CI SONO COLLINE GALLEGGIANTI SU PLUTONE, ED UN VENTICELLO TENDE A SPEGNERE LE STELLE. SI’, AVETE LETTO BENE.

CI SONO DELLE COLLINE GALLEGGIANTI SU PLUTONE

hilss_on_pluto

Un particolare della geologia plutoniana

Plutone, mondo piccolo, gelido e monotono, geologicamente non attivo. Davvero un pianeta nano: retrocessione meritata, Plutone non e’ piu’ il nono pianeta del sistema solare.  Questo era, fino ad oggi, in sintesi (“giustamente”, non essendoci tanto da dire su Plutone, fino ad ora.),  l’identikit di Plutone. Ed invece le cose non stanno cosi’: tutto da riscrivere, sulle caratteristiche di questo corpo celeste del Sistema Solare che, sara’ pure piccolino, ma ha molte cose da dirci.
“Botte piccola, vino buono” sembra valere anche fuori dalla Terra, a quanto sembra, alla luce delle scoperte fatte alcuni mesi fa dalla sonda New Horizons: rilievi montuoso, pianure, valli, complesse formazioni geologiche e cielo azzurro sono le caratteristiche della superficie  e della atmosfera di Plutone e, cosa scoperta da poco, colline galleggianti. Proprio cosi’, colline galleggianti. Ho letto bene io, ed avete letto bene voi.

Si’, le ultime immagini inviate sulla Terra dalla sonda New Horizons  hanno lasciato gli astronomi della Nasa praticamente con i puntini interrogativi sopra la testa per lo stupore, come nei fumetti di Topolino: formazioni collinari, fatte prevalentemente di ghiaccio d’acqua che fluttuano quasi per magia, scivolando sullo strato sottostante composto di ghiaccio di azoto, piu’ denso del ghiaccio a noi familiare. Io personalmente non mi stupisco ormai di nulla. Plutone, come anche altri mondi lontani, che zitti zitti nascondono delle “chicche” che aspettano solo di essere scovate. Non mi stupirei, faccio per dire che’ lo stupore sarebbe tantissimo, se  sotto il ghiaccio di azoto (materiale presente anche nell’atmosfera del pianeta, che le  da’ il colore azzurro) ci fosse acqua allo stato liquido. Cosa questa,  gia’ ipotizzata ad esempio per la luna di Saturno Titano: un oceano di acqua liquida sotto la crosta. Anche per Plutone potrebbe essere così. Ma per questo, come diciamo noi in quel di Oristano, “andaus a vattu a su tempus”, andiamo dietro al tempo.

ED UN VENTO, DISTURBA LE STELLE

wind_estinguishing_stars

Immagine di fantasia di materia espulsa dal centro di una galassia

C’e un vento che spegne le stelle (???!! A chi lo dite..), nel senso che un gruppo di astronomi ha individuato una specie di vento che viaggia ad altissima velocitò, che fuoriesce ..da un buco nero che si trova nel centro di una galassia a spirale tipo la nostra. Preciso qui una cosa, anzi due: nulla fuoriesce da un buco nero, neppure la luce; piu’ precisamente, questo strano “vento” fuoriesce dai dintorni del buco nero, ossia da materia che gira  come in un vortice,  mentre ci cade dentro, attratta da un fortissimo campo gravitazionale.  L’altra cosa che voglio ricordarvi e’ che nel “rigonfiamento” detto “bulge” di una galassia, anche della nostra, vi sia annidato un buco nero.  Anzi, qualche anno fa ho letto che  anche nel centro di galassie prive di “bulge” ci sono buchi neri. Le stelle che si trovano al centro di una galassia, troppo vicine tra loro, tendono a fondersi in un unico oggetto che diventa un buco nero (o buchi neri gia’ formatisi si fondono a formarne uno bello grosso, il che e’ praticamente la stessa cosa). Il buco nero al centro della nostra galassia ha una massa  di piu’ di quattro milioni di volte quella del Sole,  tanto per (non) farci una idea. Okay, torniamo ora al nostro venticello.

Gli esperti (solite osservazioni da telescopio  spaziale, simulazioni al computer eccetera, chiaro, non si possono vedere accadere sotto il nostro naso cose che  durano miliardi di anni..) dicono che questa cosa puo’ interagire con l’ambiente galattico addirittura fino al punto di “spazzare” via i gas presenti nello spazio fra le stelle, impedendo cosi’ che se ne formino altre. Questi gas, estremamente rarefatti al punto che ci sonno solo alcuni atomi- soprattutto di idrogeno-  ogni metro cubo di spazio, sono la materia prima per la creazione di stelle:  per aggregazione di questi gasi, si formano  quegli ammassi incandescenti, tipo il Sole, che sono le stelle.  Questo strano vento, a detta della equipe di astrofisici guidato da Anna Lia Longinotti, ricercatrice italiana dell’Instituto Nacional de Astrofísica, Óptica y Electrónica di Puebla, in Messico (questo me lo sono copiato), insieme con alcuni ricercatori dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf), sembra abbia una velocità di poco meno di un centesimo di quella della luce, ossia a circa 33mila chilometri al secondo (la luce, pensate, viaggia a 300mila chilometri al secondo), altro che la bora! Scherzi a parte, i venti esistono anche negli spazi siderali: ad esempio,  come quello che ci viene anche dal Sole, fatto atomi di idrogeno ed elio, eccetera, detto appunto vento solare.

L’interazione fra questo vento cosmico e l’ambiente della galassia, che gli astrofisici chiamano “feedback”, “rimando”, e’ stata evidenziata dalle osservazioni di quasars (parola contratta che sta per “Quasi Stellar Radio Saurces”, ossia sorgenti radio di aspetto quasi stellare, ma molto piu’ grandi ed attivi delle stelle…) molto brillanti,  e che sono provvisti di enormi riserve di gas, gas che è il risultato di processi di fusioni galattiche (ossia di galassie che si fondono in una sola, con pochissime collisioni fra stelle, dati gli immensi spazi che le separa: accadra’ anche fra la nostra ed Andromeda,  fra tre miliardi di anni almeno).  Questo flusso di vento cosmico, è stato osservato nella galassia a spirale detta IRAS 17020+4544(copia- incolla..) tramite uno strumento detto spettrometro (che analizza cioe’ le caratteristiche della luce, da cui il materiale che la emette, e le sue caratteristiche) in dotazione a bordo dell’osservatorio spazialeXMM-Newton dell’Agenzia Spaziale Europea che opera dal dicembre del 1999. E si sono capite un po’ le proprietà di questo vento interstellare, in quella galassia.

Dall’interazione fra il “vento” ed il mezzo galattico s’e visto che nel materiale espulso dal buco nero in questione, o meglio, dai suoi pressi, ci sono atomi di elementi leggeri come l’ossigeno che, spiegano gli scienziati, e’ capace di agire da “freno” sulla formazione di nuove stelle. Qui la cosa e’ un po’ intricatina anche per me. Comunque,  ci si aspettava, nel processo di Feedback, una forte presenza di atomi di ferro, tipico dei quasars piu’ brillanti.

Lascio adesso la parola a tale Marcello Giroletti, che cosi’ ha spiegato che: “..questi venti sono ricchi di elementi legati alla presenza di vita, come l’ossigeno, e non solo il ferro, come invece pensato e osservato finora. Questi venti possono quindi contribuire ad arricchire il materiale della galassia di elementi legati alla vita. E, viste le similitudini con la nostra galassia, chi può dire se, in passato, tale destino non sia toccato anche alla Via Lattea, che ora ospita un buco nero dormiente?”.

I buchi neri, stelle morte ma  che portano la vita, o che  quanto meno la predispongono: non tutti i mali vengono per nuocere, anche nel cosmo, a quanto pare.

CIAO

Marghian

E’ ARRIVATO UN ALTRO CAPODANNO: IL MIO PERSONALE

“Eraclito diceva: “Panta rei os potamòs”, “tutto scorre come un fiume”. Il senso di questa celebre frase è che ogni cosa cambia. Come l’acqua di un fiume che scorre, cosi’ è per noi: ogni istante siamo diversi. E tutto è impermanente, mutevole. Il tempo stesso, che trascina, come un fiume, gli eventi nel fluire degli istanti, cambia e…ci cambia. Noi siamo l’acqua in questo fiume del tempo. E passano gli anni, e come l’acqua di un fiume, anche noi lasciamo traccia nel greto del fiume della vita. E sono le memorie. Quelle, forse, permangono, o forse no. E passano gli anni”  (Marghian)

  •   *    *    *

Ciao.  “E passano gli anni”, recitava un mio precedente post.   Infatti,  anche quest’anno  è arrivato il mio Capodanno personale (cosi’ io chiamo i compleanni), e’ cominciato proprio oggi  l’anno n. 64 dalla mia nascita (data certa). Perciò sono  63  appena compiuti. Non e’ certa l’ora, verso le 2 del mattino mi diceva sempre mia madre. Ma tradizionalmente si considera la mezzanotte come l’inizio del giorno di nascita (birthday), percio’ nessun problema.  Il problema e’ piuttosto che gli anni passano ed io invecchio (problema comune, mezzo gaudio….). Pero’, questo e’ un problema che voglio avere (a differenza di altri..) per molti anni ancora, fino ai classici 100 o forse piu’, “questo lo sapra’ il dio” come diceva sempre mio padre, razionale ma fatalista.

space_birthday

“Happy Birthday”. Con i pianeti. Chiaro no?

Ed anche Google mi fa  gli auguri

google-wishes- to- me

WordPress deve essere un po’ stanco, ha difficoltà ad accettarmi le modifiche. Si legge, dai!

La musichetta non e’ “happy Birthday to you”, ma una musica irlandese che ho suonato qualche anno fa (a proposito di anni), tanto per cambiare un po’.

CIAO

Marghian

FORSE QUESTA VOLTA CI SIAMO DAVVERO, UN ALTRO PIANETA DEL NOSTRO SISTEMA SOLARE. E BELLO GROSSO

Un pianeta, addirittura dieci volte piu’ grosso della Terra, situato oltre Plutone ad una distanza seicento volte quella della Terra dal Sole. Questo pianeta, chiamato per adesso “Pianeta Nove”, non è stato visto direttamente, non ci e’ ancora dato di farlo, a quelle distanze. Ma molto probabilmente c’e.

NUOVO PIANETA

new world

Il pianeta sarebbe fatto cosi’: un pianeta gigante. pensate a Nettuno.

Forse finalmente ci siamo, questa volta. Due astronomi americani dell’ormai mitico Californian Institute of Technology di Pasadena hanno pubblicato un interessante studio che farebbe ritenere a buona ragione che lontano, ma comunque nel nostro sistema solare ben oltre Plutone ed altri corpi simili, esista un pianeta. Vi starete chiedendo perché ho esordito con un quasi enfatico (e per me lo e’, credetemi)  “finalmente ci siamo, questa volta”.  E’ presto detto. La scoperta, se verrà confermata,  sarà un successone: verrà portata a compimento una impresa che gli astronomi cercano di portare a termine addirittura da secoli. E’ da moltissimo tempo, infatti, che si cerca di individuare il fatidico “pianeta X” la cui esistenza, tra alti e bassi, luci ed ombre, e’ stata più volte teorizzata, caldeggiata, addirittura enfatizzata e, perché no, anche strumentalizzata e strausata.  Prima di esporvi come stanno le cose su questa recente scoperta, voglio divagare un po’ su questa storia del “Pianeta X”.

fantastic_planet_orbit

L’orbita di Nibiru secondo Zacharia  Sitchin:  ma non e’ quella giusta.

L’esistenza di un corpo massivo situato lontano oltre l’orbita di Plutone fu ipotizzata per via di alcune stranezze rilevate dagli astronomi nell’orbita del pianeta Nettuno. La ricerca di questo fantomatico “decimo” o “dodicesimo” pianeta (fra poco vi scrivo il perché  di questa strana diversità di “numerazione”) è  diventata comunque mitica, non solo famosa, grazie ai libri di un certo Zacharia Sitchin, studioso russo-americano il quale sostenne, sulla base di traduzioni ed interpretazioni di testi antichi dei Sumeri e della Bibbia, specie del Vecchio Testamento,  che un simile pianeta era già conosciuto dagli antichi popoli, specie quelli mesopotamici. Il pianeta, a detta di Sitchin, era chiamato Nibiru, nome che starebbe a significare “pianeta dell’attraversamento” per via del fatto che (sempre secondo l’interpretazione dello studioso dei testi antichi) il pianeta ha un’orbita fortemente ellittica tipo quella di una cometa: si avvicinerebbe pericolosamente a noi ogni 3600 anni. Non solo, il mitico pianeta sarebbe persino abitato (oh, bella..) da  una razza aliena che avrebbe persino aiutato l’umanità ad evolvere come tecnologia e come civiltà. Sitchin chiamo’ Nibiru il “dodicesimo pianeta”, in quanto i Sumeri secondo lui avevano una idea del sistema solare molti simile alla nostra, se non migliore: il Sole al centro, e conoscevano anche Plutone, consideravano anche il Sole un pianeta (come si a ancora oggi in astrologia) ed il gioco era fatto:  Nibiru, contando anche la Luna come pianeta,  era il dodicesimo pianeta nella cosmogonia dei Sumeri.  Il fantomatico pianeta venne definito anche “pianeta X”, con due valenze di significato,  quello di pianeta misterioso e di “decimo pianeta”, non considerando piu’ (giustamente) il Sole come pianeta, concezione questa che poteva valere per Greci e Romani, la Terra che stava al centro. Il pianeta che e’ stato (quasi) scoperto dai due studiosi del prestigioso centro californiano di studi astronomici e spaziali è stato battezzato “Pianeta Nove”, indicato cioè come nono pianeta. Come la mettiamo? Non essendo oggi Plutone un pianeta, formalmente “declassato” alla categoria dei “pianeti nani” (pur se si sta scoprendo sempre piu’ che questo Plutone non lo meritava, comunqe…)  nel 2006, dopo la scoperta di un corpo simile denominato Eris posto nella fascia di Kuiper (una cintura di asteroidi oltre Nettuno e di cui lo stesso Plutone faceva parte), il numero dei pianeti del sistema solare è “sceso” a otto pianeti, contando da Mercurio a Nettuno non considerando ovviamente oggetti come la Luna. Oggi, con la possibile scoperta di un pianeta nuovo, questo pianeta non puo’ che essere il nono pianeta, appunto il “Pianeta Nove”. Di che si tratta? NON E’ IL PIANETA DEI SUMERI secondo Zacharia Sitchin, come vedremo, ma e’ comunque, se confermato, qualcosa di sbalorditivo: un pianeta grande..dieci volte la Terra!

super_new_star

Un mondo lontano dalla sua stella. Immaginate che spettacoli

Michael Brown e Konstantin Batigyn sono i due studiosi che, partendo forse proprio dall’idea di smontare e demolire le ipotesi sulla esistenza di un altro pianeta del sistema solare (idea nata come abbiamo visto da studi e teorie sulla base di alcune situazioni astronomiche), con l’andare avanti delle loro ricerche  avrebbero cambiato idea, tanto da confermare l’ipotesi dell’esistenza del Pianeta Nove. Perché si tratta ancora di una ipotesi? Si’, in quanto la ricerca di oggetti molto distanti come quelli situati oltre Plutone non è diretta ma viene condotta, come in questo caso, su calcoli riguardanti le orbite di altri corpi celesti che vengono chiaramente influenzate,  disturbate  dalla forza di gravità di un oggetto massiccio. Il pianeta in questione questa volta sarebbe davvero grosso, dieci volte le dimensioni della Terra, praticamente grande almeno quanto Nettuno, a differenza di altre scoperte “minori” avutesi  nella storia dell’astronomia, come ad esempio quella dello stesso Plutone che fu ritenuto essere il Pianeta X dallo stesso scopritore Clyde Tombough, che nel 1930 lo scovò, partendo proprio dalle perturbazioni dell’orbita di Nettuno e Urano. La comunità scientifica internazionale definisce addiritura “solide”, ragionevoli, le basi fisiche, matematiche e prbabilistich sulle quali poggia l’ipotesi di Brown e Batigyn.

In breve, è successo questo: si è visto che le orbite di alcuni piccoli corpi celesti che si trovano oltre l’orbita di Nettuno, nella famosa seconda cintura di asteroidi detta “fascia di Kuiper”, si troverebbero stranamente disposte, “troppo allineate” e per i due studiosi questo allineamento non puo’ essere frutto del caso, ma una cosa improbabile (solo una su quindicimila!) se affidata solo alla mera casualità: sarebbe invece la risultante della presenza di un grosso oggetto celeste, almeno delle dimensioni di Nettuno. Un bel colpo, se e’ davvero cosi’. La sua distanza è di almeno 600 Unità Astronomiche  ossia 150milioni di chilometri, la distanza della Terra dal Sole moltiplicata per 600, vale a dire 90 miliardi di chilometri.  E’ un mondo ghcciato? Possiede (comunque) una atmosfera come per la luna di Saturno Titano, fredda ma con una atmosfera piu’ densa di quella della Terra? Od e’ un pianeta semigassoso come Giove o Nettuno?  Non si esclude che possieda delle Lune, perché no?

E poi, da dove viene? Non si pensava che nelle zone remote del Sistema Solare vi fosse materiale abbastanza da aggregarsi in un pianeta cosi’; e poi pare strano che certe dinamiche planetologiche possano essersi verificate in tale fascia orbitale ( a proposito, l'”anno” lassu’ durerebbe come dieci o ventimila dei nostri anni). Allora, il pianeta si e’ formato forse in regioni piu’ vicine al Sole? Potrebbe darsi. A tale proposito vi cito le prime parole di un articolo che lessi in una rivista: “forse abbiamo perso un pianeta gigante”. Il pianeta gigante pare che ci sia, i due studiosi americani non sono stati evidentemente i primi (parlo di una decina di anni fa, i soliti calcoli e simulazioni al computer). O forse il pianeta e’ stato a suo tempo “catturato” dal campo gravitazionale del Sole. Si’, e’ possibile, perché esisterebbero anche pianeti “orfani”, senza un sole, “planete’ in greco significa “errante”,  tra l’altro. Non lo sappiamo….

Veniamo ora al bello: forme di vita? Eh, gia’, io lo penserei. Lune, come Europa per Giove, Titano per Saturno con intensa attività geologica, “criovulcanismo”, oceani sotto croste di ghiaccio, perché no? Ed il calore, senza il Sole che sta troppo distante? Non so, un calore interno al pianeta, o le forze di marea che smuovono l’interno di qualche luna, rendendola geologicamente viva. Mi fermo qui, non voglio far concorrenza a Sitchin per la fantasia.

CIAO

Marghian

 

EPIFANIA, MANIFESTAZIONE. ANCHE NEI CIELI, MA DI COSA SI TRATTAVA?

EPIPHANEIA, EPIFANIA , MANIFESTAZIONE

magistar

AVVENNE QUANCOSA ANCHE NEI CIELI. MA CHE COSA?

“Dei magi d’Oriente arrivarono a Gerusalemme, dicendo:  «Dov’è il re dei Giudei che è nato? Poiché noi abbiamo visto la sua stella in Oriente e siamo venuti per adorarlo» (Matteo 2,1-12)

EPIFANIA. E’ impossibile non collegare questa festa cristiana al cielo. I Vangeli ed altre fonti fanno riferimento inequivocabile ad un evento celeste. C’è da dire che e’ tradizione di tutte le religioni descrivere degli “eventi forti” per annunciare qualcosa di grande; la nascita di un grande re, o la sua incoronazione, o la vincita di una grande battaglia; sono avvenimenti spesso preceduti od accompagnati da qualche evento prodigioso o creduto tale. C’e poi da porre in evidenza che n el contesto antico, gli eventi astronomici e celesti avevano, piu’ di oggi, valore di “teofania”, di manifestazione divina. A differenza di adesso, allora si aveva meno coscienza della natura di eventi che per quanto eclatanti, non hanno origine divina e non sono visti come dei prodigi “annuncianti qualcosa”.

Prendiamo ad esempio proprio la “Stella di Betlemme” che avrebbe guidato i Magi fino al luogo dove nacque Gesù. Gli antichi astronomi od astrologi (astronomia , astrologia in antico erano erano la stessa cosa), compresi i Magi celebrati oggi, sapevano descrivere i movimenti e le posizioni degli astri, ma non sapevano che cosa essi fossero. Non sapevano cosa sono le stelle, di cosa sono costituite, ne’ sapevano del perche’ di tanti fenomeni celesti oggi spiegati. Figuriamoci quanto lo sapesse allora la gente comune, il popolo. Oggi l’apparire improvviso di un astro (una nova, una supernova, una cometa) non solo viene capito e spiegato, ma passa inosservato ai piu’, “ordinaria amministrazione” per quanto siano cose affascinanti. Allora invece, persino un fenomeno come l’arcobaleno od il fulmine erano eventi divini, prodigiosi, aventi valore di annunzio, avvertimento e persino di castigo. Tutto, o quasi tutto, anticamente era visto come evento arcano e divino ( si veda in proposito il mio post “E’ piu’ difficile, oggi, credere in Dio?”). Pensate che Filone di Alessandria, e dopo di lui Platone ed altri filosofi della corrente degli Stoici pensavano alle stelle come a degli esseri viventi di natura spirituale.

Le stelle erano identificate fortemente con gli angeli anche nel contesto Biblico e Cristiano. Ecco che dei Padri della Chiesa (ad esempio tale Giovanni Crisostomo) ritenevano senza mezzi termini che un angelo, in forma di astro lucente, avesse guidato i “Tre Re” fino alla capanna di Betlemme dove nacque il Cristo. Qualcosa di simile a quell’evento che guido’ il popolo di Mose’ nell’Esodo (la famosa colonna “di fumo” che di notte diventava luminosa, “di fuoco”, qualcosa del genere). Qualcuno, dalla mente aperta, pero’ c’era. Anassagora, filosofo presocratico,“la luna e’ fatta di roccia, ci sono montagne ed e’ abitata come la Terra”, Origene di Alessandria nel 200 dopo Cristo, sosteneva che la stella di Betlemme era un fenomeno naturale e non divino.

Fatta questa puntualizzazione sulle “impressioni” che gli antichi ricevevano dagli eventi celesti, cerchiamo di capire che cosa avvenne davvero, se avvenne, nel cielo, quando nacque Gesu’ e che avrebbe annunziato la sua nascita da “Grande Re di Israele”.

Oggi il termine maggiormente usato per definire il fenomeno “avvistato dai Magi” e’ “cometa”. L’idea, a ben pensarci, non e’ peregrina, in quanto ai tempi di Gesu’ qualche passaggio cometario ci fu. Passo’ proprio la Halley, nel 12 avanti Cristo, una data ritenuta pero’ troppo antecedente alla nascita di Cristo che, pare, sia avvenuta comunque alcuni anni prima dell’anno zero. Su queto punto, ci torno poi.

L’attendibilità storica del manifestarsi di un fenomeno celeste durante il periodo della nascita di Gesu’ e’ messo in discussione da alcuni studiosi sia non cristiani che cristiani, che vedono nel racconto un aspetto narrativo, “ad effetto” (come per certi passi del Vangelo insomma, “e ci fu un grande terremoto..”) mentre per altri, i piu’, qualcosa avvenne davvero, dal punto di vista celeste.

Torniamo alla versione “classica” della cometa. C’e da notare che nella antica iconografia cristiana, la stella dei Magi non e’ mai raffigurata con la coda. Un esempio, le catacombe di Priscilla del quarto secolo, l’astro e’ raffigurato senza coda. Ma perche’, allora, si parla tanto di cometa? Lo si deve al grande Giotto, che intorno al 1300 vide la cometa di Halley e trasse ispirazione (penso proprio che lo credette…) e la raffiguro’ nella famosa Cappella degli Scrovegni a Padova. Ecco che una cosa “firmata Gioggo” non poteva non avere una ricaduta artistica sulle altre rappresentazioni della Natività, compresi i presepi. La coda, poi, rappresenta qualcosa che si muove , che segue una direzione. Prima di vagliare altre ipotesi, vediamo perche’ non si poteva trattare di una cometa.

Gesu’ non sarebbe nato intorno all’”anno zero” (che, tra l’altro, non esiste: da anno 1 avanti C direttamente ad anno 1 d. C), bensi’ alcuni anni prima. E’ ormai opinione diffusa fra gli storici che l’anno di nascita di gesu’ sia staco calcolato male. San Cirillo, vescovo, lavoro’ sul calcolo della Pasqua, lavoro che fu preso poi da tale Dionigi il Piccolo nel quinto – sesto secolo che commise qualche errore od addirittura ne implemento’ qualcuno gia’ fatto da Dionigi. Questi comunque fece riferimento alla data di morte di Erode, e calcolo’ la data di nascita di Gesu’ dopo tale data, addirittura quattro o sei anni dopo la morte del sovrano. La data di nascita di Erode pare essere addirittura quella del 4 avanti Cristo! Allora, “strage degli innocenti”, “ fuga in Egitto”, Erode ancora in vita , “ritorno in patria dall’Egitto”; da questo si intuisce la probabile anteriore nascita di Gesu’.

Ora, ritenendo esatta la valutazione degli storici sulla data di morte di Erode e quindi sul fatto che Cristo sia nato alcuni anni prima, si sa che ci fu un transito della cometa di Halley nel 12 a. C., una anno comunque troppo anteriore rispetto all’arco di anni che comprendono la data probabile della nascita di Cristo, ossia fra il 7 ed il 4 avanti Cristo, e non si conosce il transito di altre comete in quegli anni. C’e stato per la verita’ un evento nel 5 a.C., che venne descritto come cometa da astronomi cinesi, ma che oggi e’ ritenuto essere stato l’apparire di una supernova. Pensate ad una stella che esplode espellendo gli strati superficiali e che ad un certo punto si vede ad occhio nudo anche di giorno! Questa e’ la supernova.

Ma cosa era, allora, la stella in cielo, se non era una cometa? Un certo Keplero, famoso tra l’altro per le sue tre leggi sul moto dei corpi celesti intorno al Sole, propose per la prima volta che quanto videro i Magi fu l’effetto di una triplice congiunzione planetaria di marte, Giove e Saturno. Non solo, egli ipotizzò l’azione combinata di tale congiunzione con l manifestarsi contemporaneamente di una cometa e di una supernova. Sui primi due eventi ai tempi della nascita di Cristo non v’e certezza, anzi esistono motivi di dubbio. Molto probabile sembra, invece, la congiunzione planetaria tra i corpi celesti di cui sopra che avvenne nel 7 a. C. Marte, Giove e Saturno nella costellazione dei Pesci. Teniamo bene a mente questo, “I Pesci”, notevole importanza simbolica per Cristo.

Molti studiosi hanno esaminato un periodo che va dall’8 a. C. al 4 a.C., ed hanno riscontrato interessanti eventi astronomici anche a partire dalll’anno 3 all’anno 1 a. C., a ridosso proprio della data “canonica” della nascita di Gesu’. C’e chi pone infatti la nascita di Cristo proprio a ridosso della data tradizionale, fra i due anni prima ed i due anni dopo.

Naturalmente non sappiamo esattamente quando nacque esattamente Gesu’, ne’ cosa apparve in cielo in quei giorni. E’ solo una descrizione simbolica fatta dagli autori dei testi sacri per indicare che Cristo e’ il messia? Oppure e’ davvero apparsa una stella in cielo? Credo comunque, “tra sci’ e no sci’ (tra il sapere ed il non sapere, come dicono i sardi…) quella tradizionale della cometa è una idea affascinante. Pur se, come si e’ visto, una congiunzione fra pianeti c’e stata di sicuro, lasciando in chi vi assistette allora una impressione forte. Quella che l’uomo sa provare, desideroso di conoscenza e pieno di perché’, da sempre.

////

p.s., dimenticavo la mia ipotesi. “Su questo pianeta, che noi studiamo da diverse unita’ di tempo locale che gli indigeni chiamano “anni”, sta per incarnarsi una delle persone della Trinita’ che costituiscono la suprema entita’ creatrice. La aspettano da tempo, questa incarnazione, ed ora sta per nascere –anche- su questo pianeta un essere la cui essenza e’ “la seconda persona”, loro dicono “il messia”. Noi lo sappiamo, si incarno’ anche nel nostro mondo, anticamente. Mettiamoci in assetto tale che gli indigeni del pianeta possano vederci e facciamo delle manovre in volo per indicare dove la nascita sta avvenendo. Astronomi saggi ma con primitive conoscenze ci avvisteranno, e seguiranno le nostre traiettorie. Ci metteremo poi sulla verticale della capanna, dove l’essere sta nascendo, e li’ stazioneremo. Ecco, incominciamo la manovra di avvicinamento del nostro veicolo alla superficie del pianeta…”. Scherzo, ovviamente :lol: Scherzo? Mmmmh… Scherzo dai! :)

CIAO

Marghian

2016. ANNO BISESTO – SPERIAMO NON FUNESTO

ANNO BISESTO

year_ lucky

Ciao. Da quattro giorni e’ cominciato il nuovo anno, convenzionalmente detto 2016, sulla base del conteggio degli anni a partire dalla data ( sconosciuta, forse anche errata di alcuni anni “A.C.”) della nascita di Cristo. Quest’anno che stiamo ora vivendo ha una particolarità che ci e’ familiare: sara’ un anno bisestile che, come tutti sappiamo, ha un giorno in piu’ rispetto al consueto numero di giorni che scandiscono il passare della maggior parte degli anni. Infatti l’anno 2016 e’ fatto non dei “soliti” 365 giorni e qualche ora, ma consta invece di 366 giorni. Un anno bisestile, lo sappiamo tutti, non e’ altro che un anno solare con una periodica aggiunta di un giorno. E’ un sistema che vigeva nel cosiddetto “calendario Giuliano” (promulgato da Giulio Cesare nel 46 a.C.) e che e’ tutt’ora in uso nel nostro calendario gregoriano (Papa San Gregorio, 1582, la famosa “riforma”), al fine di evitare uno sfasamento degli equinozi e dei solzizi, quindi delle stagioni e tutto il resto. L’anno bisestile esiste perche’ come sappiamo la Terra impiega, per un giro intorno al Sole, circa 6 ore in piu’ dei classici 365 “giorni esatti” considerati per l’anno, ed ecco che ogni quattro anni si ha un accumulo di 24 ore di ritardo . L’anno di 366 ogni quadriennio, con l’aggiunta del giorno del 29 di febbraio, compensa questo ritardo. Sappiamo anche che sono bisestili tutti gli anni “secolari” (come ad esempio il 2000, bisestile)   che sono divisibili per 400. Ma perche’ l’anno bisestile e’ detto “bisestile”? La cosa è molto semplice. Un anno come questo e’ detto “bisestile” perché’ nel numero dei giorni c’e due volte il numero 6. 366, “bi-sei”, appunto due volte il numero 6…O no? Infatti, non e’ così! Il bello e’ che anche io lo credevo, avevo immaginato questa cosa sin da ragazzo e ne ero convinto, fino a quando mi capitò in mano uno dei primi numeri di una rivista di astronomia alla quale ero non abbonato ma che ho letto con passione per alcuni anni. L’articolo su quella rivista spiegava bene cos’e un anno bisestile. Una cosa ben diversa dalla mia idea, e la cosa mi dispiacque un poco perché’ quando si partorisce una idea, ad essa ci si affeziona e si e’ un po’ orgogliosi . Dopo aver letto quell’articolo, dovetti sportivamente ammettere che mi ero sbagliato. L’idea a cui dovevo abituarmi, che e’ poi quella giusta, e’ che un anno e’ detto bisestile si’ per via del “doppio 6” e fin li’ ero contento (“he, he,la mia idea…”) , ma con un significato parecchio diverso dal “mio”, e cioe’ che originariamente i Romani aggiungevano il giorno in piu’ dopo il ventiquattresimo giorno di febbraio. Loro chiamavano quel giorno “sexto die”- ante kalendas martias- ossia sesto giorno prima dell’inizio delle “calende di marzo”. Il giorno aggiunto era definito “bis sexto die” (ante kalendas martias), ripetizione del sesto giorno, ecco perche’ l’anno che riporta la data del 29 febbraio e’ detto “bisestile” (non ci sarei mai arrivato, non sempre l’idea piu’semplice e’ quella giusta..). Ma passiamo ora a trattare dell’aspetto piu’ curioso dell’anno bisestile, sicuramente meno scientifico e decisamente piu’ popolare: quello della fama che l’anno con il 29 febbraio sia infausto. In un’altra parola, “porta jella”.

ANNO FUNESTO 

leap_ year

SPERIAMO DI NO

La rana, simbolo del “salto di un giorno”: invecchiare di meno.

E siamo di nuovo ai nostri padri latini, alla cultura di Roma Capitolina. Februarius (febbraio) era un mese che stava poco simpatico ai cittadini dell’impero. Era il “mensis feralis”, ossia il periodo dedicato ai morti. I Romani celebravano delle festività, dette “Feralia” che culminavano il ventunesimo giorno del mese di febbraio, preceduto da riti detti “parentalia”, una sorta di novena-nove giorni, appunto-, dedicato ai parenti defunti. La parola feralia” si rifa’ al alla voce verbale “fero” (in latino “io porto”), in chiaro riferimento all’atto di portare offerte e doni ai defunti. C’e un racconto dello storico Ovidio che narra che “una volta i Romani saltarono le “feralia” (per via di una guerra) ed ecco che gli spiriti dei defunti si erano parecchio uscendo nientemeno che dai sepolcri, si buttarono per le strade urlando forsennatamente, spaventando terribilmente la gente. La scena da “zombie 2 la vendetta” cesso’, dopo che furono celebrati dei riti riparatori.

Ma a far ritenere sfortunato, funesto l’anno bisestile non e’ solo la tradizione e la cultura superstiziosa dei Romani. Molti secoli piu’ tardi, infatti, e siamo gia’ nel Rinascimento (XV secolo) qualche dotto (oggi lo chiameremmo scienziato J ) aveva “dato il la” alla credenza che gli anni bisestili fossero piu’ propensi a che ci fossero epidemie, alluvioni e terremoti.Ecco che l’anno bisestile era considerato di cattivo auspicio, un po’ come il passaggio di una cometa od una eclissi di sole. Su quelle di luna non saprei, pero’anche quelle di certo non passavano inosservate. Immaginate una eclissi solare o lunare il 29 febbraio..terribile!

Paese che vai, tradizione che trovi, anche sugli anni bisestili: in terra anglosassone, infatti, l’anno bisesto che essi chiamano pure a modo loro, “anno del salto”, e cioe’ “leap year” perche’ all’anno bisestile c’e un salto di due giorni e non di un solo giorno rispetto all’anno prima, e’ considerato invece un anno fortunato. Con il salto di un giorno, secondo il loro ragionamento logico, si saltano anche i compleanni. E si invecchia di meno. Vacci a capire..Pero’, in linea con gli auguri per questo nuovo anno, speriamo abbiano ragione gli inglesi (e simili).  

CIAO

Marghian

BUON 2016

Il mio orologio fa le 11,30. Mi sono svegliato abbastanza bene, ho preso il mio tempo  :)

I MIEI AUGURI “UFFICIALI”

(Nel senso che sono i primi, dopo la mezzanotte)

HAPPY NEW YEAR(1)

Il mio augurio e’ CHE PER TUTTI VOI SIA UN ANNO DI… le stesse cose che si scrivono sempre in queste circostanze. Quelle che tutti ormai conosciamo e che desideriamo, e non solo a Capodanno (giustamente).  Le stesse cose, ma che io vi auguro con la mia sincerità.

CIAO

Marghian

E’ ARRIVATO L’ASTEROIDE DI NATALE. E L’ANNO PROSSIMO, FORSE, SI SCOPRIRANNO COSE NUOVE SU MARTE

L’ASTEROIDE DI NATALE CI HA FATTO VISITA

Ma  non e’ la stella di Betlemme

natal asteroid

Le prime immagini del’asteroide 2003 SD220

La pagina Tiscali, rubrica “Tiscali Scienze”, ha appena pubblicato la prima foto dell’asteroide denominato asteroide di Natale, codice fiscale 2003 SD220 e la vigilia di Natale, ieri 24 dicembre e’ passato nei pressi della Terra, ad una distanza di 11 milioni di chilometri dal nostro pianeta. E’ una distanza relativamente vicina, se pensiamo che 150 milioni di chilometri e’ la distanza che ci separa dal Sole, e che 55 milioni di chilometri dista da noi Marte quando e’ alla sua distanza minima . L’asteroide in questione non e’ proprio una new entry nella famiglia degli oggetti  di questo tipo da noi conosciuti. Fu infatti visto passare vicino a noi nel 2012, ad una distanza quella volta di 28 milioni di chilometri.

A fargli la foto sono stati i tecnici dell’ormai famosissimo JPL (Jet Propulsion Laboratory) di Pasadena, in California. E’ stata usata l’antenna del Deep Space Network di Goldstone, in California, in un arco di tempo che va tra il 17 ed il 22 dicembre, quando l’oggetto si trovava a circa 12 milioni di chilometri dalla Terra. Gli esperti stimano che quando ripasserà da queste parti nel 2018, la sua distanza minima dalla Terra sara’ di appena 2,7 milioni di chilometri. L’articolo sottolinea anche la concomitanza fra il passaggio dell’asteroide con la luna piena, e che quest’anno e’ davvero un Natale da “tu scendi dalle stelle”, per capirci. Una occasione ghiotta, per gli astronomi, come lo sono, sempre, questi transiti di planetoidi. Transiti comunque per noi sicuri, nessuna apocalisse e’ vicina (in barba ad una certa cosiddetta profezia, come vi racconto qui). Ce lo rassicura anche tale Paul Chodas, che e’ direttore del centro per lo studio degli oggetti che orbitano vicini alla Terra, e siglati con l’acronimo inglese NEO, “Near Earth Orbit”, “oggetti vicini alla Terra”, tradotto. Su questo tipo di asteroidi ne tratto in questo post. A Chodas non manca il senso dell’umorismo scientirico- e natalizio-, infatti ha detto “”E’ vero , sarà l’oggetto che più si avvicinerà alla Tera, oltre a Babbo Natale e alle sue renne” (oltre a qualche Ufo , aggiungo io J).

L’asteroide “fara’ l’inchino” alla Terra in tutta sicurezza (lo fara’, per nostra fortuna, sicuramente meglio di Schettino e Costa Concordia..), passando ad una distanza di circa 11 milioni di chilometri, quasi 30 volte la distanza della Terra dalla Luna. L’oggetto, dalle immagini, risulta avere una forma allungata, “a patata, con una lunghezza di piu’ di un chilometro. Nella forma allungata, l’asteroide di Natale somiglia all’asteroide Eros, che e ‘però’ lungo più di 40 chilometri. Gli scienziati trovano questo evento di grande utilità scientifica. Infatti uno di loro, Lance Benner di Jpl, dice: “Queste immagini e questi dati ci aiuteranno a programmare altre osservazioni radar durante il suo prossimo avvicinamento che ci sara’ nel 2018”.

NEL PROSSIMO ANNO, FORSE SI SAPRA’ SE MARTE OSPITA LA VITA. FORSE

exomars

Immagine artistica di una sonda che atterra su Marte

Forse, novità spaziali riguarderanno Marte l’anno prossimo. Forse. Un altro articolo pubblicato su “Tiscali Scienze” dice comunque che nel 2016 l’agenzia spaziale europea ESA sta attuando un progetto ambizioso, l’ennesimo riguardante il Pianeta Marte. Il progetto e’ denominato ExoMars, ed e’ una missione che si propone di dare una risposta ad una questione che e’ anche filosofica, oltre che scientifica. Infatti, ioltre alla solita triade esistenziale “Chi siamo? Da dove veniamo? Dove andiamo?”, ce ne’ anche un’altra, last but not least:”Siamo soli, nell’universo?”. ExoMars, dunque, cerchera’ la vita. Ma non pretende, come non lo hanno preteso le missioni che lo hanno preceduto,  da Viking a Curiosity, di trovare vita come sulla Terra. Le “basterà” infatti trovare traccia di microorganismi.

“Ma allora, non sappiamo comunque se non siamo soli!”, penserete. “Gia’, soltanto microbi o muffa su Marte non sono una risposta che ci fa dire che non siamo soli”. Invece, Clinton da Presidente la pensava diversamente: “anche la scoperta su Marte di soli microbi o batteri sarebbe sconvolgente”. Bill Clinton non e’ certo uno scienziato, e tanto meno lo sono io che gli do ragione;  pero’..a pensarla come lui e me sono proprio gli scienziati, ossia che la scoperta di vita, o solo di tracce di vita, anche passata,  ed in forma microbica su un mondo alieno come Marte,  ci darebbe la certezza che la scintilla primeva della vita si e’ accesa non solo sulla Terra, ma anche altrove. La scoperta di questi microbi darebbe quindi la stura a forti possibilità, tipo “chissa’ in quanti altri mondi la vita e’ sbocciata, ed ha magari raggiunto stadi comparabili alla vita sulla Terra, compresa anche la vita intelligente. Ma torniamo alla missione ExoMars, a qualche altro dettaglio circa quanto si propone di fare.

Partirà a Marzo, da Baikonur in Russia, mediante un razzo detto “Proton-M”. A bordo del razzo, un robot fatto apposta per raccogliere campioni del suolo di Marte: le solite perforazioni, le analisi, l’invio di dati a Terra saranno le cose che fara’ una volta operativo sul pianeta rosso. Una sonda, con dentro il robot, raggiungerà l’orbita “di parcheggio” marziana dopo nove mesi di volo, ed atterrerà sul pianeta frenando con dei paracadute (l’aria, su Marte, c’e, anche se rarefatta, come lo e’ sulla Terra a trentacinque chilometri di altezza). Come per gli altri che lo hanno preceduto, anche questo rover sarà alimentato da pannelli solari. La notizia fa cenno anche alla speranza, oltre che di trovare tracce dirette od indirette sulla presenza –anche passata?- di vita elementare, di mandare entro l’anno 2030 anche degli uomini ad esplorare Marte.

Era ora, direi, che lo capissero (scherzo, gli scienziati lo hanno capito benissimo, ne sono certo…), che capissero cioe’ che solo con la presenza e permanenza umana su marte, si potra’ davvero scoprire qualcosa. Non con i soliti rover e robot, per quanto stupefacenti in tecnologia e prestazioni. Noi, in Sardegna, diciamo “spereus”, speriamo.

CIAO, E ANCORA BUON NATALE

Marghian

 

 

Affy

a fine binario

❀ Rоѕa ❀

♥ chiunque può simpatizzare con il dolore di un amico,ma solo un animo nobile riesce a simpatizzare con il suo successo ♥

Bruce

Non è ciò che non sai che ti mette nei guai. È ciò di cui sei sicuro e che non è come credi.

VIAGGIO VERSO CIELI LIMPIDI

La vita è bella comunque e a prescindere!

Chi trova un amico trova un tesoro

La vita è il frutto della nostra immaginazione

Pensieri...solo pensieri...

Per alcune persone, i libri fanno la differenza tra felicità e infelicità, speranza e disperazione, una vita degna di essere vissuta e una orribilmente noiosa.Anjali Banerjee♦♦Nel serpente il veleno è nei denti, nella mosca è nel capo, nello scorpione nella coda, nel malvagio in tutto il corpo.

Marghian - Music blog

Just another WordPress.com site

Semprevento's Blog

Amo il vento e tutto ciò che accarezza

Cayenna

Essere se stessi contro ogni violenza

la vita va...

Just another WordPress.com site

MALI & LINO

Just another WordPress.com site

~ A l b a ~

camminando insieme a voi.....

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Segui assieme ad altri 87 follower

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: