Archive for ottobre 2019

IL CENTRO DELLA NOSTRA GALASSIA. E’ FORSE UNA PORTA DI ACCESSO AD UN ALTRO UNIVERSO?

UN CANCELLO SPAZIOTEMPORALE CHE DA’ SU UN ALTRO UNIVERSO?

PARREBBE DI SI’….

worm hole

Ingrandite l’immagine – per leggere le didascalie

Premessa

Ciao. Perfino ai più disincantati nei riguardi di argomenti riguardanti lo spazio, a chi chi si disinteressa totalmente di materie quali l’astronomia, o l’astrofisica (la prima che verte grossomodo su come le stelle sono situate, su come i corpi celesti ruotano si attraggono, si urtano e coso; la seconda è più “sostanziale”, si interessa di come è fatta e di cosa è fatta una stella, di come si forma, e del perché’ esistono pianeti e stelle,..), al contadino che mentre lavora la vite ascolta una radiolina, ed anche la casalinga che si accontenta di vedere Jerry Scotti o Imma Tataranni , Tale e Quale (che guardo anche io)  o Montalbano, suonano ormai familiari parole come “buco nero”, “stargate” o “centro della Galassia”, “quarta dimensione” (ahime’, con una confusione su questo “quarta dimensione, da far pensare a molti che lì, “nella quarta dimensione”, ci stiano i morti…. (??!!)); o ermini quali  “anni luce” o “ammassi di galassie. Grazie al contributo divulgativo  di un “Piero Angela” o di un “canale Focus”, ci arrivano – volenti o nolenti-, questi termini. I film, poi. Uno per tutti, il film “stargate” ed altre “fonti estemporanee come quando io, leggendo Superman, mi imbattevo in parole come “raggi galattici”, “pianeta Krypton”- che aveva un sole rosso – e di fatto i soli rossi esistono….-, e ancora “antimateria”, “viaggi nel tempo”. Sui viaggi nel tempo poi, in Superman c’era un certo fondamento scientifico: “io posso viaggiare nel tempo grazie all’ultra velocità’”. In teoria infatti, potendo viaggiare alla velocità della luce, si va avanti nel tempo perché’ “il mondo esterno” va velocissimo rispetto a me che viaggio” e per chi sta nel mondo esterno, io quasi non invecchio. MI fermo e sono nel futuro. Superando (se fosse possibile) la velocità della luce, si va indietro nel tempo. Superman, superando C, la velocità della luce, viveva avventure nella antica Grecia ecc. Dunque, termini che ci sono familiari, perché’ veicolati ormai da un humus “culturale” e anche “di moda”, divisi- noi gente comune, nel credere o non credere (la maggior parte), che certe cose siano possibili, come viaggiare da un punto all’altro dell’universo istantaneamente, o raggiungere luoghi in un altro universo. Si’, il mondo scientifico ritiene altamente probabile che altri universi esistano!

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Ho ritenuto necessario questa premessa, dato l’argomento “collegamenti spaziotemporale”, contemplati dalla teoria, nientemeno che dà delle  “signore teorie”, quali la Relatività Generale” (che si occupa, è importante, degli effetti della GRAVITA’ sul TEMPO e sullo SPAZIO- la relatività ristretta  si occupa dei corpi in movimento quando questi si avvicinano a C, velocità della luce, da indicata così nelle equazioni da “velocita’” in latino, Celeritas), e dalla teoria delle “stringhe”, da cui l’idea della esistenza di dimensioni “esotiche” , e non solo le tre dimensioni più il tempo (spazio-tempo), e di energie che permetterebbero la formazione di certe strutture alterando la geometria dello spazio-tempo già partendo dal mondo quantistico: “particelle non osservabili simili a tanti singoli “anellini” che vibrano e creano una dimensione invisibile che su larga scala che si traduce in gravità (la gravità detta “a loop”, una cosa non facile da capire…). Quindi la Relatività e la teoria delle “stringhe”, supportano, diciamo, l’idea di “cancelli spaziotemporali.

SAGITTARIUS A

Al centro della nostra galassia (per analogia al centro di molte altre, forse di tutte…), c’è una sorgente molto forte di onde radio. Tale fonte di raggi X, onde luminose, raggi Gamma (la differenza sta nelle frequenze, i Gamma sono i più energetici…), e’ detta “Sagittarius A, in quanto per vede la zona del centro galattico, si deve guardare verso la Costellazione del Sagittario. Perché’, però, tutta questa energia in ballo? Le stelle lì sono tutte addensate, e ruotano più velocemente intorno al centro, e questo significa una sola cosa. Un enorme buco nero, che si nutre di materia inghiottendo gas, e la materia di intere stelle, la materia che vi cade dentro ha velocità relativistiche (ossia una porzione considerevole della velocità della luce, C), e per questo ci sono i raggi Gamma. Tutte le stelle, sole compreso, ruotano attorno al centro galattico. Ma quelle prossime al buco nero centrale, ancor di più. Questo buco nero, pensate, ha la massa (ossia la quantità di materia come grosso modo viene spiegata ai più, a noi) pari a 4 milioni di volte, se non di più, quella del Sole e un raggio di soli 13 milioni di chilometri, tutto concentrato li. La Terra dista dal Sole 150 milioni di Chilometri, per fare un paragone. Attorno al buco nero centrale si forma un disco di accrescimento, analogamente a quel che succede attorno ad una nuova stella – dal cui disco si formano pianeti, asteroidi, comete e coso-; ma attorno al buco nero tale disco è fatto di materia di stelle, molto caldo e denso, che va a finire, a velocità relativistiche, verso l’orizzonte degli eventi del buco nero. L’orizzonte degli eventi è quella superficie oltre la quale dal buco nero non esce nulla, neppure la luce per la forte gravità. La luce non pesa, ma la gravità non agisce solo a livello di peso. La gravità PIEGA LO SPAZIO, e un raggio di luce che creda di andare diritto, di fatto lo fa IN UNO SPAZIO CURVO, e la superficie del buco nero è proprio il limite di uno spazio curvato al massimo, e se c’è luce dentro il buco nero, se lì dentro non è diventata qualcosa d’altro, se rimane come luce, arriva in superficie  e torna indietro, imprigionata. Il raggio del buco nero (di qualsiasi buco nero) si chiama “raggio di Scwartzchild” (sono una frana per i nomi tedeschi..). Quello del buco nero “Sagittaruis A è di 13 milioni di chilometri soltanto, per quattro milioni di volte circa la massa del Sole. Ma cosa implica, oltre al “funzionamento” delle dinamiche celesti in un certo modo, l’esistenza di enormi “perni” di energia al centro delle galassie, e di tante altre “stelle morte” che hanno subito lo stesso destino disseminate nella galassia stessa?

WORMHOLE

Gli scienziati hanno un humor pazzesco. Un verme che comincia a mangiare sulla buccia di una mela, ci entra dentro ed esce dall’altra parte. Una formica, invece, ci arriva camminando sulla buccia, percorrendo più spazio. Per questo gli scienziati hanno chiamato “buchi di verme” o “wormholes” gli ipotetici “buchi nello spazio” che, stando alla teoria, si creano in presenza di forti campi gravitazionali portati all’eccesso: i buchi neri. I wormholes, o “ponti di Einstein e Rosen”, sono carattersistiche topologiche estreme di spazio e tempo (che per Einstein sono una sola cosa), da generare una vera e propria “scorciatoia” fra un punto ed un altro dell’universo o fra due luoghi su due universi distinti. La materia, e l’informazionie in genere,  potrebbe viaggiare “più veloce della luce” pur non superandola. Come? Immaginate un tunnel di spazio “piegato a fisarmonica” rispetto allo spazio “disteso” attorno. Lì, con uno spazio contratto, le distanze sarebbero brevissime, e pur non superando la velocità della luce che sta con me NEL TUNNEL, mi muovo PIU’ VELOCE rispetto al resto dello spazio-tempo non alterato, persino rispetto alla sua “luce”…

Lo so, la cosa è un po’ intricatina, se poi chiamo in causa le energie antigravitazionali che terrebbero aperto il tunnel- che tende ad essere instabile, a “chiudersi” o “collassare”- la cosa è più complicata. Forse “le stringhe”, forse la forte rotazione del buco nero, forse altro, potrebbe permette l’esistenza in forma stabile di questi tunnel. I fisici pensano che ovunque se ne formino, ma talmente piccoli e instabili da non essere osservati. Si pensa di fare esperimenti per generare dei tunnel- ovviamente piccoli- che si “mantengano” per un po’: già teleportare un elettrone da una stanza all’altra sarebbe un successone, da far dire “abbiamo usato poca energia, un buco nero allora ne crea di grandissimi!”.

Non fu Einstein ne’ Rosen a teorizzare per la prima volta questi tunnel, ma un certo Lwdwig Flamm- non so se l’ho scritto bene-, nel 1916, chiamando il suo modello “galleria gravitazionale”, pensando alla idea di “quarta dimensione”. Quarta dimensione però spaziale, diversa dalla dimensione tempo di Einstein. La teoria delle stringhe impone l’esistenza di oltre tre dimensioni tipo spazio. Oltre a larghezza, altezza e profondità con cui misuriamo la nostra camera, esisterebbero quattro, cinque, sei….si dice 10 più una temporale, ma normalmente le dimensioni “extra” sarebbero “collassate” od “arrotolate”, alcune a formare la carica elettrica, la forza gravitazionale, (con la particella “gravitone” non ancora vista.. la forza nucleare . Poi un altro genio, Weiil, con le sue analisi mise in relazione la massa, il suo corrispettivo in energia e il campo elettromagnetico. Si dice che dall’elettromagnetismo si possa generare gravità, e questo è il sogno di molti futuristi, e di coloro che credono agli ufo, che pensano che con campi di forza possano crearsi “scorciatoie”, senza bisogno di una grande massa.

L’esistenza di un buco nero super massiccio al centro delle galassie, specie quelle a spirale come la nostra, dotate di “bulge” o “rigonfiamento”, è comprovato. Buchi meri esistono persino “in formato ridotto”, i più numerosi, dalla massa di cinque volte il Sole ma cinque o sei chilometri di diametro. Un articolo che lessi dee “l’Astronomia” mi spiegò che anche le galassie senza rigonfiamento abbiano al centro un buco nero. La logica” starebbe nel fatto che al centro di una galassia le stelle sono molto addensate, alcune collidono fra loro a formare “mega stelle”, quindi una enorme massa in gioco, le reazioni nucleari cessano, prevale la gravità, e paff, ecco formata la singolarità densissima detta buco nero.

Quindi, non si dubita più dei buchi neri, anche perché’ gli esperimenti sulle onde gravitazionali hanno rilevato vibrazioni indotte da collassi fra buchi neri, con delle increspature createsi nell’atto di fusione dei buchi neri, come è accaduto con due stelle di neutroni. Il buco nero centrale c’è ma nessuno si era spinto a ritenere con certezza che le conseguenze estreme previste dalla teoria della relatività’ possa concretarsi, che davvero ci possa essere un “buco di verme” al centro della via lattea. Due scienziati, uno cinese uno della università di Buffalo, hanno intenzione di provare, entro qualche decennio, la fattiva esistenza dei tunnel spaziotemporali teorizzati precedentemente. quando potremo scrutare dentro un buco nero, e non solo osservarne effetti indiretti come fatto fino ad ora. Ritengono addirittura di poter, un domani, misurare le influenze sulle stelle a ridosso del buco nero centrale, penste, influenze da parte di stelle che stessero..dall’altra parte del tunnel!  Roba da non credere, una stella a qualche “ora luce” dal buco nero, che avrebbe certe micro oscillazioni che, al netto di cause “normali”- tipo le stelle vicine-, fossero influenzate da stelle poste in un’altra zona del cosmo o in un altro universo. E’ richiesta una precisione di 0, diversi zeri … 1 metri al secondo per secondo. Ma tale misurazione, seppur piccola, darebbe forse agli scienziati .l’autorizzazione a gridare “evviva”, o woww, alla americana.

Ai due scienziati non interessa tanto la possibile “attraversabilità  del wormhole, al loro basta “provarne l’esistenza”. Altri scienziati sono scettici a che si possa rilevare la presenza di una apertura da cui passerebbe la gravità di altre stelle esterne all’universo ed influenzare queste stelle esaminate, in quanto altre potrebbero essere le cause, come altri piccoli buchi neri di questo universo, a creare queste perturbazioni, peraltro minime.

Questi tunnel, in genere, sarebbero per lo più piccoli e instabili, e difficilmente utilizzabili a fini pratici. Questo secondo la parte scettica degli scienziati; altri, più possibilisti, pensano che i wormhole stabili possano esserci, specie quelli fra due buchi meri. Ma per usarli, bisogna raggiungerne uno, e il più vicino può trovarsi a non meno di 5, o 20 anni luce, e ci vanno secoli. Poi, entrati nel un buco nero, ammesso che si resista alle immense azioni di pressione, questo “ti porta dove vuole lui”. E poi, una volta sbucati dall’altra parte, in un luogo di questo o altro universo, è come…come scendere dal treno e andare a piedi, così come a piedi si è andati alla prima  stazione-buco nero.

Impossibile viaggiare fra le stelle dunque? Non so, forse si inventerà un motore capace di estrarre immense energie dal vuoto quantico, o di far reagire materia e antimateria, creare così dei campi di forza che, secondo certe teorie, altererebbero lo spazio mano a mano che si andasse avanti: il viaggio a curvature di Star Trek. Magari….. 🙂

CIAO

Marghian

 

ECHI DI INFINITO

INFINITO

HA SENSO?

Forse si’, pur se questa idea ci vene ostica, dura da digerire per la nostra mente temporale.Come ci disse un sacerdote, “noi dubitiamo solo per un motivo. la nostra mente e’ temporale, e non puo’ concepire l’Eterno…”-

Infati, a noi un mondo senza un inizio sembra anche strano, perché partendo da un punto spazio tempo, il presente qui verso il passato cercando un punto di inizio ma se situato all’infinito, andresti indietro all’infinito e, anche partendo da un punto di “inizio” situato però all’infinito (quindi in realtà un non inizio) non si raggiungerebbe mai questo presente.”Iniziando” da un punto ad infinita distanza, non potremmo essere oggi nel nostro 2019.quindi per esserci successione di tempo deve esserci un inizio. A meno che inizio e fine non siano segmenti, finiti ma parte di una retta infinita. I segmenti forse sono gli universi. Infiniti universi finiti, in un mega universo infinito. Mi pare anche strano un tempo in cui nulla esistesse, ove anche la parola “tempo” cessa di avere senso.

Per l’universo si del big bang. Ma esso potrebbe essere, si parla anche di questo, uno dei tanti  big bang; o uno dopo l’altro, ” espansione collasso espansione collasso espansione..” (questo piace molto ai buddhisti che concepiscono un eterno ciclo di vita e di tempo senza un inizio preciso, da sempre) oppure  tanti big bang, da creare tanti universi, come le bolle di una schiuma, universi che stanno insieme. Universo ciclico nel primo caso, universi paralleli o comunque coesistenti nel secondo. Ma mai, forse, il nulla. Forse non c’e posto per il nulla Da cosa nasce cosa, non dal nulla. Il big bang non può- io credo- essere nato dal nulla, e gli stessi scienziati non considerano quasi piu’ una singolarita’ nuda, ma oscillante, dove l’energia non e’ mai nulla. Questa idea è alla base del bosone di Higgs. Higgs ha detto in una intervista: “deve esistere la particella da me teorizzata, e questo sulla base di quel minimo di energia che non può essere nullo, e le cui fluttuazioni generano espansione e gravità e massa. Espansione (spazio), gravita’ e massa (materia, in tuttee le sue forme, soggetta ad attrazione)

Forse il concetto stesso di creazione va sostituito con il concetto di coesistenza, penso ora,  fra spirito (la res cogitans, la sostanza- pensiero , la “Substantia spinoziana”) e la res extensa (lo spazio-tempo-materia-energia), materia e spirito forse facce della stessa medaglia, aspetti di un’unica realtà, piena, che crea e si ricrea, non lasciando posto al nulla, essendo un tutto di cui noi siamo parte, e nell’infinito la parte contiene il tutto e,  il tutto, le parti. Per essere persone individuali, si deve essere parti. Il tutto non ha contorni. Ecco che il tutto in ceto senso si de crea, si autolimita in noi, che siamo forse particelle di un tutto, espresiione viva dello Spirito, echi di infinito.

 ECHI DI INFINITO

ANTONELLA RUGGERO

CIAO

Marghian

 

MARTE: ANCORA CONFERME DI POSSIBILE VITA PASSATA

ANTICO LAGO DENTRO UN CRATERE


Ciao.  L’immagine che vedete è la raffigurazione di come doveva presentarsi circa 3 miliardi di anni fa un lago su Marte. Precisamente un lago dentro un cratere, denominato gale, sito dello sbarco del rover Curiosity nell’agosto del 2012. Uno degli obiettivi primari della missione con il rover Curiosity è scoprire proprio se c’è stata acqua, e come l’acqua sia letteralmente scomparsa dalla superficie di Marte (in gran parte evaporano, in parte assorbita dal sottosuolo, a mo’ di spugna. Uno studio recentissimo pubblicato su una importante rivista scientifica di geo scienza naturale, studio condotto da scienziati nientemeno del Caltec (Californian Institute Of tecnology ) di Pasadena in California. Cosa ha rivelato questo studio? Sono state trovate forti concentrazioni di solfuri- cioè sali di zolfo nei sedimenti (i sedimenti sono strati di roccia depositatesi in milioni di anni), risalente a un periodo geologico marziano compreso fra i 3 e i 7 miliardi di anni fa. Questi sali di zolfo sono la spia, dicono i ricercatori che hanno condotto lo studio, di una passata presenza di acqua in abbondanza su Marte.

Come mai oggi però Marte ci appaia arido e senza acqua liquida in abbondanza (dei rivoli sì, sono stati visti, scendere dai declivi di dirupi e di crateri, acqua che si mantiene liquida alle bassissime pressioni atmosferiche di Marte per un certo tempo, forse ore, grazie alla presenza di sali, in specie perclorati).
Lo studio viene in manforte alla scoperta un anno fa di un antico lago di acqua salata che si trova sotto il suolo, a un chilometro e mezzo di profondità sotto il polo sud di Marte. Su questo avevo scritto un post, a proposito della scoperta di questo lago salato sotterraneo (ove l’acqua c’è, oggi..), scoperta fatta con la missione Mars Express dell’ESA (Agenzia Spaziale Europea), e proprio grazie al radar costruito in Italia, dal il radar Marsis.

Come ho scritto qualche settimana fa riguardo a Venere e Marte, sia “la Stella del mattino e del Vespro”, Venere, sia Marte, in un lontano passato erano molto simili alla Terra, con climi e ambienti adatti alla vita come noi oggi la conosciamo. Oggi si pensa che la vita su Marte ma anche su Venere possa essere presente in forma di batteri che resistono a condizioni terribili per gli organismi complessi. Se questi organismi sui due pianeti o su uno di essi venissero scoperti, mentre ora siamo “fermi” ai mattoni della vita, ai suoi precursori, a materiali organici e prebiotici, resterebbe da capire se ‘sti microbi sono stati da sempre le sole forme di vita o, io credo e spero, un residuo di una vita complessa ormai estintasi per la scomparsa dell’acqua liquida in superficie e per la alterazione delle atmosfere dei due pianeti: volatilizzazione dell’aria per Marte, evaporazione degli oceani trasformati in grandi quantità di anidride carbonica nella densa atmosfera di Venere, talmente densa che su Venere è come stare sott’acqua a 900 metri di profondità, non contando le temperature infernali. Su Marte, oggi, la pressione atmosferica è invece di qualche decina di millibar, un centesimo della pressione della atmosfera terrestre. Sulla Terra la presione media della atmosfera e’ di un bar –e meno male, altrimenti niente caffe’…  🙂

Mi piace pensare che su Marte – e su Venere un tempo, ci fosse una atmosfera non troppo densa ne troppo rarefatta, diciamo una atmosfera di qualche bar. E ragazzi e ragazze, insieme a prendere il caffe’. E con questa cazzata, ma spero non del tutto tale, finisco  🙂

E DATA L’ORA, BUONA NOTTE

CIAO

Marghian

UN SALUTO, da me e Lina.

UN SALUTO ANCHE DA LEI

Ciao. No, non mi sono improvvisamente sposato, ‘llina è sempre lei, la gatta, che molti di voi conoscono già,  come “Nives” o “Bianchina”. La chiamo anche Lina, anzi ‘llina  (vedi “spiegazione” scritta a didascalia della foto).

Per questo saluto ho scelto questo blog per via di alcune spontanee…considerazioni.

(poi, sul blog musicale, un saluto c’e gia’)

bianchina-lina

– ingrandite l’immagine per poter leggere meglio-

Sul nome “Bianchina” della gatta, a parte il fatto che lo spiega lei stessa con la sua bellezza e il suo candore (più di così…) c’è dietro una storiella simpatica che vi avevo già raccontato in uno dei post precedenti con protagonista la gatta; la racconto di nuovo.

Quando a maggio del 2012 una signora me la diede che era piccola (ma già autosufficiente, non con gli occhi ancora chiusi eccetera), con gli apprezzamenti “che bella” eccetera, si parlò di come chiamarla, e la signora mi disse: “chiamala Biancaneve, è bellissimo…”. E io “si’, mi sembra un nome azzeccato- tutta bianca..-. Ecco che sì, ma subito dopo qualche settimana, presi a chiamarla Nives (“Biancaneve” come nome era chilometrico!). Alcuni anni dopo, al lavoro, parlai della gatta con un collega che lavorava insieme a me, venuto purtroppo a mancare nel 2017. Entrambi eravamo addetti alla mansione di accoglienza e di servizio agli utenti che venivano per delle ricerche (lavoravamo in un archivio statale ad Oristano) nella sala di studio. Parlando  con il collega di animali da compagnia, egli mi parlò del suo cane,  io gli dissi della gatta, bianca che si chiama Biancaneve ma che io, per brevità’, chiamavo Nives. Adesso arriva la cosa carina.

Come sappiamo, il nostro cervello tende a ricordare le cose in modo approssimativo. Passa infatti un altro anno e una mattina in servizio suona al citofono dell’ufficio (sezione “guardiola-sala di studio “al primo piano-) un signore anziano che – da cliente aficionado- conosciamo da tempo. Si annuncia e chiede di entrare, io che rispondendo al citofono gli dico “prego, salga pure” mentre gli apro il portone di ingresso con l’apposito pulsante di fianco all’apparecchio. Mentre la persona sta salendo da noi, il collega mi chiede: “chi sta venendo?”, e io: “Franco, è il signor Bianchina”. Il collega, candidamente , “ah, Bianchina, la tua gatta…” / Al che io, un po’ sorridendo puntualizzo: “no, Franco, non Bianchina, ma Biancaneve, e come ti avevo detto la chiamo Nives….” -“però Bianchina mi piace”, aggiunsi. E cosi’…  🙂

Curioso come a distanza di tempo una parola (per parziale dimenticanza o passaparola), diventa un’altra. “No, non Bianchina, Biancaneve…”.  E’ così che succede. Il ricordo approssimativo di Franco sul nome della gatta, mi fa riflettere su cosa succede anche ad un racconto o a un testo (la storia è tutta esatta? ummmhhh…), passandolo da una versione all’altra, o da una traduzione all’altra, come ad esempio per la Bibbia (antiche saghe, testi sumerici, accadici, ugaritici, Babilonesi, ebraici, e  le traduzioni  in greco, poi in latino e in italiano). Povera Bibbia, chissà cosa avrà voluto dirci in origine?  Travisazioni, altro che da Nives a Bianchina, di molto peggio.. Mah.

Tornando all’argomento centrale del post, qualche altra piccola considerazione.

CANISTI E GATTISTI

cat&dog

Come possono canisti e gattisti essere rivali, con una immagine come questa?

Gli amanti dei cani e dei gatti, proprio nell’amarli, hanno opinioni divergenti su chi fra “il migliore amico dell’uomo” o il nostro felino domestico che a volte ci ronfa vicino mendicando carezze (e soprattutto cibo), a volte incostante, spesso indifferente e opportunista- attenzione a questo punto, ci ritorno….-, idee divergenti su quale dei due animali da compagnia sia più intelligente.

“E’ più intelligente il cane”, dicono convinti i canisti, e adducono ragioni e motivi quali: “partecipa della vita dell’uomo, fa cose stupefacenti, cane poliziotto, cane per ciechi, se si lancia un oggetto e gli si dice “porta!”, il cane lo fa- i cani da caccia fanno questo lavoro- cani che fanno numeri strabilianti nei circhi, salvano persone cadute nei dirupi e sepolti dalla neve, ed altro ancora..”.

Io sui cani valuto e osservo molto queste cose, pur non avendo un cane- troppo impegnativo, e comunque io considero vera compagnia solo quella umana…- e, guardando in tv “il commissario Rex” (lo trasmettono mentre sto pranzando) penso anche io “e’ piu’ intelligente il cane, “anche perché”, dicono i “canisti” un po’ preparati, che “il cane ha piu’ di 500 milioni di cellule cerebrali nella corteggia neuronale, mentre il gatto arriva a 250 milioni di neuroni. per la cronaca, l’uomo ha 8 -9 miliardi di cellule neuronali nella corteccia (e quasi 100 miliardi delle cosiddette “cellule gliali”, quelle che “alimentano il cervello” – Einstein pare avesse il 70 % in piu’ di queste cellule gliali :neuroni normali ma “piu’ alimentati”-. Ma torniamo a cani e gatti. Il gatto avrebbe poco piu’ della meta’ dei neuroni del cane.

Ma i “gattisti” non demordono, e dicono – fra le altre considerazioni “pro- gatto- che “non è solo il numero di neuroni che conta, conta di più la loro organizzazione, come i neuroni sono collegati fra loro”.

Dargli torto? ‘’Ni, non saprei. Infatti avevo letto del caso (umano) di uno nato solo con il 5% di neuroni, praticamente un decerebrato. Aveva…una intelligenza superiore alla media. Il numero di neuroni non sarebbe tutto. Stupefacente (anche se secondo me, orse la mente umana non è solo cervello, ma… per ora non entro nel merito).

Sono “gattista”, o ” canista”? Anche io sarei propenso a pensare che sia più intelligente il cane. Ma, convivendo orma da anni con Nives, o ‘llina (abbreviazione di “stellina”) come la volete chiamare , vedo che ella è capace di molte “performances” e ha dei comportamenti che mi stupiscono e che sembrano frutto di intelligenza (ricorderete in altro post sulla gatta la mia battuta “se dovessi dare un nuovo nome latino al gatto lo chiamerei “catus sapiens”, perché’ da come mi gaurda sembra che sa… ). Comportamenti a dir poco intelligenti.

Come quella volta che sulla soglia della veranda che ho sul retro della casa e che da ‘sul cortile, pioveva, e lei fece alcuni passi avanti e indietro, mi guardava e miagolava e poi, vedendo che non capivo, chinò il musetto verso il pavimento mimando il mangiare. Le metto di solito il mangiare sotto una tettoia e lei per mangiare, bere e usare la sabbia deve attraversare il cortile. Ma pioveva. Facendo così, quei passetti in avanti e indietro e fissarmi, voleva praticamente dirmi:” portami qui il da mangiare, è bagnato, non posso arrivare fin lì’…” – Le avvicinai il piatto, lei emise un miagolio flebile (di ringraziamento? Non lo escluderei), e mangiò voracemente, tutta contenta.

Forte poi come guarda me mentre sto a tavola e guarda in direzione del frigorifero. Non è questione di sentire l’odore, le bustine con il mangiare sono ermetiche, ma proprio una prodezza concettuale di associazione di idee. Le mostro dalla finestra (quando lei e’ in cortile) la bustina, avvicino il coltello e faccio il gesto di aprire la busta, ed ecco che lei corre verso di me. Ripongo la busta sul tavolo per vedere cosa fa, e lei sale sul tavolo e con le zampette tocca la bustina, e miagola come a dirmi ”aprila, su’”.

E poi,  quella volta in cui Bianchina mi portò un fiore… (vedi qui)

(andate magari direttamente al titolo “un giorno Nives mi offrì un fiore”)

Io non penso che la mia gatta sia più intelligente di un cane, ma mi viene talvolta da pensare… che non sia da meno.

“Il gatto opportunista”. Forse la differenza sta in questo punto. IL cane è servizievole, il cane è lacchè dell’uomo, invece il gatto no. Il gatto ti usa. E se io dico a Bianchina  “scendi dal tavolo” e non lo fa, non è che lei non abbia capito. Semplicemente non mi vuole ubbidire.

CIAO

Marghian

 

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