Archive for febbraio 2019

NELL’UNIVERSO, APPENA SCOPERTE 300.000 GALASSIE (per ora)

Ciao. In questo periodo ho appena il tempo, relativamente alla mia attività di blog, di qualche commento di saluto. Leggete spesso frasi come queste, a proposito della mancanza di tempo, lamentele le mie che sono ormai diventate un “mantra indiano”. Ma in questo periodo piu’ che mai la cosa è tangibile. Oltre alle solite incombenze da me elencate infinite volte, oltre ai soliti “tiramenti”, come li definisce Guccini -“ognuno ha un tiramento…”-, ho un fratello in ospedale. Sono a disposizione (volentieri) di mia cognata per accompagnarla alle visite in ospedale, e per altre cose che in queste circostanze si rendono necessarie. Preso come sono, da tante cose, ho pensato comunque di lasciarvi qualcosa. Okay.

SI ALLARGA LA GRANDE FAMIGLIA DELLE GALASSIE

Galassie “appena nate”. Per noi.

universes

In questi giorni se ne contano 300.000 in piu’. Galassie, non stelle.

(Trecentomila, avete capito benissimo!)

stelle_cadenti

La grande famiglia delle galassie (che sono le unita’, le “cellule” di questo grande coso che e’ l’universo) ha acquisito un numero enorme di “sorelle” in piu’. Un numero enorme, ma che per l’universo e’ piccolissimo, addirittura insignificante. Vi stupisce la cosa? Trecentomila galassie, ognuna con decine o centinaia di miliardi di stelle, un numero insignificante? Sì. Pensate di quanto aumenterebbe la popolazione mondiale se di colpo apparissero dal nulla trecentomila persone. La popolazione mondiale rimarrebbe la stessa, ed e’ solo il  rapporto di trecentomila su poco piu’ di sette miliardi di individui. Ma sulla popolazione di galassie dell’universo il paragone e’ di trecentomila galassie su…due mila miliardi! Trecentomila nuove galassie, su una popolazione cosi’ grande,  sono Un’inezia, verrebbe da dire. A noi però interessa la relazione con le nostre dimensioni, con la nostra piccola  realtà quotidiana . Ecco che questo numero di 300.000 galassie in piu’ si fa nuovamente enorme, inimmaginabile per noi. Trecentomila sorelle della nostra galassia natia, la via lattea (la quale, poverella, è dispiaciuta per la “via lattea” creata dai pastori sardi che gettano il latte sulle strade, e dai cavalcavia: ma purtroppo hanno ragione, io sto con loro), con 200 miliardi e forse 400 miliardi di stelle, incluso il Sole attorno al quale noi giriamo, seguendo una rotta precisa quanto inconcludente, almeno in apparenza, attaccati alla superficie di un piccolo pianeta. Un pianeta che, prima che capissimo che è rotondo, abbiamo chiamato “la terra”

Okay, vengo ai dettagli e alle circostanze di questa scoperta. Duecento ricercatori di ben diciotto paesi, compresi alcuni italiani dell’istituto nazionale di fisica università di Bologna, hanno messo in giro, pubblicandoli, diversi articoli concernenti la prima “trance” di una importante campagna di osservazione celeste (sono chiamate “survey”- sorveglianza- queste iniziative), mediante un enorme “osservatorio” costituito non da uno o piu’ telescopi ottici, ma da radiotelescopi; il telescopio europeo Lofar, che consta di una fitta rete di antenne per la osservazione radioastronomia in bassa frequenza, il piu’ potente al mondo attualmente, su questa “banda” di osservazione. “Lofar”, sta infatti per “Low Frequncy Array” “gamma di basse frequenze”, ossia captare ed elaborare dati che vengono veicolati dalle onde radio, che hanno di fatto la frequenza piu’ bassa rispetto alle onde luminose, ai raggi x, ai raggi gamma. Tutte queste bande di frequenza sono usate, in genere, in astronomia. Ora si osserva il cosmo anche tramite la rilevazione di onde gravitazionali (generate da eventi cosmici tremendi, come lo scontro fra due buchi meri che “fanno vibrare” lo spazio). L’uso di tutti questi metodi hanno dato luogo a quella che viene detta “astronomia multimessaggera”, ossia dallo studio di tutti i tipi di segnali, elettromagnetici e pure gravitazionali. Per quanto vi sto raccontando qui, ci interessa l’osservazione tramite le onde radio a bassa frequenza.

Sono stati pubblicati ben venticinque articoli, e sono i primi di una lunga serie, che spiegano questi risultati e la loro importanza. Qualche giorno fa, la rivista scientifica “Astronomy and astrophyscs ha fatto uscire un numero speciale. E, poiché tutti abbiamo una vena di campanilismo, va detto che uno di quegli articoli è a firma italiana. Ma perché, la radioastronomia? Essa permette di osservare oggetti, e capire eventi celesti che sono letteralmente invisibili ad altri approcci di osservazione. Come ho accennato prima, osservare ad una data banda di frequenza, o ad un’altra, equivale a vedere attraverso una determinata finestra. Ci sono galassie attive con un buco nero al centro che ruota decine di volte al secondo facendo vorticare la materia attorno, che sono lontanissime e che sembrano stelle, e che da quei vortici emettono onde radio che permettono di studiarle: sono i quasar (abbreviazione di “quasi stellar radio sources”, ossia fonti radio quasi stellari). Ma non voglio creare confusione, le trecentomila galassie scoperte non sono del tipo quasar.

Il Lofar con le sue venticinquemila antenne poste in cinquantuno stazioni distribuite in sette paesi europei, hanno osservato un quarto di cielo dell’emisfero settentrionale; non tutto il cielo settentrionale, e ovviamente non quello meridionale. Questo da’ quasi la tentazione di “moltiplicare” la scoperta, “300.000 x….8”? – Se è stato osservato un quarto del cielo boreale…-. Questa è una mia idea, l’universo non e’ cosi’ omogeneo, e le nostre valutazioni sembrano quasi sempre essere, comunque, riduttive.

Lofar ha individuato 300 mila sorgenti radio, corrispondenti ad altrettante galassie lontanissime; si stima siano distanti qualche miliardo di anni-luce. Sapete quanto dista da noi la galassia piu’ vicina? La piu’ vicina, Andromeda, senza contare le due “nubi di magellano”, galassie nane satelliti della nostra, dista due milioni di anni luce e piu’. La piu’vicina. Sono oggetti lontanissimi, non visibili con la luce (ecco l’importanza della astronomia multimessaggera, se non con la luce, con le onde radio, se non basta, anche con i raggi X e i raggi Gamma, se non basta ancora, con la gravita’ ..o con alcune o tutte queste cose assieme). Lofar, ormai mi piace chiamarlo confidenzialmente cosi’, . è molto sensibile e potente, e ciò è di aiuto per rispondere a questioni complesse come la formazione , il comportamento e l’evoluzione dei buchi neri ( stelle “morte”, si fa per dire, ma diventano buchi neri se contengono materia, o hanno massa, almeno 4 o 5 volte piu’ del Sole).

Tutte le galassie piu’ grosse, emettono dei forti getti di materia espulsa in direzione perpendicolare al piano delle galassie, lungo forti linee magnetiche attorno ai loro buchi neri centrali, mentre questi “divorano” tanta materia, e altra ne espellono “dai poli”: guardando ipoteticamente una galassia di queste “di piatto”, fosse possibile vederle, osserveremmo un getto di materia verso l’altro, ed uno verso il basso. Ecco, tutto questo, si vede con la radioastronomia. Le antenne “lofar” sono fatte proprio per percepire questi fenomeni estremi e lontani. Galassie attive (dette galassie di Seyfert), e quasar, sono osservabili ed osservati cosi’.

Una astrofisica dell’università di Bologna, Annalisa Bonafede (beata lei, in genere gli scienziati sono atei..  🙂 ), spiega che ciò che si sta cominciando ad osservare con Lofr è che anche gli ammassi di galassie che non manifestano forti emissioni, mostrano caratteristiche fenomeniche simili , ma ad un livello cosi’basso che prima, con strumenti radioscopici piu’ deboli, non era rilevabile.. Quindi, anche ammassi di galassie con campi di forza piu’deboli possono innescare processi di accelerazione di particelle, sono queste accelerazioni a generare energia e onde radio che viaggiano per milioni di anni luce.

Con le onde radio, usando strumenti cosi’ potenti, si possono creare mappe radio a bassa frequenza, che uniti ad altri tipi di osservazioni, danno una forte spinta allo studio delle galassie.

Le antenne di LOFAR hanno prodotto una enorme mole di dati. Gli esperti   dati da riempire dieci milioni di DVD di dati.

I 25 articoli pubblicati nel numero trattano solo un primo 2% del rilevamento di tutto il cielo- come ho scritto prima, c’e molto di piu’ da vedere-. Il progetto punta ad acquisire a ottenere immagini ad alta risoluzione dell’intero cielo del nord, e spera di trovare in tutto 15 milioni almeno di sorgenti radio in totale e, quindi, di galassie e quasar.

 CIAO

Marghian

Un saluto – piccolo intervallo –

Ciao. Direttamente dal mio profolo facebook, post di poco fa. Lo riporto qui, con qalche modifica nello scritto- qualache parola in piu’- come piccolo intervallo, nell’attesa di proporvi qui qualcosa.

(su fecebook il post e’ “intitolato” BUONA SERATA )

Ciao. Dopo diverse prove (ogni tanto, provavo, cosi’, senza scervellarmi troppo),  sono riuscito filanlmente a ripristinare un programmino per fare i video con immagini e musica. Questa è una musica che feci proprio agli inizi, nel primo anno che avevo il computer, 2007, non avevo ancora creato un blog. Suonata e “filtrata” con un programma (detto “finale”),e salvata come file audio, dopo aver scelto nel programma i “suoni”- menu’ a tendina che mostrano i suoni di vari strumenti pe ogni rigo..-. l’avevo chiamata “mine”, “mia”. “Mine” sarebbe in realtà una abbreviazione di “one of mine”, “una delle mie”, per essere precisi.

Coraggio, lo scrivo per me in primis, che’ un’altra lunga settimana ci attende.

Ciao, buona serata, e buona notte

Marghian

 

2018-2019-2020, IL SOLE AI MINIMI TERMINI

2018-2019-2020…

MINIMA ATTIVITA’ SOLARE

solar cycle

Un grafico nell’andamento della attivita’ solare. Si va verso un minimo storico?

Il Sole, da alcuni mesi, è i si svolge in cicli dovuti a molti fattori, connessi alla sua struttura interna..  Gia’, Il Sn via di quiescenza. Si profila infatti un livello minimo nella sua attività. Un livello minimo di attività  che- scusate il bisticcio- avra’ il suo massimo nel 2020. L’attivita’ solare è una entità molto complessa.  Vedere in proposito i seguenti post:

https://marghemarg.wordpress.com/2014/02/28/conosciamo-meglio-la-nostra-stella-il-sole-prima-parte/

https://marghemarg.wordpress.com/2014/03/07/conosciamo-meglio-la-nostra-stella-il-sole-seconda-parte/

Il Sole, e così ogni stella, è un sistema complesso. E’ nel contesto di tale complessità e per motivi non del tutto ancora compresi che l’attività solare varia, da un valore massimo ad un valore minimo, con qualche picco anomalo,  in termini di emissione di luce calore, e di espulsione di materia in brillamenti (fuoriuscite e getti di plasma di idrogeno ed elio dalla superficie)  e soprattutto con un continuo – e variabile- flusso di “materia stellare” allo stato di  particelle libere, protoni e neutroni ed elettroni o accoppiate in atomi  di idrogeno ed elio principalmente, che sono gli elementi di cui è fatto il  Sole. Si’ perche’, gli elementi piu’ pesanti, come ossigeno, fosforo,ferro rame o oro, si sono formati….in altre stelle, piu’ antiche del Sole, e piu’massive, ora estinte che,  esplodendo, li hanno disseminati nello spazio e il sistema Solare, nel formarsi, ha semplicemente catturato questi elementi a formare i pianeti, le lune, le comete e coso.

 Il Sole ha un potente campo magnetico che si estende per tutto il Sistema Solare,  ben oltre l’orbita del piu’ lontano pianeta o asteroide: e’ la sua magnetosfera. E il flusso di particelle, segue le linee di questo campo magnetico; a sua volta il magnetismo terrestre ci protegge da tale flusso di particelle. convogliando le particelle verso i poli; le aurore polari sono proprio questo; particelle che vengono dal Sole e che interagiscono con l’atmosfera terrestre, eccitandosi (come il gas dei tubi al neon). Tutto questo e’ datto dalla irradiazione del Sole

Ma la nostra stella, nel suo meraviglioso e complesso funzionamento,  ha delle oscillazioni; oscillazioni che vanno da un massimo ad un minimo, in cicli stabiliti di circa undici anni. Sul Sole stesso si nota, osservandolo,  tale ciclo, ove nel minimo le macchie si riducono quasi a scomparire. le macchie sono aree generate da linee magnetiche che arrivano fino ad influenzare la superficie, creando appunto delle “chiazze” di zone piu’ fredde (di anche duemila gradi rispetto al resto della sua superficie di 6000 gradi), sono delle “zone fredde” intrappolate in bolle di campo magnetico. In questo periodo comunque, le macchie sono quasi scomparse.

I dati piu’ recenti, ci dicono con chiara evidenza che attualmente l’attivita’ solare è alquanto bassa, con appena dodici macchie solari e non molto attive del ciclo undecennale. Gli astrofisici considerano questo ciclo il “ciclo 24”, ossia il ventiquattresimo ciclu undecennale registrato da quando esiste questo tipo di monitoraggio sulla stella. Siamo in una fase calante del ciclo, infatti ho letto che, nel 2016 il Sole era pressoche’ privo di macchie; l’anno prima, invece, se ne osservavano ogni giorno.

Quindi, la quantità di energia che emette il Sole varia, e la  la quantità totale di energia che raggiunge la terra è sempre di circa 0,1 per cento,con piccolissime oscillazioni.. Gli studiosi del clima si chiedono se tali variazioni possano avere influenza sul clima terrestre, dato che ci sono precedenti storici. Infatti, una mini era glaciale si è verificata fra il 0645 ed il 1715; fu quella fase di minimo che fu definita minimo di Maunder. In quei 70 anni circa, le macchie divennero rarissime. Sulla Terra, dei fiumi gelarono, e si racconta che a Venezia la gente camminasse sui canali ghiacciati. Il 1816 passo’ alla storia come “l’anno senza estate”-. Oh bella, adesso ci vorrebbe un anno senza inverno, per par condicio. Ma il clima se ne frega del mio parere

A parte gli scherzi, ecco cosa ho letto: “Qualcosa di insolito, ma forse non così insolito su grande scala, sta accadendo al nostro sole. È previsto, infatti, che vada incontro al suo minimo solare intorno al 2020, ma sembra che questo potrebbe avvenire prima. Al momento la mancanza di macchie solari, caratteristica del minimo solare, potrebbe portare temperature basse da record, ma alcuni esperti suggeriscono che potrebbe addirittura produrre una “mini era glaciale”. Le possibilità che questo si verifichi sembrano sottili a prima vista, ma analizziamo alcune informazioni in più…”

Le “informazioni in piu’ sono le seguenti: Gli esperti del sito “spaceweather.com” (space weather significa tempo atmosferico spaziale ) sottolineano che nel 2018 le macchie erano quasi assenti; la conseguente diminuzione della attività interna del Sole darebbe meno calore alla Terra, l’atmosfera superiore del pianeta reagirebbe “negativamente”, e come dichiara un esperto Nasa, potrebbe essere una questione di mesi. L’attività solare, con i suoi minimi, influisce sulle correnti principali protagoniste dei climi sulla Terra, correnti come “El Nin’o e “La Nin’a ne sono influenzate; ne sarebbero influenzati i venti- gli alisei in particolare.

In definitiva, nel capire il complesso “motore climatico”, e per le previsioni meteorologiche,   bisogna valutare anche i cicli di attività solare, in quanto avviene che in periodi di attivita’ massima, con molte macchie ( indice di attività dei campi magnetici- sono molto complessi, con delle polarità anche alle latitudini equatoriali del Sole), alle medie e basse  latitudini terrestri l’atmosfera si riscalda e la radiazione ultravioletta aumenta, anche del 6-8 per cento. Tempeste geomagnetiche sono in agguato, con evidenti fenomeni di aurore polari (forte flusso di “vento solare”, deviato verso i poli, dal magnetismo terrestre. E ci sono meno nubi basse, quando l’attività’ solare e’ intensa, e la temperatura aumenta. Questo il panorama nel sole attivo; adesso sembra stia avvenendo il contrario (nonostante gli anni “piu’ caldi del secolo” che ogni tanto vengono sbandierati) o meglio, stia per..avvenire il contrario: un nuovo “minimo di Maunder” che potrebbe portarci ad una piccola “era glaciale”.

Ci credono in pochi, dato che si parla tanto di surriscaldamento globale. Un momento pero’, i cicli solari sono un fattore; ma c’è un altro fattore, fra i tanti: l’inquinamento. Il Sole ha da sempre i suoi alti e bassi, ma di sicuro la saturazione di gas serra tende, generalmente, a riscaldare il pianeta. Globalmente, e poi surriscaldamento non significa – nell’immediato- “piu’ caldo ovunque”. Il motore climatico e’ cosi’ complesso che il surriscaldamento puo’ far girare diversamente le correnti di aria e quelle marine; ed ecco che, localmente, potrebbe, dicendola grossa, nevicare ad agosto. Speriamo di no. Al mare a febbraio, magari si’. No, dai, ogni cosa a suo tempo; anche perché il tempo fa quello che vuole. Sotto l’egida del Sole.

Okay, adesso mi guardo un po’ di sanremo, ciao 🙂

Marghian

MARTE, IL PIANETA DAI MILLE MISTERI – UN MONDO QUASI TUTTO DA SCOPRIRE – 3a PARTE

Ciao. Ho fatto questo post oggi, nel primo pomeriggio  in una mezz’oretta poco piu’, mentre aspettavo il cambio per la pausa pranzo. Cerco i momentini “giusti”, come ritagli di tempo per scrivere e postare qualcosa. Dopo averlo scritto e pubblicato su Facebook, lo riporto ora qui. E cosi’, continuo con la serie di post che dedico al tema “Marte”. Su Marte ho parecchie cosette da raccontarvi. Perciò, “a puntate”.  Dopo la prima parte e la seconda,  questa è la terza parte.

ANTICHI LAGHI PROFONDI SUL PIANETA ROSSO

mars _land

Un panorama marziano. Ha un aspetto familiare. Al punto che a momenti occorre specificare che si tratta di Marte e non di uno dei nostri deserti.

Marte si sta rivelando sempre più come un pianeta favoloso. Infatti, c’era una volta…tanta acqua, temperature miti e una densa atmosfera, a dispetto dell’aspetto desolato che adesso il pianeta presenta. Un grande oceano copriva una vastissima area della superficie di Marte, pare in proporzioni inverse rispetto alla percentuale di superficie occupata dal mare sulla Terra: su Marte si pensa ci fosse una parte di mare e tre di terraferma, (mi sovviene adesso una risatina, pensando ai tanti che sicuramente ne sanno molto più di me, questo sì, per carità; ma che in un articolo o in un post scriverebbero la cazzata “martefermo” invece di “terraferma”, questo per..coerenza di stile con “ammartaggio”, “allunaggio” eccetera  ) al contrario, appunto, di come sono distribuiti terre e mari sulla Terra , tre parti di mare e uno di terraferma. Orbene, sono stati scoperti i bacini di ben ventiquattro antichi laghi che si ritengono contemporanei, coevi al grande antico oceano marziano che, quasi sicuramente, c’era.

Ecco cosa dice la notizia “Tiscali” pubblicata il 30 di gennaio: “Scoperte su Marte le tracce di 24 laghi antichissimi: risalgono a 3,5 miliardi di anni fa, quando il pianeta era ricco di acqua, e almeno 5 di essi hanno una composizione di minerali tale da poter ospitare forme di vita” (“da poter avere in passato ospitato forme di vita”, correggo io).

Commento questo punto: laghi antichissimi ,risalenti a circa 3,5 miliardi di anni fa, su Marte Tre miliardi di anni e mezzo fa, è’ l’era in cui già da tempo si ritiene su Marte ci fosse l’acqua allo stato liquido, e dunque anche una atmosfera, una atmosfera più spessa di quella attuale, che è di soli pochi millibar, mentre sulla Terra è di un bar. E meno male, altrimenti niente caffè 🙂 – l’ho preso anche un’ oretta e mezzo fa, di ritorno dal lavoro. Ci voleva proprio.

A parte gli scherzi, Marte anticamente aveva anche una atmosfera più densa rispetto ad oggi; condizione questa necessaria per poter parlare di mari e laghi e fiuimi marziani, in quanto perché ci sia acqua liquida su Marte, non bastano una sufficiente gravità e la temperatura mite. Occorre, oltre a ciò, anche una certa pressione atmosferica. Se togliamo la pressione atmosferica ad un bicchiere pieno di acqua, l’acqua diventa gas. Su Marte infatti l’acqua “sublima”, in certe regioni del pianeta, e nei passaggi giorno – notte e nei cambi di stagione, direttamente da ghiaccio a gas e viceversa. Pur se Marte e molto freddo, a latitudini tropicali Marte arriva anche a 25 gradi sopra lo zero Celsius nelle ore diurne. L’acqua, allo stato di gas, alle alte quote ridiventa ghiaccio, ricade come sottile brina per “sublimare” il giorno dopo, questo nella estate marziana. Acqua liquida in passato, più di quanto non si pensasse, densa atmosfera da trattenere il calore solare, quindi maggior speranza di vita per Marte. Ma solo in forma elementare, secondo gli scienziati.

Gli scienziati infatti pensano che, essendo Marte la metà della Terra in diametro, ed avendo una massa ed una gravità molto inferiori, acqua ed aria siano “evaporate” in breve tempo, mantenendosi “soltanto” per un miliardo di anni. Marte ha infatti, come la Terra, 4,5 miliardi di anni. Sulla base di questo, si cerca la vita, soprattutto la vita che può esserci stata in passato, e- per prudenza- si spera solo nella vita microbica. Non essendoci stato, a detta di chi “ne sa”, il tempo sufficiente ad una evoluzione complessa della vita, come sulla Terra (dove l’evoluzione della vita lavora, dicono, da tre miliardi di anni e mezzo), ed un solo miliardo di anni non sarebbe stato sufficiente (-mah-…)al formarsi di vita complessa : dunque su Marte non si cercano fossili di animali come i nostri orsi o uccelli o pesci, ma tracce di antichi microbi, batteri.

Ad onor del vero, sperano di trovare vita anche oggi, perché’ l’acqua si trova liquida nel sottosuolo, esisteranno senz’altro vene sotterranee, “giacimenti d’acqua liquida”, e coso. Però in ambiente scientifico è una eresia ritenere – come invece penso io- che su Marte, possano esserci state un tempo, come qui le foreste, gli uccelli, grossi animali “terrestri”, nel senso di non marini; o i pesci nel mare. No, solo batteri. : “solo batteri. Ma è già qualcosa: scoprire su Marte batteri “indigeni”, sarebbe la prova che la vita è un fatto universale, non che “Dio abbia scelto la Terra”. Questa è una cazzata, scusatemi il termine. Non che lo sia ipotizzare, o credere, nella creazione divina; questo no, massimo rispetto. E’ una cazzata pensare che un dio universale si sia limitato a dare la vita solo. Questa e ‘un’altra questione, da trattare in altro abito; qui torno nei ranghi delle mere valutazioni scientifiche.

La notizia dice che “I 24 laghi del passato di Marte erano tutti molto profondi, almeno 4.000 metri, e costituiscono un’ulteriore prova di come su Marte ci fosse davvero moltissima acqua”. Commento questo punto. Laghi profondi anche quattromila metri. Questo contrasta un po’, quasi smentendola, la teoria diffusa che un eventuale antico mare marziano, avesse una profondità media di poche decine di metri. “Se si sciogliesse tutta l’acqua che Marte ha in forma di ghiaccio, e se riaffiorasse l’acqua assorbita dal pianeta esistente in forma di permafrost-ghiaccio misto a terriccio, nel sottosuolo-, Marte verrebbe coperto da un oceano profondo undici metri”, ho letto tempo fa. Forse attualmente sì, recuperando l’acqua non si otterrebbe più di tanto; ma molta acqua è evaporata, perdendosi nello spazio. L’antico oceano doveva essere perciò molto più profondo. Il “grande oceano”, pensano gli scienziati che hanno condotto la ricerca coordinata da uno studioso italiano che lavora in una università olandese, in collaborazione con un altro gruppo italiano dell’università di Pescara, è  probabilmente contemporaneo al sistema di antichi bacini di laghi.

Gli scienziati- in generale- sono scettici a che su Marte ci sia stata vita complessa e, prudentemente, parlano solo di possibile esistenza in forma elementare di vita batterica, e non già di vita complessa. Questo perché’ l’acqua, su Marte, sarebbe rimasta sulla superficie per troppo poco tempo: un solo miliardo di anni, a fronte dei tre miliardi e mezzo di anni, da quando l’evoluzione lavora sulla Terra. Un solo miliardo di anni sarebbe un tempo troppo breve per una evoluzione complessa di vita. I bacini di questi antichi laghi sono una conferma della teoria e dei primi indizi; infatti, già nel 2005, a novembre, venne individuato un lago ghiacciato (qualche mese fa ho fatto un post su questa scoperta) mediante un radar, Marsis, collocato nella sonda Mars Express, nello studio dell’acqua immagazzinata nel polo Sud del pianeta allo stato di ghiaccio.

Ed ancora: “Dopo la scoperta del lago salato sotterraneo vicino al Polo Sud di Marte, nell’estate 2018, i nuovi dati indicano che anche l’emisfero Nord del pianeta è stato ricco di acqua. “Finora più modelli avevano ipotizzato la presenza di acqua nascosta nel sottosuolo marziano, ma adesso ne abbiamo la prima evidenza geologica”, ha dichiarato uno dei ricercatori. In cinque di questi siti importanti, sono presenti minerali che, essendoci l’acqua, favorirebbero in linea di principio lo sviluppo di forme di vita. Elementi quali magnesio, ferro idrato (un ferro che contiene dentro molecole simili all’acqua, gli idrossidi – OH, l’acqua è H2O), ematite, i eccetera.
Queste interessanti strutture geologiche marziane, i laghi , sono state individuate, tramite i dati della sonda Mars Express – il cui radar scoprì il lago di ghiaccio nel 2005-, e la sonda Mars Reconnaissence Orbiter, o MRO, che orbita intorno a Marte da alcuni decenni.

C  I  A  O

Marghian

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