A’ rieccoci (espressione romanesca, e’ il mio dialetto preferito), dopo tanto tempo, su questo blog.

PLUTONE, CIELI AZZURRI

pluto_ s_ sky

Immagine dell’atmosfera che circonda Plutone

Prima di scrivervi ancora qualcosa, ho pensato: dove eravamo rimasti con Plutone?. Che cosa ha scoperto, e cosa sta scoprendo, ora, la sonda New Horizons, della quale ho scritto anche un post? (LINK). In questi mesi, New Horizons ha scoperto qualcosa. Cominciamo dalla piu’ “poetica” delle scoperte relative al “pianeta” Plutone? (virgolettato, “pianeta” in quanto ora è considerato “pianeta nano”, anche se nano lo era gia’, solo 2200 chilometri di diametro, meno della nostra Luna). Piccolo si’, ma estremamente interessante, la cui misteriosità- scientificamente parlando, non c’entrano gli omini verdi ne’ gli inferi di cui Plutone era dio….- ha convinto la Nasa ad avviare il programma “New Horizons” e ad inviare la sonda omonima. Allora, la piu’ poetica delle scoperte, “dicevo”: Plutone ha il cielo blu!”.

Ebbene si’, dai “reportages “ di New Horisons ci arriva l’informazione che il cielo plutoniano e’ bluastro. Infatti, i dati precedentemente giunti a Terra dalle estreme periferie del Sistema Solare avevano fatto pensare che Plutone fosse immerso in una sorta di nebbia grigiastra, ma sembra che le cose, in realta’, non stiano proprio cosi’. “Nothing would expect to find, near Kuiper’s Belt, a blue sky planet!” e’ stata la colorita esclamazione di uno dei responsabili della missionie New Horozons, Alan Stern. Lo stupore delloscienziato e dei colleghi- e credo anche nostro..- e’ dato proprio dalla regione dove si trova Plutone: lontana, poco illuminata dal Sole ed estremamente fredda. La cosa, non e’ importante solo sul piano romantico- per gli scienziati, poi..- ma perche’ in effetti il colore azzurro e’ importante perche’ ci puo’ raccontare parecchie cose su come e’ fatta, e di cosa e’ fatta l’aria di Plutone, la sua atmosfera (si’, su Plutone c’e un’atmosfera, piu’ che sulla Luna). Basta fare questa semplice riflessione, e cioe’ che Un cielo azzurro – o di altro colore predominante – è sempre il risultato della dispersione di minuscole particelle da parte della luce solare. Cambia l’elemento predominante, cambia la struttura molecolare e particellare, e cambia la dispersione, in termini di frequenza, della luce solare- luce solare che contiene tutte le frequenze cromatiche-. Sul nostro pianeta, ad esempio, l’elemento predominante e’ l’azoto (dando come risultato la diffusione predominante di luce blu, il colore tipico del nostro cielo..), mentre l’atmosfera di Plutone sembra contenere dei composti organici dalle strutture molecolari poco piu’ grandi. L’atmosfera di Plutone sembra contenere delle sotanze che somigliano a dei composti definiti “toline”, che sono il risultato della aggregazione di elementi in molecole piu’ grandi: in sostanza, azoto molecolare, metano ed etano che si fondono insieme a formare dei composti piu’ complessi, per via della azione dei raggi ultravioletti che vengono emanati dal Sole e delle particelle del “vento solare”. Le “toline”, appunto. Vi scrivo, incipientemente, che qualcosa di simile e’ stato rilevato nell’atmosfera della luna di Saturno Titano, la piu’ grande ed interessante ( di dimensioni planetarie, poco piu’ piccola di Marte e chiamata “luna” solo in riguardo al pianeta gigante di cui essa e’ satellite..) del sistema saturniano.

Il cielo azzurro di Plutone non e’ pero’  l’unica “chicca” che New Horizons, avvicinandosi al pianeta nano ed alle sue due lune il 14 luglio scorso ci ha dato.

UNITED COLORS OF..PLUTO

pluto-cuore- grande

Plutone, un pianeta piccolo… ma con un cuore grande (la formazione detta “il grande cuore”)

I dati raccolti in questi mesi, infatti, ci mostrano anche che Plutone e’ coloratissimo, non omogeneamente “monnotono” come un po’ si pensava. E cosi’,  passiamo dalla composizione dell’aria, a quella della terra (terra intesa come suolo o terreno, significato originario anche del nostro pianeta Terra, come sappiamo ) di Plutone. Allora…Plutone ha delle vaste aree che vanno dal colore dal rossastro al blu vivo, chiaro indice della presenza di ghiaccio. L’astronoma italiana Silvia Protopapa (che cognome, ragazzi..) che attualmente lavora nell’università del Maryland, sulla base delle immagini inviate dalla sonda ha costruito una mappa, mappa che e’ stata poi fatta conoscere al mondo dalla rivista Science nell’ambito dello studio coordinato dal responsabile scientifico Alan Stern, che ho nominato prima. La scienziata ha dichiarato che si sapeva gia’ di una certa eterogeneità nella superficie di Plutone ma che, comunque, “ci ha stupito vedere tutti questi colori”.

La sonda New Horizons e’ dotata anche di un potente spettrometro. Lo strumento, lavorando ovviamente nell’infrarosso (attento.), i “colori” di Plutone sono dovuti, esattamente come per la sua atmosfera, alla composizione del suolo del pianeta. Allora, le aree brillanti, tendenti al blu, sono composte di ghiaccio di acqua e di metano, nonché di ghiaccio di azoto- date le temperature estreme, sul pianeta..- e di metano e di monossido di carbonio. Di questo colore sono le zone polari del pianeta ed il cosiddetto “grande cuore di Plutone”,una vasta area, piu’ chiara, fatta proprio a forma di cuore e situata nel’emisfero Sud del pianeta

Le regioni equatoriali si sono rivelate parimenti molto interessanti, di colore rossastro dovuti –ancora una volta- principalmente, si pensa, alle famose “toline”, i composti costituiti dalla fusione tra metano ed azoto, che abbiamo visto essere presenti nell’atmosfera del pianeta. I segreti rubati al “re degli inferi”, e sottratti con destrezza dalla sonda New Horizons, durante il suo passaggio ravvicinato, hanno mostrato delle complesse strutture, come pianure, avvallamenti e picchi montuosi- anche alti piu’ di 3000 metri- e catene montuose con crinali che si estendono anche per centinaia di chilometri, che sembrano essere stati il prodotto di una lunga attività geologica, con dei processi ancora oggi attivi. Montgne di ghiaccio (o cperte, di ghiaccio?) di acqua e di metano, che svettano su un cielo azzurro. Lunghi crinali, e declivi, avvallamenti, crateri e pianure.  Nubi, foschie, sembrano poi campeggiare su aree  piu’ o meno vaste o depresse del piccolo pianeta, che sembra avere una crosta- a detta degli esperti che tengono do’cchio Plutone- con una superficie “a “chiazze di serpente” che sono poi delle distese di ghiaccio d’acqua. Indubbiamente un luogo interessante da visitare, che ci offre anche un cielo azzurro, sul quale riporre i nostri sogni, oltre alla nostra curiosità e voglia di conoscere.

E C’E ACQUA SU MARTE

mars_ no_ red_ sky

 Non vi sembra di..non essere andati troppo lontano? Ed il cielo, a ben guardare, non e’ affatto rosa.

“Negli ultimi anni, le migliaia di immagini catturate dalle sonde in orbita attorno al pianeta hanno mostrato delle strutture somiglianti a rivoli d’acqua lungo le pareti dei crateri e i pendii delle dune che variano nel tempo. La prova che a generarli sia proprio l’acqua è arrivata solo ora ad opera della sonda americana denominata MRO” (“Mars Reconnaissence Orbiter”, nota dell’autore del post) Fonte: http://www.media.inaf.it/.

 

Ciao. La notizia che vi do non e’ proprio fresca, anche se l’acqua si Marte e’ molto, molto fresca. E’ del 28 settembre l’annuncio della eccezionale scoperta.

Ebbene si’,anche Marte contiene anche dell’acqua allo stato liquido (di quella solida, gia’ si sapeva, come ghiaccio, anche nell’atmosfera, e permafrost nel sottosuolo. Il permafrost e’ cosi’ chiamato dalla fusione delle due parole “permanent” e “frost” , “gelato”, quindi “gelo permanente”).

Finalmente, si dovrebbe esclamare, dopo decenni di tira e molla su questa benedetta acqua liquida. Certo, su Marte non c’e il problema della sete e della penuria d’acqua in quanto il pianeta non e’ abitato da organismi viventi (un momento, questo non si sa, specialmente ora..), tantomeno da persone, per ora. Pero’, la rilevata presenza di acqua allo stato liquido su Marte è una grande conferma storica, davvero, nell’ambito delle ricerche su Marte, ricerche che durano ormai da parecchi anni, con osservazioni di vario tipo, dai tempi di Giovanni Virgilio Schiapparelli, che alla fine delll’800, studiando il pianeta rosso vide dei “canali” su marte, sbagliando ma facendoci sognare, ancora oggi, la vita sul misterioso pianeta. Permettetemi una chiosa, e cioe’ che alcuni “incolpano” lo scienziato piemontese per aver cosi’ “dato il via”, od almeno di aver contribuito,  alla nascita della leggenda di ufo ed extraterrestri, leggenda peraltro molto piu’ antica ma sulla qual cosa non voglio entrare nel merito in questa. Vi racconto soltanto che un astronomo, intervistato nella trasmissione Voyager di circa dieci anni fa disse che “tutto questo, gli ufo, eccetera, deriva proprio da..da li’, da quella illusione ottica di Schiapparelli”. Comunque sia, torniamo a noi.

Strumenti, sensori, persino trapani a bordo di satelliti orbitanti e rover hanno sondato il pianeta alla ricerca dell’acqua. Altra mossa davvero rivoluzionaria, è riuscire a scovare delle forme di vita, forme magari semplici, esistite in passato e tuttora esistenti in un ambiente cosi’ estremo come quello marziano, dove la pressione atmosferica equivale a quella della Terra a 36 chilometri di quota, ed è composta tra l’altro al 95 per cento di anidride carbonica, ed al rimanente5 per cento di altri elementi, fra cui l’azoto, meno del 3 per cento, l’ossigeno in musura solo delllo 0,13 per cento (Terra=20%), metano e persino una esigua quantità di gas nobili- argon e krypton-,  e del vapore acqueo; e le polveri, che danno all’aria di marte il “tipico” colore arancione. Con queste belle speranze, nel prossimo anno prenderà il via una ennesima missione chiamata ExMars, dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA) e con la collaborazione dell’ASI, la nostra Agenzia Spaziale.

Finora si sapeva della presenza di acqua, anche in enormi quantità, nel sottosuolo del pianeta rosso. A tale proposito, ha spiegato lo scienziato dell’Asi Roberto Battiston, “la conferma annunciata dalla Nasa ci dice sostanzialmente che Marte e’ un luogo in cui c’e tanta acqua, anche se con modalità diverse rispetto a quelle cui siamo abituati sulla Terra”. E si torna al famoso permafrost, il “gelo permanente” nel quale si trova l’acqua, sottoterra in enormi quantità. Stime ovviamente approssimative, piu’ ottimistiche di quelle fatte in precedenza, parlano di ben trenta litri di acqua per un metro cubo di terra marziana, ovvero di tanta acqua cinque volte quella esistente sulla superficie come ghiaccio nel suolo e nell’atmosfera. Ghiaccio d’acqua, oltre che di anidride carbonica, concentrato soprattutto nelle arre polari della superficie di Marte. Ma viene da dire che tutto questo gia’ si sapeva, e che il problema sta nel vedere dell’acqua allo stato liquido. Ecco, proprio questo e’ successo. Si e’ scoperto che c’e anche acqua che scorre, su dei sottili canaletti, e che si solidifica in quantità limitate, ma sufficienti a generare un vero piccolo “ciclo dell’acqua” e non solo: L’acqua liquida, lo sappiamo, e’ la prima condizione necessaria al proliferare della vita, sulla Terra come su altri mondi, come su Marte.

Gli scienziati sono comunque molto ottimisti, e la sonda che dovrebbe essere lanciata entro gennaio dell’anno prossimo “approfondirà” la questione” con l’uso di strumenti appropriati a bordo di una sonda orbitante, e dell’uso fra le altre cose di un trapano di cui sara’ dotato il rover che atterrera’ sul pianeta, l’ennesimo. Un po’ di orgoglio nazionale, anche se l’importante per me non e’ questo: e’ italiano il modulo di discesa, un modulo dimostrativo costruito a Torino (Thales Alenia Space). E non e’ tutto.

Fra tre anni, nel 2018, iniziera’ un’altra fase di esplorazione attiva, sempre patrocinata e messa a punto dall’ESA, anche con la collaborazione degli scienziati russi. Un rover, denominato Schiapparelli, in onore d Giovanni Schiapparelli, esplorerà la superficie di Marte e la perforerà con un trapano fino alla profondità di circa due metri, a caccia di tracce di vita. Questo strumento e’ il “gemelòlo” di quello usato nella missione Rosetta che ha sganciato il lander Philae (ricordate?Il primo veicolo inventato da noi che sia mai atterrato su di una cometa)’

 Sulla base dell’eccitazione e del giustificato entusiasmo della scoperta della Nasa di acqua liquida e salata che scorre su Marte, vengono incentivati gli sforzi per uno studio davvero approfondito della situazione inerente alla superficie di Marte. Cosa nella fattispecie resa vera con queste due missioni, atte a a raccogliere maggiori informazioni sui luoghi che sappiamo essere abbondanti di acqua, sai ghiacciata che liquida. Il ”goal”, l’obiettivo di tutto cio’, ovviamente sarà studiarne la composizione e trovare tracce incontrovertibili di elementi e sostanze legate a fenomeni biologici.

 Laghi, fiumi, addirittura dei mari forse costellavano in un lontano passato – oggi si stima circa due o tre miliardi di anni fa- il pianeta Marte. In una specifica zona, un cratere denominato Gale, pascola il rover Curiosity che vi arrivo’ nell’agosto di tre anni fa, ed ha visto che quello che oggi e’ un deserto, ha ospitato tantissima acqua per tempi lunghissimi, si pensa anche di diecimila anni e piu’ (e non per poche settimane, o addirittura giorni, come si e’ detto a proposito della formazione di strutture geologiche alluvionali: un canyon non si forma in cosi’ poco tempo, e nemmeno una pianura alluvionale con tanti sassolini lavorati dall’acqua..). Periodi di tempo verosimilmente, quindi, sufficienti alla formazione di organismi viventi. Questi sono gli ultimi aggiornamenti che ci sono arrivati da Curiosity, che di fatto aumentano la nostra ..curiosità.

In ultimo, si e’ scoperto che oggi, su marte, scorre acqua liquida e salata. Scusatemi una nota di orgoglio personale. In un commento (non su WordPress), circa quattro anni fa, scrissi che “l’acqua su Marte puo’ mantenersi liquida nonostante bassissime temperature e pressione atmosferica come effettivamente e’ su Marte, grazie a dei Sali..”. Un blogger, fisico, che ne sapeva piu’ di me, scrisse “vero, Marghian, perclorati”. Ed i perclorati, oltre ad altri tipi di sale,, sembrano essere effettivamente presenti nell’acqua liquida marziana. Questa scoperta contribuisce a delineare un piu’ preciso quadro situazionale di un pianeta che in passato era molto piu’ simile al nostro: una similitudine decisamente realistica. Le future esplorazioni ci diranno qualcosina di piu’, speriamo.

C’e pero’ una doccia fredda- siamo in argomento…- circa l’oppurtunita’ di mandare dei rover su Marte, dopo l’entusiasmante scoperta dell’acqua liquida defluente lungo sottili fiumiciattoli che colano dai declivi di crateri e da pendii, nella stagione calda di Marte. Ebbene, un trattato internazionale rischia di bloccare il cammino esplorativo di Curiosity e futuri colleghi. A rischiare di bloccare le esplorazioni di Curiosity c’e anche nientemeno che una risoluzione ONU del 1996 ed un trattato internazionale, il “trattato sullo spazio extraatmosferico”, Outer Space Treaty che obbligano gli stati di evitare ogni forma di contaminazione dello spazio, e dei mondi extraterrestri. I rover considerati come degli untori, insomma. Ricordo a questo punto il titolo di un articolo che lessi: “non contaminate la vita di Europa!” (luna di Giove, che contiene un oceano sotto il ghiaccio). Ricordo inoltre un articolo sulla rivista Quark, di Piero Angela. “la vita extraterrestre esiste, ce l’abbiamo portata noi!”. La qualcosa non mi piace tanto. Vedete, non vorrei che, se si scoprisse vita su Marte – mi riferisco a microbi e batteri – si dicesse candidamente “sono organismi terrestri, portati li’ incidentalmente da noi, e che hanno proliferato. Le ricerche circa il pianeta Marte sono entusiasmanti, non vorrei che il nostro entusiasmo cadesse a piombo, per una dichiarazione del genere, alla quale io non darei certo credito.

CIAO

Marghian

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