi questi “tubuli” vuoti (si fa per dire)  lavorerebbero sincronizzati come una cosa sola (e costituirebbero un cosiddetto “condensato Einstein- Bose” o “oggetto quantico macroscopico”) che, essendo tutto un fatto di vibrazione e “memoria energetica”  , in qualche modo la nostra “persona psichica”  “sopravviverebbe” al supporto fisico. Questa idea di una sopravvivenza della personalità, della coscienza alla morte del corpo, cosa che spero sia,  è come si sa di natura religiosa e filosofica. Ma uno scienziato ateo vouole crederci ,a modo suo. Si tratta di Roger Penrose, fisico quantistico, supportato in queseta strana idea un certo Emeroff, scienziato anestesista;  sono loro i due teorzzatori del’anima “atea”. Okay, per ognuno di questi post, oltre a postare il link della parte precedente, faro’ naturalmente un piccolo riasssunto di questa. Ma veniamo ad “oggi”.

 

GLI ASTRONOMI DELL’OSSERVATORIO EUROPEO AUSTRALE  (ESO) HANNO SCOPERTO LE TRACCE DI UN PIANETA IN FORMAZIONE

Sul titolo di questa notizia, del 20 maggio scorso, ho fatto ieri sera questo video, “nascita di un nuovo pianeta”. Il video consta di alcune immagini che ho preso da un video sulla notizia, e messe in sequenza in modo  da rappresentare una “zoomata” sulla regione della stella “A-B- Aurigae” attorno alla quale il prestigioso telescopio “VLT” (“Very Large Telescope”) che si trova in Cile, ha scoperto strutture che suggeriscono la neoformazione di un pianeta, o di pianeti, in atto. I pianeti, si formano per “aggregazione” di materia soprattutto gas, ma anche detriti di materiali pesanti, che circondano la stella, così come Saturno è circondato da anelli costituiti da gas, frammenti di ghiaccio e roccia. Infatti alcune “Lune”, fra le quali Titano, per dimensioni (quasi quanto Marte) e atmosfera, è un pianeta, ma categorizzata come “Luna” in quanto satellite di Saturno, e la piu’ piccola “Encelado” (piccola ma interessantissima, circa 500 km di diametro, con un “oceano” sotto la crosta di ghiaccio e fenomeni tipo geyser, sbuffi di acqua e, probabilmente, dotata nucleo roccioso;  e altri piccosi oggetti, fra cui i cosiddetti “satelliti pastori”m sono formate proprio in e da questi “anelli”. Altrettanto accade, a livello più macroscopico, per il formarsi di pianeti. Ecco il video. Ci ho fatto anche una musichetta. Non e’ Morricone, ma, va bin…  🙂

NEW PLANET(S?) BIRTH – LA NASCITA DI UN NUOVO PIANETA (O PIANETI?)

Allora, l’articolo comincia con queste parole: “Milano, 20 mag. (askanews) – Gli astronomi dell’Eso (l’Osservatorio Europeo Australe) potrebbero aver trovato le tracce della nascita di un nuovo pianeta. Alcune osservazioni realizzate con il VLT (Very Large Telescope) in Cile, infatti, hanno rivelato gli indizi della nascita di un sistema stellare primordiale intorno alla giovane stella AB Aurigae attorno alla quale ruota un denso disco di polvere e gas in cui gli astronomi hanno individuato una perturbazione, un “nodo” che potrebbe segnare il luogo in cui si starebbe formando un nuovo pianeta.La notizia è stata pubblicata dalla rivista Astronomy & Astrophysics e fornisce indizi cruciali per aiutare gli scienziati a comprendere meglio come si formano i pianeti e sistemi stellari, per capire anche come si sia originato il nostro sistema solare.AB Aurigae è una giovane stella bianca che si trova a 520 anni luce dalla Terra nella costellazione dell’Auriga. La regione in cui si vede il “nodo” giallo e brillante vicino al centro della nuova immagine di AB Aurigae, che si trova a una distanza dalla stella pari a circa quella di Nettuno dal Sole, è uno dei siti in cui gli scienziati ritengono che si stia formando il nuovo pianeta…”.

Okay. conosciamo meglio, la protagonista di questo evento, la “STAR”.

A – B AURIGAE

L’Auriga è una costellazioine facente parte del cielo Settentrionale, ma in viisbile anche dall  dall’Emisfero australe.  E’ definita una costellazione “moderna” che faceva gia’ parte di un catalogo redatto da Tolomeo (secondo secolo dopo Cristo), nome conosciuto  ai piu’ per essere stato il “rivale virtuale” di Galileo -“rivale virtuale” in quanto il primo è nato secoli prima dello scienziato pisano, ma anche rivale virtuale di filosofi della antica Grecia che avevvano capito che e’ il Sole che sta al centro…- – : “la Terra al centro del Sole” (sistema tolemaico, appunto, e aristotelico, su di Aristotele si diceva, e sicuramente fu detto anche a Galileo,  “ipse dixit”, “Lui  lo ha detto”, Aristotele aveva “sempre ragione”, non fu un profeta biblico ma in linea con i profeti biblici o meglio, in linea con i loro successivi interpreti ). Fra le oltre quaranta costellazioni catalogate da Tolomeo, c’e l’Auriga. Tutti conosciamo per nome, la stella Capella che ne è la capostipite, ma maggiore in brillantezza. Particolarmente visibile nei mesi autunnali, la costellazione del’Auriga è, in questi mesi, un riferimento per la localizzazionie di altre costellazioni e stelle. Un vero faro celeste, insomma. Ma non è Capella, a interessarci in questa sede, bensi’ un’altra stella, distante 520 anni luce da noi, denominata A-B Aurigae, dove queste lettere indicano la categoria di stelle di “pre- sequenza principale”, in quanto non entrata ancora a far parte delle stelle che hanno la sintesi nucLeare idrogeno>elio. . E’ già nota la presenza attorno a A-B Aurigae, di un disco di polveri e detriti vari, infatti lessi altrove che “ospita al suo interno dei cospicui addensamenti, che secondo gli astrofisici potrebbero rappresentare le fasi precoci della formazione di pianeti e di nane brune (?! ci arrivo…). Esisterebbe poi anche un compagno lontano della stella, come la storia della nostra stella Nemesi, o del Pianet  X, mai trovati. Allora, se cia’ si sa che A B Aurigae ha questo disco protoplanetario, se gia’ si sa che questa stella e’ ricca di materiali come il calcio e altri elementi, dove sta la notizia? Semplice studio piu’ approfondito, infatti gli astronomi dell’ESO E NON SOLO LORO conoscevano si’,il disco di accrescimento, questa corona circcumstellare, ma in essa hanno visto un “grumo”, l’articolo lo definisce “nodo”. Perche’ questo fa pensare che un…pianeta nascente ci sia. Pianeta, o “nana bruna”.

Ecco, è prematuro sapere se “sra’ maschio o femminuccia”. Scherzo, se sara’ un pianeta (poi, che tipo di pianeta? Come Giove o Saturno? Come la Terra?), o una stella “nana bruna”. Ecco cosa è una “nana bruna”. Nell’aspetto, immaginate un “Giove”, ma dieci volte piu’ grande. E’ infatti un oggetto “tipo stella”, ossia gassoso, non vi si puo’ atterare come nemmeno su Giove; ha il 7 o l’8 per cento della massa del Sole, ma 80 volte la massa di Giove! la massa minima, piu’ o meno, oltre la quale si deve andare affinche’ abbia luogo la fusione del’idrogeno in elio, fenomeno che e’ la “patente di stella”. Mentre, i pianeti gioviani hanno un range di massa da una massa gioviana a 13 masse gioviane. Oltre si hanno le sub -nane brune e le nane brune. Cone si sostentano le nane brune? Allora, le stelle per “sintesi nucleare” e per la contrapposizione della forza gravitazionale: la fusione nucleare tende a fare scoppiare la stella, la gravita’ dice “no..”, e la stella tende a cadere su se’ stessa, e complessi meccanismi di convezione avvengono fra il nucleo dove avviene la sintesi vera e propria e la superficie della stella che “sfoga” in brillamenti, flare-fiammate-, spiculae-zampilli-, macchie – aree “piu’ fredde” di forti campi magnetici, lo vediamo dal Sole. Le “nane brune” invece ubbidiscono ad un meccanismo che fu capito da Lord Kelvin e un certo “Helmoltz” di cui mi sfugge il nome. I due capirono che, stelle di questo tipo traggono energia da una contrazione di compensazione di energia dovute al raffreddamento del “guscio superiore”, tipo “la pelle mi si raffredda, mi contraggo a che del calore le arrivi”.  cosi’ facendo, questo tipo di stelle riesce a sintetizzare elementi quali, ad esempio, il deuterio e, a masse piu’ grandi, il litio. Per inciso, in piccolo anche per Giove succede qualcosa di simile. In dettaglio non so, ma so che Giove da’ piu’ energia di quanto non ne riceva dal Sole. Una stella mancata insomma. Fra l’altro, tra le ormai alcune migliaia di pianeti di altre stelle già belli e formati che sono stati scoperti, i pianeti “stelle mancate” come Giove sono i piu’ numerosi. E i pianeti come la Terra? Sono di meno? No, non sono di meno. I pianeti gioviani sono i piu’ grossi, e disturbano la stella madre, facendola oscillare e oscurandone la luce; e si scoprono quelli piu’ vicini. Un pianeta come la Terra, per giunta alla distanza “giusta”, è piu’ piccolo e la stella madre non ne viene disturbata. O troppo poco, per i nostri attuali mezzi di indagine.

Quindi, attorno a questa stella della Auriga, sta nascendo (almeno) un pianeta, o tipo Giove, o tipo Terra- e sara’ forse con tanto di lune. O nascerà una stella “mana bruna”. Questo è quanto.

CIAO CIAO

Marghian

BUONA SERATA..CON UNA NOTIZIUOLA (scientifica) – Qualcosa di nuovo sulle maree

LE MAREE LUNARI. UNA COSA RISAPUTA DAI NOSTRI PIU’ ANTICHI PROGENITORI

Pur facendo un po’ di confusione (gia’ in vigna, con mio padre, mio zio e qualche loro compare che me ne parlavano, mi accorgevo di qualche inesattezza, ma non volevo turbare la lor “antica sapienza”), i contadini e ancor di piu’ i pescatori, la sanno lunga sulle maree. Ma c’e qualcosa di nuovo.

Ciao. Come faccio spesso, dò una sbirciata veloce alle “news” sul web, Tiscali in primis. Le notizie di carattere scientifico hanno, piu’ di altre,  il potere di attirare in modo particolare la mia attenzione. Così come la Terra attira la Luna, ed è questo l’argomento. Ma la Luna non subisce, nel suo piccolo “attira a sè la Terra, o almeno ci tenta, riuscendo almeno a ruotarle attorno. Di questo si tratta. Ma…(?!!). Capisco il vostro stupore, non è una notizia recente. Posta così in queseti termini, in generale, no di certo. Ma c’è un particolare, e questo ha datoin queste ore alle maree lunari il carattere di “news”, di cose nuove, appunto. Già il titolo dell’articolo (di cui vi riporto qualcosa, come sempre a parole mie), ve la racconta bene:

LA LUNA DEFORMA LA CROSTA TERRESTRE

Lo dimostra per la prima volta una ricerca italiana

Così titola la redazione di Tiscali. Al titolo segue -c’era da aspettarselo- , una nota campanilistica: “Lo dimostra per la prima volta una ricerca italiana”. Okay, vado. Una cosetta prima. Io pensavo di mio già da anni questa cosa. Ma una idea deve essere confermata da esperti se formulata da esperti, figurarsi una mia intuizione giovanile. Pero’ è bello, dai.  Gli esperti a loro volta, devono sentirsi sicuri, con studi e ricerche atte a comprovare, con metodo scientifico, con prove e riprove, se ‘sta cosa è vera oppure no. Anche le scoperte che avvengono per caso (dette “scoperte di serendiping” ) devono essere avallate dalla riproducibilità: se un fatto avviene una sola volta, non è riproducibile, non vale come scoperta (Galileo faceva cadere dei pesi piu’ volte – non dalla Torre di Pisa, ma nel suo laboratorio-) . Quindi, le prove.  Figurarsi pensarlo soltanto.

La questione è questa: conosciamo tutti le maree, che sono provocate dall’influsso gravitazionale della Luna (lasciamo stare gli altri influssi di Selene, che di scientifico hanno poco) e in minor parte del Sole pur se questo ha un milione – o più, o quasi – di volte più massa, e quindi molta più gravità della Luna, gravità che altro non è che la curvatura data allo spazio – tempo circostante dalla massa di un corpo, ma dista quattrocento volte di più della Luna, ed ecco che la Luna, seppure più piccolina, essendo a noi più vicina, la fa da padrona. La Luna gira intorno alla Terra. So che lo sapete 🙂  ma va considerato che la sua orbita giace su un piano che quasi coincide con quello dell’orbita della Terra –e degli altri pianeti – attorno al Sole, ne differisce solo di una inclinazione di 5 gradi circa, e  senza questa differenza avremmo eclissi di Sole e di Luna tutti gli anni mentre invece le eclissi, di tutti i tipi, avvengono durante il ciclo di saros di 18 anni circa; sappiamo che la Luna, nel girare intorno alla Terra, “attira un po’ a se'” l’acqua dei mari, e dei fiumi e dei laghi ( cosa poco avvertita dal senso comune, in un laghetto, ma c’è, e pesci e pescatori da fiumi e laghi se ne accorgono).

Okay, fin qui nihil novum sub sole, niente di nuovo sotto il Sole – caso di scriverlo- ; ma ora si è scoperto per certo che …anche la crosta terrestre, e in parte l’interno della Terra, subiscono deformazioni tipo le maree, pur se non ci gira la testa perché il pavimento si solleva. Succede, questo, ma per via delle scosse sismiche – dovute, a quanto pare, anche alla attazione della Luna. Ecco il punto; il moto della Luna, con la sua attrazione gravitazionale, agisce sulla “tettonica a zolle” della Terra; le masse continentali quindi, si spostano anche per via della Luna. “Anche”, senza la Luna tali spostamenti non sarebbero nulli. Su Venere sono state trovate due grosse antiche masse continentali, che sicuramente non erano, o non sono, del tutto ferme, pur senza l’influsso di un grosso satellite come il nostro. La Terra inizialmente girava attorno a sè stessa in se o sette ore. La Luna la ha rallentata (non c’e nella notizia che ho letto ieri, ma lo so da altre letture), per marea,  e per un altro motivo detto “conservazione del momento angolare”, la Luna ha dovuto allontanarsi, e ancora lo fa, di qualche centimetro all’anno. Un miliardo di anni fa avremmo visto una Luna grande almeno quattro volte- in apparenza- la Luna di oggi. Una bella coincidenza (?!):  la Luna è quattrocento volte piu’ piccola, in diametro, rispetto al Sole; ma è quattrocento volte piu’ vicina. Per questo, le eclissi di Sole.

le forze mareali sono una potenza,  il centro di equilibrio non è al centro della Terra ma nel cosiddetto “centro di massa”, quindi la Terra ha un “impercettibile” movimento a trottola, e grazie alla Luna, l’asse terrestre punta via via verso un punto diveso del cielo (all’epoca degli Egizi avevamo un’altra “stella polare”), i segni zodiacali non sono sempre gli stessi (astrologi, oroscopi e credenti in essi sono fermi a 2200 anni fa, quando l’Ariete era davvero Ariete, il Sagittario davvero Sagittario, ora non piu’…), e fra 25 mila anni riavremo la stessa stella polare di adesso. Normale che una tale forza- pensavo- non coinvolgesse solo il livello del mare.

Orbene la Terra, in questo modo così sollecitata, si tiene in vita, in senso geologico, vulcanologico, tettonico. E la vita stessa, ne abbisogna. Senza la lava, senza i vulcani, forse non avremmo atmosfera e mari (parte acqua eruttata dai vulcani, parte acqua arrivata dal cielo  in meteoriti e comete). Quel centimetro all’anno di allontanamento- avvicinamento (anche, l’Italia si sta avvicinando alla Penisola Balcanica, la Sardegna è partita dalla “Francia-Spagna” e va verso lo stivale, che le sfugge andando ad Est) delle terre emerse; senza la Luna sarebbe diverso, per dirla in parole povere.

Questa notizia della conferma del coinvolgimento della crosta terrestre nei processi mareali, racconta il servizio di Tiscali, ci viene da una rivista scientifica, con un articolo curato da ricercatori dall’Università “La Sapienza” di Roma.

Sono stati rilevati dati da satelliti di geo localizzazione di sistemi come il GPS, il sistema di satelliti europeo “Galileo”, e di un’altra “famiglia di satelliti” di cui ora mi sfugge il nome capaci insieme “di misurare la velocità tra le placche anche tra stazioni a migliaia di chilometri di distanza”, dice l’articolo su Tiscali.

A queste attente rilevazioni è notevole il contributo della Agenzia Spaziale Italiana, che ha a Matera un centro un “centro studi di geodesia spaziale” , che ha fatto un percorso storico di venti anni, arco di tempo necessario per un confronto considerevole.

Sono state notate delle lente oscillazioni del suolo terrestre, concentrando l’attenzione soprattutto sulle oscillazioni orizzontali (corrispondenti a frequenze basse dei rilevatori) , certificando così la presenza di “maree solide”, così gli scienziati chiamano questi cambiamenti dovuti alla Luna (in analogia con le maree …acquatiche che conosciamo). Le maree solide muovono il suolo sia in orizzontale che in verticale, anche in misura di decimetri.

Questi servizi internazionali, cui contribuisce l’Asi attraverso il suo Centro di Geodesia Spaziale di Matera, hanno accumulato serie storiche di dati su periodi lunghi almeno 20 anni, necessarie per svolgere questo tipo di analisi. I ricercatori si sono concentrati sulle oscillazioni orizzontali del suolo e in particolare su quelle di bassa frequenza. Le maree solide muovono infatti il suolo sia sulla verticale che sulla orizzontale di diversi decimetri.

Gli esperti hanno dato particolare importanza alle oscillazioni orizzontali indicate da basse frequenze, perché’ sono quelle che interessano lo spostamento delle zolle – su cui poggiano i continenti. Si è capito quindi il nesso fra queste “maree solide” e lo spostamento delle placche.

Concludendo. La Luna contribuisce a mantenere attiva la Terra. Girandole attorno, la scuote, agitandone le parti solide e le parti liquide, come la lava sotto la superficie, e l’acqua. Sotto la crosta terrestre, ce’ acqua *cinque volte quella che vediamo in superficie (anche su Marte, stessa proporzione. Che l’universo lavori su certi standard? Che nulla avvenga per caso?).. La crosta terrestre è una spugna. Quindi, i mari e le terre sono mosse dalla Luna. Senza la Luna la Terra non sarebbe così come è. Forse noi non esisteremmo. Ma un momento; questo non significa, come piaci a molti bigotti della scienza e della religione, che se un pianeta non ha una luna che gli gira attorno, la vita non sia possibile. Sarebbe appunto come dire che siamo soli, come a molti piace.

Appunto: “dove troveresti un pianeta che ha una bella Luna che le fa da bilanciere, una Luna delle giuste dimensioni, alla giusta distanza dalla Terra,, con la giusta massa e la inclinazione dell’orbita? Anche per questo la Terra è unica”, dicono cose del genere i negazionisti della universalità della vita (“Venere e Marte sono pianeti morti, anche perché non hanno la Luna come noi…”); e questa cosa della Terra così rara, unica, io non la bevo. Ho da imparare, ma so che i pianeti  sono miliardi. E forse, le leggi della vita, e della natura, sono universali. Non lo penso soltanto io.

Ciao ciao 🙂

 

Marghian

QUI, DA UN PO’, SONO FERMO. FACCIAMOLO GIARARE UN PO’, QUESTO BLOG, VA’…. – SASSI CHE VOLANO IN CIELO, PICCOLI E GRANDI. UNO DI QUESTI, PICCOLINO. Ma grande, come una casa…

Ciao. Ho lasciato in sospeso l’argomento “materia oscura”, su questa bella storiella,  sto seguendo le “cronache” e gli sviluppi- ed inviluppi- perche’ le novita’ sono tali che, poco dopo, non sono piu’ novita’ anzi addirittura, sono contraddette e smontate da altre novità. i parla di una nuova particella che la costituisca, l’assione. Spodestata la particella Wimp. Non si capisce se la materia oscura, a quanto sembrerebbe, esistesse prima del Big Bang- allora belli miei, il tempo non inizia nel big bang, nulla puo’ esistere in un non tempo. O forse si’…(???!!), o il tempo non esiste e ciò che chiamiamo tempo e’ solo il passare da una bolla di universo ad una piu’ grande – che contiene “l’istante-fotogramma” successivo”, e qualcosa ancora non chiara. Che non sia chiara a me, okay, ma sul campo delle incertezze se la giocano fior di scienziati. Okay, riprendero’ l’argomento con calma. Intanto, occupiamoci dei sassi che girano in queste settimane vicini alla Terra. Uno, molto piccolo, ci ha salutati oggi. Eccolo.

E QUELLO GRANDE?

NON E’ FRA I PIU’ GRANDI FRA GLI ASTEROIDI CHE CI PASSANO VICINI

MA E’ GRANDE (forse) COME IL MONTE BIANCO

Bello, vero? Non si tratta dell’steroide in questione, ma di un vero asteroide, non un dipinto

QUESTO CI SFIORERA’ IL 29 DI APRILE.

Fortuna che in questo caso, la parola “sfiorare” non è da prendere alla lettera, ma in senso relativo. Fortuna davvero, è grande forse come il Monte Bianco. Andiamo nei dettagli. In ordine.

IL SASSOLINO “PICCOLO” DI OGGI

2020 GH2 è il suo codice fiscale, classe asteroidi NEO, cioè di quelli che passano vicino (near) alla Terra (Earth) nella loro orbita (Orbit). E’ grande, come vi ho anticipato, come una casa, un bel sassolino di dimensioni dai 13 ai 30 metri di diametro. E’ passato a poco meno di 360 chilometri dalla Luna, la quale Luna mediamente sta distante 485 mila chilometri , nel suo avvicinarsi alla Terra e allontanarsene da 360 mila a 406 mila circa, tra perigeo e apogeo.).

Le dimensioni dell’asteroide sono giudicate modeste dagli astronomi, i quali ci tranquillizzano dicendoci che, sotto i 140 metri di “diametro” (la media fra larghezza e lunghezza, dato che gli asteroidi hanno forma irregolare..), mentre sono considerati rischiosi gli asteroidi che si avvicinano alla Terra a meno di sette milioni di chilometri, purché’ abbiano però un diametro superiore ai 140 metri.

Quindi, questo asteroide, stimato fra i 13 e i 30 metri, pur cadendo, si sarebbe sfaldato nell’attraversare l’atmosfera mentre, quelli che hanno dimensioni notevoli, esempio 160 o 200 metri di diametro, sono troppo grandi per disgregarsi del tutto, e ci va bene se la struttura non è compatta (struttura compatta o aggregazione di pezzi più piccoli, sono le caratteristiche possibili degli asteroidi); inoltre, le leggi sulle orbite fanno volare questi grossi asteroidi a 7,8 km al secondo, una velocità tale che forse non darebbe al sasso “il tempo” per toccare il suolo.

Pensate, decine di migliaia di tonnellate di materiale meteoritico cade sulla Terra ogni anno, e non ci accorgiamo, se non qualche volta. In trentino, una volta, un meteorite sfondò il tetto di una cascina in campagna. L’oggetto è stato scoperto qualche giorno fa da astronomi dell’Arizona, Con loro grande gioia. Ha detto uno di loro, un certo Masi, italiano: “questi passaggi ravvicinati sono una opportunità, dal momento che ci permettono di osservare nel dettaglio quella componente più piccola, in termini di dimensioni, della famiglia degli asteroidi, rendendola accessibile ai nostri strumenti per uno studio più approfondito”.

IL SASSO PIU’ GROSSO

Qui, le cose cambiano un po’. Anche se comunque, possiamo stare tranquilli, abbiamo problemi interni più pressanti, come sappiamo. Allora…

29 aprile, data del prossimo passaggio ravvicinato di un asteroide, un evento ritenuto importante dagli scienziati. Anche questo è uno di quelli che intersecano o quasi l’orbita della Terra (questi steroidi NEO sono tenuti sotto osservazione, e ben studiati; non comporta rischi per noi, ma sono interessanti le sue dimensioni. La Nasa, nelle persone incaricate dello studio dell’asteroide, valutano le sue dimensioni in un range che va dai due ai quattro chilometri. Come il Monte Bianco, appunto, se è giusta la stima massima.

Non è una scoperta recente, questo molte bianco spaziale, ma il 12 marzo del 2009 ci passò vicino (sempre alcuni milioni di chilometri..). Ha fatto il suo giro, e il prossimo 29 aprile, ripeterà “l’inchino”. No, non ci porterà’ male la rima con Schettino, dato che ci “sfiorerà'” tra virgolette, passando a circa sei milioni di chilometri dalla Terra. Ma è vicino, pensiamo ai 200 milioni di chilometri che ci separano da Marte, ai 150 milioni di chilometri che ci separano dal Sole. E’ un sorvegliato speciale, l’steroide targato 52768 (1998 OR2), tanto che l’ente che se ne occupa, è detto “centro studi sugli oggetti che passano vicino alla Terra”, “Center for Near-Earth Object Studies (CNEOS) della NASA.
C’è asteroide e asteroide, l’steroide Eros, anche esso un “NEO”, è lungo 36 chilometri e largo 12, e sul quale si posò dolcemente per caso (???!!), una sonda. Ah, sarà visibile dall’Italia, forse anche a occhio nudo, come una stellina che si “sposta” sullo sfondo stellato.
Vorrei scrivervi sul progetto fantasioso di usare una STAZIONE LUNARE, in seno gateway project per lanciare eventuali razzi e sonde anti- asteroide, ma mi sono già dilungato così. Magari, in un ‘altra puntata.

Un’altra cosa ancora. In futuro, dovesse capitare un impatto quasi sicuro, NON sarà come nei film, un appello ad alta voce: “si dirige verso di noi, ma state tranquilli, lo distruggeremo…”. Non ci sarà bisogno di arcobaleni e striscioni con scritto “andrà tutto bene”, né di urla e canti dai balconi “sconfiggeremo l’asteroide..”. Credo che ci verrà detto, qualora capitasse, “a cose fatte”, e dopo molto tempo. Non dopo qualche mese. Forse mai. “E la prossima volta, ce la faremo?”. Credo che questo dubbio di massa, sarà evitato. La paura è cattiva consigliera. Ce ne stiamo accorgendo….

CIAO

Marghian

E L’INTERVALLO, SU QUESTO BLOG, CONTINUA. Ma non voglio che sia un intervallo inattivo. E allora…NUVOLE ED ACQUA SU UN PIANETA DIECI VOLTE PIU’ GROSSO DELLA TERRA

Ciao. Devo continuare il discorso sulla materia- energia oscura, con una seconda parte. Passera ancora qualche settimana, e cosi’, a continuazione di questo intervallo, scrivo qualcosa. Qualcosa di diverso dai discorsi imperanti in questi giorni.  Si scrive tanto- ed è anche giusto – del coronavirus, e di risvolti annessi e connessi di vario tipo (soprattutto sociopolitico e psicosociologico, non solo virologico), e io, mentre ubbidisco alla regola di stare a casa (ma non tutto il giorno, prima delle 18 il caffè al bar, lo prendo, ma soprattutto al mattino verso le 10, di mattina è di turno una ragazza, *figge 🙂 – cioe’ una ragazza davvero *deliziosa, *gentilissima, *a modo; poverella, ha il giorno libero solo di mercoledi’…-Nei nove anni in cui anche io avevo un solo giorno libero, e mai di festivo come lei, parlavamo molto del nostro “problema comune”), vi scrivo su qualcos’altro.

Qualcos’altro di molto lontano da noi: di un pianeta i cui ipotetici alieni, venendo qui alla velocità della luce, impiegherebbero ben 124 anni. Ma..ci saranno virus lì? La scoperta di virus, mettiamo su Marte, sarebbe più importante fra l’altro, della scoperta di batteri. Immaginate una scena, nella prima missione esplorativa umana su Marte: “Guardate, dentro questa roccia che ho spaccato con il martelletto (la speleologia marziana, che bella cosa. Quando sarà?! Non so dove si arriverà, con i robottini…), questi sono batteri…anzi, forse c’è dell’altro, fatemi usare un attimo il microscopio laser portatile? Sono virus! Ci sono anche fossili di virus!”. – “Virus? Ma..allora?”-. Allora c’è o c’è stata anche vita complessa qui, perché’ i virus hanno bisogno di un organismo ospite, più grosso dentro cui annidarsi ed a cui attingere, il batterio no, non necessariamente….”.
Okay, lasciamo stare gli astronauti alla loro FUTURA scoperta su Marte, e veniamo al pianeta oggetto di questo post.

NUVOLE DI ACQUA, E ACQUA IN SUPERFICIE, SU UN LONTANO PIANETA

non le solite nubi di monossido di idrogeno e ammoniaca, come su Venere

ACQUA – E NUVOLE DI ACQUA SULL’ESOPIANETA K218b-

A 124 anni luce dal sistema solare c’è un pianeta che può essere della categoria da poco istituita dei “sub nettuniani”, pianeti poco più piccoli di nettuno ma con le stesse caratteristiche (gas di vario genere e nucleo di ghiaccio e ancor più sotto, di roccia), o alla categoria delle “super terre”. Una super terra è un pianeta dal diametro due o tre o quattro volte maggiore del diametro della Terra ma simile alla Terra per: crosta rocciosa, mantello di magma, nucleo esterno di roccia fusa, nucleo interno di ferro-nichel e forse, come al centro della Terra, una bella sfera di uranio radioattivo (tanto maledetto giustamente ma, nel centro della Terra, guai se non ci fosse! e’ una sorta di “motore” per il pianeta

Ecco, alcuni studiosi più ottimisti di altri propendono per la “super terra”, mentre appunto altri pensano ad un “nettuno in miniatura” (metano, idrogeno e elio, ammoniaca, per migliaia di km in profondità, fino a un probabile nucleo solido.
Abbiamo, a 124 anni luce un mondo alieno – dire l’ennesimo- che sta incuriosendo gli scienziati, perché’, se si tratta di una super terra, e sembrerebbe, ci sono forse le condizioni atte ad ospitare la vita, e forse non solo quella batterica e microscopica in genere. Cosa lo fa pensare? La solita presenza di acqua liquida in superficie, “elemento base” su cui nuotano gli elementi della vita, e si abbracciano, si uniscono a formare proto cellule, cellule, aggregazioni di cellule, etc., come è avvenuto e avviene qui sulla Terra.
Vediamo come stanno le cose: Il pianeta è stato scoperto nel 2015 dalla sonda- telescopio “Kepler “(ecco perché cominciano per K i pianeti scovati dalla sonda), targata Nasa. Orbita intorno ad una stella del tipo “nana rossa” stelle grandi un decimo del Sole ma sono molto numerose e longeve: una stella appunto piccola e “fredda” andando ad irradiare appena qualche centesimo della radiazione e calore del Sole. Ma il pianeta sta molto vicino alla stella, e riceve quindi abbastanza calore.

Il pianeta ha un diametro circa due vote e mezza quello della Terra ed una massa di nove volte (intendiamola, la massa, convenzionalmente come “quantità di materia”, invero è altro, è la capacità di una particella di interagire col campo di Higgs, e nasce dal mondo quantistico e si manifesta macroscopicamente con il “peso” ma di fatto con la gravità, anzi generando gravità, ossia “piegando” lo spazio-tempo…) maggiore: su una gigantesca bilancia, K2-18b peserebbe nove volte quella del nostro pianeta.

K2-18b ha già fatto parlare di sé nel 2019, dopo la scoperta di vapore acqueo nella sua atmosfera, ricca d’idrogeno.
Un gruppo di ricercatori di Londra è convinto che il pianeta sia adatto alla vita, e ha stilato in tal senso il suo identikit, pubblicato su una prestigiosa rivista di settore,”The Astrophysical Journal Letters”.
Ecco l’identikit: Il pianeta orbita attorno alla stella nana rossa (meno di un decimo, o un decimo del diametro del Sole, da 0,08 a 0,8 volte, questo il range), nella fascia detta “goldilocks”, ossia “zona riccioli d’oro, ove un pianeta può ricevere “giusta” energia e “giusto” calore, avere temperature con excursus non eccessivi, e poter indi avere una atmosfera simile alla nostra nonché’ acqua liquida in superficie. Perché’ ci sia acqua liquida infatti è d’obbligo che ci sia anche una pressione atmosferica adegata. Su Marte oggi (questo “oggi” è fondamentale: due miliardi di anni fa forse Venere Terra e Marte erano indistiuguibili per atmosfera, acqua e forse vita) , la pressione è di soli 5, 6 centesimi della unità di pressione atmosferica terrestre, il “bar” (dal greco “barion”, “pesante”). Sulla Terra la pressione infatti è di circa un bar. E meno male, altrimenti niente caffè…- a parte gli scherzi , è fondamentale per la vita come noi la conosciamo; oltre ad esserlo anche il tipo di componenti della atmosfera e la struttura geologica del pianeta, i dinamismi geofisici e quant’altro.

I ricercatori hanno analizzato i dati su K2-18b e, dopo simulazioni al computer, il team di Londra è convinto della presenza di idrogeno nell’atmosfera del pianeta, pari addirittura al 6 per cento della sua massa. Occorrono comunque nuovi dati, e la “prova del nove” ci verrà data dalla futura missione del telescopio spaziale James Webb, il “figlio” di “Hubble”, che nel 2021 verrà lanciato.

Per sapere se K2-18b è davvero un mondo ospitale per la vita, occorreranno però nuovi dati, come quelli del futuro telescopio James Webb, targato Nasa, Esa, Csa – Canada.
Okay, chiudo con le parole di Giusi Micela, dell’Osservatorio astronomico di Palermo dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf): “questo studio conferma la presenza di vapore acqueo nell’atmosfera di K2-18b, e non esclude la possibilità che ci sia acqua liquida anche in superficie.

Ma i dati non sono ancora sufficienti per averne una conferma”. Sono pianeti di altri sistemi solari, e anche solo un indizio (per ora le osservazioni sono indirette, ma le caratteristiche spettroscopiche delle curve di luce”, ai bordi, rivelano degli elementi. Un mero esempio: se lo spettro “esterno” da sul verdastro, “è ossigeno”, o “idrogeno” o “ammoniaca” od altro. Questo è importante. E’ la spettroscopia che ci permette di sapere con certezza che gli elementi, nell’universo, sono ovunque gli stessi. Non solo per i pianeti e le loro atmosfere, ma anche per nebulose, ammassi di stelle e pesino galassie lontane: sappiamo di che cosa sono fatte, se abbondano di metalli, di acqua od altro. Non ci sono altri elementi da scoprire. Si e’ arrivati in laoratorio all’elemento Unumpenthium” (elemento 115, 115 protoni e- forse 115 neutroni; i primi – il numero atomico- danno la “impronta” dell’elemento, l’ossigeno ad esempio ha otto protoni,  il carbonio sei, l’idrogeno soltanto uno,l’uranio ha 93 protoni – e 93 neutroni se è allo stato naturale; se, se ne ha in piu’, abbiamo gli isotopi radioattivi ,l’atomo è piu’ instabile,  qualche neutrone “scappa”, e si hanno le reazioni a catena).

L’osservazione di pianeti extrasolari o esopianeti è per ora solo indiretta, e verte solo su pianeti troppo grandi o troppo vicini alla stella madre. NON siamo ancora in grado, puntando su una stella come il Sole, di vedere un pianeta come la Terra a 150 milioni di chilometri dal suo “sole”. Ma è questa la grande frontiera: i pianeti come la Terra sono miliardi, solo che non li vediamo ancora.

CIAO

Marghian

MARTE: ANCORA CONFERME DI POSSIBILE VITA PASSATA

ANTICO LAGO DENTRO UN CRATERE


Ciao.  L’immagine che vedete è la raffigurazione di come doveva presentarsi circa 3 miliardi di anni fa un lago su Marte. Precisamente un lago dentro un cratere, denominato gale, sito dello sbarco del rover Curiosity nell’agosto del 2012. Uno degli obiettivi primari della missione con il rover Curiosity è scoprire proprio se c’è stata acqua, e come l’acqua sia letteralmente scomparsa dalla superficie di Marte (in gran parte evaporano, in parte assorbita dal sottosuolo, a mo’ di spugna. Uno studio recentissimo pubblicato su una importante rivista scientifica di geo scienza naturale, studio condotto da scienziati nientemeno del Caltec (Californian Institute Of tecnology ) di Pasadena in California. Cosa ha rivelato questo studio? Sono state trovate forti concentrazioni di solfuri- cioè sali di zolfo nei sedimenti (i sedimenti sono strati di roccia depositatesi in milioni di anni), risalente a un periodo geologico marziano compreso fra i 3 e i 7 miliardi di anni fa. Questi sali di zolfo sono la spia, dicono i ricercatori che hanno condotto lo studio, di una passata presenza di acqua in abbondanza su Marte.

Come mai oggi però Marte ci appaia arido e senza acqua liquida in abbondanza (dei rivoli sì, sono stati visti, scendere dai declivi di dirupi e di crateri, acqua che si mantiene liquida alle bassissime pressioni atmosferiche di Marte per un certo tempo, forse ore, grazie alla presenza di sali, in specie perclorati).
Lo studio viene in manforte alla scoperta un anno fa di un antico lago di acqua salata che si trova sotto il suolo, a un chilometro e mezzo di profondità sotto il polo sud di Marte. Su questo avevo scritto un post, a proposito della scoperta di questo lago salato sotterraneo (ove l’acqua c’è, oggi..), scoperta fatta con la missione Mars Express dell’ESA (Agenzia Spaziale Europea), e proprio grazie al radar costruito in Italia, dal il radar Marsis.

Come ho scritto qualche settimana fa riguardo a Venere e Marte, sia “la Stella del mattino e del Vespro”, Venere, sia Marte, in un lontano passato erano molto simili alla Terra, con climi e ambienti adatti alla vita come noi oggi la conosciamo. Oggi si pensa che la vita su Marte ma anche su Venere possa essere presente in forma di batteri che resistono a condizioni terribili per gli organismi complessi. Se questi organismi sui due pianeti o su uno di essi venissero scoperti, mentre ora siamo “fermi” ai mattoni della vita, ai suoi precursori, a materiali organici e prebiotici, resterebbe da capire se ‘sti microbi sono stati da sempre le sole forme di vita o, io credo e spero, un residuo di una vita complessa ormai estintasi per la scomparsa dell’acqua liquida in superficie e per la alterazione delle atmosfere dei due pianeti: volatilizzazione dell’aria per Marte, evaporazione degli oceani trasformati in grandi quantità di anidride carbonica nella densa atmosfera di Venere, talmente densa che su Venere è come stare sott’acqua a 900 metri di profondità, non contando le temperature infernali. Su Marte, oggi, la pressione atmosferica è invece di qualche decina di millibar, un centesimo della pressione della atmosfera terrestre. Sulla Terra la presione media della atmosfera e’ di un bar –e meno male, altrimenti niente caffe’…  🙂

Mi piace pensare che su Marte – e su Venere un tempo, ci fosse una atmosfera non troppo densa ne troppo rarefatta, diciamo una atmosfera di qualche bar. E ragazzi e ragazze, insieme a prendere il caffe’. E con questa cazzata, ma spero non del tutto tale, finisco  🙂

E DATA L’ORA, BUONA NOTTE

CIAO

Marghian

PILLOLE DI SCIENZA – E DI CURIOSITA’

Ciao. In queste sere non trovo tempo per i blog,  sto facendo compagnia a mia cognata, che domani parte su a Torino dai figli. Fra poco andro’ da lei. Vi lascio questa cosetta, anche per salutarvi.

ORO DALLE STELLE

Okay , leggete anche la “scheda” sotto. Ciao 

Sapevo già di questa cosa. Una simulazione con un supercomputer avrebe “confermato” questo: che i materiali piu’ pesanti dei gas idrogeno, elio, litio, si formano all’interno di gigantesche stelle destinate esplodendo a disperdere del materiale. Per questo esistono asteroidi, comete, pianeti con tutti i loro metalli, sintetizzati dalla fortissima “pressione” di stelle massicce.

Ciao. Qualche sera faho letto una notiziuola, su “Tiscali Scienza”, sapete, di quelle che mi vado a cercare, quando ho tempo, e che dice che “tutto l’oro , il platino, e altri metalli preziosi vengono dalla collisione fra stelle di neutroni (come nel 2017 quando vennero rilevate le onde gravitazionali dovute all’evento); o ancora, dalla esplosione di una supernova di trenta masse solari. Simulazioni con un super computer avrebbe rivelato questo. Scoperta l’acqua calda. O meglio, l’oro giallo, dato che ormai si sa da decenni, che i metalli pensanti, pltino oro argento, ferro eccetera si sono formati dentro stelle massicce poi esplose, “le supernovae”. Stelle massicce” perche’ ad esempio il Sole, nella sintesi nucleare, poverino, e’ riuscito ad arrivare al litio (il terzo elemento piu’ leggero dopo idrogeno (un protone) ed elio (due protoni), il ltio ne ha tre, e altrettanti neutroni se sono allo stato “naturale” e non di isotopi” (gli “isotopi ” sono semplicemente atomi che, anziche’ pareggaire in numero di protoni e neutroni, hanno dei neutroni in piu’ o in meno ).

CIAO

Marghian

 

 

PIANETI ACQUATICI. PROBABILMENTE ESISTONO, E SONO NUMEROSI E INTRIGANTI – SONO I PIANETI SUBNETTUNIANI

ALCUNE MIGLIAIA DI PIANETI EXTRASOLARI INDIVIDUATI, MOLTI ALTRI CANDIDATI AD ESSERE SCOPERTI- POTREBBERO ESISTERE MILIARDI DI MONDI. MOLTI FRA QUESTI PIANETI HANNO UN DIAMETRO CHE VA DA DUE A QUATTRO VOLTE LA TERRA. SONO I MISTERIOSI MONDI SUBNETTUNIANI. POTREBBERO ESSERE DEI PIANETI GASSOSI NANI; MA PIU’ PROBABILMENTE, ESSI SONO DEI MONDI ACQUATICI, INTERAMENTE COPERTI DA UN PROFONDO OCEANO DI ACQUA, LIQUIDA E GHIACCIATA.

MONDI D’ACQUA

Da ragazzo, intorno ai 20 anni,  fantasticavo che nell’universo potessero esserci pianeti come Nettuno ma che, anziche’ essere ricoperti di metano e ammoniaca, fossero invece ricoperti di acqua di mare. E immaginavo, in quegli oceani, dei cetacei grandi come montagne. In proporzione… 🙂

subneptunian water world.jpg

Un immenso e profondo oceano potrebbe esistere su molti mondi grandi come nettuno

Ciao. Ricordate il film “Waterworld”, con Kevin Costner? La gente che viveva in strutture galleggianti, su vecchie navi, si spostava su moto adattate a scivolare in acqua (motonautica). Pirateria, avventura, fantascienza – l’attore principale, Costner, aveva sviluppato le branchie-. Si cercava, e si lottava, per trovare e per impossessarsi della leggendaria “Dry Land”, “la terra asciutta”, che fu infine trovata. Ora, questi mondi d’acqua potrebbero esistere. Molto probabilmente, esistono. Nel film, la Terra era diventata “acquatica” per via dei cambiamenti climatici e per colpa dell’uomo, una guerra che aveva sciolto i ghiacciai dei poli eccetera. Mentre questi pianeti d’acqua, questi mondi “tutto mare”, se esistono, sono cosi ‘per loro natura. Greta non deve andare lì a mostrare il suo cartello “sciopero per il clima”, lì è così e basta, da sempre. Non c’è un essere come noi, intelligente e incosciente, ad alterare le cose. Non c’è? Non lo sappiamo… 🙂

Allora, nel più generale contesto di cui vi ho accennato, della ricerca e della scoperta di pianeti di varie dimensioni e tipi che ruotano attorno ad altre stelle, ecco fra questi “tipi”, fra pianeti gassosi come Giove, pianeti tipo terra, super terre- grandi circa due volte la Terra-, eccetera, ci sono i pianeti che gli scienziati chiamano “mondi sub nettuniani”, ossia di taglia inferiore a quella di Nettuno, ma superiore a quella della Terra, da due a quattro volte la Terra in diametro (per il volume, se siete curiosi, basta fare “4/3 per Pi greco per Raggio elevato 3”, fare la stessa cosa partendo dal raggio della Terra, fare il confronto e siamo a posto).

Questi enigmatici mondi sono i protagonisti di uno studio di alcuni scienziati dell’Università di Harward, apparso anche su di una prestigiosa rivista scientifica e a cui hanno messo mano anche alcuni astrofisica de Istituto Nazionale di Astrofisica -università di Torino. L’articolo che descrive detto studio reca il titolo “Interpretazione del modello di crescita della distribuzione delle dimensioni dei pianeti”. Traendo le somme, sono alcune migliaia i pianeti extrasolari dal telescopio spaziale Kepler, e moltissimi altri con ancora lo status di “candidati” che attendono di essere confermati. Quindi, abbiamo un vasto campionario di globi, di vario tipo, natura e proprietà. C’è da perdersi; ma non solo per noi “profani”, persino gli scienziati si arrovellano nelle catalogazioni, nei modelli, nelle descrizioni. Oggetti che loro stessi definiscono “impossibili” perché’ per esempio non potrebbero stare su una certa orbita, eppure ci sono, e perplessità di questo genere. Quindi, pianeti come la Terra ma troppo vicini alla stella; la stella è di piccole dimensioni e quindi il pianeta deve essere vicino per essere scoperto, ruota sempre mostrando la stessa faccia alla stella. Altri pianeti che sono come la Terra (crosta rocciosa, mantello di roccia fusa, nucleo esterno, nucleo interno), ma che hanno due volte il suo diametro. “Allora lo chiamiamo super terra”. Poi un pianeta come Giove, con una densa atmosfera di idrogeno ed elio (e forse, se c’è, un nucleo solido ma non si capisce se metallo, roccia, o idrogeno a pressioni tremende come si dice di Giove), e ci sono mondi più grandi anche di Giove. Quelli quasi attaccati alla stella si chiamano “giovi caldi”, per il gran calore che ricevono. E fra tutti questi, i pianeti detti “sub nettuniani”, in via intermedia fra la Terra e Nettuno.

Ma di cosa e come sono fatti, i pianeti sub nettuniani? Non basta dire “due volte e mezzo la Terra”, ma la composizione, gli strati, se lo strato esterno è gas, crosta rocciosa o che altro.

Due sono le teorie sulla loro struttura “intrinseca”: si tratta forse di pianeti nani gassosi (nani perché’ i pianeti gassosi che conosciamo sono grossi, Giove, Saturno, Nettuno) che possono avere nucleo roccioso (silicio, ferro, nichel..) perennemente avvolti da una densa coltre di idrogeno ed elio- ma in misura minore altri gas, persino ossigeno e vapore acque; la seconda ipotesi è bella tosta. I pianeti sub-nettuniani sono forse “mondi oceanici”. Con una struttura sì, rocciosa come la Terra, ma interamente coperti di acqua, sia liquida che ghiacciata (interamente ghiacciata su pianeti distanti dalla loro stella), e/o da una densa atmosfera ove, “certamente”, non mancherebbero le nubi o, quanto meno, il vapore acqueo.

I ricercatori del team per questa ricerca hanno elaborato dei modelli di simulazione informatica basati su massa, diametro, distanza dalla stella (quindi calore), struttura e quindi densità media del pianeta, rotazione (in genere i pianeti scoperti hanno rotazione sincrona perché’ ora possiamo scoprire solo quelli vicini alla stella madre), e altri parametri.

Partendo da questa ipotesi di lavoro (soprattutto da massa e diametro), i planetologi hanno stimato che la probabilità maggiore sia che si tratti di mondi acquatici, più che di pianeti gassosi nani; che la quantità d’acqua su quei possa essere anche da un minimo del 25 ad un massimo del-50 per cento in più della massa complessiva. “Della massa complessiva”. Consideriamo che anche sulla Terra c’è acqua “fusa insieme alla roccia” ben cinque volte di più di quella che vediamo in mari, fiumi e laghi. Anche su Marte, l’acqua “assorbita dal pianeta” è – ho letto…- cinque volte di più di quella esterna in ghiaccio (soprattutto ai poli), nuvole di ghiaccio e vapore acqueo. Ma un “mare” c’è, su Marte. Sotto Marte, è il “permafrost” sotto la sabbia che, se si sciogliesse, insieme all’acqua dei poli, genererebbe un oceano dalla profondità media di 11 metri.

Tornando ai nostri pianeti acquatici, lo studio tende a far ritenere che, fra i pianeti scoperti e quelli “candidati”, qualche migliaio di questi siano mondi acquatici. Quelli possibili, su stelle prese in esame. Nella galassia, sarebbero miliardi, come miliardi sarebbero i pianeti di altri tipi. Compresi quelli come la Terra, alla distanza giusta dalla stella. “Distanza giusta”. Secondo noi. Ma l’universo, forse, ha più fantasia, e non si limita alla nostra scienza.

 

CIAO

Marghian

SCOPERTO (FORSE) UN ALTRO PIANETA NEL SISTEMA DI ALPHA CENTAURI. DI UNO SI SAPEVA GIA’. ORA SI SA DI UN ALTROPOSSIBILE PIANETA, BELLO GROSSO, COMPAGNO DEL PRIMO, ATTORNO ALLA STELLA COMPAGNA DI ALPHA CENTAURI, LA PROXIMA CENTAURI. I DUE PIANETI – SUL SECONDO C’E’ ANCORA INCERTEZZA- SONO PROXIMA b e E PROXIMA c

 PIANETI, NEL SISTEMA STELLARE TRIPLO DI ALPHA CENTAURI: ALPHA CENTAURI  A-ALPHA CENTAURI  B  E LA PROXIMA CENTAURI

-sistema costituito da una stella di tipo solare,piu’ grande,  una vicinissima” nana gialla”  e, piu’ distante , da una stella del tipo “nana rossa”, che è quella che ci interessa.

prox_comparison_sun_with.jpg

In questa scheda che ho preparato, faccio riferimento specifico alla stella Proxima Centauri, che ci interessa circa gli indizi su due pianeti.  Sulla stella doppia  principale “Alpha Centauri A e Alpha centauri B”,  leggere riquadri nella parte sopra, a sinistra.

Ciao. Questa notizia è molto interessante, e proprio perché interessante, ve la racconto. Come faccio sempre, a parole mie, perché fare “copia-incolla” e citare la fonte, non mi diverte molto Oppure, cito anche la fonte, in questo caso “Tiscali”, ma sul testo mi barcameno io. Mi piace di più. Con buona pace della professionalita’, è roba mia 

MERAVIGLIOSO SISTEMA DI ALPHA CENTAURI

-un sistema triplo

alpha c a-b-prox

La prima stella raffigurata, a Sinistra, e’ il Sole, una stella che nella sequenza principale (quella delle stelle “vere e proprie”, ossia con reazioni nucleari idrogeno- elio) è classificata come “nana gialla”. Si’, nonostante in una sua macchia ci sta l’inera Terra, e’ una stella “nana”, rispetto a una betelgeuse che, se messa al posto del Sole, ingloberebbe le orbite dei pianeti, avendo un raggio che si estende  fino a oltre ‘orbita di Marte. Alpha Centauri A è  dello stesso tipo del Sole, una “nana gialla”, seppur piu’ grande; Alpha Centauri B è quasi come il Sole, piu’ sull’aranncione (sequenza principale: “nana arancione”) . Osservate la proxima, rossa, molto piu’ piccola, distante da Alpha A e Alpha B 2mila miliardi di chilometri. E’ una interessantissima “nana rossa” Le nane rosse sono le piu’ numerose delll’universo, e quelle che vivono piu’ a lungo. Importantissimo, perche’ un pianeta “suo figlio”  ha piu’ tempo per sviluppare, per evoluzione, forme di vita complesse mentre, in una stella “gigante” un pianeta potrebbe non averne il tempo- stelle giganti hanno un ciclo vitale di qualche decina o centinaio di milioni di anni. Lo “stadio finale”di una nana rossa, e’ quello di “nana blu”, non ancora osservata. Il Sole finira’, dopo avere espanso gli strati esterni come “gigante rossa”,  come “nana bianca”, delle dimensioni della Terra, e poi nana nera (tipo di stella “morta” teorizzata e come la nana blu non ancora osservata-la nana nera non è chiramente da  confondere col “buco nero”, che e’ invece il prodotto del collasso finale del nucleo di una stella enorme, avente piu’ di tre volte la massa del Sole).

Il sisetma triplo di Alpha Centauri è distante 4,3 anni luce. In vicinato, se si considera che dal centro della galassia il Sole ed Alpha Centauri distano  26 mila anni luce, e la “girandola” della galassia ha un diametro di 100 mila anni-luce. Un universo-isola. Le isole sono 2000 miliardi…

Chi non conosce Alpha Centauri? E’ il sistema stellare a noi più vicino, per qualche “vicina” significa in astronomia: quattro anni luce. “Sistema stellare”, non “stella”. Infatti le stelle del sistema di Alpha Centauri sono tre, . Una è l’Alpha vera e proprio, una stella doppia, una “stella come il Sole, una piu’ piccola “nana gialla” ed un’altra stella, un po’ piu’ distaccata, , rossastra, che  è di appena un decimo del diametro del Sole, una “nana rossa”, la Proxima- centauri, ovviamente. Ed è la Proxima che ci interessa, perché’ lì, attorno a questa stellina, ruotano non uno (Proxima b scoperto nel 2016), ma due. Ne è stato forse scoperto un altro, chiamato “Proxima c”- partendo da b perché’ “Prox. a” è la stella stessa). Due ricercatori, un di un osservatorio astrofisico di Torino, l’altro dell’università’ di Creta, entrambi italiani, hanno studiato dei dati che fanno ben pensare alla presenza di un pianeta grande ben sei volte la Terra in massa, non in diametro, diametro che invece può essere occhio croce di due, tre volte quello terrestre. E’ un pianeta di tipo terrestre (i pianeti sono di due tipi: gassosi come Giove o Saturno e “rocciosi”, magna e crosta rocciosa, come la Terra o Marte). Per le sue dimensioni del sottotipo detto “super terra”.

SOTTO UN PICCOLO SOLE ROSSO

prox_prox_b

Per Proxima B si sono analizzati i dati raccolti da uno strumento detto “spettrografo” installato nel 2002 in un osservatorio che si trova a La Silla, in Cile. Cosa fa questo strumento? E’ capace di rilevare piccolissimi “abbassamenti ” della luce di una stella, abbassamenti che fanno pensare a qualcosa che…ci passa davanti, e dalla entità di questa curva di luce, si stima possibile diametro, massa, distanza dalla stella ecc. ecc.
La scoperta di indizi della esistenza di prox. C. rislutano da osservazioni della velocità radiale della stella Proxima, ricerche condotte dal 2013 al 2016.

Altre conferme. Lo strumentino non vede solo la curva di luce di un possibile “eclissamento” da parte di qualcosa, ma fa anche altro: percepire lo spostamento radiale di una stella (ossia una oscillazione nel senso del nostro sguardo, allontanamento ed avvicinamento. Un qualcosa come “un metro al secondo”, e questo sfruttando il cosiddetto “effetto doppler”. Chi hi ha fatto una eco-doppler ricorderà sicuramente la parola “doppler”. Ma cosa fece questo signor Doppler? Qualcosa di utile, anche alla nostra medicina. Capì che se la fonte di un suono si avvicina all’orecchio, il suono diventa più acuto. Pensate a una ambulanza che si avvicina. Se la fonte si allontana, il suono cala di frequenza- ambulanza che si allontana-. E questo vale anche per le onde elettromagnetiche (luce,, onde radio,^^raggi X eccetera). Se una stella si avvicina- chiaramente di poco-, uno strumento spettrografo capta una lieve curva in su’ della frequenza (l’onda si comprime “a fisarmonica”, detto spostamento verso il blu (blue shift). Al contrario, se una stella si allontana un tantino, l’onda di luce si “stira”, si allunga, e si ha un lieve arrossamento della luce della stella (spostamento verso il rosso o redshift).

Valutando come gli scienziati sanno fare, tali dati di variazione di luce (per il primo motivo, qualcosa che sembra che passi davanti ad una stella), e per il secondo motivo (l’allontanamento- avvicinamento radiale piccolissimo della stella), si crea un pianeta “candidato” all’esistenza. “E’ solo un candidato- hanno detto i due scienziati-, e bisogna lavorare e cercare ancora ulteriori prove.

Ela vita? E’ abitabile un pianeta grande più volte la Terra, che ruota attorno ad una stella che riscalda solo l’1 per cento del Sole? Sì, se abbastanza vicino alla stella. C’è un però: il pianeta mostra sempre la stessa faccia alla Stella (come la Luna con noi), e quindi nella parte luminosa troppo caldo, in quella oscura gelo. Ma gli scienziati – io già lo ipotizzavo- pensano ad una zona “intermedia”, tipo l’equatore, dove le temperature e le pressioni siano tali da contenere aria e acqua liquida. Non è esclusa la vita. Magari c’è da chiedersi, e molti infatti si chiedono: “e pianeti come la Terra, alla distanza giusta, con le dimensioni giuste?”

Ci sono, e quasi sicuramente sono a miliardi . Ma oggi, con la spettroscopia, possiamo rilevare pianeti che sono o troppo grossi (tipo Giove e più), o troppo vicini. Pianeti come “prex.b” hanno un anno di pochi giorni. Quindi abbastanza vicini alla stella per apprezzabili rilevazioni come quelle che oggi possiamo fare. Proxima C, sembra comuneue avere un anno di circa 1900 giorni, dunque non tanto vicino alla stella, gelido. Ma abbastanza grosso, pur se distante; per questo da’ segno di se’ ai nostri strumenti, in qualche modo.

Difficile trovare pianeti delle dimensioni della Terra a distanze paragolabili a quella Terr-Sole-.In pratica, se la stella come il Sole Alpha Centauri ha un pianeta come la Terra, a 150 200 milioni di chilometri di distanza da lei, noi semplicemente non possiamo rilevare ancora un bel nulla, figurarsi per stelle più lontane (miliardi). Mentre, se il pianeta è quasi attaccato alla stella, ed è poi anche grosso, ci vien facile, ora, osservare una curva di luce, un eclissamento o una oscillazione che ci suggerisce la presenza del pianeta.

Comunque, la ricerca dei pianeti di Proxima Centauri continua, c’e un importante progetto di caccia ai pianeti che
chiamano in causa altri sistemi di “imagin”, di acquisizione di immagini e dati, come il satellite “Gaia” dell’agenzia spaziale uoropea, che sta mappando circa un miliardo di stelle della nostra galassia. E se il sistema rilevera’ delle oscillazioni della proxima centauri, allora la presenza del pianeta proxima centauri,verrà confermata. Una conferma, si spera, potrebbe arrivare entro quest’anno.
CIAO

Marghian

10 APRILE 2019 – PUBBLICATA LA FOTOGRAFIA DI UN BUCO NERO

Ciao. L’intervallo con il video delle immagini di quadri dipinti da mio fratello voleva essere lo stacco fra la prima e la seconda parte del post sulla teoria dello scienziato Roger Penrose che cerca di spiegare l’anima con la fisica delle particelle quantistiche, e della gravtà subatomica. Ma non ho resistito alla tentazione di scrivervi di getto (e furtivamente, sto in ufficio, pomeriggio calmo…-  qualcosa su questo evento scientifico, su questa cosa che io trovo molto bella. Ci sarà, e penso presto, la seconda parte del post di cui sopra).
PUBBLICATA DA PRESTIGIOSE RIVISTE LA FOTO DI UN BUCO NERO
-o meglio, appena sopra la sua insondabile superficie-
black hole eating nearstar matter
Immagine di fantasia (ma realistica) di un buco nero che assorbe materia dalla stella compagna “normale”-diventano buchi neri solo stelle con massa almeno superiore a tre masse solari, dopo che lo strato esterno viene espulso. Anche lo strato esterno del nostro Sole si espandera’ fino oltre l’orbita della Terra e di Marte, ma il suo nucleo si limitera’ a diventare nana bianca, calda, delle dimensioni della Terra. Il Sole e’ al di sotto della massa critica di 1,4 masse solari, oltre la quale, la stella diventa “stella degenere”, cioè fatta non di materia atomica ma:  le stelle di neutroni,solo di neutroni; dentro i buchi neri, non si sa cosa la materia diventi, se di materia si puo’ parlare. Un buco nero, di massa pari a piu’ di tre, quattro masse solari, ha un diametro di pochi chilometri. Il nostro buco nero centrale, Sagittarius -A ha un diametro di 2 milioni di masse solari, e un diametro come il nostro sistema solare. Il buco nero “fotografato” della galassia m-87, ha piu’ di 6 miliardi di masse solari, e un diametro forse di poco superiore al sistema solare.
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Pubblicata la fotografia di un buco nero! Il punto esclamativo è d’obbligo, e lo dedico a chi, come me, si entusiasma per queste cose. Cose che non cambiano la nostra vitella- nel senso non di neonata femmina di bovino, ma di vita piccola, nei riguardi dell’universo dove siamo immersi-; o forse sì, nel tempo; sicuramente si’, la cambiano se prendiamo come vita il miglioramento delle conoscenze scientifiche, e non solo il succedersi delle cose di ogni giorno, dalla sveglia allo spegnere l’abatjour (od altra fonte di luce elettrica equipollente, lampadario o neon che sia).

Ma di che cosa si tratta? Perché la notizia è così stupefacente, a chi la cosa interessa? Innanzitutto, la notizia (proprio per la sua importanza) ha in poche ore perso di freschezza; c’è un pauroso tam-tam mediatico, giornali televisione e, soprattutto, web. Mi aggiungo anche io al coro di voci su questo importante evento. Direi un evento per definizione, dato che la cosa è avvenuta proprio ..nell’orizzonte degli eventi. Chi sa qualcosa sui buchi neri ha capito la battuta, ed infatti la notizia è così importante proprio perché è stato fotografato proprio l’ultimo evento possibile: le ultime emissioni di energia di radiazione emessa dalla materia attorno a un buco nero appena prima di essere ingoiata dentro la sua superficie, oltre la quale non fuoriesce nulla. La superficie (ideale, non ha spessore come noi lo intendiamo) di un buco nero è detta- ecco la battuta di prima…- “orizzonte degli eventi”, perche’ oltre, cioè dentro al buco nero, non valgono gli eventi come noi li intendiamo. O meglio, forse là dentro succede qualcosa, ma noi non possiamo vederlo, la luce rimane imprigionata entro un certo raggio, raggio calcolato da un certo signor Scwartzchild”, il raggio del buco nero. Ma come, allora è stato fotografato un buco nero se non emette luce? Non emette nessuna forma di radiazione- la luce è radiazione- , eppure il buco nero è stato fotografato. E’ stato fotografato, a dire il vero, non il buco nero, ma cio’ che ci vortica attorno prima di scomparire per sempre “nell’orizzonte degli eventi”, ripeto ancora questa esotica- e valida- definizione.

 

Vi voglio a questo punto, prima di continuare, esporvi qualcosa sui buchi neri. Se leggete un dizionario, o Wikipedia, leggete che “un buco nero è un corpo celeste avente una curvatura dello spazio-tempo sufficientemente forte da non lasciare sfuggire nulla, né materia né luce od altra radiazione di ogni genere; ha un campo gravitazionale così intenso che la velocità di fuga supera quella della luce; poiché’ nulla la può superare, nulla esce, luce compresa; è completamente nero. Ci si capisce qualcosa? Ci provo io. Allora, se si parla di curvatura dello spazio-tempo, c’entra chiaramente lo zampino di Einstein, che ha capito che ogni corpo celeste “piega” lo spazio-tempo in misura della sua massa; è la descrizione relativistica del campo gravitazionale, generato da una massa. Portando questo discorso all’estremo, Einstein aveva capito che se una stella, e solo una stella è abbastanza grossa da diventare buco nero, ha una massa cioè una quantità di materia sufficiente, e quindi di massa, piega il tessuto spaziotemporale con conseguenze atipiche, come quella appunto di intrattenere ogni cosa entro un certo raggio, senza lasciarlo sfuggire. Ma una stella, perché’ riesca a diventare un buco nero, secondo calcoli fatti da altri scienziati, deve almeno superare di tre volte la massa del Sole, che viene presa come “unità” di misura nelle formule sul destino di una stella. Per dirvi, un fisico indiano, un certo Chhandrasekhar, credo negli anni ’20, aveva calcolato una certa “massa critica” oltre la quale una stella di un certo tipo si sarebbe contratta fino a diventare una stella di neutroni: 1,4 masse solari. Una stella di neutroni si ha quando il nucleo di una stella collassa fino al punto di ridursi ad un oggetto di una decina di chilometri e una massa di miliardi di tonnellate per decimetro cubo! E i protoni e i neutroni degli atomi si comprimono, per decadimenti vari, diventano neutroni, ecco perche’ sono dette stelle di neutroni. Ma la stella di neutroni non è un buco nero, è però lo stadio ad esso precedente. Se invece una stella che esplode come supernova ha un nucleo residuo che supera almeno di tre volte la massa del sole, il collasso di questo nucleo, e la sua massa, provocano un effetto di piegamento dello spazio tale tale che il nucleo in questione si chiude a riccio, con un campo gravitazionale tale da non lasciar sfuggire nulla dal suo interno. La radiazione si “ferma” ad un certo punto e ricade dentro. Il limite, la superficie dell’oggetto oltre cui nulla esce e nulla di ciò che entra da’ più notizia di se’ – con l’informazione in forma di onde elettromagnetiche- , vien detto, lo ripeto, “l’orizzonte degli eventi”. I latini dicevano, per un luogo invalicabile, come erano per loro le Colone d’Ercole, “hic sunt leones”, e possiamo dirlo anche noi oggi, per i buchi neri. Per la cronaca, vi scrivo che forse ogni galassia ha al centro un enorme buco nero; sicuramente quelle come la nostra che hanno un rigonfiamento o “bulge”. di misura nelle formule sul destino di una stella. Per dirvi, un fisico indiano, un certo Chhandrasekhar, credo negli anni ’20, aveva calcolato una certa “massa critica” oltre la quale una stella di un certo tipo si sarebbe contratta fino a diventare una stella di neutroni: 1,4 masse solari. E, Proprio nel centro di una galassia, (non la nostra) sta il buco nero fotografato. Ora, la cosa che vi ho esposto è in realtà molto più complessa, vari tipi di buco nero, buchi meri costituiti solo dalla singolarità puntiforme- ora messa in dubbio- e dall’orizzonte degli eventi, buchi meri elettricamente carichi, la possibilità che da un buco nero si acceda verso altre parti dell’universo o verso altro universo (gli ipotetici wormholes e ponti di Einstein-Rosen), la radiazione di Hawking generata da coppie di particelle di cui una di energia negativa cade nel buco nero facendogli perdere massa (cosa solo teorizzata non ancora osservata), il dilemma del destino della materia ingoiata dal buco nero, la cosiddetta “quarkizzazione” della materia, i protoni e gli elettroni che forse la’ dentro si frantumano nei tre  loro quark, o chissà cos’altro etc. etc. Okay , veniamo adesso al fatto del(l’altro) giorno.

LA “FOTOGRAFIA” DEL BUCO NERO
black hole- surface_s matter around
Il risultato dell’immane lavoro svolto dagli scienziati del progetto Events Horizon Telescope
Va da sé che ormai i buchi neri sono stati strappati alla teoria e ai meri giochi matematici- le equazioni e i grafici- e collocati nella realtà scientifica delle cose sperimentate. Nel 2016 due potenti rilevatori di onde gravitazionali a laser (Ligo in America, Virgo in Italia) hanno rilevato l’onda gravitazionale dovuta alla fusione di due buchi neri ruotanti uno attorno all’altro; una increspatura dello spazio tempo delle dimensioni di un protone (che 100 mila volte piu’ piccolo di un atomo che ha rivelato l’evento catastrofico della fusione fra due buchi neri. Questa volta, la “fotografia “ del buco nero centrale della galassia M 87, nella costellazione della Vergine, distante ben 55 milioni di anni luce da noi – la galassia Andromeda ne dista “solo” 2 milioni poco piu’.
 

L’impresa, in quanto di impresa si tratta, è riuscita grazie al compiersi di un lungo progetto di ricerca finanziato sin dal 2014 dal prestigioso consiglio di ricerca europeo, l’erc. Il progetto porta un nome che è tutto un programma, Event Horizon Telescope o EHT. , “telescopio per l’orizzonte degli eventi”, una rete di otto radiotelescopi in mutua collaborazione col sistema della interferometria; tale collegamento fra radiotelescopi distribuita in diversi luoghi del pianeta, fa si’ che si disponga di fatto di un “telescopio virtualmente grande come la Terra, rete messa a punto “proprio per riuscire a catturare la foto di cio’ che sta per cadere in un buco nero, ossia l’energia di materia che vortica “attaccata” all’orizzonte degli eventi . «Abbiamo cercato i buchi neri più grandi, come quello al centro della Via Lattea, chiamato Sagittario A, e quello della galassia M87», ha detto uno degli scienziati, un italiano a nome Luciano Rezzolla, direttore di un istituto di fisica di Francoforte e collaboratore agli studi teorici del progetto. L’Italia qui si è fatta onore, anche nella persona del sardo orunese Ciriaco Goddi, di una università olandese. Anch’egli ottimista sui futuri sviluppi, d’accordo con Rezzolla nel ritenere prossimo l’obiettivo di “fotografare” l’orizzonte degli eventi, o cio’ che ci bazzica vicino e che poi dentro ci finisce, diventando chissà cosa, del nostro buco nero centrale, situao prospetticamente in Sagittario (Sagittarius -A il suo nome….).

Ancora una cosa, importante da rimarcare. Il tipo di lavoro svolto, non è una semplice “fotografia”, o non è una fotografia a luce diretta,  alla maniera del telescopio spaziale ottico Hubble;  bensì si tratta della elaborazione di una immensa mole di dati ottenuti in dieci giorni di “esposizione”, e due anni di lavoro per gli algoritmi che . Parlo di dati radioastronomici, onde radio millimetriche che hanno veicolato l’informazione per 55 milioni di anni – luce. Sono stati riempiti mille moderni hard disk per 350 terabyte di informazione. e inviati in due centri di calcolo con supercomputers, in Germania e negli Stti Uniti al celebre Mit.
Risultato finale, l’elaborazione in immagine visibile dei dati ottenuti con i radiotelescopi: una sfera scura, circondata da una sottile superficie luminosa: la materia energetica, che rilascia gli ultimi fotoni prima di essere oscurata, a sua volta, oltre l’orizzonte degli eventi del mostro cosmico. Gli scienziati sono molto contenti di questa fotografia scattata al buco nero; Gli basta la fotografia, seppur indiretta; anche perche’ sanno che non possono fargli la radiografia. Sarebbe il Sacta Sanctorum. lo scrigno di tutti i segreti. La fisica della gravita’ non basta a descrivere il mondo di un buco nero; ci va un’altra fisica. Si sta tentando con la fisica quantistica, immaginando strane equivalenze fra gravita’ macroscopica e gravita’ fra le particelle, cercando di capire cosa avvenga la’ dentro. Anche perche’ l’universo tutto, secondo uno dei suoi destini possibili, potrà un giorno diventare un unico immenso buco nero. La fine? Forse no: l’incontro fra infinito e infinitesimo. E se non ci fosse differenza? Parafrasando il buon Manzoni, al futuro l’ardua sentenza.

Ciao ciao 🙂
Marghian

ANNO 2019 – NUOVI ORIZZONTI SI SCHIUDONO SULLA ULTIMA THULE

-Piu’ prosaicamente, nel giorno di Capodanno, sonda incontra un lontano asteroide-

1 GENNAIO 2019

SONDA NEW ORIZONS RAGGIUNGE UN ASTEROIDE

 

 

 

 

 

 

Ciao. Anno nuovo, post nuovo, come tradizionalmente si suole dire. A parte li schersi, come diceva il mio papà nel suo italiano-  dato che per un sardo con poca scuola l’italiano è una vera e propria lingua straniera-, a parte gli scherzi, questo post riguarda proprio “sa die de annu nou”, il giorno dell’anno nuovo. Cosa ha a che vedere il nostro Capodanno con una sonda spaziale NASA e con  asteroide distante sei miliardi e mezzo di chilometri dalla Terra e dal Sole, i “protagonisti” di anni e mesi, che meno che mai interessano ad un corpo celeste cosi’ distante, con un anno che gli dura mille dei nostri? E’ semplice, proprio il primo di gennaio, mentre qui in Italia erano le ore 6,33 del mattino e molta gente (compreso me) dormiva dopo il cenone di mezzanotte e essere rincasati alle tre, le quattro, una sonda spaziale ha raggiunto il punto di massima vicinanza ad un planetoide, l’oggetto spaziale piu’ lontano mai raggiunto da una sonda: sei miliardi e mezzo di chilometri. L’asteroide si chiama “Ultima Thule” (codice fiscale 2014 MU69, il nome scientifico), nome suggestivo e mitico che ci ricorda il leggendario “luogo piu’ distante sulla Terra” che gli antichi cercavano. La sonda spaziale è una nostra vecchia conoscenza: e’ la sonda New Horizons della Nasa. La conosciamo bene, New Horizons, perché, lanciata nel gennaio 2006, a metà luglio del 2015 ha effettuato uno storico interessante passaggio ravvicinato (fly by) su Plutone, svelandone molti segreti (questo il post), fra cui struttura e conformazione della superficie con le sue montagne, spaccature nella crosta e crateri e caratteristiche dell’atmosfera, i gas che contiene, il suo colore azzurrino. La sonda ha continuato a volare per altri tre anni e mezzo, preparandosi ad un altro eccezionale incontro: un asteroide di trenta chilometri di diametro, “Ultima Thule” o, per chi ama i codici, 2014 MU69, distante quasi sei miliardi e mezzo di Chilometri dal Sole, nel bel mezzo di un grosso anello fatto di miliardi di meteoriti e comete disposte attorno al Sole, la nota e interessante Kuiper Belt (“fascia”, o “cintura di Kuiper” cosiddetta). Questo, è un motivo di interesse, il fatto che “Ulima Thule” sia un oggetto membro di questa “fascia”di oggetti simili, come vedremo.

ULTIMA THULE, NOME E CARATTERISTICHE

Il nome. Thule, o Tule, è una isola leggendaria che gli antichi cercavano, alla stessa stregua di come, in epoche piu’ recenti, si sono cercati o ancora si cercano luoghi mitici come “Agartha”, “Iperborea”, “Djamballah”, i resti di Atlantide, l’El Dorado eccetera. Un navigatore greco, tale Pitea, 330 anni avanti Cristo, si spinse ben fino alla Groenlandia, alla ricerca proprio dell’Ultima Thule, come racconta nel suo diario di bordo (praticamente un libro), “Perì Okeanù”, intorno all’oceano. Siamo nel 330 avanti Cristo, e dicono che nessuno arrivo’ via mare in America prima di Colombo (???!). “Thule è una terra di fuoco e ghiaccio nella quale il sole non tramonta mai..”, scriveva Pitea. Alcune fonti antiche precisano che fossero necessari sei giorni di navigazione a partire dalla Gran Bretagna verso Nord per raggiungere la Thule. Anche lo storico latino Tacito cita la Thule nel contesto dei suoi scritti circa la colonizzazione dell’Inghilterra (evidentemente gente del posto ne parlava). C’e chi ha visto la Thule nell’Islanda, o la Groenlandia (ricordiamoci del greco Pitea che la raggiunse). Ma nei racconti di fantasia si narrava di una terra meravigliosa al di la’ di Thule, da cui la misteriosa “Ultima Thule”, da cercare e raggiungere. Ecco perché, all’asteroide più distante mai esplorato sino ad ora, è stato dato questo suggestivo nome.

last_thules

Immagine dell’asteroide scattata dalla sonda in avvicinamento

Le caratteristiche. L’oggetto in questione, un corpo ghiacciato dalla forma irregolare, fa parte della categoria dei cosiddetti KBO, acronimo che sta per “Kuiper Belt Object (s)”, oggetto- oggetti della cintura di kuiper, che e’ una bella ciambella che circonda il Sistema Solare fatto di tanti “pezzettini”, milioni o miliardi, di roccia e ghiaccio, che sono degli asteroidi e, forse, comete; ancora un’altra popolazione di comete e asteroidi, molto piu’ vasta e piu’ lontana, la Nube di Oort. Non dimentichiamoci della ben piu’ nota cintura degli asteroidi posta fra Marte e Giove, che abbiamo studiato gia’ alle elementari: “i pianetini”, come il sussidiario di quinta chiamava gli asteroidi. Questo è il “pianetino” più distante raggiunto da una sonda, e non certo il più distante: la nube di Oort si estende, col Sole al centro, per meta’ di un anno luce in raggio.

E’ di forma irregolare, costituita da due lobi uno grande ed uno piccolo, “a clessidra”, forma che si pensa nata dall’unione “gravitazionale”, od anche fisica, fra due o tre oggetti prima separati poi “fusisi insieme”. Apparterrebbe quindi a questa categoria di oggetti composti da più parti rispetto a quelli più compatti, in genere di forma più regolare come, ad esempio, l’asteroide Vesta, situato piùall’interno nel  Sistema Solare. Ha una lunghezza di circa 30 chilometri e larghezza di 16 chilometri circa, ruota nel senso quasi perpendicolare alla lunghezza con “centro di massa” nel lobo piu’ grosso, vicino al punto di giunzione fra i due strani lobi. Si è finalmente capito che forma abbia questo asteroide, prima non si sapeva se fosse un oggetto unico o costituito da due cosi tenuti insieme dalla gravità o da un tenue contatto. Si tratta di un unico oggetto dalla forma bilobata con una porzione più stretta che unisce le due sezioni più grandi. Una, la piu’ grossa, chiamata dagli scienziati “Ultima” ha 19 chilometri di diametro, mentre l’altra (“Thule”) si sviluppa per 14 chilometri di diametro (per una lunghezza totale di poco piu’ 30 chilometri e larghezza media 16 chilometri). L’asteroide non è solo, è in gran bella compagnia.

LONTANO, AI CONFINI DEL SISTEMA SOLARE

kuiper belt.png

Una cintura di milioni o miliardi di asteroidi, ove si trova  anche “Ultima Thule”

Nell’immagine, per dimenticanza, non ho indicato i puntini bianchi intorno alla freccia che indica la regione centrale, i pianeti interni del Sistema Solare; tali puntini bianchi indicano la fascia principale di asteroidi fra le orbite di Marte e di Giove. La linea gialla è invece il percorso quasi in linea d’aria della sonda. Come vedete, rasenta Plutone (fly by del 14 luglo 2015 sul pianeta).

Molto importante è non solo l’asteroide in quanto tale e le sue peculiarità intrinseche, dato che sarebbe costituito di materia non contaminata dagli antichi sconvolgimenti e successivi rimescolamenti nella travagliata e complessa storia della formazione del Sistema Solare; ma la fascia di Kuiper – con anche la Nube di Oort, per ora irraggiungibile- è complessivamente la più antica regione del Sistema Solare. Per cui studiare l’asteroide equivale a capire il sistema solare delle origini, trattandosi di una miniera di materia che è cosi’ da prima che la Terra si formasse con gli altri pianeti, quando il Sole forse non aveva ancora acceso al suo interno quelle reazioni nucleari (in continuazione nel Sole quattro atomi di idrogeno si fondono in uno di elio liberando energia secondo la formula E=MC elevato 2) che fanno del Sole una stella: capire le origini del nostro Sistema Solare e, per analogia, quella degli altri sistemi planetari. E’ importante il fatto che “Ultima Thule” era stato “visto” nel 2014 dal telescopio spaziale Hubble, ma da tale scoperta non si evincevano caratteristiche come quelle che vengono rilevate da una sonda vicina come New Horizons che è arrivata a poche migliaia di chilometri dall’oggetto che, data la sua distanza, riceve soltanto il 5 per mille della luce che la Terra riceve dal Sole.

LA SONDA NEW HORIZONS

new horizons

La sonda New Horizons che ha sorvolato Plutone, ora ha raggiunto la Cintura di Kuiper e gira intorno all’asteroide “Ultima Thule”

La New Horizons, come ho scritto anche nel post sul Fly By vicino a Plutone e la sua luna Caronte (1200 km di diametro, Plutone il doppio), fu lanciata nel gennaio del 2006 da (sempre da li’ )Cape Canaveral, a metà luglio sorvolò Plutone e l’altro ieri, alle 6,30 passate, “Ultima Thule”. Contiene parte delle ceneri del signor Clide Tombough, lo scopritore di un “pianeta X”, che era Plutone. Quello che ha fatto la sonda per Plutone, una mappa della sua superficie rivelatasi interessantissima e ricca di particolari e persino attiva come “effusioni di ghiaccio”, lo studio della sua atmosfera azzurrina e ricca di metano e particelle di ghiaccio di acqua, l’analisi ad alta risoluzione (ossia vedere tutti i particolari, anche di pochi metri) di alcune zone di Plutone e Caronte”, sta facendo pensare agli astronomi di “promuovere nuovamente Plutone a pianeta, dato che gli stessi membri della UAI (unione astronomica internazionale), nel 2006, avevano “degradato” Plutone” a “”pianeta nano”, anche per far “giustizia” a tanti altri corpi originatisi nella Fascia di Kuiper che competono con Plutone come Quoar, Sedna, Eris eccetera, col sospetto poi che ka facia di Kuiper possa contenere addirittura qualche centinaio di altri “plutoni”. Come disse la Margherita Hack, “pianetini come Plutone li’ ce ne possono essere anche duecento…”. “Come Plutone”, cioè oggetti sferici di mille o duemila chilometri di diametro, non oggetti irregolari di dieci o di trenta chilometri come “Ultima Thule”, nel suo piccolo comunque interessante e suggestiva.

————–

Ho fattto questo post un po’ alla chetichella, dato che dal computer di casa non mi è possibile scrivere , a parte brevi commenti. Ho fatto e corretto alcuni errori, come “rilevata” coretto in “rilevate”, “medai” invece che “media”, ecc.

CIAO

Marghian

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