LA SARTIGLIA

Sartiglia_2 “SU COMPONIDORI”, “SU SEGUNDU” E “SU TERZU”

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Il carnevale in Sardegna e’ una tradizione che viene vissuta, nelle sue varie forme,  con intensa partecipazione e con vivo senso della genuinita’ tipica della cultura popolare dell’isola. Fra le manifestazioni legate al carnevale, la SARTIGLIA di ORISTANO e’ fra le piu’ spettacolari e ricche di coreografia e di dinamismi che la animano, nonché intrisa di forte tradizione legata ad antichissime radici, le quali affondano nel piu’ remoto passato (come vedremo piu’ avanti).   La Sartiglia di Oristano, che si corre nell’ultima domenica e nell’ultimo martedi’ di carnevale, nella sua tipica forma e nei suoi tipici costumi e colori, i “personaggi”, i cavalli adornati, risale al tardo medioevo. In essa, infatti, sono presenti caratteristiche che rimandano, fuor di ogni dubbio, alle giostre, ai duelli, alle crociate. Il nome “sartiglia” (o Sartilla, come si diceva una volta ad Oristano) e’ di chiara derivazione spagnola. Il vocabolo castigliano “Sortija”, da cui deriva la denominazione di questa importantissima giostra equestre, deriva dal latino “sorticula”(anello) che letteralmente significa “piccola sorte”. Il significato del termine “sartiglia” da’ proprio il senso della “gara”e , della “corsa”, e di come e con quale spirito tale corsa si svolge: la “corsa alla stella”, che e’ proprio un anello con cinque punte esterne e che viene infilzata dal cavallerizzo con una spada, e ..la sorte. La Sartiglia infatti, e’ legata all’auspicio del raccolto, ad antichi riti agrari con i quali si volevano ingraziare gli dei tutelari della fertilita’ e della terra.  Nel medioevo, ai tempi delle Crociate, le milizie venivano addestrate in Europa con intensi allenamenti che consistevano sia nell’uso delle armi che nella equitazione. A cio’ si lega inequivocabilmente la Sartiglia, una vera e propria “giostra medievale” rivissuta ogni anno ad Oristano. Gli Spagnoli “importarono” in Sardegna le giostre e le gare di origine orientale e saracena (gia’ i saraceni, che i sardi chiamavano “sos moros” -“mori”- le praticavano).  La““Sortija” fu cosi’ “fatta conoscere” in Sardegna ed a Oristano in Sardegna dagli Spagnoli, intorno alla meta’ del XIII° secolo, nell’epoca Giudicale della storia della Sardegna (i Giudicati erano  i quattro regni nei quali era divisa allora la Sardegna, uno di questi era il “Giudicato di Arborea” , che aveva la sua “sede centrale proprio ad Oristano ove regno’ anche Eleonora, che fu per l’aappunto Giudicessa di Arborea).  Fin qui, brevemente, i cenni storici sull’origine della Sartiglia di Oristano. Ma questa..come si.COMPONE?

LA SARTIGLIA ED I SUOI  PROTAGONISTI

Leggendo, noterete quanto  la parola che ho evidenziato in maiuscolo, “si compone”, abbia la sua-precipua- importanza.

 La Sartiglia e’ organizzata ogni anno dai membri dei Gremi. I gremi sono le antiche “corporazioni od arti” dei mestieri, antesignane di quelle che oggi sono le “categorie dei lavoratori” per intenderci. La parola deriva dalla devozione popolare. “Gremio” significa infatti “mettersi nel  grembo” ovverosia sotto la protezione di un santo. Ad Oristano, fino al 19mo secolo erano attivi sette “gremi” che rappresentavano altrettante categorie di artigiani e lavoratori: “Muratori”, “calzolai”, “fabbri”, falegnami”, “Figoli” (i lavoratori della ceramica), “Sarti “e “Contadini”dei quali oggi sopravvivono il “gremio dei contadini” che ha come santo protettore San Giovanni battista,  il “gremio dei falegnami”che ha come santo tutelare San Giuseppe ed il “gremio dei muratori”,devoti di Santa Lucia.  La Sartiglia della domenica di carnevale e’ organizzata dal Gremio dei contadini, mentre quella del martedi’ e’ curata dal “Gremio dei falegnami”. Al mondo contadino e’ legata la figura centrale della Sartiglia, un PERSONAGGIO che ne rappresenta il significato precipuo e fondamentale, ha una maschera androgina, cavalca  coricato sul dorso dell’animale, poi si leva ad indicare la natura che risorge e si risveglia da un lungo inverno. Il personaggio in questione e’…  

SU COMPONIDORI

 

“Colui che compone”, la traduzione letterale rende gia’ l’idea.  E’  la figura attorno alla quale  tutto ruota. Il “componitori” viene scelto, ed e’ lui il Signore  della festa. La sua “vestizione” e’ uno dei riti piu’ suggestivi e sentiti della tradizione sarda. Ai membri dei due gremi spetta la scelta del candidato a “componirodori”, con un antico e rispettato rituale che culmina nella”vestizione” del Capo Corsa.  

LA CORSA ALLA STELLA

  La sartiglia incomincia con l’uscita a cavallo de Su Componidori che, preceduto da un corteo in costume, dai membri del gremio e dai tamburini e trombettieri,  si mette alla testa di 117 cavalieri mascherati.  Il capo Corsa  con ii suoi cavalieri percorre la “Via del Duomo” benedicendo la folla “alla maniera del papa”, con un particolare “bastone” che si chiama “sa pipia e’ maju”-letteralmente “la bambina di maggio”- ad un’altra particolare figura della Sartiglia, “SOberaiu Maiore”-il “capomastro”-, che a sua volta consegna a “Su Componitori” tre spade, per la rituale cerimonia dell’incrocio delle spade, che avviene sotto la stella-con il buco ad anello- “sorticula..sartiglia, ricordate?”- stella che e’ appesa ad un filo che attraversa la strada, che sara’ poi il BERSAGLIO da centrare. L’incrocio delle spade avviene fra “su Componitori” ed  un’altra figura che lo ha sempre affiancato, insieme ad un terzo personaggio, “su terzu componitori”, fino a quel momento: “su segundu componidori”, con il quale incrocia per tre volte le spade con fini chiaramente propiziatori. E’ lui, il Capo Corsa, a tentare per primo la sorte: cerchera’, lanciandosi al galoppo e col la spada puntata dritta in avanti, di infilzare la stella (centrarne l’anello). Sara’ la volta dei suoi “aiutanti in campo” e poi tocchera’ ai cavalieri della pariglia dell’altro “componitori” e via via la sfida passa ad altri cavalieri, cui il capo Corsa concede l’onore consegnandogli la spada, in segno di fiducia nel suo valore eroico, ma anche di sfida nei riguardi della loro fortuna od abilita’ nel riuscire nell’impresa. Quanti siano i cavalieri che partecipano alla prova e’ escusiva discrezione del “Su Componitori”: lui decide di essere soddisfatto o meno di “quante stelle sono state infilzate” nella corsa di ciascuno. Il “numero di stelle” centrate sono “ad onore del Gremio e della Citta’”. Soddisfatto del risultato, il Capo Corsa restituisce le spade al “capomastro”(S’Oberaiu Majore”) che a sua volta gli consegna un’altra arma, “su stoccu” con il quale sfidera’ ancora la sorte cercando di infilzare la stella. Puo’ decidere di far partecipare ancora i suoi due luogotenenti (il secondo ed il terzo “componitori”). Su Componitori, a questo punto, tiene in mano il tipico bastone corto (di carta?), “sa pipia de maju”, corre straiato sulla groppa del cavallo, benedice la folla, e tutto e’ concluso. Ma la giostra continua. Tutto il corteo si dirige nella “Via Mazzini” dove subito dopo si correranno..

LE PARIGLIE

All’inizio di questa via del centro storico, la “Via Mazzini”, c’e un portico. Da li’ partono i cavalieri che si lanciano con corse acrobatiche, su due o tre cavalli, un cavaliere che ne regge altri due, o che assume sopra il destriero posizioni pericolose. A tutto questo assistono due ali di folla, “confinata” dietro appositi steccati e transenne si’ da garantire l’incolumita’ e la sicurezza di partecipanti e spettatori. Al riguardo c’e un fatto curioso. La “triade” di “componidoris”non puo’ partecipare alle pariglie, perche’.”cadendo da cavallo, di esse verrebbe compromessa la sacralita’! Tutto questo, “Sartiglia” e “Pariglie” termina con..

LA SVESTIZIONE

Al termine delle pariglie “su Componitori” saluta ancora la folla e la benedice con le stesse modalita’, sta supino in groppa al cavallo e giunge fino al luogo dove e’ avvenuta la vestizione. Qui si avvicina ad un tavolo, cerca di scendere dalla sella stando attento a *non toccare il suolo, delle donne dette “le massaieddas”-le contadinelle- rimuovono gli abiti di dosso di colui che, per un giorno, “e’stato una sorta di semidio”, il “re della citta’”. Il rito della “svestizione” e’ aperto a tutti, si beve e si festeggia;  al contrario della “vestizione”, che e’ un rituale impenetrabile e strettemente privato, riservato a Lui ed ai suoi piu’ stretti collaboratori, fra cui i membri dei due gremi (le antiche corporazioni dei falegnami e dei contadini). Dopo la svestizone, il gremio offre una lauta cena, si mangia, si beve  e si balla  per tutta la notte. La magia e’ finita, ma si ripeterà ancora l’anno successivo. Come diciamo noi ,”attrus annus mellus e cun salludi “(per altri anni meglio, ed in salute). 

CIAO

Marghian