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PENSIERINO DELLA SERA…LA VITA E’ UN CIRCOLO VIZIOSO? E L’UNIVERSO?

LA VITA E L’UNIVERSO. UN CIRCOLO VIZIOSO?

moebius

Ciao. Finite le ferie, sono tornato al lavoro. Anche qui, in un certo senso pur se in ferie avevo più tempo. Mica tanto poi eh ? Le incombenze prendono tempo, lasciandone poco per le cose “scelte”.
Quanto ho scritto sopra riguarda una mia riflessione, e qualche considerazione di contorno. Comincio con questa domanda: la vita, è un circolo vizioso? Il mondo, si ripete? Se l’universo avesse la forma della figura nella foto, cosa implicherebbe, per noi, bipedi implumi sulla Terra?

Allora…Le superfici ordinarie, ovvero quelle che siamo abituati ad osservare nella nostra vita quotidiana, hanno sempre -nella pratica- almeno due facce (si pensi ad un foglio di carta, ad una tavola), per cui è sempre possibile percorrere idealmente una delle due facce senza mai raggiungere la seconda, a meno di non attraversare una linea di demarcazione costituita da uno spigolo o bordo. Per una sfera, od un cilindro, è possibile stabilire una superficie interna ed una esterna.
Nel caso della figura che vediamo invece le cose cambiano, e di parecchio. Esistono in essa una sola faccia ed un solo bordo. Nella cosiddetta “striscia “, o “nastro” di Möbius, dopo aver percorso un giro, ci si trova dalla parte opposta; ma solo dopo averne percorsi due ci ritroviamo sul punto iniziale, cioè nel punto di partenza.
Un “nastro di Möbius” può essere facilmente realizzato partendo da una striscia rettangolare – di carta o di altro materiale ed unendone i lati corti dopo aver impresso alla striscia mezzo giro di torsione. A questo punto se si percorre il nastro con una matita, partendo da un punto qualsiasi, si noterà che la traccia si snoda sull’intera superficie del nastro. Il nastro ha quindi una sola faccia. Se seguiamo il profilo di “un” bordo (partire da quello di destra o da quello di sinistra o da quello in basso a quello in alto a seconda di come è orientato il nastro), notiamo che il dito ha percorso tutta la striscia, lambendo il bordo. Ecco che non sono più due bordi (come lo sono quelli di un cilindro ottenuto unendo le estremità di una striscia analoga ma senza effettuare il mezzo giro di torsione), ma un solo bordo.
Una figura così semplice da ottenere, sembra “contraddire” i principi della geometria a cui siamo abituati, quella che la maggior parte della popolazione mondiale conosce, che sono poi quelli della geometria piana euclidea.
Questa piccola cosa prende il nome dal matematico tedesco Augustus Ferdinand Möbius (1790/1878), che fu il primo a prendere in considerazione la possibilità di creare una figura interessante come questa, semplice (praticamente un “uovo di Colombo”) ma con le caratteristiche particolari, che rimandano a concetti come l’illimitato od addirittura l’infinito (pur se la forma “ad otto coricato” della figura non è riferita al simbolo matematico di “infinito”, che fu introdotto-indipendentemente dalla figura di Möbius – da un altro matematico, l’inglese John Wallis, che visse tra il 1616 ed il 1703.
La teoria della relatività generale, tutti sappiamo cos’è. Fu elaborata dallo scienziato tedesco Albert Einstein e pubblicata, per la prima volta, nel 1916. Una delle principali peculiarità di questa formidabile teoria consiste nel fatto che essa descrive l’interazione gravitazionale non più come mera azione a distanza fra corpi che hanno massa come nella teoria newtoniana secondo la quale “due corpi massivi si attraggono come fanno due calamite”, bensì come l’effetto di una legge fisica che rapporta distribuzione e flusso attraverso le quattro dimensioni dello spazio-tempo di entità come la massa e l’energia (secondo la relatività due enti equivalenti), in rapporto alla geometria di spazio e tempo, e più precisamente con la ^curvatura dello spazio-tempo stesso. Ecco che in questo contesto gli osservatori –detti “inerziali”, ossia che si trovano in uno stato di “caduta libera”, ove la “forza-peso” diventa, in questo modo, una forza apparente in quanto gli osservatori inerziali (praticamente tutti gli oggetti) si muovono lungo linee “geodetiche”, e cioè seguendo la curvatura dello spazio-tempo, analogamente al movimento degli oggetti sulla superficie di una sfera, che ne seguono obbligatoriamente la curvatura. La gravità appare come una forza per gli osservatori non inerziali. Chi, ad esempio, da sopra un balcone osservasse un oggetto cadere verso il suolo, percepirebbe la sua caduta come il prodotto di una “forza attrattiva” esercitata dal suolo sull’oggetto; mentre, chi è in caduta libera verso il suolo (od in orbita intorno ad una stella o ad un pianeta) non sente nessuna forza, se non per via del “senso comune” (la Terra mi attira a se’!”, nel primo caso). In realtà un oggetto che cade è un oggetto che segue un movimento “rettilineo uniforme” ma lo fa in uno spazio incurvato (vale sempre l’esempio di chi cammina sulla superficie di una sfera, tipo la Terra: percorre una linea curva, la “linea geodetica”, ma percepisce un camminare in linea retta; “crede” di camminare in linea retta); da tutto ciò derivano il moto accelerato uniformemente dei corpi in caduta verso il suolo (sulla Terra l’accelerazione gravitazionale è di 9,8 metri ogni secondo), i movimenti orbitali dei pianeti (i pianeti, le comete ed altri corpi si muovono seguendo le linee geodetiche date dalla curvatura dello spazio-tempo dovute ad una stella, nel nostro caso il Sole), e la stessa “forza apparente” di coesione fra tutti gli oggetti dell’universo (galassie ed ammassi di galassie , ed in esse, le miriadi di stelle con i loro pianeti, comete, asteroidi).
La teoria della relatività generale è dunque alla base dei moderni modelli cosmologici della struttura a grande scala dell’Universo, della sua evoluzione e della sua struttura. La relatività generale conclude che lo spazio ed il tempo sono intimamente connessi in un’unica realtà, detta “spazio-tempo”. Lo spazio-tempo è “curvato”, e lo si può immaginare come la superficie bidimensionale di una sfera sulla quale trovansi miliardi di “puntini bianchi” a “rappresentare le galassie”. Questa rappresentazione non è perfetta; ma serve a rendere l’idea, dato che lo stesso Einstein ammetteva di non saper visualizzare nella sua mente uno spazio curvo. Glielo dicevano invece i passaggi matematici. “Io non immagino lo spazio curvo” perché’ non serve al cervello umano”. Cosi ’-aggiungo io- come non si può concepire che l’Eterno non ha né inizio né fine perché la nostra mente è temporale, costruita forse secondo gli schemi del nostro mondo tridimensionale, anzi “quadri…dimensionale”, se si aggiunge il tempo. Ma esistono di sicuro tantissime altre dimensioni; ma che non sono utili al nostro quotidiano. Sono utili a che l’Universo esista
L’universo, alla luce di quanto esposto, potrebbe somigliare dunque ad uno sferoide, o ad un un toroide (il toro è una figura tipo “un cilindro ricurvo su se’ stesso”, di modo che i due estremi si toccano; pensate ad una ciambella, ma senza pensare di mangiarla 🙂

Oppure….l’universo potrebbe somigliare proprio ad un “nastro di Möbius” (la figura!) , o meglio ad un “cilindro di Möbius”, dato che anche un cilindro può venir “ritorto” come si fa con una sottile striscia. In uno spazio-tempo così “incurvato” proprio come lo spazio-tempo descritto da Einstein, non esiste un “limite”; si dice infatti che l’universo einsteiniano sia finito ma illimitato. In teoria, un oggetto potrebbe, muovendosi in linea retta (ma seguendo obbligatoriamente le “linee geodetiche” o “gravitazionali” di uno spazio curvo…), ritrovarsi al punto di partenza. Una frase detta spesso riguardo a questo aspetto è la seguente: guardando in avanti con un potentissimo telescopio, un osservatore potrebbe vedere, anche se molto in teoria, la propria nuca”. L’esempio, chiaramente, è un assurdo, che però è molto usato nei libri divulgativi sulla relatività, e rende l’idea. Già, l’idea di un mondo “ripiegato su se’ stesso”.
^Tralascio di esporre, in questa sede, alcune altre teorie più recenti che vogliono per esempio che l’universo si espanda all’infinito ”- la gravità non sarebbe sufficiente a far fermare l’espansione e far ripiegare su se’ stesso l’universo, che rimarrebbe un sistema “aperto”-, diventando così estremamente rarefatto e finendo la sua vita per “morte termica” (raggiungendo il massimo della entropia); o che, ad un certo punto lo spazio-tempo subirà uno “strappo, o l’altra ipotesi ancora che considera la possibilità che l’universo sia addirittura “piatto”, la teoria delle “brane” (tanti universi paralleli giacenti su “pareti” o “brane” ed altre cose ancora.
Prendendo comunque per buona l’idea dell’universo “chiuso”, una possibile implicazione derivante da un tale stato di cose, è che forse l’universo è destinato a contrarsi fino a ri-diventare un oggetto puntiforme, o quasi. E magari pronto ad espandersi nuovamente. E’ l’idea dell’universo ciclico. Tanti altri “big bang” avrebbero preceduto quello che ha creato il nostro universo, in attuale fase di espansione accelerata.

UN CIRCOLO VIZIOSO?

Sembrerebbe proprio, dato che-come abbiamo visto, noi viviamo in un universo che forse ha proprio queste caratteristiche. Ed anche i nostri giorni sono così simili tra loro da farci pensare proprio ad un circolo vizioso quale sarebbe, in fondo, la nostra vita. E quella dell’Universo. L’ pensarono molto prima di me… Buddha, per esempio, forse i Maya, o gli Ebrei, che parlano di cinque e sei età del mondo.
Ma la vita, per quanto breve, è comunque lunga, e forse prima di “tornare al punto di partenza” avremo vissuto e compreso molte cose. Nei nostri giorni, nei nostri anni, ci sono piccole differenze, pur nella apparente monotonia degli eventi. Ma forse, se è nostro destino continuare ad imparare, la vita non è questa sola. Forse ogni ciclo dell’Universo, rigenera anche ognuno di noi. O forse non in senso letterale. L’universo, forse, conserva di noi i “memi”, i nostri enti di ragionamento, i nostri momenti vissuti. Dati che all’Universo servono forse a generare nuova vita, ad arricchirsi di se ‘stesso. Questo, se noi siamo materia soltanto. Se siamo invece entità celesti, spiriti potenziali immersi nella materia, per uscirne poi pieni di esperienza? L’Universo e la Terra come “palestra di vita”. Io non lo escluderei.
“Se non sai dove andare..vai dove non sai”, era il motto ed il consiglio di tale…San Giovanni della Croce. Dai loro diversissimi punti di vista, sono convito, Giovanni della Croce ed Einstein si danno la mano. Almeno sull’importanza e la bellezza del percorrere questo circolo. Per vizioso che sia. Ciao 🙂

Marghian

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UFO. IL DISCUSSO CASO ROSWELL – New Mexico, luglio 1947

U.F.O.  IL DISCUSSO  E CONTROVERSO CASO ROSWELL

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Rappresentaazione del classico disco volante, come desunta da descrizioni su Roswell e Area 51-Nevada fatta da tale Bob Lazar, che sostiene di aver lavorato presso la base Area 51, sulla retroingegneria U.F.O. Lazar defini’ questo tipo di ufo “il modello sportivo”.

Premessa

Ciao.  Ho pensato di approfittare di questo periodo di ferie,  per un post su uno fra gli argomenti e le tematiche di questo blog, che. a dire il vero, ho trascurato per diversi anni (si vedano i primi post). Un tema appartenente, in termini di post, alla categoria “mistero”: un argomento  che io perrsonalmente reputo abbastanza affascinante, ma assai scabroso, non fosse che per i sentimenti forti che discussioni su questo argomento suscitano: mi riferisco al tema degli U.F.O, e dei presunti esseri extraterrestri che “siederebbero” ai comandi di simili oggetti volanti; alcuni dei quali sono appunto ritenuti da studiosi e gente comune, di provenienza aliena. Parte del fenomeno (come tale innegabile) è attribuito alla presenza misteriosi esseri che si presumono di natura esogena al nostro pianeta. Una piccola percentuale, in verità: solo il 5 o il 6 % degli oggetti volanti non identificati sono supposte essere  “astronavi aliene”, o comunque qualcosa di inspiegabile. Ossia, i casi al netto di quelli che trovano una spiegazione che, va detto, sono la maggior parte, quasi il 90 %. Ma quel 5%, se autentico, farebbe la differenza. Poi, tutto è da vedere e da capire. Non sta a me sostenere per certo che gli alieni esistano, e che alcune tipologie  di questi esseri vengano a trovarci, ci studino, ci vogliano bene oci vogliano male, esistano o non esistano. Ne’ tantomeno sta a me sostenere che esseri intelligenti riescano a bypassare distanze di anni luce in tempi brevi, che si possa cioe’ superare quel limite tanto caro agli scienziati, ossia il limite della velocita’ della luce. Oggi anche chi e’ alle elementari sa che, a meno di qualche strano escamotage, non si puo’ viaggiare a velocita’ superiore a quella della luce. Anche alla velocita’ dela luce, praticamente, un ipotetico veicolo fabbricato su un pianeta di Alpha Centauri, la stella a noi piu’ vicina,  impiegherebbe alcuni anni per giungere sino a noi. A maggior ragionie sembra strano che esseri esistenti su pianeti di sistemi solari piu’ distanti, possano raggiungerci – e noi, in futuro, raggiungerli-.  Non sappiamo pero’ tutto sull’universo e sui suoi misteri.  Io mi reputo ” un possibilista in attesa di fatti”, mettiamola così. Quindi, quasi neutralmente, o super partes- anche se ci tengo… 🙂 ho scritto questo post.  Ho provato a scriverlo un po’  con lo stile del “giornalista”. WordPress chiama “articoli” i post, per cui.. . Quindi…Ve lo presento, così, senza vanto ne’ pretesa di sapere e senza credere per fede. E’ lungo, mi rendo conto. Però, se vi andasse di leggerlo, anche solo in parte (con questo caldo poi, capisco .. 🙂 ), mi farebbe piacere. Ho scelto di trattare del caso ufologico più famoso in assoluto. Eccolo.

IL CASO ROSWELL

Considerazioni

Roswell è stata ed è un vero e proprio “spartiacque” nel panorama dell’ufologia mondiale. Pur se gli eventi a carattere ufologico legati a questa cittadina del New Mexico si verificarono di fatto nel 1947, essi generarono una netta dicotomia fra quello che era il modo di percepire od anche di essere testimoni “de facto” di una certa fenomenologia ufologica caratteristica degli anni ’50 e ’60 e quella cui oggi si assiste. La prima fase era caratterizzata dai classici “dischi volanti” dalla tipica forma “a campana”, accompagnati spesso da veicoli dalla forma “a sigaro” ed a cui si associavano alieni di aspetto umano e bonario. In tutta questa compagine si stagliava la figura del “contattista” che, facendosi portavoce di un “messaggio cosmico”, di “ammonimenti” contro la condotta dell’uomo riguardo all’uso dell’energia atomica e di altri mezzi distruttivi, trasmetteva e corroborava in noi un idea positiva ed a volte “mistica” del fenomeno UFO. La seconda fase invece, ci presenta-o meglio si presenta – come caratterizzata da una tipologia differente sia dei presunti veicoli extraterrestri che degli stessi occupanti, non più visti come “forieri di un messaggio salvifico e rassicurante” da farli sentire “vicini a noi”, bensì come “diversi”, misteriosi” o persino “ostili”. Persino sull’origine degli alieni la concezione, da Roswell in poi, è mutata: non più “uomini provenienti da pianeti a noi familiari come Venere o Marte” (allora la cosa era credibile, poco si sapeva di tali pianeti vicini), ma “esseri” che avrebbero origine da sistemi solari lontanissimi, da altre galassie e addirittura “da altri piani dimensionali (la teoria del multiverso è oggi accettata nel mondo scientifico). Sono gli ufo “post-roswelliani” che sono associati in gran parte al concetto di “altri universi”, “salti quantici”, viaggi a curvatura, ossia distorsioni gravitazionali tali da permettere, in teoria, viaggi su distanze interstellari. Va detto che questi fattori erano già presenti nell’ufologia “classica”. Adamski sosteneva che “loro viaggiano tramite “fluttuazioni dello spazio” e già si parlava di “distorsioni gravitazionali”. Ma è proprio dopo Roswell che queste concezioni si sono maggiormente sviluppate, mentre allora prevaleva l’idea del disco che “si propelleva”, seppur in modo efficiente, sruttando le leggi fisiche conosciute. Oggi assistiamo ad una fenomenologia ufologica assai diversa, oltre che sul piano tecnologico e morfologico di ufo e presunti alieni, anche e soprattutto dal punto di vista psicosociologico. Infatti l’extraterrestre buono ed umano ha lasciato il posto al misterioso ed inquietante “alieno grigio”, portatore non più di un “messaggio” ma “terribile e minaccioso”. Questa è ovviamente una corrente di pensiero; gli extraterrestri sarebbero- condizionale d’obbligo-, buoni e cattivi, come noi (bene e male come leggi universali insomma). Ecco: Roswell si trova esattamente in mezzo a queste due concezioni prevalenti del fenomeno Ufo. Prevalenti, perché’ su quale sia l’effettiva realtà delle cose, è da vedere.

 I FATTI

La cittadina di Roswell, New Mexico, fu teatro di un avvenimento straordinario. Un evento che ancora oggi, ad oltre settant’’anni di distanza, affascina e fa ancora discutere. Ma che cosa acadde veramente nei pressi della cittadina americana quella notte di luglio del 1947 da suscitare tanto interesse e curiosità? Nella notte tra il 2 ed il 3 luglio del 1947 (la data è incerta), nei pressi di Roswell si verificò…un incidente. Un incidente che però, per le sue caratteristiche veramente “atipiche”, le sue circostanze e le sue implicazioni sia in campo militare che civile, hanno reso Roswell famosa nel mondo ed al centro di controversie ancora oggi più che mai vive per un evento che ci pone davanti ad un quesito di portata direi “epocale”: l’esistenza degli extraterrestri. Quella notte infatti nel deserto del New mexico sarebbe precipitato un veicolo alieno. L’incidente di Roswell è noto nel mondo come “The Roswell Ufo crash”, lo schianto di un UFO a Roswell. Ma come si svolsero i fatti? Che cosa precipitò dal cielo quella notte del 2 luglio del 1947? Chi furono i protagonisti ed i testimoni della vicenda? Come mai ancora oggi, a 71 anni di distanza, Roswell fa discutere scienziati, ufologi, uomini politici e gente comune? dalle cronache noi oggi sappiamo che “qualcosa sfrecciò nel cielo quella notte, e terminò il suo volo, precipitando in un campo.” Era una notte di tempesta, ma diverse persone udirono un fragore diverso dai normali tuoni. La mattina successiva il proprietario di un ranch, tale W.W. Mac Brazel rinvenne nei frammenti metallici disseminati nella proprietà in cui lavorava. Stupito della cosa, provvide subito ad avvertire lo sceriffo di Roswell. Le autorità militari della vicina base aeronautica, venuti al corrente del fatto, si recarono nella proprietà di Mac Brazel ed esaminarono i frammenti. I militari ed il maggiore Jesse Marcel esaminarono i rottami e provvidero a recintare il campo. Lo stesso proprietario fu trattenuto ed interrogato a lungo dalle autorità. I rottami dello sconosciuto oggetto si rivelarono di particolare fattura, soprattutto per le caratteristiche di lucentezza e resistenza alle sollecitazioni: non si scalfivano, né si piegavano agli urti. Ma questo non è tutto: Il maggiore Jesse Marcel si portò a casa alcuni dei frammenti dello strano metallo, fra cui un’asta metallica con incisi degli strani segni simili a geroglifici, che mostrò alla moglie e al figlio di tre anni che da adulto confermò. Per una decina di giorni Roswell fu al centro dell’attenzione dell’aeronautica statunitense e l’intera zona di Roswell fu recintata e tenuta sotto stretta sorveglianza. L’8 luglio il colonnello Blanchard rilasciò un comunicato stampa in cui dichiarò che “un disco volante era precipitato nella regione di Roswell e che le autorità lo avevano recuperato”. Quello stesso giorno il quotidiano locale, il Roswell Daily Record uscì infatti col seguente titolo di prima pagina:. “La Raaf cattura un disco volante nella regione di Roswell”. Poco dopo che i quotidiano locale diede questa notizia, Il generale Ramey dichiarò che il “disco volante “precipitato altro non era che uno dei palloni sonda che venivano lanciati dalla base aerea”, smentendo di fatto la rivelazione fatta poche ore prima dal suo subalterno, il colonnello. Blanchard . Ma torniamo all’evento ed ai momenti concitati che videro protagonisti i militari dell’aeronautica militare statunitense (RAAF) di stanza a Roswell, il fattore W:W: Mac Brazell ed altri cittadini e testimoni dell’accaduto. L’oggetto precipitò nel Foster Ranch di Corona, a circa 120 chilometri a nord-ovestt di Roswell. Il primo ad acorgersi del fatto e a rinvenire i rottami del velivolo fu il fattore Mac Brazel , il quale descrisse il materiale come simile pezzi di gomma, stagnola, carta robusta e asticelle. Brazel decise di parlare della faccenda allo sceriffo, Jeorge Wilcox, solo dopo aver saputo dei “dischi volanti”, ed insieme a lui e ad un uomo in abiti borghesi, certamente un militare, si recò sul posto dove i tre raccolsero i “resti del disco”. Il materiale pesava meno di tre chilogrammi ed era presente una grande quantità di nastro adesivo su cui erano stampati dei fiori. Brazel aveva già raccolto in passato due palloni sonda nel suo campo ed era certo che quel materiale non apparteneva ad un oggetto di quel tipo. Il 9 luglio sul Fort Morning Star Telegram apparve un articolo di James Bond Johnson che riferiva che il sergente maggiore Irwin Newton aveva identificato l’oggetto come un pallone “Ray Wind”appartenente alla stazione meteorologica della base aerea di Forth Worth che veniva usato per determinare la velocità e la direzione dei venti d’alta quota. In una foto scattata da Johnson apariva ritratto un giovane meteorologo che reggeva i rottami del “pallone recuperato” che non sarebbe stato riconosciuto dai militari della base aerea di Roswell . Caso chiuso dunque? A tutt’oggi la tesi sostenuta rimane quella del pallone sonda. Il fisico nucleare Stanton Freedman , informato dallo stesso Jesse Marcel ormai in pensione e coadiuvato da William Moore, dopo aver raccolto una enorme mole di dati ed intervistato numerosi testimoni in qualche modo collegati al caso, ripropose l’intricata faccenda all’attenzione dei media dopo oltre trent’anni di silenzio. Nel 1980 uscì infatti il libro “The Roswell Incident” scritto “a due mani” da Freedman e da Moore. Lo scenario che si delineava era ben diverso dalla versione ufficiale ormai pacificamente archiviata avente come “spiegazione” l’uso di palloni meteorologici. In base alle indagini svolte ed ai riscontri delle testimonianze di chi all’epoca “sapeva”, ad esplodere ed a precipitare nel ranch di Mac Brazel furono proprio i frammenti di un disco volante, ed il nucleo vero e proprio dell’oggetto sarebbe caduto a San Agustin, a circa duecento chilometri ad ovest di Roswell. All’interno dell’oggetto sarebbero stati rinvenuti alcuni cadaveri di esseri piccoli, di aspetto umanoide. Si trattava probabilmente dell’equipaggio alieno del disco precipitato. A questo punto è bene ricordare due altri testimoni chiave della vicenda e gli episodi che li videro protagonisti: l’allora impegnato nell’impresa di pompe funebri Ballard, certo Glenn Dennis ed una giovane infermiera al tempo impiegata nell’ospedale della base aerea di Roswell. Dennis aveva allora 22 anni. L’impresa funebre in cui lavorava prestava servizio anche per i militari, sia per i decessi che per i soccorsi ai feriti. Nelle piccole città il carro funebre fungeva anche da ambulanza, e Dennis trasportò un ferito nel pronto soccorso dell’ospedale della base aerea. di Roswell. Fu allora che, avvicinandosi a due camion vide nei cassoni scoperti dei frammenti metallici. Si accostò al mezzo per osservare meglio e notò che alcuni frammenti arrecavano delle strane scritte. Ma subito gli si avvicinarono dei soldati che gli intimarono di non dire nulla e fu invitato ad allontanarsi dai camion. Dennis ricevette poi una strana ordinazione dalla base aerea: delle piccole bare per dei cadaveri della statura di circa un metro e venti centimetri. La cosa gli parve alquanto strana, se si aggiunge che gli fu chiesto “come avrebbe trattato dei cadaveri che fossero rimasti per quattro giorni in mezzo al deserto”. Anni più tardi la nipote di Dennis, Barbara, confermò l’episodio e descrisse i frammenti come “avveniristici”, descrivendone alcuni come frammenti che “oggi diremmo che sarebbero di plastica”, disse lei. Nella base lavorava come infermiera una giovane sottotenente. La ragazza entrò in una stanza per prendere degli oggetti, e fu subito fermata da un uomo in camice bianco che le afferrò il braccio. “Abbiamo bisogno di lei”, le disse l’uomo. La ragazza vide distesi su dei letti tre o quattro cadaveri orrendamente mutilato e di aspetto non umano: avevano la pelle grigio marrone, corpo esile e la testa era grande in modo sproporzionato rispetto al resto del corpo. Gli occhi erano enormi e scuri, senza pupilla. Attorno agli strani esseri, oltre all’uomo che la trattenne, si trovavano altri due o tre uomini in camice bianco. L’infermiera si confidò poi con Dennis, dicendosi molto spaventata dall’accaduto. Gli descrisse la scena e gli esseri, dicendo che uno di loro era ancora in vita; poi fece uno schizzo su un foglio di carta e subito dopo lo bruciò con un fiammifero e scappò via dal ristorante dove i due si erano incontrati. “Fu l’ultima volta che la vidi” disse poi Dennis. Un’altra testimonianza importante fu quella rilasciata anni dopo dalla moglie del pilota che trasportò i rottami dell’oggetto caduto nella fattoria di Mac Brazel, che dichiarò che “mio marito trasportò a Dayton il disco volante con gli alieni morti nello schianto”. Sugli avvenimenti di Roswell si era creato un vero e proprio “muro di silenzio. Durante il corso degli anni tuttavia gli abitanti di Roswell segnalarono la presenza attiva dell’aeronautica e dell’ F:B:I. Sulla base di queste testimonianze che descrivono il personale militare trasportare con dei camion relitti e “corpi di esseri non umani “. Nel luglio del ’47 L’F:B:I avrebbe inviato un telegramma all’allora direttore del Federal Bureau, J. Edgar Hoover, in cui si menzionava un oggetto un di matrice non terrestre con una sommaria descrizione dei suoi componenti. Va ricordato che lo stesso Jesse Marcel, dopo un primo esame del materiale del “Crash” , dispose il trasporto del disco volante incidentato a Dayton, nell’Ohio, come dichiarò in seguito la moglie del militare che pilotò l’aereo verso la destinazione prevista. Fra le testimonianze rilasciate negli anni ’80 e ’90 , c’è anche quella del militare, ormai in pensione, che fu ritratto mentre sorreggeva i frammenti di un pallone sonda che venne pubblicata sui giornali e che ebbe a dire: “Dovevamo per forza sostenere la tesi del palone aerostatico”. Molte altre furono le testimonianze “controcorrente” rispetto alla tesi sostenuta dall’esercito e dalle autorità. Purtuttavia, l’ipotesi sostenuta ufficialmente rimane quella della caduta di un pallone sonda. Nel corso degli anni i fatti di Roswell ebbero ripercussioni non soltanto sui media e sull’opinione pubblica, ma soprattutto fra i ricercatori nonché sul piano delle tensioni internazionali. Teniamo presente che fra la fine degli anni ’40 i sovietici conducevano esperimenti segreti nel new Mexico, e che per questo gli americani utilizzavano sistemi di sorveglianza dall’alto mediante aerei spia e palloni aerostatici. Questo fece si che i russi si preoccupassero di ciò che accadde in quei giorni a Roswell. Fra le altre ipotesi infatti veniva ventilata quella che l’oggetto precipitato fosse un velivolo segreto sovietico o americano. Lo studioso di Ufo George Knapp si recò più di una volta in Unione Sovietica. Scrisse diversi libri sul “caso Roswell”. In uno dei suoi viaggi intervistò uno scienziato responsabile delle ricerche avanzate in campo aerospaziale, missilistico e nucleare, che dichiarò che i russi erano molto interessati a ciò che accadde a Roswell nel ’47. Stalin era ossessionato dagli ufo e voleva avere informazioni su Roswell. Da indagini compiute dagli agenti sovietici ed americani risultò che l’oggetto precipitato a Roswell non era un pallone, non si trattava di un veicolo terrestre e che non era né americano, né russo. La dichiarazioni dello scienziato andavano tra l’altro contro un’altra ipotesi: quella secondo cui si sarebbe trattato di un velivolo spia segreto russo od americano. Le indagini su Roswell continuarono segretamente per tutti gli anni ’50 e ’60: FBI, CIA, commissioni governative di inchiesta come il “Majestic 12” voluto da Truman ed il “Blue Book Project”, lavorarono per decenni. Si era in piena “guerra fredda” ed ogni ipotesi andava vagliata, inclusa quella di una “minaccia aliena.”. Il “Blue Book Project” si chiuse ufficialmente negli anni ’70 con la dichiarazione che “gli ufo non costituiscono una minaccia”, senza perciò negare la natura extraterrestre del fenomeno. Per inciso va anche detto che fra i temi “in agenda” dei colloqui Reagan- Gorbaciov vi era la questione di un eventuale contatto e della possibilità di un’azione congiunta dei due paesi per fronteggiare tale evenienza. Se da un lato il caso Roswell ha contribuito a distrarre l’attenzione della gente dai “veri problemi”, ha creato dall’altro una certa apprensione soprattutto sul piano dei rapporti tra le due superpotenze prima e del mondo intero poi.

struttura-disco-volante-1

Descrizione strutturale del disco raffigurato nella prima illustrazione, e del suo presunto  funzionamento, che si baserebbe sostanzialmente sulla gravita’ “gesetibile”: forti campi di energia elettromagnetica, prodotta forse dalla interazione matiera- antimateria, o sfruttando la cosiddetta “energia del vuoto quantistico”- che si suppone potenzialmente  illimitata, e in futuro gestibile, genererebbe una gravita’ “orientabile” sì da far slittare il veicolo dentro una “bolla di spazio curvo”, con rapide accelerazioni, decelerazioni e improvvisi cambi di direzione; nonché capace di produrre e mantenere una sorta gravita’ interna, per gli occupanti.

CONCLUSIONI

Oggi sappiamo che nazioni come la gran Bretagna, il Canada, la Spagna ed altre ancora hanno ammesso di interessarsi ai più alti livelli del fenomeno Ufo. Ed oggi, ad oltre sessant’anni dai fatti di Roswell e Corona, gli ufo continuano a manifestarsi e a far discutere. E Roswell, questa piccola e bella cittadina sperduta nel deserto americano, stimola il nostro immaginario che, se pure può essere attratto da una “moda” o da un “mito” come è Roswell per gli scettici, è però attratto dalla ricerca e dall’amore per la verità. Roswell è lì, con la sua storia ed i personaggi che, nel bene e nel male, ne sono stati protagonisti. Una storia che,  fra le tante altre,  ci pone davanti al significato del ruolo dell’uomo nell’universo: Un significato tutt’altro che scontato, come molti sostengono.

CIAO

Marghian

MENTE, CERVELLO, INTELLIGENZA PERSONALITA’ – DA COSA ORIGINANO? E L’INTELLIGENZA, CHE COSA E’? – Vi propongo questi semplici quesiti, e questa… breve lettura estiva

Ciao. Ho pensato di sospendere questo mio intervallo sabbatico, per proporvi una  piccola lettura estiva (se vi va) , su tematiche non certo leggere- capisco-, ma che provo a rendervi piacevoli, nonostante l’estate e il caldo.  Okay? Si va’ 🙂

INTELLIGENZA E CERVELLO

In molti posts mi e’ capitato di leggere e di commentare su questo argomento: l’intelligenza, e su questioni correlate. Prima fra tutte, il nostro, giustamente vista come la “sede” dell’intelligenza”. Spesso mi capita di toccare e di affrontare  alcuni aspetti propri di questo stimolante ed intrigante tema,” l’intelligenza e la mente”, proponendomi ogni tanto di trattare, in un mio post, tale tema. Ci  provo.

 

brain

Alla sinistra , l’indicazione “Area prefrontale”: La possediamo solo noi umani.

 L’intelligenza è per molti aspetti un grande mistero. L’intelligenza è difficilmente definibile anche come concetto. Essa ci caratterizza come persone facenti parte di quella forma di materia vivente detta “uomo”. Tutti siamo intelligenti, e non vi sono dubbi sulla sua “esistenza”. Eppure l’intelligenza rimane per noi “questa sconosciuta”, E come tale pone l’uomo davanti ad interrogativi fondamentali eppure non ancora risolti, quali ad esempio: l’intelligenza è innata nell’uomo? La differenza nelle capacità intellettive negli individui è innata o e’ acquisita grazie agli stimoli ambientali ed affettivi? C’è differenza tra “mente” e “cervello”? E se si, quale è? Ma soprattutto…che cos’è l’intelligenza? So che propongo un argomento impegnativo…ma il fatto è che sono il primo io a chiedermelo. Spero di suscitare anche in voi un certo interesse e curiosità su questo misterioso argomento. Non necessariamente si deve arrivare ad una risposta, e penso che non si arriverà in questo post. Ma soltanto nel riuscire a suscitare in voi anche una sola domanda, ho raggiunto il mio scopo. 

IL CERVELLO E LA MENTE

Come esseri evoluti noi possediamo quel meraviglioso organo che è il nostro cervello. Esso è situato all’interno della nostra testa, in quel “vacuo” osseo che si chiama “scatola cranica”. E’ costituito da miliardi di cellule nervose, i neuroni. Le cellule neurali sono connesse tra di loro da dei “filamenti”, gli “assoni” ed i “dendriti” i quali permettono ad ogni neurone di collegarsi a migliaia di altri. Il cervello è strutturato in maniera molto evoluta e complessa. Osservando l’immagine sopra a sinistra si ha uno “spaccato” della sua struttura. Nelle sue varie parti, le aree specifiche del cervello comunque misteriosamente connesse fra loro, avvengono i processi percettivi, mnemonici e , soprattutto, di pensiero. In “lui” risiedono tutti i nostri ricordi, le nostre conoscenze e persino i nostri affetti: è la sede della nostra mente. Eppure sembrerebbe forse riduttivo ed “incompleto” dire che la mente è..il cervello. Lì avvengono dei processi fisici di una complessità inaudita, che si basano sulla chimica e sull’elettricità (una vera e propria corrente elettrica attraversa i filamenti che stimolano le sinapsi-spazi fra un dendrite (la radice dendr” sta per “ramo”) e l’altro-. Il funzionamento del cervello è infatti elettrochimico: la corrente che attraversa i miliardi  di “filamenti” stimola le loro “parti terminali”  dette “sinapsi” a rilasciare delle sostanze chimiche che, assorbite da altri “recettori” nei “filamenti” e nella superficie esterna dei neuroni, generano altra “corrente elettrica” che produce altre reazioni chimiche, in un continuo  processo a catena. Le sostanze chimiche del sistema nervoso centrale, ma anche in quello periferico (i nervi, gangli e plessi che attraversano tutto il nostro corpo) sono tantissime…la adrenalina, che viene tanto nominata come sinonimo di “carica emotiva”-infatti contribuisce proprio alla paura, alla “grinta reattiva”- , è una di queste. Questa sostanza, inoltre,  si riversa nel sangue rilasciata dalle ghiandole surrenali e cio’ per via altre sostanze circolanti nel cervello come la nor -adrenalina, la dopammina o la serotonina (il neurotrasmettitore della “calma” e del “rilassamento”). Sì, anche la sero..Tonina, o mattino Giovanna, pomeriggio Maria, come volete -scherzo 🙂

 Ne ho menzionate solo alcune (non saprei fare di più, non sono un neuro endocrinologo- a proposito, ogni neurone è una vera e propria ghiandola a secrezione interna, ecco perché lo studio di queste sostanze neuroendogene si chiama “neuroendocrinologia”) . Cosi’ come, sul cervello stesso ho scritto  soltanto dei neuroni mentre si deve tener conto di altre cellule e parti  che strutturano il cervello, come i miliardi di cellule “gliali” che, oltre ad “alimentare” il cervello, prenderebbero parte esse stesse della complessa fisiologia che genera il nostro pensiero e la nostra personalità, e  contribuisce perfino..alla nostra mente. Mente che altro non sarebbe che l’organizzazione dei neuroni e della glia, o se volete il software che  fa funzionare l’hardware che è il nostro cervello. Le cellulle gliali hannno il compito primario, quello piu’ conosciuto di nutrire i neuroni. Einstein pare che avesse nel suo cervello il 70 per cento in piu’ di queste cellule, gli “astrociti”-dette cosi’ perché a forma di stella-. Potrei ardire che, con un corredo neuronico normale e degli astrociti in piu’, si è dei geni, in quanto il cervello srebbe piu’ alimentato. Certo la cosa non è cosi’ semplice. Ricordate il film “Phenomenon”, di John Travolta? Il protagonista – travolta- si ammalò proprio di “astrocitoma”, un tumore  detto cosi’ perché produce una sovraproduzionie di queste cellule, astrociti. E il personagio, per il poco che ha vissuto nel film, era diventato un genio.Ecco ceh forse Einstein, Leonardo, Von Braun o Dante potevano avere un numero maggiore di cellule gliali rispetto alla media. Insomma, noi saremmo un prodotto di queste cellule, miliardi, collegate fra loro da filamenti detti “dendriti” e “assoni” che “non si toccano” ma sono collegati da uno spazio detto “sinapsi” ed e’ li’ che i filamenti “spruzzano” o “asssorbono” le varie molecole complesse, dopammina, noradrenalina eccetera. Bellissimo.

brain-2

  Ma è veramente ..”tutto qui”? ? La mente è originata dai processi cerebrali o è qualcosa di ancora diverso? Puo’ la nostra mente essere considerata solo come una sorta di enorme “software” che l’esperienza di ognuno ha letteralmente “installato”, durante la sua vita, nel proprio cervello? La mente è il prodotto dell’ organizzazione “logica” dei  neuroni? E se si, mente e cervello sono la stessa cosa? E che dire degli affetti, dei sentimenti e degli istinti, del perché’ proviamo gioia o tristezza o del perché’ ci arrabbiamo senza neppure saperne il motivo? Il cervello ha le sue “parti meccaniche” deputate alle sue svariate funzioni: mnemoniche, percettive, intellettive o perfino intuitive. Il cervello è soltanto una parte, seppur la piu’ corposa, di un sistema diffuso in tutto l’organismo: il sistema nervoso. Il cervello possiede due emisferi speculari separati da una struttura fibrosa, il “corpo calloso”, ed è collegato al resto del corpo tramite il “midollo allungato” da cui si diparte il midollo spinale e da questa tutti i nervi periferici, fino alle parti più estreme del nostro corpo (sono i nervi a farci sentire il tocco ed il calore degli oggetti a contatto con la nostra pelle.

  Con il cervello, sotto e dietro ad esso,  esiste anche  il “cervelletto”, un vero e proprio “supercomputer” che tra le tante cose coordina, pur se non da solo, anche  le nostre capacità motorie. Il telencefalo, detto anche prosencefalo durante la crescita e lo sviluppo infantile dell’organo e che è la parte maggiormente estesa del cervello  ed il diencefalo sono le strutture principali che costituiscono il nostro encefalo che, preso nell’insieme, costituisce, come si e’ visto,  il sistema nervoso centrale. In esso si” contemplano”, oltre alle parti più evolute-non per nulla in inglese il diencefalo è chiamato anche “foremind (mente che sta di fronte) ”-la parte “principale” della mente” (l’area prefrontale, appunto, o “area della coscienza”) – , anche delle fondamentali strutture antichissime, come il sistema limbico nel quale risiedono anche il talamo e l’ipotalamo, quest’ultimo una vera “centralina degli istinti”. Altra struttura degna di essere nominata è l’ippocampo (così chiamato perché’ la sua forma richiama vagamente ad un “cavalluccio marino”), che ha una funzione importante nei processi della memoria. I due emisferi cerebrali destro e sinistro pur “speculari” nella loro anatomia, svolgono funzioni differenziate; ad esempio le capacità logiche risiedono nel lobo sinistro e quelle emotive o creative nell’emisfero destro. Questa differenziazione di ruoli però non sarebbe cosi’ assoluta: in soggetti carenti di funzioni di “competenza” di  un emisfero si è spesso notata una compensazione nell’altro. Altrettanto si può dire di certe “aree” della mappa cerebrale che, avendo perso parte della loro funzionalità, sono state “sostituite” da altre che si sono “adattate” e che “svolgono quella funzione”. Strepitose sono anche le capacità della corteccia visiva del lobo occipitale-dietro, praticamente “dentro” la nuca – e di altre complesse aree come quelle uditive, olfattive e dell’elaborazione del linguaggio e dell’astrazione che ci permette di lavorare in astratto, e “per simboli” . Quest’ultima cosa è, per quanto ne sappiamo, quella che ci renderebbe unici. Ovviamente ci viene in mente che il merlo indiano parla….ma è nell’uomo che maggiormente le parole o i suoni assumono una valenza astratta e simbolica. Ed è da questo che si può parlare di “pensiero”.

 Occorre si distinguere il pensiero razionale, la logica da quello istintivo, o creativo /l’arte nei suoi aspetti, i sentimenti e gli stati d’animo/, ma nel contempo si deve considerare tutto questo in un discorso di insieme per comprendere il cervello, la mente e noi stessi. Ecco, noi sappiamo tutto questo: dalla scienza medica, dai libri divulgativi e dai documentari televisivi. Sappiamo più o meno tutti che esiste il cervello e che lì avviene qualcosa di meraviglioso che genera il nostro essere esseri intelligenti. E sappiamo di esserlo. Ma, credo, non possiamo ancora dare una risposta sufficiente al quesito al quale siamo partiti: che cos’è l’intelligenza? Nessun dizionario  ci dà una definizione esauriente.

Ancora una cosa:

ESISTE UNA INTELLIGENZA COSMICA CHE OPERA IN TUTTE LE COSE?

Siamo solo noi – ed eventualmente altri esseri nel cosmo- menti pensanti, o forse “tutto è mente”? E se una mente pervade tutte le cose, essa viene prima di tutto? O materia e mente coesistono da sempre in una infinito amalgama di forme cangianti? Se la mente universale è tale, si ripete ovunque,  nelle sue creazioni?

Spesso mi e ‘capitato di riflettere sulla possibile esistenza di una “intelligenza cosmica”. Lo so, e una espressione troppo inflazionata. Comunque, chiamiamola così, con buona pace della originalità. Mi è parso talvolta quasi naturale che qualche studioso sia arrivato a questa conclusione: “tutto è intelligenza”.  I pensatori e gli studiosi arrivarono a formulare una simile teoria dopo un lungo percorso di studio, e di storia; io solo come una semplice “idea” che le cose “possano essere così”.  Una idea certamente “suggeritami” da chi coltiva e sostiene questa linea di pensiero, ma è una idea a mio avviso non proprio assurda.

La natura riesce a fare le cose che fa, a mio avviso, proprio grazie ad una sua insita “intelligenza globale”. Se le api hanno l’intesa che hanno, se gli uccelli o i delfini sono così organizzati e collaborativi fra di loro, se una pianta fa crescere una foglia più lunga delle altre per far atterrare un insetto, beh…credo proprio che tutto ciò sia il prodotto di una “logica globale”, che coinvolte vari piani della realtà, dai batteri agli elefanti, dall’atomo alle galassie e, forse, agli universi. Sì, universi. Esiste anche questa possibilità, di infiniti o innumerevoli universi, e piani di esistenza (dei quali noi “ne” viviamo uno…). Mi si permetta un piccolo volo pindarico: credo poi, a mio modesto parere, che  14,7 miliardi di anni, l’età dell’Universo, per noi così tanti, siano invero  troppo pochi, la Terra da sola avrebbe un terzo della età dell’universo.  

Per l’evoluzione delle cose sulla Terra, e della Terra stessa,  sono solo 4,5 miliardi di anni, molti di meno da quando sarebbe sboccata la vita. 5, 3 miliardi di anni. Troppo pochi penso, affinché’ il solo caso fortuito ed il normale processo di causa ed effetto abbia prodotto un tale sincronismo nella natura delle cose, della vita, degli esseri viventi.

“Le scimmie che trasmettono il loro sapere, come credo anche le piante, fra di loro, facciano altrettanto (se una pianta produce una resina come difesa…altre lo fanno, e sono certo che un altro, riflettendoci,  trarrebbe le stesse conclusioni, se non le ha già tratte, dallo studio delle piante, degli insetti, dei batteri o dei gatti. La conclusione che nulla sia puramente causale.

Con gli eventi “cause di altri eventi”, credo avvenga anche che..” una cosa ami andare insieme ad un’altra cosa”, quasi per magica attrazione, e due eventi sembrano accadere, senza apparente legame di causa-effetto.

Le “cose che amano andare insieme”, sono proprio riconoscibili per come misteriosamente opera la natura, sia essa animale, vegetale o minerale. Le forme che si ripetono a tutte le grandezze (si pensi ai frattali), le intese fra gruppi di animali, ad esempio balene, distanti fra loro oltre la portata dei sensi (certo, non sappiamo dove arrivino i sensi delle balene, certo…), l’acqua che sembra capace di memorizzare qualcosa di ciò che ci nuota dentro, tutto questo sa’ di “totalità’”, una sorta di “tutti per uno” di Dumasiana memoria; pur fatta salva la dimensione individuale, dal singolo atomo, alla singola pietra, alla singola pianta, al singolo uomo.

Non mi stupisce, a questo punto, che qualche profeta abbia parlato di “comunione perfetta” in riferimento alla “meta futura” in ambito escatologico. Cio’ che sara’ quando questa trasmissione di cose, di informazioni, di pensieri..sara’ perfetta?

E se questo continuo cambiamento,  questo divenire, questo “panta rei”  che caratterizza ogni cosa, sotto l’egida del tempo,  fosse un universale tendere al miglioramento della realtà (che sarà  visibile magari fra millenni, su scala cosmica) che porterà ad un compimento, ad una perfetta “comunione”, per ora solo presente nel pensiero di qualche mente fantasiosa? E’ possibile che l’uomo sia un attore importante, centrale- insieme credo con esseri come lui forse esistenti altrove nel cosmo- , e debba e possa raggiungere, o magari anche recuperare una intesa con la natura e con i suoi simili che magari ha in gran parte perso?  Io lo penserei.

Okay, va bene cosi’- si vede che sto per entrare in ferie eh? 🙂 Ah, leggete tutto con calma (vi capisco) incollate su magari word per una piu’ agevole lettura. Con voi talvolta faccio cosi’ anche io- anche per leggere “off line” con calma. Okay, come vi va.

 CIAO CIAO

Marghian

 

 

LE SACRE SINFONIE DEL TEMPO

LE SACRE SINFONIE DEL TEMPO

Franco Battiato

 

Il filosofo greco Eraclito diceva: “Panta rei os potamòs”, od almeno a lui e’ attribuita la frase, probabilmente piu’ antica: “tutto scorre come un fiume”. Il senso di questa celebre frase è che ogni cosa cambia, e nulla permane. Come l’acqua di un fiume che scorre, così è per noi: ogni istante siamo diversi. E tutto è impermalente, mutevole. Il tempo stesso, che trascina, come un fiume, gli eventi nel fluire degli istanti, mutando le cose, e noi stessi. Noi siamo l’acqua in questo fiume del tempo. E passano gli anni, e come l’acqua di un fiume, anche noi lasciamo traccia nel greto del fiume della vita.  E sono le memorie. Quelle, forse, permangono, o forse no. E passano gli anni, e il tempo della nostra vita.

Si, tutto scorre come un fiume. E come il tempo. Ed io, in esso, ci nuoto, percependone le onde, le forme, i suoni. E lo penso come un fiume, il tempo. Il tempo  che, seppur mi pare impermanente, ed effimero, come un fiume, come un fiume deve avere però anche una sorgente.  Ed  una foce. Forse è questo il senso della vita e del nostro vivere, agire, crescere, e cambiare. Come l’acqua di un fiume raggiungere il mare, in cui tutto confluisce, e, forse, lì vi permane. Non sappiamo…ecco che, mi vien da pensare, sarebbe giusto lasciarsi trasportare, e cambiare, dal tempo.  Ma dove, questo cambiamento, e questo vivere, porta?

Sappiamo che la vita ha un inizio, uno svolgersi, ed una fine. Perciò,  quali che siamo i cambiamenti, qualche che sia il cammino, tale cammino appunto cessa. Allora? Allora, domandiamoci se noi, il nostro tempo finito, il nostro percorso individuale, sia parte di uno scopo universale,  di una meta, di un compimento. O forse noi , anche – o soprattutto? – nella nostra individualità, siamo destinati a qualcosa d’altro, oltre il tempo, in altra cosa.  Chissà.

Nella canzone c’è una frase, un pensiero che viene poi ripetuto anche alla fine: “..con una idea: che siamo esseri immortali caduti in terra nelle tenebre- dall’eterno.  Destinati a errare, nei secoli dei secoli, fino a completa guarigione…”. Certo, questo non lo sappiamo. Nessuno sa se davvero le cose stiano così. Ma, pur non sapendo, diciamo, con fin troppa certezza, che la vita è questa sola, che “si vive una volta soltanto”, “si nasce e si muore una volta sola” e via discorrendo. . Credere, non credere, la questione non è questa: semplicemente, non lo sappiamo. “Si vive una volta sola”, diciamo e sentiamo spesso dire. 

Ma è davvero così? Ne siamo proprio sicuri? Io so solo che se fosse solo questa, la vita, se non c’è invece un oltre,  (karma o “escatologia finale” non import…a) , il senso dell’esistere sarebbe davvero limitato. Limitato a questi nostri pochi, miseri anni, dalla finitezza, dalla  nostra caducità. Io non lo credo per fede vera e propria, ma mi piace sperare che la vita non sia solo questa, che siamo altro. Certo, “la nostra personalità e’ registrata nei neuroni, un prodotto di elaborazioni del cervello”, come mi ha detto un amico discutendo su questo. Ma non e’ detto che noi si sia soltanto questo. Certo, può essere. Nulla lo smentisce, sul piano della logica umana la cosa sembra anzi calzare a pennello. non e’ da escludere che la vita sia questa sola.  Ma speriamo  proprio di no, altrimenti siamo messi malino.

CIAO

Marghian

 

INTERVALLO – SHRDN

INTERVALLO

SHRDN

Ciao. Per questo intervallo fra la prima e la seconda parte del post “Anche le stelle nascono, crescono, muoiono..“… ho scelto questo video sul mistero degli antichi sardi. “SHRDN”. Vi sarete chiesti, leggendo il titolo del post, cosa volesse dire. E’ la traslitterazione di una antica parola semitica,  “shardan” (le lingue semitiche hanno solo le consonanti), nome con cui era designato il misterioso “popolo del mare”  e da cui chiaramente deriva la parola “sardegna”.  Del mistero degli “Shardan” avevo già scritto,  in questo post ed ho intenzione di scrivere  ancora sull’antica Sardegna;  ma dopo che avrò pubblicato  la seconda parte del post precedente. Per intanto, vi lascio da guardare  questo video.

  •         *

Gli antichi sardi non sono conosciuti come i Greci, i Galli o i Vichinghi. Ecco che molti sono i lati oscuri ed  alcune cose si basano su ipotesi, ora credibili, ora meno;  come ad esempio si sprecano le ipotesi su da dove veniamo noi sardi: “Africa”, “Penisola italica”,  “Medio Oriente” (c’è una vera e propria piramide “ziggurat” in quel di Sassari-guardate bene da 3,53 a 3,56 minuti di video-, e c’erano i Fenici ma questi sarebbero arrivati dopo, all’inizio dell’ epoca storica fondando alcune città fra le quali “Karalis”,divenuta poi  Cagliari, “Tharros”-li’ ci ho fatto servizio per tre anni- , “Nora” etc.) “Paesi Nordici” (il video dice che siamo discendenti degli antenati dei Vichinghi, cosa forse non del tutto campata in aria-guardate i modellini delle navi nuragiche! I “bronzetti” sono dell’epoca, cioè di  3000 anni fa almeno-); e poi  “Da Atlantide” (anzi per alcuni  la Sardegna era..Atlantide, la tesi di Sergio Frau), “Dalle Isole Britanniche” (verosimile! Pensate alle similitudini fra le strutture megalitiche inglesi e quelle sarde), “Dal centro Europa” e  piu’ ne ha piu’ ne metta,   e  persino “Da altri pianeti” (e’ una teoria pure quella, eh? Magari fosse.. 🙂 ).

Allora, da dove veniamo noi sardi? Dato che la gente, da che mondo e’ mondo, ha sempre dovuto migrare, un po’ da quasi tutti questi posti credo, altri pianeti a parte. A parte?  mmhhh  🙂  

Ma poi in fondo,  questo sarebbe il mistero meno importante: e’ come chiedersi da dove vengano gli inglesi, i tedeschi, gli italiani oppure  i greci.  Riprenderò questo discorso insieme ad altre considerazioni, ma più avanti in un prossimo post.

 CIAO 

Marghian

 

DISEGNO INTELLIGENTE, LIBERO ARBITRIO, ORDINE, CASO

QUALE (O CHI) FRA QUESTE  COSE, GOVERNA IL MONDO?

ordine-caos

Un gioco di forze. A queli  leggi  obbediscono?

UNA DI QUESTE O…TUTTE QUESTE  INSIEME?

*   *   *

“Potrebbe esistere una sorta di “«Legge Cosmica del Libero Arbitrio” come ho letto in un  post, ed ecco che Dio….rispetterebbe la nostra liberta’, come viene affermato anche dalla Chiesa e dalle altre religioni monoteistiche. Ma qui subentra una questione molto delicata: il libero arbitrio non e’ totale, esso  e’ parziale; non e’ vero che “dipende tutto da noi” come leggo spesso, a mo’ di dogma, anche nei commenti, “si’, cara amica..dipente tutto da noi!!!” ho letto spesso, con tanto di punti esclamativi. E allora? Se Dio ci giudica in base all’uso o all’abuso che abbiamo fatto della nostra liberta’, allora dovrebbe ESONERARE da tale giudizio che non e’ libero-ad esempio, un malato di mente, od una persona condizionata culturalmente a fare delle cose “sbagliate” nella convinzione-culturale- di fare una cosa giusta.

Altra questione delicata, il cosiddetto “giudizio di Dio” dopo la nostra vita. Vi siete mai chiesti come giudica Dio un bambino appena nato che muore poco dopo…buono o cattivo? Questo per chi pensa che “c’e il premio od il castigo” per tutti,sulla base delle nostre azioni. Ed ancora: perche’ Dio ha fatto si’ che molti siano meno liberi di altri? Il malato di mente, ma anche il maniaco sessuale, o l’individuo immaturo che non puo’ scegliere come chi ha un cervello maturo?

Piu’ che di libero arbitrio, io penserei piuttosto al “caso”, che in quanto tale da’ in effetti la possibilita’ di avere delle “liberta’ di azione”, e che pero’ nel contempo ci condiziona (per caso io sono nato da una famiglia e non da un altra…ho un dna diverso, un temperamento diverso da quello di  un altra persona, e le mie “scelte” sono diverse da quell’altra persona. Diverse sono anche le opportunita’ e le occasioni. “Libero arbitrio”. Se ad esempio io ricevo una botta in testa (basta un incidente) e non sono piu’ persona raziocinante…”caso volle che….”.

IL RUOLO DI DIO. QUALE E’?  CI SONO INTERVENTI “DALL’ALTO”?

Le possibilita’ sono  due: o l’umanita’ e’ come una pianta che deve maturare nel tempo, e Dio la guarderebbe crescere, e cosi’ farebbero ALIENI piu’ cresciuti di noi (che, se esistono,  non sono Dio ma rispetto a noi sono..come dei, tanto ci supererebbero in tecnologia ed intelligenza), magari “potando” qua’ e la’ questa “pianta” (eventuali rarissimi interventi divini od alieni, qualora ci fossero), oppure Dio non esiste e tutto e’ dovuto al caso. Allora l’aiuto potrebbe venire solamente da chi e’ migliore di noi, e torniamo agli alieni (quelli che lo sono, migliori, in molti mondi ci sarebbero alieni che sono indetro a noi nella “crescita”).

E SE TUTTO FOSSE DOVUTO AL CASO?

Ma se tutto e’ “caso”, da dove sbucano le leggi della fisica e della matematica (anzi, la matematica viene prima, perche fisica e chimica obbedicono a ferre leggi matematiche) che ci fanno dire ad esempio che le relazioni fra gli angoli in trigonometria ( o le relazioni fra le cariche elettriche in fisica) che le cose vanno cosi’ e basta? Sono leggi eterne, ed allora tali leggi sono da sempre esistite e sono come se fossero “dio”?
tali leggi, pero’, sarebbero impresonali, non avrebbero un “se’ cosciente” da poter dire “io sono la matematica” ed ecco che tali leggi “non hanno potere decisionale” (da poter dire “ora inverto le correnti marine e salvo questa citta’ da uno tsunami”) e, pur esistendo, sarebbero esattamente come il caso, non farebbero i miracoli, ma solo cio’ che, date delle cause, si hanno gli effetti, punto e basta. Un dio, invece, potrebbe (violare le leggi della matematica e della fisica). perche’ non lo fa? perche’ non ce’? Perche’ “non si sente di intervenire ” sul naturale decorso delle cose, compresi il nostro agire e vivere?

Un bel intruglio di cosette che affollano la mente, prima di..credere con lineare semplicita’..purtroppo.

 LA REDENZIONE, SE C’E, DEVE ESSERE UNA COSA UNIVERSALE

Ho letto ancora: “Esistono dei responsabili delle realizzazione di tale disegno…per la Terra sarebbe il Cristo”. Lasciando da parte, per il momento, la “disputa” sulla questione “Cristo e’ Dio?”, io ho sempre pensato che SE…. c’e un Dio che abbia incarnato se’ stesso in una persona, cio’ deve essere avvenuto ed avvenire in futuro SEMPRE, perche’ solo cosi’ la RELIGIONE avrebbe carettere universale. La RELIGIONE, cosi’ come e’ concepita, da esculsiva a noi sulla salvezza-solo con il battesimo in gesu’ c’e salvezza-: mentre se il “verbo” si incarna ogni dove c’e bisogno..ecco che NON SOLO A NOI e’ destinata la REDENZIONE.Anzi’ gia’ qui sulla Terra c’e il problema; i neanderthal, i cro-magnon, i fenici e gli egizi..tutti senza battesimo, come la mettiamo?

Anche un MESSIA, supponendolo autentico, non avrebbe il tempo (materiale) di redimere tutti, ad esempio Cristo non predico’ ai sardi nuragici, ne’ lo fece ai Maya od ai cinesi di migliaia di anni fa’,  tutte genti che hanno vissuto e sono mortei “senza vangelo”. Ecco che, a mio avviso, Dio se esiste,  e’ oltre l’azione di mistici e messia,  ed e’ solo un rapporto diretto Dio-anima, secondo me, l’unica cosa che ci “battezza”, non solamente “quel rito”.

Mia madre disse di un figlio che le nacue morto: “non ha fatto in tempo per il battesimo”. Ecco, questo mio “fratellino mancato” e’ uno fra milioni e milioni di casi. La mia mamma si poneva il problema (morto senza battesimo), io no (perche’ a battezzarci e’ lo stesso esistere, se Dio c’e).

Ho letto sui presunti codici insiti in grandi opere poetiche, ecco il mio commento:

sulla questione di Dante e dei codici nella Divina Commedia, non sono in grado di esprimermi, ma penso che una tale opera abbia dei codici, come li ha un’opera pittorica od una struttura architettonica.  Ma sono codici di simboli, che forse non hanno niente di paranormale.

DA DOVE VIENE L’INTELLIGENZA?

Ancora una questione mi rende perplesso, fra tutte, ed e’ la seguente:  se l’universo non e’ frutto di un disegno intelligente….come mai un computer, un quadro, una struttura come la Tour Eiffel od un’opera poetica..lo sono?

Come puo’, dalla non intelligenza nascere…l’intelligenza? Dalla materia non raziocinante e’ saltata fuori la materia raziocinante, rappresentata sulla Terra da noi. Ma..come?

CIAO

Marghian

 

IL MISTERO DEL PIANETA X-SECONDA PARTE

NIBIRU

Sumer_cosmic

(Anticoantico sigillo mesopotamico  nel quale e’ raffigurato  un sistema solare con il Sole al centro)

IL FANTOMATICO “DECIMO PIANETA”

SECONDA PARTE

*   *   *

Nella prima parte ho affrontato la questione del “pianeta x” sotto l’aspetto prettamente scientifico. Partendo dalle teorie di Zacharia Sitchin sull’esistenza del “dodicesimo pianeta” del sistema solare che secondo la cosmologia sumera era costituito da dodici corpi celesti, tra cui il pianeta Nibiru, ho esaminato  la possibilità o meno che possa esistere un pianeta con tali caratteristiche. Riassumendo, abbiamo visto che le leggi della meccanica celeste, quelle di Keplero in particolare,  ne permettono forse l’esistenza. Per contro, ho evidenziato il fatto non trascurabile che un pianeta delle dimensioni  ipotizzate per Nibiru (almeno il doppio del diametro terrestre e una massa 4 o 5 volte maggiore) che intersecasse le orbite dei pianeti vicini al Sole provocherebbe indubbiamente degli sconvolgimenti tali forse da alterarne le orbite o persino  di “dannegiarli” o  addirittura, distruggerli. La terra, ad esempio,se venisse bruscamente “scalzata” dalla sua orbita, viaggerebbe e ruoterebbe in modo tale che il delicato equilibrio tra attrazione  gravitazionale e “forza centrifuga ” data dalla  rotazione verrebbe infranto ed il pianeta subirebbe conseguenze disastrose. Ho considerato anche il fatto, pero’, che “qualcosa del genere”, ovverosia degli sconvolgimenti nel sistema solare probabilmente  si sono già verificati: Venere che ruota in modo retrogrado e lentamente, Urano che “giace” sul piano orbitale e ruota anch’esso in mado retrogrado e -aggiungo ora- la “cintura degli asteroidi” che potrebbe essere cio’ che rimane di un pianeta “sfaldatosi”, ed i cui frammenti ruotano attorno al Sole ove forse c’era un pianeta. Sono queste tutte questioni aperte che la scienza cerca ancora di comprendere. Tutto cio’ deporrebbe “a favore” dell’esistenza di un “pianeta X”. A questo punto abbiamo una teoria, quella di Sitchin qualche inidizio e…la mancanza di prove certe. In questo post vorrei ora esporre  le altre importanti questioni che ruotano intorno alla storia del fantomatico “pianeta “Nibiru”, che sono le seguenti: Cosa significava, per i Sumeri , l’esistenza di Nibiru?  Chi sarebbero stati -o sarebbero- i loro abitanti?  In che cosa essi credevano, e chi erano i loro dei? Avevano a che fare con il Pianeta Nibiru? E in fine, quali sarebbero  i “risvolti futuri” e le conseguenze che l’esistenza di  Nibiru, qualora venisse comprovata, implicherebbe? ***Per inquadrare meglio la questione bisogna conoscere qualcosa del popolo che ha ispirato questa teoria: il popolo sumero.  I sumeri erano un popolo presente in mesopotamia, nell’attuale Irak.  Da rilievi stratigrafici risulta essere stata la prima cultura in assoluto ad aver popolato la mesopotamia. Se si escludono tracce di insediamento umano scoperte in strati di epoca neolitica, non risulta nulla di significativo al di sotto degli strati relativi alle loro prime città. per gli archeologi l’origine dei sumeri è sconosciuta. Si suppone che fossero in qualche modo imparentati  i fondatori della cultura dell’Indo. Il suolo fertile permetteva l’allevamento del bestiame e la coltivazione della palma e dei datteri, ed era assai sviluppata la conoscenza dei metalli che rendevano possibile la costruzione di armi e di atrezzature per l’agricoltura. Il territorio si divideva in città-stato , i cui centri erano costituiti da edifici monumentali: i templi, strurrure in mattoni erette su alte piattaforme  e le cui pareti erano rivestite con “chiodi” di argilla colorata disposti a mosaico. I templi delle città sorgevano in mezzo ai terreni recintati. e consacrati al dio della città cui apparteneva il territorio. La massima autorità era rappresentata dal  “Lugal”-grande uomo-, che riuniva in se’ il potere religioso, politico e militare. Ci troviamo quindi di fronte ad  un popolo che aveva una forte concezione del potere centralizzato ed assoluto, ove il tempio è il centro amministrativo, politico e religioso della città stato. Altro elemento di notevole interesse è la scrittura sumera. Inizialmente ideografica  (figure “richiamanti” la parola o il concetto), essa si sviluppo’ in segni astratti incisi sull’argilla: è la famosa scrittura cuneiforme. I sumeri erano inoltre grandi matematici ed astronomi: adottarono un sistema di numerazione a base esadecimale, esadecimale dividevano già il cerchio in gradi sessagesimali, ed applicavano questa suddivisione per la durata del giorno in 24 ore, e le ore in 60 minuti ed i minuti, a loro volta, in 60 secondi. inoltre conoscevano già dei metodi di calcolo delle eclissi solari e lunari; metodi che furono poi perfezionati dai babilonesi con la scoperta dei “cicli di saros”  della durata di di 18 anni durante i quali tutte le eclissi si avvicendano secondo precise scadenze.. Calcolavano inoltre gli effetti della “precessione equinoziale”, precessione che avviene poichél’asse  terrestre, inclinata di circa 23 gradi, compie durante l’orbita attorno al sole, un lentissimo “movimento a trottola” che si completa in un periodo di circa 25700 anni, per cui gli equinozi, lentamente,  precedono. Arrivano, cioè, “un po’ prima”. Cio’ era importante per i loro calcoli astronomici e soprattutto astrologici (le  12 costellazioni  dello zodiaco che conosciamo sono di loro concezione, compresi alcuni nomi di costellazioni che ancora oggi usiamo, come il “Toro”, il “Leone”, lo “Scorpione”). La vita dei sumeri era regolata da un calendario lunare di dodici mesi. Un altro aspetto della cultura  sumera che riveste una notevole importanza è la loro religione: in che cosa credevano i sumeri? 

La religione sumera era di tipo politeistico : esistevano molte divinità che venivano identificate nel Sole e nella luna, cui erano associati, rispettivamente,  il dio utu. ed il dio Nanna; la dea dell’amore era invece Inanna. Esisteva  per i sumeri, una trinità costituite delle divinità chiamate, nell’ordine,  Enlil, Ank ed Enki, quest’ultimo ritenuto poi li padre del dio babilonese Marduk. E’ su queste ultime e su Enki in particolare che si basano le antiche credenze che, secondo Sitchin ed altri, proverebbe che i Sumeri erano in contatto con esseri celesti provenienti da altri mondi, in particolare da Nibiru. Enki (in accadico Ea) era il dio delle acque dolci e sotterranee. Queste acque erano considerate capaci di guarigione e possedevano un potere catartico o di “elevazione”. Questa concezione dell’acqua guaritrice la si ritrova in molte tradizioni religiose come ad esempio quella sarda e mediterranea in generale; tradizioni che sono giunte sino a noi: basti pensare alle abluzioni islamiche e al battesimo cristiano.  Ma che cosa lega gli dei sumeri Enki , Enlil ed altri a Nibiru? Per i babilonesi, Nibiru era il corpo celeste associato al dio marduk che era, come abbiamo visto, il figlio del dio sumero Enki. va qui ricordato che i babilonesi identificavano Nibiru talvolta con Giove e altre volte con la stella polare. Secondo gli studi di Zacharia Sitchin i sumeri conoscevano l’esistenza di un pianeta oltre quelli che anche noi oggi conosciamo e da cui sarebbero scesi piu’ volte sulla terra esseri giganteschi e sapienti che  dato ai sumeri cultura e conoscenza. Questi esseri sarebbero addirittura i creatori della razza umana “Homo sapiens”. Gli abitanti di Nibiru erano, secondo sitchin ed Eldem, i mitici Anunnaki che secondo la scienza ufficiale altro non erano che  le 7 suddivisioni precessionali dell’equatore celeste in “spicchi” di 50 gradi, ciascuno dei quali dedicate appunto ai “sette maggiori Anunnaki”. Gli Anunnaki erano i figli di An, il “dio dei cieli.”; “Anunnaki “erano…tutti gli dei. Quanto propone Sitchin diverge dall’archeologia ufficiale, in quanto per lui gli  ed altri studiosi gli Anunnaki erano esseri alieni provenienti da nibiru.  Secondo Sitchin molti testi cuneiformi farebbero esplicito riferimento ad “esseri celesti” provenienti dal “pianeta dell’attraversamento” che gli stessi sumeri definirono tale perché ogni 3635 anni Nibiru attraversava il cielo, avvicinandosi all Terra. Sitchin si sarebbe basato, oltre che su antichi racconti mitici, anche su un sigillo accadico (vedi foto sopra) che proverebbe, a suo dire, che la csomologia sumera contemplava dodici corpi celesti con il Sole al centro. Va ricordato che, secondo la scienza e l’archeologia ufficiali, la cosmologia dei sumeri era semplice: la terra era  una  sorta du semisfera con una superficie piatta”, il mondo dei vivi. La superficie della terra consisteva in una “massa continentale unica circondata da un “grande oceano”. Sotto il suolo terrestre era il “mondo dei morti”, mentre al di sopra della terra c’era  la “volta celeste”. La terra ed il cielo erano  a loro volta sovrastati da un  “grande mare superiore. Ed è a questo “mare superiore “che i sumeri attribuirono quel legendario evento che chiamiamo ” il diluvio universale”. Il sigillo accadico custodito nel museo di stato di Berlino e risalente al III millennio a. C. smentirebbe in gran parte la “vesiione ufficiale” della cosmologia sumera, specie circa la parte inerente alle conosenze del sistema solare e della terra che invece i sumeri, a detta di Sitchin, sapevano essere il “quarto pianeta”, che corrisponde in realtà al terzo pianeta, perché per i Sumeri anche il sole era un pianeta. Ora, ammettendo per ipotesi che Sitchin abbia ragione, esisterebbe nel nostro sistema solare un pianeta abitato. Sorge a questo punto un altro spinoso problema: puo’ essere abitato un pianeta che percorre gran parte della sua orbita a grande distanza dal Sole? sappiamo per certo che a distande notevoli dell’ordine di quella di Plutone l’energia solare ricevuta da un pianeta è di circa 1/10.000esimo di quella ricevuta dalla terra o da Marte. Nibiru, se esiste, si posizionerebbe a distanze dell’ordine di alcuni miliardi di km, mentre la terra dista dal Sole circa 150 milioni di km. Dunque sarebbe un pianeta ghiacciato e inospitale. Ma in via teorica non è da escludere che un simile pianeta ospiti la vita, se si pensa ad un…calore interno che creerebbe temperature abbastanza elevate e, grazie ad un vulcanismo in atto, ci sarebbe su Nibiru un’atmosfera densa, cosa che non accade, ad esempio, per Plutone.  Nibiru è descritto, in base agli studi dei testi sumerici da aprte di Sitchin,  proprio proprio come un “pianeta rossastro”. Esistono infatti resoconti antichi che parlano di una “cometa rossa” il cui “passaggio” avrebbe coinciso con delle catastrofi. Ad esempio l’eruzione dell’isola di Santorini nel 1500 a.C. che distrusse a civiltà minoica  o lo stesso “diluvio”. Secondo sitchin e Burak Eldem, in base a traduzioni di antichi resoconti, anche biblici, un passaggio di Nibiru sarebbe avvenuto proprio dirante l’esodo. Secondo il giornalista turco l’esodo biblico sarebbe avvenuto proprio ai tempi dell’eruzione di santorini, e cioe’ nel 3649 a. C. Nibiru  sarebbe stato percio’ responsabile delle famose “piaghe d’Egitto”  e della prodigiosa “apertura del mar rosso”: una grande “forza di marea” avrebbe “ritirato le acque” che Mose’, leggendo i “segni dei tempi”, avrebbe attraversato. La data dell’esodo è incerta, tanto che Sitchin , a differenza del suo epigono, la colloca  nel 1433 a. C. Questa incertezza sulla data dell’esodo di per se’ non inficia il discorso. Se ci si pensa, la fine della civiltà minoica provocata dal’eruzione dell’isola di Thera (Santorini) “coincide” con entrambe le date che, in questi casi, non sono mai precise. Cio’ che si puo’ contestare a qusta teoria sono se mai eventuali errori o inesattezze di fondo che rendrerbbero la teoria di dubbia credibilità. La carenza di prove a sostegno di una teoria a sua volta non autorizza a scartarla. Questo è anche il caso della teoria di Sitchin e di Eldem. Ma  cerchiamo di conoscere meglio questa teoria. Riassumendo, i sumeri avrebbero avuto dei contatti con esseri evolutissimi provenienti da altri mondi, in particolare da Nibiru, facente parte del onostro sistema solare. Questi esseri avrebbero dapprima dato uno “sprint” all’evoluzione umana; con “incroci” ed esperimenti genetici avrebbero creato la specie ominide “Homo sapiens sapiens”, cioe’ noi. Gli extraterrestri avrebbero dato agli antichi popoli, soprattutto al popolo sumero, delle conoscenze tecnologiche e persino di carattere spirituale. Va detto inoltre che secondo Sitchin, la Bibbia stessa parla di questi esseri , chiamandoli ora “Elohim”, ora “Nephilim” . La Bibbia, molto spesso , si esprime “al plurale”  quando parla  dell’oprea di Dio. Su questo plurale si sono dette e scritte molte cose; l’interpretazione piu’ ovvia, sostenuta anche dalla religione, è che si tratti di un “plurale majestatis”; ma non tutti gli studiosi della Bibbia sono sempre d’accordo. Quando ad esempio nella Genesi leggiamo: “…facciamo l’uomo a nostra immagine e a nostra somilgianza….”, ed ancora: “…l’uomo è diventato come uno di NOI; scendiamo, dunque, e confondiamo le loro lingue….”. Gli esempi potrebbero non finire mai. Ma questo basta a Sitchin e ad altri per ritenere che quel “facciamo”  si riferisca a “piu’ persone” rappresentanti, nell’allegoria biblica, “Dio”. Sitchin si rifà anche alle lingue semitiche, allo stile letterario ed all’epoca ed ai contesti culturali in cui la genesi  fu redatta. la ricerca filologica e linguistica; arma questa, usata anche dai suoi detrattori, che ad esempio spiegano il “plurale biblico” come indicante “la trinità” o, semplicemente, antiche credenze come “gli angeli” o il già citato “plurale majestatis”. Ma, secondo Sitchin  e sostenitori, gli scettici si sbagliano su  alcuni punti:  Secondo Sitchin la bibbia è stata tradotta malissimo. Termini come “giganti” o “figli di Dio” sono le traduzioni errate  di “Nephilim”, “coloro che discesero sulla terra e di “Elohim”, plurale di Eloah, “divinità, che avrebbe appuntoil significato di “gli dei”, “le divinità”. Questo nome deriverebbe da due antiche radici, “El” e “Hoa”. L’antica radice “El ” corrisponderebbe al nostro “colui” mella valenza astratta di persona che ha vita in se’, mentre “Hoa” corrisponderebbe al termine  di “essere supremo”. La parola “Elohiim ” assumerebbe dunque il significato di “coloro  che hanno vita in se’ stessi” e che dunque creano la vita. Questo ah creato non pochi problemi agli esegeti in quanto  metterebbe “in crisi” l’impatto monoteistico portato dalla Bibbia. Ora, se si considerano antichi resoconti  non solamente biblici, per Sitchin sarebbe lecito ritenere che la “creazione dell’uomo” sarebbe da attribuire a “esseri celesti”,  e gli “Elohim ” del Vecchio testamento  altri nonsarebbero che i “nostri creatori”, gli abitanti di Nibiru.

Le antiche divinità sumere sarebbero degli illustri e potenti regnanti di questa razza di “giganti” etraterrestri. Enki sarebbe stato un grande “dio del cielo” insieme ad altre “divinità” come Enlil, Ank  ed altri. I “monumenti” su Marte sarebbero addirittura resti e tracce di quella razza, che avrebbe scelto la mesopotamia e l’Egitto per i loro continui viaggi. La nostra fantasia ci posta ad imaginare imponenti strurrure per l’atteraggio ed il decollo delle loro astronavi che “scendevano sulla Terra per estrarre l’oro  ed altri metalli”. La razza degli Elohim avrebbe dato origine agli Atlantidi e ad altri popoli progrediti: Popoli antichissimi avrebbero ricevuto dagli abitanti di Nibiru nozioni e conoscenze in tutti i campi, di cui le culture postume come quella mesopotamica, greca o Maya sarebbero cio’ che rimane di una mitica “Età dell’ro”. Mi rimane da esporre la parte della teoria che riguarderebbe noi stessi: le profezie e gli eventi futuri. Sintetizzo il tutto dicendo soltanto che Nibiru sarebbe prossimo ad un  altro “passaggio ravvicinato” che provocherebbe praticamente quanto predetto dall’Apocalisse: “E la terra vacillerà come un ubbriaco..i mari evaporeranno e ci sarà un grande terremoto..”. Simili profezie si trovano presso molti popoli come gli indiani Hopi e i maya. Questi ultimi  hanno calcolato la data dell’iniziodi una “nuova era” che da un confronto comparato dei loro calendari col nostro corrisponderebbe al ..22 dicembre del 2012, quella che molti considerano-o consideravano- la data della “fine del mondo”. A questo punto, io per primo, ci chiediamo: E’ possibile o probabile che la teoria di Sitchin sia vera? E se Nibiru esiste, passerà vicino a noi proprio in questo periodo, poco dopo quella fatidica data ormai trascorsa?  Il pianeta non è ancora visibile, e gli occorrerebbe un tempo molto lungo per raggingere la nostra zona del sistema solare. Tutto chiaro? No, perché se Nibiru ha una massa notevole ed una orbita di tipo cometario, per non “cadere sul Sole” deve muoversi molto piu’ velocemente di una cometa che, essendo di massa di gran lunga  piu’ piccola, si avvicina a noi molto pi’ lentamente. Nibiru, durante l’avvicinamento al  suo “perielio” -la massima vicinanza al Sole- sarebbe molto piu’.veloce . Non è chiaro, ammettendo che esista, se tutto cio’ gli permetterà di giungere fino a noi a noi entro un tempo di 4 anni. Ma soprattutto ci chiediamo, io per primo: e Dio? Se siamo “Figli degli Elohim” “generati da loro”, allora non siamo figli del Dio Eterno? Io mi do la risposta: Gli abitanti di Nibiru, se esistono, sono esseri corporali, generati comunque dalla materia.  Nativi del “pianeta X” o discendenti da “razze precedenti”, i “nostri creatori” sono comunque delle creature. Ecco che è sempre un dio spirituale la fonte di tutto.  “Loro”, se esistessero e se davvero “ci avessero generato”, sarebbero nostri lontani antenati e, in riguardo a questo dio spirituale, anche nostri fratelli. Lo stesso Sitchin, pur parlando di “dei” ebbe a dire che solo un dio spirituale da un senso a tutto questo.  Siamo comunque tutti figli di quell’ Eloah, Colui che vive di vita propria e da vita a tutte le cose, in qualunque epoca viviamo o da qualunque pianeta proveniamo o qualunque sia il nostro destino ultimo.  “Speranza” e “amore per la vita” sono la mia risposta e….penso che sia anche la vostra.  Ciao.

Marghian

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