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UNA VOCE DALLA MIA TERRA: MARIA LUISA CONGIU- “PINTURAS”

E’ una tra le tante-belle- voci sarde. E’ la voce di

MARIA LUISA CONGIU

(Con la collaborazione vocale di Pier Luciano Pigliaru)

Nel vastissimo repertorio della cantante folk Maria Luisa Congiu ho scelto

 

PINTURAS

(Dipinti)

“Dimmi che cosa sei tu, dimmi che cosa sono io, in questa vita che fugge via senza fermarsi mai, senza sosta. Dimmi quando, dove , e dimmi.. da te lo crederò. Se la vita potesse essere fermata come in un dipinto per ammirarla, io vi imprimerei questo momento di sguardi e carezze, con i cuori che son stanze di amore, che palpitano insieme. Imprimerei l’amore sacro che ci unisce in questa armonia, circondato dalla musica,di dolci sospiri e poesia. L’hai visto quel dipinto, magico in una tela? Ha fermato il tempo , con la mano di “Raffaello”,”Leonardo”, “Giotto”. Hai visto quanta dolcezza nei tratti di una figura angelica? Se questo sembri svelare segreti a chi la guarda, non posso dirlo. Fermano il tempo che è passato, fermano momenti di qualche vita, dando a chi li ha impressi, la fama di mano da Dio benedetta. Io vorrei fermare lo spavento di quando dormendoti accanto, mostri agli occhi l’incanto delle tue membra pure come la neve. Dimmi tu, pittura, dimmi, non c’è confine, se la tela è fatta di musica ed il pennello è di poesia. Tu sei cielo senza una nuvola, di fiori e colori tu sei, sei l’aria con le stelle che splendono, la luna, il sole, il mio dipinto. Imprimiamo l’amore sacro che ci unisce in questa armonia, circondato dalla musica, dolci sospiri e poesia. Questo canto immortala l’amore, come un raro e notevole pittura su tela, dove io e te siamo il pittore che con le mani unite imprimono le scene della vita, la vita” (Testo di Maria Luisa Congiu)

CIAO

Marghian

QUESTA ERA LA MIA ATTIVITA’ MUSICALE IN CHIESA, COME LA VEDETE QUI ( organo e chitarra), A PARTE..

LO STRUMENTO A CANNE (Launeddas)

SENTIRETE GLI STRUMENTI E DELLE VOCI CANTILENANTI, IN CHIESA

SONO “IS GOGGOUS”O  “SOS GO’SOS”

UNA MELODIA CHE DA QUALCHE MILLENNIO ACCOMPAGNA I CANTI

IN ONORE DI UN SANTO. SONO DELLE “LODI”

(“IS COGGIUS” SIGNIFICA “I GAUDII”, “LE LODI”)

^E CI SONO “IS GOGGIUS” ANCHE SUONATI DA ME

*  *  *

CON QUESTO POST IMPROVVISATO SUL NOSTRO FOLKLORE…

BUONA DOMENICA

Purtroppo non ho trovato un video dove “is goggios” sono solo suonati, senza rumori di gente.

Avrei voluto mettere un video dove un’orchestra di suonatori di questo strumento “a canne”, anche dieci elementi, suonano “sos gosos”, e mi sono accontentato di questo canto in chiesa che mi ha pero’ suggerito comunque il titolo ( “questa era la mia attivita’ musicale in chiesa, come la vedete qui”..).

La mia esecuzione… non ho, nel programma musicale,  la “scelta ” del suono di uno strumento simile alle launeddas (questo strumento esiste in Sardegna da almeno 3500 anni!). La zampogna, ad esempio, e’ simile come timbri di suono, ma non e’ nel menu’,  ed ho cosi’.. “ripiegato” su un mix fra “fisarmonica”, “organo” ed un sottofondo di “strings”-archi-.

Marghian

LA SARTIGLIA DI ORISTANO- UNA STORICA GIOSTRA DI CARNEVALE

LA SARTIGLIA

Sartiglia_2 “SU COMPONIDORI”, “SU SEGUNDU” E “SU TERZU”

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Il carnevale in Sardegna e’ una tradizione che viene vissuta, nelle sue varie forme,  con intensa partecipazione e con vivo senso della genuinita’ tipica della cultura popolare dell’isola. Fra le manifestazioni legate al carnevale, la SARTIGLIA di ORISTANO e’ fra le piu’ spettacolari e ricche di coreografia e di dinamismi che la animano, nonché intrisa di forte tradizione legata ad antichissime radici, le quali affondano nel piu’ remoto passato (come vedremo piu’ avanti).   La Sartiglia di Oristano, che si corre nell’ultima domenica e nell’ultimo martedi’ di carnevale, nella sua tipica forma e nei suoi tipici costumi e colori, i “personaggi”, i cavalli adornati, risale al tardo medioevo. In essa, infatti, sono presenti caratteristiche che rimandano, fuor di ogni dubbio, alle giostre, ai duelli, alle crociate. Il nome “sartiglia” (o Sartilla, come si diceva una volta ad Oristano) e’ di chiara derivazione spagnola. Il vocabolo castigliano “Sortija”, da cui deriva la denominazione di questa importantissima giostra equestre, deriva dal latino “sorticula”(anello) che letteralmente significa “piccola sorte”. Il significato del termine “sartiglia” da’ proprio il senso della “gara”e , della “corsa”, e di come e con quale spirito tale corsa si svolge: la “corsa alla stella”, che e’ proprio un anello con cinque punte esterne e che viene infilzata dal cavallerizzo con una spada, e ..la sorte. La Sartiglia infatti, e’ legata all’auspicio del raccolto, ad antichi riti agrari con i quali si volevano ingraziare gli dei tutelari della fertilita’ e della terra.  Nel medioevo, ai tempi delle Crociate, le milizie venivano addestrate in Europa con intensi allenamenti che consistevano sia nell’uso delle armi che nella equitazione. A cio’ si lega inequivocabilmente la Sartiglia, una vera e propria “giostra medievale” rivissuta ogni anno ad Oristano. Gli Spagnoli “importarono” in Sardegna le giostre e le gare di origine orientale e saracena (gia’ i saraceni, che i sardi chiamavano “sos moros” -“mori”- le praticavano).  La““Sortija” fu cosi’ “fatta conoscere” in Sardegna ed a Oristano in Sardegna dagli Spagnoli, intorno alla meta’ del XIII° secolo, nell’epoca Giudicale della storia della Sardegna (i Giudicati erano  i quattro regni nei quali era divisa allora la Sardegna, uno di questi era il “Giudicato di Arborea” , che aveva la sua “sede centrale proprio ad Oristano ove regno’ anche Eleonora, che fu per l’aappunto Giudicessa di Arborea).  Fin qui, brevemente, i cenni storici sull’origine della Sartiglia di Oristano. Ma questa..come si.COMPONE?

LA SARTIGLIA ED I SUOI  PROTAGONISTI

Leggendo, noterete quanto  la parola che ho evidenziato in maiuscolo, “si compone”, abbia la sua-precipua- importanza.

 La Sartiglia e’ organizzata ogni anno dai membri dei Gremi. I gremi sono le antiche “corporazioni od arti” dei mestieri, antesignane di quelle che oggi sono le “categorie dei lavoratori” per intenderci. La parola deriva dalla devozione popolare. “Gremio” significa infatti “mettersi nel  grembo” ovverosia sotto la protezione di un santo. Ad Oristano, fino al 19mo secolo erano attivi sette “gremi” che rappresentavano altrettante categorie di artigiani e lavoratori: “Muratori”, “calzolai”, “fabbri”, falegnami”, “Figoli” (i lavoratori della ceramica), “Sarti “e “Contadini”dei quali oggi sopravvivono il “gremio dei contadini” che ha come santo protettore San Giovanni battista,  il “gremio dei falegnami”che ha come santo tutelare San Giuseppe ed il “gremio dei muratori”,devoti di Santa Lucia.  La Sartiglia della domenica di carnevale e’ organizzata dal Gremio dei contadini, mentre quella del martedi’ e’ curata dal “Gremio dei falegnami”. Al mondo contadino e’ legata la figura centrale della Sartiglia, un PERSONAGGIO che ne rappresenta il significato precipuo e fondamentale, ha una maschera androgina, cavalca  coricato sul dorso dell’animale, poi si leva ad indicare la natura che risorge e si risveglia da un lungo inverno. Il personaggio in questione e’…  

SU COMPONIDORI

 

“Colui che compone”, la traduzione letterale rende gia’ l’idea.  E’  la figura attorno alla quale  tutto ruota. Il “componitori” viene scelto, ed e’ lui il Signore  della festa. La sua “vestizione” e’ uno dei riti piu’ suggestivi e sentiti della tradizione sarda. Ai membri dei due gremi spetta la scelta del candidato a “componirodori”, con un antico e rispettato rituale che culmina nella”vestizione” del Capo Corsa.  

LA CORSA ALLA STELLA

  La sartiglia incomincia con l’uscita a cavallo de Su Componidori che, preceduto da un corteo in costume, dai membri del gremio e dai tamburini e trombettieri,  si mette alla testa di 117 cavalieri mascherati.  Il capo Corsa  con ii suoi cavalieri percorre la “Via del Duomo” benedicendo la folla “alla maniera del papa”, con un particolare “bastone” che si chiama “sa pipia e’ maju”-letteralmente “la bambina di maggio”- ad un’altra particolare figura della Sartiglia, “SOberaiu Maiore”-il “capomastro”-, che a sua volta consegna a “Su Componitori” tre spade, per la rituale cerimonia dell’incrocio delle spade, che avviene sotto la stella-con il buco ad anello- “sorticula..sartiglia, ricordate?”- stella che e’ appesa ad un filo che attraversa la strada, che sara’ poi il BERSAGLIO da centrare. L’incrocio delle spade avviene fra “su Componitori” ed  un’altra figura che lo ha sempre affiancato, insieme ad un terzo personaggio, “su terzu componitori”, fino a quel momento: “su segundu componidori”, con il quale incrocia per tre volte le spade con fini chiaramente propiziatori. E’ lui, il Capo Corsa, a tentare per primo la sorte: cerchera’, lanciandosi al galoppo e col la spada puntata dritta in avanti, di infilzare la stella (centrarne l’anello). Sara’ la volta dei suoi “aiutanti in campo” e poi tocchera’ ai cavalieri della pariglia dell’altro “componitori” e via via la sfida passa ad altri cavalieri, cui il capo Corsa concede l’onore consegnandogli la spada, in segno di fiducia nel suo valore eroico, ma anche di sfida nei riguardi della loro fortuna od abilita’ nel riuscire nell’impresa. Quanti siano i cavalieri che partecipano alla prova e’ escusiva discrezione del “Su Componitori”: lui decide di essere soddisfatto o meno di “quante stelle sono state infilzate” nella corsa di ciascuno. Il “numero di stelle” centrate sono “ad onore del Gremio e della Citta’”. Soddisfatto del risultato, il Capo Corsa restituisce le spade al “capomastro”(S’Oberaiu Majore”) che a sua volta gli consegna un’altra arma, “su stoccu” con il quale sfidera’ ancora la sorte cercando di infilzare la stella. Puo’ decidere di far partecipare ancora i suoi due luogotenenti (il secondo ed il terzo “componitori”). Su Componitori, a questo punto, tiene in mano il tipico bastone corto (di carta?), “sa pipia de maju”, corre straiato sulla groppa del cavallo, benedice la folla, e tutto e’ concluso. Ma la giostra continua. Tutto il corteo si dirige nella “Via Mazzini” dove subito dopo si correranno..

LE PARIGLIE

All’inizio di questa via del centro storico, la “Via Mazzini”, c’e un portico. Da li’ partono i cavalieri che si lanciano con corse acrobatiche, su due o tre cavalli, un cavaliere che ne regge altri due, o che assume sopra il destriero posizioni pericolose. A tutto questo assistono due ali di folla, “confinata” dietro appositi steccati e transenne si’ da garantire l’incolumita’ e la sicurezza di partecipanti e spettatori. Al riguardo c’e un fatto curioso. La “triade” di “componidoris”non puo’ partecipare alle pariglie, perche’.”cadendo da cavallo, di esse verrebbe compromessa la sacralita’! Tutto questo, “Sartiglia” e “Pariglie” termina con..

LA SVESTIZIONE

Al termine delle pariglie “su Componitori” saluta ancora la folla e la benedice con le stesse modalita’, sta supino in groppa al cavallo e giunge fino al luogo dove e’ avvenuta la vestizione. Qui si avvicina ad un tavolo, cerca di scendere dalla sella stando attento a *non toccare il suolo, delle donne dette “le massaieddas”-le contadinelle- rimuovono gli abiti di dosso di colui che, per un giorno, “e’stato una sorta di semidio”, il “re della citta’”. Il rito della “svestizione” e’ aperto a tutti, si beve e si festeggia;  al contrario della “vestizione”, che e’ un rituale impenetrabile e strettemente privato, riservato a Lui ed ai suoi piu’ stretti collaboratori, fra cui i membri dei due gremi (le antiche corporazioni dei falegnami e dei contadini). Dopo la svestizone, il gremio offre una lauta cena, si mangia, si beve  e si balla  per tutta la notte. La magia e’ finita, ma si ripeterà ancora l’anno successivo. Come diciamo noi ,”attrus annus mellus e cun salludi “(per altri anni meglio, ed in salute). 

CIAO

Marghian

ASTRO DEL CIEL-TU SCENDI DALLE STELLE….MA C’E ANCHE ALTRO (MENO CONOSCIUTO, PERO’..)

NOTTE DE CHELU

NOTTE DI CIELO

(melodia tradizionale  sarda)

ED E’…

Un canto della Notte di Natale, che vi faccio ascoltare questa sera.

“Notte di cielo è questa, ogni cuore di allegria si sente abbondare, che’ nella grotta e’ nato il Bambino, dall’inferno per noi liberare. E’ nato, e’ nato il bambino, venite venite tutti ad adorarlo, venite ad adorarlo e ad amarlo. Egli ha lasciato il cielo lucente, e venuto e’ nella grotta a penare, c’e e’ figlioletto di povera gente, e’ il figlio del Re Divino. E’ nato, e’ nato..il Bambino, venite, venite tutti ad adorarlo, venite ad adorarlo e ad amarlo.

Sopra la paglia lo hanno collocato, perche’ non c’era dove riposare. Ma gli Angeli lo hanno accompagnato fra le stelle, facendogli strada nel cammino. E’ nato, e’ nato, e’ nato il Bambino….”

*   *   *

LA ZAMPOGNA E “LE LAUNEDDAS” SARDE

LA DIFFERENZA STA NEL FATTO CHE LE LAUNEDDAS NON HANNO LA RISERVA D’ARIA.  IL SUONATORE RIESCE A RESPIRARE ED A SOFFIARE  IN CONTINUAZIONE SULLO STRUMENTO

Soffermatevi sulla decima immagine: e’ il sito archeologico di…Tiscali. Proprio cosi’ (Molto piu’ antico del sito web)

Osservate poi la quattordicesima immagine in sequenza: Il Nuraghe Losa di Abbasanta. Ci ho lavorato per 9 anni.

CIAO

Marghian

DOPO LA FESTA DI S. PIETRO, VI ILLUSTRO UN ALTRO ASPETTO DELLE NOSTRE TRADIZIONI FOLKLORISTICHE E RELIGIOSE:

IS COGGIUS

CIAO

Vi chiederete cosa siano questi “coggius”, “coggios” o “goggios”, come viengono diversamente chiamati a seconda della parlata locale. Ve lo spiego in poche parole. “Is coggius” o ” sos goggios” sarebbero “i gaudii” o, nella fattispecie  “le lodi” che vengono cantate in onore di un santo. “Is coggius”-noi dell’oristanese li chiamiamo cosi’- sono componimenti in versi che decantano le gesta del “santo di turno”, le sue virtu’ eroiche, il suo martirio.  I “coggius” vengono cantati su una tradizionale e lenta  melodia, “da Chiesa”.

Il canto e’ accompagnato talvolta dall’armonium o da altri strumenti. Le “launeddas”-tipico strumento sardo a fiato che consta di tre canne- o l’organetto accompagnano i “coggius” quando vengono cantati in processione, mentre durante le celebrazioni in chiesa si usa spesso l’armonium, o l’organo. Anche io ho avuto la gioia di accompagnarli, anni fa: suonavo l’armonium nella parrocchia di San Pietro ed in quella di San Ciriaco a terralba. Li’ l’assemblea dei fedeli, per la festa di questo santo,che ricorre l’8 agosto, canta”is coggius de santu Triagus” (le lodi a San *Ciriaco). E cosi’, in ogni paese, per ogni santo festeggiato,  esistono…”sos goggios”,  come li chiamano nel Nuorese.

MELODIA DE “IS COGGIUS”

(Suonata da me, qui a casa..*Si apre pero’ tutta la cartella, andate sul titolo “IS COGGIUS”)

“COGGIUS DE SANTU PEDRU” (LE LODI A SAN PIETRO)

“Fundamentu assiguradu De sa cattolica fide, sos chelos nos aperide, Perdu apostulu sagradu.

*Fondameta garantite della cattolica fede,  i cieli a noi aprite, Pietro Apostolo consacrato

 In Betsaida naschisit custa lumbrera maggiore, de s’ EternuRe  splendore sagradas lughes apisit,

*In Betsaida nacque questo Luminare Maggiore, dell’ Eterno Re  splendore, la sacr  luci egli apri’

 Chi Gesùsu l’elegìsit ,universale preladu. Bos vidisit su Signore occupadu in sa pischer;

 *Poiche’ Gesu’  lo elesse (quale)  universale perlato (Sacerdote Universale) 

 *Da sa piùs alta manera bos fatesit piscadore;

*Voi vedeste il Signore (mentre eri) intento nella  (lavorare nella) peschiera; Di ben piu’ alta qualita’ tu diventasti pescatore:

 Cun rezzas de veru amore omines hazis piscadu.  Su nomen bostu Simone in *Cefas

*Con “reti” di vero amore, degli uomini tu hai pescato. Il nome vostro , “Simone”, in *Cefa”s-“roccia

bos commutesit, cando Gesùsus bos giamesit

voi cambiaste, Quando Gesu’ vi chiamo’

 Cun divina vocazione, corifeu e campione asu sou apostoladu.

 *Con divina vocazione, “portavoce” ed  esempio-guida- al suo apostolato

 *De sas portas celestiales sas giaes bos intreghesit, porteri bos ordinesit de sas salas eternales, eccedet modos mortale : s’ omine santu esaltadu.

* Delle porte celestiali le chiavi voi prendeste, portiere voi nominato  , delle sale eterne, che superano le cose di carattere mortale: l’uomo santo  e’ esaltato”.

*Tu es Petrus perda forte de eterna manu pulida, subra ue est elegida s’ecclesiastica corte ….”

*Tu sei Pietro, la pietra forte dalla eterna mano levigata, sopra la quale e’ eletta, l’ecclesiastica “schiera”…* (versine “parziale” dal web…traduzione : Marghian).

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Ci sono alcune altre strofe, che descrivono il martirio del santo (sotto Nerone….eccetera)…ma bastano queste per darvi l’idea de..IS COGGIOS. Ciao amici ed amiche, buon FINE SETTIMANA!

Marghian

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