Archive for novembre 2014

UNA IMMAGINE DALLO SPAZIO, ED UN AUGURIO A SAMANTHA

UNA IMMAGINE DALLO SPAZIO

earth_ seen_ from _space

UN AUGURIO A SAMANTHA CRISTOFORETTI

Samantha Cristoforetti partirà questa sera, dalla base di Baikonur, nel Kazakhstan. Entra cosi’ nel vivo la missione spaziale deniominata “Futura”. Secondo la prassi e la sequenza del contro alla rovescia, Samantha Cristoforetti e i suoi coleghi astronauti Anton Shkaplerov e  Terry W. Virts, sono entrati nella cabina della Soyuz. Il portello si è chiuso alle 20,00 ora italiana,e per le due ore successive fino al lancio, gli astronauti controlleranno gli strumenti di bordo.

Alle 22 ,01, sempore ora italiana, la Soyuz con a bordo Samantha e i due coleghi si dirigerà verso la  Stazione Spaziale Internazionale (ISS). Inizia cosi’ la  seconda missione di lunga durata patrocinata dall’ASI, l’Agenzia Spaziale Italiana. Per Samantha  la giornata è incominciata assai presto ed è stata intensissima. La sveglia per gli astronauti è suonata infatti alle 5 del mattino (mezzanotte in Italia), e si è subito proceduto ai consueti ultimi controlli. I saluti alle persone care, ed immancabili rituali comuni alla partenza di ogni astronauta russo non sono mancati.
Missione Futura, arrivo previsto in sole sei ore dalla Terra alla Iss, anziche’ in due giorni. Infatti, Samantha Cristoforetti sarà il secondo astronauta italiano a raggiungere  la ISS in cosi’ breve tempo, anzichè in due giorni, come accadeva fino a qualche anno fa.  Il primo italiano a compiere il ‘viaggio lampo’ fino alla stazione orbitale è stato, nel maggio dello scorso anno,, Luca Parmitano nella missione  ‘Volare’, la prima missione ddi lunga durata dell’Agenzia Spaziale Italiana  In precedenza,  il volo rapido era stato sperimentato con tre voli di rifornimento del cargo Progress, quindi senza equipaggio. Mentre nel viaggio di due giorni gli astronauti a bordo della Soyuz avevano il tempo di riposare un po’, nel viaggio di sei ore sono costretti a restare svegli, lavorando per 21 ore consecutive. L’aspetto positivo è che non sono costretti a trascorrere due giorni nello spazio angusto della Soyuz.

Dopo il lancio il primo stadio della Soyuz si separerà dopo un minuto e 58 secondi, a 42 chilometri di quota. Il secondo stadio si staccherà tre minuti più tardi, a 176 chilometri di altezza. A nove minuti dal lancio si separerà anche il terzo stadio e la navetta entrerà in orbita attorno alla Terra. In questo viaggio breve sono previste soltanto quattro orbite, ognuna della durata di circa un’ora e mezza. Dopo sei ore quindi, all’incirca alle 4,00 del mattino italiane, la Soyuz si aggancerà alla Stazione Spaziale alla Iss. L’ingresso degli astronauti nella Stazione Spaziale, però non avverrà subito: prima di tutto dovranno attendere che la pressione della Soyuz sia la stessa presente all’interno della Stazione Spaziale e soltanto a quel punto potranno togliersi le ingombranti tute pressurizzate e aprire il portello per salutare i loro compagni di equipaggio.

“Sarò fuori per un po’” – “E’ tempo di andare, ci sentiamo dallo spazio”: è stato l’ultimo “tweet” di Samantha Cristoforetti prima della partenza. “Grazie a tutti del supporto e dell’entusiasmo”, aggiunge l’astronauta italiana che ha anche twittato il link alla canzone ‘It’s the final countdown’ degli Europe e ha scritto di aver appena fatto “quella che probabilmente è stata la più lunga doccia della mia vita” prima del “nostro pasto finale”.

Fonte: Tiscali News -Scienze” ( ho cambiato un po’ le parole, c’erano diversi errori)

Fin qui la notizia. Ma di cosa si occupa la missione “Futura” affidata a Samantha?

La navetta Soyuz si è aggangiata alla Stazione spaziale internazionale. Shkaplerov Samantha e lo statunitense Terry Virts sono stati accolti calorosamente dai tre astronauti che si trovavano già a bordo della ISS da settembre.

Inizia così ufficialmente la missione “Futura”, la seconda missione di lunga durata dell’Agenzia spaziale Italiana affidata a Samantha Cristoforetti. La prima astronauta italiana, insieme agli altri altri membri dell’equipaggio, si occuperà in primis della manutenzione della stazione, ed effettuerà ben duecento esperimenti in condizioni di imponderabilità. Alcuni di questi esperimenti, che spaziano dalla tecnologia alla fisiologia umana, sono stati ideati da alcuni ricercatori italiani.

EUROPE

 THE FINAL COUNTDOWN

CIAO

Marghian

MISSIONE ROSETTA: LA SONDA PHILAE E’ ATTERRATA SU DI UNA COMETA

MISSIONIE ROSETTA

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Raffigurazione artistica della sonda Rosetta e della sonda “figlia” Philae

LA SONDA PHILAE E’ ATTERRATA SU DI UNA COMETA

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IN AVVICINAMENTO ALLA COMETA CHYURIMOV GERASIMENKO

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Foto scattata da Philae dopo l’atterraggio sulla superficie dela cometa

ED ECCO CHE COSA HA VISTO!

*       *      *

La missione è riuscita, la sonda Rosetta ha raggiunto la cometa Chyurinov Gerasimenko, le orbita attorno ed ha sganciato la sonda “figlia”, Philae che si è posata sulla superficie del corpo celeste. Philae, dopo aver lamentato alcuni problemi inerenti all’atterraggio, sta già trasmettendo le prime incredibili immagini. Secondo l’agenzia spaziale europea Esa che ha patrocinato la missione Rosetta,  la sonda ha probabilmente rimbalzato per qualche centinaio di metri dopo il primo contatto con la superficie della cometa, generando problemi di stabilità, ora in parte risolti.  Il lander Philae è ‘ora agganciato, mediante un sistema di “arpioni”, al nucleo della cometa. Un atterraggio fantastico,se si considera che il contatto è avvenuto a pochi centimetri dal punto previsto. “Confermiamo che il lander è sulla superficie della cometa”, hanno detto  i responsabili della missione Rosetta.  Intanto Rosetta, la sonda madre, che orbita intorno alla cometa mantenendo la sua distanza di sicurezza, sta scattando delle foto di Philae atterrata nella zona “ Agili”, così è stato denominato il luogo dell’ atterraggio. Ma non c’e soltanto gioia de entusiasmo al centro di controllo della missione, perche’ Philae non è perfettamente ancorata alla cometa 67P -sigla con la quale e’ indicata la Chyurimov Gerasimenko – , e c’e il reale pericolo che si possa staccare e perdersi nel vuoto.  Al centro di controllo si sta cercando di comprendere il motivo di questo problema e di ovviare ad esso. La causa del disguido, forse, e è un cattivo funzionamento dell’arpione di aggancio di Philae. “Alcune cose, infatti, fanno ritenere che l’arpione sia stato sparato su un suolo troppo soffice e non abbia fatto una buona presa”, ha spiegato Stephan Ulamec, il principale responsabile della missione Rosetta. L’atterraggio di una sonda su una cometa è un successo di portata storica non soltanto per l’Esa , ma per la scienza e per l’uomo. Philae si è regolarmente staccata dalla sonda madre “Rosetta”,  ha effettuato la fase finale di avvicinamento alla cometa alla velocità di circa un metro al secondo. La conferma dell’avvenuto atterraggio del robottino è giunta intorno alle 17.04 sempre ora italiana del 12 di novembre, circa mezz’ora dopo l approdo. Va tenuto presente, infatti, che i segnali inviati dalla cometa impiegano proprio mezz’ora per raggiungere la Terra, ed è per questo motivo che le manovre non possono essere effettuate mediante comando a distanza in tempo reale; la sonda è stata precedentemente programmata. L’obiettivo della missione è quello di acquisire nuove conoscenze non soltanto nello specifico campo delle comete, ma anche sul sistema solare e sulla sua evoluzione, e ciò grazie allo studio ed alla osservazione ravvicinata di questa cometa dal diametro di appena quattro chilometri. Rosetta le starà alle costole fino a quasi tutto il 2015, accompagnandola lungo la sua orbita.

Rosetta ha trasmesso le prime immagini della cometa nel maggio dello scorso anno, immagini riprese da una distanza di due milioni di chilometri dal suo bersaglio. Alla fine del mese ha effettuato una manovra di allineamento in previsione proprio del “contatto”, manovra con la qualei si è avvicinata ad un centinaio di chilometri, cercando un punto favorevole per l’atterraggio del modulo. Questa ricognizione ha fatto cadere la scelta sul “sito J”, ribattezzato “Agilkia”, dal nome di un’isola del Nilo, in Egitto, dove in epoca moderna  fu ricollocato l’ antico tempio che prima si trovava nell’isola di Philae, sul lago Nasser, sempre in Egitto (Philae, il nome della sonda atterrata sulla cometa)

Ma conosciamo meglio la missione Rosetta, ed il modulo Philae. Il viaggio di Rosetta è iniziato dieci anni fa . La sonda è stata lanciata nel marzo del 2004, ed ha percorso la distanza di ben 511 milioni di chilometri dallla Terra,  dopo aver “rimbalzando” sfruttando per ben due volte la gravità dellaTerra e quella di Marte (è il cosiddetto “effetto fionda”), e ciò ha permesso a Rosetta di acquistare la velocità necessaria a raggiungere la cometa. Prima di arrivare nei pressi del piccolo corpo celeste, Rosetta  ha “sfiorato” altri due oggetti del Sistema Solare: gli asteroidi Steins e Lutetia.

Il “risveglio” di Rosetta,  dopo ben 31 mesi di ibernazione. Infatti, nel giugno del  2011 la sonda è entrata in uno stato di “ibernazione”, un “sonno” dal quale il computer di bordo l’ha risvegliata il 20 gennaio di quest’anno. A maggio, Rosetta ha iniziato le sue manovre di avvicinamento alla cometa.

Un po’ di orgoglio italiano non guasta. Infatti, nella storia di Rosetta l’Italia è sempre stata in prima fila, con Asi (Agenzia Spaziale Italiana) con le università Parthenope e di Padova, il Politecnico di Milano, l’Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf) e il Consiglio Nazionale delle Ricerche (il “mitico” Cnr).  Sono poi italiani tre strumenti a bordo di Rosetta Abbiamo lo spettrometro “Virtis” (Visual InfraRed and Thermal Imaging Spectrometer, ossia “spettrometro di visuale infrarossa e di immagine termica”),”Giada” (Grain impact analyser and dust accumulator, ossia “analizzatore del suolo granulare da impatto ed accumulatore di polveri”).

Veniamo al protagonista principale di questo storico evento, il modulo “Philae”. Grande più o meno come un frigorifero o una lavatrice, e dotato di numerosi strumenti di scavo e di analisi del “terreno” – si è agganciato, anche se non bene come si è visto, alla superficie della cometa grazie a due “arpioni”, che hanno il compito di assicurarne la posizione su un corpo dove la gravità è scarsissima, meno di un decimillesimo della gravità terrestre; si pensi che il modulo pesa un quintale, ma li’ pesa solo qualche grammo . IL nome del modulo. “Philae”,  deriva dal sito archeologico dove venne trovato un obelisco che aiutò lo storico francese Jean-Francois Champollion a decifrare la celebre stele di Rosetta, da cui il nome dato alla sonda madre ed a tutta la missione. Lo studio della cometa permetterà agli scienziati di guardare indietro nel tempo di ben quattro miliardi e seicento milioni di anni, di guardare cioè ad un’ epoca in cui i pianeti non esistevano-si stavano ancora formando-  e il Sole era circondato solo da sciami di asteroidi e comete (da queste si sono formati i pianeti, e gli asteroidi e le comete che vediamo sono oggetti che non si sono fusi a formare dei pianeti) . “Philae” studierà le proprietà fisiche della superficie e del sottosuolo del nucleo e di esso ne carpirà i segreti sulla sua composizione chimica, sui suoi minerali e sugli isotopi (gli isotopi sono dei minerali i cui atomi hanno qualche neutrone in piu’ del “normale”) I dati che “Philae” raccoglierà dati saranno di aggiunta e complemento allo studio delle proprietà e della forma della superficie della cometa, effettuato della sonda madre Rosetta.

C’e già qualche risultato. La cometa sembra più antica del previsto, ed è  più polverosa di quanto immaginato e potrebbe essersi formata nella stessa regione dei pianeti rocciosi come la Terra: sono le prime conclusioni che arrivano dall’analisi dei suoi “grani” raccolti dallo strumento italiano “Giada”. I granuli raccolti finora sono più grandi di quanto si ritenesse, il loro diametro è di un decimo di millimetro) e le concentrazioni di polvere rispetto al ghiaccio sono maggiori del previsto, e questo ci dice dove potrebbe essersi formato l’oggetto, cioè nella regione denominata “lascia di Kuiper”, una fascia di asteroidi e comete esterna all’orbita di Nettuno e Plutone di cui fa-ceva- parte anche lo stesso pianeta nano Plutone. Lo strumento, “Giada”, che ho già menzionato, “nome” che sta per “Grain Impact Analyser and Dust Accumulator”, e che ha permesso questa scoperta,  è stato messo a punto e sviluppato a Napoli presso il Laboratorio di Fisica Cosmica e Planetologia dell’università Parthenope e dell’Inaf-Oac, in collaborazione con l’Istituto di Astrofisica dell’Andalusia in Spagna). La responsabile dello strumento è Alessandra Rotundi dell’università Parthenope. Il lander Philae, con i suoi strumenti è in costante “dialogo” con la sonda-madre Rosetta, ed è  pronto a svelare altri misteri della cometa, cometa che tra l’altro potrebbe anche essere costituitta da due frammenti di un precedente, unico corpo che si è “spezzato” e poi riunito. Dall’analisi dei grani inoltre si può comprendere se il contatto è stato catastrofico oppure “dolce”.

E cosi’, mentre la terra gira, e le stelle sembrano spostarsi insieme attraverso il cielo, ci sono come sappiamo altri oggetti che compaiono nello spazio, scompaiono e riappaiono nuovamente. Sono quegli affascinanti oggetti che chiamiamo comete. Per capire come si sono formate e di cosa sono fatte le comete, dobbiamo dare uno sguardo agli inizi della storia del nostro sistema solare, a quando Sole e pianeti si sono formati. Uno sguardo nel passato che ci proietta nel futuro, grazie anche alla pionieristica esplorazione di Rosetta e Philae. Ed alla voglia di conoscenza insita nell’uomo.

CIAO

Marghian

“LETTERA”: LA VITA QUOTIDIANA, I RICORDI, LA RICERCA DEL SENSO DELLA VITA

LETTERA

FRANCESCO GUGGINI

La succinta ed esauriente descrizione del quotidiano, i ricordi, i rimpianti ed i

dubbi sulla vita. Ecco quale è il valore poetico e di pensiero di questa canzone.

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 Ma…cosa ci suggeriscono queste parole? 

 Che la vita e’ un “lento scorrere senza uno scopo”?

Forse la vita e’ solo un affannarsi o e’…..qualcosa di piu’? 

E che dire del sentirsi…di non essere stati quello che avremmo voluto

essere, rivedendo quel “fantastico piano” sul nostro passato?

Tutti abbiamo dei rimpianti, delle cose che abbiamo perso.

E..il tempo, chi ce lo rende? Domande, dubbi, ricordi.

 Amici, libri, eventi di tutti i giorni che si rincorrono e che ci  passano davanti.

Come i fotogrammi di un film gia’ visto.

Come i caratteri di una lettera gia’ letta e messa da parte

 “La fine triste della partita e il lento scorrere di questa..cosa chiamata vita”

Ricordi, rimpianti….fine. Ma la vita, allora, che senso ha?

 Questa vita ha certamente un senso..ma quale?

Nessuno lo sa. Neppure, io credo,  le persone piu’ ottimiste. 

 E, forse, nemmeno il credente o il saggio. Questi, se mai, lo cercano.

Così come, in fondo, lo cerca chi dice che…un senso non ci sia.

CIAO

Marghian

QUO VADIS..HOMO?

 “CIAO, UOMO *DOVE VAI?

Leonardo-Uomo-VitruvianoLe geometrie del mondo, del tempo, dell’uomo

galaxy

“non lo so, dove sto andando. Ma so di dover…andare”

(Marghian)

 “Ciao, uomo, dove vai?”, canta Antonello Ventitti in questa canzone. Quante volte ci siamo posti questa domanda? “Dove vado”? Una domanda formalmente banale, ma che  di fatto non lo è. Infatti la risposta è: “non lo so”. E se l’uomo cui poni questa domanda ti risponde di non saperlo, ma di sapere di dover andare….è da questa risposta che si evince la saggezza, pur nell’ignoranza del mistero della vita: “so di dover andare”. Noi viviamo la nostra vita, abbiamo una personalita’, una storia nella quale questa si è pian piano formata. Abbiamo persino una fede. Ma la fede, come sapete, non è una risposta. Se fosse una risposta, non sarebbe fede. La fede è un “fidarsi”, non è “sapere”. Con la fede ci sono i dubbi, ci sono le perplessita’ di una vita vissuta, oserei dire, “alla cieca”. Si, perche’ la vita, l’uomo stesso, sono un mistero. Il mistero della vita. Altra espressione solo apparentemente banale, per il motivo che la vita rimane un mistero. L’uomo “balla nel cuore del nostro universo“, il “suo cuore” dell’universo. Perche’ l’universo non ha un “centro”. Il centro dell’universo è..il punto dove ci si trova, è il “piccolo mondo” dove l’uomo vive: la sua casa, il suo “cortile”, sono il “cuore” dell’universo. L’uomo ha sempre vissuto sopravvivendo a mille difficolta’, animato da una misteriosa forza,e forse intuendo una meta…al di la’ di quella, o di quelle, che egli intravede. Ma le “mete” che l’uomo intravede nel proprio cammino non danno la risposta al “perche’ egli vive”, al “perche’ è al mondo”, come non spiegano perche’ il mondo esiste. L’uomo si trova davanti un grande enigma: Il fine della vita. Si, esistono dei “fini” della vita”, ravvisabili in  un lavoro, nella famiglia, in un ruolo sociale. Ma..IL FINE, LO SCOPO…gli rimangono ignoti. L’uomo è l’unico animale che sa di dover morire, eppure si attacca fortemente alla vita, ai “pochi decenni” che sono per lui talmente importanti da considerarli quasi eterni. Ma l’uomo, l’essere umano, sa che non è cosi’. Cosi’ come non sa cosa esiste oltre l’universo che egli puo’ sperimentare: il suo pianeta. L’uomo vive su un pianeta, su una “palla” che si muove nello spazio sconfinato. Sa di essere piccolo, ma sa anche di vivere in uno spazio immenso…e, proprio per questo, si interroga. Da sempre. L’uomo comune, come il “dotto”, si interrogano. Dante non sapeva spiegare il mistero della vita ad un contandino; lo scienziato non sa spiegare il “perche’” all’analfabeta. Gli puo’ spiegare il “come”, ma non il..”perche’”.  Il “perche’”, la “ragione ultima” risiedono forse oltre la vita stessa, oltre la storia del cosmo e..nel profondo del cuore dell’uomo. Ecco un’altra cosa che l’uomo non conosce: se’ stesso”. Il filosofo, il cultore della psiche….non sanno dare una risposta al “chi sei tu”, ne’ al “perche sei cosi’, o “perche’ esisti”. E intanto l’uomo viaggia, cammina, riposa, e riprende il cammino. Un cammino che, pur se non lascia intravedere una risposta, continua. L’uomo che “balla nel cuore del proprio universo”, che “alla fine della sua storia piange d’angoscia dentro di se’”..cammina. Ma forse è proprio questo suo “non sapere” a far si che continui a camminare, a vivere. Si, perche’ egli non sa, ma sa di dover…..andare. Si, andare “senza meta” per cercarla. San Giovanni della Croce diceva: ” Se non sai dove andare, vai dove non….sai” E forse è proprio questa, per ora, la risposta. Si, per ora. perche’ ora dobbiamo soltanto..andare.  Possibilmente..insieme. 

CIAO

Marghian

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Pensieri...solo pensieri...

Per alcune persone, i libri fanno la differenza tra felicità e infelicità, speranza e disperazione, una vita degna di essere vissuta e una orribilmente noiosa.Anjali Banerjee♦♦Nel serpente il veleno è nei denti, nella mosca è nel capo, nello scorpione nella coda, nel malvagio in tutto il corpo.

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