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UN SALUTO ED UN PENSIERINO – L’UTILITA’ DELLE RICERCHE AEROSPAZIALI

L’utilità delle ricerche spaziali Nasa- o di altro ente -.

.’a rieccomi. Ho appreso proprio poco fa, dal Web, che la Nasa ha messo appunto un dispositivo detto “Finder”, “letteralmente il trovatore”- che con Verdi non c’entra , ma è nel senso di “detector”, capace appunto di rilevare il battito del cuore di una persona sepolta sotto le macerie in seguito ad un terremoto, o sotto il ghiaccio (valanga), a diversi metri di profondità (meglio di un cane San Bernardo)..

Riporto – e rimarco- questo fatto, a dispetto dei tantissimi, milioni nel mondo, che pensano che le ricerche scientifiche, e aerospaziali eccetera, siano uno spreco. Ne si parlava proprio questa era, con degli amici. “Soldi sprecati”, “ci sono altre urgenze”. Non condivido questo pensiero. Proprio anche a nome di alcune di tali “altre urgenze”, la ricerca scientifica e  spaziale non va fermata. Ecco alcuni motivi_
Prima di tutto, la ricaduta tecnologica. Senza la Nasa – e senza i lanci spaziali le ricerche dell’Urrss, e persino senza, bisogna ammetterlo, Won Braun – oggi non avremmo avuto e non avremmo: la risonanza magnetica, il forno a microonde, i cercapersone e dispositivi salvavita (pensate alla pubblicità di quel dispositivo “telesalvalavita Beghelli”,), cercapersone evoluitisi poi in cellulari; leghe resistentissime, apparecchi come pacemaker per il cuore; nanorobot che portano un farmaco dentro il corpo in una zona mirata,, e poi non avremmo il laser (usato anche in chirurgia), medicinali messi a punto prima per gli astronauti poi diventati di uso comune, non avremmo neppure le energie alternative (alcune ancora sconosciute alla gente comune come noi? Io lo penserei). Senza la ricerca spaziale non avremo in futuro le centrali nucleari a fusione, che si riveleranno molto utili ed efficienti ed oggi solo in fase sperimentale, Ecco che le ricerche spaziali non sono uno spreco, fra non molto arriveranno a noi molte altre cose utilissime. Anche le piante e i frutti transgenici e sistemi “strani” di coltivazione, messi a punto per crescere in futuro su Marte, potranno crescere anche nel Sahara, e sarà un aiuto contro la fame. Entro qualche secolo servirà poi davvero arrivare su Marte e sugli asteroidi (per trarne risorse di vario tipo e per le prime colonie lunari, marziane e su corpi come Titano o Callisto ) e per porvi le basi per la futura espansione umana nel sistema solare. Oggi ci sembra fantascienza, ma sarà inevitabile.Un saggio ha detto e senzaltro scritto che “la Terra è la meravigliosa culla dell’uomo. Ma non si puo’ stare per tutta l’esistenza in una culla”.
Un’ultima cosa, “una ultima cosa” ma solo fra le pochissime da me elencate: il lancio di un missile – il tanto odiato missile- potrà servire (non sappiamo quando, ma il mondo scentifico è sempre in allerta…) per salvare tutta l’umanità da un asteroide. Cosa questa che i dinosauri non poterono fare (per nostra fortuna, dato che con la loro estinzione è cominciata l’ascesa dei mammiferi, sino a generare noi, “punta di diamante” di questa famiglia di animali vertebrati).

Io vedrei lo spreco in altri settori, ad esempio nei troppi soldi che girano nel calcio piuttosto che pensare di fermare il finanziamento per le ricerche spaziali.

spreco di soldi nel calcio”, ma forza Cagliari

A domani ciao-

Marghian

LA TERRA, IL PIANETA PIU’ BELLO, E L’UNICO – forse che sì, forse che no- se guardiamo l’universo ad ampio raggio, fuori dal nostro vicinato

Ho fatto poco fa  fa su Facebook un post con una immagine della Terra (pittorica), per un saluto, con in piu’ qualche considerazione.  Lo propongo anche qui, cosi’ come e’.

LA TERRA, IL PIANETA PIU’ BELLO – CHE CONOSCIAMO, FRA QUELLI A NOI VICINI -.

Ciao raga’, per salutarvi questo pomeriggio ho scelto una immagine pittorica della Terra. Non resistendo pero’, a scrivere qualche pensierino al riguardo, avendo poi letto di filato un articoletto che ci dice, ancora una volta che, probabilmente, la Terra potrebbe non essere proprio l’unica, ma avere molte sue “sorelle”, cioe’ pianeti come lei, con vita, e vita intelligente, fuori dal “seminato” che conosciamo noi.

Bella la Terra vero? Non c’è un pianeta che sia così bello, ricco di colori, e di vita, come la Terra, con i suoi oceani e i suoi continenti trapunti elle mille luci della città, continenti dal color ambra costellati da immense chiazze di verde che sembrano galleggiare sugli oceani, e che di fatto galleggiano, e lentamente si muovono, sul profondo rosso della roccia fusa.
E’ unica, la Terra, per queste sue peculiarità, fra cui la vita, in tutto il sistema solare. Ma il sistema solare non è l’universo, è uno fra le decine di miliardi di altri sistemi della nostra galassia. Neppure la galassia è l’universo, ma una isola fra le tante che lo compongono. E, se non abbiamo coinquilini nel nostro sistema solare, e case così belle come la Terra, ci sono altrove pianeti belli e forse pieni di vita come la Terra. Vite e bellezze che rivaleggiano con le nostre. Soltanto nella nostra galassia, la Via Lattea, abbiamo forse 10 miliardi di pianeti gemelli della Terra. I dati raccolti da due potenti rilevatori di esopianeti, il telescopio spaziale Kepler e il satellite “Gaia” dell’ESA, l’ente spaziale europeo, sono stati fatti “girare” in una potente simulazione al computer su iniziativa di una equipe di scienziati di una università americana e di un dipartimento di astrofisica di un altro ateneo, da cui risulta che possono esistere, nella sola nostra galassia, pianeti come la Terra in numero di almeno dieci miliard. Nella sola nostra galassia! Una stima ipotetica ma non infondata, che fa ben sperare in pianeti “viventi” come la Terra (a parte che una Venere, un Marte, possono aver “vissuto” in passato, ma non voglio estendere il tema). Speranza questa che va moltiplicata per il numero di galassie nell’universo, stimate inizialmente in numero di 100-200 miliardi, da ultime ricerche ipotizzate in numero di almeno dieci volte. Tutto è possibile, ma è quasi uno scherzo della legge di probabilità, essere noi sulla Terra gli unici ad esistere. La speranza è alta.

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P.S., l’ignoranza di molta gente in materia di spazio si fa prtocolarmente manifesta nella frase tanto usata: “siamo andati sulla Luna e su Marte e non abbiamo trovato niente–“. Sarebbe la stessa cosa di un “microbo intelligente” che vivesse su un granello di sabbia e, facendo il saccente, dicesse ad altri microbi e batteri di aver visitato cinque, sei granelli vicini, e di non aver trovato nulla, e sentenziasse: “questo nostro granello e’ unico”.  Senza sapere peroè che c’è tutta una spiaggia, anzi un intero Sahara, di granelli da vedere.

Marghian

METEORITI E ASTEROIDI, PIETRE NEL CIELO, ANCHE MOLTO GROSSE, ED ANCHE PERICOLOSE

Nel monte prospiciente un paese a soli quattro chilometri dal mio,  c’è una grossa roccia, alta più di trenta metri, levigata. A seconda di come le batte il Sole, sembra una roccia di argento;  si vede anche dal mio paese. Ha un nome bellissimo, “sa pedra Luxia”(la X in sardo = G dolce, alla francese). La pietra lucente. Un mio amico, quando inveisce contro qualcuno (presente o contumace che sia) dice spesso questa frase, “perda manna e pittia, sa prus pittia coment’a sa perda Luxìa” (“che ti/gli si lancino pietre grandi e piccole, la piu’ piccola che sia come “la pietra lucente”)-

Una sera in una pizzeria disse questo rivolto ad uno e io gli dissi: “essu tiàu”-ehi, diamine-, poi soggiunsi dicendogli ridendo :” ma castia ca podid essi eh?”- “ma guarda che questo è possibile eh? Hai mai sentito parlare di asteroidi? Cind’esti prus mannus meda de “sa Pedra Luxìa naras tui” Ce ne sono di molto piu’ grandi della “Pietra Lucente”,dici tu”.

Vi ho raccontato questa cosa per sorridere un po’ 🙂

METEORITI E ASTEROIDI, PIETRE NEL CIELO. GROSSE, E PERICOLOSE

(Ma abbiamo gli strumenti e le idee per tenerle a bada)

Ce ne parla in questo video Brian May, il chitarrista dei Queen. Oltre ad aver suonato con Freddy Mercury, ha conseguito una laure in astrofisica, ed ha collaborato alla missione New Horizons su Plutone.
May è anche promotore dell “Asteroid Day”, che – me n’ero scordato-, ricorre il 30 giugno. Giorno scelto perché’ nel 1908, il 30 giugno, a Tunguska in Svezia esplose “qualcosa” in cielo, che provocò lo sradicamento di decine di milioni di alberi, con la relativa fortuna di aver fatto poche vittime. Per avere una idea del potere distruttivo di quell’evento, se l’oggetto, del diametro di una sessantina di metri (non si sa se un asteroide, un frammento di cometa, un frammento di antimateria od una astronave aliena a motore ad antimateria secondo i più arditi) fosse esploso sopra Roma o New York avrebbe raso al suolo le città. Esplose nel cielo, perché’ a Tunguska non si trovò alcun cratere.
Ci sono asteroidi di ogni tipo e natura, compatti o solo miliardi di frammenti aggregati per gravità , comete (prevalentemente fatte di ghiaccio e polveri), ma quelli che a noi interessano maggiormente sono i cosiddetti asteroidi “Neo”, “Near”-vicino- “Earth”- “alla Terra”- “objects”-oggetti-, oggetti che passano vicino alla Terra. Sono circa 25000 quelli censiti, e ci tranquillizza la probabilita’ bassa di impatto. Solo 8000 di questi 25000 hanno la probabilità di una su mille di impattare, gli altri hanno probabilita’ molto piu’ basse.
Il rischio impatto con gli asteroidi e’ fra le emergenze planetarie, insieme a clima, guerre, fame. Il problema e’ serio, anche se le probabilità’ basse sono (relativamente) tranquillizzanti. Ma occorre lavorarci.
Come difenderci? Allora, interferenza a distanza, una grossa sonda che passando vicino all’oggetto pericoloso, riesca a deviare con la sua gravità, l’asteroide. Di pochissimo, ma su lunga distanza, devierebbe di parecchio dalla Terra. Poi c’è lo schianto mirato, colpire con una sonda (senza esplosivi ma solo per la forza cinetica) un asteroide, cambiarne la velocità o deviarne la direzione. Poi, la tanto odiata bomba atomica potrebbe salvare l’umanità. Un ordigno nucleare, fatto impattare su un grosso asteroide e farlo a pezzettini, i quali pezzettini si distruggerebbero con l’attrito con l’atmosfera terrestre.
Ah, questa ve la scrivo per farvi sorridere un po’. Ma è una proposta fatta da scienziati seri, non da comici in una scenetta. Tingere di chiaro l’asteroide, di modo che con un maggior potere riflettente, sia frenato, accelerato o deviato dalla luce del Sole. Vi immaginate, “cercansi astronauti imbianchini per verniciare pericoloso asteroide che…..” 🙂

Okay  lascio parlare Brian May 🙂

CIAO

Marghian

SPACE VEIL SAILING – navigazione spaziale a vela.

Ciao. Avrei scritto questo post in venti minuti, forse anche in meno tempo. Ma ci ho messo tre ore, il pc mi scriveva le lettere con esasperante lentezza e dovevo…aspettarlo. Scrivevo, mi fermavo – perche’ il cursore si bloccava-, poi il pc formava piano piano le parole. Copiavo, e andavo avanti. Ovviamente ci tornavo ogni tanto, fra lavoro e post. Come diciamo noi, “unu corpu a su ferru e unu a s’incòdia” (“un colpo al ferro e un colpo all’incudine”). Pazienza premiata.

VEICOLI SPAZIALI ….A VELA

veil _star_ship

Si’, a vela, come vedete in questa “scheda” che ho preparto.  Il 22 del mese prossimo, dallo storico centro spaziale “Kennedy Space Center” in Florida verrà lanciata nello spazio una “scatoletta” che, una volta liberata, dispieghera’..una vela. Una vera e propria vela. L’oggetto, un concentrato di tecnologia. Cinque chilogrammi di strumenti e circuiti, contenuti in qualche decina di centimetri cubi, si chiama “LighSail 2”- da “light sailing” “navigazione leggera”, o meglio “navigazione con la luce”. E’ infatti proprio la luce – del Sole -, il “vento” che spingera’ questa piccola navicella… a vela.

Avete senz’altro sentito nominare Carl Sagan.  Avete visto il film “Contact”? Ebbene, Carl Sagan e’ quello che ha scritto il romanzo da cui il film “Contact”, ed e’ stato propprio lui una quarantina di anni fa ad aver pensato che nello spazio si potesse viaggiare anche “a vela”. Ed e’ questo che si sta tentando di fare. Come funziona la vela solare o spaziale? La luce, nelle sue particelle che la compongono, i fotoni, non ha massa; non ha massa, ma il fotone e’ il quanto di energia, la particella elementare della luce, che possiede quantita’ di moto che trasmette – attraveso il vuoto- ad altri oggetti. La luce e’ quindi come un vento che spinge la vela spaziale. Raggiunta una certa orbita, la “lighsail 2” verra’ liberata e, da sola, da un’orbita iniziale di 700 chilometri, andra’ piu’ in alto e piu’ veloce.

Non e’ stato il primo tentativo, ma i preedenti tentvivi erano solo delle prove: la stessa “ditta”, la “Planet Society”, provo’ nel 2005 a mandare una microsonda a vela nello spzio ma per un problema al razzo vettore che doveva mandarla nello spazio la cosa falli’. Ci riprovo’ nel 2015, con successo. La missione si limito’ pero’ solo a delle prove di dispiegamento del dispositivo a vela.

Le promesse.Portare sonde in giro per il sistema solare senza consumo di carburante e a velocita’ non raggiungibili da sonde spinte a propellente tradizionale. Il carburante,od altra fonte di energia (quale era per esempio il plutonio nella sonda Cassini su Saturno), con le sonde a vela servira’ solo per il lancio e la messa in orbita di partenza, , per le piccole manovre, e per avere energia atta ad alimentare gli strumenti. Altra grande “promessa” di questo sistema, e’ l’invio futuro di microsonde a vela verso Alpha- Proxima Centauri, e “questa volta” spinte da impulsi laser inviati dalla Terra.

Da calcoli fatti, anche sulla base di suno studio di Stephen Hawking ed altri, una flotta di micronavi a vela raggiungerebbe il sistema stellare a noi piu’ vicino in circa 20 anni,viaggiando a un quinto della velocita’ della luce. Una volta giunte a destinazione, le sonde invierebbero dati sulla Terra in poco piu’ di quattro anni, essendo 4,2 anni luce la distanza di Prox. Centauri da noi.

Ma, piu’ in qua’ nel tempo, 2020-2021, la Nasa intende inviare una sonda che dispieghera’ la sua vela in prossimita’ della Luna e cosi’ raggiungere un asteroide per studiarlo.
E le navi spaziali a vela con equipaggio umano? Forse succedera’ anche questo. Tempo al tempo.

Ciao

Marghian

PILLOLE – La Luna eclissata…dalle nuvole

ECLISSI DI LUNA- SUPERLUNA, LUNA ROSSA E NUVOLE ROMBIBALLE

eclipse

Sole e Terra non sono in proporzione (330mila terre sono necessarie per fare un “sole”)

Non sono in proporzione ovviamente nemmeno le distanze, è evidente

Ciao  L’eclissi di luna (con annessa superluna) e’ cominciata questa notte, in Italia alle 4,35 circa, ha avuto il suo clou verso le 6 e un quarto, e l’ultimo contatto penombra è avvenuto alle 8, 50. Poi questa notte c’è stata anche la superluna, e “la luna rossa”. Non sono tre lune, e’ una sola; ma è apparsa piu’ grande ( in genere del 12,14 per cento), perche’ la Luna oltre ad essere piena- e deve esserlo per le eclissi di Luna, e luna nuova deve essere per quella di sole-, è anche nel punto piu’ vicino alla Terra (perigeo). Saprete che la Luna va da 355 mila chilometri dalla Terra, come questa notte, a 410 mila chilometri circa, la sua distanza massima, nel suo giro un po’ schiacciato o, piu’ correttamente, ellittico. L’orbita della Luna e’ inclinata di circa cinque gradi rispetto a quella della Terra intorno al Sole; senza tale inclinazione avremmo due eclissi al mese, una di luna e una di Sole. Le eclissi, di ogni tipo, avvengono tutte in un periodo di 18-19 anni, sono i cicli di Saros che i Maya, e prima ancora i Babilonesi, conoscevano. Era rossa, perché la luce del Sole viene filtrata dall’atmosfera della Terra che ne riduce l’energia, allungandone la frequenza ed illuminando, tenuamente, la Luna di un colore rossastro.
Con cio’ sia che io, alzandomi alle 6,30 per andare al lavoro, speravo di riuscire a vederne almeno uno spicchio, di eclisse. Invece, ho visto una eclissi eclissare l’eclissi: una bella eclissi di Luna e di Sole insieme, in pratica una bella eclissi di nuvole. Anzi, uno spettacolo di nuvole e di pioggia.  L’eclissi di sole è durata tutto il giorno 🙂

Ciao 

Marghian

IL PLASMA PRIMORDIALE DELLE ORIGINI DELL’UNIVERSO RICOSTRUITO IN LABORATORIO

Per la prima volta in laboratorio è stata riprodotta la “zuppa di plasma” che si formò immediatamente dopoil Big Bang. Forse ci permetterà di capire meglio com’è nato l’Universo.

Ciao. Prima delle feste Natalizie, voglio lasciarvi qualcosina da leggere (se vi va) – per gli auguri delle feste, che vi anticipo, seguirà apposito post, sul “music blog” . Naturalmente si accettano auguri anche a commento di questo post.. Ho scritto direttamente sulla casella del post (ma salvando ogni due o tre righe..)

Allora, riguardo a che cosa lasciarvi da leggere, ho optato per una cosa di carattere cosmologico (cioe’ riguardo all’universo, alla sua natura e struttura, la sua evoluzione, il suo destino finale eccetera, di questso si occupa la cosmologia) e scientifico di cui ho letto qualche giorno fa, e che trovo di un certo interesse, interesse che spero condividiate con me. Okay, vado…..

UNA ZUPPA PRIMORDIALE RICOSTRUITA IN LABORATORIO

L’argomento centrale su cui verte la notizia che ho letto qualche giorno fa riguarda le implicazioni (positive) sulla conoscenza dell’universo derivanti da un esperimento che è stato condotto da dei ricercatori dell’università’ di Boulder nel Colorado, è che è consistito nell’aver creato in laboratorio….”una zuppa”, una zuppa di quark e gluoni”- e che e’? Ci arrivo subito..-, più “semplicemente” si tratta di un fluido di plasma simile, si pensa, a quello che costituiva l’universo primordiale, agli inizi del Big Bang. Gli scienziati ne hanno prodotto delle microgocce.

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Le “gocce” di plasma di quark e gluoni ottenute in laboratorio

“Si tratta di uno stato simile al liquido, ma che esiste solo a temperature molto elevate, dove le condizioni sono troppo calde (aggiungo io, il calore e’ agitazione e movimento delle particelle, siano molecole o suoi costituenti), eccessivamente calde per formare gli atomi così come li conosciamo nella materia ordinaria”, così si è espresso al riguardo uno dei ricercatori dell’Univerità del Colorado.

Vi spiego “brevemente” cosa lo scienziato intendeva dire, e cioè che con questo esperimento e’ stato riprodotto, in piccolissima quantità, uno stato della materia corrispondente a quello nei primissimi instanti dall’inizio dell’espansione dell’universo, dall’inizio del cosiddetto e famosissimo “Big Bang”, tanto nominato ma tutto ancora da capire.

Si ipotizza che l’universo inizialmente (o prima che iniziasse ad esistere fate voi…) fosse “compattato” in uno spazio pressoche’ nullo. “Pressoché..nullo”, “pressoché” perché molto discutono gli scienziati su come possa esistere una singolarita’ a zero dimensioni (disputa che vale per l’universo come per l’ipoetico stadio finale di un buco nero). Ora, le tre dimensioni dello spazio, e la quarta dimensione del tempo tempo, erano come si dice in gergo, “arrotolate”, come fosse un gomitolo di filo lungo miliardi di anni-luce ma raggomitolato nello spazio di un atomo, o forse molto meno, diciamo cosi’. Uno spazio piccolissimo, o nullo. Su quest’ultimo punto, ci sono dubbi (uno spazio nullo…). Poi, non si riesce a capire come, queste dimensioni spazio e tempo abbiano cominciato a “srotolarsi”, e lo fanno ancora: l’universo e’ in espansione.

L’universo, nei primi istanti, e si tratta di istanti tali che un secondo era come un milione di anni per noi, e’ passato attraverso vere e proprie ere. Ere della durata di frazioni piccolissime di secondo, am ere cosmiche. L’era di Gut, ad esempio, detta anche era della grande unificazione, ove le forze fondamentali della natura erano ancora indistinte, ne’ distinzione alcuna era possibile fra spazio e tempo, e fra materia e radiazione; anzi esisteva solo la radiazione,nella fase iniziale detta proprio era della radiazione.

E la materia? Ecco l’importanza di questo esperimento per capire l’origine dell’universo,e la sua natura allora, nei primi istanti; e in cosa consiste –o consisteva – lo stato della materia (anzi, “pre-materia”, senza atomi ma con gli “ingredienti” per farli) agli inizi della vita dell’universo, subito dopo il “Big Bang”. Altro nodo da sciogliere, l’antimateria, originatasi in quantita’ uguale alla materia: che fine ha fatto? Cancellata o gettata da un’altra parte, a formare magari un antiuniverso? Esiste anche questa possibilità, ma restiamo nel nostro universo, per ora.

L’universo, ad un certo punto non si sa come, ebbe un improvvisa “spinta”, da espandersi di svariati anni luce in qualche secondo, e siamo all’era dell’inflazione. Lo stato della materia che si aveva allora, e’ definito “zuppa di quark”, o “plasma di quark e gluoni”. Notate come termini come “zuppa”, “brodo”, sono spesso usati in questi paragoni con la materia primordiale. D’altronde, c’è anche somiglianza di parola fra astronomia e gastronomia…  – Non solo, come ogni zuppa che si rispetti, questa “zuppa” di quark avrebbe anche… un sapore, infatti gli scienziati parlano di “colori” e “sapori” di quark, che sono gli ingredienti di questa zuppa, e della materia.

A parte gli scherzi (scherzi fino a un certo punto, i sapori di quark sono le varie caratteristiche dei vari tipi di quark, la rotazione, la massa ecc.), comunque questo stato iniziale dell’universo somiglia davvero ad un amalgama culinario, come una zuppa o un brodo, i cui ingredienti in questo caso sono appunto i quarke come avete letto, i gluoni. Okay raga’, ma cosa sono sti benedetti quark e gluoni? Quark, come parola, vi è senz’altro familiare ; anche perché c’e una invasione di Piero Angela in atto da decenni con “Quark” e “Superquark”. Ma Piero Angela ha chiamato cosi’ la sua trasmissione proprio perché sa quanto siano importanti, in scienza, i quark.

QUARK E GLUONI- COSA SONO?

3_quark

Elegante rappresentazione, anche se semplificata, dei tre quark “legati” a costituire un protone. Il neutrone ha struttura analoga, sempre tre quark, ma con i tipi di quarks in proporzione invertita:  due quark di tipo “Up” e uno di tipo “Down” il protone (UUD), due quark  “Down” e uno “Up” il neutrone ( DDU). I quark sono “tenuti insieme” da una forza, quella nucleare forte, rappresentata da particelle dette “gluoni”. Guardando la figura, alla voce “gluons”, si intende bene di che cosa si tratta: i gluoni sono le particelle mediatrici della forza nucleare forte, grazie alla quale esistono gli atomi. Questi, come le molecole (gruppi di atomi a formare i composti chimici) sono “legati fra loro” grazie ad un’altra forza, quella elettromagnetica, mediata da una particella molto più conosciuta, il  “fotone”.

Allora, vengo al dunque: i quark sono le particelle che compongono i protoni e i neutroni i quali si uniscono in un nucleo e che, con gli orbitali degli elettroni attorno, formano l’atomo. E i gluoni? Che cosa sono? Sono importantissimi. Grazie a quelli, i quark si tengono insieme a formare protoni e neutroni. I gluoni fanno da “collante” (dall’inglese “glue”, “colla” ) per tenere insieme i quark fra loro a formare un protone o un mesone – particella fatta di due quark- ed anche i protoni i neutroni nel nucleo atomico; i gluoni sono quindi le particelle mediatrici della forza nucleare, quella detta “forza nucleare forte” per distinguerla da quella “debole” che agisce nei decadimenti di certe particelle in altre più piccole, e ciò avviene mediante altre particelle mediatrici “che si creano spontaneamente”, come i bosoni W+ -, Z e 0 scoperti da Carlo Rubbia. Lascio da parte però questo aspetto perché non interessa tanto nel discorso su questo esperimento. E’ interessante invece tener presente che quando nacque l’universo, pochissimi istanti dopo l”avvio” del Big Bang, la materia non era ancora organizzata in atomi, ancora non esistevano i protoni, i neutroni ne’ gli elettroni (trascuro qui per comodità e brevità le altre particelle, tantissime, come i vari tipi di mesoni, i vari tipi di neutrini ecc. ecc.): all’inizio dell’universo c’era proprio ‘sta famosa “zuppa di quark e gluoni”.

I quark ed i gluoni erano “allo stato libero”, in un tipo di stato detto “di plasma”, tale e’ il calore (miliardi di gradi), e quindi tali erano i movimenti vibratori di questi quark, che- qui e’ importante..- **soltanto dopo, in una “era successiva” si sono accoppiati a tre a tre, a formare protoni e neutroni. E i gluoni? Fusi insieme nei nuclei, a lavorare per tenere insieme i quark a tre a tre; a due a due per i mesoni. Si dice che un protone, o un neutrone, siano composti da una “tripletta di quark” , due quark di tipo Up e uno Down il protone, due quark di tipo Down e uno Up il neutrone – Up, Down, Bottom, Top, Beauty, Charme, eccetera- , sono valutazioni matematiche delle caratteristiche intrinseche dei quark, come ruotano (i “sapori” cui ho accennato prima), o la loro carica eccetera.

Prima dell’era della formazione degli atomi e quindi della materia come oggi la conosciamo, i componenti elementari (quark e gluoni eccetera), erano liberi di girare per i fatti loro nell’incerto e caotico – il che e’ da vedere..- mondo del plasma, in questa “zuppa” primordiale. Dopo e solo dopo, raffreddandosi, dallo stato di plasma generale l’universo e’ passato allo stato di materia ordinaria. Come è stato condotto l’esperimento, e in che cosa consiste il risultato.
Piccole gocce di zuppa cosmica.

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Il “Relativistic Havy Ion Collider (RHIC) di New York

L’esperimento è stato condotto mediante un acceleratore e collisore di particelle che si trova a New York, il Il Relativistic Heavy Ion Collider (RHIC), capace di far collidere a velocita’ prossima a quella della luce degli atomi ionizzati (gli ioni sono atomi che hanno elettroni in piu’ o in meno, di norma l’atomo e’ neutro con pari numero di protoni e di elettroni…). Sono stati fatti collidere questi atomi di ioni (privati degli elettroni), si’ da aver ottenuto temperature di quattro miliardi (!) di gradi Celsius ( al centro del Sole sono 15 milioni di gradi!), con il conseguente “smembramento” degli atomi nei loro “singoli quark”, e gluoni volanti allo stato libero: la zuppa di quark, proprio come agli inizi dell’universo.

Le temperature, raggiunte nell’esperimento sono state quelle che si avevano all’origine dell’universo, centinaia di migliaia di volte la temperatura che si trova nel nucleo del Sole. Gli scienziati sono stati capaci di formare questa zuppa, concentrata in piccolissime “gocce” a forma ora di ellisse, di cerchio, e di triangolo. Queste “gocce” manterrebbero questi standard di forma anche in dimensioni piu’ piccole.

Già agli inizi del secolo si ipotizzava l’esistenza di questo stato strano della materia, e già nel 2010, ed in altri esperimenti condotti al Large Hadron Collider di Ginevra si sono avuti risultati con el collisioni di ioni (atomi senza elettroni) d’oro, e temperature di quattro miliardi di gradi, da far pensare alla formazione di questo plasma iniziale; oggi gli scienziati pensano di aver trovato, su questo, conferma, o quantomeno un indizio forte di come fosse davvero la materia allora, all’inizio di tutto, prima che si aggregasse nei normali atomi di materia, via via piu’ complessi, dall’elemento piu’ semplice e il piu’ abbondante dell’universo, l’idrogeno, fino a comprendere, grazie alla sintesi nucleare nelle stelle, tutta la gamma degli elementi di cui tutto si compone, compresi noi.

Okay, ci “sentiamo” poi per i saluti di Natale. Anche prima, si capisce.

CIAO

Marghian

OUMUAMUA

La parola che avete appena letto, che sicuramente ha fatto comparire sopra la testa di qualcuno di voi qualche punto interrogativo ed esclamativo (come nei fumetti di Topolino, dove la “emoticon” dello stupore sono dei punti interrogativo e esclamativo sulla testa, quando il personaggio del fumetto vede qualcosa di strano) non è’ una parola sarda tipo quelle che una volta si dicevano per spaventare i bambini, come “oi su mommoi” (“oh, il fantasma..”, “oh, lo spettro..”); e non è nemmeno una nostra esclamazione di sgomento come “oia mommia” ( “oh mamma mia”), e non è neppure qualcosa come dcono a Napoli, “a umma a umma”, per indicare qualcosa fatta di nascosto (un po’ come questo post, in certo senso..  🙂  – No, niente di tutto questo.

‘Oumuamua è invece il nome dato ad un oggetto spaziale, un asteroide. Non ho scritto “un asteroide, per la precisione”, in quanto non si sa, e non si e’ ancora ben capito se si tratti di un asteroide, di una strana cometa o che cosa. Ecco l’immagine.

‘OUMUAMUA

 

pan starrs i telescope

Telescope Pan -Starrs-1, arcipelago Hawaii. L'”occhio” che ha visto ‘Oumuamua

Perché questo oggetto si chiama cosi’? E perché suscita tutto questo interesse nella comunità scientifica e non, ossia anche fra la gente del web? Ho scritto “La gente del web,” avete notato? non “l’umo della strada”. perche’ ormai, in astronomia e scienza,, dire “l’uomo della strada” e’ espressione inadatta e obsoleta: chi c’è oggi, in strada? Chi passeggia la sera, nelle piazze? Web, Web, e solo Web. E social, che di sociale hanno ben poco.

Comunque, a parte questa mia chiosa, vi scrivo ancora qualcosa sul nome (i convenevoli sono importanti….) dato dagli astronomi a questo curioso oggetto, che accingo a descrivervi. Prima, però, il nome.

Oumuamua, è una parola hawaiana che significa “messaggero che viene da lontano” ,ed è il nome dato all’oggetto in onore di un arcipelago. Lì, in una isola dell’arcipelago hawaiano, c’è un importante osservatorio astronomico, il telescopio Pan-STARRS-1 , dove l’anno scorso hanno intravisto qualcosa. Vedendo che qualcosa c’era davvero, l’ hanno chiamata cosi’.

La denominazione completa dell’oggetto misterioso è 1l/’Oummuamua, o 2017 U1 –anche gli oggetti celesti hanno un codice fiscale…- ed è il primo asteroide (?!) conosciuto che, pare, provenga davvero dalle stelle, ossia da un altro sistema solare e non dalle due (che poi sono tre) fasce di asteroidi del nostro sistema Solare. Infatti, l’1 davanti alla lettera I prima del nome, indica l’essere il primo oggetto “di questo particolare tipo”. La lettera I posta dopo l’1, infatti, sta per “Interstellar”. Quelli della l’International Astronomical Union, con sede centrale a Parigi, data la particolare natura “unica” sino ad ora, dell’oggetto, hanno sentito la necessità, davanti a questa situazione nuova, di stabilire una nuova denominazione, per battezzare questo intruso spaziale. E vai con le denominazioni 1I, 1I/2017 U1, e 1I/2017 U1 (‘Oumuamua). Si noti l’apostrofino sulla prima consonante, “’O”, un segno di incipit per risaltare la vocale “O”, detta in grammatica ‘Okina.

‘Oumuamua Viene da un altro sistema solare dunque; questo è il primo rilevante motivo di interesse, soprattutto scientifico: abbiamo a che fare con un asteroide (se di asteroide si tratta), che ha abbandonato il sistema di oggetti gravitanti attorno ad un’altra stella per venire nel nostro sistema solare, dopo un viaggio di centinaia di milioni di anni. Interesse scientifico e, in secondo luogo, popolare, data la sua forma allungata, stimata in almeno 400 metri di lunghezza (c’e chi dice addirittura 800 metri, ma su questo non mi pronuncio), a fronte di soli quaranta metri forse in larghezza: un enorme sigaro volante, dunque; questo particolare richiama al fascino di certi avvistamenti strani (invero, decine di migliaia di casi documentati, con fascicoli stipati negli archivi di tutti i governi del mondo…) nei cieli del nostro pianeta, e nello spazio esterno da parte di cosmonauti, di oggetti non identificati a forma di sigaro. E la fantasia vola, ma non corriamo troppo. Soffermiamoci, per ora su.. “piu’ serie” considerazioni scientifiche.
La scoperta dell’”asteroide” (lo chiamo cosi’ per intenderci…) ‘Oumuamua, o se preferite 1I/2017 U1, fu annunciata per la precisione il 18 di ottobre dello scorso anno dai ricercatori dell’osservatorio delle Hawaii, con uno “scarto” di diversi giorni rispetto a quando si trovava nel punto di maggior vicinanza al Sole, a 0,25 Unità astronomiche (una U.A=distanza terra-sole), quindi a 37.500.000 Km dal Sole. Un membro del team del telescopio nelle Hawaii, notò delle immagini dette di “prescoperta”, immagini risalenti a qualche giorno prima; immagini cioè catturate prima e non ancora ben visionate, risultate a seguito di un successivo attento esame, associabili all’oggetto, la cui scoperta definitiva è stata annunciata, come si è visto, il giorno 18 di ottobre dello scorso anno.

Nei mesi a seguire vari telescopi , fra cui il prestigioso Very Large Telescope dell’ESO (European South Observatory), ad Atacama, deserto del Cile, hanno seguito l’oggetto, e rivelato che questo si sta ormai allontanando dal Sistema Solare. La cosa strana, per gli studiosi, è che la sua velocità di allontanamento è superiore a quella prevista dai calcoli basati sulle leggi della meccanica celeste (tipo il rapporto fra la massa dell’oggetto, la sua orbita e la gravità del Sole ecc.), e fra i ricercatori fioccava uno scambio di commenti come “caspita, qui dobbiamo ricontrollare”, “qualcosa non torna”, “dobbiamo essere certi”, “e’ strana, la cosa..”. L’effetto notato è lieve, ma se ne deve tenere conto, potrebbe falsificare le osservazioni.….”.
‘Oumuamua sarebbe un asteroide interstellare, il primo in assoluto ad essere stato visto. E poiché spesso la fantasia anticipa la realtà, è accaduta una cosa pensata già decenni fa (anche da me), sulla esistenza di asteroidi (e comete) che potrebbero arrivare da altri sistemi solari. ‘Oumuamua ha strappato questa idea alla pura fantasia, convertendola in realtà. Ma questa realta’, nel caso specifico, ha acceso altre fantasie, anche in alcuni scienziati. ‘Oumuamua è diventato “virale” in rete. Questo enorme “sigaro volante” viene visto da molta gente come un veicolo extraterrestre che esplora i nostri paraggi. Ecco, l’interesse suscitato dall’oggetto strano sul piano popolare. Pero’, a dare il La su questa idea non è stato un oscuro internauta bisognoso di cose nuove, ma sono stati due eminenti studiosi dell’eminente “Harward Smitsonian Center Of Astrophisics che, sulle base delle stranezze riscontrate in Oumuamua di forma e comportamento, hanno lanciato la affascinante ipotesi di una natura artificiale ed aliena dell’oggetto.

ASTRONAVE ALIENA?

cigar ufo seen

Una delle innumerevoli foto di ufo “a sigaro”, o di “astronave sigariforme” .Secondo il contattista polacco americano George Adamski ed altri, una astronave madre per il trasporto di  veicoli piu’ piccoli definiti da Adamski “ricognitori”, che sarebbero poi i “comuni” dischi volanti. ‘Oumuamua ha fatto pensare a questo.

Nei mesi successivi, mentre l’oggetto allungato si dirigeva verso il limitare del Sistema Solare roteando vorticosamente, furono avanzate due principali ipotesi sulla sua natura (asteroide o cometa), basate sui comportamenti osservati”. Piu’ in generale, già il grande fisico Stephen Hawking avanzava l’idea di astronavi interstellari capaci addirittura di sfruttare i “venti di particelle” soffiati da tutte le stelle (i raggi cosmici), ma soprattutto sfruttano la radiazione fotonica (i fotoni sono particelle letteralmente “fatte di luce” ma che da sole non fanno luce, ci va un treno d’onda ), mediante il prinncipio della presione di radiazione; il quanto di luce viene letteralmente”resipnto ” dalla superfcie della vela, che riceve una spinta in energia nel verso opposto del rimando del fotone, e va.
Delle vere e proprie astronavi “a vela”, dunque. Non è fantasia: con questo sistema “a vela” siamo riusciti noi,in piccolo, a mandare una sonda ad esplorare Venere, e la missione Breakthrough Starshot si propone di esplorare Alpha Centauri con delle minisonde a vela (di qualche centimetro di grandezza e contenenti un chip) che, spinte con dei laser e dalla radiazione solare , e di raggiungere e esplorare Alpha Centauri, andando li’ con una velocita’ di crociera di un quinto di quella della luce.Arrivarci in vent’anni (quattro anni luce) e far arrivare, dopo altri quattro anni, i dati.

veil star ship

Viaggiare nello spazio “a vela”. E’ possibile, come la sonda giapponese Ikaros, lanciata nel 2010 per l’esplorazione di Venere.

Chi fantastica sugli Ufo, o sui nostri futuri viaggi spaziali, ovviamente considera anche altri sistemi di propulsione di una astronave, come ad esempio quella di forti campi di forza capaci di far letteralmente “scivolare nello spazio” un veicolo, alterando addirittura lo spazio immediatamente circondante il velcolo, comprimendolo, e permettendogli cosi’ di percorrere enormi distanze: la tecnologia di una civiltà che avrebbe abbandonato da tempo la propulsione a razzo. Di sigari volanti parlava il contattista americano di origine polacca Gorge Adamski, con le sue notissime (e controverse) foto do ufo a forma di sigaro che, a sua detta, sarebbero dei veicoli- madre che lanciano ricognitori a disco (i dischi volanti sarebbero in sostanza dei ricognitori, tenuti stivati nel “sigaro”come aeroplani su una portaerei durante il viaggio spaziale, e sganciati per volare nelle atmosfere dei pianeti che si esplorano ).

Esisterebbero, secondo alcuni, dei lontani pianeti abitati da cui proverrebbero queste astronavi. Per Adamski, gli extraterrestri, di aspetto umano, originavano dal nostro sistema solare, da Venere in particolare, cosa che io giudico poco credibile. Allora, pero’, negli anni ’40 e ’50, la cosa era piu’ che verosimile, dato che non conoscevamo Venere o Marte come oggi li conosciamo, grazie agli astronomi e alle sonde esplorative. ‘Oumuamua, comunque, viene da un altro sistema solare e, secondo questa accattivante idea, i suoi occupanti sono venuti a visitarci. Mancai fudi… (magari fosse.. -nota dell’autore  🙂  )

ipotetica astronave

Rappresentazione artistica di una ipotetica astronave aliena,  o nostra del futuro. Una coa che per me non torna in questa rappresentazione, sono i retrorazzi posteriori: con il propellente, non si va molto lontano, serve un altro modo.

Ma ahime’qui, pur se nulla va escluso per partito preso, e pur se l’idea della astronave aliena affascina anche me, siamo nel mondo delle pure ipotesi (fino all’arrivo di dati comprovanti in merito). Ed e’ giusto, prima di concludere il post, valutare la tesi considerata la piu’ semplice: un asteroide, od una cometa. Per cui mi dilungo ancora un po’, con alcuni aspetti tecnici su questa scoperta.

QUALCHE DETTAGLIO TENCICO

orbit 1

Ecco il movimento orbitale di Oumuamua, rappresentato dalla parabola iperbolca (linea gialla). Si noti come l’iperbole origina da fuori dal piano orbitale ove giacciono le orbite dei pianeti del Sistema Solare. Notare come, venendo verso di noi, l’oggetto è passato vicino a Mercurio, passando fra l’orbita della Terra e di Marte, per poi allontanarsi (fase attuale)

Nell’analizzare l’insolita accelerazione e la strana traiettoria di Oumuamua, i ricercatori ipotizzano che si possa trattare di un inedito oggetto interstellare (di origine naturale la maggior parte dei ricercatori, di origine artificiale alcuni altri). Ma cos’ha, di anomalo, il comportamento di oumuamua? Sembra violare un po’ le regole del “naturale traffico spaziale orbitale”. Perché?
Gli oggetti (asteroidi, comete soprattutto) che bazzicano nel nostro sistema solare, ruotando attorno al Sole o alla Terra, hanno regolari orbite ellittiche marcate (specie se molto distanti da Sole o Terra). Dunque, orbite paraboliche se si considera il centro del Sole al posto del “baricentro del sistema Solare, guardando al quale le orbite paraboliche spariscono e vediamo solo orbite ellittiche (a forma di uovo). ‘Oumuamua (ormai ho imparato a scriverlo in fretta…J ) ha invece una orbita iperbolica, tracciando una linea curva aperta passante per dei punti vicino al Sole e poi allontanandosi all’infinito rispetto “all’altra mezza linea curva”, immaginando di fare una linea curva aperta con dello spago. Alcune comete hanno si’, orbite che sembrano iperboliche ma… cio’ deriva dal non avere dati sufficienti per i calcoli, una ha l’orbita effettivamente iperbolica ma perch? Perturbata da gravitazionalmente da Giove. Ma e’ la regola che conta, e ‘oumuamua sfugge a questa regola del “codice dello spazio”.

Lo si è visto avvicinarsi roteando vorticosamente (sembra nel senso della lunghezza, quindi nel caso sia una astronave, questa astronave ha perso il controllo). Venendo da una angolazione strana (chiaramente con l’orbita che non giace sul piano orbitale dei nostri pianeti ), la sua origine e’ esogena al nostro sistema solare. L’oggetto, a detta dei due astronomi dell’osservatorio di Harward, ha una accelerazione eccessiva; anche questo, non solo la forma allungata, ha fatto loro pensare ad una possibile origine artificiale dell’oggetto. Fra le orbite di Marte e Giove, nella fascia principale di asteroidi che circonda Giove come una ciambella, esistono comunque oggetti di forma allungata.

long shaped object

Una cometa o asteroide di forma allungata. Cosi’ potrebbe essere fatto l’oggetto che viene dalle stelle. Comete e asteroidi, in ogni dove messaggeri e portatori di materia organica e inorganica. Oggetti cosi’, in milioni di impatti, hanno formato la Terra.

L’oggetto forse è roccioso,conterrebbe sostanze organiche e ghiaccio.  Ecco, secondo gli scienziati, quelli che guardano il cielo con i piedi per terra (vi è piaciuta? :)) il ghiaccio puo’ essere il propulsore capace di accelerare, o rallentare, un asteroide, od una cometa. Perché, il ghiaccio?

Una cometa, in avvicinamento al Sole, è soggetta a dei potenti “bursts”, ossia delle potenti evaporazioni od eruzioni del ghiaccio (il fenomeno è detto “criovulcanismo”, “krio” significa freddo.), ghiaccio che sublima in forti getti di gas a causa del calore del Sole, che produrrebbero un vero e proprio “effetto razzo”, quindi un lieve rallentamento, o accelerazione di un asteroide o cometa, è verosimile.

Ma alla arida scienza, molti preferiscono l’immaginazione e,a fredde valutazioni scientifiche e “razionali”, l’uomo della strada (anzi del Web, ero abituato bene…) e qualche scienziato, preferice pensare che l’oggetto in questione sia una astronave aliena, o un relitto di astronave aliena, che viaggi nello spazio, fra le stelle, come sognamo di fare anche noi, un giorno. Comunque,ipotesi alternative a parte, ‘oumuamua e’ un messaggero delle stelle, portatore di materiale organico , materia primaria per la vita. Materia che che esiste e opera un tutto l’universo.

CIAO

Marghian

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