Archive for ottobre 2018

MARTE, UN PIANETA DAI MILLE MISTERI. FONTE DI INFINITE SUGGESTIONI, UN MONDO QUASI TUTTO DA SCOPRIRE. – Prima parte

Ciao. Questa mattina ho scritto questo post. L’ho scritto “a braccio”, fra una incombenza “lavorativa” e l’altra, a puntatine di cinque, dieci dieci minuti, su una pagina Word che tenevo aperta insieme al file “di lavoro”. Avete presente il ragazzo che legge il giornaletto di nascosto, sotto il banco? Qualcosa del genere 🙂 E cosi’ devo fare, se voglio ogni tanto, alla lontana, pubblicare qualcosa. Questo post è una sorta di premessa, sull’argomento Marte,in quanto raccontarvi tutto su Marte, le carateristiche del pianeta, la cronistoria delle missioni, le ipotesi, non è cosa breve. 

MARTE, UN PIANETA DAI MILLE MISTERI. E DALLE MILLE SORPRESE

“I marziani- sempre che esistano – potrebbero non essere soltanto microbi anaerobici. Le brine salate presenti sotto alla superficie del pianeta sembrano avere ossigeno sufficiente a supportare anche organismi multicellulari e semplici animali come le spugne” (da notizia fonte Tiscali scienza, sulla scoperta di un lago salato sotto il suolo di Marte ).

The Sharpest View Of Mars Ever Taken From Earth

Sto aggiungendo ora, a casa, le immagini. Marte, come appare, e come è, in questa bellissima foto. E’ una immagine reale, non una delle tante rappresentazioni artistiche che si usano spesso in astronomia nelle descrizioni di cose irraggiungibili, come ad esempio, i buchi meri o i quasar (che sono nuclei compatti ed attivi di galassie con aspetto stellare). Marte con la sua atmosfera, le sue tempeste di sabbia, le sue nubi, le sue brine. Li’ c’e l’acqua. E ci sono anche i laghi.

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Ciao. Da alcuni mesi, vado accarezzando l’idea di scrivere un post circa Marte, il nostro caro “pianeta rosso” . Ma non chiamiamolo così più di tanto, in tempi di confronti serrati fra colori (politici ee, ahimè, di pelle…), a che poi non si contagi lo spazio delle nostre piccolezze e velleità. Già, lo spazio, lo stiamo inquinando, ormai sono migliaia i satelliti, e ancor di piu’ i detriti spaziali lasciati a girare pazzamente, nell’etere. Quindi, lasciamo in pace i marziani, liberi dalle nostre fisime politiche, sociali, e dal panem et circenses del calcio, e di trasmissioni di varietà che, varie, poi non sono mica. Ma cio’ non significa che Marte non lo si debba conoscere, e studiare.

LO STUDIO DI MARTE

“Marte, Marte si’ che è interessante. E’ un pianeta, un mondo; a differenza della Luna che è un grosso sasso. Marte si’ è un pianeta davvero interessante, ed affascinante…”( da una intervista televisiva concessa dal fisico Carlo Rubbia ad Alessandro Cecchi Paone)

best mars landscape

Marte. Panorami come questo spingono ulteriormente l’uomo a conoscere il mondo che ce li offre. Immagini cosi’, accendono il pensiero.

Stdiare Marte. Forse, da parte nostra, non è una ingerenza, come non saraè domani una invasione.  I marziani, poi, non ci sono, e se ci sono, sono picciriddi, detto alla siciliana. Esserini, se ci sono, fatti di una sola cellula, addirittura vuota del nucleo, batteri cosiddetti “procarioti”, a differenza degli “eucarioti” che hanno un nucleo come le nostre stesse cellule. Però, questa è la galileiana prudenza scientifica:  non è detto, infatti, che li’ non ci sia li’ qualcosa di piu’.

Domanda, che mi pongo io in primis: ci sono, i marziani? – A parte il fatto che, un giorno lo saremo noi, abitandolo in futuro, senza (spero) che vengano trattati male eventuali “indigeni”, leggendo pochi giorni fa le parole che ho citato in apertura, ““I marziani- sempre che esistano – potrebbero non essere soltanto microbi anaerobici…”, e la notizia da cui le ho tratte, mi è venuta voglia (finalmente, lo dico per me), di scrivere su Marte; o meglio, di scrivere riguardo a Marte, non mi trovo li’, se non con la testa (ognuno, poi ha la testa dove scrive, o legge) Ricordo ora una canzone di Sergio Cammariere, che dice “e la testa..su Marte…”. 🙂

MAGGIORI LE POSSIILITA’ DI VITA

marte ieri e oggi

Rappresentazione artistica di come Marte è oggi, associato all’idea di come poteva verosimilmente essere Marte in un lontano passato (a destra nell’immagine). Su questa cosa del “Marte ieri e oggi”, mi pronuncierò nel seguito. E’ un aspetto molto, molto interessante, e intrigante.

UN LAGO SOTTO LA SUPERFICIE DEL POLO SUD DI MARTE

mars south pole

Imamgine (reale) del Polo Sud marziano. IL “ghiaccio” che si vede è anidride carbonica. IL ghiaccio d’acqua è nascosto da questa.

“A parte li schersi”, come diceva il mio papà nel suo italiano insicuro, data la sua poca scuola (per chi in Sardegna ha la terza elementare ed una certa età, l’italiano è una vera lingua straniera…) , i “marziani”  potrebbero non essere soltanto microbi anaerobici (che vivono in assenza di aria e ossigeno), ma anche esseri un po’ piu’ complessi, tipo le spugne terrestri. Le brine salate presenti sotto alla superficie del pianeta sembrano avere infatti  ossigeno sufficiente a supportare anche organismi pluricellulari e semplici animali pluricellulari  E cioè che, essendoci più ossigeno del previsto, si può sperare in qualche forma di vita che non sia solo un battere (paletto imposto dalla già citata prudenza galileiana ), ma qualche forma di vita che “abbia più cellule”, appunto, come qui sulla Terra, ad esempio, le già citate “spugne”. Ma vedo ora di contestualizzare  questo pensiero, illustrandovi a parole mie e in breve quanto dice la notizia che ho letto una settimana fa, fonte Fiscali: scoperto sotto il suolo di Marte, nella regione detta “Planum Australe”, nel Polo Sud del pianeta, un grande lago salato, a circa un chilometro e mezzo sotto la superficie. Il lago sarebbe largo almeno 20 km, e profondo almeno qualche metro. Una scoperta definita “epocale” dagli scienziati. Ecco a chi, ma anche a che cosa, va il merito di questa importante scoperta.

MARS EXPRESS

Plus Radar Marsis

Nell'acqua di Marte c'è ossigeno per sostenere la vita

L’immagine è bella grande, le scritte leggibili. Fra gli strumenti di bordo, Marsis, un sofisticato radar a cui si deve la scoperta del lago marziano

La sonda esplorativa dell’Esa (l’Ente Saziale Europeo) Exomars venne lanciata dal Kazakistan il 2 giugno del 2003, e si trova in orbita atorno a Marte dal Natale dello stesso anno, dopo i quasi sette mesi occorsi per raggiungere il pianeta. La sonda, oltrea strumenti quali telecamere (immancabili) e rilevatori a varie frequenze, fotometri, spettrometri, magnetometri eccetera, è dotata anche di un radar , che definisce nel suo “nome” una parte importante della missione: “marsis”. Già nel lontano 1997, scienziati dell’ESA, a “colloquio” con la NASA, appunto in quel meeting proposero di avviare una missione per la ricerca di acqua liquida, sotto il suolo marziano. “Sotto il suolo”, in quanto a che ci sia acqua liquida, occorre anche una certa pressione atmosferica, pressione che, a parte qualche eventuale “nicchia” tipo cratere profondo, su Marte, è poca (solo pochi millesimi, millibar, rispetto a quella terrestre). Una missione avviata, di fatto, con il lancio della sonda Exomars, dotata appunto, dello strumento adatto all’uopo, il radar Marsis. Quindi, l’italiana Alenia Space , realizzò il radar da piazzare su Exomars, in collaborazione con il Jet propulsion Laboratori di Pasadena in California, per quanto riguardava le antenne, in materiale kelvar. Dopo qualche ritardo sulla “tabella di marcia” della missione, nel 2005 lo strumento cominciò a prendere dati.

Quindi, se è stato scoperto questo bel lago marziano nascosto, è merito di Exomars, e dello strumento Marsis (che non è solo un bel nome ma significa “Mars Advanced Radar for Subsurface and Ionosfere Sounding,” radar avanzato per il sondaggio del sottosuolo e della ionosfera (la ionosfera è lo strato dove gli atomi dei gas acquistano o perdono elettroni, per intenderci). Grande Exomars, ma come dice una nota pubblicità, oltre le cose ci sono le persone. Ecco a chi, va il merito: ad un team di ventidue scienziati italiani, che hanno studiato i dati raccolti da Exomars, nella fattispecie da Marsis. Il lago – che forse non è l’unico, una mia idea ma pensata anche da chi conta, nel mondo scientifico.

Per via del particolare assetto orbitale di Exomars, il radar a bordo, ha potuto prendere dati solo una trentina di volte, in tre anni, come specificano all’Inaf, Istituto Nazionale di Astrofisica . Ma i ricercatori italiani, hanno fatto i loro compiti di casa, avendo alle spalle una lunga esperienza nella ricerca di laghi subglaciali antartici (come il lago Vostok, ad esempio, situato sotto il gghiaccio), sono riusciti ad interpretare al meglio i dati che hanno confermato la presenza, dando poi a pensare che ci sia la possibilità che su Marte siano presenti altri laghi, magari anche più superficiali, e magari collegati da “vene sotterranee” come accade sulla Terra; e questo da’ la stura a nuove prospettive circa l’esistenza di forme di vita aliene. ForsTe..piu’ complessa dei semplici batteri. “che su Marte siano presenti altri laghi, magari anche più superficiali”. Vedete? Non lo penso solo io, ma anche il team di scienziati in questione. La mia fantasia ci è arrivata prima, avevo 18 anni, già pensavo questo. E pensavo che, in un lontano passato, Marte fosse pieno di acqua, ci fossero i fiumi, il mare, e la vita. Lo pensano anche gli scienziati.

mars express

Mars Express, il suo approccio con Marte, immagine di fantasia

A 1.500 metri di profondità, nella regione del Polo Sud di Marte chiamata Planum Australe, abbiamo visto, si trova questo grande lago, ed è alato. Ha forma circa quella di un triangolo, ovviamente irregolare, ed è salato. Salato, ci pensate? Vuol dire che la formazione di acqua salata, su un pianeta, è cosa normale, “è la regola”. E’ largo circa venti chilometri, e la scoperta si deve ai 22 scienziati italiani. Quindi, un lago salato. Circa la salinità dell’acqua di questo lago di marte, gli scienziati sono propensi a ritenere si tratti non di “sale da cucina”, se non in quantità ridotte, bensì si possa trattare di sali di magnesio e perclorati, che si ritiene non siano tanto benefici alla vita come noi la conosciamo, e che quindi laggiù in fondo, la vita possa solo essere di tipo estremofilo, ossia vita che resiste a condizioni appunto estreme, tipo la mancanza di ossigeno e le bassissime temperature, oltre alla mancanza di un irraggiamento solare dato che, il lago, si trova nel sottosuolo.

Questo da’ la possibilità che l’acqua sia liquida, insieme alla presenza dei sali che fanno da antigelo ( le temperature li’ sono bassissime ma l’acqua non gela….-) ma nel contempo, ciò impedisce l’arrivo della luce solare. Ma si è scoperto che queste acque salate potrebbero contenere quantità di ossigeno maggiori, e quindi sufficienti a forme di vita microbica come sulla Terra ai principi, tre miliardi e mezzo di anni fa. Quattro miliardi e mezzo di anni, Marte e la Terra sono “nati insieme” (peche’ originati dalla stessa nube protoplaenetaria di cui qui è lungo parlare…), poi per caratteristiche “individuali” di geologia e di orbita e coso, i due pianet hanno avuto destini differenti. C’e la Terra che è un pianeta vivo; Marte, un pianeta morto. Ma che ha vissuto…Molto probabilmente,Marte in passato è stato florido e, divenuto nel tempo il freddo deserto che conosciamo oggi, potrebbe conservare ancora delle nicchie di vita residua, ove sussitano le condizioni per la conservazione dell’acqua allo stato liquido e di gas, ossigeno compreso, come sembra esserci nel lago.

E il lago di “Planum Australe”, nel Polo Sud di Marte, potrebbe non essere l’unica di queste nicchie. Anzi, ce ne possono essere tantissime, e non solo nelle profondità del sottosuolo. Avete presente una caverna? Una grotta carsica, di quelle con le immense “sale” intercomunicanti, o che so io? Ecco, li’, le pressioni e le temperature potrebbero essere un po’ piu’ alte da cerare “laghetti” e fiumiciattoli, e forse, vita. Ma questo si scoprirà quando (punto dolente), vi arriverà l’uomo a starci, nelle prime missioni, qualche anno. E sarà come nelle figurine “di marziani”, ovviamente fantasia, che qualcuno ricorderà. Ne ricordo una, in particolare: “speleologia marziana”. Ecco, questo deve succedere. Le sonde ed i rover fanno quel che possono. Ma quello sappiamo fare.

Okay, alla prox, vi scriverò di come è fatto Marte, come si è formato, la sua storiella. E cosa “noi” ci andremo a fare, e qualche strana teoria.

Okay, ho messo piu’ tempo per le impaginazioni che per il post 🙂

CIAO

Marghian

SHARDAN, IL POPOLO DEL MARE LA CIVILTA’, I MISTERI, LA CULTURA DEGLI ANTICHI SARDI

Ciao. Internet è ancora un po’ ballerino, riesco a entrare appena per pochi minuti, poi via, sparise tutto. Ieri sera e l’altro ieri sera, per esempio, due commenti e a cena.  Ma io prima o poi lo frego. Ci ho provato ieri sera, ora ci ritento.  Questo che vi accingete a leggere, e di questo vi ringrazio anticipatamente, è un post che avevo già scritto qualche anno fa, e che ho un po’ riveduto, ampliato e corretto (soprattutto per gli errori di battitura, che me possino, non ne ricordavo cosi’ tanti 🙂 ), perché ve lo voglio riproporre. Ho già trattato questo argomento, l’antica Sardegna (intendo, preistorica e protostorica), argomento che trovo  affascinante- a prescindere da sentimenti campanilistici, ossia a prescindere dal fatto che si tratti della antica Sardegna; mi appassionano  anche l’antico Giappone (anche se ovviamente ne so di meno 🙂 ) ,  o le civiltà e le cultire dell’antico Medioriente,o la cultura Maya, l’Egitto e altro ancora. Ad affascianrmi sono i misteri dell’uomo, della vita e del mondo. Avendo già trattato la preistoria sarda anche in altri post, questo è se vogliamo, un “sunto”, su quanto ho trattado in altre occasioni. Okay, la premessa sta venendo lunga, vi lascio al post (se questo coso mi lascia fare…). 

SHARDAN, IL POPOLO DEL MARE

LA CIVILTA’, I MISTERI, LA CULTURA DEGLI ANTICHI SARDI

“E te li senti dentro quei legami
Di riti antichi e miti del passato
E te li senti dentro come mani
Ma non comprendi più il significato”
(Francesco Guccini, “Radici”)

I NURAGHI

santu antine nur

Veduta dall’alto del Nuraghe Santu ‘Antine, Torralba, Sassari

– la torre era alta 30 metri, ora raggiunge i 17 di altezza residua

“NUR”- significa, per alcuni, “cumulo di pietre”-; “NUR” (o Ur) -significa, per altri, “Luce”-
In Sardegna si contano non meno di settemila siti nuragici. In origine, secondo alcune stime, erano almeno venti o trentamila. E gli abitanti, allora, forse erano anche 800 000, se non di più.

La civiltà dei Sardi, la cultura di un popolo che ebbe la sua evoluzione, come tutti gli altri popoli, attraverso un lungo processo di esperienze millenarie che lo ha portato, a partire dall’Età della Pietra Antica, fino alla composita strutturazione della società in gruppi di villaggi di capanne via via più numeroso, fino alla costruzione o alla posa in situ di monumenti megalitici che, durante le fasi Neolitico anteriore, Medio e Recente, si sono evoluti in quelle misteriose ed imponenti strutture che sono i Nuraghi, costruzioni complesse di varia tipologia sui quali si accentravano il potere religioso e militare, e la stessa “anima” dei Sardi per i quali il “nuraghe” era simbolo di forza e di unione.

Menhirs, dolmens, “domus de janas” (queste ultime sono tombe scavate nella roccia e risalenti a piu’ di 5000 anni fa), “tombe di giganti”, coeve ai Nuraghi, e siamo nella Eta’ del Bronzo (3800 a. C,1000 a. C. circa) costellano ancora oggi la Sardegna, a testimonianza di questo antico popolo.

I primi nuraghi, detti “protonuraghi” risalgono ufficialmente a circa il1800 a. C., quando da noi incomincia l’Eta’ del Bronzo. Questi monumenti costruiti in pietra a secco e che si reggevano e tutt’ora si reggono, “per gravita’” e “distribuzione del carico”. Nuraghi “a corridoio” non molto grandi, nuraghi “a tholos” cioe’ ”a falsa volta”, che raggiungevano altezze che sfioravano i30 metri(Nuraghe S. Antine di Torralba, prov. Sassari, altezza attuale18 metri) e che in una fase successiva (3500-3200 a. C) si “trasformarono” in nuraghi complessi a più torri angolari, costruite intorno alla “torre centrale”, svettante sulle altre tre, quattro, o cinque torri aggiunte ed “unite” da mura di rifascio sì da farli sembrare, in origine, dei castelli medievali. Sulle “terrazze” delle torri delle pietre allungate erano posizionate da reggere un “parapetto” in pietra od in legno. Qui il paragone “torna” ai castello medievale ed alla sua tipica “merlatura”.

L’interno delle torri, voltate “a tholos” erano ad uno o più piani, in altezza via via decrescente (nel Nuraghe Losa di Abbasanta il secondo piano e’ alto metà del primo, e la terza tholos del secondo piano, ormai scapitozzata, era la metà del secondo piano. Sopra l’ultima “tholos”, la “terrazza” che, con il suo spessore, dava alla struttura l’altezza definitiva (il Nuraghe Losa arrivava, in origine, a circa20 metri).

IL.NURAGHE – BARUMINI

barumini nur

Il Nuraghe di barumini, situato nella Piana di Gesturi, prov. Cagliari. Il piu’ grande, con residue murature di antiche capanne. Il Nuraghe è al centro dell’antico villaggio, percio’ detto “villaggio nuragocentrico”, col Nuraghe al centro, che era “fortezza”, “tempio”, od una sorta di “municipio della preistoria”

“Su Nuraxi”-Barumini, prov. Cagliari- cosi’ chiamato come a dire Il..Nuraghe per eccellenza, e’ il più complesso, consta di una torre centrale, .un cortile circondato dalla struttura antemuraria-comune a molti nuraghi, fino a sette torri aggiunte alle altre quattro preesistenti. Il “tutto” avvenne secondod atazioni ufficiali,  tra il 3600 a. C. ed il 900 a. C. circa, quando i Sardi entrarono nella Età del ferro, dopo di che, con la venuta dei fenici prima e dei Romani poi, il popolo sardo si “fuse” con i colonizzatori, diventando “popolo sardo-punico”prima e “popolo sardo-romano” poi, mantenendo però le caratteristiche culturali “indigene”, specialmente nell’entroterra dell’Isola, si’ da portare gli studiosi alla considerazione che l’epoca Nuragica terminò intorno al500 a. C circa, quando gia’ trecento anni prima i Fenici avevano fondato le principali colonie, le città fortificate, poi romanizzate, come Tharros, Nora, Neapolis (le rovine di quest’ultima situata non lontano dal mio paese, Terralba).

COME ERA UN NURAGHE ALL’EPOCA

virtual nur

Questa è una ricostruzione  virtuale, una idea di come era, nel contesto dell’epoca, un nuraghe complesso (pensate al “Barumini”,  a ciò si ispira il plastico). Fatte le dovute differenze,  somigliavano ai castelli medievali.

Il Nuraghe Piscu di Suelli, il Nuraghe Oes, i già citati S. Antine, Barumini e Losa (ove perstai servizio per nove anni, nel sito c’è  il caseggiato sia  per il perosnale sia per una piccola esposizione museale di pochi reperti, soprattutto ceramiche ) sono solo alcuni dei siti dell’epoca nuragica in Sardegna.

IL VILLAGGIO NURAGICO

nuraggic hut

Ricreazionie (archeologia sperimentale) di una tipica capanna di villaggio preistorico sardo (anche anteriore all’epoca dei Nuraghi. Uno “stato dell’arte” raggiunto già 6000 anni fa (almeno..)
Intorno al “nuraghe” gravitava una complessa realtà, quella dei villaggi ad uso abitativo e santuariale. Capanne con muri circolari ma anche di altra forma, circondavano spesso il nuraghe, che era l’edificio centrale del villaggio, villaggio che poteva contare anche duecento, trecento capanne o più, come si evince dalla estensione della superficie delle aree adibite a villaggio. Nuraghe, villaggio e, nei pressi, un “pozzo sacro” od una “tomba di giganti” erano la “realtà tipica” di una comunità nuragica. E’ il villaggio “nuragocentrico” dove il Nuraghe era il fulcro della vita della tribù o delle tribù. Molti villaggi non avevano un nuraghe, ma quasi sicuramente facevano capo ad un villaggio nuragocentrico che faceva da “capoluogo”, se così si può dire, di una comunità di più villaggi “consorziati”, in qualche modo, fra loro.

FUNZIONE DEI NURAGHI E LORO COSTRUZIONE

In una visione di “centralità’” del nuraghe rispetto al villaggio che “lo conteneva”, villaggio che era di norma racchiuso da una cinta muraria, si può immaginare l’edificio come avente una funzione quasi “municipale”, intesa come sede di amministrazione e di potere. E probabilmente le cose stavano così, pur se qui occorre fare qualche precisazione ed esaminare tutte le possibili funzioni svolte dai nuraghi.
I nuraghi come “sede del potere nel villaggio o gruppo di villaggi”, “la casa del capotribù , della sua famiglia e dei suoi “dignitari”, un’idea ancora molto coltivata in ambito accademico. Ma e’ molto probabile che il nuraghe non fosse “abitato” dal capo del villaggio. In molti villaggi sono state rinvenute capanne “principali” da far pensare ad una residenza di qualche persona importante, ma soprattutto, esaminando la struttura interna dei nuraghi, si evince quasi subito che gli ambienti non sono quelli tipici di una “abitazione”. Tali caratteristiche interne, le camere “a tholos”, le nicchie, le “finestrelle”, il tutto suggerirebbe invece una frequentazione “occasionale ” del nuraghe, visto in questo caso come avente più che altro una funzione di culto “per la celebrazione di certi riti, dove il “capo”, od i capi, vengono visti dagli studiosi come la figura di “gran sacerdote” ancorché’ di capo militare e politico.
Quattro nicchie, dette “giaciglio” rientranti nelle pareti della camera a tholos principale che sono orientate secondo i quattro punti cardinali, ed un rimanente spazio al centro fanno supporre che il nuraghe non fosse una “abitazione regale” bensì un “tempio”, se si considerano anche altre caratteristiche come gli orientamenti delle pareti murarie esterne, aggettate ad “abbracciare”, nei nuraghi complessi, le torri, il mastio centrale e le torri “angolari”. Orientamenti che seguono le “linee” coincidenti con solstizi e lunistizi. Tutto ciò li riveste di mistero, e portano a pensare che i nuraghi ed altre strutture fossero ben più che “fortezze difensive”. Erano forse, almeno certuni di essi, anche degli osservatori astronomici, oltre che dei centri di culto, dei templi.
La funzione rituale e religiosa si evince dalla fondata descrizione fatta da molti studiosi in cui il “sacerdote-capo” si mette di spalle alla nicchia che si trova orientata verso il Nord, una pietra amovibile posta al centro della “tholos” che, in una ora ben precisa (probabilmente all’avvicinarsi del mezzodì al solstizio d’estate), viene levata, e la luce del Sole investe il “celebrante”, sì da fargli acquistare una dimensione divina e carismatica.
Questa è una delle tante ipotesi, ma che comunque “mettono in crisi” quella ben più nota, che vede i nuraghi solo come mere fortezze militari o torri di guardia, come nel caso di nuraghi semplici, detti “monotorre”. La funzione di “fortezza” assunta dal nuraghe va considerata comunque molto verosimile, anche perché’ le caratteristiche di “fortificazione” di certo non mancano.
Come la già citata “merlatura” tipo quelle di un castello, l’imponenza delle strutture, la complessità di certi nuraghi che danno di fatto l’idea di “fortezza” o “caserma” per i soldati, pur se anche questi nuraghi complessi, al loro interno, ospitano spazi poco adatti a contenere una guarnigione di soldati e, comunque, conservano anche essi le caratteristiche “religiose” o “rituali” presenti all’interno di nuraghi più semplici, come le nicchie addossate “ai quattro punti cardinali” ed altre caratteristiche che fanno pensare che l’uso principale fosse quello cultuale o di gestione amministrativa e di potere.
Il villaggio nuragocentrico si sviluppava tutto intorno al nuraghe, il quelle va immaginato non “al centro geometrico” dell’area del villaggio ma proprio come l’edificio centrale, il più imponente. Ecco, decine di capanne circondavano il nuraghe, “la fortezza” secondo le ipotesi più accreditate, capanne che di fatto erano esterne alla “fortezza nuragica” (che di certo non poteva contenere cento, duecento o trecento persone). Ma i villaggi erano cinti da mura perimetrali, ed a distanze poi’ o meno uguali, le entrate erano “a torre nuragica”, “le porte” del villaggio. Così come descritto da me ora, la funzione di “fortezza difensiva” è svolta se mai dalla recinzione muraria che, con sopra un camminamento, circonda l’area abitativa compreso il nuraghe.
L’ipotesi sulla funzione di un nuraghe va formulata in riferimento al tipo di nuraghe (ora simile ad una fortezza, ora una piccola torre isolata, ora con una struttura atipica-un corridoio ricoperto di pietre piatte, uno spazio angusto contenente qualcosa di simile ad un pozzo sacro o ad una struttura richiamante il culto fallico, ed altro ancora-.).
Tutto questo ha suggerito l’idea della “polifunzionalità’” del nuraghe, ora centro del potere politico e religioso, ora fortezza, ora tempio, ora semplice torre di guardia. Queste cose tutte insieme, forse, davano al nuraghe il suo vero posto nella realtà protostorica sarda.
Degne di menzione sono altre strutture che facevano capo ai villaggi nuragici: sono i templi a pozzo (spesso ipogeici) e le “tombe di giganti”, ritenute essere delle “tombe comuni” dove i morti venivano posti “trasversalmente” alla lunghezza della tomba, lunghezza che arriva a trenta o quaranta metri. Una lastra “a mezza luna” o “squadrata” con una piccola porta ne erano l’entrata, una esedra a ferro di cavallo circondava questa entrata, davanti alla quale, nell’esedra, forse si celebravano i pasti votivi per i defunti. Alcune di queste tombe sono sprovviste di esedra.
I pozzi sacri, i santuari per il culto dell’acqua sorgiva e purificatrice, spesso sviluppantisi in ipogeo, sono presenti nei pressi di molti nuraghi, anzi attorno a certi pozzi sacri si crearono dei villaggi al solo scopo di essere abitati solo per certi periodi. Erano i luoghi di pellegrinaggio dei sardi nuragici.
Il pozzo sacro di Santa Cristina in Paulilatino (Oristano) è il più emblematico. ne sono stati scoperti in tutto una settantina, ma si suppone verosimilmente che siano molti di più, tanto era diffuso questo antico culto.

LA COSTRUZIONE DEI NURAGHI

construction

Non ho trovato di meglio per descrivere in forma di immagine la costruzione dei nuraghi. Le ipotesi piu’ accreditate, comunque, considerano l’uso di rampe o terrapieni e di molta manodopera. La manodopera forse schiavile, ma questo è messo in dubbio,; è preferita l’ipotesi che la costruzione dei Nuraghi fossero frutto di un “concerto” fra i membri del villaggio o di piu’ villaggi in qualche modo “consorziati fra loro”. C’e chi sostiene che i Nuragici conoscessero l’uso di macchinari fatti di legno, con leve, carrucole e corde (tipo i marchingegni di Leonardo). Di sicuro, questo si sa, conoscevano i ponteggi. Molte strutture di legno erano costruite, anche come opera definitiva, dentro e fuori il Nuraghe: scale di legno interne, scale di servizio esterne, soppalchi eccetera. I Nuraghi, comunque, sono internamente dotati di scale in pietra, accorpate dentro la murature di rifascio, dentro gli ambienti. Una scala a chiocciola in pietra, infatti, e’ sempre presente nei nuraghi a piu’ piani ossia co tre ambienti sovrapposti dentro la Torre. ui tempi di costruzione, insoma, ci sono due scuole di pensiero: una, la piu’ accreditata, è che i Nuraghi (specie quelli complessi( fossero costruiti in tempi lunghi, anche di alcuni secoli. L’altra tesi (quella che a me piace di piu’ ..) è che fossero invece frutto di una progettualità unica, proprio tipo i geometri oggi, progetti disegnati che so, su pelle essiccata, per esempio.
Qui, su come furono costruiti i Nuraghi, non mi dilungherò molto (non lo sanno bene neanche gli studiosi, quindi sono giustificato 🙂 ). Basta sapere che le ipotesi sul modo in cui furono costruiti i nuraghi si concentrano praticamente su un sistema, quello “per l’epoca” il più verosimile secondo gli accademici: la costruzione di rampe a terrapieno sui quali le pietre venivano fatte rotolare fino all’altezza voluta, ed il metodo di spingere le pietre sopra il “già costruito” come sostiene lo studioso Giacobbe Manca (peraltro contestato in quanto egli fa risalire la costruzione delle recinzioni murarie dei villaggi nuragici all’epoca fenicia, cosa questa poco verosimile).
Certi studiosi sono però critici sul sistema dei “terrapieni” come unico modo per costruire i nuraghi. Se in taluni casi questa tesi reggerebbe appena, in altri no. Basti pensare a torri nuragiche situate su cime di colline, dove il terrapieno o rampa non può avere lo sviluppo adeguato. Ecco che, in alternativa, si sostiene che i sardi possedessero conoscenze di meccanica e di tecnica da poter costruire enormi ponteggi in legno e macchine complesse “alla Leonardo da vinci” comeho scritto in disascalia, con tanto di carrucole, funi, leve ed ingranaggi sì da sollevare le pietre e posizionarle. Pur non esistendo prove sulla creazione di tali macchine, l’ipotesi è verosimile anche per il fatto che il legno è deperibile, e carrucole, corde ed elementi di ponteggi di allora non potrebbero essere “arrivati fino a noi”. Ma infrastrutture in legno erano parte dei nuraghi! Soppalchi, scale di servizio esterne, erano di corredo alle scale di pietra che, a chiocciola, all’interno del nuraghe, portavano fino in cima, alla rispettabile altezza di 20, 30 metri forse più.
Un trave, elemento di un soppalco, fu scoperto a Barumini, ed è questo reperto che ha permesso di datare “Su Nuraxi” al 1400 a.C, il periodo medio dell’epoca nuragica. Una datazione verosimile. Pure se i tavolati potevano essere sostituiti più volte, la pietra no.

LA FEDE ANTICA SARDA

barchette votive

Barchette votive sarde, dell’epoca Nuragica, offerte votive.

bronzetti votivi.png

Bronzetti votivi raffiguranti cacciatori, guerrieri, lottatori ed altro. Da tutti questi modellini dell’epoca si evincono anche (seppur con delle approssimazioni), gli abbigliamenti. Si pensa che i guerrieri Nuragici vestissero grossomodo come i Galli o i Longobardi. Ma pezzi di antichissimi telai, rotelle di pietra (contrappeso per i telai) fanno ritenere che le donne tessesero stoffe raffinate. Bronzetti  con la barba “a pizzetto” fanno capire che i sardi di allora si curassero.

sardus pater

Sardus Pater. Questa piccola figura, tipo re, è la raffigurazione personificata della antica devozione dei Nuragici per gli Antenati. La statuetta è di fattura molto piu’ recente, ma si collega all’antico culto Nuragico, oltre che per le divinita’ come Sole, Luna, acqua e Terra, il culto degli Antenati. I Fenici, integratisi con i Sardi, fecero un po’ loro questo culto sardo, personificandolo nel “Sid Addir Babài”, in fenicio “padre sardo divino”, qualcosa del genere. “Babài” è una parola antichissima,  ma usata ancora da noi, e sta per “papà”, o “paparino”. E’ una parola fenicia. I Romani chiamarono tale personificazione dell’antico culto sardo per “i padri”, “Sardus Pater”, che è appunto rapresentato da questa statuetta votiva.

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Ceramiche votive esposte in una teca.

Che dire poi dei culti, dei riti, delle conoscenze dei sardi? In cosa credevano? Da dove venivano? “Santa Cristina”, un villaggio santuariale risalente al tardo medioevo, conserva al suo interno qualcosa di molto più antico, un pozzo. Un pozzo scavato nella roccia, murato in pietra ben lavorata e profondo circa5 metri. Intorno a questo pozzo, nel quale si accede da una scala finemente costruita in gradini di basalto, dei resti di capanne di 3000 anni fa’. E’ il culto dell’Acqua sorgiva, o lustrale. Riti, abluzioni, offerte votive. Ecco, questo era il fulcro della fede dei Nuragici, sicuramente ereditata dagli antenati di millenni prima. La religione più antica, quella sciamanica, che venera le forze della natura, la Terra, l’acqua ed il Sole. Per gli antichi Sardi la Terra era fertilizzata dal Sole, dal “dio sole”, raffigurato in molti modi e stili artistici e simbolici nelle sembianze del “toro” o del “fallo”-i menhirs-. La “madre terra” era un essere vivente, l’acqua ne era il sangue, il seme di vita. Questo era il loro pensiero.

I VILLAGGI SANTUARIALI

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luoghi di pellegrinaggio antelitteram, i pozzi sacri erano luoghi di culto dell’acqua sorgiva, “seme della Terra Madre”, “fertilizzata dal “dio Toro”, che era il Sole divinizzato. Il “pozzo ipogeico” di Santa Cristina, a 30 chilometri circa da oristano, presso il comune di Paulilatino, con le recinzioni murarie originali, e l’ingresso con scala al sotterraneo, anch’esso originale: circa 900 anni prima di Cristo; la Sardegan entra nella Età del Ferro, dopo la sua gloriosa Età del Bronzo.

Pellegrinaggi nei “villaggi santuariali” di cui quelli attuali-le feste campestri- ne sono un retaggio, riti propiziatori, offerte votive, strani balli con delle maschere apotropaiche erano molto comuni in quell’epoca.

Delle antiche stele e pietre con dei fori-le coppelle- raffigurano il “toro”, “il fallo”, “la Luna” le stelle, in particolare le Pleiadi, sicuramente molto importanti per la cultura contadina e di pascolo, nonché’ per la navigazione.

DENTRO IL TEMPIO DEL POZZO

Sì, entrando dentro le due recinzioni murarie, una delle quali recinge l’apertura triangolare  a formare con questa una sorta di serratura a chiave (e forse non è un caso..), si accede nell’ipgeo, e una scala in pietra facente parte della struttura originale, conduce al livello dell’acqua, a circa 5 metri dalla apertura.

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 L’OMBRA CAPOVOLTA

Si’, l’ombra capovolta. Infatti dalla apertura tirangolare entra  il Sole. L’ombra del “turista” è proiettata sull’acqua e, da questa, viene ancora proiettata sulla parete opposta al’ingresso, capovolta. Figure umane capovolte, in disegni stilizzati, appaiono sulle pareti interne di antiche tombe scavate nella roccia, le “domus de janas”. Queste figure capovolte sembrano..scendere negli inferi, ecco che questo gioco, nel tempio a pozzo, forse rappresenta l’anima (l’ombra, in molte tradizioni e credenze antiche e esoteriche e’ “l’anim”), che intraprende un viaggio nel profondo: un contatto con la dimensione “altra”, in cui gli sciamani sardi credevano- lo sciamanesimo era, difatti, la “nostra religione”, ma comune a tutto il resto del mondo.

SHARDANA, POPOLO DEL MARE

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Questo è un modellino. Ma è un modellino….dell’epoca Nuragica (notate gli animaletti sulla nave), un manufatto votivo dell’epoca che quindi ci illustra e ci fa capire quanto fosse avanti (3000 anni fa almeno) la competenza marinara sarda. Le navi sarde, simili a quelle vichinghe se non addirittura migliori. Alcuni oggetti simili, raffiguranti navi, hanno anche due o tre alberi, da cui si evince anche una certa tecnica velistica.

I Nuragici conoscevano l’ingegneria navale, cosa questa testimoniata dai modellini in bronzo (i famosi “bronzetti”) riproducenti imbarcazioni con tanto di albero, protome-testa di Toro od altro animale- ed altre caratteristiche da far pensare che i Sardi costruissero navi paragonabili a quelle dei Vichinghi se non addirittura più grandi).

Non per nulla gli antichi Sardi prendono il nome da una antica parola, “shardan” da cui “sardigna”, che identifica un misterioso “popolo del mare” che commerciava con altre genti del Mediterraneo come Cipro, la Penisola Iberica, la stessa penisola Italica e quella balcanica, nonché’ con Creta e Cipro.
L’ossidiana, una pietra scura e vetrosa, di origine vulcanica e molto diffusa anche in Sardigna, era l’”oro nero” dei Sardi, estratto da molte zone di montagna ed esportata, insieme alle lavorazioni in bronzo e ad altre merci come i prodotti agro pastorali.

Si menziona il popolo “Shardan” in molti testi storici, come quelli sulla “battaglia di Kadesh” fra Egizi ed Ittiti, combattuta (anche) dagli “shardan” niente di meno che con Ramesse II, il faraone forse più famoso.

Sulla origine dei Sardi le ipotesi formulate sono tantissime, dalla origine “autoctona” a quella “dall’Africa”, “dal Medioriente” o dalle coste vicine. Una cosa è certa, con il Medioriente c’e un collegamento, basta che vi scriva su Monte d’Accoddi (SS). E’ un monumento di 5300 anni fa, così diverso da quelli descritti fino ad ora: una vera e propria ziggurat, da cui l’idea che la Sardegna abbia avuto contatti persino con il Medioriente. Cosa questa supportata da studi comparati della lingua sarda con altri idiomi, tenendo conto però delle contaminazioni fenicie e latine.
L’origine dei Sardi può essere spiegata a mio avviso da una semplice considerazione: delle genti già esistevano, in antico, nell’Isola; diverse ondate migratorie da tutte le coste del Mediterraneo e persino, forse, dal Medioriente, ha generato il popolo sardo, e cioè noi, che ancora oggi siamo legati alle antiche tradizioni, ai misteri, alla storia di questo antichissimo popolo: “il popolo del mare”.

Ce l’ho fatta, a colpettini, con l’arma infallibile della pazienza 🙂

Chiaramente, quanto vi ho esposto non esaurisce del tutto l’argomento, data la sua vastità e complessità. Spero perciò di avervi, con questo sunto, dato una idea del nostro antico mondo isolano.

CIAO

Marghian

PICCOLO INTERVALLO – spero piccolo…-

HO PROBLEMI DI CONNESSIONE

Linea ADSL che non regge, smartphone in rpiarazione

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Il mio celulare alla antica, che uso in questi giorni per telefonate e messaggi

Ho problemi di rete, come ho più ampiamente esposto qui

CIAO

Marghian

SCOPERTA UNA LUNA DI UN PIANETA DI UN ALTRO SISTEMA SOLARE

Ciao. Ho leto propprio oggi, una notizia a carattere scientifico, sulla scoperta di un pianeta fuori del sistema solare, cui si affianca una luna. La cosa  mi ha dato un poco di entisiasmo. Se non foss’altro (ma c’è ” altro”, queste cose mi piacciono da sempre ) che una cosa del genere io la pensai da ragazzo. Dico, 15 anni. “Pianeti di altre stelle con una luna, o con un corteggio di lune, grandi e piccole, così come la Terra che ne ha una, e  Giove che ne ha quattro, contando solo quelle grosse. Sì, sembra che le cosa stiano davvero così. Fa piacere vedersi confermata da esperti scienziati una idea, una cosa pensata così, quasi per gioco, da un profano. E ragazzino 🙂  – Comunque questa non è proprio la prima volta che vi ho scritto  di lune di altri sistemi solari”. Avevo fatto  questo post, in qui vi descrivo l’ipotesi affascinante della possibile esistenza di lune aliene…”abitabili”. Però la notizia di oggi, o di questi giorni, ha qualcosa in più, ci parla di qualcosa otre la mera ipotesi, e cioè  due scienziati hanno letteralmente “visto”, seppure indirettamente, un forte indizio della reale la presenza di qualcosa che accompagna un lontano paineta alieno.

LA LUNA DI UN PIANETA DI UNA STELLA LONTANA

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Immagine presa dalla pagina di Tiscali, cui ho aggiunto qualche parola descrittiva

Si’, pare propro di sì. Lune di altri pianeti di altre stelle. Lune, come tante ce ne sono, grandi e piccole, attorno ai pianeti del nostro vicinato, ossia del nostro sistema solare. Ho copiato il titolo della notizia: “Luna di un altro sistema solare. L’importante scoperta scientifica è stata portata a termine dagli astronomi Alex Teachey e David M. Kipping, della Columbia University di New York”. Allora….

LA NOTIZIA

La notizia dice in sostanza che è stata “osservata la prima Luna aliena”, “Aliena”, l’articolo la definisce così perché è davvero aliena, cioè “estranea al nostro Sistema Solare”, dato che appunto sta in orbita attoro ad un pianeta che non è ddegli otto (anzi non sappiamo quanti…) del nostro sistema planetario. La rivista americana Science Advances racconta che due ricercatori della Columbia University di New York,hanno studiato ben bene i dati del telescopio spaziale Hubble di marca Nasa-Esa (un bell’oggetto grande come un pullman e che punta costantemente verso le stelle, le più belle immagini del cosmo sono firmate “Hubble”), “incrociando” tali studi con quelli del “cacciatore di pianeti “kepler” firmato Nasa, scoprendo qualcosa di intrigante: la curva di luce una stella si “abbassa” per due volte in breve tempo. La prima volta, per via del passaggio di un pianeta, e si sa. La seconda? Una sua luna?

IL TELSCOPO KEPLER

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-Lo scopritore di pianeti extrasolari-

Due parole prima sul telescopio spaziale Kepler (chiamandosi il pianeta in questione Kepler-1625b), e perché lo strumento si chiama “il cacciatore di pianeti”. Allora, il telescopio spaziale Kepler (nome in onore dell’astronomo polacco Johannes Kepler, o Keplero), venne lancito nel marzo del 2009 nel  contesto del programma “Discovery”. Nome azzecato, “scoperta”, programma avviato al fine di scovare pianeti di altre stelle. Fra gli altri strumenti di bordo, Kepler ha un fotometro, ossia “misuratore di luce” che, puntato verso una sezione della via lattea (costellazioni della Lira, del Cigno e del Drago, in zone ben lontane dall’eclittica per non essere disturbto dalla luce dei pianeti e dalle cinture degli asteroidi, eco perché tali direzioni “prescelte”, oltre a motivi che non so.

Pensate, Kepler ha individuato ben 2740 candidati a essere pianeti di altre stelle, e “confermati” 121″. Una carriera breve (fino ad ora) ma gloriosa, non c’è che dire. Sulla base delle scoperte di Kepler, dal punto di vista statistico probabilistico, si pensa all’esistenza di 17 miliardi di pianeti come la Terra, ossia non contando i pianeti come Giove o Saturno. E le lune, di queti pianeti? Ecco, forse ci siamo, forse abbiamo un caso a portata di mano..

LA LUNA ALIENA

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La prima immagine,  senza scritte esplicative,  per poterla vedere meglio

Il telescopio spaziale Hubble (Hubble, non Kepler, Kepler scoprì a suo tempo il pianeta) ha registrato la curva di luce della stella, una stella Kepler 1625, stella del tipo “nana rossa”,,al passaggio del pianeta Kepler-1625b. Una piccola eclisse praticamente; così si scopre l(per adesso) a presenza di pianeti. Ma è capitato che la luce della stella in questione abbia avuto un abbassamento di luce solo tre ore e mezza dopo! Non al successivo passaggio del pianeta dopo giorni o mesi, ma solo tre ore e mezza dopo. La notizia parla di “un oscuramento indicativo di una luna “che si trascina dietro al pianeta come un cane segue il suo padrone al guinzaglio”, “Dietro al pianeta”. La notizia non specifica se questo oggetto stia sempre dietro al pianeta o gli giri attorno. Entrambi le ipotesi sono valide, anche perché nel secondo caso, essendo il pianeta (e la sua eventuale luna ) molto vicino alla stella “madre”, i corpi celesti tenderebbero a mostrare alla stella sempre la stessa faccia, come fa con la Terra la nostra Luna per motivi di “marea gravitazionale”, ed eco che anche questa “luna” avrebbe difficoltà a girare attorno al pianeta e reseterebbe “catturatata” in una zona fissa, un cosiddetto pundo “di Lagrance”, una specie di “gabbia gravitazionale” ove l’attrazione di due masse si annulla (es: fra la stella e il pianeta, vi sono 5 punti di Lagrance, uno sta proprio dietro al pianeta-il “guinzaglio”). Ma non si sa di preciso, la luna se c’e potrebbe ruotare attorno al pianeta. Quindi, fra un oscuramento è l’altro sono passati solo 180 minuti, indizio questo della presenza di una “esoluna” , una luna esterna al nostro sistema di pianeti.

I ricercatori, per la cronaca Alex Teachey e David M. Kipping, partendo dai dati conosciuti del pianeta Kepler-1625b scoperto appunto dal telescopio Kepler e che ha le dimensioni di Giove, hanno osservato il transito del pianeta per ben quaranta ore, e in tale lasso di tempo hanno riscontrato questa “seconda riduzione della luminosità”, che suggerisce la presenza di un altro oggetto, una luna. Inoltre, è stato considerato un certo effetto gravitazionale, dato che con una “luna al seguito” viene ritardato il momento di inizio del transito. Il pianeta insomma si troverebbe più o meno nelle condizioni di chi, ogni tanto, rallenta o si ferma perché deve sollecitare il proprio cane.”su’, dai, cammina..”.

A parte questo esempio molto scientifico 🙂 , anche io mi chiedo: come è fatta questa luna? Di certo non è piccola, un asteroide di 10 km di diametro (tipo una luna di Marte) non lancia indizi forti da una setlla lontana. La luna di un pianeta gioviano, ragazzi, può essere grande anche come la Terra. Abbiamo uan prova in vicinato: Titano, luna di Saturno,e’ grande quasi quanto Marte. Se orbitasse da solo e non “dipendesse da Saturno, sarebbe “pianeta Titano”. E allora? Tutto è possibile.

CIAO

Marghian

AMBIGUA, ENIGMATICA REALTA’

AMBIGUA REALTA’

deus_ ex _machina
Ambigua realtà
Misteriosa, nascosta realtà
Oscura visione di un probabile sogno
Sintomatici ingorghi di vite confuse
Intrigo fitto di forme
Chiasmi di luce e di buio
Realtà contenuta e filtrata
Nei nostri limitati strumenti
Nella disperata speme che Essa
Al nostro piccolo assoggettata
A nostra misura ridotta
In qualche modo si possa capire
Ma essa ancor ci sfugge
Come contorno indefinito sul far della sera
Nei suoi molteplici aspetti, fiabesca chimera
Il suo senso sfugge agli occhi
Che la vogliono comprendere
Realtà inintelligibile, inafferrabile verità
Come viscoso e scivoloso essere Essa sfugge
Dalle nostre bramose mani che la vogliono dominare
Sfugge fra le nebbie della mente
Si dirama fra le geometrie dello spazio
E vola fra le pieghe del tempo
Misterioso tempo
Scrigno di segreti
Fiume di impermanenti mutazioni
Repentini scatti di cambiamento
Realtà inintelligibile
Inafferrabile verità
Irraggiungibile senso dell’Esistere
A cagione della nostra arrogante
E complessa semplicità
(Marghian)

Ciao. Sì, oggi pensavo alla realtà. Mica facile da capire ‘sta cosa. Ce l’abbiamo sotto gli occhi, ci siamo dentro, addirittura siamo fatti di questa cosa. Ma ”sta realtà non la comprendiamo mica. Tranquilli, non passo notti insonni a pensare a questo.  ho scritto questa cosa (su Facebook) in quindici minuti, forse meno. Così, il pensiero del momento.

Con il disegnetto sopra, che ho fatto poco prima di scrivere, ho voluto rappresentare la realtà (raffigurata “incasinata” apposta,  perché così noi la comprendiamo, e talora così a noi si presenta), la realtà osservata da un computer; computer che rappresenta oggi il mezzo con il quale cerchiamo di estendere le nostre capacità, di ridurre i nostri limiti; rappresenta se si vuole la speranza, meglio, l’illusione – e la pretesa – di voler capire, la realtà con i nostri limitati mezzi. Ma, vanità delle vanità, con la presunzione poi che la realtà possa essere circoscritta ai nostri livelli, inscritta nei nostri patterns mentali e temporali, fisici e materiali (dove arriviamo noi arriva il mondo, ciò che per noi non esiste, non esiste); ed ancora che essi, i nostri mezzi ed i nostri limitati schemi, possano trovarsi li’, anche nello spazio lontano, come se noi ne fossimo il re, il “deus ex machina” della situazione, e tutto sia a nostra misura, persino l’universo. Non è così?

Okay, termino con una frase non mia: “quando un bambino nasce, la culla è per lui uno spazio infinito. Quando diventa “grande” (oddio), l’universo gli sembra angusto”.

 CIAO

Marghian

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