OTTO MARZO, I “PRO” ED I “CONTRO” DI UNA FESTA

8 MARZO

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 FESTA DELLA DONNA

Le origini della festa della donna che si celebra l’otto di marzo risalgono al 1908. Pochi giorni prima di questa data le operaie di una industria tessile di New York scioperarono per protestare contro le condizioni disumane nelle quali erano costrette a lavorare. La protesta delle operaie si protrasse fino all’otto di marzo, quando il proprietario dell’azienda tessile, la Cotton, blocco’ tutte le uscite della fabbrica per impedire alle donne di uscire. Allo stabilimento venne appiccato  il fuoco. Questa misura repressiva costo’ la vita a centoventinove donne che morirono bruciate  all’interno della fabbrica. In memoria di questo tragico evento la data dell’otto marzo fu proposta da -> Rosa Luxemburg come giornata internazionale di lotta internazionale per i diritti delle donne.

Ciao. Forse io, “come uomo” , per tradizione non sarei “autorizzato” a parlare della “GIORNATA DELLA DONNA”. Ma ho voluto ricordare questa festa per due motivi principali: Il primo è il ricordo di quelle ragazze,  che diedero la  loro vita pur di difendere i loro diritti. Il loro tragico e coraggioso gesto di protesta diede una spinta a molte rivendicazioni  di diritti che ancora le donne portano avanti con dignità e determinazione; diritti  che ancora oggi in gran parte  sono loro negati. Questo avviene in tutto il mondo, nei paesi industrializzati ma soprattutto nei paesi poveri, dove  ancora domina la”cultura del maschio”, dell’”uomo che vale di piu’” e  che quindi “merita di piu’”. Cultura questa che viene applicata  ancora oggi in tutti i settori della vita sociale, nel lavoro e non solo. Per non parlare della violenza contro le donne e della loro sottomissione, una piaga purtroppo ancora molto viva. Il secondo motivo è che, secondo me,  l’8 di marzo dovrebbe essere visto come il “giorno dell’uguaglianza”. Si, perché la donna è la “metà uguale” del genere umano.Questa è una verità indiscutibile, ma che ancora putroppo viene discussa, anzi bistrattata ed ignorata. Spetta  soprattutto a noi uomini capire questa verità. Ed è con questo spirito di uguaglianza  che faccio a voi donne l’augurio che il significato della data dell’8 marzo si estenda a tutti i giorni dell’anno, e a noi uomini auguro che ci siano chiare le ragioni della donna, le vostre ragioni, che sono quelle di umanità, di intelligenza, e di dignità. Come quella dimostrata l’8 marzo di quel lontano 1908 dalle operaie di quella fabbrica di New York.

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Molte donne pensano che non ci dovrebbe essere una “giornata della donna”. Ed e’ vero, in quanto le varie “giornate di…” sono riferite, quasi sempre, a categorie deboli o considerate tali , ovvero a dei problemi sociali: “La giornata dell\’anziano”, “dei ciechi” o “La giornata dell’AIDS”, e cosi’ via. Considerando che gli esempi che ho fatto riguardano iniziative UTILI a sensibilizzare su un problema, va da se’ che se si celebra una “giornata della donna” si è in una società che, come per l’anziano o il “disabile”, ha bisogno di essere sensibilizzata. Molte donne infatti non gradiscono l’”8 marzo” proprio per questo motivo. La donna è l’essere umano femminile, e non è una “categoria debole”. Se lo è, tra virgolette, è solo perché la società umana opera delle discriminazioni che di fatto sminuiscono quella che è la donna in tutte le sue stupende potenzialità. Se la “giornata della donna” la si celebra come un fatto di costume va bene; ma la donna è, esattaemnte come noi, al centro della vita di ogni giorno, ed in ogni campo della vita sociale ed umana.

CIAO

Marghian

20 MARZO, ORE 22,58 IN ITALIA- BENVENUTA PRIMAVERA. TI SALUTO CON QUALCHE RITARDO

Ciao. In questi giorni, dal 21 a oggi, non ho trovato il tempo di fare il consueto post sull’inizio delle stagioni, prmavera ed estate in particolare. Pensavo in queseti giorni di fare il pos sul blog musicale (con le due tre parole su fecebook), ma poi ho preferito li’ dare spazio a ‘sta ragazza. E qui, aggiungo qualche parolina, cosi’….

 SALUTO LA PRIMAVERA DEL  2019- SEPPURE CON UN CERTO RITARDO

(Su Facebook sono stato piu’ puntuale- oltre che piu’ breve-, SERA DEL 20…)

“E’ primavera, svegliatevi bambine. Fra le cascine, Messer Aprile fa il rubacuor….”. Cosi’ fa una vecchia canzone melodica, di quelle che piacevano ai miei genitori, da ragazzi. La cantava anche Claudio Pica, in arte Claudio Villa.

SPRINGTIME  VIDEO MUSIC

(La musichetta e’ un mio accenno al famoso Minuetto di Boccherini)

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La Primavera è cominciata quest’anno il 20 marzo, quando in Italia erano le 22,58 .Non il 21, come tradizionalmente si è sempre creduto, allo scoccare della mezzanotte fra il 20 e il 21 del mese per giunta. Prima, molto tempo fa, quando le stagioni, che sono un fenomeno astronomico, vennero inquadrate in un calendario, basato sul movimento del Sole rispetto alla Terra (allora era lui a muoversi, e ancora oggi lo e’ in astrologia ),  era cosi’. Si parte dal Concilio di Nicea del 325 dopo Cristo,  si opero’ qualche modifica al calendario giuliano (gia’ ideto dai Greci e adottato da Cesare, che aveva i giorni bisestili a sbalzi irregolari seconda di come ai pagani “gli girava”, togliendone e aggiungendone se una festa era simpatica o no all’imperatore di turno);  poi nel 1582 ci fu la famosa riforma di Papa Gregorio III, che portò al calendario Gregoriano,messo appunto su suggerimenti del  matematico Aloisius Lilius che, a capo della “commissione della riforma calendariale”, operò  altri aggiustamenti tipo essere tornati indietro, nel mese di ottobre di quell’anno, di dieci giorni, con una primavera che iniziava il 15 marzo; e si fecero altri aggiustamenti ad hoc. . Non è stato facile far collimare con gli schemi delle esigenze temporali umane, i movimenti del Sole e della Terra, anzi, di quest’ultima rispetto al Sole.. Ma, ai fini dei calcoli astronomici, considerare il Sole in movimento e la terra ferma, non creava poi tanti problemi.  Piuttosto, la discrepanza fra l’anno tropico (il movimento apparente del Sole che in un anno torna al punto di partenza) e l’anono siderale (che si basa invece sul moto reale della Terra rispetto alle stelle), con uno sfasamento di una ventina di minuti in un anno. Questo sì, ha creato problemi. E ciò dipende dalla famosa precessione equinoziale. L’asse terrestre ruota “a trottola” con un giro completo ogni 26mila anni quasi, e questo come ho avuto modo diverse volte di scrivere, accade anche  la Luna,  girando  attorno dando alla Terra da’ a questa una  regolare “oscillazione” a trottola (immaginate l0asse terrestre, a Sud che “resta fermo” e e che a nord “forma un cerchio, in 26 mila anni, per dare l’idea.  E questo  crea la discrepanza fra l’anno apprente- come noi vediamo il giro completo del Sole – e quello reale, l’anno siderale, discrepanza di svariati minuti. L’anno non e’ poi di 365 giorni esatti, come sappiamo; ma di sei ore e svariati minuti in piu’. Non so quando la prossima osservazione influisca con le stagioni, ma a titolo di cronaca, occorre ricordare che c’è poi il “giorno in piu” implicito della Terra: considerate per un attimo la Terra che mostri a noi sempre la stessa faccia . In un anno, compirebbe un giro completo. Va aggiunto, ai 365 giorni e sei ore circa. Questo crea una discrepanza di tre minuti circa, mi sembra, sul sorgere e tramontare degli astri, ogni giorno  La Terra quindi attraversa il punto “vernale”, dove equatore celeste e eclittica – dove “passano” sole (apprentemente) e pianeti (realmente) – si intersecano, con un piccolo anticipo. Per questo si parla di “precessione degli equinozi”. Naturalmente, nell’emisfero astraale e’ equinozio di autinno. La primavera e l’estate, adesso toccano a noi 🙂   Quindi, latradizionale scadenza stagionale del 21 è saltata. E’ corretto dire che la Primavera entra intorno al 21; l’autunno fra il 22 e il 23 settembre, l’inverno intorno al 21. La prossima primavera sara’ il 21 di marzo, dopo il 2100, non ricordo l’anno esatto.  Ovviamente, lo sappiamo, anche quest’anno come sempre la primavera fa un ingresso timido, in odore di inverno, con qualche pioggia e vento. Ma in queste ore, almeno qui da me, pare che abbia preso quota.

UNA CURIOSITA’

spring full moon

PRIMO PLENILUNIO DI PRIMAVERA NON VALIDO

26 MARZO 2019. Aggiorno il post con questa cosa curiosa. Occorre tener presente che tutto quell’affaticamento a correggere il calendario Giuliano, da parte dei matemaatici al soldo di San Gregorio III Papa era finalizzato in fin dei conti al calcolo della Pasqua, Pasqua che cade sempre la prima domenica successiva al primo plenilunio di Primavera, ecco che questo primo plenilunio di primavera, quest’anno, non vale. Allora, meno di quattro ore dopo l’inizio (22,58) della primavera, c’e stata la luna piena. Tecnicamente, quindi è stata la prima luna piena di Prmavere. Pero’…questa luna piena non vale! E Pasqua non era ieri domenica 24 marzo. Ma allora? Questa luna piena non è valida. Come ma. Il calendario gragoriano considera- mi sono dimenticato di scriverlo quando ho fatto il post- sempre il 21 di marzo come primo giorno di primavera, anche se non sempre è così. Qualche anno fa per esempio la primavera e’ entrata addirittura il 20 poco dopo 5 del mattino. Ma per la Chiesa (infatti la riforma del calendario e’ stata voluta da Papa Gregorio per il calcolo esatto della Pasqua, quindi la Chiesa e’ madre di questa riforma..) la primavera entra tradizionalmente  il 21. Ed ecco che questa prima luna di primavera,  per la Pasqua non vale : perche’ c’e stata proprio all’inizio del il 21 e non esattamente “dopo passato  il primo giorno di primavera”,  e si va quindi al 21 aprile per la Pasqua di quest’anno, la domenica dopo la prossima luna piena, che sara’ considerata valid.  Curioso vero? Comunque, il nostro è considerato attualmente il calendario piu’ preciso. Quello giuliano, che poi e’ del matematco greco Sosigene,alcuni secoli prima di Giulio Cesare,  molti secoli prima, aveva gli anni bisestili che venivano tolti o aggiunti non so con quali criteri, e si creavano casini. Considerando culture lontane da noi, ad esempio i calendari Maya erano geniali, ma si dovevano ogni tanto aggiungere mesi di cinque o sei giorni soltanto ogni certo numero di decenni. Erano poi calendari incrociati (Sole, orbita di Venere, Lunare, eccetera). Consideravano pero’ i movimenti precessionali – il ciclo di rotazione a trottola della Terra, anche se per i Maya era il Soe a fare movimenti strani in millenni- , conoscevano le fasi di Venere, i cicli di Saros per tutte le eclissi Sole – Luna. Ma questo calendario nostro, il Gregoriano, con gli anni bisestili stabiliti ogni quattro anni, ed applicati agli anni divisibili per 400 (il 2000 ad esempio), esccudendo quelli che finiscono per “100” (per esempio l’anno 100,  il 1100, 2100, il 6100″ non sono bisestili), è il calendario piu’ preciso.

CIAO

Marghian

“5 marzo”. Non e’ una poesia alla Manzoni. E’ che oggi un piccolo corpo celeste ci sfiorera’

ANCORA UNA VOLTA, UN ASTEROIDE SFIORA LA TERRA

towards hearth asteroid

(Ma la cronaca, e’ vera)

Quando si legge, o si sente la notizia  che un asteroide sta per sfiorare la Terra (se non lo ha già fatto) passandole vicino  a poche decine di migliaia di chilometri, tale notizia non desta stupore, quando non lascia del tutto indifferenti. E questo accade proprio perché una notizia.. fa meno notizia proprio perché ricorre spesso.  Ma e’ giusto, oltre che importante, informare anche su questo. Non foss’altro che per avere ogni tanto una occasione di riflessione sui fenomeni che riguardano il cosmo, e nella fattispecie  il nostro spazio celeste, il nostro “vicinato cosmico”, se così posso esprimermi. Ecco che io mi sento di far “rimbalzare” questa che e’ l’ennesima notizia di asteroide che quasi sfiora la Terra, anche per riflettere e far riflettere su tali fenomeni affascinanti  per quanto “ricorrenti”, quasi “di routine”,  nel cielo.  E’ bene, io credo, anche tenere a mente il potenziale pericolo di questi oggetti detti “asteroidi” dei quali ho scritto ampiamente qui, in questo post .
Un sasso spaziale sta passando proprio in queste ore vicino al nostro pianeta. La comunità scientifica ha fatto la sua conoscenza tre anni fa, nel 2013 grazie ad un precedente passaggio ravvicinato: quella volta l’asteroide passò circa due milioni di chilometri dal nostro pianeta. Ma questa volta ci potrebbe fare il suo rispettoso inchino molto più da vicino (la rima non e voluta, viva la spontaneità..), inchino davvero rispettoso: non succederà niente nemmeno questa volta come vi scriverò più avanti.
 
Non v’e comunque certezza su come sia la sua orbita. Infatti il meteorite in questione  venne perso di vista dopo il suo passaggio nei pressi del nostro pianeta. La Nasa ci sta però lavorando, e le stime dei parametri orbitali  sono di un “range” di incertezza sulla possibilità di massimo avvicinamento alla Terra che va da i 14 milioni di chilometri a  17mila chilometri.  Adesso si sa che questa volta l’asteroide passerà a 347 mila chilometri dal nostro pianeta una distanza comunque inferiore a quella che si separa dalla Luna. distanza che  è circa  di 380mila chilometri. 
 
Gli studiosi del centro Nasa  Cneo,  un centro per la ricerca sugli asteroidi detti Neo, che sono quelli che si avvicinano alla Terra (infatti questi oggetti sono chiamati  Near Earth Objects, cioè oggetti vicini  alla Terra) ci assicurano: non c’è nessun pericolo per la Terra. Ci è andata bene anche questa volta, in barba ai catastrofisti di turno. Questo oggetto, però, gli e’ sfuggito: perché e’ troppo piccolo? Infatti,  l’oggetto ha un diametro verosimilmente intorno ai 30 metri.  Non c’è pericolo, considerando anche le piccole dimensioni dell’oggetto. Ma qualche piccola preoccupazione in più desta il prossimo passaggio ravvicinato del meteorite, che si ritiene avverrà  nel settembre del 2017, a fine mese, se i calcoli si confermeranno esatti.  Ma la probabilità di impatto con la Terra e’ molto bassa: si parla di una probabilità su ben 250 milioni!  Davvero una possibilità minima. Ma molti di questi oggetti non sono ben conosciuti, sono difficili da sorvegliare e possono così praticamente “apparire dal nulla” ed essere potenzialmente  pericolosi per la Terra. A questo punto però mi viene in mente quello che era successo nel febbraio di tre anni fa in Russia quando un meteorite si frantumò nell’atmosfera.
asteroide_ _russia_2013
La scia lasciata dall’asteroide esploso tre anni fa sopra Chelyabinsk, in Russia
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Guardate qui, e’ un Il cratere nel ghiaccio prodotto da uno dei frammenti dell’asteroide russo.
Il suo diametro era di soli venti metri. Eppure, i frammenti prodotti anche dal rompersi di vetri e finestre a causa dell’onda d’urto provocarono centinaia di feriti. L’energia che verrebbe prodotta dall’impatto di un asteroide come questo che ci sta passando vicino adesso, sarebbe addirittura maggiore, forse il doppio. Dunque, considerando la questione in generale, il problema e’ reale. L’impatto con meteoriti e’ non per niente uno  dei problemi del nostro pianeta, anche se per fortuna non immediato. E’ una delle cosiddette “emergenze planetarie”.
 
 
Morale: : si dovrebbe studiare ancora  di piu’ su quanto accade nel Sistema Solare, invntando qualcosa di nuovo, o potenziando sistemi gia’ operanti allo scopo di censire ed osservare soprattuto gli oggetti che orbitanonei pressi del nostro pianeta che gli antichi chiamarono”terra”, perche’ allora era ritenuto essere il suolo del mondo. Ed in effetti lo e’, dato che ancora non siamo in grado di abbandonarlo per cercare altri posti dove abitare.
CIAO
Marghian

LUGLIO 1969 – LUGLIO 2019 – 50 ANNI DALLO SBARCO SULLA LUNA.

Ciao. Domani 20 luglio come sappiamo, ricorre il cinquantenario dello sbarco sulla Luna. Feci un post, in occasione del quarantesimo anniversario. Ve lo ripropongo, data la ricorrenza, riveduto e corretto. C’è sicuramente ancora da correggere, in dattilo. …Vi racconto la storia di quell’epico evento. Non sono Piero Angela, non sono Ruggero Orlando, ne’ Tito Stagno (sapete che è di Cagliari? ); ma, umilmente,  ci provo.

*APOLLO 11*

apollo 11

La capsula Apollo 11- La punta del razzo Saturn 5, che volo’ verso la Luna

Cinquant’anni fa, il 20 luglio del 1969, l’uomo metteva piede per la prima volta su un altro corpo celeste: era la Luna. Quel giorno l’uomo aprì una nuova era nella sua storia di “esploratore del mondo”. Da sempre l’uomo cerca, esplora, scopre. Dalla scoperta del fuoco, all’invenzione dei primi rudimentali utensili e strumenti per procurarsi il cibo e per “farsi breccia” nell’ambiente ricco ma al contempo ostile in cui viveva, sino a conquistare ogni angolo del pianeta, sino ad oggi, l’uomo continua nella sua sete di conoscenza e di dominio del mondo in cui vive. Ma la sua “grande meta”, sin dai primordi della sua esistenza, è il cielo. Visto da sempre come “meta irraggiungibile e divina”, il cielo è stato comunque considerato una “meta da conoscere e da raggiungere”, seppur lontana. I miti, le religioni, le “favole” hanno sempre dato all’uomo quella “voglia di cielo” che, nei millenni, si è sempre più concretizzata, sino ad arrivare, oggi nella nostra epoca, al..grande balzo: la conquista della Luna.

PRIMA DELLO SBARCO DELL’UOMO SULLA LUNA

surveyor 1

La sonda automatica Surveyor -1, lanciata tramite razzo vettore del tipo Atlas Centaur a fine maggio del 1966, tocco’ il suolo lunare il 2 di giugno dello stesso anno.- Senza uomini a bordo, la Surveyor -1, con altre sonde inviate poi,, ha preparato la strada allo sbarco umano, avvenuto con l’undicesima capsula spaziale del progetto Apollo.

Nell’avviare questo ambizioso progetto, Il governo americano decise di esplorare il nostro satellite con delle sonde automatiche capaci di scattare delle fotografie del suolo selenita e di fare altri rilevamenti che avrebbero spianato la strada ad un futuro atterraggio dell’uomo su un altro corpo celeste.

la prima sonda del “Progetto Pioneer”  che venne lanciata l’11 ottobre 1958 doveva studiare i campi magnetici e le micro meteoriti in prossimità delle orbite della Terra e della Luna. Arrivò all’altezza  di 113 mila km, e non raggiunse la Luna. Inviò comunque dei dati utili che riguardavano le condizioni dello spazio prossimo alla Terra. le altre sonde del “Progetto Pioneer” si dimostrarono comunque molto utili al fine di “conoscere lo spazio” e le sue caratteristiche, come i “raggi cosmici “, le radiazioni nello spazio orbitale ed il “vento solare” con cui le future sonde avrebbero dovuto  poi confrontarsi.

Fu con le sonde “Surveyor” che il “Progetto Luna” subì spinta notevole. La prima della serie fu lanciata il 30 maggio del 1966 alle 14,14  UTC  con il razzo vettore Atlas Centaur.  “Surveyor 1” punto’ direttamente verso una traiettoria di impatto con la Luna e, quando la sonda si trovò a metri mt dalla superficie lunare. Toccò il suolo, in caduta libera, il 2 giugno del 1966, nella zona denominata “Oceanum Procellarum”. “Surveyor 1 trasmise dati, ininterrottamente, sino al 14 luglio dello stesso anno. Il “Progetto Surveyor” terminò con l’allunaggio della sonda “Surveyor 7”, il cui scopo fu quello di raccogliere informazioni sull’ambiente lunare finalizzate all’esplorazione del satellite con le sonde del “Progetto Apollo” Il “Surveyor 7”, dotata di strumenti sofisticatissimi e di una telecamera, nonché’ di un “braccio scavatore”, toco’ il suolo selenita il 10 gennaio 1968 alle ore 6,30 UTC.

Intanto “volavano” le sonde del “progetto GEMINI”, che portarono, nel periodo tra il 1963 e il 1966, alla prima “passeggiata nello spazio” -attività extra veicolare” e permise di mettere a punto i primi “RENDEZ-VOUS”,  gli “AGGANCI” tra sonde, indispensabili per le operazioni future. Con il rientro a terra della “Gemini 12” nel novembre del 1967, il “capitolo Gemini” fu dichiarato chiuso. C’erano ormai le premesse per il progetto che, come sappiamo, avrebbe portato l’uomo sulla Luna: l’ambizioso “Progetto Apollo”.

IL PORGRAMMA APOLLO E LO SBARCO SULLA LUNA

lading on moon

Il progetto Apollo fu una continuazione delle spedizioni precedenti che, come si è visto, misero a punto la tecnologia, le conoscenze e l’esperienza che resero possibile l’ambiziosa impresa che si prefiggeva di portare un uomo sulla Luna.

Il “programma Apollo ebbe un inizio poco felice: la navicella “Apollo  Saturn 204”, ribattezzata poi “Apollo 1” , prese fuoco in una esercitazione nel  gennaio del 1967 mentre si trovava in cima al razzo “Saturn1B”. L’incidente, che causò la morte dei tre astronauti, non scoraggiò la NASA, che continuò. Il programma Apollo portò undici equipaggi umani nello spazio: dalla missione Apollo 7 alla missione Apollo 17 . Tutti i voli  partirono dalla base “John F. Kennedy Space Center”. Questi lanci perfezionarono quella parte del programma che era di fondamentale importanza: il “razzo vettore”. Il l primo viaggio con equipaggio umano fu lanciato col vettore Saturno 1B; mentre successivamente questo razzo fu sostituito dal prestigioso SATURNO 5, ormai entrato nel nostro immaginario. Questo prodigio della tecnologia, conosciuto come “razzo lunare”, era un razzo a più sezioni, o “stadi” dotati di propellente liquido. Il principio era il seguente: uno stadio, esaurito il carburante, si staccava, permettendo al successivo di attivarsi e continuare la spinta, fino a quando del “razzo non rimaneva la “punta”. Che era la capsula spaziale stessa. Il Saturno 5  era il modello più grande della serie SATURN. fu progettato e messo a punto, sotto al direzione di Wernher Von Braun e di Arthur Rudolph al Marshall  Space Flight Center in Alabama. Tra il 1967 e il 1973 furono lanciati ben 13 razzi del modello Saturn 5 che furono utili sia per  le missioni Apollo che per la messa in orbita della navicella “Skylab”.

Con l’Apollo 7 e l’Apollo 9 si effettuarono viaggi in orbita terrestre di equipaggi umani, mentre le navicelle Apollo 8 ed Apollo 10 orbitarono attorno alla Luna.  Con l’Apollo 9 entra in scena un particolare tipo di capsula, indispensabile per la missione: è quel prodigio tecnologico noto come.. LEM. Il 3 marzo del 1969 l’Apollo 9 fu lanciato dalla base di Cape Canaveral. Fu testato uno strano veicolo, che scherzosamente fu dapprima chiamato “Spider”, “Ragno”, e successivamente-missione Apollo 10- prese il nome di LEM, acronimo che sta per “Lunar Excursion Module”, ossia “modulo per l’esplorazione lunare”. Non entrerò nei dettagli tecnici sul LEM: scrivo soltanto che questo tipo di modulo è adatto ad una lenta discesa con razzi frenanti su un corpo celeste, manovrabile e adatta d ogni terreno di atterraggio, data la sua forma “a ragno”. Il LEM era infatti capace, una volta staccatosi dalla “navicelle Apollo”, di “planare”, scegliendo, anche grazie a comandi manuali, dove atterrare, e di decollare con una spinta sufficiente da potersi ricongiungere con la “navicella madre”, a missione avvenuta. E così infatti avvenne.

La navicella Apollo 11 raggiunse la Luna il 20 luglio del 1969, dopo una estenuante “gara” con il potente “avversario sovietico”. “Gara” questa che, come sappiamo, era ispirata da quell’”equilibrio del terrore che chiamiamo con il tristemente poetico nome di “guerra fredda”. Si, lo sbarco sulla Luna fu anche questo. Ma veniamo, in dettaglio, all’” evento del millennio”, così da tanti è stato definito.

Innanzitutto, gli UOMINI. Neil Armstrong, comandante della missione e primo uomo che mise piede sulla Luna; Michael Collins, pilota del modulo di comando e che per questo ruolo rimase in orbita intorno alla Luna; Edwin Eugene “Buzz” Aldrin, pilota del modulo lunare LEM e secondo uomo a toccare il suolo lunare. Questi sono i nomi dei tre astronauti della capsula APOLLO 11.

SATURN FIVE

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Il maestoso missile Saturn V, costruito sotto l’egida di Wernher Von Braun

-Una menzione particolare merita, a questo punto, l’ingegnere di origine italiana Rocco Petrone, che dopo aver lavorato a fianco di Von Braun, prese il posto di quest’ultimo a capo di tutto il progetto Apollo. Uomo dalla memoria straordinaria, conosceva il razzo pezzo a pezzo, e risolse all’ultimo istante (calcisticamente parlando, “in zona Cesarini”) un difetto ad una voalvoletta che stava per compromettere il lancio. Petrone, ripassando mentalmente le caratteristiche del razzo, andò dritto dritto al problema, regolando la valvoletta e bloccando la debole fuoriuscita di gas che non avrebbe dobuto essserci.

IIl razzo vettore SATURNO 5 con in cima la navicella con i tre astronauti a bordo lasciò il suolo terrestre  la mattina del 16 luglio del 1969 alle ore 9,32 minuti ora locale. 11minuti dopo, spentosi il terzo stadio del missile, la navicella era in orbita attorno alla terra: l’avventura di Armstromg, Aldrin e Collins era cominciata. Venne estratto dal terzo stadio il LEM e agganciato alla navicella Apollo. Tre giorni dopo, il 19 luglio, Apollo e Lem erano in orbita lunare. Il modulo lunare “Eagle”-Aquila-si staccò dalla capsula Apollo. Aldrin e Collins presero posto nel LEM, mentre Collins rimase nella capsula di comando.  Il  LEM” si staccò dall’Apollo ed inizio la lenta e faticosa fase di discesa sulla Luna. la superficie del nostro satellite naturale e primo corpo celeste ad essere da lì a poco “violato” dall’uomo si avvicinava sempre più. Le manovre e le fasi dell’atterraggio sulla Luna furono difficili e concitate.  Armstrong prese il controllo manuale del modulo e fece allunare il modulo nella zona prescelta per l’allunaggio: una zona impervia, a dispetto del nome “Mare tranquillitatis” . Il LEM toccò la polverosa superficie lunare alle ore 20, 17 UTC-Universal Coordinated Time, l’ora di Greenwich-. l’UOMO ERA ARRIVATO SULLA LUNA. Mancava ancora una ultima, piccolissima fase: SCENDERE.  Erano momenti di grande tensione per i due astronauti astronauti a bordo del LEM oramai addormentatosi sul soffice suolo lunare. Momenti di “suspance” per chi era a terra, momenti emozionanti per Michael Collins, che anni più tardi dirà: non sarei mai ripartito dalla Luna, avrei voluto scendere lì. Alle ore 22, 56 minuti e 15 secondi Neil Armstrong, il primo uomo a farlo. Mette piede sulla LUNA. Pronuncia la storica frase “un piccolo passo per me, ma un gigantesco balzo per tutta l’umanità”, si guarda attorno. E’ cominciato il primo soggiorno di due uomini sulla Luna.

UOMINI SULLA LUNA

men on the moon

Una storica foto

A questo evento seguirono altre fasi, come gli esperimenti condotti sulla Luna dagli stessi astronauti di quella prima missione. A questa, altre ne seguirono. Dopo la sfortunata missione “Apollo 13”, altre tre missioni Apollo andarono in porto con successo.  La Luna è oggi più vicina, e ci è più familiare grazie al coraggio e allo spirito di avventura dei tre astronauti, di coloro che li hanno preceduti e di tante persone che hanno lavorato, “a terra”. Per la riuscita di questa impresa di cui oggi si celebra l’anniversario. Aldrin, Collins e Armstrong furono i primi, e tutto il mondo era con loro. Altre frontiere sono in attesa di essere raggiunte dall’uomo. Ma questa, amici, è …una continuazione della storia: non un’altra. E, di questa storia, noi siamo tutti parte: è la storia dell’uomo, la nostra storia. Parte di una storia più grande, quella dell’universo, della quale storia, sentiamo di non essere gli unici attori. Ecco perché li cerchiamo, e li immaginiamo. Raggiungere la Luna è stato forse il primo passo, verso altri mondi, con future astronavi. “Per arrivare là, dove nessun uomo è mai giunto prima” – avete riconosciuto queste parole: Star Trek, l’esplorazione delle stelle. 

CIAO

Marghian

NUOVA AFFASCINANTE TEORIA COSMICA: DAL BIG BANG, SAREBBERO VENUTI FUORI DUE UNIVERSI CONTRAPPOSTI, SPECULARMENTE OPPOSTI: MATERIA ANTIMATERIA, TEMPO ANTITEMPO, SPAZIO E ANTISPAZIO. ENTUSIASMANTE AL SOLO PENSARCI.- magari anche da far girare la testa- COMUNQUE, UNA TEORIA AFFASCINANTE- PER ME LO E’ UN PO’ DI PIU’. E VI SPIEGO PERCHE’

Ciao.  In queste ore, senza internet in casa, e con i “giga” della promozione Vodafone finiti, non mi è rimasto che scrivere, profittando di qualche “tempo morto” nel dovere quotidiano. In genere, sto al computer dalle 20 circa alle 21, 21 e 30 circa, e poco riesco a fare. Volendovi scrivere qualcosa, ho concentrato l’attenzione su di un trafiletto, due righe di notizia che ho letto due giorni fa e che hanno catalizzato la mia curiosità. La notizia di una nuova teoria sulla formazione del universo, dopo il Big Bang. Non è quindi una teoria alternativa al Big Bang, ma una nuova versione del Big Bang stesso, che ipotizza pensate, la nascita e lo sviluppo non dell’universo, ma di due universi. Così.

UNIVERSI SPECULARI

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Il Big Bang forse ha generato due universi. Due universi, da una unica origine

Qualche giorno fa, a casa, per i pochi minuti che la linea ADSL teneva, nelle brevi “News” della pagina di Tiscali, ho letto un trafiletto, poche righe che illustrano una teoria cosmologica che, se confermata, cambia il modo comune di intendere l’universo sotto l’ottica della sua più probabile origine: Il Big Bang. Infatti, la teoria suffragata da ragionamenti estremamente logici (calcoli, simulazioni virtuali e schemi) ancor più in quanto formulati da menti eccelse in campo scientifico, nell’astrofisica in specifico sulla base di quanto di certo e di possibile si conosce, sull’universo.

La teoria, va detto e ribadito, non e’ una teoria alternativa al Big Bang come tante ce ne sono, come ad esempio; l’universo stazionario e mai creato; l’universo che è in realtà un ologramma bidimensionale e come tale crea l’illusione della tridimensionalità; l’universo senza la gravità ove questa sarebbe solo una dimensione virtuale ed illusoria; un altra teoria dove il tempo è illusorio; il multiverso senza inizio ne’ fine nelle sue innumerevoli versioni quali un brulicare infinito di bolle-universo, l’universo ciclico che non collassa mai del tutto e che alla fine di ogni si riespande da un punto non nullo, tanti universi disposti su dei “piani dimensionali” che chiamano brane; universi chiusi, aperti, con spazi negativi a sella di cavallo destinati ad espandersi all’infinito a fronte di altri che collassano appena formatisi, e chi più ne sa più ne metta.

No, questa teoria è invece pro-big bang, non alternativa ad esso. Di alternativo, ha invece la versione dell’effetto che il big bang abbia prodotto, su che cosa il big bang abbia prodotto: dal big bang, secondo questa teoria, sarebbero nati non uno, ma due universi, aventi appunto la stessa origine da un punto primordiale comune, ma sviluppatisi “contemporaneamente” – se questa parola ha senso.- su due opposte “direzioni”, sempre se così possiamo chiamarle. Due opposte direzioni… di tempo, e quindi, di spazio. Un universo ed un anti universo, dunque, nati insieme da una unica esplosione iniziale; esplosione che non fu una esplosione nel senso comune del termine, anche se guardando i fuochi di artificio, una granata sembra essere la nascita dell’universo, ma una “fluttuazione” di energia più forte di quelle “normali” nell’ipotetico “mare” di particelle virtuali che, nel vuoto, si formerebbero e sparirebbero all’istante.

Una fra tutte, una fluttuazione fra le tante, ma più energetica, è emersa da questo “mare di vuoto energetico”, da un “nulla energetico che ha la capacità potenziale di creare qualcosa”, come pensava il fisico Stephen Hawking, scomparso il 14 marzo dell’anno scorso. Una “fluttuazione” nel vuoto, più potente delle altre, che per questo non è stata “riassorbita dal vuoto”, e si è invece ingrandita, ,divenendo di fatto una bolla in espansione continua, generando le dimensioni di spazio e di tempo, ed altre dimensioni ancora (esisterebbero 11 o addirittura 43 dimensioni!), necessarie all’esistenza della materia, delle forze che la governano, e della energia, di cui è fatto l’universo, che cosi’ si è formato, secondo la teoria del Big Bang. Teoria che ha le sue sottoteorie, fra qui oggi, questa dell’universo.. “double face”.

Prima di immergerci in questa interessante e intrigante questione, vorrei fare un piccolo “ripasso” su come è concepito normalmente l’universo creato dal Big Bang, la sua versione standard, e vedere poi la differenza prospettata dalla nuova teoria. Vi dirò poi perché, questa teoria del doppio universo mi stia cosi’ simpatica.

L’UNIVERSO STANDARD- DAL BIG BANG, UNA BOLLA DI FORMA SFEROIDALE CONTENENTE ENERGIA E MATERIA – LA MISETRIOSA SCOMPARSA DELL’ANTIMATERIA

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Raffigurazione (ovviamente convenzionale) dell’universo standard, immaginando il punto del Big Bang al centro- ma cio’ è inesatto, ogni punto di osservazione, in uno spaziotempo curvo, e’ “centro”: lo spazio-tempo si espande – o meglio, si dispiega-  nella direzione temporale passato->futuro. Ma la fisica prevede la possibilita’ di invertire il verso del tempo (e’ il cosiddetto “teorema del tempo”) e, specularmente, le coordinate spaziali. Cio’ non viola le leggi fisiche, renendosi cosi’ ragionevole l’esistenza di un mondo “speculare”, opposto al nostro conosciuto.

13 miliardi e 700.000 anni fa, nacque l’universo. Questa è l’ età dell’universo, da studi e rilevamenti fatti mediante i radiotelescopi e apposite sonde inviate nello spazio per studiare la radiazione fossile di fondo che permea tutto l’universo ad una temperatura media costante di 3 gradi Kelvin sopra lo zero assoluto, o se preferite -270 gradi Celsius; radiazione che eì considerata “l’eco” del Big Bang. Radiazione che inizialmente (quando ci fu il Big Bang) era di miliardi di gradi e che avrebbe impiegato, appunto, 13 miliardi e mezzo di anni a raffreddarsi come oggi, secondo i calcoli. Da cio’, l’eta’ dell’universo. Non esisteva nulla, prima del Big bang. Curiosamente, nemmeno il tempo. Molti mettono in dubbio questo, un vero paradosso, Dio che esiste prima del tempo, e crea il tempo perche’ possa esistere lo spazio (??!!)…mi fermo qui, su questo. Per ora

Comunque, l’universo sarebbe nato da uno “scoppio”, in realtà dall’espansione di un oggetto praticamente puntiforme dalla densità infinita: spazio e tempo, raggomitolati in una pallina piu’ ‘ piccola di un atomo (trecento miliardi ce ne stanno nella punta di un ago. Poi, l’espansione. Si parla di una inflazione (rigonfiamento improvvisa, e fasi di piccole frazioni di secondo nelle quali sono nate tutte le particelle, e fasi di pochissimi minuti in cui si sono formati gli atomi, e poi gli elementi chimici. Trecentomila anni dopo, l’universo era già grande diversi anni-luce e presentava delle “irregolarità’” (desunte dal satellite giapponese Kobe nel 1994? sulle irregolarità’ della radiazione di fondo (ah, sono onde termiche), delle chiazze che erano il seme delle irregolarità future, gli attuali ammassi di galassie. Convenzionalmente, dato che per via di concetti relativistici sulla struttura dello spazio-tempo le cose non sono così semplici), l’universo avrebbe la forma di una sfera. Viene raffigurato come una “palla da rugby”. Comunque sia, il Big Bang avrebbe prodotto l’universo. Un universo, come dice la parola stessa. Da “Universus”, “verso unico”, o “intero”, il tutto. Fatto di materia. Mentre è quasi del tutto assente l’antimateria. Eppure, nell’universo primordiale, all’inizio materia e antimateria erano presenti in maniera uguale. Ha prevalso la materia ordinaria. Come mai?

MATERIA E ANTIMATERIA- CHE COSA SONO? PERCHE’ L’UNA HA PREVALSO SULL’ALTRA?

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Raffigurazione di un atomo di idrogeno ed il suo “opposto”, l’anti idrogeno. Il protone, nell’atomo di idrogeno di materia ordinaria, ha carica positiva, l’elettrone, negativa. Nell’anti idrogeno (antimateria), il protone e’ negativo, l’elettrone positivo. Le particelle dell’antimateria hanno lo sato quantico detto “spin” (assimilabile grossolanamente alla rotazione) invertito rispetto alle particelle di materia ordinaria. Dentro il protone, i quark sono due di tipo Up ed uno di tipo Down. Nell’antiprotone, sono due anti quark -anti Up ed un antiquark  anti Down. L’atomo di idrogeno (e di antiidrogeno) e’ il piu’ semplice; ma la questione vale anche per atomi complessi. Esistono, in teoria, anche l’anti ferro, l’anti oro, l’anti uranio. Forse, in un universo speculare, opposto al nostro.

L’antimateria, una cosa che ci ha fatto sognare con la fantascienza, con i fumetti, con i film a base di raggi ad antimateria, nemici di supereroi fatti di antimateria, motori di astronavi ad antimateria (tipo star trek), esiste, e si riesce persino a produrla e ad utilizzarla. Ma per produrre un po’ di antimateria ci vanno esperimenti e processi costosissimi, e si producono solo le particelle più piccole (come i positroni per la diagnostica TEP, una evoluzione della TAC), mentre nell’universo l’antimateria dovrebbe esistere nella stessa quantità della materia normale. L’antimateria esiste, e si riesce persino a produrla e ad utilizzarla. Ma per produrre un po’ di antimateria ci vanno esperimenti e processi costosissimi, e si producono solo le particelle più piccole (come i positroni per la diagnostica TEP, una evoluzione della TAC), mentre nell’universo l’antimateria dovrebbe esistere nella stessa teoria standard del Big Bang lascia insoluto questo interrogativo, su che fine abbia fatto l’antimateria già agli inizi della storia dell’universo, scomparendo letteralmente. Vediamo in primis cosa sono materia e antimateria.

Come mai l’antimateria è scomparsa? Non lo so, sinceramente. Ma se non lo so io, blogger con la terza media, poco male. E’ che non lo sanno ma non lo sanno neppure gli esperti. “Che fine ha fatto, l’antimateria?”, è infatti uno dei quesiti scientifici ancora irrisolti. La teoria di cui ho letto, che sto per esporvi, se vera, risolverebbe questo enigma. In breve, l’antimateria altro non è che materia concreta, fatta di particelle fondamentali dello stesso tipo di quelle della materia (protoni elettroni neutroni, quark, eccetera), ma di segno opposto, ad esempio protoni negativi e elettroni positivi (nella materia è il contrario), le particelle dell’antimateria “ruotano” al contrario. Ma la massa, è positiva. La luce che emana, è la stessa- il fotone è di carica neutra, è l’antiparticella di se’ stessa-. Una stella di antimateria, ci apparirebbe normalissima. Infatti si ipotizzava e ancora si ipotizza, che possano esistere stelle, addirittura ammassi di galassie, fatti di antimateria, pur se la cosa sembra improbabile- ci sarebbero dei contatti con la materia con ciò che ne consegue. “Con ciò che ne consegue”. Infatti, se solo una particella di materia e una di antimateria si toccano, sono casini: si annullano in una forte esplosione di raggi gamma, cioè di pura energia. Nella lunga storia dell’universo ci sarebbe stato sicuramente qualche titanico scontro fra stelle di materia e di antimateria e, forse, non esisteremmo. Ecco perché’ si ritiene la cosa improbabile: l’antimateria è quasi del tutto scomparsa. Ma qual è problema, il paradosso? Ha prevalso la materia, semplicemente. Ma gli scienziati non si accontentano solo del risultato, vogliono vedere come si è svolta la partita.

Il fatto è che si ritiene che in origine materia e antimateria si equivalessero, 50 e 50. Non c’è stata la fine di tutto, ma è prevalsa la materia, e l’antimateria è rara come l’oro. Infatti, una piccolissima quantità è dagli esperimenti, ed in tempi brevissimi, perché’ avviene l’annichilazione. Il fisico russo Andrej Sacharov, più conosciuto negli anni ’70 come dissidente politico sovietico che come scienziato, immaginò l’ambiente in origine, nel momento del Big Bang, fatto di n. particelle col segno + e n. particelle col segno -, non importa di che tipo, particelle ideali, “le particelle di Sacharov”. Immaginò che se le n. particelle col segno + superassero anche di pochissimo, una su miliardi e miliardi, le n. particelle di segno -, ci sarebbe stato uno sbilanciamento a favore della materia, tale da creare l’universo attuale, dopo essersi annullata una cospicua percentuale di materia e antimateria, a vantaggio di “un po’”  di materia: questa che esiste. Questa è una possibile spiegazione, ma non soddisfa gli scienziati, dato che ancora ci lavorano. Ma chiesa’, questa potrebbe essere la volta buona.

DAL BIG BANG, DUE UNIVERSI UGUALI OPPOSTI

double universe

Due universi. Non uno sferoide, ma due sferoidi uniti in un unico punto di origine. Ho scelto questa immagine, anche perche’ e’ il simbolo di infinito. Forse sono infinite, le coppie universo- antiuniverso. Universi che, come zampilli, emergono da un vuoto potenziale, un vuoto capace pero’ di fluttuazioni creatrici di forze e di forme. E’ una mia idea, ma formulata anche – senza che io ne avessi conoscenza alcuna – da Stephen Hawking, che disse: “e’ possibile che esista una linea temporale senza inizio, che scorra perpendicolarmente alla nostra, e dalla quale si dipanino universi e antiuniversi”. 

Ecco la teoria, l’un bell’e sì, benissimo così, come dicono in Piemonte.
“E’ una teoria, un modello che ci permette di estendere l’universo oltre i limiti teorici raggiunti”, uno scontro epico fra materia e antimateria…” ha detto uno degli autori dello studio pubblicato nientemeno che sulla rivista Phisical Review Letters, una ricerca condotta da un istituto canadese di fisica teorica, coordinati da tale Neil Turok. Esisterebbero due universi, un universo con un verso del tempo partente dall’origine (istante del Big Bang) ed un anti universo (fatto di antimateria (antiatomi con antiprotoni antineutroni e antielettroni) ed un tempo che va “nella direzione opposta”, verso il passato. per noi. Perche’, per chi sia nato in quell’universo, nulla cambierebbe. Come una immagine allo specchio. MI guardo allo specchio, torno indietro, e torna indietro anche la mia immagine speculare. Mi avvicino allo specchio, si avvicina a me anche l’immagine virtuale.

Bellissima teoria, mi piace, anche se la prendo con beneficio di inventario, mi piace. Perché’ mi piace così tanto? Perché’ anni fa- ero ragazzo-, avevo pensato io questa cosa. Ci avevo pensato, con tanto di disegnini e schemi (tipo l’immagine in apertura) e numeretti, su un quaderno. Pensavo che se l’antimateria è scomparsa, magari sta semplicemente da un’altra parte. “Forse- pensavo-  nel Big Bang c’è stata una eiezione di materia da una parte, con una eiezione di antimateria dall’altra, generando praticamente un universo “a clessidra”, due lobi. Nel mondo di antimateria tutto è antimateria, e lì non cambia sostanzialmente nulla, ci saranno stelle, pianeti, forme di vite. Proprio come nel nostro universo costituito di materia “. L’universo “a otto” , lo avevo chiamato. Se mi permettete, questo mi dà un po’ di orgoglio, e un po’ mi commuove. Una mia fantasia, vagliata oggi da scienziati.

Okay, a correzioni avvenute, chiudo cosi’.

CIAO

Marghian

 

SCOPERTA UNA LUNA DI UN PIANETA DI UN ALTRO SISTEMA SOLARE

Ciao. Ho leto propprio oggi, una notizia a carattere scientifico, sulla scoperta di un pianeta fuori del sistema solare, cui si affianca una luna. La cosa  mi ha dato un poco di entisiasmo. Se non foss’altro (ma c’è ” altro”, queste cose mi piacciono da sempre ) che una cosa del genere io la pensai da ragazzo. Dico, 15 anni. “Pianeti di altre stelle con una luna, o con un corteggio di lune, grandi e piccole, così come la Terra che ne ha una, e  Giove che ne ha quattro, contando solo quelle grosse. Sì, sembra che le cosa stiano davvero così. Fa piacere vedersi confermata da esperti scienziati una idea, una cosa pensata così, quasi per gioco, da un profano. E ragazzino 🙂  – Comunque questa non è proprio la prima volta che vi ho scritto  di lune di altri sistemi solari”. Avevo fatto  questo post, in qui vi descrivo l’ipotesi affascinante della possibile esistenza di lune aliene…”abitabili”. Però la notizia di oggi, o di questi giorni, ha qualcosa in più, ci parla di qualcosa otre la mera ipotesi, e cioè  due scienziati hanno letteralmente “visto”, seppure indirettamente, un forte indizio della reale la presenza di qualcosa che accompagna un lontano paineta alieno.

LA LUNA DI UN PIANETA DI UNA STELLA LONTANA

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Immagine presa dalla pagina di Tiscali, cui ho aggiunto qualche parola descrittiva

Si’, pare propro di sì. Lune di altri pianeti di altre stelle. Lune, come tante ce ne sono, grandi e piccole, attorno ai pianeti del nostro vicinato, ossia del nostro sistema solare. Ho copiato il titolo della notizia: “Luna di un altro sistema solare. L’importante scoperta scientifica è stata portata a termine dagli astronomi Alex Teachey e David M. Kipping, della Columbia University di New York”. Allora….

LA NOTIZIA

La notizia dice in sostanza che è stata “osservata la prima Luna aliena”, “Aliena”, l’articolo la definisce così perché è davvero aliena, cioè “estranea al nostro Sistema Solare”, dato che appunto sta in orbita attoro ad un pianeta che non è ddegli otto (anzi non sappiamo quanti…) del nostro sistema planetario. La rivista americana Science Advances racconta che due ricercatori della Columbia University di New York,hanno studiato ben bene i dati del telescopio spaziale Hubble di marca Nasa-Esa (un bell’oggetto grande come un pullman e che punta costantemente verso le stelle, le più belle immagini del cosmo sono firmate “Hubble”), “incrociando” tali studi con quelli del “cacciatore di pianeti “kepler” firmato Nasa, scoprendo qualcosa di intrigante: la curva di luce una stella si “abbassa” per due volte in breve tempo. La prima volta, per via del passaggio di un pianeta, e si sa. La seconda? Una sua luna?

IL TELSCOPO KEPLER

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-Lo scopritore di pianeti extrasolari-

Due parole prima sul telescopio spaziale Kepler (chiamandosi il pianeta in questione Kepler-1625b), e perché lo strumento si chiama “il cacciatore di pianeti”. Allora, il telescopio spaziale Kepler (nome in onore dell’astronomo polacco Johannes Kepler, o Keplero), venne lancito nel marzo del 2009 nel  contesto del programma “Discovery”. Nome azzecato, “scoperta”, programma avviato al fine di scovare pianeti di altre stelle. Fra gli altri strumenti di bordo, Kepler ha un fotometro, ossia “misuratore di luce” che, puntato verso una sezione della via lattea (costellazioni della Lira, del Cigno e del Drago, in zone ben lontane dall’eclittica per non essere disturbto dalla luce dei pianeti e dalle cinture degli asteroidi, eco perché tali direzioni “prescelte”, oltre a motivi che non so.

Pensate, Kepler ha individuato ben 2740 candidati a essere pianeti di altre stelle, e “confermati” 121″. Una carriera breve (fino ad ora) ma gloriosa, non c’è che dire. Sulla base delle scoperte di Kepler, dal punto di vista statistico probabilistico, si pensa all’esistenza di 17 miliardi di pianeti come la Terra, ossia non contando i pianeti come Giove o Saturno. E le lune, di queti pianeti? Ecco, forse ci siamo, forse abbiamo un caso a portata di mano..

LA LUNA ALIENA

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La prima immagine,  senza scritte esplicative,  per poterla vedere meglio

Il telescopio spaziale Hubble (Hubble, non Kepler, Kepler scoprì a suo tempo il pianeta) ha registrato la curva di luce della stella, una stella Kepler 1625, stella del tipo “nana rossa”,,al passaggio del pianeta Kepler-1625b. Una piccola eclisse praticamente; così si scopre l(per adesso) a presenza di pianeti. Ma è capitato che la luce della stella in questione abbia avuto un abbassamento di luce solo tre ore e mezza dopo! Non al successivo passaggio del pianeta dopo giorni o mesi, ma solo tre ore e mezza dopo. La notizia parla di “un oscuramento indicativo di una luna “che si trascina dietro al pianeta come un cane segue il suo padrone al guinzaglio”, “Dietro al pianeta”. La notizia non specifica se questo oggetto stia sempre dietro al pianeta o gli giri attorno. Entrambi le ipotesi sono valide, anche perché nel secondo caso, essendo il pianeta (e la sua eventuale luna ) molto vicino alla stella “madre”, i corpi celesti tenderebbero a mostrare alla stella sempre la stessa faccia, come fa con la Terra la nostra Luna per motivi di “marea gravitazionale”, ed eco che anche questa “luna” avrebbe difficoltà a girare attorno al pianeta e reseterebbe “catturatata” in una zona fissa, un cosiddetto pundo “di Lagrance”, una specie di “gabbia gravitazionale” ove l’attrazione di due masse si annulla (es: fra la stella e il pianeta, vi sono 5 punti di Lagrance, uno sta proprio dietro al pianeta-il “guinzaglio”). Ma non si sa di preciso, la luna se c’e potrebbe ruotare attorno al pianeta. Quindi, fra un oscuramento è l’altro sono passati solo 180 minuti, indizio questo della presenza di una “esoluna” , una luna esterna al nostro sistema di pianeti.

I ricercatori, per la cronaca Alex Teachey e David M. Kipping, partendo dai dati conosciuti del pianeta Kepler-1625b scoperto appunto dal telescopio Kepler e che ha le dimensioni di Giove, hanno osservato il transito del pianeta per ben quaranta ore, e in tale lasso di tempo hanno riscontrato questa “seconda riduzione della luminosità”, che suggerisce la presenza di un altro oggetto, una luna. Inoltre, è stato considerato un certo effetto gravitazionale, dato che con una “luna al seguito” viene ritardato il momento di inizio del transito. Il pianeta insomma si troverebbe più o meno nelle condizioni di chi, ogni tanto, rallenta o si ferma perché deve sollecitare il proprio cane.”su’, dai, cammina..”.

A parte questo esempio molto scientifico 🙂 , anche io mi chiedo: come è fatta questa luna? Di certo non è piccola, un asteroide di 10 km di diametro (tipo una luna di Marte) non lancia indizi forti da una setlla lontana. La luna di un pianeta gioviano, ragazzi, può essere grande anche come la Terra. Abbiamo uan prova in vicinato: Titano, luna di Saturno,e’ grande quasi quanto Marte. Se orbitasse da solo e non “dipendesse da Saturno, sarebbe “pianeta Titano”. E allora? Tutto è possibile.

CIAO

Marghian

STEPHEN HAWKING- L’UOMO CHE CONCEPI’ IL TUTTO. LE SUE IDEE SULL’UNIVERSO. E LE ULTIME TEORIE, CHE RIDISEGNANO UN UNIVERSO…. PIU’ SEMPLICE.

STEPHEN HAWKING

hawking

Egli, immobile nel corpo, volava con la sua mente

(Marghian)

Ciao. In questo mio piccolo spazio non puo’ mancare qualcosa su questa gran persona che è stato Stephen Hawking. Tutti lo conosciamo. Forse non proprio tutti conoscevano il suo nome (specie per i non anglofoni come noi), non tutti nel vederlo in una foto, o in TV, lo associava alla fonetica “ste..fe..n…houking”. Ma di sicuro, la sua figura dice qualcosa a tutti, circa cio’ che egli era. “Ah, lo scienziato…”, “ah, di questo qui dicono che sia un genio…”, “poverino, però che testa..” sono state e sono le considerazioni venute in mente a tanta gente comune nel vederlo. Per cui si’, tutti lo conoscono (anche se pochi, ahime’, si interessano di scienza, meno che mai della sua scienza, quella del cosmo). Comincio ovviamente con qualche cenno biografico.

Stephen Willian Hawking, questo è il suo full name, nacque ad Oxford nel 1942, l’8 di gennaio, ed è scomparso lo scorso 14 marzo di quest’anno a Cambridge. Sulle date di nascita, e morte di Hawking, si ama trovare coincidenze, come diceva lo stesso Hawking, chiaramente egli ci scherzava:  “sono nato esattamente 300 anni dopo Galileo”. Sulla scia di questo, non si è fatto a meno di osservare che il giorno della data di morte di Hawking, 14 marzo, coincide con quella della morte di Einstein. Coincidenze, che solo quello sono, chiaramente. Hawking era “figlio di scienza”, in analogia conl’esere “figli d’arte”. Suo padre, Frank, era infatti uno scienziato, che studiò medicina tropicale a Oxford; sua madre, morta nel 2013, si chiamava Isobel Walker. Neppure ella era stupidina, infatti  anch’ella studiò ad Oxford, e si occupo’ di filosofia, politica ed economia.

Hawking comiciò la scuola primaria otto anni, alcuni anni dopo che il padre si era trasferito  nell’ Hertfordshire, a S. Alban,  con la famiglia. Stephen dovette cambiare alcuen volte di istituto, insofferente per la sua iniziale difficoltà ad imparare a  leggere (ci pensate? La difficolta’ a leggere da piccoli quindi non sempre e’ mancanza di intelligenza. Capito’ anche ad Einstein. Altra coincidenza…-.). A tredici anni, Hawking enne i suoi primi problemi di salute, delle “febbri ghiandolari” che gli impedirono di studiare alla Wtminster School, come suo padre avrebbe voluto. Nel 1963, arrivato a Cambridge, accusava considerevoli difficoltà all’uso degli arti, che gli provocavano frequenti cadute. Fu sottoposto ad esami e accertamenti medici quali biopsia muscolare e mielografia (per i nervi, la mielina conduce l’impulso  nervoso..). La diagnosi per il ragazzo fu terribile: malattia del motoneurone, una patologiadegenerativa dei neuroni che governano movimenti e contrazioni muscolari. Sla, o malattia simile. “Una variante”, come lo stesso scienziato sosteneva, che gli permise di vivere a lungo rispetto ai malati di sla. La diagnosi, orientata su questa malattia, lasciava infatti a Stephen solo due anni di vita. Nonostante tutto questo (la poca aspettativa di vita, la depressione dovuta a cio’, le sofferenze, il continuo peggioramento che lo costrinse alla fine su una sedia a rotelle ) Stephen studiava con impegno e profitto (ma pare che non fosse secchione. Piuttosto, da ragazzino piu’ che studiare preferiva smontare un orologio per vedere come funzionava…).Riuscì persino a sposarsi, ed ebbe dalla sua prima moglie tre figli. Si sposò pure in seconde nozze nel 1995 con tale Elaine Mason che conobbe negli anni ’80 da cui divorziò undici anni dopo, nel 2006.

Sappiamo tutti che Hawking, impedito dalla totale immobilità, visse costretto a comunicare con un sintetizzatore vocale. Anzi, la voce metallica del sintetizzatore (egli non volle mai una riproduzione fedele della sua voce, seppure possibile) è una delle cose che sono nella sua immagine pubblica e popolare. Infatti Hawking era diventata anche una icona pop. Per via anche delle numerose trasmissioni televisive, e documentari, cui anche partecipo’. Era un eccellente divulgatore. E’ stato raffigurato persino in certe striscie fumettistiche, e rappresentato nel cinema. Il film “La teoria del tutto”. Ma soprattutto Stephen Hawking è stato un fisico, un matematico ed un astrofisico. Su questo aspetto del sapere, egli ha concentrato il suo studio e la sua opera. La fisica degli astri, appunto. I suoi studi hanno toccato campi delicati ce complessi come la cosmologia  quantistica, la termodinamica quantistica (e che so’,ste cose? Ancora un po’ e ci arrivo..),  i buchi neri , e l’origine e fine dell’universo.

Fu titolare della cattedra detta “Lucasiana” di matematica a Cambridge, la stessa che fu di Newton. Carica che ricoprì per ben trent’anni, dal 1979 al 2009, e ha dirretto fino alla fine della sua vita il dipartimento di matematica applicata e fisica teorica sempre a Cambridge. Le onorificenze e i titoli non si contano: membro della Royal Society, della Royal Society Of Arts, e Pontificia Accademia delle Scienze, e ricevette da Obama la Medaglia Presidenziale della Libertà. che è la piu’ alta onorificenza americana concessa dal Presidente USA.

Fin qui, per sommi capi ed a grandi linee, la storia di Hawking. Ma di cosa si è occupato Stephen, in specifico? Quale fu il suo contributo, e su quali aspetti?

CONTRIBUTI DI STEPHEN HAWKING ALLA SCIENZA DEL COSMO

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Fra gli studi e i contributi apportati da Hawking alla scienza dell’universo, cito alcune voci fra le più rilevanti.

  • – Lo studio sui buchi neri, a cui Hawking ha dedicato anni di ricerca. I buchi neri sono quegli oggetti cosmici misteriosi, prodotto finale del collasso di stelle di grande massa (occorre una massa iniziale della stella di origine che sia diverse volte la massa del Sole) che, una volta cessata la forte pressione interna dovuta alle reazioni nucleari di fusione del plasma interno, si contraggono sino a diventare talmente dense da impedire persino alla luce emessa di uscire da un certo suo raggio. Teoricamente- ecco qui, gli studi di Hawking e di altri prima…- un buco nero puo’ diventare infinitamente piccolo e di massa infinita, sino a costituirsi una cosiddetta “singolarita’ gravitazionale”.
  • – La radiazione di Hawking, che riguarda la prima voce. Infatti, secondo i calcoli di Hawking, a ridosso di un buco nero si genererebbero coppie virtuali di particella e antiparticella, delle quali coppie quella con energia negativa “cade dentro” al buco nero, e questo perde massa. Per via di questa radiazione, il buco nero e’ destinato ad evaporare, se smetti pero’ di fagocitare materia dal mondo circostante (generando cosi’ forti emissioni elettromagnetiche e onde gravitazionali…).
  • – Lo “stato di Harthe-Hawking”, una cosetta studiata da Hawking con questo Harthe, che sarebbe..” la teoria dell’inizio dell’universo da una singolarita’ senza inizio” (?!). Cioe’, fuori dall’universo esisterebbe –da sempre-un “mare” di fluttazioni quantiche, da cui nascono universi, e da una di queste fluttuazioni sarebbe spunato anche il nostro universo. Mentre prima, la nascita dell’universo era concepita come un inizio da un punto senza dimensioni, dal nulla.
  • – La termodinamica dei buchi neri, ossia l’applicazione dei principi di termodinamica e entropia (tendenza delle cose al disordine, all’equilibrio termico) alla sfera dei buchi neri.
  • – La teoria del tutto, pensate al titolo del film del 2014 – che purtroppo non ho visto- con l’attore Eddie Redmayne. Affascinante. Ma che cos’e’ la teoria del tutto? Gia’ “cosmologia quantistica”, unire galassie e particelle, ce lo anticipa. E’ un termine mutuato dalla fantascienza, con l’idea di unificare leggi e forze in una unica realta’, ma diventata poi una idea seria. Einstein lavoro’, senza riuscirci, alla teoria del “campo unificato”, ove le forze fondamentali (nucleare, elettromagnetica e gravitazionale) e le rispettive particelle mediatrici si potrebbero incasellare in una unica cosa. Sia Einstein che Hawking, con un certo Roger Penrose ed altri, hanno lavorato su questo (equazioni di campo e altri calcoli). Per ora rimane solo una teoria, per quanto fantastica. Una partcella sembra sfuggire a questo incasellamento. E’ la gravità, la particella che la media, “il gravitone”, non e’ stata ancora scoperta.
  • – La spiegazione e la divulgazione di cose come l’evoluzioine galattica e l’inflazione cosmica. Vien detta “inflazione” in cosmologia quella importantissima fase della evoluzione dell’universo nella quale l’universo iniziale abbia avuto una rapidissima espansione. In una frazione di miliardesimo di secondo, subito dopo il Big Bang, l’universo si sarebbe espanso per miliardi di volte il suo diametro. E ci sarebbero state piu’ di una fase inflazionarla. Questa sorta di esplosione nella esplosione (o piu’ di una) avrebbe generato non una, ma piu’ “bolle di spazio-tempo”, ossia piu’ universi.
  • – La cosmologia quantistica. Ossia cercare di far conciliare e collegare le leggi cosmiche (tipo la relatività) con quelle della fisica quantistica (del mondo fatto di particelle cme i protoni e ancora piu piccole). Il famoso bosone di Higgs, ad esempio, e’ un ente quantistico subatomico ma che da la massa a tutte le altre particelle (quelle che interagiscono col campo di Higgs acquistano massa, come un vento che le frena dandogli peso insomma…).
  • – Il contributo all’elaborazione di teorie sul multiverso. E questo si collega al punto precedente. Da questa singolarità “senza inizio” di Hawking e Harthe si sarebbe generato non l’universo ma molti universi. Universi isola, a bolle, paralleli o divergenti, universi a brane (??!!), infiniti o finiti, in numero infinito o finito.

Ho lasciato questa voce sugli studi di Hawking per ultima (non tutte sono citate) per collegarmi ad una novita’, apportata da Hawking ai suoi stessi studi. Una sorta di ripensamento, o “passo indietro”, fatto dallo scienziato sulle sue teorie: L’universo sarebbe piu’ semplice.

UNIVERSO SEMPLICE

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O SEMPLIFICATO, DALLE ULTIME TEORIE

Ragazzi, l’universo sembra essere molto più semplice di quanto non si pensasse prima. O è stato solo semplificato, dalle ultime teorie di Stephen Hawking, e dello scienziato belga Thomas Hertog. Vi descrivo in breve cosa dice l’ultima teoria dei due scienziati, e del perché di questo “passo indietro” di Hawking poco prima della sua scomparsa, avvenuta a metà marzo di quest’anno, il quale ha teorizzato e descritto un universo estremamente complesso, ed un “multiverso” infinito (se c’e’…).

Allora ,dall’ultimo studio ad opera Hawking sull’origine del’universo, i cui contenuti erano stati anticipati a gradi linee proprio a pochi giorni dalla sua scomparsa, su un prestigioso giornale di fisica e astrofisica, che titolava “a smooth exit from an eternal inflaction”, ossia “una uscita in punta di piedi da una eterna inflazione”. Raga’, e che l’è sta cosa? Vediamo….In breve, le attuali teorie descrivono il cosmo come una specie di “frattale infinito” (un frattale e’ un qualcosa in cui ogni pur piccola frazione riproduce approssimativamente la forma dell’intero), fatto di tante “bolle gravitazionali” contenenti stelle e galassie, ossia tanti universi “isola” separati da immensi oceani di vuoto in continua espansione; con punte di accelerazione di detta espansione cosmica (che sono, appunto, le cosiddette “inflazioni” di cui vi ho scritto prima). Ecco il passo indietro di Hawking che, proprio lui, concepiva un big bang senza inizio, generante continui universi all’infinito. Proprio lui sembra invece, dagli ultimi studi, essersi su questo…”mangiato le parole”, detto volgarmente.

Ma una cosa è la teoria, anche se di una mente illustre, altra cosa è la sperimentazione pratica. Infatti, il compito di dimostrare come stanno le cose, se ci riusciranno, spetta ad esperimenti davvero notevoli, come le rilevazioni di onde gravitazionali con i famosi rilevatori “Ligo” (America) e “Virgo”, a Cascina vicino a Pisa (li avete sentiti nominare, si’?) ed altri interferometri- si chiamano così, strumenti che lavorano in tandem a distanze grandi fra loro e se ne rilevano le differenze- , che verranno messi a punto anche nello spazio. Con questa cosa è nata una nuova astronomia, vedere impatti fra buchi neri, “abbracci mortali” fra stelle di neutroni” (sono i nuclei superstiti delle supernovae) ecceteRa. Eventi rari, ma relativamente frequenti a livello globale, che permettono una “mappatura gravitazionale” e quindi, le strutture che ci fanno capire come e’ l’universo insomma- e non solo con le osservazioni ottiche e radio..-.

Ora vengo all’altro personaggio illustre di questa sorta di “rivisitazione” delle ipotesi cosmologiche di Hawking. Thomas Hertok, dell’università cattolica di Loviano, in Belgio, ha parallelamente a Hawking sostenuto che, con gli interferometri laser per le onde gravitazionali, si potrà non solo “mappare” grosso modo l’universo, ma addirittura si potrà risalire alle prime fluttuazioni del Big Bang che avrebbero creato le prime pieghe dello spazio-tempo, da cui deriverebbe la attuale struttura gravitazionale dell’universo. Come si fece con la radiazione cosmica, mediante il satellite giapponese Kobe- metà anni ’90 mi sembra…- che individuo’, ad appena 300mila anni dal Big Bang (osservando le radiazioni di fondo formatesi allora..) , delle irregolarita’, delle “chiazze” da cui sono derivate le regolarità attuali che fanno somigliare l’universo ad un formaggio gruviera, o ad una spugna, ammassi di galassie separate da enormi vuoti. Che poi sarebbero “pieni” di energia oscura, la forza che fa espandere e accelerare il cosmo; mentre la materia oscura permeerebbe tutto, tenendo insieme l’universo (approfondirò, qualche settimana di pazienza…. 🙂 ).

Quindi, in soldoni, da ultime considerazioni, equazioni , e elaborazioni al computer e modelli cosmologici,(raga’, qui entriamo nella gravita quantistica,teoria delle stringhe o corde, termodinamica dei buchi neri, modelli dell’universo “chiuso” o “aperto” e cose così sembrerebbe che l’universo sia molto più piccolo (ma attenzione, sono sempre duemila miliardi di galassie, da recenti stime …) e semplice. Gli universi (per Hawking il Big Bang avrebbe generato piu’ universi), non sarebbero in numero infinito. Vedremo….

Per finire, come abbiamo visto le prncipali teorie di Hawking (o da lui riprese e studiate) sono: la teoria dell’inizio dell’universo da una singolarita’ senza inizio (fuori da tempo e spazio), detto “stato di Harte- Hauking”; la radiazione di Hawking (questa cosa e’ bellina, nell’orizzonte degli eventi di un buco nero particelle virtuali si divideono in p e anti p, quelle di massa negativa cadrebbero nel buco nero, che piano piano in teoria, evapora, sparisce proprio); il multiverso (non da solo, chiaramente, contributo con altri scienziati); l’evoluzione galattica e formazione delle galassie e l’inflazione cosmica. Questa cosa è forte. L’universo si espande, in maniera costantemente accelerata (costante detta di Hubble), ma ha avuto delle fasi in cui si e’ gonfiato .di colpo. Nulla supera la velocità della luce, okay. Ma lo spazio puo’, in certe fasi, espandersi piu’ veloce mente della luce. E lo ha fatto, con le inflazioni. Ecco perche’ l’universo, pur con una età stimata di 13,7 miliardi di anni, avrebbe un “diametro”, fra virgolette, di diverse decine di miliardi di anni luce almeno. E conterrebbe, l’universo, almeno duemila miliardi di galassie. Una sola galassia ha decine o centinaia di miliardi di stelle E, sappiamo per certo, solo nella nostra galassia i pianeti sono miliardi e miliardi. Alla faccia dell’univeso semplice… 🙂


Okay raga’, ci sono arrivato. E’ un post che ho fatto questa mattina al lavoro, a piccoli pezzi, nei tempi morti del servizio. N pomeriggio l’ho controllato, prima dell’incolla finale. Scrivevo a fasi di dieci minuti, poi altri dieci o cinque. Eh, quando non si ha tempo, ci si deve arrangiare 🙂 

Okay, ora riprendo con le care vecchie schede del Tribunale di Oristano, da digitalizzare.

CIAO

Marghian

 

MI RICORDO CHE A NATALE AVEVO LETTO DI LUCI SULL’ASTEROIDE CERERE. MA NON ERANO INDIGENI CHE SI PREPARAVANO A FESTEGGIARE.

STRANE LUCI SU CERERE

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Luce strana, su Cerere

Ciao. In un precedente post vi ho scritto qualcosa sul pianeta nano Cerere, un oggetto grande un terzo della nostra Luna e situato ben più lontano, fra Marte e Giove, nella fascia principale di asteroidi (la cosiddetta  “fascia dei pianetini” che circonda il Sole).
Oggi torno a scrivervi delle cosette su questo grosso asteroide che a me piace chiamare un piccolo pianeta;  perché questo  si sta rivelando essere Cerere:  un oggetto quanto mai intrigante , misterioso e soprattutto interessante. 

Le immagini inviateci dalla sonda della Nasa Dawn l’anno scorso infatti ci hanno fatto vedere ad esempio dei dettagli su particolari forme sulla sua superficie, come ad esempio quella di un picco a forma di piramide che si staglia su un paesaggio relativamente pianeggiante. Ma i particolari che rendono affascinante e misterioso Cerere sono specialmente quelli riguardanti strane macchie luminose che compaiono più o meno su tutta la sua superficie. Si’, avete letto bene, macchie luminose! Era il periodo di Natale, quando lessi in web due o tre articoli che evidenziavano l’esistenza del fenomeno di strane macchie luminose sulla superficie di questo planetoide. Non erano però addobbi e luci di Natale degli indigeni, ne’ lassù ci si preparava ora per la Pasqua.”Magari fosse”, ho pensato io. Purtroppo no, restiamo con i piedi per terra, anche se guardiamo il cielo. Anzi a maggior ragione, l’entusiasmo può farci prendere il volo. Ma io penso e spero che, se non proprio li’, qualcuno lassù ci sia, magari su un pianeta vicino ad un’altra stella e coso. Comunque, andiamo appresso…

Prima di esporre la questione delle “luci di Cerere” voglio pero’ riportarvi in breve un “identikit” di questo grosso sasso che si chiama Cerere, il quale e’ il piu’ grosso asteroide di quelli che si trovano nelle orbite comprese  fra quella di Marte e l’orbita occupata da Giove.

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Cerere. Ecco, come l’è.

Cerere è’ un vero e proprio piccolo pianeta che l’astronomo italiano Giuseppe Piazzi scoprì nel 1901. Fu considerato per mezzo secolo come “ l’ottavo pianeta” ed oggi e’ “annoverato” fra i cosiddetti “pianeti nani”, alla stregua di Plutone (declassificato a questa categoria dalla comunità astronomica internazionale nel 2006), e degli altri oggetti simili come Quaor Sedna od Eris, oggetti considerevoli che si trovano nell’altra fascia di asteroidi, la “Cintura di Kuiper”, oltre Plutone. Vi ricordo qui che lo stesso Plutone e’ un oggetto originario di questa seconda fascia di asteroidi, ossia e ‘un KBO, Kuiper Belt Object, oggetto facente parte della cintura di Kuiper.

Tornando all’oggetto..oggetto appunto delle nostre considerazioni, aggiungo che esso ha un diametro di circa 950 chilometri, ed una massa che, da sola, supera del 30% quella di tutti gli altri asteroidi della fascia asteroidale cui appartiene, la fascia principale. Cerere compie un giro intorno al Sole in soli quattro anni e  mezzo, e compie una rotazione su se’ stesso in quattro ore circa.
Ha forma praticamente sferica, proprio come un pianeta, e questo proprio perché non e’ un blocco compatto come un asteroide più piccolo, o un meteorite che, pur ruotando su se’ stesso, mantiene inalterata la propria forma irregolare: Cerere, come un oggetto lavorato al tornio (già, “effetto tornio”, io lo chiamerei così… ), ha assunto la forma sferica tipica di un pianeta per via della sua struttura “differenziata”, ossia fatto di una crosta, un “mantello “sottostante  che difficilmente e’ fatto di roccia fusa, pur se questo non e’ da escludere. Più verosimilmente, il “magma” di Cerere consta ora di  materiale ghiacciato, e forse, fra la superficie ed il” mantello,” c’è pure un “oceano” di acqua liquida come per Europa (nei pressi di Giove, luna di–, forse anche Titano, presso Saturno) ;  c’è poi sicuramente un nucleo roccioso e così completiamo il quadro (sullo lo standard, della struttura di un pianeta , grande o piccolo che sia).

Cerere, strutturato cosi,  “a cipolla”, come la Terra Marte o la Luna, e’ proprio un piccolo pianeta. Non solo, la sua superficie e’ varia e ricca di particolari con pianure, rilevi montuosi (a proposito, c’è una montagna più alta del Monte Rosa),  crateri e non si esclude che in essa avvengano anche dei  fenomeni tettonici e vulcanici. Pero’..di un vulcanismo cosiddetto “freddo” o “criovulcanismo”, cioe’ eruzioni di acqua, ammoniaca ed altri materiali, con “lapilli” fatti di ghiaccio di acqua, metano, ed altro.

La superficie di Cerere, inoltre, come la maggioranza dei corpi solidi del Sistema Solare, è piena di crateri tipo quelli della Luna, , molti dei quali hanno picchi centrali. Ci sono ampie evidenze di attività passata sulla superficie, inclusi i flussi di materiale fluido, frane e strutture crollate.
Cerere sembra mostrare una maggior quantità di segni di attività passata rispetto all’asteroide gigante Vesta, , che la sonda Dawn ha studiato intensamente per ben 14 mesi nel 2011 e 2012. Dopo, l’attenzione della missione si e’ spostata su Cerere. Nei primi di marzo dell’anno scorso, Dawn si e’ posizionata in orbita attorno all’asteroide ad una altezza di seimila chilometri, avvicinandosi sempre più ad esso, fino a posizionarsi su un ‘orbita di appena settecento chilometri dalla superficie. Da quella posizione privilegiata, gli strumenti di Dawn ha preso informazioni interessanti sulla morfologia della superficie, e sulla sua geologia. Cerere sembra avere, sulla sua superficie, delle vaste aree ricoperte di acqua ghiacciata (ci sarebbero laghi, fiumi ed il mare, se soltanto ci fossero una atmosfera densa, una certa temperatura ed una certa pressione atmosferica: quest’ultima e’ fondamentale, insieme alla temperatura, per avere acqua allo stato liquido).
In questi mesi si e’ parlato e scritto parecchio su Cerere, per via di queste scoperte e studi. Ma il vero motivo che ha riportato alla ribalta delle cronache il più grosso dei “pianetini” e’ da ricercarsi nel fatto che le immagini della superficie di Cerere  mostrano nientemeno che delle considerevoli macchie luminose, ed eccoci finalmente al punto, sparse qui e la’ sulla superficie di Cerere.

Mi preciso ancora su qualcosa: la superficie di Cerere la temperatura varia da poco più di 90 gradi sotto lo zero a poco più  di 30 gradi sotto lo zero nella fascia equatoriale. Non fa poi tanto freddo lassù, se pensiamo che sulla Terra (Siberia eccetera) si arriva anche a meno 50 gradi centigradi. Proprio li’, nella fascia equatoriale di Cerere, vennero scoperte centotrenta grosse macchie luminose, le quali riflettono addirittura anche il 50 per cento della luce solare. Sulle prime non si capiva cosa potesse essere all’origine di tanta luminosità, sulla superficie di planetoide così lontano dal Sole. Secondo la Nasa, il mistero e’ stato risolto, infatti  il capo della missione “New Down”-ho copiato il nome, Christopher Russell- ha fatto la seguente dichiarazione in merito a ciò, che qui vi riporto: “gli  scienziati responsabili della missione Dawn adesso possono concludere che l’intensa luminosità di queste macchie è dovuta al riflesso della luce solare di materiali altamente riflettenti sulla superficie, forse ghiaccio”.

La NASA ha reso noto che forse potrebbe essere stato risolto il mistero delle macchie luminose rilevate su questo pianeta nano,grazie a delle successive immagini catturate dalla sonda Dawn. Il brillio che si nota sarebbe dovuto alla presenza di un particolare sale di magnesio, detto hexahydrite, un  solfato di magnesio insomma, una variante del quale esiste anche qui sulla Terra. Allora, cosa succede quando l’acqua del mare che vediamo in certe piccole pozzanghere negli scogli evapora? Rimane del sale, tipo le saline. Ecco cosa e’ accaduto, e accade, su Cerere: ghiaccio d’acqua che sublima e che lascia del solfato di magnesio e magari qualche altra sostanza e paff, riflette la luce solare generando questi brillii.

Una di queste macchie e’ lunga più di dieci chilometri e larga più di cinquecento metri e si sviluppa dentro ad un cratere da impatto che ha un diametro di ben 90 chilometri. Perciò del ghiaccio, espulso dalla superficie sotto forma di “geyser”, che evaporando non si porta appresso il sale di magnesio che rimane li’ fermo, e che con il suo alto potere riflettente detto “albedo”, ci fa sognare. Anche gli alieni che accendono delle luci per qualche evento importante. E che cosa non e’ importante, nell’universo? 

CIAO

Marghian

2016. ANNO BISESTO – SPERIAMO NON FUNESTO

ANNO BISESTO

year_ lucky

Ciao. Da quattro giorni e’ cominciato il nuovo anno, convenzionalmente detto 2016, sulla base del conteggio degli anni a partire dalla data ( sconosciuta, forse anche errata di alcuni anni “A.C.”) della nascita di Cristo. Quest’anno che stiamo ora vivendo ha una particolarità che ci e’ familiare: sara’ un anno bisestile che, come tutti sappiamo, ha un giorno in piu’ rispetto al consueto numero di giorni che scandiscono il passare della maggior parte degli anni. Infatti l’anno 2016 e’ fatto non dei “soliti” 365 giorni e qualche ora, ma consta invece di 366 giorni. Un anno bisestile, lo sappiamo tutti, non e’ altro che un anno solare con una periodica aggiunta di un giorno. E’ un sistema che vigeva nel cosiddetto “calendario Giuliano” (promulgato da Giulio Cesare nel 46 a.C.) e che e’ tutt’ora in uso nel nostro calendario gregoriano (Papa San Gregorio, 1582, la famosa “riforma”), al fine di evitare uno sfasamento degli equinozi e dei solzizi, quindi delle stagioni e tutto il resto. L’anno bisestile esiste perche’ come sappiamo la Terra impiega, per un giro intorno al Sole, circa 6 ore in piu’ dei classici 365 “giorni esatti” considerati per l’anno, ed ecco che ogni quattro anni si ha un accumulo di 24 ore di ritardo . L’anno di 366 ogni quadriennio, con l’aggiunta del giorno del 29 di febbraio, compensa questo ritardo. Sappiamo anche che sono bisestili tutti gli anni “secolari” (come ad esempio il 2000, bisestile)   che sono divisibili per 400. Ma perche’ l’anno bisestile e’ detto “bisestile”? La cosa è molto semplice. Un anno come questo e’ detto “bisestile” perché’ nel numero dei giorni c’e due volte il numero 6. 366, “bi-sei”, appunto due volte il numero 6…O no? Infatti, non e’ così! Il bello e’ che anche io lo credevo, avevo immaginato questa cosa sin da ragazzo e ne ero convinto, fino a quando mi capitò in mano uno dei primi numeri di una rivista di astronomia alla quale ero non abbonato ma che ho letto con passione per alcuni anni. L’articolo su quella rivista spiegava bene cos’e un anno bisestile. Una cosa ben diversa dalla mia idea, e la cosa mi dispiacque un poco perché’ quando si partorisce una idea, ad essa ci si affeziona e si e’ un po’ orgogliosi . Dopo aver letto quell’articolo, dovetti sportivamente ammettere che mi ero sbagliato. L’idea a cui dovevo abituarmi, che e’ poi quella giusta, e’ che un anno e’ detto bisestile si’ per via del “doppio 6” e fin li’ ero contento (“he, he,la mia idea…”) , ma con un significato parecchio diverso dal “mio”, e cioe’ che originariamente i Romani aggiungevano il giorno in piu’ dopo il ventiquattresimo giorno di febbraio. Loro chiamavano quel giorno “sexto die”- ante kalendas martias- ossia sesto giorno prima dell’inizio delle “calende di marzo”. Il giorno aggiunto era definito “bis sexto die” (ante kalendas martias), ripetizione del sesto giorno, ecco perche’ l’anno che riporta la data del 29 febbraio e’ detto “bisestile” (non ci sarei mai arrivato, non sempre l’idea piu’semplice e’ quella giusta..). Ma passiamo ora a trattare dell’aspetto piu’ curioso dell’anno bisestile, sicuramente meno scientifico e decisamente piu’ popolare: quello della fama che l’anno con il 29 febbraio sia infausto. In un’altra parola, “porta jella”.

ANNO FUNESTO 

leap_ year

SPERIAMO DI NO

La rana, simbolo del “salto di un giorno”: invecchiare di meno.

E siamo di nuovo ai nostri padri latini, alla cultura di Roma Capitolina. Februarius (febbraio) era un mese che stava poco simpatico ai cittadini dell’impero. Era il “mensis feralis”, ossia il periodo dedicato ai morti. I Romani celebravano delle festività, dette “Feralia” che culminavano il ventunesimo giorno del mese di febbraio, preceduto da riti detti “parentalia”, una sorta di novena-nove giorni, appunto-, dedicato ai parenti defunti. La parola feralia” si rifa’ al alla voce verbale “fero” (in latino “io porto”), in chiaro riferimento all’atto di portare offerte e doni ai defunti. C’e un racconto dello storico Ovidio che narra che “una volta i Romani saltarono le “feralia” (per via di una guerra) ed ecco che gli spiriti dei defunti si erano parecchio uscendo nientemeno che dai sepolcri, si buttarono per le strade urlando forsennatamente, spaventando terribilmente la gente. La scena da “zombie 2 la vendetta” cesso’, dopo che furono celebrati dei riti riparatori.

Ma a far ritenere sfortunato, funesto l’anno bisestile non e’ solo la tradizione e la cultura superstiziosa dei Romani. Molti secoli piu’ tardi, infatti, e siamo gia’ nel Rinascimento (XV secolo) qualche dotto (oggi lo chiameremmo scienziato J ) aveva “dato il la” alla credenza che gli anni bisestili fossero piu’ propensi a che ci fossero epidemie, alluvioni e terremoti.Ecco che l’anno bisestile era considerato di cattivo auspicio, un po’ come il passaggio di una cometa od una eclissi di sole. Su quelle di luna non saprei, pero’anche quelle di certo non passavano inosservate. Immaginate una eclissi solare o lunare il 29 febbraio..terribile!

Paese che vai, tradizione che trovi, anche sugli anni bisestili: in terra anglosassone, infatti, l’anno bisesto che essi chiamano pure a modo loro, “anno del salto”, e cioe’ “leap year” perche’ all’anno bisestile c’e un salto di due giorni e non di un solo giorno rispetto all’anno prima, e’ considerato invece un anno fortunato. Con il salto di un giorno, secondo il loro ragionamento logico, si saltano anche i compleanni. E si invecchia di meno. Vacci a capire..Pero’, in linea con gli auguri per questo nuovo anno, speriamo abbiano ragione gli inglesi (e simili).  

CIAO

Marghian

E’ ARRIVATO L’ASTEROIDE DI NATALE. E L’ANNO PROSSIMO, FORSE, SI SCOPRIRANNO COSE NUOVE SU MARTE

L’ASTEROIDE DI NATALE CI HA FATTO VISITA

Ma  non e’ la stella di Betlemme

natal asteroid

Le prime immagini del’asteroide 2003 SD220

La pagina Tiscali, rubrica “Tiscali Scienze”, ha appena pubblicato la prima foto dell’asteroide denominato asteroide di Natale, codice fiscale 2003 SD220 e la vigilia di Natale, ieri 24 dicembre e’ passato nei pressi della Terra, ad una distanza di 11 milioni di chilometri dal nostro pianeta. E’ una distanza relativamente vicina, se pensiamo che 150 milioni di chilometri e’ la distanza che ci separa dal Sole, e che 55 milioni di chilometri dista da noi Marte quando e’ alla sua distanza minima . L’asteroide in questione non e’ proprio una new entry nella famiglia degli oggetti  di questo tipo da noi conosciuti. Fu infatti visto passare vicino a noi nel 2012, ad una distanza quella volta di 28 milioni di chilometri.

A fargli la foto sono stati i tecnici dell’ormai famosissimo JPL (Jet Propulsion Laboratory) di Pasadena, in California. E’ stata usata l’antenna del Deep Space Network di Goldstone, in California, in un arco di tempo che va tra il 17 ed il 22 dicembre, quando l’oggetto si trovava a circa 12 milioni di chilometri dalla Terra. Gli esperti stimano che quando ripasserà da queste parti nel 2018, la sua distanza minima dalla Terra sara’ di appena 2,7 milioni di chilometri. L’articolo sottolinea anche la concomitanza fra il passaggio dell’asteroide con la luna piena, e che quest’anno e’ davvero un Natale da “tu scendi dalle stelle”, per capirci. Una occasione ghiotta, per gli astronomi, come lo sono, sempre, questi transiti di planetoidi. Transiti comunque per noi sicuri, nessuna apocalisse e’ vicina (in barba ad una certa cosiddetta profezia, come vi racconto qui). Ce lo rassicura anche tale Paul Chodas, che e’ direttore del centro per lo studio degli oggetti che orbitano vicini alla Terra, e siglati con l’acronimo inglese NEO, “Near Earth Orbit”, “oggetti vicini alla Terra”, tradotto. Su questo tipo di asteroidi ne tratto in questo post. A Chodas non manca il senso dell’umorismo scientirico- e natalizio-, infatti ha detto “”E’ vero , sarà l’oggetto che più si avvicinerà alla Tera, oltre a Babbo Natale e alle sue renne” (oltre a qualche Ufo , aggiungo io J).

L’asteroide “fara’ l’inchino” alla Terra in tutta sicurezza (lo fara’, per nostra fortuna, sicuramente meglio di Schettino e Costa Concordia..), passando ad una distanza di circa 11 milioni di chilometri, quasi 30 volte la distanza della Terra dalla Luna. L’oggetto, dalle immagini, risulta avere una forma allungata, “a patata, con una lunghezza di piu’ di un chilometro. Nella forma allungata, l’asteroide di Natale somiglia all’asteroide Eros, che e ‘però’ lungo più di 40 chilometri. Gli scienziati trovano questo evento di grande utilità scientifica. Infatti uno di loro, Lance Benner di Jpl, dice: “Queste immagini e questi dati ci aiuteranno a programmare altre osservazioni radar durante il suo prossimo avvicinamento che ci sara’ nel 2018”.

NEL PROSSIMO ANNO, FORSE SI SAPRA’ SE MARTE OSPITA LA VITA. FORSE

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Immagine artistica di una sonda che atterra su Marte

Forse, novità spaziali riguarderanno Marte l’anno prossimo. Forse. Un altro articolo pubblicato su “Tiscali Scienze” dice comunque che nel 2016 l’agenzia spaziale europea ESA sta attuando un progetto ambizioso, l’ennesimo riguardante il Pianeta Marte. Il progetto e’ denominato ExoMars, ed e’ una missione che si propone di dare una risposta ad una questione che e’ anche filosofica, oltre che scientifica. Infatti, ioltre alla solita triade esistenziale “Chi siamo? Da dove veniamo? Dove andiamo?”, ce ne’ anche un’altra, last but not least:”Siamo soli, nell’universo?”. ExoMars, dunque, cerchera’ la vita. Ma non pretende, come non lo hanno preteso le missioni che lo hanno preceduto,  da Viking a Curiosity, di trovare vita come sulla Terra. Le “basterà” infatti trovare traccia di microorganismi.

“Ma allora, non sappiamo comunque se non siamo soli!”, penserete. “Gia’, soltanto microbi o muffa su Marte non sono una risposta che ci fa dire che non siamo soli”. Invece, Clinton da Presidente la pensava diversamente: “anche la scoperta su Marte di soli microbi o batteri sarebbe sconvolgente”. Bill Clinton non e’ certo uno scienziato, e tanto meno lo sono io che gli do ragione;  pero’..a pensarla come lui e me sono proprio gli scienziati, ossia che la scoperta di vita, o solo di tracce di vita, anche passata,  ed in forma microbica su un mondo alieno come Marte,  ci darebbe la certezza che la scintilla primeva della vita si e’ accesa non solo sulla Terra, ma anche altrove. La scoperta di questi microbi darebbe quindi la stura a forti possibilità, tipo “chissa’ in quanti altri mondi la vita e’ sbocciata, ed ha magari raggiunto stadi comparabili alla vita sulla Terra, compresa anche la vita intelligente. Ma torniamo alla missione ExoMars, a qualche altro dettaglio circa quanto si propone di fare.

Partirà a Marzo, da Baikonur in Russia, mediante un razzo detto “Proton-M”. A bordo del razzo, un robot fatto apposta per raccogliere campioni del suolo di Marte: le solite perforazioni, le analisi, l’invio di dati a Terra saranno le cose che fara’ una volta operativo sul pianeta rosso. Una sonda, con dentro il robot, raggiungerà l’orbita “di parcheggio” marziana dopo nove mesi di volo, ed atterrerà sul pianeta frenando con dei paracadute (l’aria, su Marte, c’e, anche se rarefatta, come lo e’ sulla Terra a trentacinque chilometri di altezza). Come per gli altri che lo hanno preceduto, anche questo rover sarà alimentato da pannelli solari. La notizia fa cenno anche alla speranza, oltre che di trovare tracce dirette od indirette sulla presenza –anche passata?- di vita elementare, di mandare entro l’anno 2030 anche degli uomini ad esplorare Marte.

Era ora, direi, che lo capissero (scherzo, gli scienziati lo hanno capito benissimo, ne sono certo…), che capissero cioe’ che solo con la presenza e permanenza umana su marte, si potra’ davvero scoprire qualcosa. Non con i soliti rover e robot, per quanto stupefacenti in tecnologia e prestazioni. Noi, in Sardegna, diciamo “spereus”, speriamo.

CIAO, E ANCORA BUON NATALE

Marghian

 

 

❀ Rоѕa ❀

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