Archive for dicembre 2018

Problemi di connessione /Augurio generale per il Nuovo Anno

Ciao. Questo post è da cellulare. Mi manca la connessione (la ringrazio  😆 per avermi lasciato almeno fare i post di ieri sera prima di sparire…)’ Inoltre, sul cell ho quasi esaurito i gigabyte a disposizione. Quindi, stando cosi’ le cose vi lascio un augurio generale, come ho fatto poco fa anche dal music blog, non potendo commentare sui vostri blog, se non con notevole difficoltà. Proverò.

AUGURI ALLORA DI  UNA PIACEVOLE CONCLUSIONE DI QUESTO ANNO E DI UN FELICE NUOVO ANNO 2019!

Ciao

Marghian

 

UN ACCENNO AL NATALE, DAL PUNTO DI VISTA DI COMETE, ASTEROIDI E STELLE CADENTI- TUTTO ALL’INSEGNA DELLA TRADIZIONE. O QUASI

LA COMETA “DI NATALE” 46P/ WIRTANEN

46P_Wirtanen

Ciao. Gia’ nel “music blog” vi ho salutato con un accenno a quella che tutti hanno chiamato la cometa di Natale 2018, con queste parole: Si tratta della cometa 46P/Wirtanen che, scoperta nel 1948, e’ passata vicina alla Terra il giorno 16 di dicembre, ad una distanza di circa 11 milioni di chilometri. E’  un bel pezzo di ghiaccio e roccia del diametro di  soli 1,2 chilometri.. E’ bella grossa, ma piccola se paragonata ad esempio alla Hale Bopp del marzo 1997, quaranta chilometri di diametro, o la Yakutake marzo 1996, 10 chilometri , praticamente un monte Everest volante. Piccolina, ma brillante, per via di qualche fortunatea coincidenza, la relativa vicinanza alla Terra e al Sole con consistente “evaporazionie” dei gas da formare chioma e coda ben visibili. Io non l’ho vista. Per osservarla occorreva andare fuori paese o fuori citta’, lontano da disturbi luminosi. Dopo il tramonto, si doveva guardare verso Est, nella costellazione del Toro.  A dicembre abbiamo avuto anche le stelle cadenti, le “geminidi, dette cosi’ perche’ la loro direzioine di provenienza sembra essere la costellazione dei Gemelli. Proprio roba da “Tu scendi dalle stelle”, quest’anno”. Dopo questo breve accenno, ho pensato di impegnare anche questo blog, dato l’argomento 🙂

In effetti, sembra esserci particolare fermento nei cieli, tutt’altro che immutabili, e questo da sempre, ma se ci aggiungiamo poi la suggetsivita’ del periodo natalizio, il tutto in noi si amplifica.

La cometa era inizialmente la meta della missione Rosetta del 2016, che ha invece puntato poi sulla cometa Chirmov Gerasimenko, dalle caratteristiche alquanto simili, tanto che gli scienziati consigliano di gaurdare le immagini che la riguardano per farsi una idea della cometa 46P/Wirtanen, per chi non l’abbia potuta osservare .

comet cristmas orbit

L’orbita della cometa, che passando a dicembre vicina alla Terra, va a sfiorare l’orbita di Giove

46P/Wirtanen è considerata essere la cometa piu’ brillante degli ultimi anni, ad una distanza 30 volte quella fra la Terra e la Luna, il punto di maggir vicinanza alla Tera concesso alla cometa dalla sua orbita ellittica. Orbita che si completa in 5 anni e mezzo, e per gli appassionati è stata l’occasione di scattare delle belle foto.

Molto di piu’ rispetto alla nostra curiosita’ e ai nostri binocoli ha potuto fare potuto fare l’osservatorio ALMA,  nome completo “Atacama Large Millimeter/ubmilimeter Array”, con le cui antenne hanno osservato l’oggetto cometario fotografandolo gia’ il due del mese corrente, quando stava a 16 milioni di chilometri e mezzo da noi.

ALMA è riuscito a catturare nel dettaglio la chioma, cioè l’involucro gassoso che si forma attorno al nucleo cometario quando la cometa transita vicino al Sole, per effetto della radiazione solare, che come un forte vento che soffia sulla neve, ne fa volare fino a costringerci a ripararci in qualche modo. La chioma assume dimensioni enormi rispetto al nucleo, se il nucleo infatti e’ di cinque chilometri, la chioma puo’ diventare uno sferoide di anche cento chilometri, e la coda, milioni di chilometri. Materiale estremamente rarefatto ma capace di accendersi dei riflessi della luce solare, talora con colori differenti dal bianco (scie bluastre, verdastre, ecc.)

Pensate alla potenza osservativa dell’osservatorio cileno; rispetto ad una fotocamera amtoriale, il telescopio ha fotografato zone della superficie e della chioma 1000 volte più piccole.

ASTEROIDE …DI NATALE

asteroid hipopotame

Ecco come e’ fatto. Non sembra una renna, ma un ippopotamo

Eh, no, non ci accontentiamo della cometina natalizia, vogliamo di piu’. E il cielo sembra  essersi accorto.

L’osservazione della cometa e’ stata disturbata dalla Luna piena, ma se’ potuto osservare- non certo da noi coi binocoli, ma dai ricercatori, un asteroide, di cui ho copiato il codice fiscale, 2003 SD220 passando ad una distanza da noi di quasi tre milioni di chilometri. Fara’ ritorno nei nostri paraggi nel 2070. In quattrocento anni non si era visto un passggio cosi’ ravvicinato, a detta degli astronomi. L’avvicinamento ha fatto si’ che si siano potute fare delle immagini tramite radar dell’oggetto, lungo poco piu’ di un chilometro e mezzo e detto “asteroide ipopotamo”, data la forma che ricorda questo animale.  Scienziati Nasa hanno osservato che questi dettagli raggiunti, sono paragonabili addirittura a quelli di una missione spaziale, grazie all’impegno di tre potenti osservatori, fra cui quello famosissimo di Arecibo. Le immagini mostrano una sorta di “scanalatura” sulla superficie estesa almeno cento metri, e delle chiazze brillanti, alternate a delle macchie scure che fanno pensarea a dei crateri.

L’asteroide ruota lentissimamente su se’ stesso, in circa dodici giorni, fa parte degli asteroidi NEO (cioe’ con orbite vicini alla Terra , che vi ho descritto in altro post…). E’ stato classificato fra quelli potenzialmente pericolosi per la terra, ma le misure indicano probabilita’ basse, dell’ordinie di una su alcune centinaia di migliaia.

STELE CADENTI ANCHE A DICEMBRE

geminides

LE GEMINIDI

Anche quelle, provenienti (aparentemente) dalla costellazione dei Gemelli e dette “geminidi”, la particolarita’ e’ che queste stelle cadenti sono materiale perso non da una cometa, ma da un asteroide (non quello in questione,), cosa questa assai rara. L’asteroide si chiama 3200 Phaethon, che quando incrocia l’orbita della Terra, nel picco fra il 13 e il 14 di dicembre, fa mostra di meteore, che sembrano provenire dalla costellazione dei Gemelli, si dice che il suo “radiante” (la direzione apparente di provenienza) sta nei Gemelli, per cui “Geminidi”; cosi’ come ad gosto le Perseidi (costellazione Perseo), le Leonidi- novembre, dalla costellazione del Leone, poi le Turidi (toro) ecc../ si puo’ ad osservare anche alla osservazione di piu’ di cento meteore all’ora. Io non ne ho visto nemmeno una, ma sinceramente non mi sono impegnato gran che, si vede che chi dorme non piglia stelle 🙂

Buone rimanenti feste

CIAO

Marghian

 

 

 

 

IL PLASMA PRIMORDIALE DELLE ORIGINI DELL’UNIVERSO RICOSTRUITO IN LABORATORIO

Per la prima volta in laboratorio è stata riprodotta la “zuppa di plasma” che si formò immediatamente dopoil Big Bang. Forse ci permetterà di capire meglio com’è nato l’Universo.

Ciao. Prima delle feste Natalizie, voglio lasciarvi qualcosina da leggere (se vi va) – per gli auguri delle feste, che vi anticipo, seguirà apposito post, sul “music blog” . Naturalmente si accettano auguri anche a commento di questo post.. Ho scritto direttamente sulla casella del post (ma salvando ogni due o tre righe..)

Allora, riguardo a che cosa lasciarvi da leggere, ho optato per una cosa di carattere cosmologico (cioe’ riguardo all’universo, alla sua natura e struttura, la sua evoluzione, il suo destino finale eccetera, di questso si occupa la cosmologia) e scientifico di cui ho letto qualche giorno fa, e che trovo di un certo interesse, interesse che spero condividiate con me. Okay, vado…..

UNA ZUPPA PRIMORDIALE RICOSTRUITA IN LABORATORIO

L’argomento centrale su cui verte la notizia che ho letto qualche giorno fa riguarda le implicazioni (positive) sulla conoscenza dell’universo derivanti da un esperimento che è stato condotto da dei ricercatori dell’università’ di Boulder nel Colorado, è che è consistito nell’aver creato in laboratorio….”una zuppa”, una zuppa di quark e gluoni”- e che e’? Ci arrivo subito..-, più “semplicemente” si tratta di un fluido di plasma simile, si pensa, a quello che costituiva l’universo primordiale, agli inizi del Big Bang. Gli scienziati ne hanno prodotto delle microgocce.

universal _soup

Le “gocce” di plasma di quark e gluoni ottenute in laboratorio

“Si tratta di uno stato simile al liquido, ma che esiste solo a temperature molto elevate, dove le condizioni sono troppo calde (aggiungo io, il calore e’ agitazione e movimento delle particelle, siano molecole o suoi costituenti), eccessivamente calde per formare gli atomi così come li conosciamo nella materia ordinaria”, così si è espresso al riguardo uno dei ricercatori dell’Univerità del Colorado.

Vi spiego “brevemente” cosa lo scienziato intendeva dire, e cioè che con questo esperimento e’ stato riprodotto, in piccolissima quantità, uno stato della materia corrispondente a quello nei primissimi instanti dall’inizio dell’espansione dell’universo, dall’inizio del cosiddetto e famosissimo “Big Bang”, tanto nominato ma tutto ancora da capire.

Si ipotizza che l’universo inizialmente (o prima che iniziasse ad esistere fate voi…) fosse “compattato” in uno spazio pressoche’ nullo. “Pressoché..nullo”, “pressoché” perché molto discutono gli scienziati su come possa esistere una singolarita’ a zero dimensioni (disputa che vale per l’universo come per l’ipoetico stadio finale di un buco nero). Ora, le tre dimensioni dello spazio, e la quarta dimensione del tempo tempo, erano come si dice in gergo, “arrotolate”, come fosse un gomitolo di filo lungo miliardi di anni-luce ma raggomitolato nello spazio di un atomo, o forse molto meno, diciamo cosi’. Uno spazio piccolissimo, o nullo. Su quest’ultimo punto, ci sono dubbi (uno spazio nullo…). Poi, non si riesce a capire come, queste dimensioni spazio e tempo abbiano cominciato a “srotolarsi”, e lo fanno ancora: l’universo e’ in espansione.

L’universo, nei primi istanti, e si tratta di istanti tali che un secondo era come un milione di anni per noi, e’ passato attraverso vere e proprie ere. Ere della durata di frazioni piccolissime di secondo, am ere cosmiche. L’era di Gut, ad esempio, detta anche era della grande unificazione, ove le forze fondamentali della natura erano ancora indistinte, ne’ distinzione alcuna era possibile fra spazio e tempo, e fra materia e radiazione; anzi esisteva solo la radiazione,nella fase iniziale detta proprio era della radiazione.

E la materia? Ecco l’importanza di questo esperimento per capire l’origine dell’universo,e la sua natura allora, nei primi istanti; e in cosa consiste –o consisteva – lo stato della materia (anzi, “pre-materia”, senza atomi ma con gli “ingredienti” per farli) agli inizi della vita dell’universo, subito dopo il “Big Bang”. Altro nodo da sciogliere, l’antimateria, originatasi in quantita’ uguale alla materia: che fine ha fatto? Cancellata o gettata da un’altra parte, a formare magari un antiuniverso? Esiste anche questa possibilità, ma restiamo nel nostro universo, per ora.

L’universo, ad un certo punto non si sa come, ebbe un improvvisa “spinta”, da espandersi di svariati anni luce in qualche secondo, e siamo all’era dell’inflazione. Lo stato della materia che si aveva allora, e’ definito “zuppa di quark”, o “plasma di quark e gluoni”. Notate come termini come “zuppa”, “brodo”, sono spesso usati in questi paragoni con la materia primordiale. D’altronde, c’è anche somiglianza di parola fra astronomia e gastronomia…  – Non solo, come ogni zuppa che si rispetti, questa “zuppa” di quark avrebbe anche… un sapore, infatti gli scienziati parlano di “colori” e “sapori” di quark, che sono gli ingredienti di questa zuppa, e della materia.

A parte gli scherzi (scherzi fino a un certo punto, i sapori di quark sono le varie caratteristiche dei vari tipi di quark, la rotazione, la massa ecc.), comunque questo stato iniziale dell’universo somiglia davvero ad un amalgama culinario, come una zuppa o un brodo, i cui ingredienti in questo caso sono appunto i quarke come avete letto, i gluoni. Okay raga’, ma cosa sono sti benedetti quark e gluoni? Quark, come parola, vi è senz’altro familiare ; anche perché c’e una invasione di Piero Angela in atto da decenni con “Quark” e “Superquark”. Ma Piero Angela ha chiamato cosi’ la sua trasmissione proprio perché sa quanto siano importanti, in scienza, i quark.

QUARK E GLUONI- COSA SONO?

3_quark

Elegante rappresentazione, anche se semplificata, dei tre quark “legati” a costituire un protone. Il neutrone ha struttura analoga, sempre tre quark, ma con i tipi di quarks in proporzione invertita:  due quark di tipo “Up” e uno di tipo “Down” il protone (UUD), due quark  “Down” e uno “Up” il neutrone ( DDU). I quark sono “tenuti insieme” da una forza, quella nucleare forte, rappresentata da particelle dette “gluoni”. Guardando la figura, alla voce “gluons”, si intende bene di che cosa si tratta: i gluoni sono le particelle mediatrici della forza nucleare forte, grazie alla quale esistono gli atomi. Questi, come le molecole (gruppi di atomi a formare i composti chimici) sono “legati fra loro” grazie ad un’altra forza, quella elettromagnetica, mediata da una particella molto più conosciuta, il  “fotone”.

Allora, vengo al dunque: i quark sono le particelle che compongono i protoni e i neutroni i quali si uniscono in un nucleo e che, con gli orbitali degli elettroni attorno, formano l’atomo. E i gluoni? Che cosa sono? Sono importantissimi. Grazie a quelli, i quark si tengono insieme a formare protoni e neutroni. I gluoni fanno da “collante” (dall’inglese “glue”, “colla” ) per tenere insieme i quark fra loro a formare un protone o un mesone – particella fatta di due quark- ed anche i protoni i neutroni nel nucleo atomico; i gluoni sono quindi le particelle mediatrici della forza nucleare, quella detta “forza nucleare forte” per distinguerla da quella “debole” che agisce nei decadimenti di certe particelle in altre più piccole, e ciò avviene mediante altre particelle mediatrici “che si creano spontaneamente”, come i bosoni W+ -, Z e 0 scoperti da Carlo Rubbia. Lascio da parte però questo aspetto perché non interessa tanto nel discorso su questo esperimento. E’ interessante invece tener presente che quando nacque l’universo, pochissimi istanti dopo l”avvio” del Big Bang, la materia non era ancora organizzata in atomi, ancora non esistevano i protoni, i neutroni ne’ gli elettroni (trascuro qui per comodità e brevità le altre particelle, tantissime, come i vari tipi di mesoni, i vari tipi di neutrini ecc. ecc.): all’inizio dell’universo c’era proprio ‘sta famosa “zuppa di quark e gluoni”.

I quark ed i gluoni erano “allo stato libero”, in un tipo di stato detto “di plasma”, tale e’ il calore (miliardi di gradi), e quindi tali erano i movimenti vibratori di questi quark, che- qui e’ importante..- **soltanto dopo, in una “era successiva” si sono accoppiati a tre a tre, a formare protoni e neutroni. E i gluoni? Fusi insieme nei nuclei, a lavorare per tenere insieme i quark a tre a tre; a due a due per i mesoni. Si dice che un protone, o un neutrone, siano composti da una “tripletta di quark” , due quark di tipo Up e uno Down il protone, due quark di tipo Down e uno Up il neutrone – Up, Down, Bottom, Top, Beauty, Charme, eccetera- , sono valutazioni matematiche delle caratteristiche intrinseche dei quark, come ruotano (i “sapori” cui ho accennato prima), o la loro carica eccetera.

Prima dell’era della formazione degli atomi e quindi della materia come oggi la conosciamo, i componenti elementari (quark e gluoni eccetera), erano liberi di girare per i fatti loro nell’incerto e caotico – il che e’ da vedere..- mondo del plasma, in questa “zuppa” primordiale. Dopo e solo dopo, raffreddandosi, dallo stato di plasma generale l’universo e’ passato allo stato di materia ordinaria. Come è stato condotto l’esperimento, e in che cosa consiste il risultato.
Piccole gocce di zuppa cosmica.

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Il “Relativistic Havy Ion Collider (RHIC) di New York

L’esperimento è stato condotto mediante un acceleratore e collisore di particelle che si trova a New York, il Il Relativistic Heavy Ion Collider (RHIC), capace di far collidere a velocita’ prossima a quella della luce degli atomi ionizzati (gli ioni sono atomi che hanno elettroni in piu’ o in meno, di norma l’atomo e’ neutro con pari numero di protoni e di elettroni…). Sono stati fatti collidere questi atomi di ioni (privati degli elettroni), si’ da aver ottenuto temperature di quattro miliardi (!) di gradi Celsius ( al centro del Sole sono 15 milioni di gradi!), con il conseguente “smembramento” degli atomi nei loro “singoli quark”, e gluoni volanti allo stato libero: la zuppa di quark, proprio come agli inizi dell’universo.

Le temperature, raggiunte nell’esperimento sono state quelle che si avevano all’origine dell’universo, centinaia di migliaia di volte la temperatura che si trova nel nucleo del Sole. Gli scienziati sono stati capaci di formare questa zuppa, concentrata in piccolissime “gocce” a forma ora di ellisse, di cerchio, e di triangolo. Queste “gocce” manterrebbero questi standard di forma anche in dimensioni piu’ piccole.

Già agli inizi del secolo si ipotizzava l’esistenza di questo stato strano della materia, e già nel 2010, ed in altri esperimenti condotti al Large Hadron Collider di Ginevra si sono avuti risultati con el collisioni di ioni (atomi senza elettroni) d’oro, e temperature di quattro miliardi di gradi, da far pensare alla formazione di questo plasma iniziale; oggi gli scienziati pensano di aver trovato, su questo, conferma, o quantomeno un indizio forte di come fosse davvero la materia allora, all’inizio di tutto, prima che si aggregasse nei normali atomi di materia, via via piu’ complessi, dall’elemento piu’ semplice e il piu’ abbondante dell’universo, l’idrogeno, fino a comprendere, grazie alla sintesi nucleare nelle stelle, tutta la gamma degli elementi di cui tutto si compone, compresi noi.

Okay, ci “sentiamo” poi per i saluti di Natale. Anche prima, si capisce.

CIAO

Marghian

LUNEDI’ 3 DICEMBRE 2018 : LA SONDA “OSIRIS REx” INCONTRA L’ASTEROIDE BENNU, RITENUTO DALLA NASA UN OGGETTO MOLTO INTERESSANTE

Ciao. E’ il post che avrei voluto fare (e lo stavo facendo…) il 3 di dicembre. Provvedo adesso.

LA SONDA OSIRIS REx RAGGIUNGE L’ASETEROIDE BENNU

asteroid_neo

L’asteroide “Bennu” visto dalla sonda in avvicinamento

Ciao. Dopo avervi scritto, la volta scorsa, circa lo sbarco su Marte della sonda spaziale InSight, sbarco avvenuto con successo lo scorso 26 novembre intorno alle 21, missione che nella fattispecie ha lo scopo di studiare la “sismica” di Marte e le sue caratteristiche interne, vi racconto qui, oggi, di un’altra impresa del genere; ma che questa volta ha avuto, anzi ha,  come oggetto lo studio non di un pianeta, bensì riguarda l’esplorazione di un interessante sasso spaziale, del diametro medio approssimativo di medio di poco meno di 800 metri, e che ogni tanto rasenta l’orbita della Terra.

E’ un asteroide, e poiché questo asteroide è di quelli che passano vicini alla Terra, e’ stato classificato come N.E.O. Il N.E.O non è un puntino nero sul viso di una ragazza; è invece un oggetto che, proprio come l’asteroide in questione, orbita vicino alla Terra: e’ un cosiddetto Near Earth Object” (Near, vicino; Earth, Terra; Object, oggetto), Neo. . Questa e’ la famiglia a cui appartiene anche questo asteroide, che ha un nome: 101955 Bennu, o piu’ semplicemente Bennu. Tale nome dato all’oggetto, sembrerebbe  in “onore” della divinità minore egizia Benu, il quale Benu è – o era nel credo egizio, un “uccello sacro al Dio Sole Ra”, detto detto anche “la fenice egizia” in quanto simbolo di morte e di resurrezione o rinascita, dopo la morte. La sonda che è andata a far visita all’asteroide che si chiama cosi’, non poteva non avere essa stessa un nome “egittizzante” come, appunto, “OSIRIS – REx. Ma non e’ soltanto l’ammaliante  fascino dell’antico Egitto, cui siamo tutti un po’ soggetti;  qui significa anche qualcosa come “esploratore nella interpretazione delle righe spettrali che provino con certezza che le loro origini derivino dalla presenza di regolite (sulla regolite poi mi spiego…), ed appunto dalla denominazione in inglese “Origins Spectral Interpretation Resource Identification Security Regolith Explorer”, ecco il nome “OSIRIS REx”.

OSIRIS REx è una missione messa appunto dalla NASA per l’esplorazione di asteroidi in seno al programma piu’ ampio detto “New Fronteers”, “nuove frontiere”. Il lancio di Osiris è avvenuto il 9 di settembre di due anni fa, da Cape Canaveral, con un lanciatore di tipo Atlas V411. Ha volto per ben 505 giorni, all’”inseguimento” dell’oggetto, oggetto che gira in questo modo: ha un orbita con un asse maggiore di circa 1,126 U.A, una U.A. (unita’ astronomica) ‘e la distanza Terra-Sole che qui vale 1; ha una eccentricità di 0,2 (appena due decimi dell’asse maggiore), da qui si capisce quanto l’orbita dell’asteroide sia simile a quella della Terra (rispetto al Sole), e che questo gli conferisca il titolo di “Near Earth Object”, di oggetto cioe’ che orbita vicino alla Terra.

I Neo sono poi suddivisi in tre famiglie diverse, che sono: Apollo, orbitano con un semiasse maggiore superiore alla distanza della Terra dal Sole e nella minor distanza dal Sole, al perielio, arrivano a trovarsi internamente all’orbita terrestre; Aten , orbitano sempre all’interno dell’orbita terrestre; Amor, quelli stanno sempre oltre l’orbita terrestre-“sfiorandola” esternamente” – e arrivano nell’afelio (massima distanza dal Sole) ad avvicinarsi all’orbita di Marte. Le due “lune ” di Marte Deimos e Phobos, che sono in definitiva due asetroidi,  potrebbero essere due “amor” catturati dal campo gravitazionale di Marte. Bennu e’ un Apollo. Ma a parte questi dettagli tecnici sui tipi di orbite dei Neo, continuo a raccontarvi del viaggio della sonda. Allora, OSIRIS Rex (da qui la chiamo familiarmente Osiris) , dopo il lancio nel novembre 2018 ha perscorso piu’ di mezzo miliardo di chilometri, praticamente girando anche lei attorno al Sole, per “abbordare” l’asteroide Bennu. Lunedì 3 dicembre 2018, Osiris ” lo ha fatto, avendo raggiunto l’asteroide che si trovava- e si trova- ad una distanza fra i 135 e i 202 milioni di chilometri dalla Terra. L’inseguimento è durato due anni, ed ora Osiris, dal 3 di dicembre, orbita attorno a Bennu avvicinandosi sempre di piu’ alla sua superficie. Orbiterà per due anni. Ad un certo punto, Osiris per qualche secondo “tocchera’” la superficie dell’asteroide, praticamente gli dara’ un bacio. E’ proprio questo infatti, oltre ai rilevamenti e invio di immagini e dati, lo scopo prinicipale, il main goal della missione: “toccare l’asteroide e prendere campioni”, in misura di alcuni chilogrammi di materiale, di roccia natia.

Ecco il punto. La regolite, è un tipo di roccia “”sciolta”, cioe’ granulosa che ricopre la roccia sottostante piu’ compatta (che vien detta roccia madre). E’ importante perche’ è quella a maggior contatto con l’ambiente esterno. Sulla Terra, ad esempio, la regolite si compenetra con l’atmosfera, con l’acqua e con la vegetazione. Per questo ha una sua natura granulare e “leggera”. E negli asteroidi, allora, che ci sta a fare la regolite? Senza agenti atmosferici ne’ l’azione di organismi? Gli impatti meteorici “polverizzano” la roccia; ecco che questo tipo di roccia sta anche dove non vi e’ atmosfere. Ricordate le imporente sulla Luna? Ecco, da allora la regolite è diventata “famosa”. E’ quindi molto inpoertante per capire questo asteroide. Bennu e’ un asteroide di tipo carbionioso, per questo e’ stato scelto. E’ irregolare, di forma leggermente “a rombo irregolare “, ed e’ irregolare anche nella sua superficie, con massi grossi che si alternano a massi piu’ piccoli, e regioni rocciose che si alternano a regioni che ne sono quasi prive.

IL BACIO DI OSIRIS

Osiris si avvicinera’ fino a “sfiorare” per un attimo, pochi secondi, la superficie di Bennu, con uno strumento “sparera’ dell’azoto liquido (freddissimo.) che polverizzera’ del materiale che verra’ aspirato dalla sonda. La sonda poi, lascera’ l’orbita ravvicinata con l’asteroide alla volta della Terra. Arriverà nel 2023, con il prezioso carico di regolite e altro materiale, e con esso, si spera, sostanze alla base della vita. Il tutto, a Terra, verra’ esaminato. Comunque Benu appare di superficie molto scura, potrebbe contenere metalli e sostanze organiche. Ha la stessa eta’ del Sistema Solare (altro motivo di interesse, studiarlo significa conoscere la storia del sistema slare), potrebbe avere incorporati dei composti che sono alla base della vita .

COSA HA GIA’ VISTO OSIRIS? C’E’ L’ACQUA

Ma non sono fiumi e laghi

Gia’ durante l’avvicinamento con orbita “a spirale” Osiris ha analizzato al superficie, e ha scoperto acqua nelle rocce. Dati spettroscopici (la luce che ha righe di emissione e assorbimento, “impronta” di materiali presenti” ), evidenziano molecole d’acqua nei minerali rocciosi sulla superficie dell’asteroide. Nelle rocce, non laghetti. Sono le cosiddette “rocce idrate”, silicati idrati che si sono forse originati agli inizi del sistema solare, nella stessa nebulosa da cui si sono formati Sole, pianeti, lune e quindi anche gli asteroidi (anzi dagli impatti di questi si e’ formata pure la Terra). Acqua nella struttura cristallina delle rocce. Non acqua liquida, ma queti “idrossidi” danno la prova che forse Bennu ha fatto parte di un oggetto piu’grosso, o di un sistema piu’ grosso, ove l’acuqa liquida c’era.

CIAO

Marghian

MARTE, IL PIANETA DAI MILLE MISTERI…. 2 a PARTE – L’ARRIVO SU MARTE DELLA SONDA InSight

(Marte – ExoMars- Marsis  prima parte)

The Sharpest View Of Mars Ever Taken From Earth

MARTE, IN TUTTA LA SUA MISTERIOSA, E PER QUESTO AFFASCINANTE, BELLEZZA

Sul nostro piccolo pianeta Terra siamo tutti molto presi dalle nostre cose, e poco ci ricordiamo di dare una occhiata o di prestare ascolto a qualche notizia che ci racconti cosa avviene fuori dalla Terra e dai nostri ambiti quotidiani. Attratti come siamo dalle vicende riguardanti Salvini e Di Maio –e rispettivi padri-, lo spread e il suo saliscendi (piu’ sali che scendi), l’arresto di un mafioso, un fatto di cronaca, ci arrabbiamo per lo sbarco di un gruppo di immigrati o per la quota 100 (anche io, quando caspita fanno ‘sta cosa…) ecco che quasi la nostra mente ignora, direi scarta categoricamente notizie come definirle, “un po’ diverse”. Piace anche a me seguire, a volte – come succede a tutti noi quando la cosa ci interessa, quasi con gioia di un tifoso per la squadra che segna o gioca bene o con la rabbia dello stesso per la squadra che perde o per un rigore annullato, le notizie quotidiane.

Ma ogni tanto, nell’avvicendarsi delle cronache quotidiane, alzo gli occhi- magari anche soltanto idealmente – per guardare il cielo, e.. aguzzo le orecchie per ascoltare chi ne parla. E mi piace anche un po’ fare da portavoce, talora da controcanto se qualcosa non mi torna, a queste notizie alternative al quotidiano. Di conseguenza, con gli strumenti che mi ritrovo, scrivo qualcosa. Come sulla impresa spaziale di cui ho riportato, fino ad ora, la data. Proprio il giorno nel quale mi ero prefisso di fare il post che, per mia piccola imprudenza ( lo ammetto), non sono riuscito a fare. Ero giunto ad oltre metà del post sull’evento del 26 novembre scorso, la sonda su Marte quando paff, mi sparisce la pagina web, perso tutto. Arriva il 3 di dicembre, volevo scrivere qualcosa sulla sonda che ha raggiunto in questa data un asteroide (farò il post…) , mi metto a scrivere, e succede la stessa cosa. Po m’aggiudài, cun su tempus chi tengiu- per aiutarmi, col tempo che ho…. – Scrivo su Word, e salvo ogni paio di righe, e farò d’ora in poi cosi’, nun me frega piu’. Allora….

26 novembre, LA SONDA InSight E’ ATTERRATA SU MARTE

InSight

Si’, è atterrata su Marte. -Atterrata, non ammartata, come anche giornalisti esperti e scienziati scrivono e dicono. Fa ridere i polli , e anche le galline se pensiamo a cosa forse diranno quando una sonda si poserà, ad esempio, su Plutone: “è applutonata”. “Atterrata” va bene secondo me. perché poi, per dirla tutta, “atterrare” non significa “posarsi sul pianeta Terra”, ma “posarsi al suolo”, sull’elemento “terra”. Il nome del nostro pianeta infatti è nato proprio quando anticamente esso era ritenuto essere “Il Mondo” e non un pianeta come tanti, e costituito da un suolo piatto, “la Terra”, appunto, in parte coperto da un grande oceano e sormontato da una volta e, “sotto la terra”, “gli inferi”. Sotto queste idee e’ nato il nome “terra”, che era anche uno dei quattro elementi della antichità. Ce li troviamo ancora oggi negli oroscopi. “terra, aria, acqua, fuoco”.

A parte questa mia piccola critica linguistica sulla parola “ammartare”- sulla quale critica credo che l’accademia della crusca converrà con me -, anche per riderci un po’ sopra, comincio a scrivere dell’atterraggio della sonda InSight sul pianeta rosso.

Gli scienziati del team “NASA” per la missione, hanno trepidamente vissuto quelli che la NASA stessa chiama “i sette minuti di terrore”, per le incognite rappresentate da un atterraggio di una sonda Robot su Marte. Sette o otto minuti “terribili”, a buona ragione, dato che solo il 40% delle sonde sono arrivate su Marte con successo, e si sono perse ben il 60 % delle sonde inviate. Come la « Mars Observer », sparita appena dopo aver inquadrato la configurazione detta « faccia di Marte » (ma guarda, proprio subito dopo – ??!!-), fra le “defunte sonde ricordiamo anche la Mars Climate Orbiter lanciata a dicembre del 1999; o la sonda Schiaparelli del cui sorte non si sa nulla. Atterrare su Marte non e’ facile dunque, vuoi per la minore densita’ e pressione atmosferica che è solo un centesimo circa di quella terrestre, con minima capacita’ di frenaggio con i paracaduti (il frenaggio a razzi invece e’ agevolato dalla minore gravita’, il 39% della nostra gravita’); le tempeste di sabbia e venti fortissimi da quattrocento km orari che coinvolgono e sconvolgono anche tutto il pianeta, l’assenza pressoche’ totale di un campo magnetico. Non di meno la distanza, dato che un segnale di radiocomando impiega (alla velocita’ della luce, il segnale radio è.. “luce”) una ventina di minuti, e si deve puntare sulla automazione, comandi programmati; o impartiti per tempo. Ma questo e’ un problema. Se scatta il rosso, va bene che Marte e’ il pianeta rosso, forse per qeusto molte sonde non passano…

Scherzi a parte, non è facile; se scatta il rosso,  nel senso che c’e qualche imprevisto, te saluto gloria, e buona notte ai suonatori. Gli imprevisti e le incognite di una missione su Marte sono tante. Comunque, molte sonde ce l’hanno fatta ed hanno dato e danno notevoli contributi , come le sonde Viking –1977- , Phoenix –2009-,, Mars Pathfinder con il roverino Soujurner –1997, ero ricoverato all’ospedale di Oristano per controlli, vidi la telecronaca alla televisione nella sala mensa – , Spirit e Opportunity, rover gemelli – gennaio 2004 -Curiosity – 2012 -e, in ultimo, qualche giorno fa, InSight.

InSight, questo è il nome della sonda, che preso come parola significa “visione interiore”; ma come “sigla” sta per “Interior-appunto- Exploration using Seismic Investigations, Geodesy and Heat Transport”, davvero tutto un programma: l’esplorazione dell’interno di Marte usando strumentazioni per l’indagine sismica e geologica, e del “trasporto del calore “-

LE FASI DELL’ATTERRAGGIO

Lanciata il 5 maggio di quest’anno, partenza rinviata dal maggio 2016 per problemi ad uno strumento di misurazione sismica, dopo un volo di sette mesi, lunedi’ 26 novembre verso le ore 20,47 in Italia, e’ entrata nella atmosfera del pianeta alla velocità di 19 mila chilometri all’ora, per poi aprire il paracadute verso a 11 chilometri dal suolo, e liberarsi anche dello scudo termico, lasciandolo cadere.

 Raggiunti 250 km orari circa,, a sessanta secondi dall’atterraggio- non ammarTaggio…- la sonda abbandona il paracadute, e apre i tre razzi di frenaggio, posandosi morbidamente sul suolo marziano.  Sono stati sette minuti di incertezza e incrocio di dita (poi dicono che gli scienziati non siano superstiziosi, lo siamo tutti…). Il lander per l’aterraggio su Marte non era solo, ma aiutato da una coppia di sonde “telemetriche”, dal nome Mars Cube One.

Mars Cube One

MarCo

La coppia di sonde del sistema Mars Cube One, “ponte radio” fra InSight e la Terra

Partite con la sonda InSight, IL SISTEMA consta di due minisonde, MarCo-A e MarCO-B, atte a creare un collegamento fra la sonda e la Terra, ed assistere il lander nelle manovre di discesa e di atterraggio. E’ stato anche un test per le future manovre spaziali assistite da sonde telemetriche di navigazione, anche su altri corpi del sistema solare.

La sequenza di avvicinamento e di atterraggio su Marte questo è importante, è stata la stessa del 2008, con la stessa tecnologia e metodo, della prodigiosa sonda Phoenix, che atterrò vicino al Polo Nord Marziano, tutto avvenne come sopra, a parte le sonde telemetri che, usate per la prima volta per “InSight”.

Lo scopo della missione di InSight, con il lander che e’ atterrato in una sona vulcanica vicina all’equatore del pianeta, è raccogliere dati sulla storia antica di Marte (e quindi, capire qualcosa sui pianeti rocciosi in genere); quindi studiare la struttura interna di Marte, processi antichi e ancora in atto che hanno formato e modellato il pianeta, il muoversi del magma sotterraneo, il trasporto del calore interno residuo, l’attività sismica, la geofisica del pianeta e l’attività di movimento tettonico. Lo studio degli impatti meteoritici, anche queseto è molto importante. A proposito, e’ dell’ultim’ora che la sonda Curiosity ha fotografato un oggetto lucente, forse una meteorite. La sonda InSight è alimentata da pannelli fotovoltaici (come tutte, del resto, le sonde marziane e quelle con altre destinazioni).

La sonda ha in dotazione fra gli altri strumenti un sismografo. Le scosse sono un po’ la “spia” di cosa c’è sotto, utile per studiare la storia geologica del pianeta.

Okay, nella terza parte, approfondirò la questione Marte: ho una bella storiella da raccontarvi – non so se ci vorrà anche una quarta parte… 

CIAO

Marghian

DUBBI E PENSIERI – E’ PIU’ DIFFICILE, OGGI, PIU’ CHE NEL PASSATO, CREDERE?

 

QUESTA SERA MI SOVVIENE UNA DOMANDA:  ANTICAMENTE ERA FORSE PIU’ FACILE DI ADESSO CREDERE IN DIO E NELLE  RELIGIONI?

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IO CREDO DI SI’

*          *

Io penso che oggi, nella nostra epoca, sia più difficile che nel passato, credere in Dio, o in altre figure religiose. Perché’? Secondo me sì, è più difficile oggi, credere. Perché? parto subito in quarta- anzi, le vetture hanno tutte la quinta marcia. Ma le usiamo, ‘ste marce, nel pensiero? Okay.

Anticamente gli uomini non sapevano che le stelle sono ammassi gassosi di proporzioni gigantesche, ne’ sapevano che l’arcobaleno è un effetto creato da miliardi di micro goccioline d’acqua sospese nell’aria che, come tanti piccoli prismi, deviano la luce in direzioni diverse dividendo il colore bianco del Sole nelle frequenze che danno i suoi colori. La terra era piatta, la Luna, il Sole e le stelle erano fisse nel cielo, tutto era disposto secondo un ordine preciso, e l’uomo fu creato per ultimo, nell’ordine della sua opera creatrice, da una statua di fango che Dio modellò e che divenne “anima vivente” con l’infusione del “soffio di vita”. Per gli uomini dei tempi antichi nulla era casuale, le cose seguivano un percorso stabilito da Dio.

Non conoscevano nulla, gli uomini di allora, del lungo percorso attraverso il quale la natura abbia corretto se’ stessa in ciò che l’uomo di oggi chiama “evoluzione delle specie”, ed era ben chiaro, allora, che l’uomo aveva un’anima immortale, perché’ le sue capacità erano divine, i suoi sentimenti venivano “dallo spirito”. Non sapeva, l’uomo di allora, che il suo cervello era costituito da miliardi di cellule, decine di miliardi di connessioni fra queste cellule che, trasportando impulsi elettrici e chimici, “creavano il pensiero”. I sogni, la fantasia, la poesia, venivano dall’anima. Non sapeva nulla, l’uomo di allora, che il suo cervello era strutturato in tante aree, una per ogni processo mentale e cognitivo, ne’ sapevano, gli antichi, che ciò che sapevano era “conservato” in alcune parti dentro la sua testa, i diversi tipi di memoria. L’uomo di allora non conosceva il sistema nervoso, la biologia e la fisiologia del corpo umano, e perciò era chiaro ed evidente che “essere vivi”, “camminare”, “sollevare dei pesi” erano tutte capacità che gli derivavano da una energia vitale divina.

Era chiaro, per gli uomini di allora, anzi ovvio, pensare che questa energia, una volta che il corpo moriva, sarebbe rimasta e “volata via”. L’anima immortale, destinata a vivere anche al di fuori dal corpo, al di là del mondo visibile o… reintrodursi in un nuovo corpo che stava per nascere, reincarnarsi. Questa idea era condivisa da milioni di uomini di fede sciamanica o di tipo orientale, idea promossa da menti illustri come il Buddha o Platone (secondo il quale l’anima, dopo la morte, sarebbe trasmigrata in altri corpi per poi raggiungere l’iperuranio”, l’oltre il cielo, questo è il significato della parola che indicava il “mondo delle idee” dove tutto è perfetto e sussiste per sempre.

Per le fedi e le credenze monoteiste ed escatologiche, come quelle che hanno portato al Giudaismo, all’Islamismo ed al Cristianesimo, era chiaro che questa energia divina, lo spirito o soffio divino, sarebbero “tornati a Dio”.

Sì, era più facile, allora, credere in Dio. Un po’ mi vorrei, in quei tempi. Oggi invece, per via di ciò che la scienza ci ha fatto capire, e per la ricaduta delle sue “rivelazioni” sulla cultura della gente, cultura che prima mancava, credere è molto, molto più difficile. La razionalità che ci fa pensare che anche il caso, in milioni di anni, può prodotto tutto quanto esiste, “il mondo”. Senza un progetto intelligente. Le stelle non sono più fisse, non sono incastonate in sfere di cristallo di Boemia (lo sosteneva, ancora, persino Keplero!!!Una delle menti più aperte del ‘600),ne’ il Sole e i pianeti girano intorno alla Terra, tolta la Luna; e sappiamo che la Terra stessa ruota intorno al Sole. Il Sole, oggi sappiamo, è un piccolo granello lucente fatto di gas bollente, un granello di una sabbia detta galassia (non il “luminare del giorn”o fatto apposta e messo li’ per la Terra) , galassia che è a sua volta un puntino nell’insieme di tante galassie che popolano l’universo. I cieli non sono più immutabili, ne’ la materia è costituita in maniera compatta, ma sappiamo essere un brulicare di particelle che si attraggono, vibrano, si respingono. Particelle piccolissime separate da enormi vuoti, vuoti in proporzione grandi quanto  i vuoti cosmici. La materia che sostanzialmente e’ fatta di vuoto.

L’anima, lo spirito, i pensieri, i sogni, i sentimenti oggi sembrano, agli occhi di una mente moderna, ormai “smaliziata “, non essere nient’altro che processi biochimici che avvengono nel corpo, in particolare nel nostro cervello, una struttura organizzata e complessa che produce le funzioni ed i processi mentali. Io penso che oggi, per tutto ciò che l’uomo ha imparato, sia più difficile credere in Dio. Per semplice fatto che, se il cervello fosse una struttura informe e semplificata e che servisse solo per coordinare i movimenti, mentre nulla in esso esistesse per produrre pensiero e sentimenti, l’esistenza dell’anima “verrebbe da se’” come conseguenza logica. “Nulla in noi è capace di produrre il pensiero, dunque questo ci viene da qualcosa d’altro…dallo spirito!!!”.

Questo era anche il pensiero di tale Renèe Des Cartes, piu’ famoso come Cartesio il quale,, riflettendo sul fatto che egli, come essere umano finito e limitato, potesse immaginare l’infinito, e come essere imperfetto potesse immaginare la perfezione, dedusse in ultima sintesi che “Dio esiste, e se Dio esiste ed egli mi da’ la capacità di rendermene conto, io posseggo uno spirito immortale…perché riesco ad immaginare l’immortalità pur essendo, all’apparenza, mortale. Questo in sintesi ed a parole mie, il pensiero del grande filosofo francese. Cartesio visse nel ‘600. Nemmeno lui sapeva quanto sappiamo noi oggi del nostro cervello, della fisiologia umana e degli altri animali, delle piante. Ne’ sapeva, penso, che esistesse una certa casualità negli eventi. Non sapeva, insomma, che “il mondo non è perfetto”.

In ultima analisi, dobbiamo allora concludere che Dio, l’anima e l’aldilà, la sfera soprannaturale, non esistono? Che era tutto un bel sogno e che ora ci siamo svegliati? Il nostro sapere scientifico, incompleto ma di gran lunga superiore a quello di secoli e millenni fa, spazza via definitivamente il Sovrannaturale ed il divino? No, non sostengo questo. Sostengo solamente che, prima, era più facile…credere. Sostengo che io, almeno, dubito. Pur sperando, ritenendo possibile, e soprattutto auspicabile, l’esistenza di…”altro” (senza il quale “altro”, la vita non avrebbe senso. Secondo me, poi la verita’ valla a capi’..).

L’esistenza di Dio, dell’anima immortale, degli angeli, può anche conciliarsi con le nostre conoscenze attuali? C’e o non c’e antitesi? Dio, o meglio- secondo il mio pensiero-, una mente cosmica ed universalenon necessariamente viene “scalzato” dalla scienza. Ma, ripeto, prima era più facile credere, e “sapere” implica dubbio e senso critico, sul piano intellettuale e filosofico.

Non voglio, per ora, toccare altri aspetti che ineriscano alla fede e sul senso religioso, come la bontà o la cattiveria, la morale, il materialismo inteso come interessarsi solo alle cose materiali (si può essere materialisti anche se si è credenti, “attaccati ai beni materiali”, e spirituali da non credenti, mettiamola così).
Concludendo, proprio perché’ oggi non è facile, si è alla ricerca. O almenoo io, serenamente, ci rifletto.

Con questo piccolo pensierino  🙂 , vi auguro buon weekend

CIAO

Marghian

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