Archive for maggio 2012

ATLANTIDE: I RESOCONTI ANTICHI, LE IPOTESI, LA RICERCA

ATLANTIDE

FANTASTICA  DESCRIZIONE

LE ULTIME IPOTESI E GLI STUDI

 ATLANTIDE

“Atlantide”, un nome che accende la fantasia dell’uomo sin da tempi antichissimi, addirittura  anteriori forse all’epoca di Platone,  che e’ considerato colui che per primo ne ne tratto’, circa 2360 anni fa, neli suoi due famosi “dialoghi”:  il “Timeo” ed il “Crizia”.

 In questi dialoghi,  Platone descrive Atlantide come una leggendaria potenza navale, situata “oltre le Colonne d’Ercole”, una grande nazione che avrebbe dominato su grande parte dell’Europa Occidentale e dell’Africa, divenendo difatti la “nazione egemone” sul resto del mondo antico, una sorta di “America ante-litteram” per la superiorita’ di questa civilta’ rispetto alle altre. L’epoca intorno alla quale Atlantide prospero’, secondo il resoconto di Platone, e’ collocata intorno 9600 anni prima di Cristo.

 Atlantide e’ descritta come una grande isola situata  in mezzo all’oceano, oceano che si trovava al di la’ delle fantomatiche “Colonne d’Ercole”, oceano che Platone stesso definisce come “talmente vasto da far sembrare il “nostro mare” come un piccolo porto”.

 Ecco come inizia la descrizione fatta da Platone nel Timeo, che egli redasse intorno al 360 a. C.:

 « Innanzi a quella foce stretta che si chiama “Colonne d’Ercole , c’era un’isola. E quest’isola era più grande della Libia e dell’Asia insieme, e da essa si poteva passare ad altre isole e da queste alla terraferma di fronte ( forse l’America?), essendo succeduti terremoti e cataclismi straordinari, nel  vollgere di un giorno e di una brutta notte tutto in massa si sprofondò sotto terra, e l’isola Atlantide similmente ingoiata dal mare scomparve. ».

Platone  scrisse che  “ l’isola di Atlantide  sorpfondo’, “con tutta la sua  grandezza”, con le sue citta’ la sua  “verzura”-rigogliosa vegetazione- .  Egli attribui’ la sventura di Atlantide al fallimento dell’invasione di Atene.

 Il nome di “Atlantide” deriva da “atlante”, leggendario governatore della grande Isola atlantidea e figlio di Poseidon, divenuto re  incontrastato di un vastissimo Regno.

 Sebbene Atlantide sia considerato un mito in quanto “racconto funzionale” nei dialoghi e finalizzato alla descrizione delle sue idee politiche-la  sua famosa concezione di “repubblica ideale”, si  e’ comunque cercato di capire se il resoconto fatto da Platone non derivasse da fonti piu’ antiche, leggende miste a fatti reali descritti in testi egizi o presenti nelle memorie storiche dei popoli, come  e’ accaduto, in definitiva, per il resoconto del “Diluvio Universale “ biblico.

 Le supposizioni su quale fosse la  “reale” collocazione dell’Isola di Atlantide, sono tantissime:  dal centro dell’Atlantico-da cui i sostenitori fanno derivare il nome-, all’isola britannica, alle Americhe e persino l’Antartide.  Ultime ma non meno importanti le tesi che la collocano non molto lontano dalla stessa Grecia, in riferimento alla memoria collettiva sulla ’eruzione dell’isola di Thera, l’attuale Santorini, nel Mare Egeo; secondo altri Platone si sarebbe basato sul ricordo della distruzione di Troia, , e persino alla distruzione di Troia,  altri ancora fanno riferimento nientemeno che alla fallita invasione della Sicilia da parte di Atene. La fine di Atlantide, insomma, descriverebbe una crisi della stessa civilta’ greca.

 C’e chi suppone che il resoconto di Platone sia da attribuire a piu’ antiche leggende egizie, od alla stessa “distruzione biblica” rappresentata dal “Diluvio Universale”. Questo leggendario evento sarebbe stato, per molti studiosi, la stessa catastrofe che fece sprofondare anche Atlantide. Questa ipotesi e’ stata formulata sul concetto che “non solamente Atlantide fosse una civilta’ progredita”.

Un diluvio che ha riportato il genere umano nell’eta’ della pietra, costringendola di fatto a ricominciare daccapo (e cio’ “spiegherebbe” secondo i sostenitori di questa idea, il perche’ l’agricoltura “sembri aver avuto inizio circa 10.000 anni fa, circa l’epoca in cui Platone colloca la fine di Atlantide.

Interessante notare che oggi sono state portate avanti altre ipotesi, ed un quesito fondamentale da cui tutto dipenderebbe: “dove si trovavano le “Colonne d’Ercole”?  Dove, specialmente, queste si trovavano ai tempi di Platone?   Forse le Colonne d’Ercole erano situate, all’epoca della “fine di Atlantide”, nel  Canale di Sicilia. Questo avvicinerebbe di fatto a noi il “teatro” di tutta la storia.

Lo studioso sardo Sergio Frau sostiene che le “Colonne d’Ercole” erano nel Canale di Sicilia e che “la grande Isola” fosse nientemeno che ….la Sardegna.

 Il video che illustra  proprio le tesi del Frau da’ un’idea dei motivi che hanno pertato lo studioso ed i suoi sostenitori a ritenerela Sardegnacome “atlantide”.  Su questa ipotesi, a mio avviso non del tutto convincente, tratteremo nei commenti.

 CIAO

 Marghian

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L’ANTICA E MISTERIOSA CULTURA DEGLI ANTICHI SARDI

“E te li senti dentro quei legami

Di riti antichi e miti del passato

 E te li senti dentro come mani

Ma non ne comprendi piu’ il significato”

(F. Guccini)

LA CIVILTA’, I MISTERI, LA CULTURA DEI SARDI

SARDEGNA MISTERIOSA

I NURAGHI

“NUR”- significa, per alcuni, “cumulo di pietre”-; “NUR”-significa, per altri, “Luce”-

In Sardegna si contano non meno di  settemila siti nuragici. In origine, secondo alcune stime, erano almeno venti o trentamila.

 La civilta’ dei Sardi, la cultura di un popolo che ebbe la sua evoluzione, come tutti gli altri popoli, attraverso un lungo processo di esperienze millenarie che lo ha portato, a partire dall’Eta’della Pietra Antica, fino alla composita strutturazione della societa’ in gruppi di villaggi di capanne via via piu’ numeroso, fino alla costruzione o alla posa in sutu di monumenti megalitici che,  durante le fasi  Neolitico anteriore, Medio e Recente,  si sono evoluti in quelle misteriose ed imponenti strutture che sono i Nuraghi, costruzioni complesse di varia tipologia sui quali si accentravano il potere religioso e militare, e la stessa “anima” dei Sardi per i quali il “nuraghe” era simbolo di forza e di unione.

 

Menhirs, dolmens, “domus de janas” (queste ultime sono tombe scavate nella roccia e risalenti a piu’ di 5000 anni fa), “tombe di giganti”, coeve ai Nuraghi, e siamo nella Eta’ del Bronzo (3800 a. C,1000 a. C. circa) costellano ancora oggila Sardegna, a testimonianza di questo antico popolo.

 

I primi nuraghi, detti “protonuraghi” risalgono ufficialmente a circa il1800 a. C., quando da noi incomincia l’Eta’ del Bronzo. Questi monumenti costruiti in pietra a secco e che si reggevano e tutt’ora si reggono, “per gravita’” e “distribuzione del carico”. Nuraghi “a corridoio” non molto grandi, nuraghi “a tholos” cioe’ ”a falsa volta”, che raggiungevano altezze che sfioravano i30 metri(Nuraghe S. Antine di Torralba, prov. Sassari, altezza attuale18 metri) e che in una fase successiva (3500-3200 a. C) si “trasformarono” in nuraghi complessi a piu’ torri angolari, costruite intorno alla “torre centrale”, svettante sulle altre tre, quattro, o cinque torri aggiunte ed “unite” da mura di rinfascio si’ da farli sembrare, in origine, dei castelli medievali. Sulle “terrazze” delle torri delle pietre allungate erano posizionate da reggere un “parapetto” in pietra od in legno. Qui il paragone “torna” ai  castello medievale ed alla suatipica “merlatura”.

 

L’interno delle torri, voltate “a tholos” erano ad uno o piu’ piani, in altezza via via decrescente (nel Nuraghe Losa di Abbasanta il secondo piano e’ alto meta’ del primo, e la terza tholos del secondo piano, ormai scapitozzata, la meta’ del secondo piano. Sopra l’ultima “tholos”, la “terrazza” che, con il suo spessore, dava alla struttura l’altezza definitiva  (il Nuraghe Losa arrivava, in origine, a circa20 metri).

 

“Su Nuraxi”-Barumini, prov. Cagliari- cosi’ chiamato come a dire Il..Nuraghe per eccellenza, e’ il piu’ complesso, consta di una torre centrale, .un cortile circondato dalla struttura antemuraria-comune a molti nuraghi, fino a sette torri aggiunte alle altre quattro preesistenti. Il “tutto” avvenne tra il3600 a. C. ed il900 a. C. circa, quando i Sardi entrarono nella Eta’ del ferro, dopo di che, con la venuta dei fenici  prima e dei Romani poi, il popolo sardo si “fuse” con i colonizzatori, diventando “popolo sardo-punico”prima  e “popolo sardo-romano” poi, mantenendo pero’ le caratteristiche culturali “indigene”, specialmente nell’entroterra dell’Isola, si’ da portare gli studiosi alla considerazione che l’epoca Nuragica termino’ intorno al500 a. C circa, quando gia’ trecento anni prima i Fenici avevano fondato le principali colonie, le citta’ fortificate, poi romanizzate, come Tharros, Nora, Neapolis (le rovine di qust’ultima situata non lontano dal mio paese, terralba).

Il Nuraghe Piscu di Suelli, il Nuraghe Oes, i gia’ citati S. Antine, Barumini e Losa sono solo alcuni dei siti dell’epoca nuragica in Sardegna.

Intorno al “nuraghe” gravitava una complessa realta’, quella dei villaggi ad uso abitativo e santuariale. Capanne con muri circolari ma anche di altra forma, circondavano spesso il nuraghe, che era l’edificio centrale del villaggio, villaggio che poteva contare anche duecento, trecento capanne o piu’, come si evince dalla estensione della superficie delle aree adibite a villaggio. Nuraghe, villaggio e, nei pressi, un “pozzo sacro” od una “tomba di giganti” erano la “realta’tipica” di una comunita’ nuragica. E’ il villaggio “nuragocentrico” dove il Nuraghe era il fulcro della vita della tribu’ o delle tribu’. Molti villaggi non avevano un nuraghe, ma quasi sicuramente facevano capo ad un villaggio nuragocentrico che faceva da “capoluogo”, se cosi’ si puo’ dire, di una comunita’ di piu’ villaggi “consorziati”, in qualche modo,  fra loro.

FUNZIONE DEI NURAGHI E LORO COSTRUZIONE

In una visione di “centralita’” del nuraghe rispetto al villaggio che “lo conteneva”, villaggio che era di norma racchiuso da una cinta muraria, si puo’ immagianre l’edificio come avente una funzione quasi “municipale”, intesa come sede di amministrazione e di potere. E senz’altro le cose stavano cosi’, pur se qui occorre fare qualche precisazione ed esaminare tutte le possibili funzioni svolte dai nuraghi.

I nuraghi come “sede del potere nel villaggio o gruppo di villaggi”, “la casa del capotribu’ , della sua famiglia e dei suoi “dignitari”, un’idea ancora molto coltivata in ambito accademico. Ma e’ molto probabile che il nuraghe non fosse “abitato” dal capo del villaggio. In molti villaggi sono state rinvenute capanne “principali” da far pensare ad una residenza di qualche persona importante, ma soprattutto, esaminando la struttura interna dei nuraghi, si evince quasi subito che gli ambienti non sono quelli tipici di una “abitazione”. Tali caratteristiche interne,  le camere “a tholos”, le nicchie, le “finestrelle”, il tutto suggerirebbe invece una frequentazione “occasionale ” del nuraghe, visto in questo caso come avente piu’ che altro una funzione di culto “per la celebrazione di certi riti, dove il “capo”, od i capi, vengono visti dagli studiosi come la figura di “gran sacerdote” ancorche’ di capo militare e politico.

Quattro nicchie,  dette “giaciglio”  rientranti nelle pareti della camera a tholos principale che sono orientate secondo i quattro punti cardinali, ed un rimanente spazio al centro fanno supporre che il nuraghe non fosse una “abitazione regale” bensi’ un “tempio”, se si considerano anche altre caratteristiche come gli orientamenti delle pareti murarie esterne, aggettate ad “abbracciare”, nei nuraghi complessi, le torri, il mastio centrale e le torri “angolari”. orientamenti che seguono le “linee” coincidenti con solstizi e lunistizi. Tutto cio’ li riveste di mistero, e pertano a pensare che i nuraghi ed altre strutture fossero ben piu’ che “fortezze difensive”. Erano forse, almeno certuni di essi, anche degli osservatori astronomici, oltre che dei centri di culto, dei templi.

La funzione rituale e religiosa si evince dalla fondata descrizione fatta da molti studiosi in cui il “sacerdote-capo” si mette di spalle alla nicchia che si trova orientata verso il Nord, una pietra amovibile posta al centro della “tholos” che, in una ora ben precisa (probabilmente all’avvicinarsi del mezzodi’ al solstizio d’estate),  viene levata,  e la luce del Sole investe il “celebrante”,  si’ da fargli acquistare una dimensine  divina e  carismatica.

Questa e’ una delle tante ipotesi, ma che comunque “mettono in crisi” quella ben piu’ nota, che vede i  nuraghi solo come mere fortezze militari o torri di guardia, come nel caso di nuraghi semplici, detti “monotorre”. La funzione di”fortezza” asunta dal nuraghe va considerata comunque molto verosimile, anche perche’ le caratteristiche di “fortificazione” di certo non mancano. 

Come la gia’ citata “merlatura” tipo quelle di un castello,  l’imponenza delle strutture, la complessita’ di certi nuraghi che danno di fatto l’idea di “fortezza” o “caserma” per i soldati,  pur se anche questi nuraghi complessi, al loro interno, ospitano spazi poco adatti a contenere una guarnigione di soldati e, comunque, conservano anche essi le caratteristiche “religiose” o “rituali” presenti all’interno di nuraghi piu’ semplici, come le nicchie addossate “ai quattro punti cardinali” ed altre caratteristiche che fanno pensare che  l’uso principale fosse quello cutuale o di gestione amministrativa e di potere.

Il villaggio nuragocentrico si sviluppava tutto intorno al nuraghe, il quele va immaginato non “al centro geometrico” dell’area del villaggio ma  proprio come l’edificio centrale, il piu’ imponente. Ecco, decine di capanne corcondavano il nuraghe, “la fortezza” secondo le ipotesi piu’ accreditate, capanne che di fatto erano esterne alla “fortezza nuragica” (che di certo non poteva contenere cento, duecento o trecento persone). Ma i villaggi erano cinti da mura perimetrali, ed a distanze poi’ o meno uguali, le entrate erano “a torre nuragica”, “le porte” del villaggio. Cosi’ come descritto da me ora, la funzione di “fortezza difensiva” e’ svolta se mai dalla recinzione muraria che, con sopra un camminamento, circonda l’area abitativa compreso il nuraghe.

L’ipotesi sulla funzione di un nuraghe vaformulata in riferimento al tipo di nuraghe (ora simile ad una fortezza, ora una piccola torre isolata, ora con una struttura atipica-un corridoio ricoperto di pietre piatte, uno spazio angusto contenente qualcosa di simile ad un pozzo sacro o ad una struttura richiamante il culto fallico, ed altro ancora-.).

Tutto questo ha sugerito l’idea della “polifunzionalita’” del nuraghe, ora centro del potere politico e religioso, ora fortezza, ora tempio, ora semplice torre di guardia. Queste cose tutte insieme, forse, davano al nuraghe il suo vero posto nella realta’ protostorica sarda.

Degne di menzione sono altre strutture che facevano capo ai villaggi nuragici: sono i templi a pozzo (spesso ipogeici) e le “tombe di giganti”, ritenute essere delle “tombe comuni” dove i morti venivano posti “trasversalmente” alla lunghezza della tomba, lunghezza che arriva a trenta o quaranta metri. Una lastra “a mezza luna” o “squadrata” con una piccola porta ne erano l’entrata, una esedra a ferro di cavallo circondava questa entrata, davanti alla quale, nell’esedra, forse si celebravano i pasti votivi per i defunti. Alcune di qeuste tombe sono sprovviste di esedra.

I pozzi sacri, i santuari per il culto dell’acqua sorgiva e purificatrice, spesso sviluppantisi in ipogeo, sono presenti nei pressi di molti nuraghi, anzi attorno a certi pozzi sacri si crearono dei villaggi al solo scopo di essere abitati solo per certi periodi. Erano i luoghi di pellegrinaggio dei sardi nuragici.

Il pozzo sacro di Santa Cristina in Paulilatino (Oristano) e’ il piu’ emblematico. ne sono stati scoperti in tutto una settantina, ma si suppone verosimilmente che siano molti di piu’, tanto era diffuso questo antico culto.

LA COSTRUZIONE DEI NURAGHI

Qui non mi dilunghero’ molto. Basta sapere che le ipotesi sul modo in cui furono costruiti i nuraghi si concentrano praticamente  su un sistena, quello “per l’epoca” il piu’ verosimile secondo gli accademici: la costruzione di rampe a terrapieno sui quali le pietre venivano fatte rotolare fino all’altezza voluta, ed il metodo di spingere le pietre sopra il “gia’ costruito” come sostiene lo studioso Giacobbe Manca (peraltro contestato in quanto egli fa risalire  la cstruzione delle recinzioni murarie dei villaggi nuragici all’epoca fenicia, cosa questa poco verosimile).

Certi studiosi sono pero’ critici sul sistema dei “terrapieni” come unico modo per costruire i nuraghi. Se in taluni casi questa tesi reggerebbe appena, in altri no. basti pensare a torri nuragiche situate su cime di colline, dove il terrapieno o rampa non puo’ avere lo sviluppo adeguato. Ecco che, in alternativa, si sostiene che i sardi possedessero conoscenze di meccanica e di tecnica da poter costruire enormi ponteggi in legno e macchine complesse “alla Leonardo da vinci” con tanto di carrucole, funi, leve ed ingranaggi si’ da sollevare le pietre e posizionarle. Pur non esistendo prove sulla creazione di tali macchine, l’ipotesi e’ verosimile anche per il fatto che il legno e’ deperibile, e carrucole ,  corde ed elementi di ponteggi di allora non potrebbero essere “arrivati fino a noi”.  Ma infrastrutture in legno erano parte dei nuraghi! Soppalchi, scale di servizio esterne, erano di corredo alle scale di pietra che, a chiocciola, all’interno del nuraghe, portavano fino in cima, alla rispettabile altezza di 20, 30 metri forse piu’.

Un trave, elemento di un soppalco, fu scoperto a Barumini, ed e’ questo reperto che ha permesso di datare “Su Nuraxi” al 1400 a.C, il periodo medio dell’epoca nuragica. Una datazione verosimile. Pure se i tavolati potevano essere sostituiti piu’ volte, la pietra no.

 

RITI, CULTURA, ORIGINE DEI SARDI

Che dire poi dei culti, dei riti, delle conoscenze dei sardi?  In cosa credevano?  Da dove venivano?

“Santa Cristina”, un villaggio santuariale risalente al tardo medioevo, conserva al suo interno qualcosa di molto piu’ antico, un pozzo. Un pozzo scavato nella roccia, murato in pietra ben lavorata e profondo  circa5 metri. Intorno a questo pozzo, nel quale si accede da una scala finemente costruita in gradini di basalto, dei resti di capanne di 3000 anni fa’. E’ il culto dell’Acqua sorgiva, o lustrale. Riti, abluzioni, offerte votive. Ecco, questo era il fulcro della fede dei Nuragici, sicuramente ereditata dagli antenati di millenni prima. La religione piu’ antica, quella sciamanica, che venera le forze della natura,la Terra, l’acqua ed il Sole. Per gli antichi Sardi la Terra era fertilizzata dal Sole, dal “dio sole”, raffigurato in molti modi e stili artistici e simbolici nelle sembianze del “toro” o del “fallo”-i menhirs-. La “madre terra” era un essere vivente, l’acqua ne era il sangue, il seme di vita. Questo era il loro pensiero.

 

Pellegrinaggi nei “villaggi santuariali” di cui quelli attuali-le feste campestri- ne sono un retaggio, riti propiziatori, offerte votive, strani balli con delle maschere apotropaiche erano molto comuni in quell’epoca.

 

Delle antiche stele e pietre con dei fori-le coppelle- raffigurano il “toro”, “il fallo”, “la Luna” le stelle, in particolare le Pleiadi, sicuramente molto importanti per la cultura contadina e di pascolo, nonche’ per la navigazione.

 

I Nuragici conoscevano l’ingegneria navale, cosa questa testimoniata dai modellini in bronzo (i famosi “bronzetti”) riproducenti imbarcazioni con tanto di albero, protome-testa di Toro od altro animale- ed altre caratteristiche da far pensare che i Sardi costruissero navi paragonabili a quelle dei Vichinghi se non addirittura piu’ grandi).

 

Non per nulla gli antichi Sardi prendono il nome da una antica parola, “shardan” da cui “sardigna”, che identifica un misterioso “popolo del mare” che commerciava con altre genti del Mediterraneo come Cipro,la PenisolaIberica, la stessa penisola Italica e quella balcanica, nonche’ con Creta e Cipro.

L’ossidiana, una pietra sscura e vetrosa, di origine vulcanica e molto diffusa anche  in Sardigna, era l’”oro nero” dei Sardi, estratto da molte zone di montagna ed esportata, insieme alle lavorazioni in bronzo e ad altre merci come i prodotti agropastorali.

 

Si menziona il popolo “Shardan” in molti testi storici, come quelli sulla “battaglia di Kadesh” fra Egizi ed Ittiti, combattuta dagli “shardan” niente di meno che con Ramesse II, il faraone forse piu’ famoso.

 

Sulla origine dei Sardi le ipotesi formulate sono tantissime, dalla origine “autoctona” a quella “dall’Africa”, “dal medioriente” o dalle coste vicine. Una cosa e’ certa, con il medioriente c’e un collegamento, basta che vi scriva su Monte d’Accoddi (SS). E’ un monumento di 5300 anni fa, cosi’ diverso da quelli descritti fino ad ora: .una vera e propria ziggurat, da cui l’idea che la Sardegnaabbia avuto contatti persino con il Medioriente. Cosa questa supportata da studi comparati della  lingua sarda con altri idiomi, tenendo conto pero’ delle contaminazioni fenicie e latine.

L’origine dei Sardi puo’ essere spiegata a mio avviso da una semplice considerazione: delle genti gia’ esistevano, in antico, nell’Isola; diverse ondate migratorie da tutte le coste del Mediterraneo e persino, forse, dal Medioriente, ha generato il popolo sadro, e cioe’ noi, che ancora oggi siamo legati alle antiche tradizioni, ai misteri, alla storia di questo antichissimo popolo: “il popolo del mare”.

CIAO

(per saperne di piu’-sui pozzi sacri di eta’ nuragica-, cliccare qui)

 Marghian

VI RICORDATE IL FILM MUSICALE “HAIR”? HO SCELTO….

“HAIR”

EASY TO BE HARD

 “Come puo’ la gente essere cosiì senza cuore? Come puo’ essere cosi’ crudele? Facile essere duri,  facile essere freddi! Come puo’ la gente non avere sentimenti? Tu sai che io mi appoggio a te!  Facile essere orgogliosi, facile dire no!

Specialmente la gente che presta attenzione agli estranei, che segue la via del male e della ingiustizia sociale. Ti preoccupi solamente  della gente sofferente?

E che ne e’ di una amica che ha bisogno di te? Io ho bisogno di un amico! Come puo’ la gente essere così senza cuore? Tu sai che io mi appoggio a te! Facile arrendersi, facile smettere di lottare!

Specialmente la gente che presta attenzione agli estranei, che segue la via del male e della ingiustizia sociale. Ti preoccupi solamente  della gente *sofferente? 

E che ne e’ di una amica che ha bisogno di te?  Io ho bisogno di un amico! Come puo’ la gente non avere sentimenti,  come puo’ ignorare  i propri  amici? facile essere duri, facile essere orgogliosi… facile dire no!

(testo: Gerome Ragni, traduz. Marghian)

*  *  *

Ciao. ricordate il famoso film musicale “Hair”?  La controcultura americana degli anni ’60, le contestazioni, gli hippies, i figli dei fiori, l’opposizone pacifista contro la guerra nel Vietnam, la voglia di emancipazione da schemi vecchi e puritani.  Tutto questo e’ “Hair”-“capelli”-, un bellissimo musical dal quale hoi  scelto questa bellissima canzone. Ciao.

Marghian

CIAO. VI PRESENTO…NIVES!

VI PRESENTO…BIANCANEVE!

O MEGLIO…NIVES

(si vede gia’ che e’ una furbetta….)

 E’ LA NUOVA OSPITE DELLA MIA CASA. PERCHE’ SI CHIAMA NIVES SI VEDE. 

UNA SIGNORA, L’ALTRA SERA,  MI HA DETTO: “LO VUOLE UN GATTINO? E’ UNA GATTINA, SE VUOLE GLIELA PORTO” . ED IO (CARPE DEM, COGLI LA PALLA AL BALZO”) LE HO RISPOSTO: MA…LA RINGRAZIO, VADO IO A CASA SUA A PRENDERLA!”. LA SIGNORA STAVA PROPRIO RIENTRANDO A CASA SUA, E CON LEI SONO ANDATO A PRENDERE LA GATTINA (QUI PRESENTE). L’HO CHIAMATA “BIANCANEVE”,  MA PER BREVITA’..LEI SI CHIAMA NIVES.

NIVES SI E’ AMBIENTATA SUBITO, COME VI MOSTRO IN ALTRE FOTO CHE LE HO SCATTATO QUESTA MATTINA.

MA….

COSA FA? TI PAREVA, SOPRA IL TAVOLO. PUR SE NON C’E NULLA DA MANGIARE..LEI CI TENTA!

NIVES..ANCORA?! E CI SEI SALITA DA SOLA, SOPRA IL FRIGORIFERO!

SI VEDE PROPRIO CHE SEI BIANCA…NIVES. SU, DAI..SCENDI DAL FRIGO, MA GUARDA LI’!

E DOPO AVER MANGIATO DALLA CIOTOLA

LEI SI FA BELLA….*E VI SALUTA.

E VI SALUTO ANCHE IO, CIAO.

Marghian

“CREDERE”, UNA PAROLA MOLTO COMUNE CHE RICHIAMA A MOLTE COSE. MA SOPRATTUTTO QUESTA PAROLA E’ LEGATA A DIO

CREDERE

UNA PAROLA CHE RICHIAMA SOPRATTUTTO A  DIO

Ma in che maniera noi crediamo? Cosa significa “credere”? ne discuteremo. Intanto io..

VI DICO LA MIA

Io non  credo nel..”dio tradizionale”, arcigno e vendicativo, da temere (l’inferno). Io credo invece in uno spirito di amore, in una anima universale che nessuna religione puo’ spiegare, anzi la limita. “Dio” e’ una cosa che viene vissuta, sentita, amata-nell’amore per la vita e per la gentee nella giusta stima di se’-.

Io credo in un dio che e’ qualcosa che dobbiamo noi far crescere, come un seme da coltivare. Ma non con i riti, non con le lunghe litanie…ecco, il “dio” in cui io credo e’…..il creare noi stessi  il “divino dentro di noi”……cosa ben diversa da un dio che dall’alto ci guarda e si lega al dito ogni nostro errore. No, al contrario, ogni nostro errore e’ fonte di amore di Dio per noi, che fa dire a noi stessi “devo essere migliore”. L’inferno esiste, ma e’…la mancanza di amore, il vuoto interiore: se non c’e amore, non c’e dio….e nemmeno noi..siamo, perche’ amare significa “essere” e..Dio, dovendogli dare il suo significato pieno e’ proprio….l’Essere. L’inferno, invece…e’ il non essere. Che non significa solamente “non esistere”, ma proprio…non essere pienamente vivi nell’anima e…la vita dell’anima e’ solo e soltanto….riempire la nostra vita di Dio…quel dio dentro di noi che nessuna religione puo’ spiegare, anzi…lo limita. Nei settarismi, nelle rivalita’, nei dogmatismi, nelle “gabbie mentali”, nei precetti imposti. Il vero dio e’ l’energia dell’uomo, e’ nell’uomo stesso. Dio non  e’ l’oppio dei poveri. Questo se mai e’ rappresentato dalla concezione di cieca credulita’ in qualcosa che ci arrivi solo dall’alto. No, ci arriva da dentro, ma solo se noi lo vogliamo.

Quando si dice “dio rispetta la nostra liberta’” si intende che “noi siamo liberi”, pur nei limiti umani della liberta’ stessa, di far crescere Dio in noi o di…non farlo crescere. Di essere  o di…”non essere”.

“Namaste” e’ un saluto orientale che significa qualcosa come “riconosco il divino che e’ in te”. Questo e’, per me, il principio assoluto di ricerca di Dio: “trovare nell’altro la dimensione divina”. “Ti riconosco in me” lo scrisse  Francesco d’Assisi. “Trovare in noi…la dimensione divina”.

Ciao.

Marghian

JIMI HENDRIX:THIRD STONE FROM THE SUN-TERZA PIETRA DAL SOLE-

THIRD STONE FROM THE SUN

(Terza pietra dal Sole)

Jimi hendrix

LA MEMORIA HA UNA SUA LOGICA

-anche nel ricordare male-

INFATTI STAVO CERCANDO “THIRD STONE FROM THE MOON”

-terza pietra dalla…*Luna-

L’argomento, se volete, oltre alla musica di Hendrix,  sono anche…

QUESTE IMMAGINI

Per me sono come fare un viaggio fuori dalla realta’, oltre i confini dei miei ambiti di percezione e di esperienza. Un viaggio al di fuori della realta’ ma per..entrare nella realta’, non per fuggire da questa. Credo che questo mio piccolo esempio sia vero ancora di piu’  per la specie umana. perche’ vedendo oltre e solo guardando oltre, essa puo’ meglio vivere e capire la sua realta’ , un frammento piccolissimo  che origina  pero’ delle immensita’ del cosmo e ne e’ parte. Pensare ai misteri dell’universo non e’ un evadere dalla vita di tutti i giorni, ma un immergervisi con maggiore consapevolezza e, forse, con un po’ piu’ di saggezza. Ciao.

Marghian

LA PROSSIMA NOTTE LA LUNA SARA’ “PIU’ GRANDE”. MA….COME E’ NATA LA LUNA?

 LA PROSSIMA NOTTE  LA LUNA SARA’.”PIU’ GRANDE”.

(“Moon Rising”-Luna nascente-)

Infatti, nella notte fra il 5 ed il 6 di maggio,  la Luna si trovera’ alla minima distanza dalla Terra, mostrandosi a noi “ingrandita”. Sara’ piu’ vicina alla Terra di ben 50 mila chilometri rispetto alla sua “distanza massima”, che e’ di circa 410mila chilometri, mentre la distanza media e’ di circa 375mila chilometri. La Luna della prossima notte si trovera’ alla distanza di 354mila chilometri. la “massima vicinanza”  o “massimo perigeo” lunare si verifica in quanto l”orbita seguita dalla Luna intorno alla Terra non e’ circolare, e quindi il nostro satellite si avvicina e si allontana nell’arco del “mese luanre”.. vedremo quindi una “Luna gigante”. Sara’ uno spettacolo bellissimo. Ma…

COME E’ NATA LA LUNA?

COSA ANCOR PIU’ AFFASCINANTE. E QUESTO VIDEO LO SPIEGA MOLTO BENE

E CI DICE QUALCOSA ANCHE SULLA NOSTRA TERRA

CIAO

MI...semplicemente ♪☕♫

Le belle parole dei saggi e dei poeti di tutto il mondo mi aiutano spesso a dire quello che non so esprimere

Nel giardino segreto

in fondo al cuore di ognuno di noi

VIAGGIO VERSO CIELI LIMPIDI

La vita è bella comunque e a prescindere!

Chi trova un amico trova un tesoro

La vita è il frutto della nostra immaginazione

Pensieri...solo pensieri...

Per alcune persone, i libri fanno la differenza tra felicità e infelicità, speranza e disperazione, una vita degna di essere vissuta e una orribilmente noiosa.Anjali Banerjee♦♦Nel serpente il veleno è nei denti, nella mosca è nel capo, nello scorpione nella coda, nel malvagio in tutto il corpo.

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