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ESSERI PROVENIENTI DA ALTRI MONDI CI VISITANO DA SEMPRE?

Ciao. Forse oggi riesco ad inserire qualcosa. Giorni grigi, per la mia attività web 🙂

Allora, ho pensato di lasciarvi – anche per farmi “vivo”-  qualche riflessione su un argomento che a me interessa. Ho pensato di lasciarvi alcune considerazioni, qualche riflessione su un argomento che a me affascina:il cosmo ed il mistero della  vita nel cosmo. Non per niente, appunto,  ho scelto l’alieno come mia immagine avatar. Teorie, possibilità, e presunti fatti che rientrano in questa tematica. Una cosa che ho scritto con calma, a casa, che mi sono portato appresso con una “pennina USB”. Devo solo incollare, e mettere qualche immagine. Vediamo se mi riesce il colpo gobbo ….  🙂    – Buon Weekend, appena posso e come posso, commento qui e sui vostri post, ciao .

PRINCIPI UNIVERSALI

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L’uomo, “costruito” forse secondo leggi e principi validi ovunque nel cosmo

-Prima di tutto, mi sovviene un pensiero: il Bene, il Male, la Giustizia, la Legge, la Sapienza, la Morale, la religiosità. le leggi della vita e della morte, la saggezza, la crescita interiore.  Ed ancora, le leggi matematiche, le proporzioni geometriche, le leggi ceh governano il verificarsi delle cose. Sono concetti, questi, a mio avviso troppo grandi perché non abbiano carattere di universalita’. Questo mi fa ritenere che tutto l’universo sia abitato da esseri senzienti, come noi’ coinvolti nel senso di tutte queste cose. Esseri che hanno, come noi, a che vedere con questi concetti, e cioè, creature come noi che sono, secondo una certa espressione di religiosa memoria, “eseri ragionevoli composti di anima e di corpo”. L’universo e’ una grande casa. Assurdo che questa casa esista per essere vuota. Percio’ l’idea di altri mondi abitati è tutt’altro che balzana, o azzardata.

E’ RAGIONEVOLE PENSARE CHE L’UNIVERSO SIA POPOLATO

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L’universo è immenso, e immense sono le distanze fra le sue parti. Se l’univero è, come anche io ritengo, popolato, si pone pero’ impellente, un altro quesito:

SIAMO STATI, E SIAMO, VISITATI ATI DA ESSERI DEL CIELO?

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Rappresentazione artistica della “Visione di Ezechiele”

L’idea che l’umanità’ sia stata da sempre “affiancata” da esseri provenienti da “altrove” e’ una possibilità che va considerata, per quanto ci siano motivi di perplessità e di scetticismo, che non risparmiano neanche me. Andiamo per gradi.

Sin da tempi antichissimi sono arrivate fino a noi cronache di esseri venuti dal cielo, “carri celesti”, “angeli”, “demoni” ed altro. Lungi da me voler accomunare le manifestazioni divine con presunte manifestazioni di natura aliena o comunque non terrestre , ma i testi biblici (che prendo ad esempio perché sono i testi più rappresentativi, nel nostro immaginario, non certo gli unici…) sono pieni di descrizioni di eventi che fanno pensare a delle visite di esseri di altri mondi. Gli “angeli”, erano in tre e soprattutto SENZA ALI, che furono ospitati da Lot, nipote di Abramo, lo stesso Abramo che “sentì una voce che gli disse: “esci dalla tua terra e va dove io ti mostrerò”(..nella Bibbia originale ebraica sicuramente e’ “dove NOI ti mostreremo”, questo particolare del “plurale” nella Bibbia e’ importante ed intrigante), Ezechiele che vede librarsi in aria un “carro con quattro ali e quattro ruote, l’una che si fondeva con l’altra, e si udì un rumore di molti passi, ed una voce che mi disse..” sono tutte cose che fanno ritenere a molti che qualcuno, nella storia, ci abbia “contattato”.
Nel contesto biblico sembrerebbe che tali eventuali visite aliene (angeliche per la religione) avvenissero “per guidare la nostra storia” (“segui quello che noi ti diciamo ed avrai una grande discendenza”…”costruite un altare li’ dove io vi indicherò (anzi “dove noi vi indicheremo..”,e così via con altri resoconti sulla stessa falsariga).
Ora, se la Bibbia – intendiamoci, PER CHI CREDE- e’ da riferirsi certamente a Dio, cio’ non di meno la sua “parola” sembra in qualche modo, e cosi’ puo’ essere, “mediata” da qualcuno “in sua vece”. “Angeli”? Ma angeli (cioe’ messaggeri…) di puro spirito o esseri alieni in carne ed ossa? O gli uni e gli altri, la cosa non escludendo l’altra?
Perche’ la Bibbia poi si esprime, su Dio che è l’Unico per eccellenza, molto spesso al plurale? E molti suoi “nomi” sono al plurale”, tipo Ben Elohim che se ve lo scrivo tradotto e’ “figlio/ o figli degli dei”. Perché Ve lo siete mai domandato? In italiano noi leggiamo “Egli”, ma molto spesso e’ la traduzione di un “essi”: “ed Egli disse- ed essi dissero:” ..ora l’uomo e’ diventato come uno di noi, scendiamo e confondiamo il loro linguaggio, perché Noi vogliamo che si disperdano su tutta la Terra a formare altre nazioni, altri popoli…”. Come si vede, e’ importante considerare questo ricorrente “plurale” che da’ da pensare, pur se visto da molti come semplice plurale maiestatis”: (?!) “E Dio disse: “facciamo l’uomo, a nostra immagine e a nostra somiglianza….”- e’ plurale, “facciamo…”, in questo caso, anche in italiano-.
Pur restando ferma l’idea di un solo Dio-Spirito (come io ritengo, l’Intelligenza Cosmica essere una pur nelle molte forme assunte attraverso le cose esistenti), i testi sacri antichi riportano un plurale di dio, Elohim, mentre il singolare e’ El o Eloah. Allora si parla di ..dei? Non proprio, anche se ai temi di Abramo gli idoletti non mancavano. L’espressione, come ho già scritto, fra le più ricorrenti nella Bibbia e’ “ben elohim” o “ben-Eloah”, figli degli dei o di Dio. “Angeli” dunque, per l’appunto dei “Messaggeri”. Ma per inciso, neppure questa idea “toglie di mezzo” l’eventuale esistenza degli angeli della religione, esseri puramente fatti di spirito-piu’ realta’ possono coesistere-. Gli angeli “spirito”, se esistono, non hanno di certo le ali, che sono una iconografia di derivazione pagana (vedi il Cupido o Amorino).

ancient structure

Le grandi strutture megalitiche, presenti su tutto il pianeta, e fonte per noi di grande stupore, sono sicuramente opera dell’uomo. Ma retaggio di quale antico sapere?

-Riscrivo ancora che se…un alieno, o comunque un essere di un’altra realtà fisica che esiste “a fianco alla nostra” (leggi universo parallelo,  o piano di esistenza superiore ) ‘ parla “a nome di Dio”, di fatto l’esistenza di Dio come Essere Supremo e spirituale non viene sminuita ne’ travisata, se non da certi sostenitori della teoria in esame. Supponiamo- solo supponiamo..- che fosse stato un extraterrestre , e non Dio in persona, a dare a Mose’ le “tavole della legge”. Con questo Dio verrebbe ..scalzato? No, per niente. Immaginiamo l’alieno che dice a Mosè: “Noi ti diamo queste leggi, che sono le leggi eterne ed universali del Creatore…seguite queste leggi…”. Loro che “non erano Dio” , di certo no; ma “parlarono” ed “agirono” per Lui”, sapendo meglio di noi, per evoluzione spirituale e morale, che “Lui esiste”, conoscendo meglio dell’uomo, anche se non in modo perfetto, “la sua volonta’”.
Ecco, e’ possibile che alcune volte in cui “Dio ha parlato” siano stati di questi esseri a parlare *in nome e per conto di Dio”, ne più ne’ meno come qui, in molti luoghi della Terra dove Dio ed il Vangelo non sono conosciuti, dei missionari vanno ed insegnano delle cose “nel suo nome”. Quindi, l’idea di antichi alieni NON minacciano, secondo me, l’idea di un dio spirito”. Se mai sono di altra origine e tipo, i dubbi sulla sua esistenza.
Lasciando da parte per un attimo le ipotesi “riduzioniste”-e possibilmente vere- dei prodigi raccontati nella Bibbia, con un intervento “dall’alto” da parte di questi esseri si spiegherebbero eventi come l’aprirsi del Mar Rosso (forti campi magnetici o di altra energia), la “colonna di fuoco” (potenti raggi di energia laser o simili) che difese il popolo di Mose’, e persino la “stella dei Magi” (loro che, “posandosi sulla capanna di Betlemme”, avrebbero indicato che “questo e’ il luogo dove lnti”. “Khrisna che viene portato ad una altezza oltre le nuvole e co Spirito della seconda persona della Trinita’ si e’ incarnato”) ed altri eventi ancora, anche al di fuori del contesto biblico. Come certe “battaglie con dardi di fuoco” descritte in testi come il Mahabbarhatha indiano, la “Bibbia indu’” dove “con disinvoltura” si parla di “Vimanas” o “macchine volahe “vede la Terra dal cielo” e che, tornato sulla Terra, descrive con dovizia di particolari tale sua “esperienza astronautica” ante – litteram.

Nel “Liber Prodigiorum” dello scrittore latino Julius Obsequens sono riportati fatti e cronache che noi oggi definiremmo”ufologici”-“travi di fuoco che attraversano il cielo”, “segni nei cielo”, “apparizioni di luci di varia forma”-. Prima di lui storici come Livio (c’ero gia… 🙂 ) e Plinio hanno scritto di “clipei ardentes” (“scudi ardenti”) ed altre cose assai simili alle nostre descrizioni di tali eventi. Ogni antica cultura “annovera” fatti di questo tipo, a riprova che il fenomeno delle “cose che si vedono nel cielo”, come diceva Jung, non e’ una cosa nuova, dei nostri tempi.
Allora, in via ipotetica, dunque, E’ possibile, certo, che esSeri alieni ci abbiano “plasmati”.”Plasmati” o “influenzati”, non creati come sostengono certi . Io infatti, piu’ che ad una nostra creazione tout court da parte di certi esseri superni, penso piuttosto ad un antico “contatto culturale” anche protarattosi nel tempo; un contatto culturale, od anche genetico, ma come rapporti interspecie, fra la nostra e la “loro”, non che ci abbiano creato “in provetta”, dal nulla, o da una cellula di loro creazione. Questo perché semplicemente, se pensiamo che “essi ci abbiano creato” si pone la domanda di chi …abbia creato loro.
Ecco che, a mio avviso, è più logico pensare che l’alieno sia, analogamente a noi, un essere nato da madre Natura (sul suo pianeta),un essere nato da una “mamma” della sua specie; ed evolutosi nel tempo con le stesse leggi “darwiniane” che, se corrette, sono leggi universali. Possono esistere, insomma, tante “umanià a diversi stadi di sviluppo”.
Ecco che noi possiamo essere dei primitivi ancora oggi, rispetto ad alieni evolutissimi; ma evoluti rispetto ad alieni che, magari, adesso sono nella eta’ della pietra, ed ecco che noi, come specie intelligente, non saremmo la peggiore, bensi’ una civilta’ “a livello medio” fra i due estremi della eta’ cavernicola e della eta’ dei viaggi interstellari, di cui certi alieni sarebbero capaci ed altri no, come noi oggi. Noi che, magari, fra mille anni saremo “come loro”. E forse gli alieni evoluti (mi riferisco a quelli ovviamente piu’ vicini a noi come pianeta madre) non si mostrano ufficialmente solo per motivi “deontologici” loro, tipo la prima direttiva di Star Trek, “non interferire con una civilta’ in via di sviluppo” e lasciarla crescere con l’esperienza. Come il papà di Superman, nel film, che nella voce registrata dice al figlio in viaggio verso la Terra: “ti e’ proibito interferire con la storia degli uomini….”. Ecco che, con questo spirito di non interferenza (di non disturbare troppo la nostra crescita tecnologica e soprattutto morale) essi si limiterebbero (nell’era attuale) a sorvolare i nostri cieli, ad atterrare di notte prevalentemente per prendere campioni minerali animali e vegetali a fini di ricerca e a entrare in contatto solo con singole persone ( i contattisti – contattati ) , o singole istituzioni accuratamente prescelte, per scopi che noi non conosciamo.
Potrebbero poi esistere delle vere e proprie federazioni interplanetarie (anche rivali) delle quali noi saremmo completamente ignari e a cui noi non siamo ammessi, cosi’ come sulla Terra uno staterello africano non e’ ammesso all’ONU o alla NATO. Non verremmo ancora ammessi a tali “confederazioni” perche’ “bruciamo ancora carburante”, e non possiamo ancora viaggaire fra le stelle, saremo quindi secondo certa classificazione “una civilta’ di primo tipo”. Saremo forse “ammessi ad una federazione” (e ci verrebbero imposte certe leggi) magari quando anche noi useremo “certe energie” senza bruciare, e potremo fra qualche secolo,viaggiare in modo alternativo alla propulsione, propulsione che va bene al limite per il sistema solare, ma poi non funziona: millenni solo per arrivare ad Alpha Centauri, la stella piu’ vicina a noi..
Ci va un altro modo di viaggiare. E se questo modo alternativo non esiste, come dicono molti scettici (ahime’, non si puo’ escludere), allora non parlino di conquista dell’universo: si resta a casa.

SIMILI O DIVERSI?

Una cosetta ancora: Sul fatto molto comune, quando si parla di extraterrestri, di dire “sono diversi”, basta dire che in taluni casi sono diversi, anche di molto, da noi; ma in altri casi, simili a noi. Immaginate che “bestiario” – parola brutta ma che rende l’idea..- considerando specie evolutesi su miliardi di pianeti. Valutiamo le variabili, le possibilità, fra differenze e similitudini (il delfino, fra le molte varietà di vita marina, non e’ un pesce ma gli somiglia parecchio insomma, per fare un esempio di un essere del “pianeta mare”). Poi ancora, se questi alieni costruiscono astronavi, costruiscono sui loro pianeti edifici, antenne, strade, canali ecc., allora devono avere come noi mani e braccia, gambe, torace, testa.

Insomma, per pilotare un ufo, ci devono somigliare. Esseri fra quelli evolutisi da creature simili ai primati terrestri. Le altre tipologie, tipo quella nel film “alien” sono praticamente come i nostri animali, “insetti giganteschi” eccetera. Ma l’essere alieno intelligente e capace di costruire astronavi, se esiste, probabilmente ci somiglia. In gergo si usa infatti la parola “umanoide”, per dire un essere tipo noi.

Marghian

 

 

 

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SHARDAN, IL POPOLO DEL MARE LA CIVILTA’, I MISTERI, LA CULTURA DEGLI ANTICHI SARDI

Ciao. Internet è ancora un po’ ballerino, riesco a entrare appena per pochi minuti, poi via, sparise tutto. Ieri sera e l’altro ieri sera, per esempio, due commenti e a cena.  Ma io prima o poi lo frego. Ci ho provato ieri sera, ora ci ritento.  Questo che vi accingete a leggere, e di questo vi ringrazio anticipatamente, è un post che avevo già scritto qualche anno fa, e che ho un po’ riveduto, ampliato e corretto (soprattutto per gli errori di battitura, che me possino, non ne ricordavo cosi’ tanti 🙂 ), perché ve lo voglio riproporre. Ho già trattato questo argomento, l’antica Sardegna (intendo, preistorica e protostorica), argomento che trovo  affascinante- a prescindere da sentimenti campanilistici, ossia a prescindere dal fatto che si tratti della antica Sardegna; mi appassionano  anche l’antico Giappone (anche se ovviamente ne so di meno 🙂 ) ,  o le civiltà e le cultire dell’antico Medioriente,o la cultura Maya, l’Egitto e altro ancora. Ad affascianrmi sono i misteri dell’uomo, della vita e del mondo. Avendo già trattato la preistoria sarda anche in altri post, questo è se vogliamo, un “sunto”, su quanto ho trattado in altre occasioni. Okay, la premessa sta venendo lunga, vi lascio al post (se questo coso mi lascia fare…). 

SHARDAN, IL POPOLO DEL MARE

LA CIVILTA’, I MISTERI, LA CULTURA DEGLI ANTICHI SARDI

“E te li senti dentro quei legami
Di riti antichi e miti del passato
E te li senti dentro come mani
Ma non comprendi più il significato”
(Francesco Guccini, “Radici”)

I NURAGHI

santu antine nur

Veduta dall’alto del Nuraghe Santu ‘Antine, Torralba, Sassari

– la torre era alta 30 metri, ora raggiunge i 17 di altezza residua

“NUR”- significa, per alcuni, “cumulo di pietre”-; “NUR” (o Ur) -significa, per altri, “Luce”-
In Sardegna si contano non meno di settemila siti nuragici. In origine, secondo alcune stime, erano almeno venti o trentamila. E gli abitanti, allora, forse erano anche 800 000, se non di più.

La civiltà dei Sardi, la cultura di un popolo che ebbe la sua evoluzione, come tutti gli altri popoli, attraverso un lungo processo di esperienze millenarie che lo ha portato, a partire dall’Età della Pietra Antica, fino alla composita strutturazione della società in gruppi di villaggi di capanne via via più numeroso, fino alla costruzione o alla posa in situ di monumenti megalitici che, durante le fasi Neolitico anteriore, Medio e Recente, si sono evoluti in quelle misteriose ed imponenti strutture che sono i Nuraghi, costruzioni complesse di varia tipologia sui quali si accentravano il potere religioso e militare, e la stessa “anima” dei Sardi per i quali il “nuraghe” era simbolo di forza e di unione.

Menhirs, dolmens, “domus de janas” (queste ultime sono tombe scavate nella roccia e risalenti a piu’ di 5000 anni fa), “tombe di giganti”, coeve ai Nuraghi, e siamo nella Eta’ del Bronzo (3800 a. C,1000 a. C. circa) costellano ancora oggi la Sardegna, a testimonianza di questo antico popolo.

I primi nuraghi, detti “protonuraghi” risalgono ufficialmente a circa il1800 a. C., quando da noi incomincia l’Eta’ del Bronzo. Questi monumenti costruiti in pietra a secco e che si reggevano e tutt’ora si reggono, “per gravita’” e “distribuzione del carico”. Nuraghi “a corridoio” non molto grandi, nuraghi “a tholos” cioe’ ”a falsa volta”, che raggiungevano altezze che sfioravano i30 metri(Nuraghe S. Antine di Torralba, prov. Sassari, altezza attuale18 metri) e che in una fase successiva (3500-3200 a. C) si “trasformarono” in nuraghi complessi a più torri angolari, costruite intorno alla “torre centrale”, svettante sulle altre tre, quattro, o cinque torri aggiunte ed “unite” da mura di rifascio sì da farli sembrare, in origine, dei castelli medievali. Sulle “terrazze” delle torri delle pietre allungate erano posizionate da reggere un “parapetto” in pietra od in legno. Qui il paragone “torna” ai castello medievale ed alla sua tipica “merlatura”.

L’interno delle torri, voltate “a tholos” erano ad uno o più piani, in altezza via via decrescente (nel Nuraghe Losa di Abbasanta il secondo piano e’ alto metà del primo, e la terza tholos del secondo piano, ormai scapitozzata, era la metà del secondo piano. Sopra l’ultima “tholos”, la “terrazza” che, con il suo spessore, dava alla struttura l’altezza definitiva (il Nuraghe Losa arrivava, in origine, a circa20 metri).

IL.NURAGHE – BARUMINI

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Il Nuraghe di barumini, situato nella Piana di Gesturi, prov. Cagliari. Il piu’ grande, con residue murature di antiche capanne. Il Nuraghe è al centro dell’antico villaggio, percio’ detto “villaggio nuragocentrico”, col Nuraghe al centro, che era “fortezza”, “tempio”, od una sorta di “municipio della preistoria”

“Su Nuraxi”-Barumini, prov. Cagliari- cosi’ chiamato come a dire Il..Nuraghe per eccellenza, e’ il più complesso, consta di una torre centrale, .un cortile circondato dalla struttura antemuraria-comune a molti nuraghi, fino a sette torri aggiunte alle altre quattro preesistenti. Il “tutto” avvenne secondod atazioni ufficiali,  tra il 3600 a. C. ed il 900 a. C. circa, quando i Sardi entrarono nella Età del ferro, dopo di che, con la venuta dei fenici prima e dei Romani poi, il popolo sardo si “fuse” con i colonizzatori, diventando “popolo sardo-punico”prima e “popolo sardo-romano” poi, mantenendo però le caratteristiche culturali “indigene”, specialmente nell’entroterra dell’Isola, si’ da portare gli studiosi alla considerazione che l’epoca Nuragica terminò intorno al500 a. C circa, quando gia’ trecento anni prima i Fenici avevano fondato le principali colonie, le città fortificate, poi romanizzate, come Tharros, Nora, Neapolis (le rovine di quest’ultima situata non lontano dal mio paese, Terralba).

COME ERA UN NURAGHE ALL’EPOCA

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Questa è una ricostruzione  virtuale, una idea di come era, nel contesto dell’epoca, un nuraghe complesso (pensate al “Barumini”,  a ciò si ispira il plastico). Fatte le dovute differenze,  somigliavano ai castelli medievali.

Il Nuraghe Piscu di Suelli, il Nuraghe Oes, i già citati S. Antine, Barumini e Losa (ove perstai servizio per nove anni, nel sito c’è  il caseggiato sia  per il perosnale sia per una piccola esposizione museale di pochi reperti, soprattutto ceramiche ) sono solo alcuni dei siti dell’epoca nuragica in Sardegna.

IL VILLAGGIO NURAGICO

nuraggic hut

Ricreazionie (archeologia sperimentale) di una tipica capanna di villaggio preistorico sardo (anche anteriore all’epoca dei Nuraghi. Uno “stato dell’arte” raggiunto già 6000 anni fa (almeno..)
Intorno al “nuraghe” gravitava una complessa realtà, quella dei villaggi ad uso abitativo e santuariale. Capanne con muri circolari ma anche di altra forma, circondavano spesso il nuraghe, che era l’edificio centrale del villaggio, villaggio che poteva contare anche duecento, trecento capanne o più, come si evince dalla estensione della superficie delle aree adibite a villaggio. Nuraghe, villaggio e, nei pressi, un “pozzo sacro” od una “tomba di giganti” erano la “realtà tipica” di una comunità nuragica. E’ il villaggio “nuragocentrico” dove il Nuraghe era il fulcro della vita della tribù o delle tribù. Molti villaggi non avevano un nuraghe, ma quasi sicuramente facevano capo ad un villaggio nuragocentrico che faceva da “capoluogo”, se così si può dire, di una comunità di più villaggi “consorziati”, in qualche modo, fra loro.

FUNZIONE DEI NURAGHI E LORO COSTRUZIONE

In una visione di “centralità’” del nuraghe rispetto al villaggio che “lo conteneva”, villaggio che era di norma racchiuso da una cinta muraria, si può immaginare l’edificio come avente una funzione quasi “municipale”, intesa come sede di amministrazione e di potere. E probabilmente le cose stavano così, pur se qui occorre fare qualche precisazione ed esaminare tutte le possibili funzioni svolte dai nuraghi.
I nuraghi come “sede del potere nel villaggio o gruppo di villaggi”, “la casa del capotribù , della sua famiglia e dei suoi “dignitari”, un’idea ancora molto coltivata in ambito accademico. Ma e’ molto probabile che il nuraghe non fosse “abitato” dal capo del villaggio. In molti villaggi sono state rinvenute capanne “principali” da far pensare ad una residenza di qualche persona importante, ma soprattutto, esaminando la struttura interna dei nuraghi, si evince quasi subito che gli ambienti non sono quelli tipici di una “abitazione”. Tali caratteristiche interne, le camere “a tholos”, le nicchie, le “finestrelle”, il tutto suggerirebbe invece una frequentazione “occasionale ” del nuraghe, visto in questo caso come avente più che altro una funzione di culto “per la celebrazione di certi riti, dove il “capo”, od i capi, vengono visti dagli studiosi come la figura di “gran sacerdote” ancorché’ di capo militare e politico.
Quattro nicchie, dette “giaciglio” rientranti nelle pareti della camera a tholos principale che sono orientate secondo i quattro punti cardinali, ed un rimanente spazio al centro fanno supporre che il nuraghe non fosse una “abitazione regale” bensì un “tempio”, se si considerano anche altre caratteristiche come gli orientamenti delle pareti murarie esterne, aggettate ad “abbracciare”, nei nuraghi complessi, le torri, il mastio centrale e le torri “angolari”. Orientamenti che seguono le “linee” coincidenti con solstizi e lunistizi. Tutto ciò li riveste di mistero, e portano a pensare che i nuraghi ed altre strutture fossero ben più che “fortezze difensive”. Erano forse, almeno certuni di essi, anche degli osservatori astronomici, oltre che dei centri di culto, dei templi.
La funzione rituale e religiosa si evince dalla fondata descrizione fatta da molti studiosi in cui il “sacerdote-capo” si mette di spalle alla nicchia che si trova orientata verso il Nord, una pietra amovibile posta al centro della “tholos” che, in una ora ben precisa (probabilmente all’avvicinarsi del mezzodì al solstizio d’estate), viene levata, e la luce del Sole investe il “celebrante”, sì da fargli acquistare una dimensione divina e carismatica.
Questa è una delle tante ipotesi, ma che comunque “mettono in crisi” quella ben più nota, che vede i nuraghi solo come mere fortezze militari o torri di guardia, come nel caso di nuraghi semplici, detti “monotorre”. La funzione di “fortezza” assunta dal nuraghe va considerata comunque molto verosimile, anche perché’ le caratteristiche di “fortificazione” di certo non mancano.
Come la già citata “merlatura” tipo quelle di un castello, l’imponenza delle strutture, la complessità di certi nuraghi che danno di fatto l’idea di “fortezza” o “caserma” per i soldati, pur se anche questi nuraghi complessi, al loro interno, ospitano spazi poco adatti a contenere una guarnigione di soldati e, comunque, conservano anche essi le caratteristiche “religiose” o “rituali” presenti all’interno di nuraghi più semplici, come le nicchie addossate “ai quattro punti cardinali” ed altre caratteristiche che fanno pensare che l’uso principale fosse quello cultuale o di gestione amministrativa e di potere.
Il villaggio nuragocentrico si sviluppava tutto intorno al nuraghe, il quelle va immaginato non “al centro geometrico” dell’area del villaggio ma proprio come l’edificio centrale, il più imponente. Ecco, decine di capanne circondavano il nuraghe, “la fortezza” secondo le ipotesi più accreditate, capanne che di fatto erano esterne alla “fortezza nuragica” (che di certo non poteva contenere cento, duecento o trecento persone). Ma i villaggi erano cinti da mura perimetrali, ed a distanze poi’ o meno uguali, le entrate erano “a torre nuragica”, “le porte” del villaggio. Così come descritto da me ora, la funzione di “fortezza difensiva” è svolta se mai dalla recinzione muraria che, con sopra un camminamento, circonda l’area abitativa compreso il nuraghe.
L’ipotesi sulla funzione di un nuraghe va formulata in riferimento al tipo di nuraghe (ora simile ad una fortezza, ora una piccola torre isolata, ora con una struttura atipica-un corridoio ricoperto di pietre piatte, uno spazio angusto contenente qualcosa di simile ad un pozzo sacro o ad una struttura richiamante il culto fallico, ed altro ancora-.).
Tutto questo ha suggerito l’idea della “polifunzionalità’” del nuraghe, ora centro del potere politico e religioso, ora fortezza, ora tempio, ora semplice torre di guardia. Queste cose tutte insieme, forse, davano al nuraghe il suo vero posto nella realtà protostorica sarda.
Degne di menzione sono altre strutture che facevano capo ai villaggi nuragici: sono i templi a pozzo (spesso ipogeici) e le “tombe di giganti”, ritenute essere delle “tombe comuni” dove i morti venivano posti “trasversalmente” alla lunghezza della tomba, lunghezza che arriva a trenta o quaranta metri. Una lastra “a mezza luna” o “squadrata” con una piccola porta ne erano l’entrata, una esedra a ferro di cavallo circondava questa entrata, davanti alla quale, nell’esedra, forse si celebravano i pasti votivi per i defunti. Alcune di queste tombe sono sprovviste di esedra.
I pozzi sacri, i santuari per il culto dell’acqua sorgiva e purificatrice, spesso sviluppantisi in ipogeo, sono presenti nei pressi di molti nuraghi, anzi attorno a certi pozzi sacri si crearono dei villaggi al solo scopo di essere abitati solo per certi periodi. Erano i luoghi di pellegrinaggio dei sardi nuragici.
Il pozzo sacro di Santa Cristina in Paulilatino (Oristano) è il più emblematico. ne sono stati scoperti in tutto una settantina, ma si suppone verosimilmente che siano molti di più, tanto era diffuso questo antico culto.

LA COSTRUZIONE DEI NURAGHI

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Non ho trovato di meglio per descrivere in forma di immagine la costruzione dei nuraghi. Le ipotesi piu’ accreditate, comunque, considerano l’uso di rampe o terrapieni e di molta manodopera. La manodopera forse schiavile, ma questo è messo in dubbio,; è preferita l’ipotesi che la costruzione dei Nuraghi fossero frutto di un “concerto” fra i membri del villaggio o di piu’ villaggi in qualche modo “consorziati fra loro”. C’e chi sostiene che i Nuragici conoscessero l’uso di macchinari fatti di legno, con leve, carrucole e corde (tipo i marchingegni di Leonardo). Di sicuro, questo si sa, conoscevano i ponteggi. Molte strutture di legno erano costruite, anche come opera definitiva, dentro e fuori il Nuraghe: scale di legno interne, scale di servizio esterne, soppalchi eccetera. I Nuraghi, comunque, sono internamente dotati di scale in pietra, accorpate dentro la murature di rifascio, dentro gli ambienti. Una scala a chiocciola in pietra, infatti, e’ sempre presente nei nuraghi a piu’ piani ossia co tre ambienti sovrapposti dentro la Torre. ui tempi di costruzione, insoma, ci sono due scuole di pensiero: una, la piu’ accreditata, è che i Nuraghi (specie quelli complessi( fossero costruiti in tempi lunghi, anche di alcuni secoli. L’altra tesi (quella che a me piace di piu’ ..) è che fossero invece frutto di una progettualità unica, proprio tipo i geometri oggi, progetti disegnati che so, su pelle essiccata, per esempio.
Qui, su come furono costruiti i Nuraghi, non mi dilungherò molto (non lo sanno bene neanche gli studiosi, quindi sono giustificato 🙂 ). Basta sapere che le ipotesi sul modo in cui furono costruiti i nuraghi si concentrano praticamente su un sistema, quello “per l’epoca” il più verosimile secondo gli accademici: la costruzione di rampe a terrapieno sui quali le pietre venivano fatte rotolare fino all’altezza voluta, ed il metodo di spingere le pietre sopra il “già costruito” come sostiene lo studioso Giacobbe Manca (peraltro contestato in quanto egli fa risalire la costruzione delle recinzioni murarie dei villaggi nuragici all’epoca fenicia, cosa questa poco verosimile).
Certi studiosi sono però critici sul sistema dei “terrapieni” come unico modo per costruire i nuraghi. Se in taluni casi questa tesi reggerebbe appena, in altri no. Basti pensare a torri nuragiche situate su cime di colline, dove il terrapieno o rampa non può avere lo sviluppo adeguato. Ecco che, in alternativa, si sostiene che i sardi possedessero conoscenze di meccanica e di tecnica da poter costruire enormi ponteggi in legno e macchine complesse “alla Leonardo da vinci” comeho scritto in disascalia, con tanto di carrucole, funi, leve ed ingranaggi sì da sollevare le pietre e posizionarle. Pur non esistendo prove sulla creazione di tali macchine, l’ipotesi è verosimile anche per il fatto che il legno è deperibile, e carrucole, corde ed elementi di ponteggi di allora non potrebbero essere “arrivati fino a noi”. Ma infrastrutture in legno erano parte dei nuraghi! Soppalchi, scale di servizio esterne, erano di corredo alle scale di pietra che, a chiocciola, all’interno del nuraghe, portavano fino in cima, alla rispettabile altezza di 20, 30 metri forse più.
Un trave, elemento di un soppalco, fu scoperto a Barumini, ed è questo reperto che ha permesso di datare “Su Nuraxi” al 1400 a.C, il periodo medio dell’epoca nuragica. Una datazione verosimile. Pure se i tavolati potevano essere sostituiti più volte, la pietra no.

LA FEDE ANTICA SARDA

barchette votive

Barchette votive sarde, dell’epoca Nuragica, offerte votive.

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Bronzetti votivi raffiguranti cacciatori, guerrieri, lottatori ed altro. Da tutti questi modellini dell’epoca si evincono anche (seppur con delle approssimazioni), gli abbigliamenti. Si pensa che i guerrieri Nuragici vestissero grossomodo come i Galli o i Longobardi. Ma pezzi di antichissimi telai, rotelle di pietra (contrappeso per i telai) fanno ritenere che le donne tessesero stoffe raffinate. Bronzetti  con la barba “a pizzetto” fanno capire che i sardi di allora si curassero.

sardus pater

Sardus Pater. Questa piccola figura, tipo re, è la raffigurazione personificata della antica devozione dei Nuragici per gli Antenati. La statuetta è di fattura molto piu’ recente, ma si collega all’antico culto Nuragico, oltre che per le divinita’ come Sole, Luna, acqua e Terra, il culto degli Antenati. I Fenici, integratisi con i Sardi, fecero un po’ loro questo culto sardo, personificandolo nel “Sid Addir Babài”, in fenicio “padre sardo divino”, qualcosa del genere. “Babài” è una parola antichissima,  ma usata ancora da noi, e sta per “papà”, o “paparino”. E’ una parola fenicia. I Romani chiamarono tale personificazione dell’antico culto sardo per “i padri”, “Sardus Pater”, che è appunto rapresentato da questa statuetta votiva.

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Ceramiche votive esposte in una teca.

Che dire poi dei culti, dei riti, delle conoscenze dei sardi? In cosa credevano? Da dove venivano? “Santa Cristina”, un villaggio santuariale risalente al tardo medioevo, conserva al suo interno qualcosa di molto più antico, un pozzo. Un pozzo scavato nella roccia, murato in pietra ben lavorata e profondo circa5 metri. Intorno a questo pozzo, nel quale si accede da una scala finemente costruita in gradini di basalto, dei resti di capanne di 3000 anni fa’. E’ il culto dell’Acqua sorgiva, o lustrale. Riti, abluzioni, offerte votive. Ecco, questo era il fulcro della fede dei Nuragici, sicuramente ereditata dagli antenati di millenni prima. La religione più antica, quella sciamanica, che venera le forze della natura, la Terra, l’acqua ed il Sole. Per gli antichi Sardi la Terra era fertilizzata dal Sole, dal “dio sole”, raffigurato in molti modi e stili artistici e simbolici nelle sembianze del “toro” o del “fallo”-i menhirs-. La “madre terra” era un essere vivente, l’acqua ne era il sangue, il seme di vita. Questo era il loro pensiero.

I VILLAGGI SANTUARIALI

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luoghi di pellegrinaggio antelitteram, i pozzi sacri erano luoghi di culto dell’acqua sorgiva, “seme della Terra Madre”, “fertilizzata dal “dio Toro”, che era il Sole divinizzato. Il “pozzo ipogeico” di Santa Cristina, a 30 chilometri circa da oristano, presso il comune di Paulilatino, con le recinzioni murarie originali, e l’ingresso con scala al sotterraneo, anch’esso originale: circa 900 anni prima di Cristo; la Sardegan entra nella Età del Ferro, dopo la sua gloriosa Età del Bronzo.

Pellegrinaggi nei “villaggi santuariali” di cui quelli attuali-le feste campestri- ne sono un retaggio, riti propiziatori, offerte votive, strani balli con delle maschere apotropaiche erano molto comuni in quell’epoca.

Delle antiche stele e pietre con dei fori-le coppelle- raffigurano il “toro”, “il fallo”, “la Luna” le stelle, in particolare le Pleiadi, sicuramente molto importanti per la cultura contadina e di pascolo, nonché’ per la navigazione.

DENTRO IL TEMPIO DEL POZZO

Sì, entrando dentro le due recinzioni murarie, una delle quali recinge l’apertura triangolare  a formare con questa una sorta di serratura a chiave (e forse non è un caso..), si accede nell’ipgeo, e una scala in pietra facente parte della struttura originale, conduce al livello dell’acqua, a circa 5 metri dalla apertura.

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 L’OMBRA CAPOVOLTA

Si’, l’ombra capovolta. Infatti dalla apertura tirangolare entra  il Sole. L’ombra del “turista” è proiettata sull’acqua e, da questa, viene ancora proiettata sulla parete opposta al’ingresso, capovolta. Figure umane capovolte, in disegni stilizzati, appaiono sulle pareti interne di antiche tombe scavate nella roccia, le “domus de janas”. Queste figure capovolte sembrano..scendere negli inferi, ecco che questo gioco, nel tempio a pozzo, forse rappresenta l’anima (l’ombra, in molte tradizioni e credenze antiche e esoteriche e’ “l’anim”), che intraprende un viaggio nel profondo: un contatto con la dimensione “altra”, in cui gli sciamani sardi credevano- lo sciamanesimo era, difatti, la “nostra religione”, ma comune a tutto il resto del mondo.

SHARDANA, POPOLO DEL MARE

nuragic ship

Questo è un modellino. Ma è un modellino….dell’epoca Nuragica (notate gli animaletti sulla nave), un manufatto votivo dell’epoca che quindi ci illustra e ci fa capire quanto fosse avanti (3000 anni fa almeno) la competenza marinara sarda. Le navi sarde, simili a quelle vichinghe se non addirittura migliori. Alcuni oggetti simili, raffiguranti navi, hanno anche due o tre alberi, da cui si evince anche una certa tecnica velistica.

I Nuragici conoscevano l’ingegneria navale, cosa questa testimoniata dai modellini in bronzo (i famosi “bronzetti”) riproducenti imbarcazioni con tanto di albero, protome-testa di Toro od altro animale- ed altre caratteristiche da far pensare che i Sardi costruissero navi paragonabili a quelle dei Vichinghi se non addirittura più grandi).

Non per nulla gli antichi Sardi prendono il nome da una antica parola, “shardan” da cui “sardigna”, che identifica un misterioso “popolo del mare” che commerciava con altre genti del Mediterraneo come Cipro, la Penisola Iberica, la stessa penisola Italica e quella balcanica, nonché’ con Creta e Cipro.
L’ossidiana, una pietra scura e vetrosa, di origine vulcanica e molto diffusa anche in Sardigna, era l’”oro nero” dei Sardi, estratto da molte zone di montagna ed esportata, insieme alle lavorazioni in bronzo e ad altre merci come i prodotti agro pastorali.

Si menziona il popolo “Shardan” in molti testi storici, come quelli sulla “battaglia di Kadesh” fra Egizi ed Ittiti, combattuta (anche) dagli “shardan” niente di meno che con Ramesse II, il faraone forse più famoso.

Sulla origine dei Sardi le ipotesi formulate sono tantissime, dalla origine “autoctona” a quella “dall’Africa”, “dal Medioriente” o dalle coste vicine. Una cosa è certa, con il Medioriente c’e un collegamento, basta che vi scriva su Monte d’Accoddi (SS). E’ un monumento di 5300 anni fa, così diverso da quelli descritti fino ad ora: una vera e propria ziggurat, da cui l’idea che la Sardegna abbia avuto contatti persino con il Medioriente. Cosa questa supportata da studi comparati della lingua sarda con altri idiomi, tenendo conto però delle contaminazioni fenicie e latine.
L’origine dei Sardi può essere spiegata a mio avviso da una semplice considerazione: delle genti già esistevano, in antico, nell’Isola; diverse ondate migratorie da tutte le coste del Mediterraneo e persino, forse, dal Medioriente, ha generato il popolo sardo, e cioè noi, che ancora oggi siamo legati alle antiche tradizioni, ai misteri, alla storia di questo antichissimo popolo: “il popolo del mare”.

Ce l’ho fatta, a colpettini, con l’arma infallibile della pazienza 🙂

Chiaramente, quanto vi ho esposto non esaurisce del tutto l’argomento, data la sua vastità e complessità. Spero perciò di avervi, con questo sunto, dato una idea del nostro antico mondo isolano.

CIAO

Marghian

PIANETA X, NIBIRU, DODICESIMO PIANETA, PIANETA NOVE. ESISTE UN GROSSO PIANETA OLTRE NETTUNO E PLUTONE? E SE ESISTE, E’ FORSE IL LEGGENDARIO PIANETA NIBIRU DEGLI ANTICHI SUMERI? O E’ ALTRA COSA? C’E’ UN PO’ DI CONFUSIONE. FACCIAMO IL PUNTO

Ciao raga’. Mi mancava aggiungere qualcosa a questo blog. Ho letto una notiziuola che mi ha suggerito questo post. L’ho scritto portandomelo appresso nella pennina, parte a casa (con occhio di riguardo alla cucina, facendo cena), parte al lavoro, nei tempi “morti”, peraltro pochi.  Beh, se no che luogo di lavoro è… Okay, Sarò breve 🙂

PINAETA X, IL MISTERO DI NIBIRU

(Forse con qualche fondamento)

sigillo accadico

Questo antico  sigillo cilindrico (raffigurato in parte in immagine piatta), risalente a 4500 anni fa, è conservato nel Museo di Stato di Berlino. Notate il disegno che ho indicato con la freccia: parrebbe un sistema solare di dodici pianeti (Sole e Luna erano considerati “pianeti”, tradizione rimasta nella astrologia che i Sumeri padroneggiavano).

 Vi sarà senz’altro capitato, per puro caso (le notizie ci arrivano passivamente) o perché un pochino ve ne interessate, aver sentito nominare per più di una volta, o di aver almeno letto, di un misterioso “pianeta x”, detto anche “il dodicesimo pianeta” che a detta di studiosi e teorici, si troverebbe oltre i confini del sistema solare; oltre cioè i confini con cui conosciamo il nostro sistema solare, ossia ben oltre il pianeta Nettuno e il pianeta nano Plutone, e ancora oltre quella ciambella di asteroidi da cui Plutone stesso ha avuto origine, la fascia di Kuiper, una cintura di corpi rocciosi disposti tutti attorno al Sistema Solare, aldilà dell’orbita di Nettuno. Molto, molto più lontano, nella perenne oscurità, orbiterebbe un pianeta, un pianeta di notevoli dimensioni. E’ il misterioso Pianeta X. X che sta per “decimo” (di quando ancora Plutone era considerato “il nono pianeta”), X che sta anche per “sconosciuto”, quale esso veramente è. Vien detto anche “dodicesimo pianeta”, e vedremo perché. Anzi, tutto parte da li’, dalle lontane origini di questa storia, da un popolo che pare concepise un sistema planetario di dodici pianeti, considerando tali anche il Sole e la Luna. Mi riferisco all’antichissimo popolo mesopotamico dei Sumeri. E scusate se è poco. Abramo era Caldeo. Il che, rispetto all’essere Sumero e’ come dire “non di Cagliari, ma di Sassari”. Siamo li’. Gilgamesh, vi dice qualcosa? La Genesi biblica deriva da li’, da questa antica saga Sumera. Una grande cultura, un grande popolo quindi. Nella loro cosmologia era contemplato Nibiru, il piu’ lontano fra i pianeti, il dodicesimo pianeta. Vi scrivo qualcosa in merito. Ma prima, voglio riportarvi qualcosa di recente, di attuale che si collega in qualche modo a questa aspettativa del pianeta X. Una notizia che ho letto nella pagina di Tiscali che riporta recenti possibili conferme di un pianeta che si troverebbe – come sopra descritto-, lontanissimo dall’ultimo pianeta conosciuto, oltre la “fascia di Kuiper”(una cintura di asteroidi e planetoidi oltre Plutone, non esiste solo quella imparata a scuola fra Marte e Giove eh?).

 ULTERIORI INDIZI DELLA ESISTENZA DI UN PIANETA OLTRE NETTUNO

orbits_planet_objects

Indicazioni (inserite da me) dell’orbita del pianeta e di quelle degli oggetti che verrebbero da queseto influenzate. Notare come le orbite degli oggetti convergono tutte  su una stessa zona: improbabile combinazione, senza una azione esterna di un corpo sconosciuto e massivo.

 

IL PIANETA NOVE

planet 9 hidden from earth

Ho preso questa immagine dalla “notizia Tiscali”. La Terra e il Pianeta 9, a noi nascosto.

 La notizia apparsa su Tiscali Scienze qualche giorno fa dice che la Nasa è ora convinta della probabile esistenza del “Pianeta Nove (Placet- Nine ). Nessun osservatorio astronomico ha mai osservato la posizione di questo pianeta, è un inconveniente dovuto alla distanza alla quale il corpo celeste si troverebbe. Secondo gli scienziati l’ipotetico pianeta potrebbe orbitare ad una distanza, pensate, di ben venti volte la distanza che separa la Terra da Nettuno! Venti volte, qualcosa come novanta miliardi di chilometri (noi dal Sole siamo distanti solo 150 milioni di km!). Una posizione, e un orbita che lo terrebbe perennemente nascosto alle nostre osservazioni.

Il pianeta, ci ricorda la notizia, dovrebbe avere una massa (quantità di materia, fra virgolette “peso”) di ben dieci volte la massa della Terra, ed un diametro da due a quattro volte quello della Terra. Okay, ma in cosa consistono le “prove indirette” a sostegno della possibile esistenza del “Pianeta Nove”? Dobbiamo tornare indietro al gennaio del 2016, allorché due astronomi del “mitico” Californian Institute of Tecnology di Pasadena annunciarono una prova indiretta supplementare del nono pianeta, basata su modelli relativi alle orbite estreme di alcuni oggetti trasnettuniani (pensate a quella “ciambella di Kuiper, verrebbero da li’); oggetti che verrebbero “disturbati”, attratti da “qualcosa” di invisibile e poderoso.

 Il Sistema Solare è attualmente considerato essere composto da otto pianeti (ecco perché questo nuovo, se saltasse fuori sarebbe il “pianeta nove”), con Plutone che venne declassato a “pianeta nano” dalla comunità degli astronomi nel 2006 ma che ci sta ripensando e vuole promuoverlo di nuovo al rango di pianeta (la sonda New Orizon ha scoperto cose interessantissime su Plutone!), da alcuni altri pianeti nani, una miriade di satelliti naturali e corpi minori. Il tutto avvolto da una grande nube di asteroidi e comete inerti, la Nube di Oort. Stando agli esperti, il “pianeta nove”, come ho già scritto, disterebbe 90 miliardi di chilometri, seicento volte la distanza della Terra dal Sole, ossia 600 U. A. od unità astronomiche. Certo non potremmo andare a farci il weekend, freddo e gravità a parte. A proposito, e la sua natura intrinseca? Possiamo solo ipotizzare: un pianeta gassoso come Giove, o un mondo con una crosta solida, date le sue dimensioni, una “superterra”, cosiddetta. Un mondo ghiacciato. Un segnale (eventuale luce riflessa per esempio) giungerebbe a noi ridotto di centosessantamila volte rispetto alla luce (od altro segnale ) che arriva da Nettuno.

Se il pianeta si trovasse dove gli astronomi americani suppongono, impiegherebbe circa dieci o ventimila anni a fare un giro completo intorno al Sole. Pensate se i loro abitanti avessero una vita media come noi di circa ottant’anni. Anni di quel pianeta…. (sugli “abitanti” ci torno poi, ricordatevi per ora dei Sumeri). Non ci sono prove certe dell’esistenza di questo pianeta, ma gli esperti del Cal Tech si dichiarano molto speranzosi su questa cosa. Esistono ben cinque osservazioni che, almeno per ora, non possono avere altra spiegazione se non quella di un grosso pianeta che con la sua gravità “costringerebbe” ben sei corpi transnettuniani (fra cui il pianeta nano “Sedna”, grande quasi come Plutone) a orbitare in modo strano, con parametri orbitali estremamente improbabili , forse impossibili, se affidati solo al caso. Per esempio, questi corpi (ricordo, del tipo detto “Kuiper Belt Objects” o KBO, sfuggiti alla fascia di Kuiper) sembrano avere un “perielio” , il punto più vicino al Sole, quasi in comune. Tale “perielio” però, sta nei pressi di Nettuno, oltre questo pianeta, ben lontano dal Sole, corpi- cioè planetoidi- con orbite fortemente ellittiche.

Nonostante l’assenza di indizi gli esperti dell’agenzia spaziale californiana si sono dichiarati quasi certi dell’esistenza di questo misterioso pianeta. Esistono ben cinque osservazioni che, attualmente, non potrebbero essere spiegate in altro modo se non con l’esistenza di questo corpo celeste, un gigante con massa 10 volte superiore a quella del nostro mondo. E l’esistenza del Pianeta 9 era stata prevista l’anno scorso da calcoli matematici curati da un team di ricercatori del Californian Institute of Tecnology Anche in questo caso, i calcoli darebbero indizi molto forti della presenza di un corpo massivo (10 volte la massa della Terra!) ; si tratta solo di prove indirette, ma che fanno ben sperare. Molto importante è sottolineare (e vedremo perché a proposito del “leggendario” pianeta X, che se il pianeta 9 si trovasse dove gli astronomi americani ipotizzano, la sua orbita attorno al Sole, il suo “anno” sarebbe di ben diecimila, se non addirittura ventimila anni terrestri. L’orbita non giacerebbe sul piano orbitale degli altri pianeti, ma “quasi perpendicolare” al piano della eclittica (dove pressappoco giacciono le orbite di tutti i pianeti, lune e cinture degli asteroidi (sia quella fra Marte e Giove sia quella di Kuiper che sta ai confini, oltre Nettuno e Plutone)

Okay, potrebbe esistere un grosso pianeta, chiamato “Placet Nine”, nono pianeta, non considerando più Plutone come pianeta in quanto oggetto molto piu’ piccolo della Luna (2200 km di diametro contro i 3500 km della Luna, orbita strana inclinata e, secondo gli astronomi, planetoide venuto fuori dalla “fascia di Kuiper come tanti ce ne sono; li’ si sospetta ci siano anche decine di “plutoni”, e sarebbe un casino contarli come pianeti. Anche se la comunità astronomica sembra essersi pentita, dato che Plutone ha una atmosfera azzurrognola, una attività geologica complessa, eventi vulcanici con eruzioni di ghiaccio (criovlucanismo), ed altre peculiarità (dalle scoperte della sonda New Horizon), per cui pensano di promuoverlo nuovamente a pianeta. Okay, torniamo al nostro “placet nine”. Dimensioni, orbita, inclinazione dell’orbita, durata di questa, tutte ipotesi formulate dagli scienziati e “verificate” almeno in teoria con i calcoli. Ma come è fatto, concretamente, il pianeta. Qui lascio parlare la fantasia, come anche gli scienziati fanno, sulla base di analogie con i tipi di pianeti conosciuti. Sicuramente non è una stella del tipo “nana bruna” “compagna del Sole”, come si è da tempo ipotizzato: la stella “nemesi”, detta cosi’ perché si pensava fosse causa di periodiche estinzioni di massa (nemesis=vendetta), nell’avvicinarsi creando sconquasso nei nostri paraggi. Una stella di questo tipo brillerebbe di luce propria, mentre “planet nine” se esiste brilla di luce riflessa, e 10mila volte di meno di Nettuno data la sua distanza. Potrebbe trattarsi di un pianeta come Giove o Saturno, o Nettuno, un pianeta gigante gassoso (o un pianeta che si allontana e che stiamo perdendo, o un “benvenuto nel nostro sistema solare”, venuto da chissà dove: esistono pianeti solitari, senza una stella madre). Ancora, potrebbe essere un pianeta come la Terra (con crosta, magma, solido ) più grosso, diametro due o quattro volte maggiore e massa dieci volte maggiore. Gli astrofisica chiamano questi mondi “superterre”. Abitabili? Si’, se sono debitamente vicine ad un “sole”. Questo pianeta sarebbe, abbiamo visto, troppo distante. Un mondo ghiacciato allora, la crosta sarebbe ricoperta di ghiaccio perenne, estremamente compresso e solido. Potrebbe avere anche dei dinamismi interni (tettonica a zolle, sismi, vulcani- forse anche li’ con eruzioni “a freddo”). Atmosfera forse, ma rarefatta come quella di Plutone con gli “immancabili “azoto, anidride carbonica, e poco o molto ossigeno. Per essere attivo un pianeta ha bisogno di sollecitazioni, per esempio di marea, la luna di Giove Io ha un diffuso vulcanismo “caldo”, per via della vicinanza e delle interazioni con Giove. Ma al pianeta nove potrebbe bastare una rotazione abbastanza veloce, da garantire qualche sollecitazione interna che costringe il pianeta a “sfogarsi” con tettonica e vulcanismo di qualche tipo. Potrebbe anche avere qualche luna, grande o piccola, e su di lui potrebbero impattare degli asteroidi, mentre altri resterebbero in orbita. Tutte cose che però non si vedono, difficile vedere persino lo stesso pianeta che comunque, forse c’è ed è costretto a rimanere nascosto per distanza e scarsa luce solare decine di migliaia di volte inferiore a quella che ricevono Terra e Luna.   Questo è quanto a grandi linee si sa, e so, di questo ipotetico pianeta. Ma voglio venire al dunque di questo post. Il pianeta nove, è il pianeta X? E’ il “Nibiru” di cui secondo lo studioso Zacharia Stchin ed altri, parlavano gli antichi Sumeri? Cosa ci è chiaro sul pianeta x e ed in cosa un po’ ci incasiniamo? Vediamolo.

 ESISTE NIBIRU? ESISTE IL PIANETA X?

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Il Pianeta 9 potrebbe essere un mondo tipo la Terra, due o quattro volte più grande

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Oppure un pianeta gassoso e di dimensioni ragguardevoli, come Giove.

 Bellissima domanda, almeno io ne sono affascinato. Ma prima di cercare di rispondere a questo, voglio ricordarvi che l’esperto di antica cultura Sumera e di antiche lingue mediorientali Zacharia Sitchin, americano di origine russa, i Sumeri (penate all’attuale Iraq) erano a conoscenza di molti segreti del cosmo. Lo studioso sosteneva che i Sumeri avessero già sviluppato una concezione eliocentrica (Sole al centro), millenni prima di Copernico e Galileo, come già (e questa non è una ipotesi), alcuni filosofi greci come Anassagora, che considerava la Luna non una dea ma un corpo roccioso e abitato come la Terra, per lui rotonda e non al centro. Per i Sumeri, secondo Sitchin, il sistema solare constava di dodici “pianeti” con il Sole al centro, ma pur esso secondo loro un pianeta, come pianeta era anche la Luna (come si fa ancora oggi in astrologia). Ecco che i pianeti per noi “veri e propri” , quel sistema, ci sono tutti; ma da Mercurio a Plutone questi sono nove. Secondo il punto di vista dei Sumeri, esisteva un “pianeta in più”, per loro quindi dodicesimo, per noi decimo. Il misterioso pianeta infatti, è definito in entrambi i modi, e “pianeta X” sta anche per “sconosciuto”. Ed è proprio su questo fantomatico “pianeta x” che voglio focalizzare la mia – e la vostra, se vi va- attenzione. Per Sitchin (che tradusse testi cuneiformi e interpretò la Bibbia partendo però dalle lingue originali in cui fu redatta, sicuramente da fonti “apocrife” ossia testi non ammesse dai famosi “72 saggi” che “scelsero i libri “giusti” (?!) e dalle precedenti tradizioni Sumere e Babilonesi, e eccetera. Ogni tanto, nello scrivere, io faccio un nome: “nibiru”. E che l’è?.

Allora, Nibiru era il nome che i babilonesi associavano al dio Marduk. Questo nome, Nibiru, in accadico ha il significato di “luogo dell’attraversamento” o di “punto di transizione”. Nella maggior parte dei testi  babilonesi  questo “punto di transizione”, Nibiru, viene identificato con il pianeta Giove. Nella “tavoletta 5” del “Emma  Elish”, un trattato in forma di poema che narra del mito della creazione, questo nome  è  riferito probabilmente alla Stella Polare che a quei tempi era con molta probabilità la stella Thuban dell’Orsa minore , la stessa costellazione di cui fa parte la stella polare dei nostri cieli. Il termine “Nibiru” si ritrova, negli studi di Sitchin,  nelle tavole sumeriche a scrittura cuneiforme risalenti a circa 5000 anni fa. In questi testi Nibiru viene  indicato come “il pianeta dell’attraversamento”, definizione che coincide con quel “punto di transizione” di cui parlano i testi babilonesi riferentisi, però, a Giove. Nibiru viene indicato con una croce o come un “disco alato”, a significarne il volo attraverso i cieli. La cultura sumerica era collocata nell’attuale Iraq, tra i fiumi Tigri ed Eufrate. Va detto però che per la scienza ufficiale  la cosmologia sumerica, come dopo quella ebraica era molto semplice e per nulla rivoluzionaria: la Terra era piatta, circondata da un “grande oceano” e sopra stava “il cielo”, una immensa volta che sovrastava la terra.  Ma molti studiosi, tra cui appunto Zacharia Sitchin, sono invece concordi nel sostenere che gli antichi astronomi mediorientali avessero la concezione della terra sferica e “decentrata” dal Sole, e che avessero in tale contesto anche fornito delle prove che Nibiru è un pianeta di dimensioni considerevoli, dal colore rossastro e con un’orbita fortemente ellittica attorno al Sole. Per Sitchin ed altri, i Sumeri erano a conoscenza del fatto che il Sole è al centro e che dei pianeti gli orbitano attorno, fra cui la terra stessa e lo sfuggente ed enigmatico “Nibiru”.

 Queste affermazioni sono in gran parte rigettate dalle comunità archeologiche e astronomiche, e da queste ultime considerate come  “pseudoscienza”. Sitchin invece, in linea di chi ritiene che i Sumeri conoscessero molto di piu’ di quanto la scienza ritenga possibile e che percio’ la storia dell’astronomia e dell’archeologia vadano riviste,  sostiene che Nibiru appare negli antichi resoconti sumerici proprio come un grosso pianeta. Dello stesso parere è anche tale Burack Eldem; anche secondo le sue ricerche esisterebbe un pianeta di notevoli dimensioni, con orbita molto eccentrica che si avvicinerebbe a noi ogni  3635 anni(teniamo a mente questo numero),  tale sarebbe il suo ciclo oribtale. Attualmente Nibiru non sarebbe visibile per via della distanza, trovandosi oltre plutone ed oltre la stessa “Fascia di Kuiper”, una seconda “cintura di asteroidi”, ricca tra l’altro come abbiamo visto anche di comete e di grossi oggetti delle dimensioni di Plutone, di cui lo stesso ne sarebbe stato un “membro”, ora assestatosi in orbita di tipo planetario intorno a Sole. Secondo  le teorie di Sitchin e colleghi Nibiru era, nella cosmologia sumera, il dodicesimo membro del sistema solare (sole e luna erano considerati “pianeti”).

 Stando cosi’ le cose,  il nostro sistema solare sarebbe costituito non dai nove pianeti (ora convenzionalmente otto) che conosciamo, bensi’ da  dieci pianeti: Mercurio, Venere, la Terra, Marte, Giove, Saturno, Urano, Nettuno, Plutone e… Nibiru Veniamo qui al dunque:l la scienza ufficiale, pur “andando contro Sitchin”, non esclude come abbiamo anche visto  l’esistenza di  questo pianeta sconosciuto. E, forse, lo ha trovato. Pur  con un certo scetticismo,  si è indagato e ancora si indaga sulla possibilità che eventuali “perturbazioni” delle orbite e dei movimenti dei corpi  piu’lontani ,Nettuno e Plutone (e oggi di altri sei piccoli planetoide che sembrano convergere su un punto come “attirati” o “deviati” da qualcosa-, siano la prova, seppur indiretta, di un grosso corpo celeste situato oltre i pineti anzidetti . Tali perturbazioni  gravitazionali confermerebbero l’esistenza di Nibiru, e se non proprio di Nibiru (che secondo Sitchin era abitato da esseri alieni descritti come Elohim dalla Bibbia…), il “Pianeta x”.

  Nel 1930 Cloude Tombaugh scopri’ Plutone esaminando migliaia di lastre fotografiche del cielo, ed era convinto dell’esistenza di un altro corpo celeste sconosciuto, forse piu’ grande, che egli battezzzo’ “Pianeta x” . La spinta ulteriore alla ricerca di un”decimo pianeta” al di la’ della “fascia di Kuiper”  è stata data dalle recenti scoperte di corpi celesti delle dimensioni di poco maggiori di quelle di plutone, come ad esempio Quoar (1300km di diametro Plutone 1200), che fu scoperto  nel 2002 da scienziati del Californian Institute of Tecnology . Infatti l’esistenza di  simili corpi celesti  e la loro grandezza fanno sperare che in quella regione esistano corpi di dimensioni anocra piu ragguardevoli.  A questo punto viene da chiedersi  quali siano le reali possibilità scientifiche circa l’esistenza di Nibiru ( o di qualsiasi altro corpo massivo con le caratteristiche prospettate dalla teoria). Come si è visto, gli scienziati , nonostante un motivato scetticismo, hanno dimostrato e tutt’ora dimostrano un certo interesse per questo problema e, in base alle ragioni esposte, in linea di principio non si puo’ escludere la possibilità che un simile pianeta esista.

 Occorre considerare pero’ le implicazioni che il passaggio di un grosso corpo celeste avrebbe sul nostro sistema solare, e se la sua supposta orbita puo’ rispondere ai criteri imposti dalla meccanica celeste. Iniziando da questo aspetto va innanzitutto detto che un oggetto celeste che rispondesse alle caratteristiche  orbitali attribuite a Nibiru dovrebbe comportarsi esattamente come si comporta un qualsiasi altro oggetto del sistema solare avente un’orbita circumsolare a lungo periodo, un’orbita magari di tipo cometario,  che lo porti a trovarsi ora molto distante dal Sole, ora molto vicino. Si potrebbe ipotizzare però anche un’orbita poco eccentrica, quasi circolare. Ecco, come sarebbe il Pianeta 9. Fin qui nessun problema; avremmo un grosso pianeta, oltre Plutone, che ruota intorno al Sole e  assai distante da non creare problemi. Ma poiché si parla di “Nibiru” (che a detta dei sostenitori ci dovrebbe rompere le scatole con terremoti e diluvi ogni 3600 anni), si deve ragionare partendo dal presupposto che un pianeta del genere abbia un’orbita fortemente ellittica, vale a dire molto eccentrica e di cui il Sole occupa uno dei due fuochi dell’ellisse (Prima legge di Keplero).

  In astronomia questo avviene: abbiamo miriadi di comete che rispondono a questo parametro orbitale-la cometa hale Bopp ha un ciclo di circa 3300 anni-. Va però considerato che una cometa ha al massimo un diametro-supponendola sferica- di max 40 o 50 km, mentre “Nibiru” avrebbe quantomeno dimensioni doppie della terra e massa almeno 3-5 volte maggiore. Essendo l’attrazione gravitazionale tra due corpi celesti legata al prodotto della masse ed al quadrato inverso delle distanze, va da se’ che l’orbita di una cometa di “media taglia” è soggetta ad un’attrazione gravitazionale differente rispetto, diciamo, a Nibiru. Considerando  che la massa di questo pianeta sarebbe comunque piccola rispetto a quella del Sole (tutti i pianeti messi insieme hanno massa 1/1000  rispetto al Sole ) si puo’ ritenere pertanto possibile per un “Nibiru” un’orbita di tipo cometario. Essendo pero’ la massa di Nibiru (se c’è..) comunque molto grande, per avere un assetto orbitale corrispondente alla teorici Sitchin,, il pianeta deve per forza distanziarsi molto dal Sole. Ora, fatte le debite considerazioni sulla possibilità teoriche dell’esistenza di un oggetto di questo tipo, quali sarebbero le conseguenze derivanti  dalla presenza, nel nostro sistema solare, di un oggetto di questo tipo?  Secondo i sostenitori, Nibiru passerebbe “nei pressi” della Terra intersecando le orbite di Marte e di Giove o quelle di Giove e Saturno ogni 3630  anni. Questi passaggi ravvicinati avrebbero provocato sconvolgimenti titanici , alterando le orbite dei pianeti vicini e causando immani cataclismi anche sulla Terra. Nibiru sarebbe stato responsabile  del “diluvio universale” come di altre estinzioni di massa, che sappiamo ci sono state. Quella dei dinosauri è la piu’ conosciuta. Tutto cio’, in linea di principio, è possibile: persino la Luna si sarebbe formata 4 miliardi di anni fa da “detriti ” parovocati dallo scontro tra la nascente Terra ed un planetoide delle dimensioni di marte; questi “detriti “avrebbero orbitato intorno alla terra per secoli e successivamente si sarebbero concentrati in grumi sempre piu’grossi che, fondendosi tra loro, avrebbero costituito la Luna. Come oggi ormai sappiamo, anche i pianeti si sono formati  dal lento “fondersi “, per gravità, dei “planetesimi, che altro non erano che asteroidi e comete di cui quelli restanti e relegati per lo piu’ nelle regioni periferiche  del sistema solare sono  i “prodotti di scarto” di tale processo. pur tuttavia la  scienza è per lo piu’ scettica sull’esistenza di un pianeta come Nibiru. Oltre alla classica obiezione: “non ci sono prove”,   la maggior parte degli scienziati  sostiene che un pianeta tipo Nibiru, con quelle caratteristiche di massa ed orbita non si limiterebbe  solamente a provocare cataclismi e periodiche estinzioni sulla terra, ma avrebbe da tempo sconvolto il sistema solare, che sarebbe molto diverso per via delle forti influenze gravitazionali o di eventuali urti con i pianeti medesimi. Con “Nibiru”  tra i piedi, ad esempio, l’orbita della Terra , di Saturno, di Venere o di Marte non sarebbe le stesse  che conosciamo noi oggi ne’ forse tali pianeti esisterebbero cosi’ come noi li conosciamo. L’obiezione degli scienziati è legittima e ragionevole. Tuttavia non si puo’ escludere che un pianeta di questo tipo  esista. Nibiru potrebbe comunque esistere e forse, ribaltando il discorso, il sistema solare è cosi’ come è proprio anche grazie alla sua eventuale, enigmatica presenza. Occorre qui ricordare che nel sistema solare esistono diverse “anomalie” non ancora risolte dalla scienza. Ad esempio, non si sa come mai Urano abbia il suo asse che  quasi punta verso il sole; il pianeta ruota su se’ stesso, diciamo, “coricato”  rispetto agli altri pianeti che hanno l’asse  tendenzialmente  perpendicolare al loro piano orbitale (tendenzialmente perché ad esempio l’asse terrestre è inclinato di circa 23 gradi e grazie a cio’ abbiamo le stagioni). La rotazione di urano è retrograda rispetto a quella degli altri pianeti. Anche Venere costituisce ancora un mistero, ruotando lentissimamente (l’anno dura piu’ del giorno) ed in senso anch’esso retrogrado. E’ lecito a questo punto ANCHE pensare che tali “anomalie” possano essere dovute proprio alle perturbazioni di un grosso corpo celeste  aventi le caratteristiche planetarie ed orbitali di un grosso corpo celeste come Nibiru.

IL PIANETA NOVE, E’ NIBIRU ? OPPURE NO?

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L’orbita di Nibiru come ipotizzata dagli studi del Sumerologo Zacharia Sitchin e sulla base di supposte leggende Sumere.  Notare come l’orbita passa dentro il Sistema Solare , fra le orbite di Marte e Giove. Porterebbe sconvolgimenti e profondi cambiamenti. Per Sitchin, addirittura “acculturazione” da parte dei suoi abitanti Anunnaki (vedremo in altro post). L’orbida del “pianeta 9” differisce da questa descrizione, in quanto si mantiene a notevole distanza persino da Nettuno e Plutone, che ono i “confini tradizionali” del Sistema Solare – non contando chiaramente la  fascia di Kuiper e, molto più oltre, la  Nube di Oort (che avvolge tutto il Sistema Solare (pianeta nove compreso!), una “nube” con miliardi di asteroidi e comete).

 Ma…il vero dubbio, piuttosto, è il seguente: le prove  a sostegno  sono sufficienti a suffragarne l’esistenza? I Sumeri avevano soltanto immaginato questo”pianeta degli dei ” o le  loro conoscenze erano tali che essi sapevano? E soprattutto, se si scopre un pianeta, si tratta di Nibiru? Il “Pianeta 9” ha fatto pensare, fa pensare che i Sumeri avessero ragionesull’esistenza di un loro “dodicesimo pianeta”, del loro “Nibiru”. Ma il Pianeta 9, se esiste, sembra NON AVERE un ‘orbita che in soli 3600 anni lo porti nei nostri pressi. Trovandosi oggi forse a 90 miliardi di chilometri dal Sole, e con una orbita tale da essere percorsa in dieci o ventimila anni, questo pianeta sarebbe “ben altro che Nibiru”, direbbe uno scettico. Lo penso anche io, pur non escludendo nulla.  Neppure ceh da chissà dove, altri ci abbiano fatto e ci facciano visita. Ma questa è un’altra faccenda.

CIAO

 Marghian

 

PENSIERINO DELLA SERA…LA VITA E’ UN CIRCOLO VIZIOSO? E L’UNIVERSO?

LA VITA E L’UNIVERSO. UN CIRCOLO VIZIOSO?

moebius

Ciao. Finite le ferie, sono tornato al lavoro. Anche qui, in un certo senso pur se in ferie avevo più tempo. Mica tanto poi eh ? Le incombenze prendono tempo, lasciandone poco per le cose “scelte”.
Quanto ho scritto sopra riguarda una mia riflessione, e qualche considerazione di contorno. Comincio con questa domanda: la vita, è un circolo vizioso? Il mondo, si ripete? Se l’universo avesse la forma della figura nella foto, cosa implicherebbe, per noi, bipedi implumi sulla Terra?

Allora…Le superfici ordinarie, ovvero quelle che siamo abituati ad osservare nella nostra vita quotidiana, hanno sempre -nella pratica- almeno due facce (si pensi ad un foglio di carta, ad una tavola), per cui è sempre possibile percorrere idealmente una delle due facce senza mai raggiungere la seconda, a meno di non attraversare una linea di demarcazione costituita da uno spigolo o bordo. Per una sfera, od un cilindro, è possibile stabilire una superficie interna ed una esterna.
Nel caso della figura che vediamo invece le cose cambiano, e di parecchio. Esistono in essa una sola faccia ed un solo bordo. Nella cosiddetta “striscia “, o “nastro” di Möbius, dopo aver percorso un giro, ci si trova dalla parte opposta; ma solo dopo averne percorsi due ci ritroviamo sul punto iniziale, cioè nel punto di partenza.
Un “nastro di Möbius” può essere facilmente realizzato partendo da una striscia rettangolare – di carta o di altro materiale ed unendone i lati corti dopo aver impresso alla striscia mezzo giro di torsione. A questo punto se si percorre il nastro con una matita, partendo da un punto qualsiasi, si noterà che la traccia si snoda sull’intera superficie del nastro. Il nastro ha quindi una sola faccia. Se seguiamo il profilo di “un” bordo (partire da quello di destra o da quello di sinistra o da quello in basso a quello in alto a seconda di come è orientato il nastro), notiamo che il dito ha percorso tutta la striscia, lambendo il bordo. Ecco che non sono più due bordi (come lo sono quelli di un cilindro ottenuto unendo le estremità di una striscia analoga ma senza effettuare il mezzo giro di torsione), ma un solo bordo.
Una figura così semplice da ottenere, sembra “contraddire” i principi della geometria a cui siamo abituati, quella che la maggior parte della popolazione mondiale conosce, che sono poi quelli della geometria piana euclidea.
Questa piccola cosa prende il nome dal matematico tedesco Augustus Ferdinand Möbius (1790/1878), che fu il primo a prendere in considerazione la possibilità di creare una figura interessante come questa, semplice (praticamente un “uovo di Colombo”) ma con le caratteristiche particolari, che rimandano a concetti come l’illimitato od addirittura l’infinito (pur se la forma “ad otto coricato” della figura non è riferita al simbolo matematico di “infinito”, che fu introdotto-indipendentemente dalla figura di Möbius – da un altro matematico, l’inglese John Wallis, che visse tra il 1616 ed il 1703.
La teoria della relatività generale, tutti sappiamo cos’è. Fu elaborata dallo scienziato tedesco Albert Einstein e pubblicata, per la prima volta, nel 1916. Una delle principali peculiarità di questa formidabile teoria consiste nel fatto che essa descrive l’interazione gravitazionale non più come mera azione a distanza fra corpi che hanno massa come nella teoria newtoniana secondo la quale “due corpi massivi si attraggono come fanno due calamite”, bensì come l’effetto di una legge fisica che rapporta distribuzione e flusso attraverso le quattro dimensioni dello spazio-tempo di entità come la massa e l’energia (secondo la relatività due enti equivalenti), in rapporto alla geometria di spazio e tempo, e più precisamente con la ^curvatura dello spazio-tempo stesso. Ecco che in questo contesto gli osservatori –detti “inerziali”, ossia che si trovano in uno stato di “caduta libera”, ove la “forza-peso” diventa, in questo modo, una forza apparente in quanto gli osservatori inerziali (praticamente tutti gli oggetti) si muovono lungo linee “geodetiche”, e cioè seguendo la curvatura dello spazio-tempo, analogamente al movimento degli oggetti sulla superficie di una sfera, che ne seguono obbligatoriamente la curvatura. La gravità appare come una forza per gli osservatori non inerziali. Chi, ad esempio, da sopra un balcone osservasse un oggetto cadere verso il suolo, percepirebbe la sua caduta come il prodotto di una “forza attrattiva” esercitata dal suolo sull’oggetto; mentre, chi è in caduta libera verso il suolo (od in orbita intorno ad una stella o ad un pianeta) non sente nessuna forza, se non per via del “senso comune” (la Terra mi attira a se’!”, nel primo caso). In realtà un oggetto che cade è un oggetto che segue un movimento “rettilineo uniforme” ma lo fa in uno spazio incurvato (vale sempre l’esempio di chi cammina sulla superficie di una sfera, tipo la Terra: percorre una linea curva, la “linea geodetica”, ma percepisce un camminare in linea retta; “crede” di camminare in linea retta); da tutto ciò derivano il moto accelerato uniformemente dei corpi in caduta verso il suolo (sulla Terra l’accelerazione gravitazionale è di 9,8 metri ogni secondo), i movimenti orbitali dei pianeti (i pianeti, le comete ed altri corpi si muovono seguendo le linee geodetiche date dalla curvatura dello spazio-tempo dovute ad una stella, nel nostro caso il Sole), e la stessa “forza apparente” di coesione fra tutti gli oggetti dell’universo (galassie ed ammassi di galassie , ed in esse, le miriadi di stelle con i loro pianeti, comete, asteroidi).
La teoria della relatività generale è dunque alla base dei moderni modelli cosmologici della struttura a grande scala dell’Universo, della sua evoluzione e della sua struttura. La relatività generale conclude che lo spazio ed il tempo sono intimamente connessi in un’unica realtà, detta “spazio-tempo”. Lo spazio-tempo è “curvato”, e lo si può immaginare come la superficie bidimensionale di una sfera sulla quale trovansi miliardi di “puntini bianchi” a “rappresentare le galassie”. Questa rappresentazione non è perfetta; ma serve a rendere l’idea, dato che lo stesso Einstein ammetteva di non saper visualizzare nella sua mente uno spazio curvo. Glielo dicevano invece i passaggi matematici. “Io non immagino lo spazio curvo” perché’ non serve al cervello umano”. Cosi ’-aggiungo io- come non si può concepire che l’Eterno non ha né inizio né fine perché la nostra mente è temporale, costruita forse secondo gli schemi del nostro mondo tridimensionale, anzi “quadri…dimensionale”, se si aggiunge il tempo. Ma esistono di sicuro tantissime altre dimensioni; ma che non sono utili al nostro quotidiano. Sono utili a che l’Universo esista
L’universo, alla luce di quanto esposto, potrebbe somigliare dunque ad uno sferoide, o ad un un toroide (il toro è una figura tipo “un cilindro ricurvo su se’ stesso”, di modo che i due estremi si toccano; pensate ad una ciambella, ma senza pensare di mangiarla 🙂

Oppure….l’universo potrebbe somigliare proprio ad un “nastro di Möbius” (la figura!) , o meglio ad un “cilindro di Möbius”, dato che anche un cilindro può venir “ritorto” come si fa con una sottile striscia. In uno spazio-tempo così “incurvato” proprio come lo spazio-tempo descritto da Einstein, non esiste un “limite”; si dice infatti che l’universo einsteiniano sia finito ma illimitato. In teoria, un oggetto potrebbe, muovendosi in linea retta (ma seguendo obbligatoriamente le “linee geodetiche” o “gravitazionali” di uno spazio curvo…), ritrovarsi al punto di partenza. Una frase detta spesso riguardo a questo aspetto è la seguente: guardando in avanti con un potentissimo telescopio, un osservatore potrebbe vedere, anche se molto in teoria, la propria nuca”. L’esempio, chiaramente, è un assurdo, che però è molto usato nei libri divulgativi sulla relatività, e rende l’idea. Già, l’idea di un mondo “ripiegato su se’ stesso”.
^Tralascio di esporre, in questa sede, alcune altre teorie più recenti che vogliono per esempio che l’universo si espanda all’infinito ”- la gravità non sarebbe sufficiente a far fermare l’espansione e far ripiegare su se’ stesso l’universo, che rimarrebbe un sistema “aperto”-, diventando così estremamente rarefatto e finendo la sua vita per “morte termica” (raggiungendo il massimo della entropia); o che, ad un certo punto lo spazio-tempo subirà uno “strappo, o l’altra ipotesi ancora che considera la possibilità che l’universo sia addirittura “piatto”, la teoria delle “brane” (tanti universi paralleli giacenti su “pareti” o “brane” ed altre cose ancora.
Prendendo comunque per buona l’idea dell’universo “chiuso”, una possibile implicazione derivante da un tale stato di cose, è che forse l’universo è destinato a contrarsi fino a ri-diventare un oggetto puntiforme, o quasi. E magari pronto ad espandersi nuovamente. E’ l’idea dell’universo ciclico. Tanti altri “big bang” avrebbero preceduto quello che ha creato il nostro universo, in attuale fase di espansione accelerata.

UN CIRCOLO VIZIOSO?

Sembrerebbe proprio, dato che-come abbiamo visto, noi viviamo in un universo che forse ha proprio queste caratteristiche. Ed anche i nostri giorni sono così simili tra loro da farci pensare proprio ad un circolo vizioso quale sarebbe, in fondo, la nostra vita. E quella dell’Universo. L’ pensarono molto prima di me… Buddha, per esempio, forse i Maya, o gli Ebrei, che parlano di cinque e sei età del mondo.
Ma la vita, per quanto breve, è comunque lunga, e forse prima di “tornare al punto di partenza” avremo vissuto e compreso molte cose. Nei nostri giorni, nei nostri anni, ci sono piccole differenze, pur nella apparente monotonia degli eventi. Ma forse, se è nostro destino continuare ad imparare, la vita non è questa sola. Forse ogni ciclo dell’Universo, rigenera anche ognuno di noi. O forse non in senso letterale. L’universo, forse, conserva di noi i “memi”, i nostri enti di ragionamento, i nostri momenti vissuti. Dati che all’Universo servono forse a generare nuova vita, ad arricchirsi di se ‘stesso. Questo, se noi siamo materia soltanto. Se siamo invece entità celesti, spiriti potenziali immersi nella materia, per uscirne poi pieni di esperienza? L’Universo e la Terra come “palestra di vita”. Io non lo escluderei.
“Se non sai dove andare..vai dove non sai”, era il motto ed il consiglio di tale…San Giovanni della Croce. Dai loro diversissimi punti di vista, sono convito, Giovanni della Croce ed Einstein si danno la mano. Almeno sull’importanza e la bellezza del percorrere questo circolo. Per vizioso che sia. Ciao 🙂

Marghian

UFO. IL DISCUSSO CASO ROSWELL – New Mexico, luglio 1947

U.F.O.  IL DISCUSSO  E CONTROVERSO CASO ROSWELL

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Rappresentaazione del classico disco volante, come desunta da descrizioni su Roswell e Area 51-Nevada fatta da tale Bob Lazar, che sostiene di aver lavorato presso la base Area 51, sulla retroingegneria U.F.O. Lazar defini’ questo tipo di ufo “il modello sportivo”.

Premessa

Ciao.  Ho pensato di approfittare di questo periodo di ferie,  per un post su uno fra gli argomenti e le tematiche di questo blog, che. a dire il vero, ho trascurato per diversi anni (si vedano i primi post). Un tema appartenente, in termini di post, alla categoria “mistero”: un argomento  che io perrsonalmente reputo abbastanza affascinante, ma assai scabroso, non fosse che per i sentimenti forti che discussioni su questo argomento suscitano: mi riferisco al tema degli U.F.O, e dei presunti esseri extraterrestri che “siederebbero” ai comandi di simili oggetti volanti; alcuni dei quali sono appunto ritenuti da studiosi e gente comune, di provenienza aliena. Parte del fenomeno (come tale innegabile) è attribuito alla presenza misteriosi esseri che si presumono di natura esogena al nostro pianeta. Una piccola percentuale, in verità: solo il 5 o il 6 % degli oggetti volanti non identificati sono supposte essere  “astronavi aliene”, o comunque qualcosa di inspiegabile. Ossia, i casi al netto di quelli che trovano una spiegazione che, va detto, sono la maggior parte, quasi il 90 %. Ma quel 5%, se autentico, farebbe la differenza. Poi, tutto è da vedere e da capire. Non sta a me sostenere per certo che gli alieni esistano, e che alcune tipologie  di questi esseri vengano a trovarci, ci studino, ci vogliano bene oci vogliano male, esistano o non esistano. Ne’ tantomeno sta a me sostenere che esseri intelligenti riescano a bypassare distanze di anni luce in tempi brevi, che si possa cioe’ superare quel limite tanto caro agli scienziati, ossia il limite della velocita’ della luce. Oggi anche chi e’ alle elementari sa che, a meno di qualche strano escamotage, non si puo’ viaggiare a velocita’ superiore a quella della luce. Anche alla velocita’ dela luce, praticamente, un ipotetico veicolo fabbricato su un pianeta di Alpha Centauri, la stella a noi piu’ vicina,  impiegherebbe alcuni anni per giungere sino a noi. A maggior ragionie sembra strano che esseri esistenti su pianeti di sistemi solari piu’ distanti, possano raggiungerci – e noi, in futuro, raggiungerli-.  Non sappiamo pero’ tutto sull’universo e sui suoi misteri.  Io mi reputo ” un possibilista in attesa di fatti”, mettiamola così. Quindi, quasi neutralmente, o super partes- anche se ci tengo… 🙂 ho scritto questo post.  Ho provato a scriverlo un po’  con lo stile del “giornalista”. WordPress chiama “articoli” i post, per cui.. . Quindi…Ve lo presento, così, senza vanto ne’ pretesa di sapere e senza credere per fede. E’ lungo, mi rendo conto. Però, se vi andasse di leggerlo, anche solo in parte (con questo caldo poi, capisco .. 🙂 ), mi farebbe piacere. Ho scelto di trattare del caso ufologico più famoso in assoluto. Eccolo.

IL CASO ROSWELL

Considerazioni

Roswell è stata ed è un vero e proprio “spartiacque” nel panorama dell’ufologia mondiale. Pur se gli eventi a carattere ufologico legati a questa cittadina del New Mexico si verificarono di fatto nel 1947, essi generarono una netta dicotomia fra quello che era il modo di percepire od anche di essere testimoni “de facto” di una certa fenomenologia ufologica caratteristica degli anni ’50 e ’60 e quella cui oggi si assiste. La prima fase era caratterizzata dai classici “dischi volanti” dalla tipica forma “a campana”, accompagnati spesso da veicoli dalla forma “a sigaro” ed a cui si associavano alieni di aspetto umano e bonario. In tutta questa compagine si stagliava la figura del “contattista” che, facendosi portavoce di un “messaggio cosmico”, di “ammonimenti” contro la condotta dell’uomo riguardo all’uso dell’energia atomica e di altri mezzi distruttivi, trasmetteva e corroborava in noi un idea positiva ed a volte “mistica” del fenomeno UFO. La seconda fase invece, ci presenta-o meglio si presenta – come caratterizzata da una tipologia differente sia dei presunti veicoli extraterrestri che degli stessi occupanti, non più visti come “forieri di un messaggio salvifico e rassicurante” da farli sentire “vicini a noi”, bensì come “diversi”, misteriosi” o persino “ostili”. Persino sull’origine degli alieni la concezione, da Roswell in poi, è mutata: non più “uomini provenienti da pianeti a noi familiari come Venere o Marte” (allora la cosa era credibile, poco si sapeva di tali pianeti vicini), ma “esseri” che avrebbero origine da sistemi solari lontanissimi, da altre galassie e addirittura “da altri piani dimensionali (la teoria del multiverso è oggi accettata nel mondo scientifico). Sono gli ufo “post-roswelliani” che sono associati in gran parte al concetto di “altri universi”, “salti quantici”, viaggi a curvatura, ossia distorsioni gravitazionali tali da permettere, in teoria, viaggi su distanze interstellari. Va detto che questi fattori erano già presenti nell’ufologia “classica”. Adamski sosteneva che “loro viaggiano tramite “fluttuazioni dello spazio” e già si parlava di “distorsioni gravitazionali”. Ma è proprio dopo Roswell che queste concezioni si sono maggiormente sviluppate, mentre allora prevaleva l’idea del disco che “si propelleva”, seppur in modo efficiente, sruttando le leggi fisiche conosciute. Oggi assistiamo ad una fenomenologia ufologica assai diversa, oltre che sul piano tecnologico e morfologico di ufo e presunti alieni, anche e soprattutto dal punto di vista psicosociologico. Infatti l’extraterrestre buono ed umano ha lasciato il posto al misterioso ed inquietante “alieno grigio”, portatore non più di un “messaggio” ma “terribile e minaccioso”. Questa è ovviamente una corrente di pensiero; gli extraterrestri sarebbero- condizionale d’obbligo-, buoni e cattivi, come noi (bene e male come leggi universali insomma). Ecco: Roswell si trova esattamente in mezzo a queste due concezioni prevalenti del fenomeno Ufo. Prevalenti, perché’ su quale sia l’effettiva realtà delle cose, è da vedere.

 I FATTI

La cittadina di Roswell, New Mexico, fu teatro di un avvenimento straordinario. Un evento che ancora oggi, ad oltre settant’’anni di distanza, affascina e fa ancora discutere. Ma che cosa acadde veramente nei pressi della cittadina americana quella notte di luglio del 1947 da suscitare tanto interesse e curiosità? Nella notte tra il 2 ed il 3 luglio del 1947 (la data è incerta), nei pressi di Roswell si verificò…un incidente. Un incidente che però, per le sue caratteristiche veramente “atipiche”, le sue circostanze e le sue implicazioni sia in campo militare che civile, hanno reso Roswell famosa nel mondo ed al centro di controversie ancora oggi più che mai vive per un evento che ci pone davanti ad un quesito di portata direi “epocale”: l’esistenza degli extraterrestri. Quella notte infatti nel deserto del New mexico sarebbe precipitato un veicolo alieno. L’incidente di Roswell è noto nel mondo come “The Roswell Ufo crash”, lo schianto di un UFO a Roswell. Ma come si svolsero i fatti? Che cosa precipitò dal cielo quella notte del 2 luglio del 1947? Chi furono i protagonisti ed i testimoni della vicenda? Come mai ancora oggi, a 71 anni di distanza, Roswell fa discutere scienziati, ufologi, uomini politici e gente comune? dalle cronache noi oggi sappiamo che “qualcosa sfrecciò nel cielo quella notte, e terminò il suo volo, precipitando in un campo.” Era una notte di tempesta, ma diverse persone udirono un fragore diverso dai normali tuoni. La mattina successiva il proprietario di un ranch, tale W.W. Mac Brazel rinvenne nei frammenti metallici disseminati nella proprietà in cui lavorava. Stupito della cosa, provvide subito ad avvertire lo sceriffo di Roswell. Le autorità militari della vicina base aeronautica, venuti al corrente del fatto, si recarono nella proprietà di Mac Brazel ed esaminarono i frammenti. I militari ed il maggiore Jesse Marcel esaminarono i rottami e provvidero a recintare il campo. Lo stesso proprietario fu trattenuto ed interrogato a lungo dalle autorità. I rottami dello sconosciuto oggetto si rivelarono di particolare fattura, soprattutto per le caratteristiche di lucentezza e resistenza alle sollecitazioni: non si scalfivano, né si piegavano agli urti. Ma questo non è tutto: Il maggiore Jesse Marcel si portò a casa alcuni dei frammenti dello strano metallo, fra cui un’asta metallica con incisi degli strani segni simili a geroglifici, che mostrò alla moglie e al figlio di tre anni che da adulto confermò. Per una decina di giorni Roswell fu al centro dell’attenzione dell’aeronautica statunitense e l’intera zona di Roswell fu recintata e tenuta sotto stretta sorveglianza. L’8 luglio il colonnello Blanchard rilasciò un comunicato stampa in cui dichiarò che “un disco volante era precipitato nella regione di Roswell e che le autorità lo avevano recuperato”. Quello stesso giorno il quotidiano locale, il Roswell Daily Record uscì infatti col seguente titolo di prima pagina:. “La Raaf cattura un disco volante nella regione di Roswell”. Poco dopo che i quotidiano locale diede questa notizia, Il generale Ramey dichiarò che il “disco volante “precipitato altro non era che uno dei palloni sonda che venivano lanciati dalla base aerea”, smentendo di fatto la rivelazione fatta poche ore prima dal suo subalterno, il colonnello. Blanchard . Ma torniamo all’evento ed ai momenti concitati che videro protagonisti i militari dell’aeronautica militare statunitense (RAAF) di stanza a Roswell, il fattore W:W: Mac Brazell ed altri cittadini e testimoni dell’accaduto. L’oggetto precipitò nel Foster Ranch di Corona, a circa 120 chilometri a nord-ovestt di Roswell. Il primo ad acorgersi del fatto e a rinvenire i rottami del velivolo fu il fattore Mac Brazel , il quale descrisse il materiale come simile pezzi di gomma, stagnola, carta robusta e asticelle. Brazel decise di parlare della faccenda allo sceriffo, Jeorge Wilcox, solo dopo aver saputo dei “dischi volanti”, ed insieme a lui e ad un uomo in abiti borghesi, certamente un militare, si recò sul posto dove i tre raccolsero i “resti del disco”. Il materiale pesava meno di tre chilogrammi ed era presente una grande quantità di nastro adesivo su cui erano stampati dei fiori. Brazel aveva già raccolto in passato due palloni sonda nel suo campo ed era certo che quel materiale non apparteneva ad un oggetto di quel tipo. Il 9 luglio sul Fort Morning Star Telegram apparve un articolo di James Bond Johnson che riferiva che il sergente maggiore Irwin Newton aveva identificato l’oggetto come un pallone “Ray Wind”appartenente alla stazione meteorologica della base aerea di Forth Worth che veniva usato per determinare la velocità e la direzione dei venti d’alta quota. In una foto scattata da Johnson apariva ritratto un giovane meteorologo che reggeva i rottami del “pallone recuperato” che non sarebbe stato riconosciuto dai militari della base aerea di Roswell . Caso chiuso dunque? A tutt’oggi la tesi sostenuta rimane quella del pallone sonda. Il fisico nucleare Stanton Freedman , informato dallo stesso Jesse Marcel ormai in pensione e coadiuvato da William Moore, dopo aver raccolto una enorme mole di dati ed intervistato numerosi testimoni in qualche modo collegati al caso, ripropose l’intricata faccenda all’attenzione dei media dopo oltre trent’anni di silenzio. Nel 1980 uscì infatti il libro “The Roswell Incident” scritto “a due mani” da Freedman e da Moore. Lo scenario che si delineava era ben diverso dalla versione ufficiale ormai pacificamente archiviata avente come “spiegazione” l’uso di palloni meteorologici. In base alle indagini svolte ed ai riscontri delle testimonianze di chi all’epoca “sapeva”, ad esplodere ed a precipitare nel ranch di Mac Brazel furono proprio i frammenti di un disco volante, ed il nucleo vero e proprio dell’oggetto sarebbe caduto a San Agustin, a circa duecento chilometri ad ovest di Roswell. All’interno dell’oggetto sarebbero stati rinvenuti alcuni cadaveri di esseri piccoli, di aspetto umanoide. Si trattava probabilmente dell’equipaggio alieno del disco precipitato. A questo punto è bene ricordare due altri testimoni chiave della vicenda e gli episodi che li videro protagonisti: l’allora impegnato nell’impresa di pompe funebri Ballard, certo Glenn Dennis ed una giovane infermiera al tempo impiegata nell’ospedale della base aerea di Roswell. Dennis aveva allora 22 anni. L’impresa funebre in cui lavorava prestava servizio anche per i militari, sia per i decessi che per i soccorsi ai feriti. Nelle piccole città il carro funebre fungeva anche da ambulanza, e Dennis trasportò un ferito nel pronto soccorso dell’ospedale della base aerea. di Roswell. Fu allora che, avvicinandosi a due camion vide nei cassoni scoperti dei frammenti metallici. Si accostò al mezzo per osservare meglio e notò che alcuni frammenti arrecavano delle strane scritte. Ma subito gli si avvicinarono dei soldati che gli intimarono di non dire nulla e fu invitato ad allontanarsi dai camion. Dennis ricevette poi una strana ordinazione dalla base aerea: delle piccole bare per dei cadaveri della statura di circa un metro e venti centimetri. La cosa gli parve alquanto strana, se si aggiunge che gli fu chiesto “come avrebbe trattato dei cadaveri che fossero rimasti per quattro giorni in mezzo al deserto”. Anni più tardi la nipote di Dennis, Barbara, confermò l’episodio e descrisse i frammenti come “avveniristici”, descrivendone alcuni come frammenti che “oggi diremmo che sarebbero di plastica”, disse lei. Nella base lavorava come infermiera una giovane sottotenente. La ragazza entrò in una stanza per prendere degli oggetti, e fu subito fermata da un uomo in camice bianco che le afferrò il braccio. “Abbiamo bisogno di lei”, le disse l’uomo. La ragazza vide distesi su dei letti tre o quattro cadaveri orrendamente mutilato e di aspetto non umano: avevano la pelle grigio marrone, corpo esile e la testa era grande in modo sproporzionato rispetto al resto del corpo. Gli occhi erano enormi e scuri, senza pupilla. Attorno agli strani esseri, oltre all’uomo che la trattenne, si trovavano altri due o tre uomini in camice bianco. L’infermiera si confidò poi con Dennis, dicendosi molto spaventata dall’accaduto. Gli descrisse la scena e gli esseri, dicendo che uno di loro era ancora in vita; poi fece uno schizzo su un foglio di carta e subito dopo lo bruciò con un fiammifero e scappò via dal ristorante dove i due si erano incontrati. “Fu l’ultima volta che la vidi” disse poi Dennis. Un’altra testimonianza importante fu quella rilasciata anni dopo dalla moglie del pilota che trasportò i rottami dell’oggetto caduto nella fattoria di Mac Brazel, che dichiarò che “mio marito trasportò a Dayton il disco volante con gli alieni morti nello schianto”. Sugli avvenimenti di Roswell si era creato un vero e proprio “muro di silenzio. Durante il corso degli anni tuttavia gli abitanti di Roswell segnalarono la presenza attiva dell’aeronautica e dell’ F:B:I. Sulla base di queste testimonianze che descrivono il personale militare trasportare con dei camion relitti e “corpi di esseri non umani “. Nel luglio del ’47 L’F:B:I avrebbe inviato un telegramma all’allora direttore del Federal Bureau, J. Edgar Hoover, in cui si menzionava un oggetto un di matrice non terrestre con una sommaria descrizione dei suoi componenti. Va ricordato che lo stesso Jesse Marcel, dopo un primo esame del materiale del “Crash” , dispose il trasporto del disco volante incidentato a Dayton, nell’Ohio, come dichiarò in seguito la moglie del militare che pilotò l’aereo verso la destinazione prevista. Fra le testimonianze rilasciate negli anni ’80 e ’90 , c’è anche quella del militare, ormai in pensione, che fu ritratto mentre sorreggeva i frammenti di un pallone sonda che venne pubblicata sui giornali e che ebbe a dire: “Dovevamo per forza sostenere la tesi del palone aerostatico”. Molte altre furono le testimonianze “controcorrente” rispetto alla tesi sostenuta dall’esercito e dalle autorità. Purtuttavia, l’ipotesi sostenuta ufficialmente rimane quella della caduta di un pallone sonda. Nel corso degli anni i fatti di Roswell ebbero ripercussioni non soltanto sui media e sull’opinione pubblica, ma soprattutto fra i ricercatori nonché sul piano delle tensioni internazionali. Teniamo presente che fra la fine degli anni ’40 i sovietici conducevano esperimenti segreti nel new Mexico, e che per questo gli americani utilizzavano sistemi di sorveglianza dall’alto mediante aerei spia e palloni aerostatici. Questo fece si che i russi si preoccupassero di ciò che accadde in quei giorni a Roswell. Fra le altre ipotesi infatti veniva ventilata quella che l’oggetto precipitato fosse un velivolo segreto sovietico o americano. Lo studioso di Ufo George Knapp si recò più di una volta in Unione Sovietica. Scrisse diversi libri sul “caso Roswell”. In uno dei suoi viaggi intervistò uno scienziato responsabile delle ricerche avanzate in campo aerospaziale, missilistico e nucleare, che dichiarò che i russi erano molto interessati a ciò che accadde a Roswell nel ’47. Stalin era ossessionato dagli ufo e voleva avere informazioni su Roswell. Da indagini compiute dagli agenti sovietici ed americani risultò che l’oggetto precipitato a Roswell non era un pallone, non si trattava di un veicolo terrestre e che non era né americano, né russo. La dichiarazioni dello scienziato andavano tra l’altro contro un’altra ipotesi: quella secondo cui si sarebbe trattato di un velivolo spia segreto russo od americano. Le indagini su Roswell continuarono segretamente per tutti gli anni ’50 e ’60: FBI, CIA, commissioni governative di inchiesta come il “Majestic 12” voluto da Truman ed il “Blue Book Project”, lavorarono per decenni. Si era in piena “guerra fredda” ed ogni ipotesi andava vagliata, inclusa quella di una “minaccia aliena.”. Il “Blue Book Project” si chiuse ufficialmente negli anni ’70 con la dichiarazione che “gli ufo non costituiscono una minaccia”, senza perciò negare la natura extraterrestre del fenomeno. Per inciso va anche detto che fra i temi “in agenda” dei colloqui Reagan- Gorbaciov vi era la questione di un eventuale contatto e della possibilità di un’azione congiunta dei due paesi per fronteggiare tale evenienza. Se da un lato il caso Roswell ha contribuito a distrarre l’attenzione della gente dai “veri problemi”, ha creato dall’altro una certa apprensione soprattutto sul piano dei rapporti tra le due superpotenze prima e del mondo intero poi.

struttura-disco-volante-1

Descrizione strutturale del disco raffigurato nella prima illustrazione, e del suo presunto  funzionamento, che si baserebbe sostanzialmente sulla gravita’ “gesetibile”: forti campi di energia elettromagnetica, prodotta forse dalla interazione matiera- antimateria, o sfruttando la cosiddetta “energia del vuoto quantistico”- che si suppone potenzialmente  illimitata, e in futuro gestibile, genererebbe una gravita’ “orientabile” sì da far slittare il veicolo dentro una “bolla di spazio curvo”, con rapide accelerazioni, decelerazioni e improvvisi cambi di direzione; nonché capace di produrre e mantenere una sorta gravita’ interna, per gli occupanti.

CONCLUSIONI

Oggi sappiamo che nazioni come la gran Bretagna, il Canada, la Spagna ed altre ancora hanno ammesso di interessarsi ai più alti livelli del fenomeno Ufo. Ed oggi, ad oltre sessant’anni dai fatti di Roswell e Corona, gli ufo continuano a manifestarsi e a far discutere. E Roswell, questa piccola e bella cittadina sperduta nel deserto americano, stimola il nostro immaginario che, se pure può essere attratto da una “moda” o da un “mito” come è Roswell per gli scettici, è però attratto dalla ricerca e dall’amore per la verità. Roswell è lì, con la sua storia ed i personaggi che, nel bene e nel male, ne sono stati protagonisti. Una storia che,  fra le tante altre,  ci pone davanti al significato del ruolo dell’uomo nell’universo: Un significato tutt’altro che scontato, come molti sostengono.

CIAO

Marghian

MENTE, CERVELLO, INTELLIGENZA PERSONALITA’ – DA COSA ORIGINANO? E L’INTELLIGENZA, CHE COSA E’? – Vi propongo questi semplici quesiti, e questa… breve lettura estiva

Ciao. Ho pensato di sospendere questo mio intervallo sabbatico, per proporvi una  piccola lettura estiva (se vi va) , su tematiche non certo leggere- capisco-, ma che provo a rendervi piacevoli, nonostante l’estate e il caldo.  Okay? Si va’ 🙂

INTELLIGENZA E CERVELLO

In molti posts mi e’ capitato di leggere e di commentare su questo argomento: l’intelligenza, e su questioni correlate. Prima fra tutte, il nostro, giustamente vista come la “sede” dell’intelligenza”. Spesso mi capita di toccare e di affrontare  alcuni aspetti propri di questo stimolante ed intrigante tema,” l’intelligenza e la mente”, proponendomi ogni tanto di trattare, in un mio post, tale tema. Ci  provo.

 

brain

Alla sinistra , l’indicazione “Area prefrontale”: La possediamo solo noi umani.

 L’intelligenza è per molti aspetti un grande mistero. L’intelligenza è difficilmente definibile anche come concetto. Essa ci caratterizza come persone facenti parte di quella forma di materia vivente detta “uomo”. Tutti siamo intelligenti, e non vi sono dubbi sulla sua “esistenza”. Eppure l’intelligenza rimane per noi “questa sconosciuta”, E come tale pone l’uomo davanti ad interrogativi fondamentali eppure non ancora risolti, quali ad esempio: l’intelligenza è innata nell’uomo? La differenza nelle capacità intellettive negli individui è innata o e’ acquisita grazie agli stimoli ambientali ed affettivi? C’è differenza tra “mente” e “cervello”? E se si, quale è? Ma soprattutto…che cos’è l’intelligenza? So che propongo un argomento impegnativo…ma il fatto è che sono il primo io a chiedermelo. Spero di suscitare anche in voi un certo interesse e curiosità su questo misterioso argomento. Non necessariamente si deve arrivare ad una risposta, e penso che non si arriverà in questo post. Ma soltanto nel riuscire a suscitare in voi anche una sola domanda, ho raggiunto il mio scopo. 

IL CERVELLO E LA MENTE

Come esseri evoluti noi possediamo quel meraviglioso organo che è il nostro cervello. Esso è situato all’interno della nostra testa, in quel “vacuo” osseo che si chiama “scatola cranica”. E’ costituito da miliardi di cellule nervose, i neuroni. Le cellule neurali sono connesse tra di loro da dei “filamenti”, gli “assoni” ed i “dendriti” i quali permettono ad ogni neurone di collegarsi a migliaia di altri. Il cervello è strutturato in maniera molto evoluta e complessa. Osservando l’immagine sopra a sinistra si ha uno “spaccato” della sua struttura. Nelle sue varie parti, le aree specifiche del cervello comunque misteriosamente connesse fra loro, avvengono i processi percettivi, mnemonici e , soprattutto, di pensiero. In “lui” risiedono tutti i nostri ricordi, le nostre conoscenze e persino i nostri affetti: è la sede della nostra mente. Eppure sembrerebbe forse riduttivo ed “incompleto” dire che la mente è..il cervello. Lì avvengono dei processi fisici di una complessità inaudita, che si basano sulla chimica e sull’elettricità (una vera e propria corrente elettrica attraversa i filamenti che stimolano le sinapsi-spazi fra un dendrite (la radice dendr” sta per “ramo”) e l’altro-. Il funzionamento del cervello è infatti elettrochimico: la corrente che attraversa i miliardi  di “filamenti” stimola le loro “parti terminali”  dette “sinapsi” a rilasciare delle sostanze chimiche che, assorbite da altri “recettori” nei “filamenti” e nella superficie esterna dei neuroni, generano altra “corrente elettrica” che produce altre reazioni chimiche, in un continuo  processo a catena. Le sostanze chimiche del sistema nervoso centrale, ma anche in quello periferico (i nervi, gangli e plessi che attraversano tutto il nostro corpo) sono tantissime…la adrenalina, che viene tanto nominata come sinonimo di “carica emotiva”-infatti contribuisce proprio alla paura, alla “grinta reattiva”- , è una di queste. Questa sostanza, inoltre,  si riversa nel sangue rilasciata dalle ghiandole surrenali e cio’ per via altre sostanze circolanti nel cervello come la nor -adrenalina, la dopammina o la serotonina (il neurotrasmettitore della “calma” e del “rilassamento”). Sì, anche la sero..Tonina, o mattino Giovanna, pomeriggio Maria, come volete -scherzo 🙂

 Ne ho menzionate solo alcune (non saprei fare di più, non sono un neuro endocrinologo- a proposito, ogni neurone è una vera e propria ghiandola a secrezione interna, ecco perché lo studio di queste sostanze neuroendogene si chiama “neuroendocrinologia”) . Cosi’ come, sul cervello stesso ho scritto  soltanto dei neuroni mentre si deve tener conto di altre cellule e parti  che strutturano il cervello, come i miliardi di cellule “gliali” che, oltre ad “alimentare” il cervello, prenderebbero parte esse stesse della complessa fisiologia che genera il nostro pensiero e la nostra personalità, e  contribuisce perfino..alla nostra mente. Mente che altro non sarebbe che l’organizzazione dei neuroni e della glia, o se volete il software che  fa funzionare l’hardware che è il nostro cervello. Le cellulle gliali hannno il compito primario, quello piu’ conosciuto di nutrire i neuroni. Einstein pare che avesse nel suo cervello il 70 per cento in piu’ di queste cellule, gli “astrociti”-dette cosi’ perché a forma di stella-. Potrei ardire che, con un corredo neuronico normale e degli astrociti in piu’, si è dei geni, in quanto il cervello srebbe piu’ alimentato. Certo la cosa non è cosi’ semplice. Ricordate il film “Phenomenon”, di John Travolta? Il protagonista – travolta- si ammalò proprio di “astrocitoma”, un tumore  detto cosi’ perché produce una sovraproduzionie di queste cellule, astrociti. E il personagio, per il poco che ha vissuto nel film, era diventato un genio.Ecco ceh forse Einstein, Leonardo, Von Braun o Dante potevano avere un numero maggiore di cellule gliali rispetto alla media. Insomma, noi saremmo un prodotto di queste cellule, miliardi, collegate fra loro da filamenti detti “dendriti” e “assoni” che “non si toccano” ma sono collegati da uno spazio detto “sinapsi” ed e’ li’ che i filamenti “spruzzano” o “asssorbono” le varie molecole complesse, dopammina, noradrenalina eccetera. Bellissimo.

brain-2

  Ma è veramente ..”tutto qui”? ? La mente è originata dai processi cerebrali o è qualcosa di ancora diverso? Puo’ la nostra mente essere considerata solo come una sorta di enorme “software” che l’esperienza di ognuno ha letteralmente “installato”, durante la sua vita, nel proprio cervello? La mente è il prodotto dell’ organizzazione “logica” dei  neuroni? E se si, mente e cervello sono la stessa cosa? E che dire degli affetti, dei sentimenti e degli istinti, del perché’ proviamo gioia o tristezza o del perché’ ci arrabbiamo senza neppure saperne il motivo? Il cervello ha le sue “parti meccaniche” deputate alle sue svariate funzioni: mnemoniche, percettive, intellettive o perfino intuitive. Il cervello è soltanto una parte, seppur la piu’ corposa, di un sistema diffuso in tutto l’organismo: il sistema nervoso. Il cervello possiede due emisferi speculari separati da una struttura fibrosa, il “corpo calloso”, ed è collegato al resto del corpo tramite il “midollo allungato” da cui si diparte il midollo spinale e da questa tutti i nervi periferici, fino alle parti più estreme del nostro corpo (sono i nervi a farci sentire il tocco ed il calore degli oggetti a contatto con la nostra pelle.

  Con il cervello, sotto e dietro ad esso,  esiste anche  il “cervelletto”, un vero e proprio “supercomputer” che tra le tante cose coordina, pur se non da solo, anche  le nostre capacità motorie. Il telencefalo, detto anche prosencefalo durante la crescita e lo sviluppo infantile dell’organo e che è la parte maggiormente estesa del cervello  ed il diencefalo sono le strutture principali che costituiscono il nostro encefalo che, preso nell’insieme, costituisce, come si e’ visto,  il sistema nervoso centrale. In esso si” contemplano”, oltre alle parti più evolute-non per nulla in inglese il diencefalo è chiamato anche “foremind (mente che sta di fronte) ”-la parte “principale” della mente” (l’area prefrontale, appunto, o “area della coscienza”) – , anche delle fondamentali strutture antichissime, come il sistema limbico nel quale risiedono anche il talamo e l’ipotalamo, quest’ultimo una vera “centralina degli istinti”. Altra struttura degna di essere nominata è l’ippocampo (così chiamato perché’ la sua forma richiama vagamente ad un “cavalluccio marino”), che ha una funzione importante nei processi della memoria. I due emisferi cerebrali destro e sinistro pur “speculari” nella loro anatomia, svolgono funzioni differenziate; ad esempio le capacità logiche risiedono nel lobo sinistro e quelle emotive o creative nell’emisfero destro. Questa differenziazione di ruoli però non sarebbe cosi’ assoluta: in soggetti carenti di funzioni di “competenza” di  un emisfero si è spesso notata una compensazione nell’altro. Altrettanto si può dire di certe “aree” della mappa cerebrale che, avendo perso parte della loro funzionalità, sono state “sostituite” da altre che si sono “adattate” e che “svolgono quella funzione”. Strepitose sono anche le capacità della corteccia visiva del lobo occipitale-dietro, praticamente “dentro” la nuca – e di altre complesse aree come quelle uditive, olfattive e dell’elaborazione del linguaggio e dell’astrazione che ci permette di lavorare in astratto, e “per simboli” . Quest’ultima cosa è, per quanto ne sappiamo, quella che ci renderebbe unici. Ovviamente ci viene in mente che il merlo indiano parla….ma è nell’uomo che maggiormente le parole o i suoni assumono una valenza astratta e simbolica. Ed è da questo che si può parlare di “pensiero”.

 Occorre si distinguere il pensiero razionale, la logica da quello istintivo, o creativo /l’arte nei suoi aspetti, i sentimenti e gli stati d’animo/, ma nel contempo si deve considerare tutto questo in un discorso di insieme per comprendere il cervello, la mente e noi stessi. Ecco, noi sappiamo tutto questo: dalla scienza medica, dai libri divulgativi e dai documentari televisivi. Sappiamo più o meno tutti che esiste il cervello e che lì avviene qualcosa di meraviglioso che genera il nostro essere esseri intelligenti. E sappiamo di esserlo. Ma, credo, non possiamo ancora dare una risposta sufficiente al quesito al quale siamo partiti: che cos’è l’intelligenza? Nessun dizionario  ci dà una definizione esauriente.

Ancora una cosa:

ESISTE UNA INTELLIGENZA COSMICA CHE OPERA IN TUTTE LE COSE?

Siamo solo noi – ed eventualmente altri esseri nel cosmo- menti pensanti, o forse “tutto è mente”? E se una mente pervade tutte le cose, essa viene prima di tutto? O materia e mente coesistono da sempre in una infinito amalgama di forme cangianti? Se la mente universale è tale, si ripete ovunque,  nelle sue creazioni?

Spesso mi e ‘capitato di riflettere sulla possibile esistenza di una “intelligenza cosmica”. Lo so, e una espressione troppo inflazionata. Comunque, chiamiamola così, con buona pace della originalità. Mi è parso talvolta quasi naturale che qualche studioso sia arrivato a questa conclusione: “tutto è intelligenza”.  I pensatori e gli studiosi arrivarono a formulare una simile teoria dopo un lungo percorso di studio, e di storia; io solo come una semplice “idea” che le cose “possano essere così”.  Una idea certamente “suggeritami” da chi coltiva e sostiene questa linea di pensiero, ma è una idea a mio avviso non proprio assurda.

La natura riesce a fare le cose che fa, a mio avviso, proprio grazie ad una sua insita “intelligenza globale”. Se le api hanno l’intesa che hanno, se gli uccelli o i delfini sono così organizzati e collaborativi fra di loro, se una pianta fa crescere una foglia più lunga delle altre per far atterrare un insetto, beh…credo proprio che tutto ciò sia il prodotto di una “logica globale”, che coinvolte vari piani della realtà, dai batteri agli elefanti, dall’atomo alle galassie e, forse, agli universi. Sì, universi. Esiste anche questa possibilità, di infiniti o innumerevoli universi, e piani di esistenza (dei quali noi “ne” viviamo uno…). Mi si permetta un piccolo volo pindarico: credo poi, a mio modesto parere, che  14,7 miliardi di anni, l’età dell’Universo, per noi così tanti, siano invero  troppo pochi, la Terra da sola avrebbe un terzo della età dell’universo.  

Per l’evoluzione delle cose sulla Terra, e della Terra stessa,  sono solo 4,5 miliardi di anni, molti di meno da quando sarebbe sboccata la vita. 5, 3 miliardi di anni. Troppo pochi penso, affinché’ il solo caso fortuito ed il normale processo di causa ed effetto abbia prodotto un tale sincronismo nella natura delle cose, della vita, degli esseri viventi.

“Le scimmie che trasmettono il loro sapere, come credo anche le piante, fra di loro, facciano altrettanto (se una pianta produce una resina come difesa…altre lo fanno, e sono certo che un altro, riflettendoci,  trarrebbe le stesse conclusioni, se non le ha già tratte, dallo studio delle piante, degli insetti, dei batteri o dei gatti. La conclusione che nulla sia puramente causale.

Con gli eventi “cause di altri eventi”, credo avvenga anche che..” una cosa ami andare insieme ad un’altra cosa”, quasi per magica attrazione, e due eventi sembrano accadere, senza apparente legame di causa-effetto.

Le “cose che amano andare insieme”, sono proprio riconoscibili per come misteriosamente opera la natura, sia essa animale, vegetale o minerale. Le forme che si ripetono a tutte le grandezze (si pensi ai frattali), le intese fra gruppi di animali, ad esempio balene, distanti fra loro oltre la portata dei sensi (certo, non sappiamo dove arrivino i sensi delle balene, certo…), l’acqua che sembra capace di memorizzare qualcosa di ciò che ci nuota dentro, tutto questo sa’ di “totalità’”, una sorta di “tutti per uno” di Dumasiana memoria; pur fatta salva la dimensione individuale, dal singolo atomo, alla singola pietra, alla singola pianta, al singolo uomo.

Non mi stupisce, a questo punto, che qualche profeta abbia parlato di “comunione perfetta” in riferimento alla “meta futura” in ambito escatologico. Cio’ che sara’ quando questa trasmissione di cose, di informazioni, di pensieri..sara’ perfetta?

E se questo continuo cambiamento,  questo divenire, questo “panta rei”  che caratterizza ogni cosa, sotto l’egida del tempo,  fosse un universale tendere al miglioramento della realtà (che sarà  visibile magari fra millenni, su scala cosmica) che porterà ad un compimento, ad una perfetta “comunione”, per ora solo presente nel pensiero di qualche mente fantasiosa? E’ possibile che l’uomo sia un attore importante, centrale- insieme credo con esseri come lui forse esistenti altrove nel cosmo- , e debba e possa raggiungere, o magari anche recuperare una intesa con la natura e con i suoi simili che magari ha in gran parte perso?  Io lo penserei.

Okay, va bene cosi’- si vede che sto per entrare in ferie eh? 🙂 Ah, leggete tutto con calma (vi capisco) incollate su magari word per una piu’ agevole lettura. Con voi talvolta faccio cosi’ anche io- anche per leggere “off line” con calma. Okay, come vi va.

 CIAO CIAO

Marghian

 

 

LE SACRE SINFONIE DEL TEMPO

LE SACRE SINFONIE DEL TEMPO

Franco Battiato

 

Il filosofo greco Eraclito diceva: “Panta rei os potamòs”, od almeno a lui e’ attribuita la frase, probabilmente piu’ antica: “tutto scorre come un fiume”. Il senso di questa celebre frase è che ogni cosa cambia, e nulla permane. Come l’acqua di un fiume che scorre, così è per noi: ogni istante siamo diversi. E tutto è impermalente, mutevole. Il tempo stesso, che trascina, come un fiume, gli eventi nel fluire degli istanti, mutando le cose, e noi stessi. Noi siamo l’acqua in questo fiume del tempo. E passano gli anni, e come l’acqua di un fiume, anche noi lasciamo traccia nel greto del fiume della vita.  E sono le memorie. Quelle, forse, permangono, o forse no. E passano gli anni, e il tempo della nostra vita.

Si, tutto scorre come un fiume. E come il tempo. Ed io, in esso, ci nuoto, percependone le onde, le forme, i suoni. E lo penso come un fiume, il tempo. Il tempo  che, seppur mi pare impermanente, ed effimero, come un fiume, come un fiume deve avere però anche una sorgente.  Ed  una foce. Forse è questo il senso della vita e del nostro vivere, agire, crescere, e cambiare. Come l’acqua di un fiume raggiungere il mare, in cui tutto confluisce, e, forse, lì vi permane. Non sappiamo…ecco che, mi vien da pensare, sarebbe giusto lasciarsi trasportare, e cambiare, dal tempo.  Ma dove, questo cambiamento, e questo vivere, porta?

Sappiamo che la vita ha un inizio, uno svolgersi, ed una fine. Perciò,  quali che siamo i cambiamenti, qualche che sia il cammino, tale cammino appunto cessa. Allora? Allora, domandiamoci se noi, il nostro tempo finito, il nostro percorso individuale, sia parte di uno scopo universale,  di una meta, di un compimento. O forse noi , anche – o soprattutto? – nella nostra individualità, siamo destinati a qualcosa d’altro, oltre il tempo, in altra cosa.  Chissà.

Nella canzone c’è una frase, un pensiero che viene poi ripetuto anche alla fine: “..con una idea: che siamo esseri immortali caduti in terra nelle tenebre- dall’eterno.  Destinati a errare, nei secoli dei secoli, fino a completa guarigione…”. Certo, questo non lo sappiamo. Nessuno sa se davvero le cose stiano così. Ma, pur non sapendo, diciamo, con fin troppa certezza, che la vita è questa sola, che “si vive una volta soltanto”, “si nasce e si muore una volta sola” e via discorrendo. . Credere, non credere, la questione non è questa: semplicemente, non lo sappiamo. “Si vive una volta sola”, diciamo e sentiamo spesso dire. 

Ma è davvero così? Ne siamo proprio sicuri? Io so solo che se fosse solo questa, la vita, se non c’è invece un oltre,  (karma o “escatologia finale” non import…a) , il senso dell’esistere sarebbe davvero limitato. Limitato a questi nostri pochi, miseri anni, dalla finitezza, dalla  nostra caducità. Io non lo credo per fede vera e propria, ma mi piace sperare che la vita non sia solo questa, che siamo altro. Certo, “la nostra personalità e’ registrata nei neuroni, un prodotto di elaborazioni del cervello”, come mi ha detto un amico discutendo su questo. Ma non e’ detto che noi si sia soltanto questo. Certo, può essere. Nulla lo smentisce, sul piano della logica umana la cosa sembra anzi calzare a pennello. non e’ da escludere che la vita sia questa sola.  Ma speriamo  proprio di no, altrimenti siamo messi malino.

CIAO

Marghian

 

❀ Rоѕa ❀

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