Posts from the ‘ARGHEOLOGIA’ Category

SHARDAN, IL POPOLO DEL MARE LA CIVILTA’, I MISTERI, LA CULTURA DEGLI ANTICHI SARDI

Ciao. Internet è ancora un po’ ballerino, riesco a entrare appena per pochi minuti, poi via, sparise tutto. Ieri sera e l’altro ieri sera, per esempio, due commenti e a cena.  Ma io prima o poi lo frego. Ci ho provato ieri sera, ora ci ritento.  Questo che vi accingete a leggere, e di questo vi ringrazio anticipatamente, è un post che avevo già scritto qualche anno fa, e che ho un po’ riveduto, ampliato e corretto (soprattutto per gli errori di battitura, che me possino, non ne ricordavo cosi’ tanti 🙂 ), perché ve lo voglio riproporre. Ho già trattato questo argomento, l’antica Sardegna (intendo, preistorica e protostorica), argomento che trovo  affascinante- a prescindere da sentimenti campanilistici, ossia a prescindere dal fatto che si tratti della antica Sardegna; mi appassionano  anche l’antico Giappone (anche se ovviamente ne so di meno 🙂 ) ,  o le civiltà e le cultire dell’antico Medioriente,o la cultura Maya, l’Egitto e altro ancora. Ad affascianrmi sono i misteri dell’uomo, della vita e del mondo. Avendo già trattato la preistoria sarda anche in altri post, questo è se vogliamo, un “sunto”, su quanto ho trattado in altre occasioni. Okay, la premessa sta venendo lunga, vi lascio al post (se questo coso mi lascia fare…). 

SHARDAN, IL POPOLO DEL MARE

LA CIVILTA’, I MISTERI, LA CULTURA DEGLI ANTICHI SARDI

“E te li senti dentro quei legami
Di riti antichi e miti del passato
E te li senti dentro come mani
Ma non comprendi più il significato”
(Francesco Guccini, “Radici”)

I NURAGHI

santu antine nur

Veduta dall’alto del Nuraghe Santu ‘Antine, Torralba, Sassari

– la torre era alta 30 metri, ora raggiunge i 17 di altezza residua

“NUR”- significa, per alcuni, “cumulo di pietre”-; “NUR” (o Ur) -significa, per altri, “Luce”-
In Sardegna si contano non meno di settemila siti nuragici. In origine, secondo alcune stime, erano almeno venti o trentamila. E gli abitanti, allora, forse erano anche 800 000, se non di più.

La civiltà dei Sardi, la cultura di un popolo che ebbe la sua evoluzione, come tutti gli altri popoli, attraverso un lungo processo di esperienze millenarie che lo ha portato, a partire dall’Età della Pietra Antica, fino alla composita strutturazione della società in gruppi di villaggi di capanne via via più numeroso, fino alla costruzione o alla posa in situ di monumenti megalitici che, durante le fasi Neolitico anteriore, Medio e Recente, si sono evoluti in quelle misteriose ed imponenti strutture che sono i Nuraghi, costruzioni complesse di varia tipologia sui quali si accentravano il potere religioso e militare, e la stessa “anima” dei Sardi per i quali il “nuraghe” era simbolo di forza e di unione.

Menhirs, dolmens, “domus de janas” (queste ultime sono tombe scavate nella roccia e risalenti a piu’ di 5000 anni fa), “tombe di giganti”, coeve ai Nuraghi, e siamo nella Eta’ del Bronzo (3800 a. C,1000 a. C. circa) costellano ancora oggi la Sardegna, a testimonianza di questo antico popolo.

I primi nuraghi, detti “protonuraghi” risalgono ufficialmente a circa il1800 a. C., quando da noi incomincia l’Eta’ del Bronzo. Questi monumenti costruiti in pietra a secco e che si reggevano e tutt’ora si reggono, “per gravita’” e “distribuzione del carico”. Nuraghi “a corridoio” non molto grandi, nuraghi “a tholos” cioe’ ”a falsa volta”, che raggiungevano altezze che sfioravano i30 metri(Nuraghe S. Antine di Torralba, prov. Sassari, altezza attuale18 metri) e che in una fase successiva (3500-3200 a. C) si “trasformarono” in nuraghi complessi a più torri angolari, costruite intorno alla “torre centrale”, svettante sulle altre tre, quattro, o cinque torri aggiunte ed “unite” da mura di rifascio sì da farli sembrare, in origine, dei castelli medievali. Sulle “terrazze” delle torri delle pietre allungate erano posizionate da reggere un “parapetto” in pietra od in legno. Qui il paragone “torna” ai castello medievale ed alla sua tipica “merlatura”.

L’interno delle torri, voltate “a tholos” erano ad uno o più piani, in altezza via via decrescente (nel Nuraghe Losa di Abbasanta il secondo piano e’ alto metà del primo, e la terza tholos del secondo piano, ormai scapitozzata, era la metà del secondo piano. Sopra l’ultima “tholos”, la “terrazza” che, con il suo spessore, dava alla struttura l’altezza definitiva (il Nuraghe Losa arrivava, in origine, a circa20 metri).

IL.NURAGHE – BARUMINI

barumini nur

Il Nuraghe di barumini, situato nella Piana di Gesturi, prov. Cagliari. Il piu’ grande, con residue murature di antiche capanne. Il Nuraghe è al centro dell’antico villaggio, percio’ detto “villaggio nuragocentrico”, col Nuraghe al centro, che era “fortezza”, “tempio”, od una sorta di “municipio della preistoria”

“Su Nuraxi”-Barumini, prov. Cagliari- cosi’ chiamato come a dire Il..Nuraghe per eccellenza, e’ il più complesso, consta di una torre centrale, .un cortile circondato dalla struttura antemuraria-comune a molti nuraghi, fino a sette torri aggiunte alle altre quattro preesistenti. Il “tutto” avvenne secondod atazioni ufficiali,  tra il 3600 a. C. ed il 900 a. C. circa, quando i Sardi entrarono nella Età del ferro, dopo di che, con la venuta dei fenici prima e dei Romani poi, il popolo sardo si “fuse” con i colonizzatori, diventando “popolo sardo-punico”prima e “popolo sardo-romano” poi, mantenendo però le caratteristiche culturali “indigene”, specialmente nell’entroterra dell’Isola, si’ da portare gli studiosi alla considerazione che l’epoca Nuragica terminò intorno al500 a. C circa, quando gia’ trecento anni prima i Fenici avevano fondato le principali colonie, le città fortificate, poi romanizzate, come Tharros, Nora, Neapolis (le rovine di quest’ultima situata non lontano dal mio paese, Terralba).

COME ERA UN NURAGHE ALL’EPOCA

virtual nur

Questa è una ricostruzione  virtuale, una idea di come era, nel contesto dell’epoca, un nuraghe complesso (pensate al “Barumini”,  a ciò si ispira il plastico). Fatte le dovute differenze,  somigliavano ai castelli medievali.

Il Nuraghe Piscu di Suelli, il Nuraghe Oes, i già citati S. Antine, Barumini e Losa (ove perstai servizio per nove anni, nel sito c’è  il caseggiato sia  per il perosnale sia per una piccola esposizione museale di pochi reperti, soprattutto ceramiche ) sono solo alcuni dei siti dell’epoca nuragica in Sardegna.

IL VILLAGGIO NURAGICO

nuraggic hut

Ricreazionie (archeologia sperimentale) di una tipica capanna di villaggio preistorico sardo (anche anteriore all’epoca dei Nuraghi. Uno “stato dell’arte” raggiunto già 6000 anni fa (almeno..)
Intorno al “nuraghe” gravitava una complessa realtà, quella dei villaggi ad uso abitativo e santuariale. Capanne con muri circolari ma anche di altra forma, circondavano spesso il nuraghe, che era l’edificio centrale del villaggio, villaggio che poteva contare anche duecento, trecento capanne o più, come si evince dalla estensione della superficie delle aree adibite a villaggio. Nuraghe, villaggio e, nei pressi, un “pozzo sacro” od una “tomba di giganti” erano la “realtà tipica” di una comunità nuragica. E’ il villaggio “nuragocentrico” dove il Nuraghe era il fulcro della vita della tribù o delle tribù. Molti villaggi non avevano un nuraghe, ma quasi sicuramente facevano capo ad un villaggio nuragocentrico che faceva da “capoluogo”, se così si può dire, di una comunità di più villaggi “consorziati”, in qualche modo, fra loro.

FUNZIONE DEI NURAGHI E LORO COSTRUZIONE

In una visione di “centralità’” del nuraghe rispetto al villaggio che “lo conteneva”, villaggio che era di norma racchiuso da una cinta muraria, si può immaginare l’edificio come avente una funzione quasi “municipale”, intesa come sede di amministrazione e di potere. E probabilmente le cose stavano così, pur se qui occorre fare qualche precisazione ed esaminare tutte le possibili funzioni svolte dai nuraghi.
I nuraghi come “sede del potere nel villaggio o gruppo di villaggi”, “la casa del capotribù , della sua famiglia e dei suoi “dignitari”, un’idea ancora molto coltivata in ambito accademico. Ma e’ molto probabile che il nuraghe non fosse “abitato” dal capo del villaggio. In molti villaggi sono state rinvenute capanne “principali” da far pensare ad una residenza di qualche persona importante, ma soprattutto, esaminando la struttura interna dei nuraghi, si evince quasi subito che gli ambienti non sono quelli tipici di una “abitazione”. Tali caratteristiche interne, le camere “a tholos”, le nicchie, le “finestrelle”, il tutto suggerirebbe invece una frequentazione “occasionale ” del nuraghe, visto in questo caso come avente più che altro una funzione di culto “per la celebrazione di certi riti, dove il “capo”, od i capi, vengono visti dagli studiosi come la figura di “gran sacerdote” ancorché’ di capo militare e politico.
Quattro nicchie, dette “giaciglio” rientranti nelle pareti della camera a tholos principale che sono orientate secondo i quattro punti cardinali, ed un rimanente spazio al centro fanno supporre che il nuraghe non fosse una “abitazione regale” bensì un “tempio”, se si considerano anche altre caratteristiche come gli orientamenti delle pareti murarie esterne, aggettate ad “abbracciare”, nei nuraghi complessi, le torri, il mastio centrale e le torri “angolari”. Orientamenti che seguono le “linee” coincidenti con solstizi e lunistizi. Tutto ciò li riveste di mistero, e portano a pensare che i nuraghi ed altre strutture fossero ben più che “fortezze difensive”. Erano forse, almeno certuni di essi, anche degli osservatori astronomici, oltre che dei centri di culto, dei templi.
La funzione rituale e religiosa si evince dalla fondata descrizione fatta da molti studiosi in cui il “sacerdote-capo” si mette di spalle alla nicchia che si trova orientata verso il Nord, una pietra amovibile posta al centro della “tholos” che, in una ora ben precisa (probabilmente all’avvicinarsi del mezzodì al solstizio d’estate), viene levata, e la luce del Sole investe il “celebrante”, sì da fargli acquistare una dimensione divina e carismatica.
Questa è una delle tante ipotesi, ma che comunque “mettono in crisi” quella ben più nota, che vede i nuraghi solo come mere fortezze militari o torri di guardia, come nel caso di nuraghi semplici, detti “monotorre”. La funzione di “fortezza” assunta dal nuraghe va considerata comunque molto verosimile, anche perché’ le caratteristiche di “fortificazione” di certo non mancano.
Come la già citata “merlatura” tipo quelle di un castello, l’imponenza delle strutture, la complessità di certi nuraghi che danno di fatto l’idea di “fortezza” o “caserma” per i soldati, pur se anche questi nuraghi complessi, al loro interno, ospitano spazi poco adatti a contenere una guarnigione di soldati e, comunque, conservano anche essi le caratteristiche “religiose” o “rituali” presenti all’interno di nuraghi più semplici, come le nicchie addossate “ai quattro punti cardinali” ed altre caratteristiche che fanno pensare che l’uso principale fosse quello cultuale o di gestione amministrativa e di potere.
Il villaggio nuragocentrico si sviluppava tutto intorno al nuraghe, il quelle va immaginato non “al centro geometrico” dell’area del villaggio ma proprio come l’edificio centrale, il più imponente. Ecco, decine di capanne circondavano il nuraghe, “la fortezza” secondo le ipotesi più accreditate, capanne che di fatto erano esterne alla “fortezza nuragica” (che di certo non poteva contenere cento, duecento o trecento persone). Ma i villaggi erano cinti da mura perimetrali, ed a distanze poi’ o meno uguali, le entrate erano “a torre nuragica”, “le porte” del villaggio. Così come descritto da me ora, la funzione di “fortezza difensiva” è svolta se mai dalla recinzione muraria che, con sopra un camminamento, circonda l’area abitativa compreso il nuraghe.
L’ipotesi sulla funzione di un nuraghe va formulata in riferimento al tipo di nuraghe (ora simile ad una fortezza, ora una piccola torre isolata, ora con una struttura atipica-un corridoio ricoperto di pietre piatte, uno spazio angusto contenente qualcosa di simile ad un pozzo sacro o ad una struttura richiamante il culto fallico, ed altro ancora-.).
Tutto questo ha suggerito l’idea della “polifunzionalità’” del nuraghe, ora centro del potere politico e religioso, ora fortezza, ora tempio, ora semplice torre di guardia. Queste cose tutte insieme, forse, davano al nuraghe il suo vero posto nella realtà protostorica sarda.
Degne di menzione sono altre strutture che facevano capo ai villaggi nuragici: sono i templi a pozzo (spesso ipogeici) e le “tombe di giganti”, ritenute essere delle “tombe comuni” dove i morti venivano posti “trasversalmente” alla lunghezza della tomba, lunghezza che arriva a trenta o quaranta metri. Una lastra “a mezza luna” o “squadrata” con una piccola porta ne erano l’entrata, una esedra a ferro di cavallo circondava questa entrata, davanti alla quale, nell’esedra, forse si celebravano i pasti votivi per i defunti. Alcune di queste tombe sono sprovviste di esedra.
I pozzi sacri, i santuari per il culto dell’acqua sorgiva e purificatrice, spesso sviluppantisi in ipogeo, sono presenti nei pressi di molti nuraghi, anzi attorno a certi pozzi sacri si crearono dei villaggi al solo scopo di essere abitati solo per certi periodi. Erano i luoghi di pellegrinaggio dei sardi nuragici.
Il pozzo sacro di Santa Cristina in Paulilatino (Oristano) è il più emblematico. ne sono stati scoperti in tutto una settantina, ma si suppone verosimilmente che siano molti di più, tanto era diffuso questo antico culto.

LA COSTRUZIONE DEI NURAGHI

construction

Non ho trovato di meglio per descrivere in forma di immagine la costruzione dei nuraghi. Le ipotesi piu’ accreditate, comunque, considerano l’uso di rampe o terrapieni e di molta manodopera. La manodopera forse schiavile, ma questo è messo in dubbio,; è preferita l’ipotesi che la costruzione dei Nuraghi fossero frutto di un “concerto” fra i membri del villaggio o di piu’ villaggi in qualche modo “consorziati fra loro”. C’e chi sostiene che i Nuragici conoscessero l’uso di macchinari fatti di legno, con leve, carrucole e corde (tipo i marchingegni di Leonardo). Di sicuro, questo si sa, conoscevano i ponteggi. Molte strutture di legno erano costruite, anche come opera definitiva, dentro e fuori il Nuraghe: scale di legno interne, scale di servizio esterne, soppalchi eccetera. I Nuraghi, comunque, sono internamente dotati di scale in pietra, accorpate dentro la murature di rifascio, dentro gli ambienti. Una scala a chiocciola in pietra, infatti, e’ sempre presente nei nuraghi a piu’ piani ossia co tre ambienti sovrapposti dentro la Torre. ui tempi di costruzione, insoma, ci sono due scuole di pensiero: una, la piu’ accreditata, è che i Nuraghi (specie quelli complessi( fossero costruiti in tempi lunghi, anche di alcuni secoli. L’altra tesi (quella che a me piace di piu’ ..) è che fossero invece frutto di una progettualità unica, proprio tipo i geometri oggi, progetti disegnati che so, su pelle essiccata, per esempio.
Qui, su come furono costruiti i Nuraghi, non mi dilungherò molto (non lo sanno bene neanche gli studiosi, quindi sono giustificato 🙂 ). Basta sapere che le ipotesi sul modo in cui furono costruiti i nuraghi si concentrano praticamente su un sistema, quello “per l’epoca” il più verosimile secondo gli accademici: la costruzione di rampe a terrapieno sui quali le pietre venivano fatte rotolare fino all’altezza voluta, ed il metodo di spingere le pietre sopra il “già costruito” come sostiene lo studioso Giacobbe Manca (peraltro contestato in quanto egli fa risalire la costruzione delle recinzioni murarie dei villaggi nuragici all’epoca fenicia, cosa questa poco verosimile).
Certi studiosi sono però critici sul sistema dei “terrapieni” come unico modo per costruire i nuraghi. Se in taluni casi questa tesi reggerebbe appena, in altri no. Basti pensare a torri nuragiche situate su cime di colline, dove il terrapieno o rampa non può avere lo sviluppo adeguato. Ecco che, in alternativa, si sostiene che i sardi possedessero conoscenze di meccanica e di tecnica da poter costruire enormi ponteggi in legno e macchine complesse “alla Leonardo da vinci” comeho scritto in disascalia, con tanto di carrucole, funi, leve ed ingranaggi sì da sollevare le pietre e posizionarle. Pur non esistendo prove sulla creazione di tali macchine, l’ipotesi è verosimile anche per il fatto che il legno è deperibile, e carrucole, corde ed elementi di ponteggi di allora non potrebbero essere “arrivati fino a noi”. Ma infrastrutture in legno erano parte dei nuraghi! Soppalchi, scale di servizio esterne, erano di corredo alle scale di pietra che, a chiocciola, all’interno del nuraghe, portavano fino in cima, alla rispettabile altezza di 20, 30 metri forse più.
Un trave, elemento di un soppalco, fu scoperto a Barumini, ed è questo reperto che ha permesso di datare “Su Nuraxi” al 1400 a.C, il periodo medio dell’epoca nuragica. Una datazione verosimile. Pure se i tavolati potevano essere sostituiti più volte, la pietra no.

LA FEDE ANTICA SARDA

barchette votive

Barchette votive sarde, dell’epoca Nuragica, offerte votive.

bronzetti votivi.png

Bronzetti votivi raffiguranti cacciatori, guerrieri, lottatori ed altro. Da tutti questi modellini dell’epoca si evincono anche (seppur con delle approssimazioni), gli abbigliamenti. Si pensa che i guerrieri Nuragici vestissero grossomodo come i Galli o i Longobardi. Ma pezzi di antichissimi telai, rotelle di pietra (contrappeso per i telai) fanno ritenere che le donne tessesero stoffe raffinate. Bronzetti  con la barba “a pizzetto” fanno capire che i sardi di allora si curassero.

sardus pater

Sardus Pater. Questa piccola figura, tipo re, è la raffigurazione personificata della antica devozione dei Nuragici per gli Antenati. La statuetta è di fattura molto piu’ recente, ma si collega all’antico culto Nuragico, oltre che per le divinita’ come Sole, Luna, acqua e Terra, il culto degli Antenati. I Fenici, integratisi con i Sardi, fecero un po’ loro questo culto sardo, personificandolo nel “Sid Addir Babài”, in fenicio “padre sardo divino”, qualcosa del genere. “Babài” è una parola antichissima,  ma usata ancora da noi, e sta per “papà”, o “paparino”. E’ una parola fenicia. I Romani chiamarono tale personificazione dell’antico culto sardo per “i padri”, “Sardus Pater”, che è appunto rapresentato da questa statuetta votiva.

ceramiche votive.JPG

Ceramiche votive esposte in una teca.

Che dire poi dei culti, dei riti, delle conoscenze dei sardi? In cosa credevano? Da dove venivano? “Santa Cristina”, un villaggio santuariale risalente al tardo medioevo, conserva al suo interno qualcosa di molto più antico, un pozzo. Un pozzo scavato nella roccia, murato in pietra ben lavorata e profondo circa5 metri. Intorno a questo pozzo, nel quale si accede da una scala finemente costruita in gradini di basalto, dei resti di capanne di 3000 anni fa’. E’ il culto dell’Acqua sorgiva, o lustrale. Riti, abluzioni, offerte votive. Ecco, questo era il fulcro della fede dei Nuragici, sicuramente ereditata dagli antenati di millenni prima. La religione più antica, quella sciamanica, che venera le forze della natura, la Terra, l’acqua ed il Sole. Per gli antichi Sardi la Terra era fertilizzata dal Sole, dal “dio sole”, raffigurato in molti modi e stili artistici e simbolici nelle sembianze del “toro” o del “fallo”-i menhirs-. La “madre terra” era un essere vivente, l’acqua ne era il sangue, il seme di vita. Questo era il loro pensiero.

I VILLAGGI SANTUARIALI

DCIM101GOPRO

luoghi di pellegrinaggio antelitteram, i pozzi sacri erano luoghi di culto dell’acqua sorgiva, “seme della Terra Madre”, “fertilizzata dal “dio Toro”, che era il Sole divinizzato. Il “pozzo ipogeico” di Santa Cristina, a 30 chilometri circa da oristano, presso il comune di Paulilatino, con le recinzioni murarie originali, e l’ingresso con scala al sotterraneo, anch’esso originale: circa 900 anni prima di Cristo; la Sardegan entra nella Età del Ferro, dopo la sua gloriosa Età del Bronzo.

Pellegrinaggi nei “villaggi santuariali” di cui quelli attuali-le feste campestri- ne sono un retaggio, riti propiziatori, offerte votive, strani balli con delle maschere apotropaiche erano molto comuni in quell’epoca.

Delle antiche stele e pietre con dei fori-le coppelle- raffigurano il “toro”, “il fallo”, “la Luna” le stelle, in particolare le Pleiadi, sicuramente molto importanti per la cultura contadina e di pascolo, nonché’ per la navigazione.

DENTRO IL TEMPIO DEL POZZO

Sì, entrando dentro le due recinzioni murarie, una delle quali recinge l’apertura triangolare  a formare con questa una sorta di serratura a chiave (e forse non è un caso..), si accede nell’ipgeo, e una scala in pietra facente parte della struttura originale, conduce al livello dell’acqua, a circa 5 metri dalla apertura.

voulted shadow

 L’OMBRA CAPOVOLTA

Si’, l’ombra capovolta. Infatti dalla apertura tirangolare entra  il Sole. L’ombra del “turista” è proiettata sull’acqua e, da questa, viene ancora proiettata sulla parete opposta al’ingresso, capovolta. Figure umane capovolte, in disegni stilizzati, appaiono sulle pareti interne di antiche tombe scavate nella roccia, le “domus de janas”. Queste figure capovolte sembrano..scendere negli inferi, ecco che questo gioco, nel tempio a pozzo, forse rappresenta l’anima (l’ombra, in molte tradizioni e credenze antiche e esoteriche e’ “l’anim”), che intraprende un viaggio nel profondo: un contatto con la dimensione “altra”, in cui gli sciamani sardi credevano- lo sciamanesimo era, difatti, la “nostra religione”, ma comune a tutto il resto del mondo.

SHARDANA, POPOLO DEL MARE

nuragic ship

Questo è un modellino. Ma è un modellino….dell’epoca Nuragica (notate gli animaletti sulla nave), un manufatto votivo dell’epoca che quindi ci illustra e ci fa capire quanto fosse avanti (3000 anni fa almeno) la competenza marinara sarda. Le navi sarde, simili a quelle vichinghe se non addirittura migliori. Alcuni oggetti simili, raffiguranti navi, hanno anche due o tre alberi, da cui si evince anche una certa tecnica velistica.

I Nuragici conoscevano l’ingegneria navale, cosa questa testimoniata dai modellini in bronzo (i famosi “bronzetti”) riproducenti imbarcazioni con tanto di albero, protome-testa di Toro od altro animale- ed altre caratteristiche da far pensare che i Sardi costruissero navi paragonabili a quelle dei Vichinghi se non addirittura più grandi).

Non per nulla gli antichi Sardi prendono il nome da una antica parola, “shardan” da cui “sardigna”, che identifica un misterioso “popolo del mare” che commerciava con altre genti del Mediterraneo come Cipro, la Penisola Iberica, la stessa penisola Italica e quella balcanica, nonché’ con Creta e Cipro.
L’ossidiana, una pietra scura e vetrosa, di origine vulcanica e molto diffusa anche in Sardigna, era l’”oro nero” dei Sardi, estratto da molte zone di montagna ed esportata, insieme alle lavorazioni in bronzo e ad altre merci come i prodotti agro pastorali.

Si menziona il popolo “Shardan” in molti testi storici, come quelli sulla “battaglia di Kadesh” fra Egizi ed Ittiti, combattuta (anche) dagli “shardan” niente di meno che con Ramesse II, il faraone forse più famoso.

Sulla origine dei Sardi le ipotesi formulate sono tantissime, dalla origine “autoctona” a quella “dall’Africa”, “dal Medioriente” o dalle coste vicine. Una cosa è certa, con il Medioriente c’e un collegamento, basta che vi scriva su Monte d’Accoddi (SS). E’ un monumento di 5300 anni fa, così diverso da quelli descritti fino ad ora: una vera e propria ziggurat, da cui l’idea che la Sardegna abbia avuto contatti persino con il Medioriente. Cosa questa supportata da studi comparati della lingua sarda con altri idiomi, tenendo conto però delle contaminazioni fenicie e latine.
L’origine dei Sardi può essere spiegata a mio avviso da una semplice considerazione: delle genti già esistevano, in antico, nell’Isola; diverse ondate migratorie da tutte le coste del Mediterraneo e persino, forse, dal Medioriente, ha generato il popolo sardo, e cioè noi, che ancora oggi siamo legati alle antiche tradizioni, ai misteri, alla storia di questo antichissimo popolo: “il popolo del mare”.

Ce l’ho fatta, a colpettini, con l’arma infallibile della pazienza 🙂

Chiaramente, quanto vi ho esposto non esaurisce del tutto l’argomento, data la sua vastità e complessità. Spero perciò di avervi, con questo sunto, dato una idea del nostro antico mondo isolano.

CIAO

Marghian

Annunci

INTERVALLO – SHRDN

INTERVALLO

SHRDN

Ciao. Per questo intervallo fra la prima e la seconda parte del post “Anche le stelle nascono, crescono, muoiono..“… ho scelto questo video sul mistero degli antichi sardi. “SHRDN”. Vi sarete chiesti, leggendo il titolo del post, cosa volesse dire. E’ la traslitterazione di una antica parola semitica,  “shardan” (le lingue semitiche hanno solo le consonanti), nome con cui era designato il misterioso “popolo del mare”  e da cui chiaramente deriva la parola “sardegna”.  Del mistero degli “Shardan” avevo già scritto,  in questo post ed ho intenzione di scrivere  ancora sull’antica Sardegna;  ma dopo che avrò pubblicato  la seconda parte del post precedente. Per intanto, vi lascio da guardare  questo video.

  •         *

Gli antichi sardi non sono conosciuti come i Greci, i Galli o i Vichinghi. Ecco che molti sono i lati oscuri ed  alcune cose si basano su ipotesi, ora credibili, ora meno;  come ad esempio si sprecano le ipotesi su da dove veniamo noi sardi: “Africa”, “Penisola italica”,  “Medio Oriente” (c’è una vera e propria piramide “ziggurat” in quel di Sassari-guardate bene da 3,53 a 3,56 minuti di video-, e c’erano i Fenici ma questi sarebbero arrivati dopo, all’inizio dell’ epoca storica fondando alcune città fra le quali “Karalis”,divenuta poi  Cagliari, “Tharros”-li’ ci ho fatto servizio per tre anni- , “Nora” etc.) “Paesi Nordici” (il video dice che siamo discendenti degli antenati dei Vichinghi, cosa forse non del tutto campata in aria-guardate i modellini delle navi nuragiche! I “bronzetti” sono dell’epoca, cioè di  3000 anni fa almeno-); e poi  “Da Atlantide” (anzi per alcuni  la Sardegna era..Atlantide, la tesi di Sergio Frau), “Dalle Isole Britanniche” (verosimile! Pensate alle similitudini fra le strutture megalitiche inglesi e quelle sarde), “Dal centro Europa” e  piu’ ne ha piu’ ne metta,   e  persino “Da altri pianeti” (e’ una teoria pure quella, eh? Magari fosse.. 🙂 ).

Allora, da dove veniamo noi sardi? Dato che la gente, da che mondo e’ mondo, ha sempre dovuto migrare, un po’ da quasi tutti questi posti credo, altri pianeti a parte. A parte?  mmhhh  🙂  

Ma poi in fondo,  questo sarebbe il mistero meno importante: e’ come chiedersi da dove vengano gli inglesi, i tedeschi, gli italiani oppure  i greci.  Riprenderò questo discorso insieme ad altre considerazioni, ma più avanti in un prossimo post.

 CIAO 

Marghian

 

ANTEPRIMA DE “IL MISTERO DEL POPOLO SARDO, ANTICHI IPOGEI E GIGANTI DI PIETRA”

Da alcune settimane non scrivo qualcosa su questo blog. Finalmente, questa sera, vi scrivo qualcosa.

VI PRESENTO QUESTO VIDEO SU UN INTERESSANTE SITO ARCHEOLOGICO

E’ L’IPOGEO DI SAN SALVATORE

(Cabras, Sardegna)

Cabras e’ un paese tipico della pianura del Campidano, distante pochissimi chilometri da Oristano. Io, come alcuni di voi hanno letto nel mio profilo, abito in un altro paese, Terralba. Cabras e Terralba sono simili, come estensione e per numero di abitanti, circa novemila abitanti Cabras, diecimila ne conta invece il mio paese. Gran parte della economia di entrambi i paesi si basa sulla pesca: lo stagno di Cabras, che poi, come stagno, il piu’ grande di Europa, e lo stagno di Terralba- detto “di Marceddi’” dal nome del villaggio di pescatori, frazione di Terralba e che ne dista circa undici chilometri. Entrambi i paesi ricchid i storia, e di preistoria. Cabras, pero’, evidenzia maggiormente tale ricchezza, grazie soprattutto alle vicinissime rovine di Tharros, antica citta’ che fu fondata dai Fenici nell’ VIII secolo prima di Cristo, e che venne poi “ampliata” dai Romani. La stessa cosa accadde per la città di Neapolis- nome greco, lo stesso nome dell’antica Napoli, dal significato di “città nuova”-, ma di cui rimangono pochi ruderi; Tharros, invece, e’ visitabile e suscita le stesse bellissime impressioni di Pompei, per quanto piu’ piccola, o di altra antica città romana.

Tharros, sul piano del commercio e della economia, era seconda in epoca fenicia e punica solo a Cartagine. Anche la “nostra” Neapolis (ma le rovine si trovano in territorio oggi appartenente ad un altro paese, Guspini) , con i suoi settecento metri di lunghezza e circa duecento di larghezza, pressappoco le dimensioni di Tharros stessa, era ricca e fiorente, con un vasto porto che fu operativo, sembra, fino al 1200. Entrambe le città furono abbandonate qualche secolo dopo il 1000 d. C per costruire nel caso di Tharros, Oristano, e nel caso di Neapolis, Terralba, Guspini, Arcidano ed altri paesi. Una “trasmigrazione” per questioni contingenti, insomma.

Attorno a Tharros, come succedeva e succede anche oggi intorno a qualsiasi città fiorente, sorsero dei “centri”, ed alla città facevano capo strade e corcevie. Piccoli villaggi, centri di culto, “nodi di commercio”. Ecco, proprio in uno di questi crocevia che collegavano Tharros con altri centri di quella zona della Sardegna, sorse un luogo di culto. Quale luogo di culto? Il video vi presenta una chiesetta secentesca, sorta sopra- come accade quasi sempre nelle sovrapposizioni di culti e culture..- ad un tempietto sotterraneo, considerato di epoca tardoromana ma aventi origini, come sotterraneo, all’epoca Fenicia, ed ancora prima. Molto prima, forse a tre, quattromila anni fa.

Immaginate un antico pozzo, od un complesso di pozzi, scavato a bella posta, fino ad aver raggiunto il livello dell’acqua. Dentro l’invaso, una pietra simboleggiante la fertilità maschile (fallo). Attorno a questo pozzo, delle strutture come dei muri, ed una scala che arrivava fino a poter toccare l’acqua, nella qule c’era qualche pietra fallica (generalmente una, al centro), e degli oggetti votivi. Attorno al luogo sacro, poi, delle capanne costruite in pietre a secco: un villaggio santuariale. Siamo circa intorno al tremila, tremilacinquecento A. C. E’ l’epoca dei Nuraghi, le mitiche torri in pietra a secco che costellano la Sardegna. Sappiamo come erano questi pozzi sacri, perche’ molti sono oggi ancora integri, e non “contaminati” da culti successivi e maneggiamenti. Ecco cosa e’ accaduto vicino a Cabras, dove oggi c’e il villaggetto secentesco di San Salvatore (nome da intendesi come Cristo santo e salvatore, e non un santo che si chiamasse Salvatore), e che ha inglobato il luogo di culto. L’antico villaggio santuariale di epoca nuragica, ed il tempio “a pozzo” si modificarono potrei scrivervi..contemporaneamente. Immaginate, arrivano i Fenici 2800 anni fa, rimaneggiano il luogo per i loro culti e ccostruiscono case, capanne “nel loro stile”. Poi, i Romani. Si pensa che il tempietto sotterraneo fosse, in epoca Romana, dedicato al culti di Marte e Venere, e di Ercole. Ercole venviva definito “sotèr”, in greco “salvatore” ed ecco che, in epoca tardoromana, dopo la conversione al Cristianesimo dell’impero per opera di Costantino,il tempietto di “Eracle Soter” diventa tempio di “Cristo Salvatore”. Dopo il medioevo, nel ‘600 ecco che sopra il tempietto, che era ormai diventato tempio paleocristiano, fu eretta una chiesetta, tuttora in piedi. “la chiesa di San Salvatore”- del Cristo santo salvatore-.

Oggi, le cose stanno cosi’: si entra nella chiesetta- usata come culto campestre, e non tutte le domeniche-, e con una scala nascosta da una lunga botola di ferro, si accede al tempietto. Il tempio sotterraneo e’ istoriato di affreschi di cui rimane poco per via della umidità, e disegni fatti con il carboncino, opera di devoti, e perche’ no, talvolta di vandali o curiosi che nei secoli vollero lasciare la loro “firma”. Disegni chiaramente raffiguranti divinità pagane, accanto a quelle cristiane, le inconfodibili figure di Venere e Marte, di Ercole che uccide il leone Nemeo, raffigurazioni di tori e di altri animali dalla forte carica simbolica, e tanti altri disegni ancora, e scritte. Anche qualche scritta in arabo- in Sardegna vennero anche i saraceni. Le temute incursioni saracene,  affrontate dai sardi con tenacia e valore.

Il tempietto sotterraneo ha una pianta a doppia croce greca ed un abside nella parte posteriore rispetto all’ingresso che “collima” con quello della chiesetta secentesca; dentro, poi,  ci sono due altari cristiani presumibilmente aggiunti per il culto cristiano nel quinto, sesto secolo; degni di nota sono i pozzi: uno grande, che si trova al centro, fra le prime due braccia della doppia croce, come ben si vede nel filmato,  ed un altro pozzo piu’ piccolo, senza struttura protettiva ma coperto da un vetro, con una pietra fallica ancora in posizione forse originaria, rispetto al culto precedente a quello cristiano. E’ importante quanto segue: tutti i culti succedutisi in quel luogo- come in altre decine di luoghi della Sardegna-, fin dalla preistoria,  hanno come filo conduttore il culto dell’acqua sorgiva e guaritrice. Si’, “guaritrice” perche’ questi santuari erano meta di pellegrinaggi dai villaggi vicini od anche lontaniGli studiosi di archeologia e storia sarda infatti fanno un distinguo tra due tipi di villaggi, “santuariale” ed “abitativo”. Nella preistoria e protostoria, i villaggi abitativi erano se vogliamo l’equivalente dei nostri paesi e borghi; i villagggi santuariali o cultuali erano, invece, dei luoghi di fede e mete i visite di fedeli, che si trattenevano li’ anche per dei periodi di qualche settimana. Molti di questi luoghi sono oggetto anche oggi di feste campestri. San Salvatore e’ uno di questi. La prima domenica di Settembre di ogni anno gli abitanti di Cabras festeggiano il Cristo “San Salvatore”. Alcuni giorni prima, ed alcuni giorni dopo, il villaggio si anima, e la gente ci vive. Due, tre famiglie, invece, ci stanno anche in altri periodi dell’anno (come ho scritto prima, le case sono ora di proprietà di cabraresi, delle piccole residenze estive). Sono decine gli antichi “pozzi sacri”di epoca Nuragica. Alcuni sono rimasti allo stato originale, come erano almeno tremila anni fa; altri, come a San salvatore, si sono trasformati in luogni di culto cristiano, seguendo lo schema evolutivo quasi standard dei lughi di culto.

Sul villaggio che circonda la chiesetta e l’ipogeo c’e una cosa curiosa, che nulla c’entra con i culti. Le case del villaggio, oggi case di proprietà di cabraresi, hanno uno stile che richiama al Messico del Far West. Ecco che, negli anni ’60, il ergista Sergio Leone giro’ parecchie scene di films western, “all’italiana”. Se avete visto uno di quei fimm, sapete, musiche di Morricone..forse ha visto anche qualche scena girata nel villaggio di San Salvatore. Dove c’era, oggi non piu’, un saloon ed altre infrastrutture – la fontana..- a carattere western. Divertente poi il fatto che i turisti non sardi, ma proprio tutti, arrivano convinti che il villaggio di San Salvatore, chiesa compresa, fosse stato costruito apposta per i films. “Furono aggiunte delle cose, il saloon eccetera, per girare le scene. Ma il villaggio- viene spiegato loro- c’era già”.

Non mi dilungo oltre, aggiungo soltanto questo: l’accostamento che ho fatto fra il mio paese e Cabras, distante circa 35 chilometri, oltre ai motivi esposti,  ha anche una piccola valenza pesonale: ho lavorato nel tempietto di San Salvatore per tre anni, dal 1993 al 1996. Si’, in qualità di addetto alla custodia, come dipendente del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, oggi anche “del Turismo. E lo conosco.

Questo post e’ una “anteprima” di un articolo che pubblichero’, come dice anche il titolo, sui misteriosi “giganti di pietra”, statue trovate vicino a Cabras, di epoca nuragica, belle ed interessanti perche’ la loro fattura anticipa di parecchio quella che sembrava, prima della loro scoperta, essere prerogativa dei Greci. Sono le misteriose  statue di Mont’e Prama. Tutto questo, si’, ma dopo Pasqua.

CIAO

Marghian

L’ANTICA E MISTERIOSA CULTURA DEGLI ANTICHI SARDI

“E te li senti dentro quei legami

Di riti antichi e miti del passato

 E te li senti dentro come mani

Ma non ne comprendi piu’ il significato”

(F. Guccini)

LA CIVILTA’, I MISTERI, LA CULTURA DEI SARDI

SARDEGNA MISTERIOSA

I NURAGHI

“NUR”- significa, per alcuni, “cumulo di pietre”-; “NUR”-significa, per altri, “Luce”-

In Sardegna si contano non meno di  settemila siti nuragici. In origine, secondo alcune stime, erano almeno venti o trentamila.

 La civilta’ dei Sardi, la cultura di un popolo che ebbe la sua evoluzione, come tutti gli altri popoli, attraverso un lungo processo di esperienze millenarie che lo ha portato, a partire dall’Eta’della Pietra Antica, fino alla composita strutturazione della societa’ in gruppi di villaggi di capanne via via piu’ numeroso, fino alla costruzione o alla posa in sutu di monumenti megalitici che,  durante le fasi  Neolitico anteriore, Medio e Recente,  si sono evoluti in quelle misteriose ed imponenti strutture che sono i Nuraghi, costruzioni complesse di varia tipologia sui quali si accentravano il potere religioso e militare, e la stessa “anima” dei Sardi per i quali il “nuraghe” era simbolo di forza e di unione.

 

Menhirs, dolmens, “domus de janas” (queste ultime sono tombe scavate nella roccia e risalenti a piu’ di 5000 anni fa), “tombe di giganti”, coeve ai Nuraghi, e siamo nella Eta’ del Bronzo (3800 a. C,1000 a. C. circa) costellano ancora oggila Sardegna, a testimonianza di questo antico popolo.

 

I primi nuraghi, detti “protonuraghi” risalgono ufficialmente a circa il1800 a. C., quando da noi incomincia l’Eta’ del Bronzo. Questi monumenti costruiti in pietra a secco e che si reggevano e tutt’ora si reggono, “per gravita’” e “distribuzione del carico”. Nuraghi “a corridoio” non molto grandi, nuraghi “a tholos” cioe’ ”a falsa volta”, che raggiungevano altezze che sfioravano i30 metri(Nuraghe S. Antine di Torralba, prov. Sassari, altezza attuale18 metri) e che in una fase successiva (3500-3200 a. C) si “trasformarono” in nuraghi complessi a piu’ torri angolari, costruite intorno alla “torre centrale”, svettante sulle altre tre, quattro, o cinque torri aggiunte ed “unite” da mura di rinfascio si’ da farli sembrare, in origine, dei castelli medievali. Sulle “terrazze” delle torri delle pietre allungate erano posizionate da reggere un “parapetto” in pietra od in legno. Qui il paragone “torna” ai  castello medievale ed alla suatipica “merlatura”.

 

L’interno delle torri, voltate “a tholos” erano ad uno o piu’ piani, in altezza via via decrescente (nel Nuraghe Losa di Abbasanta il secondo piano e’ alto meta’ del primo, e la terza tholos del secondo piano, ormai scapitozzata, la meta’ del secondo piano. Sopra l’ultima “tholos”, la “terrazza” che, con il suo spessore, dava alla struttura l’altezza definitiva  (il Nuraghe Losa arrivava, in origine, a circa20 metri).

 

“Su Nuraxi”-Barumini, prov. Cagliari- cosi’ chiamato come a dire Il..Nuraghe per eccellenza, e’ il piu’ complesso, consta di una torre centrale, .un cortile circondato dalla struttura antemuraria-comune a molti nuraghi, fino a sette torri aggiunte alle altre quattro preesistenti. Il “tutto” avvenne tra il3600 a. C. ed il900 a. C. circa, quando i Sardi entrarono nella Eta’ del ferro, dopo di che, con la venuta dei fenici  prima e dei Romani poi, il popolo sardo si “fuse” con i colonizzatori, diventando “popolo sardo-punico”prima  e “popolo sardo-romano” poi, mantenendo pero’ le caratteristiche culturali “indigene”, specialmente nell’entroterra dell’Isola, si’ da portare gli studiosi alla considerazione che l’epoca Nuragica termino’ intorno al500 a. C circa, quando gia’ trecento anni prima i Fenici avevano fondato le principali colonie, le citta’ fortificate, poi romanizzate, come Tharros, Nora, Neapolis (le rovine di qust’ultima situata non lontano dal mio paese, terralba).

Il Nuraghe Piscu di Suelli, il Nuraghe Oes, i gia’ citati S. Antine, Barumini e Losa sono solo alcuni dei siti dell’epoca nuragica in Sardegna.

Intorno al “nuraghe” gravitava una complessa realta’, quella dei villaggi ad uso abitativo e santuariale. Capanne con muri circolari ma anche di altra forma, circondavano spesso il nuraghe, che era l’edificio centrale del villaggio, villaggio che poteva contare anche duecento, trecento capanne o piu’, come si evince dalla estensione della superficie delle aree adibite a villaggio. Nuraghe, villaggio e, nei pressi, un “pozzo sacro” od una “tomba di giganti” erano la “realta’tipica” di una comunita’ nuragica. E’ il villaggio “nuragocentrico” dove il Nuraghe era il fulcro della vita della tribu’ o delle tribu’. Molti villaggi non avevano un nuraghe, ma quasi sicuramente facevano capo ad un villaggio nuragocentrico che faceva da “capoluogo”, se cosi’ si puo’ dire, di una comunita’ di piu’ villaggi “consorziati”, in qualche modo,  fra loro.

FUNZIONE DEI NURAGHI E LORO COSTRUZIONE

In una visione di “centralita’” del nuraghe rispetto al villaggio che “lo conteneva”, villaggio che era di norma racchiuso da una cinta muraria, si puo’ immagianre l’edificio come avente una funzione quasi “municipale”, intesa come sede di amministrazione e di potere. E senz’altro le cose stavano cosi’, pur se qui occorre fare qualche precisazione ed esaminare tutte le possibili funzioni svolte dai nuraghi.

I nuraghi come “sede del potere nel villaggio o gruppo di villaggi”, “la casa del capotribu’ , della sua famiglia e dei suoi “dignitari”, un’idea ancora molto coltivata in ambito accademico. Ma e’ molto probabile che il nuraghe non fosse “abitato” dal capo del villaggio. In molti villaggi sono state rinvenute capanne “principali” da far pensare ad una residenza di qualche persona importante, ma soprattutto, esaminando la struttura interna dei nuraghi, si evince quasi subito che gli ambienti non sono quelli tipici di una “abitazione”. Tali caratteristiche interne,  le camere “a tholos”, le nicchie, le “finestrelle”, il tutto suggerirebbe invece una frequentazione “occasionale ” del nuraghe, visto in questo caso come avente piu’ che altro una funzione di culto “per la celebrazione di certi riti, dove il “capo”, od i capi, vengono visti dagli studiosi come la figura di “gran sacerdote” ancorche’ di capo militare e politico.

Quattro nicchie,  dette “giaciglio”  rientranti nelle pareti della camera a tholos principale che sono orientate secondo i quattro punti cardinali, ed un rimanente spazio al centro fanno supporre che il nuraghe non fosse una “abitazione regale” bensi’ un “tempio”, se si considerano anche altre caratteristiche come gli orientamenti delle pareti murarie esterne, aggettate ad “abbracciare”, nei nuraghi complessi, le torri, il mastio centrale e le torri “angolari”. orientamenti che seguono le “linee” coincidenti con solstizi e lunistizi. Tutto cio’ li riveste di mistero, e pertano a pensare che i nuraghi ed altre strutture fossero ben piu’ che “fortezze difensive”. Erano forse, almeno certuni di essi, anche degli osservatori astronomici, oltre che dei centri di culto, dei templi.

La funzione rituale e religiosa si evince dalla fondata descrizione fatta da molti studiosi in cui il “sacerdote-capo” si mette di spalle alla nicchia che si trova orientata verso il Nord, una pietra amovibile posta al centro della “tholos” che, in una ora ben precisa (probabilmente all’avvicinarsi del mezzodi’ al solstizio d’estate),  viene levata,  e la luce del Sole investe il “celebrante”,  si’ da fargli acquistare una dimensine  divina e  carismatica.

Questa e’ una delle tante ipotesi, ma che comunque “mettono in crisi” quella ben piu’ nota, che vede i  nuraghi solo come mere fortezze militari o torri di guardia, come nel caso di nuraghi semplici, detti “monotorre”. La funzione di”fortezza” asunta dal nuraghe va considerata comunque molto verosimile, anche perche’ le caratteristiche di “fortificazione” di certo non mancano. 

Come la gia’ citata “merlatura” tipo quelle di un castello,  l’imponenza delle strutture, la complessita’ di certi nuraghi che danno di fatto l’idea di “fortezza” o “caserma” per i soldati,  pur se anche questi nuraghi complessi, al loro interno, ospitano spazi poco adatti a contenere una guarnigione di soldati e, comunque, conservano anche essi le caratteristiche “religiose” o “rituali” presenti all’interno di nuraghi piu’ semplici, come le nicchie addossate “ai quattro punti cardinali” ed altre caratteristiche che fanno pensare che  l’uso principale fosse quello cutuale o di gestione amministrativa e di potere.

Il villaggio nuragocentrico si sviluppava tutto intorno al nuraghe, il quele va immaginato non “al centro geometrico” dell’area del villaggio ma  proprio come l’edificio centrale, il piu’ imponente. Ecco, decine di capanne corcondavano il nuraghe, “la fortezza” secondo le ipotesi piu’ accreditate, capanne che di fatto erano esterne alla “fortezza nuragica” (che di certo non poteva contenere cento, duecento o trecento persone). Ma i villaggi erano cinti da mura perimetrali, ed a distanze poi’ o meno uguali, le entrate erano “a torre nuragica”, “le porte” del villaggio. Cosi’ come descritto da me ora, la funzione di “fortezza difensiva” e’ svolta se mai dalla recinzione muraria che, con sopra un camminamento, circonda l’area abitativa compreso il nuraghe.

L’ipotesi sulla funzione di un nuraghe vaformulata in riferimento al tipo di nuraghe (ora simile ad una fortezza, ora una piccola torre isolata, ora con una struttura atipica-un corridoio ricoperto di pietre piatte, uno spazio angusto contenente qualcosa di simile ad un pozzo sacro o ad una struttura richiamante il culto fallico, ed altro ancora-.).

Tutto questo ha sugerito l’idea della “polifunzionalita’” del nuraghe, ora centro del potere politico e religioso, ora fortezza, ora tempio, ora semplice torre di guardia. Queste cose tutte insieme, forse, davano al nuraghe il suo vero posto nella realta’ protostorica sarda.

Degne di menzione sono altre strutture che facevano capo ai villaggi nuragici: sono i templi a pozzo (spesso ipogeici) e le “tombe di giganti”, ritenute essere delle “tombe comuni” dove i morti venivano posti “trasversalmente” alla lunghezza della tomba, lunghezza che arriva a trenta o quaranta metri. Una lastra “a mezza luna” o “squadrata” con una piccola porta ne erano l’entrata, una esedra a ferro di cavallo circondava questa entrata, davanti alla quale, nell’esedra, forse si celebravano i pasti votivi per i defunti. Alcune di qeuste tombe sono sprovviste di esedra.

I pozzi sacri, i santuari per il culto dell’acqua sorgiva e purificatrice, spesso sviluppantisi in ipogeo, sono presenti nei pressi di molti nuraghi, anzi attorno a certi pozzi sacri si crearono dei villaggi al solo scopo di essere abitati solo per certi periodi. Erano i luoghi di pellegrinaggio dei sardi nuragici.

Il pozzo sacro di Santa Cristina in Paulilatino (Oristano) e’ il piu’ emblematico. ne sono stati scoperti in tutto una settantina, ma si suppone verosimilmente che siano molti di piu’, tanto era diffuso questo antico culto.

LA COSTRUZIONE DEI NURAGHI

Qui non mi dilunghero’ molto. Basta sapere che le ipotesi sul modo in cui furono costruiti i nuraghi si concentrano praticamente  su un sistena, quello “per l’epoca” il piu’ verosimile secondo gli accademici: la costruzione di rampe a terrapieno sui quali le pietre venivano fatte rotolare fino all’altezza voluta, ed il metodo di spingere le pietre sopra il “gia’ costruito” come sostiene lo studioso Giacobbe Manca (peraltro contestato in quanto egli fa risalire  la cstruzione delle recinzioni murarie dei villaggi nuragici all’epoca fenicia, cosa questa poco verosimile).

Certi studiosi sono pero’ critici sul sistema dei “terrapieni” come unico modo per costruire i nuraghi. Se in taluni casi questa tesi reggerebbe appena, in altri no. basti pensare a torri nuragiche situate su cime di colline, dove il terrapieno o rampa non puo’ avere lo sviluppo adeguato. Ecco che, in alternativa, si sostiene che i sardi possedessero conoscenze di meccanica e di tecnica da poter costruire enormi ponteggi in legno e macchine complesse “alla Leonardo da vinci” con tanto di carrucole, funi, leve ed ingranaggi si’ da sollevare le pietre e posizionarle. Pur non esistendo prove sulla creazione di tali macchine, l’ipotesi e’ verosimile anche per il fatto che il legno e’ deperibile, e carrucole ,  corde ed elementi di ponteggi di allora non potrebbero essere “arrivati fino a noi”.  Ma infrastrutture in legno erano parte dei nuraghi! Soppalchi, scale di servizio esterne, erano di corredo alle scale di pietra che, a chiocciola, all’interno del nuraghe, portavano fino in cima, alla rispettabile altezza di 20, 30 metri forse piu’.

Un trave, elemento di un soppalco, fu scoperto a Barumini, ed e’ questo reperto che ha permesso di datare “Su Nuraxi” al 1400 a.C, il periodo medio dell’epoca nuragica. Una datazione verosimile. Pure se i tavolati potevano essere sostituiti piu’ volte, la pietra no.

 

RITI, CULTURA, ORIGINE DEI SARDI

Che dire poi dei culti, dei riti, delle conoscenze dei sardi?  In cosa credevano?  Da dove venivano?

“Santa Cristina”, un villaggio santuariale risalente al tardo medioevo, conserva al suo interno qualcosa di molto piu’ antico, un pozzo. Un pozzo scavato nella roccia, murato in pietra ben lavorata e profondo  circa5 metri. Intorno a questo pozzo, nel quale si accede da una scala finemente costruita in gradini di basalto, dei resti di capanne di 3000 anni fa’. E’ il culto dell’Acqua sorgiva, o lustrale. Riti, abluzioni, offerte votive. Ecco, questo era il fulcro della fede dei Nuragici, sicuramente ereditata dagli antenati di millenni prima. La religione piu’ antica, quella sciamanica, che venera le forze della natura,la Terra, l’acqua ed il Sole. Per gli antichi Sardi la Terra era fertilizzata dal Sole, dal “dio sole”, raffigurato in molti modi e stili artistici e simbolici nelle sembianze del “toro” o del “fallo”-i menhirs-. La “madre terra” era un essere vivente, l’acqua ne era il sangue, il seme di vita. Questo era il loro pensiero.

 

Pellegrinaggi nei “villaggi santuariali” di cui quelli attuali-le feste campestri- ne sono un retaggio, riti propiziatori, offerte votive, strani balli con delle maschere apotropaiche erano molto comuni in quell’epoca.

 

Delle antiche stele e pietre con dei fori-le coppelle- raffigurano il “toro”, “il fallo”, “la Luna” le stelle, in particolare le Pleiadi, sicuramente molto importanti per la cultura contadina e di pascolo, nonche’ per la navigazione.

 

I Nuragici conoscevano l’ingegneria navale, cosa questa testimoniata dai modellini in bronzo (i famosi “bronzetti”) riproducenti imbarcazioni con tanto di albero, protome-testa di Toro od altro animale- ed altre caratteristiche da far pensare che i Sardi costruissero navi paragonabili a quelle dei Vichinghi se non addirittura piu’ grandi).

 

Non per nulla gli antichi Sardi prendono il nome da una antica parola, “shardan” da cui “sardigna”, che identifica un misterioso “popolo del mare” che commerciava con altre genti del Mediterraneo come Cipro,la PenisolaIberica, la stessa penisola Italica e quella balcanica, nonche’ con Creta e Cipro.

L’ossidiana, una pietra sscura e vetrosa, di origine vulcanica e molto diffusa anche  in Sardigna, era l’”oro nero” dei Sardi, estratto da molte zone di montagna ed esportata, insieme alle lavorazioni in bronzo e ad altre merci come i prodotti agropastorali.

 

Si menziona il popolo “Shardan” in molti testi storici, come quelli sulla “battaglia di Kadesh” fra Egizi ed Ittiti, combattuta dagli “shardan” niente di meno che con Ramesse II, il faraone forse piu’ famoso.

 

Sulla origine dei Sardi le ipotesi formulate sono tantissime, dalla origine “autoctona” a quella “dall’Africa”, “dal medioriente” o dalle coste vicine. Una cosa e’ certa, con il medioriente c’e un collegamento, basta che vi scriva su Monte d’Accoddi (SS). E’ un monumento di 5300 anni fa, cosi’ diverso da quelli descritti fino ad ora: .una vera e propria ziggurat, da cui l’idea che la Sardegnaabbia avuto contatti persino con il Medioriente. Cosa questa supportata da studi comparati della  lingua sarda con altri idiomi, tenendo conto pero’ delle contaminazioni fenicie e latine.

L’origine dei Sardi puo’ essere spiegata a mio avviso da una semplice considerazione: delle genti gia’ esistevano, in antico, nell’Isola; diverse ondate migratorie da tutte le coste del Mediterraneo e persino, forse, dal Medioriente, ha generato il popolo sadro, e cioe’ noi, che ancora oggi siamo legati alle antiche tradizioni, ai misteri, alla storia di questo antichissimo popolo: “il popolo del mare”.

CIAO

(per saperne di piu’-sui pozzi sacri di eta’ nuragica-, cliccare qui)

 Marghian

❀ Rоѕa ❀

♥ Chiunque può simpatizzare con il dolore di un amico,ma solo un animo nobile riesce a simpatizzare con il suo successo ♥

MI...semplicemente ♪☕♫

Le belle parole dei saggi e dei poeti di tutto il mondo mi aiutano spesso a dire quello che non so esprimere

VIAGGIO VERSO CIELI LIMPIDI

La vita è bella comunque e a prescindere!

Chi trova un amico trova un tesoro

La vita è il frutto della nostra immaginazione

Marghian - Music blog

Just another WordPress.com site

Semprevento's Blog

Amo il vento e tutto ciò che accarezza

Cayenna

Essere se stessi contro ogni violenza

la vita va...

Just another WordPress.com site

MALI & LINO

Just another WordPress.com site

~ A l b a ~

camminando insieme a voi.....

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: