MISSIONIE ROSETTA

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Raffigurazione artistica della sonda Rosetta e della sonda “figlia” Philae

LA SONDA PHILAE E’ ATTERRATA SU DI UNA COMETA

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IN AVVICINAMENTO ALLA COMETA CHYURIMOV GERASIMENKO

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Foto scattata da Philae dopo l’atterraggio sulla superficie dela cometa

ED ECCO CHE COSA HA VISTO!

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La missione è riuscita, la sonda Rosetta ha raggiunto la cometa Chyurinov Gerasimenko, le orbita attorno ed ha sganciato la sonda “figlia”, Philae che si è posata sulla superficie del corpo celeste. Philae, dopo aver lamentato alcuni problemi inerenti all’atterraggio, sta già trasmettendo le prime incredibili immagini. Secondo l’agenzia spaziale europea Esa che ha patrocinato la missione Rosetta,  la sonda ha probabilmente rimbalzato per qualche centinaio di metri dopo il primo contatto con la superficie della cometa, generando problemi di stabilità, ora in parte risolti.  Il lander Philae è ‘ora agganciato, mediante un sistema di “arpioni”, al nucleo della cometa. Un atterraggio fantastico,se si considera che il contatto è avvenuto a pochi centimetri dal punto previsto. “Confermiamo che il lander è sulla superficie della cometa”, hanno detto  i responsabili della missione Rosetta.  Intanto Rosetta, la sonda madre, che orbita intorno alla cometa mantenendo la sua distanza di sicurezza, sta scattando delle foto di Philae atterrata nella zona “ Agili”, così è stato denominato il luogo dell’ atterraggio. Ma non c’e soltanto gioia de entusiasmo al centro di controllo della missione, perche’ Philae non è perfettamente ancorata alla cometa 67P -sigla con la quale e’ indicata la Chyurimov Gerasimenko – , e c’e il reale pericolo che si possa staccare e perdersi nel vuoto.  Al centro di controllo si sta cercando di comprendere il motivo di questo problema e di ovviare ad esso. La causa del disguido, forse, e è un cattivo funzionamento dell’arpione di aggancio di Philae. “Alcune cose, infatti, fanno ritenere che l’arpione sia stato sparato su un suolo troppo soffice e non abbia fatto una buona presa”, ha spiegato Stephan Ulamec, il principale responsabile della missione Rosetta. L’atterraggio di una sonda su una cometa è un successo di portata storica non soltanto per l’Esa , ma per la scienza e per l’uomo. Philae si è regolarmente staccata dalla sonda madre “Rosetta”,  ha effettuato la fase finale di avvicinamento alla cometa alla velocità di circa un metro al secondo. La conferma dell’avvenuto atterraggio del robottino è giunta intorno alle 17.04 sempre ora italiana del 12 di novembre, circa mezz’ora dopo l approdo. Va tenuto presente, infatti, che i segnali inviati dalla cometa impiegano proprio mezz’ora per raggiungere la Terra, ed è per questo motivo che le manovre non possono essere effettuate mediante comando a distanza in tempo reale; la sonda è stata precedentemente programmata. L’obiettivo della missione è quello di acquisire nuove conoscenze non soltanto nello specifico campo delle comete, ma anche sul sistema solare e sulla sua evoluzione, e ciò grazie allo studio ed alla osservazione ravvicinata di questa cometa dal diametro di appena quattro chilometri. Rosetta le starà alle costole fino a quasi tutto il 2015, accompagnandola lungo la sua orbita.

Rosetta ha trasmesso le prime immagini della cometa nel maggio dello scorso anno, immagini riprese da una distanza di due milioni di chilometri dal suo bersaglio. Alla fine del mese ha effettuato una manovra di allineamento in previsione proprio del “contatto”, manovra con la qualei si è avvicinata ad un centinaio di chilometri, cercando un punto favorevole per l’atterraggio del modulo. Questa ricognizione ha fatto cadere la scelta sul “sito J”, ribattezzato “Agilkia”, dal nome di un’isola del Nilo, in Egitto, dove in epoca moderna  fu ricollocato l’ antico tempio che prima si trovava nell’isola di Philae, sul lago Nasser, sempre in Egitto (Philae, il nome della sonda atterrata sulla cometa)

Ma conosciamo meglio la missione Rosetta, ed il modulo Philae. Il viaggio di Rosetta è iniziato dieci anni fa . La sonda è stata lanciata nel marzo del 2004, ed ha percorso la distanza di ben 511 milioni di chilometri dallla Terra,  dopo aver “rimbalzando” sfruttando per ben due volte la gravità dellaTerra e quella di Marte (è il cosiddetto “effetto fionda”), e ciò ha permesso a Rosetta di acquistare la velocità necessaria a raggiungere la cometa. Prima di arrivare nei pressi del piccolo corpo celeste, Rosetta  ha “sfiorato” altri due oggetti del Sistema Solare: gli asteroidi Steins e Lutetia.

Il “risveglio” di Rosetta,  dopo ben 31 mesi di ibernazione. Infatti, nel giugno del  2011 la sonda è entrata in uno stato di “ibernazione”, un “sonno” dal quale il computer di bordo l’ha risvegliata il 20 gennaio di quest’anno. A maggio, Rosetta ha iniziato le sue manovre di avvicinamento alla cometa.

Un po’ di orgoglio italiano non guasta. Infatti, nella storia di Rosetta l’Italia è sempre stata in prima fila, con Asi (Agenzia Spaziale Italiana) con le università Parthenope e di Padova, il Politecnico di Milano, l’Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf) e il Consiglio Nazionale delle Ricerche (il “mitico” Cnr).  Sono poi italiani tre strumenti a bordo di Rosetta Abbiamo lo spettrometro “Virtis” (Visual InfraRed and Thermal Imaging Spectrometer, ossia “spettrometro di visuale infrarossa e di immagine termica”),”Giada” (Grain impact analyser and dust accumulator, ossia “analizzatore del suolo granulare da impatto ed accumulatore di polveri”).

Veniamo al protagonista principale di questo storico evento, il modulo “Philae”. Grande più o meno come un frigorifero o una lavatrice, e dotato di numerosi strumenti di scavo e di analisi del “terreno” – si è agganciato, anche se non bene come si è visto, alla superficie della cometa grazie a due “arpioni”, che hanno il compito di assicurarne la posizione su un corpo dove la gravità è scarsissima, meno di un decimillesimo della gravità terrestre; si pensi che il modulo pesa un quintale, ma li’ pesa solo qualche grammo . IL nome del modulo. “Philae”,  deriva dal sito archeologico dove venne trovato un obelisco che aiutò lo storico francese Jean-Francois Champollion a decifrare la celebre stele di Rosetta, da cui il nome dato alla sonda madre ed a tutta la missione. Lo studio della cometa permetterà agli scienziati di guardare indietro nel tempo di ben quattro miliardi e seicento milioni di anni, di guardare cioè ad un’ epoca in cui i pianeti non esistevano-si stavano ancora formando-  e il Sole era circondato solo da sciami di asteroidi e comete (da queste si sono formati i pianeti, e gli asteroidi e le comete che vediamo sono oggetti che non si sono fusi a formare dei pianeti) . “Philae” studierà le proprietà fisiche della superficie e del sottosuolo del nucleo e di esso ne carpirà i segreti sulla sua composizione chimica, sui suoi minerali e sugli isotopi (gli isotopi sono dei minerali i cui atomi hanno qualche neutrone in piu’ del “normale”) I dati che “Philae” raccoglierà dati saranno di aggiunta e complemento allo studio delle proprietà e della forma della superficie della cometa, effettuato della sonda madre Rosetta.

C’e già qualche risultato. La cometa sembra più antica del previsto, ed è  più polverosa di quanto immaginato e potrebbe essersi formata nella stessa regione dei pianeti rocciosi come la Terra: sono le prime conclusioni che arrivano dall’analisi dei suoi “grani” raccolti dallo strumento italiano “Giada”. I granuli raccolti finora sono più grandi di quanto si ritenesse, il loro diametro è di un decimo di millimetro) e le concentrazioni di polvere rispetto al ghiaccio sono maggiori del previsto, e questo ci dice dove potrebbe essersi formato l’oggetto, cioè nella regione denominata “lascia di Kuiper”, una fascia di asteroidi e comete esterna all’orbita di Nettuno e Plutone di cui fa-ceva- parte anche lo stesso pianeta nano Plutone. Lo strumento, “Giada”, che ho già menzionato, “nome” che sta per “Grain Impact Analyser and Dust Accumulator”, e che ha permesso questa scoperta,  è stato messo a punto e sviluppato a Napoli presso il Laboratorio di Fisica Cosmica e Planetologia dell’università Parthenope e dell’Inaf-Oac, in collaborazione con l’Istituto di Astrofisica dell’Andalusia in Spagna). La responsabile dello strumento è Alessandra Rotundi dell’università Parthenope. Il lander Philae, con i suoi strumenti è in costante “dialogo” con la sonda-madre Rosetta, ed è  pronto a svelare altri misteri della cometa, cometa che tra l’altro potrebbe anche essere costituitta da due frammenti di un precedente, unico corpo che si è “spezzato” e poi riunito. Dall’analisi dei grani inoltre si può comprendere se il contatto è stato catastrofico oppure “dolce”.

E cosi’, mentre la terra gira, e le stelle sembrano spostarsi insieme attraverso il cielo, ci sono come sappiamo altri oggetti che compaiono nello spazio, scompaiono e riappaiono nuovamente. Sono quegli affascinanti oggetti che chiamiamo comete. Per capire come si sono formate e di cosa sono fatte le comete, dobbiamo dare uno sguardo agli inizi della storia del nostro sistema solare, a quando Sole e pianeti si sono formati. Uno sguardo nel passato che ci proietta nel futuro, grazie anche alla pionieristica esplorazione di Rosetta e Philae. Ed alla voglia di conoscenza insita nell’uomo.

CIAO

Marghian

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