SCUSATEMI. ORA CI SI METTE ANCHE LA SALUTE

FEBBRE

http://www.dreamstime.com/stock-image-medical-thermometer-image23470021

A LUGLIO, che bella cosa!

Ciao..Vi comunico un disguidi di carattere medico. Ho la febbre da due giorni. L’altro ieri , mentre mi trovavo al lavoro, ho sentito un fastidio alla gola (laringite? IL medico mi ha detto di si’, questa mattina); alla sera, ho constatat di avere la febbre a 38 e mezza. La mattina dopo e’ scesa un po’, e sono andato anche  a lavorare, da perfetto incosciente (volevo terminare la settimana)- Mi sono misurato nuovamente la febbre ieri sera e….”kaiser, di nuovo 38,5″. Meno male ceh in mattinata ho compilato la richiesta per un giorno di ferie, oggi. Spero di guarire, per lunedì prossimo. Se no, mando a culo il lavoro. Morale. la settimana e’ finita e’.altro che andare al mare, o incontrare gli  amici! Stare a casa, uscire lo stretto necessario per fare qualche commissione. Non ci voleva proprio. D’estate,, poi, e come se non bastasse. Gia’ ho poco tempo, e ci si mette di mezzo anche la  febbre, e la tosse,  ‘chi ‘dda currùggiad ‘su buugginu ” (letteralmente “che la rincorra il boia”, per dire “che sia maledetta”).  Ora mangio qualcosa e mi corico, sperando di dormire (con un’altra “tachipirina”  e di migliorare, almeno per poter riprendere il lavoro. Per il mare e lo svago c’e tempo..Ah, come si fa l’emoticon dell’arrabbiato? Per ora vi esprimo l’incazzatura anche con la  musica :lol: , che non ho suonato adesso, magari avessi voglia di suonare.

PER ORA CIAO, AMICHE ED AMICI, A PRESTO- SPERO

Marghian

L’AMICIZIA (COSIDDETTA) VIRTUALE

AMICIZIA VIRTUALE

 virtual and real frienship

E’ COSI’ CHE VENGONO DEFINITELE RELAZIONI ED I CONTATTI A DISTANZA

virutal_ real_ freindship

QUELLI TRAMITE DISPOSITIVI INFORMATICI

IO, PERO’,  LA CHIAMO IN MODO DIVERSO

*        *       *

Ciao, amiche ed amici. Come vedete (ogni tanto, e quanto il tempo che  non ho me lo consente..), anche  vi pubblico qualcosa;  nell’ambito di questa attività oggi tanto di moda che e’ il blog. Computers, cellulari ed altri dispositivi connessi con la “rete”  sono oggi uno strumento diffusissimo con il quale si scambiano informazioni, si aprono discussioni e si comunicano i propri pensieri. E’ si fa amicizia. E’ quella amicizia che vien detta “amicizia virtuale”. A me, questo termine non piace tanto. Intendiamoci, “virtuale” e’ una bella parola, densa di significato e la cui fonetica richiama persino quasi al concetto. di “virtu'”.

“Virtuale”. Imparai questa parola a scuola, nelle lezioni di “osservazioni scientifiche” o  “scienze”, quanto la professoressa ci parlo’ del fenomeno della riflessione della luce: “lo specchio riflette una immagine virtuale..”. “Virtuale” è anche una espressione “forte”, usata perfino in argomenti o materie come la fisica all’avanguardia, per descrivere cose complesse e che non si vedono direttamente o immediatamente, ma che hanno la loro notevole importanza: cose come le particelle virtuali.  Percio’, non e’ la parola in se’ a non piacermi. Vada anche per il significato che questa parola ha assunto in informatica. Si parla tanto, ad esempio, di realtà virtuale. Ecco che anche i rapporti di contatti e di amicizie, nel web, sono definite virtuali; proprio perche’ questi esistono in ambito informatico, ossia attraverso l’utilizzo di mezzi informatici quali i pc, i telefonini, i tablet e, naturalmente, lo stesso web. Blogs, social networks, siti e quant’altro, sono luoghi appunto virtuali, nei quali ci si conosce, si socializza e spesso, appunto si fa amicizia. E’ l’amicizia virtuale. Io, pero’, definisco in modo diverso questa amicizia, per il semplice fatto che essa non e’ affatto virtuale: e’ una amicizia reale, come reali sono le persone che comunicano tra di loro, in rete. Ecco che a me piace definire reale questa amicizia. Il termine che  a me viene in mente e’ “amicizia a distanza”. Credo sia una  definizione abbastanza corretta. E poi, se ci pensate, le amicizie a distanza esistono da molto prima dell’invenzione di Internet: i contatti per lettera, quelli per telefono, con luso della City Band (C.B, “radioamatori”), erano e sono contatti reali. Ma nessuno li chiama “virtuali”,  soltanto perche’ questi contatti  non riguardano l’uso dei computers e di Internet. Percio’, perche’ definire “virtuali” dei contatti che avvengono tra persone reali, solo perche’ si usa un computer, anziche’ una lettera, o il telefono? “Amicizia a distanza”, ma amicizia.

(-*-*-*-*-)

La pubblicità non e’ certo la mia passione, ma vi voglio uno spot che, che e’ adatto a quanto vi sto scrivendo. Lo spot, che anche voi avrete senz’altro sentito qualhe volta recita cosi': “io sono XXXX, signora, il suo XXXX. XXXX:  persone, oltre le cose”. Ecco, io voglio prendere spunto  proprio da  questo spot, e percio’ scrivo: “Facebook”, “WordPress”, “tweet”, siti, blogs eccetera: *persone, oltre i pc.

 

CIAO

Marghian

RIECCOMI, CON UN PICCOLO OMAGGIO AL GRANDE TELESCOPIO SPAZIALE HUBBLE

UN OMAGGIO AD HUBBLE, IL GRANDE TELESCOPIO SPAZIALE

 

Eccomi. Queste che vedete sono le immagini prese dal prestigioso telescopio spaziale Hubble. Una vera gloria, nella storia dello studio del cielo. Informazioni utilissime per gli scienziati, e immagini stupende anche per chi e’ profano. Per la bellezza non c’e bisogno di preparazione scientifica.

Il telescopio spaziale Hubble, o HST, in inglese Hubble Space Telescope venne cosi’ chiamato in onore dello scienziato Edwin Hubble, colui che formulo’ la famosa legge cosmologica che porta il suo nome e che riguarda la velocità con la quale le galassie che si allontanano reciprocamente, dando prova di uno spazio-tempo ad espansione apparentemente omogenea.

L’Hubble Space Telescope, che orbita a circa 560 chilometri dalle nostre teste, si trova in una posizione decisamente privilegiata rispetto ai suoi piu’ tradizionali “colleghi” terrestri, se si considera quanto siano di disturbo l’aria dell’atmosfera e le luci delle città (inquinamento luminoso), per osservare il cielo.

L’osservazione dello spazio esterno all’atmosfera terrestre comporta infatti dei grandi vantaggi. L’aria dell’atmosfera innanzitutto distorce le immagini, e poi assorbe, a certe frequenze, la radiazione elettromagnetica (praticamente la luce…), “sacrificanndo” in gran parte ad esempio l’osservazione nel campo dell’ultravioletto. Con un telescopio spaziale, invece, si possono ottenere immagini a grande risoluzione, con un inquinamento luminoso trascurabile. Hubble ha scattato e trasmesso a Terra delle immagini dell’universo tra le più dettagliate e belle nello spettro visibile (esistono infatti altri “spettri di osservazione” come ad esempio l’infrarosso), quasi rivoluzionando letteralmente il modo di osservare il cosmo. Non solo, HST ha permesso importanti scoperte in astrofisica. Per esempio, si e’ ottenuta una precisa determinazione della velocità di espansione dell’universo. E siamo di nuovo alla famosa legge di espansione di Hubble, appunto: velocità di espansione che sembra essere direttamente proporzionale alla distanza da noi (vedere qui per saperne di piu’)

Hubble e’ il frutto di un comune progetto posto in essere della NASA (l’agenzia spaziale americana ) e dell’ ESA (l’agenzia spaziale europea). L’avventura di Hubble è iniziata nel 1990, quando alla fine di aprile di quell’anno il prestigioso (e prodigioso) strumento venne portato in orbita con il lancio dello Space Shuttle Discovery.

Altri telescopi spaziali sono stati lanciati, oltre ad Hubble, il quale pero’ risulta il migliore in grandezza e versatilità e di fondamentale importanza per la ricerca astronomica, come abbiamo visto. Il progetto denominato “Hubble” ha avuto una lunga gestazione. Gia’ se ne “parlava” negli anni settanta. Un finanziamento che prevedeva un lancio nel 1983, lancio che non avvenne per delle difficoltà tecniche. La cui la tragedia del Challenger nell’86, ed altri problemi, hanno causato parecchi ritardi ed una consistente levitazione dei costi.

Finalmente, in quel 24 aprile del 1990, il lancio dello shuttle, con il prezioso carico di strumenti all’avanguardia di cui stato dotato Hubble, strumenti quali ad esempio una camera planetaria grandangolare (e’ servita anche per delle osservazioni di Saturno), uno spettrografo per scomporre opportunamente la luce, una camera per l’osservazione nel campo dell’infrarosso, una camera detta Foc per l’osservazione di oggetti deboli, ed altri ancora, di importanza fondamentale.

Gia’ dall’inizio, pero’, Hubble aveva un difetto alla vista. Il colmo, per uno strumento fatto per farci vedere meglio l’universo in qui viviamo. Lo specchio cosiddetto “primario”, difettoso, non consentiva di raggiungere la giusta messa a fuoco. Comunque, in problema venne risolto, con l’aggiunta di una ottica correttiva, in una “missione di servizio, messa appunto nel 1993. Ci sono volute cinque missioni con lanci dello shuttle, con alcune riparazioni.

Il telescopio è ancora attivo, e si ritiene possa continuare ad operare per altri cinque anni ancora, mentre il rientro “naturale” in atmosfera è previsto tra il 2030 e il 2040.

Hubble avra’ un degno successore? Sembra di si’: si parla gia’ del telescopio spaziale “James Webb” (se avete tempo e pazienza, leggete qui), che verra’ forse lanciato nel 2018. E forse, ne vedremo di ancora piu’ belle.

CIAO

Marghian

ANTICHE BARCHE IN GIUNCHI SOLCANO ANCORA OGGI LE ACQUE DI UNO STAGNO SARDO

IS FASSONIS

I “FASCIONI”

Nello stagno di Santa Giusta, nell’Oristanese, si fabbricano ancora oggi, e si usano, delle imbarcazioni fatte di giunchi. Le imbarcazioni di giungo, oltre che per la pesca nello stagno, vengono oggi usate anche per divertimento: e’ la nostra regata de is fassonis.

Svaraiti millenni orsono, nell’epoca delle Palafitte, i pescatori di tutto il mondo, usavano queste imbarcazioni. Ancora oggi, nel paese di Santa Giusta, esiste questa tradizione. Is “fassonis”, parola che letteralmente  significa “i fascioni”, sono simili alle tipiche imbarcazioni del lago Titicaca, in Peru’. Tra gli abitanti di Santa Giusta, e le comunità di pescatori peruviani, c’e stato un vero gemellaggio. Similitudini, scambi culturali, tradizioni comuni a popoli distantissimi. La “gloabalizzazione”, ovviamente con el dovute differenze rispetto ad oggi, non e’ invenzione di questa epoca, evidentemente.

Vedere qui:gemellaggio Peru’- Sardegna

“..mentre altri ritengono possano avere avuto origine in coincidenza con l’arrivo dei Fenici lungo le coste sarde..giuinti proprio con le loro piccole imbarcazioni costruite con fasci di canne di papiro tenute insieme da corde vegetali…”. Questa che il documentario dice, mi sembra una cavolata. I Fenici, che vivevano nell’attuale Libano, quando giunsero in Sardegna erano invece dei grandi navigatori, che con grosse navi a vela e remi solcavano i mari, circumnavigarono persino l’Africa. La pesca con is “fassonis” , in Sardegna, e’ a mio avviso molto piu’ antica.

CIAO

Marghian

UN INTERVALLO, EDUN SALUTO

CIAO. VOGLIO  -PER ORA- SOLTANTO SALUTARVI, CON  QUESTO VIDEO

Queste immagini sono commentate musicalmente nientemeno che con il Concerto di Aranjuez

 Concerto d’Aranjuez (Concierto de Aranjuez), che senz’altro conoscete, e che e’ probabilmente l’opera più celebre di un certo Joaquin Rodrigo, uno dei compositori più famosi del dopoguerra. State ascoltando anche un mio brano,  VOLUTAMENTE  COPIATO da “Aranjuez” 

Vi prometto che scrivero’ “qualcosa”, appena mi sara’ possibile :)

CIAO

Marghian

IL MIO SALUTO PER QUESTA PASQUA

CIAO

easter

Marghian

ANTEPRIMA DE “IL MISTERO DEL POPOLO SARDO, ANTICHI IPOGEI E GIGANTI DI PIETRA”

Da alcune settimane non scrivo qualcosa su questo blog. Finalmente, questa sera, vi scrivo qualcosa.

VI PRESENTO QUESTO VIDEO SU UN INTERESSANTE SITO ARCHEOLOGICO

E’ L’IPOGEO DI SAN SALVATORE

(Cabras, Sardegna)

Cabras e’ un paese tipico della pianura del Campidano, distante pochissimi chilometri da Oristano. Io, come alcuni di voi hanno letto nel mio profilo, abito in un altro paese, Terralba. Cabras e Terralba sono simili, come estensione e per numero di abitanti, circa novemila abitanti Cabras, diecimila ne conta invece il mio paese. Gran parte della economia di entrambi i paesi si basa sulla pesca: lo stagno di Cabras, che poi, come stagno, il piu’ grande di Europa, e lo stagno di Terralba- detto “di Marceddi'” dal nome del villaggio di pescatori, frazione di Terralba e che ne dista circa undici chilometri. Entrambi i paesi ricchid i storia, e di preistoria. Cabras, pero’, evidenzia maggiormente tale ricchezza, grazie soprattutto alle vicinissime rovine di Tharros, antica citta’ che fu fondata dai Fenici nell’ VIII secolo prima di Cristo, e che venne poi “ampliata” dai Romani. La stessa cosa accadde per la città di Neapolis- nome greco, lo stesso nome dell’antica Napoli, dal significato di “città nuova”-, ma di cui rimangono pochi ruderi; Tharros, invece, e’ visitabile e suscita le stesse bellissime impressioni di Pompei, per quanto piu’ piccola, o di altra antica città romana.

Tharros, sul piano del commercio e della economia, era seconda in epoca fenicia e punica solo a Cartagine. Anche la “nostra” Neapolis (ma le rovine si trovano in territorio oggi appartenente ad un altro paese, Guspini) , con i suoi settecento metri di lunghezza e circa duecento di larghezza, pressappoco le dimensioni di Tharros stessa, era ricca e fiorente, con un vasto porto che fu operativo, sembra, fino al 1200. Entrambe le città furono abbandonate qualche secolo dopo il 1000 d. C per costruire nel caso di Tharros, Oristano, e nel caso di Neapolis, Terralba, Guspini, Arcidano ed altri paesi. Una “trasmigrazione” per questioni contingenti, insomma.

Attorno a Tharros, come succedeva e succede anche oggi intorno a qualsiasi città fiorente, sorsero dei “centri”, ed alla città facevano capo strade e corcevie. Piccoli villaggi, centri di culto, “nodi di commercio”. Ecco, proprio in uno di questi crocevia che collegavano Tharros con altri centri di quella zona della Sardegna, sorse un luogo di culto. Quale luogo di culto? Il video vi presenta una chiesetta secentesca, sorta sopra- come accade quasi sempre nelle sovrapposizioni di culti e culture..- ad un tempietto sotterraneo, considerato di epoca tardoromana ma aventi origini, come sotterraneo, all’epoca Fenicia, ed ancora prima. Molto prima, forse a tre, quattromila anni fa.

Immaginate un antico pozzo, od un complesso di pozzi, scavato a bella posta, fino ad aver raggiunto il livello dell’acqua. Dentro l’invaso, una pietra simboleggiante la fertilità maschile (fallo). Attorno a questo pozzo, delle strutture come dei muri, ed una scala che arrivava fino a poter toccare l’acqua, nella qule c’era qualche pietra fallica (generalmente una, al centro), e degli oggetti votivi. Attorno al luogo sacro, poi, delle capanne costruite in pietre a secco: un villaggio santuariale. Siamo circa intorno al tremila, tremilacinquecento A. C. E’ l’epoca dei Nuraghi, le mitiche torri in pietra a secco che costellano la Sardegna. Sappiamo come erano questi pozzi sacri, perche’ molti sono oggi ancora integri, e non “contaminati” da culti successivi e maneggiamenti. Ecco cosa e’ accaduto vicino a Cabras, dove oggi c’e il villaggetto secentesco di San Salvatore (nome da intendesi come Cristo santo e salvatore, e non un santo che si chiamasse Salvatore), e che ha inglobato il luogo di culto. L’antico villaggio santuariale di epoca nuragica, ed il tempio “a pozzo” si modificarono potrei scrivervi..contemporaneamente. Immaginate, arrivano i Fenici 2800 anni fa, rimaneggiano il luogo per i loro culti e ccostruiscono case, capanne “nel loro stile”. Poi, i Romani. Si pensa che il tempietto sotterraneo fosse, in epoca Romana, dedicato al culti di Marte e Venere, e di Ercole. Ercole venviva definito “sotèr”, in greco “salvatore” ed ecco che, in epoca tardoromana, dopo la conversione al Cristianesimo dell’impero per opera di Costantino,il tempietto di “Eracle Soter” diventa tempio di “Cristo Salvatore”. Dopo il medioevo, nel ‘600 ecco che sopra il tempietto, che era ormai diventato tempio paleocristiano, fu eretta una chiesetta, tuttora in piedi. “la chiesa di San Salvatore”- del Cristo santo salvatore-.

Oggi, le cose stanno cosi': si entra nella chiesetta- usata come culto campestre, e non tutte le domeniche-, e con una scala nascosta da una lunga botola di ferro, si accede al tempietto. Il tempio sotterraneo e’ istoriato di affreschi di cui rimane poco per via della umidità, e disegni fatti con il carboncino, opera di devoti, e perche’ no, talvolta di vandali o curiosi che nei secoli vollero lasciare la loro “firma”. Disegni chiaramente raffiguranti divinità pagane, accanto a quelle cristiane, le inconfodibili figure di Venere e Marte, di Ercole che uccide il leone Nemeo, raffigurazioni di tori e di altri animali dalla forte carica simbolica, e tanti altri disegni ancora, e scritte. Anche qualche scritta in arabo- in Sardegna vennero anche i saraceni. Le temute incursioni saracene,  affrontate dai sardi con tenacia e valore.

Il tempietto sotterraneo ha una pianta a doppia croce greca ed un abside nella parte posteriore rispetto all’ingresso che “collima” con quello della chiesetta secentesca; dentro, poi,  ci sono due altari cristiani presumibilmente aggiunti per il culto cristiano nel quinto, sesto secolo; degni di nota sono i pozzi: uno grande, che si trova al centro, fra le prime due braccia della doppia croce, come ben si vede nel filmato,  ed un altro pozzo piu’ piccolo, senza struttura protettiva ma coperto da un vetro, con una pietra fallica ancora in posizione forse originaria, rispetto al culto precedente a quello cristiano. E’ importante quanto segue: tutti i culti succedutisi in quel luogo- come in altre decine di luoghi della Sardegna-, fin dalla preistoria,  hanno come filo conduttore il culto dell’acqua sorgiva e guaritrice. Si’, “guaritrice” perche’ questi santuari erano meta di pellegrinaggi dai villaggi vicini od anche lontaniGli studiosi di archeologia e storia sarda infatti fanno un distinguo tra due tipi di villaggi, “santuariale” ed “abitativo”. Nella preistoria e protostoria, i villaggi abitativi erano se vogliamo l’equivalente dei nostri paesi e borghi; i villagggi santuariali o cultuali erano, invece, dei luoghi di fede e mete i visite di fedeli, che si trattenevano li’ anche per dei periodi di qualche settimana. Molti di questi luoghi sono oggetto anche oggi di feste campestri. San Salvatore e’ uno di questi. La prima domenica di Settembre di ogni anno gli abitanti di Cabras festeggiano il Cristo “San Salvatore”. Alcuni giorni prima, ed alcuni giorni dopo, il villaggio si anima, e la gente ci vive. Due, tre famiglie, invece, ci stanno anche in altri periodi dell’anno (come ho scritto prima, le case sono ora di proprietà di cabraresi, delle piccole residenze estive). Sono decine gli antichi “pozzi sacri”di epoca Nuragica. Alcuni sono rimasti allo stato originale, come erano almeno tremila anni fa; altri, come a San salvatore, si sono trasformati in luogni di culto cristiano, seguendo lo schema evolutivo quasi standard dei lughi di culto.

Sul villaggio che circonda la chiesetta e l’ipogeo c’e una cosa curiosa, che nulla c’entra con i culti. Le case del villaggio, oggi case di proprietà di cabraresi, hanno uno stile che richiama al Messico del Far West. Ecco che, negli anni ’60, il ergista Sergio Leone giro’ parecchie scene di films western, “all’italiana”. Se avete visto uno di quei fimm, sapete, musiche di Morricone..forse ha visto anche qualche scena girata nel villaggio di San Salvatore. Dove c’era, oggi non piu’, un saloon ed altre infrastrutture – la fontana..- a carattere western. Divertente poi il fatto che i turisti non sardi, ma proprio tutti, arrivano convinti che il villaggio di San Salvatore, chiesa compresa, fosse stato costruito apposta per i films. “Furono aggiunte delle cose, il saloon eccetera, per girare le scene. Ma il villaggio- viene spiegato loro- c’era già”.

Non mi dilungo oltre, aggiungo soltanto questo: l’accostamento che ho fatto fra il mio paese e Cabras, distante circa 35 chilometri, oltre ai motivi esposti,  ha anche una piccola valenza pesonale: ho lavorato nel tempietto di San Salvatore per tre anni, dal 1993 al 1996. Si’, in qualità di addetto alla custodia, come dipendente del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, oggi anche “del Turismo. E lo conosco.

Questo post e’ una “anteprima” di un articolo che pubblichero’, come dice anche il titolo, sui misteriosi “giganti di pietra”, statue trovate vicino a Cabras, di epoca nuragica, belle ed interessanti perche’ la loro fattura anticipa di parecchio quella che sembrava, prima della loro scoperta, essere prerogativa dei Greci. Sono le misteriose  statue di Mont’e Prama. Tutto questo, si’, ma dopo Pasqua.

CIAO

Marghian

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