SAN LORENZO E’ LA NOTTE DELLE STELLE CADENTI. O MEGLIO, IL PERIODO ESTIVO, DELLE STELLE CADENTI

«San Lorenzo: io lo so perché tanto
di stelle per l’aria tranquilla
arde e cade, perché si gran pianto
nel concavo cielo sfavilla »
(G. Pascoli)

Ciao. Si’, avete capito. Sto pensando alla notte delle stelle cadenti, Un fenomeno, quello delle stelle cadenti, che non fa notizia, e nei confronti del quale la gente è ormai disicanntata , come del reseto nei riguardi di altri fenomeni celesti anche più importanti. Un eento che non fa notizia, e quasi non incanta piu’. Eccetto che in questo periodo intorno al 10 agosto. tradizionalmente si ritiene la notte del ’10 agosto come quella propizia per vedere le stelle cadenti. Ma in realtà, per quanto riguarda l’atteso “momento clou” degli avvistamenti, il calendario va spostato di due giorni, alla notte fra il 12 ed il 13 del mese. Il fenomeno dura molto di piu’, da meta’ lugio fino a oltre il 18- 20 di agosto. Ma perche’ queto periodo, differenza del picco a parte, e’ cosi’ importante per le stelle cadenti? Sappiamo che vicino alla Terra e al Sole transitano delle comete, sia a lungo che a corto periodo orbitale. Conosciamo la Halòley (ultimo passaggio 1986), la Hale Bopp (1997), la Yakutake (alta nel cielo la notte del 10 marzo 1996). Nel 1992 ne è passata una, era il suo ennesimo passaggio. Ritornera’ nel 2126: è la cometa Swift – Tuttle”, quella che ci interessa. Ma perché vi scrivo di comete e questa è quella che ci interessa? Per due motivi: le stelle cadenti *non sono stelle ma frammenti piccoli come granelli di sabbia, al massimo come un pugno che attratti dalla Terra, ci cadono dentro l’atmosfera incendiandosi e producendo scie di luce; il secondo motivo, è che i frammenti di meteora che cadono sulla Terra in questi giorni, sono generati dai passaggi di questa bella cometa di 10 km di diametro che un certo Lewis Swift e tale Horace Parnell Tuttle scoprirono, ognuno per conto proprio, nel 1862. Fu pero’ l’italiano Giovanni Schiapparelli a collegare, quattro anni dopo, l’evento meteorico del “10 agosto” allora si’, il 10) proprio a questa cometa. Che ora è lontana, ma la sua “scia” è presente nello spazio che proprio ora la terra sta attraversando; ma con il 12 di agosto come “densita’ massima” di particelle di ghiaccio e roccia: le “stelle cadenti”. Importantissimo sapere, o ricordarci , che ci sono altri periodi “clou” per le stelle cadenti durante l’anno (come le “Leonidi” a novembre); ma soprattutto, le stelle cadenti ci sono tutto l’anno. Sapete in che misura? Cadono sulla Terra, in un anno, alcune decine di tonnellate di materiale cometario e meteoritico. Alcune decine di migliaia di tonnellate! Altra cosa stupefacente: la Terra si è formata con i detriti spaziali (frammenti detti “planetesimi”) accumulatisi per gravità reciproca e altri dinamismi complessi. Pratiacmente la Terra continua ad arricchirsi di materiale. E materiali come l’oro, l’argento, il ferro eccetera, tutta roba che proviene dalla esplosione di stelle massiccie, le supernove, che appunto esplodono apparendo come “stelle nuove” rilasciando i metalli formatisi al loro interno per pressione forte con conseguente fusione nucleare da materiali leggeri a piu’ pesanti). Siamo figli delle stelle, insomma.
Mi fa piacere ricordare il nome di queste stelle cadenti di agosto. E’ importante, anche per capire qualcosa di astronomia. e sulla classificazione di queti meteoriti. Si chiamano “Perseidi”, in quanto queste stelle cadenti SEMBRANO provvenire dalla costellazione del Perseo. Si dice che il loro “radiante” è situato prospetticamente nella costellazione del Perseo.
Okay, se vi capita di vederne qalcuna, esprimete un desiderio. Una chiosa, “desiderio” deriva dal latino “de.sideribus”, dalle stelle. Come anche “considerare- considerazione” deriva dal guardare le stelle. In sneso astrologico questa volta, fare le cose “cun sideribus”, ossia con le stelle.
Io non sono molto fortunato con le stelle cadenti: ne vedo si e no tre all’anno. E quasi mai in questo periodo.
 
Morale, “E le stelle stanno a guardare” (A. R. Cronin). Ma è bello che anche noi, le si stia a guardare. Ci fa bene.
Un piccolo  post che sta mattina stavo facendo in ufficio per facebook  (sttss, resti fra noi 🙂 ), interrompendo per venti minuti quello che stavo facendo come lavoro.Ho acceso il computer in dotazione e mi ci sono messo. Ma avevo quasi terminato quando  paff, perso tutto (“eh su febi!- in sardo “oh che rabbia!”)-. L’ho riscritto poco fa, pari pari, parola piu’ parola meno. Dato l’argomento, l’ho riportato anche qui. Ciao raga’ 🙂

Marghian

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PENSIERINO DELLA SERA…LA VITA E’ UN CIRCOLO VIZIOSO? E L’UNIVERSO?

LA VITA E L’UNIVERSO. UN CIRCOLO VIZIOSO?

moebius

Ciao. Finite le ferie, sono tornato al lavoro. Anche qui, in un certo senso pur se in ferie avevo più tempo. Mica tanto poi eh ? Le incombenze prendono tempo, lasciandone poco per le cose “scelte”.
Quanto ho scritto sopra riguarda una mia riflessione, e qualche considerazione di contorno. Comincio con questa domanda: la vita, è un circolo vizioso? Il mondo, si ripete? Se l’universo avesse la forma della figura nella foto, cosa implicherebbe, per noi, bipedi implumi sulla Terra?

Allora…Le superfici ordinarie, ovvero quelle che siamo abituati ad osservare nella nostra vita quotidiana, hanno sempre -nella pratica- almeno due facce (si pensi ad un foglio di carta, ad una tavola), per cui è sempre possibile percorrere idealmente una delle due facce senza mai raggiungere la seconda, a meno di non attraversare una linea di demarcazione costituita da uno spigolo o bordo. Per una sfera, od un cilindro, è possibile stabilire una superficie interna ed una esterna.
Nel caso della figura che vediamo invece le cose cambiano, e di parecchio. Esistono in essa una sola faccia ed un solo bordo. Nella cosiddetta “striscia “, o “nastro” di Möbius, dopo aver percorso un giro, ci si trova dalla parte opposta; ma solo dopo averne percorsi due ci ritroviamo sul punto iniziale, cioè nel punto di partenza.
Un “nastro di Möbius” può essere facilmente realizzato partendo da una striscia rettangolare – di carta o di altro materiale ed unendone i lati corti dopo aver impresso alla striscia mezzo giro di torsione. A questo punto se si percorre il nastro con una matita, partendo da un punto qualsiasi, si noterà che la traccia si snoda sull’intera superficie del nastro. Il nastro ha quindi una sola faccia. Se seguiamo il profilo di “un” bordo (partire da quello di destra o da quello di sinistra o da quello in basso a quello in alto a seconda di come è orientato il nastro), notiamo che il dito ha percorso tutta la striscia, lambendo il bordo. Ecco che non sono più due bordi (come lo sono quelli di un cilindro ottenuto unendo le estremità di una striscia analoga ma senza effettuare il mezzo giro di torsione), ma un solo bordo.
Una figura così semplice da ottenere, sembra “contraddire” i principi della geometria a cui siamo abituati, quella che la maggior parte della popolazione mondiale conosce, che sono poi quelli della geometria piana euclidea.
Questa piccola cosa prende il nome dal matematico tedesco Augustus Ferdinand Möbius (1790/1878), che fu il primo a prendere in considerazione la possibilità di creare una figura interessante come questa, semplice (praticamente un “uovo di Colombo”) ma con le caratteristiche particolari, che rimandano a concetti come l’illimitato od addirittura l’infinito (pur se la forma “ad otto coricato” della figura non è riferita al simbolo matematico di “infinito”, che fu introdotto-indipendentemente dalla figura di Möbius – da un altro matematico, l’inglese John Wallis, che visse tra il 1616 ed il 1703.
La teoria della relatività generale, tutti sappiamo cos’è. Fu elaborata dallo scienziato tedesco Albert Einstein e pubblicata, per la prima volta, nel 1916. Una delle principali peculiarità di questa formidabile teoria consiste nel fatto che essa descrive l’interazione gravitazionale non più come mera azione a distanza fra corpi che hanno massa come nella teoria newtoniana secondo la quale “due corpi massivi si attraggono come fanno due calamite”, bensì come l’effetto di una legge fisica che rapporta distribuzione e flusso attraverso le quattro dimensioni dello spazio-tempo di entità come la massa e l’energia (secondo la relatività due enti equivalenti), in rapporto alla geometria di spazio e tempo, e più precisamente con la ^curvatura dello spazio-tempo stesso. Ecco che in questo contesto gli osservatori –detti “inerziali”, ossia che si trovano in uno stato di “caduta libera”, ove la “forza-peso” diventa, in questo modo, una forza apparente in quanto gli osservatori inerziali (praticamente tutti gli oggetti) si muovono lungo linee “geodetiche”, e cioè seguendo la curvatura dello spazio-tempo, analogamente al movimento degli oggetti sulla superficie di una sfera, che ne seguono obbligatoriamente la curvatura. La gravità appare come una forza per gli osservatori non inerziali. Chi, ad esempio, da sopra un balcone osservasse un oggetto cadere verso il suolo, percepirebbe la sua caduta come il prodotto di una “forza attrattiva” esercitata dal suolo sull’oggetto; mentre, chi è in caduta libera verso il suolo (od in orbita intorno ad una stella o ad un pianeta) non sente nessuna forza, se non per via del “senso comune” (la Terra mi attira a se’!”, nel primo caso). In realtà un oggetto che cade è un oggetto che segue un movimento “rettilineo uniforme” ma lo fa in uno spazio incurvato (vale sempre l’esempio di chi cammina sulla superficie di una sfera, tipo la Terra: percorre una linea curva, la “linea geodetica”, ma percepisce un camminare in linea retta; “crede” di camminare in linea retta); da tutto ciò derivano il moto accelerato uniformemente dei corpi in caduta verso il suolo (sulla Terra l’accelerazione gravitazionale è di 9,8 metri ogni secondo), i movimenti orbitali dei pianeti (i pianeti, le comete ed altri corpi si muovono seguendo le linee geodetiche date dalla curvatura dello spazio-tempo dovute ad una stella, nel nostro caso il Sole), e la stessa “forza apparente” di coesione fra tutti gli oggetti dell’universo (galassie ed ammassi di galassie , ed in esse, le miriadi di stelle con i loro pianeti, comete, asteroidi).
La teoria della relatività generale è dunque alla base dei moderni modelli cosmologici della struttura a grande scala dell’Universo, della sua evoluzione e della sua struttura. La relatività generale conclude che lo spazio ed il tempo sono intimamente connessi in un’unica realtà, detta “spazio-tempo”. Lo spazio-tempo è “curvato”, e lo si può immaginare come la superficie bidimensionale di una sfera sulla quale trovansi miliardi di “puntini bianchi” a “rappresentare le galassie”. Questa rappresentazione non è perfetta; ma serve a rendere l’idea, dato che lo stesso Einstein ammetteva di non saper visualizzare nella sua mente uno spazio curvo. Glielo dicevano invece i passaggi matematici. “Io non immagino lo spazio curvo” perché’ non serve al cervello umano”. Cosi ’-aggiungo io- come non si può concepire che l’Eterno non ha né inizio né fine perché la nostra mente è temporale, costruita forse secondo gli schemi del nostro mondo tridimensionale, anzi “quadri…dimensionale”, se si aggiunge il tempo. Ma esistono di sicuro tantissime altre dimensioni; ma che non sono utili al nostro quotidiano. Sono utili a che l’Universo esista
L’universo, alla luce di quanto esposto, potrebbe somigliare dunque ad uno sferoide, o ad un un toroide (il toro è una figura tipo “un cilindro ricurvo su se’ stesso”, di modo che i due estremi si toccano; pensate ad una ciambella, ma senza pensare di mangiarla 🙂

Oppure….l’universo potrebbe somigliare proprio ad un “nastro di Möbius” (la figura!) , o meglio ad un “cilindro di Möbius”, dato che anche un cilindro può venir “ritorto” come si fa con una sottile striscia. In uno spazio-tempo così “incurvato” proprio come lo spazio-tempo descritto da Einstein, non esiste un “limite”; si dice infatti che l’universo einsteiniano sia finito ma illimitato. In teoria, un oggetto potrebbe, muovendosi in linea retta (ma seguendo obbligatoriamente le “linee geodetiche” o “gravitazionali” di uno spazio curvo…), ritrovarsi al punto di partenza. Una frase detta spesso riguardo a questo aspetto è la seguente: guardando in avanti con un potentissimo telescopio, un osservatore potrebbe vedere, anche se molto in teoria, la propria nuca”. L’esempio, chiaramente, è un assurdo, che però è molto usato nei libri divulgativi sulla relatività, e rende l’idea. Già, l’idea di un mondo “ripiegato su se’ stesso”.
^Tralascio di esporre, in questa sede, alcune altre teorie più recenti che vogliono per esempio che l’universo si espanda all’infinito ”- la gravità non sarebbe sufficiente a far fermare l’espansione e far ripiegare su se’ stesso l’universo, che rimarrebbe un sistema “aperto”-, diventando così estremamente rarefatto e finendo la sua vita per “morte termica” (raggiungendo il massimo della entropia); o che, ad un certo punto lo spazio-tempo subirà uno “strappo, o l’altra ipotesi ancora che considera la possibilità che l’universo sia addirittura “piatto”, la teoria delle “brane” (tanti universi paralleli giacenti su “pareti” o “brane” ed altre cose ancora.
Prendendo comunque per buona l’idea dell’universo “chiuso”, una possibile implicazione derivante da un tale stato di cose, è che forse l’universo è destinato a contrarsi fino a ri-diventare un oggetto puntiforme, o quasi. E magari pronto ad espandersi nuovamente. E’ l’idea dell’universo ciclico. Tanti altri “big bang” avrebbero preceduto quello che ha creato il nostro universo, in attuale fase di espansione accelerata.

UN CIRCOLO VIZIOSO?

Sembrerebbe proprio, dato che-come abbiamo visto, noi viviamo in un universo che forse ha proprio queste caratteristiche. Ed anche i nostri giorni sono così simili tra loro da farci pensare proprio ad un circolo vizioso quale sarebbe, in fondo, la nostra vita. E quella dell’Universo. L’ pensarono molto prima di me… Buddha, per esempio, forse i Maya, o gli Ebrei, che parlano di cinque e sei età del mondo.
Ma la vita, per quanto breve, è comunque lunga, e forse prima di “tornare al punto di partenza” avremo vissuto e compreso molte cose. Nei nostri giorni, nei nostri anni, ci sono piccole differenze, pur nella apparente monotonia degli eventi. Ma forse, se è nostro destino continuare ad imparare, la vita non è questa sola. Forse ogni ciclo dell’Universo, rigenera anche ognuno di noi. O forse non in senso letterale. L’universo, forse, conserva di noi i “memi”, i nostri enti di ragionamento, i nostri momenti vissuti. Dati che all’Universo servono forse a generare nuova vita, ad arricchirsi di se ‘stesso. Questo, se noi siamo materia soltanto. Se siamo invece entità celesti, spiriti potenziali immersi nella materia, per uscirne poi pieni di esperienza? L’Universo e la Terra come “palestra di vita”. Io non lo escluderei.
“Se non sai dove andare..vai dove non sai”, era il motto ed il consiglio di tale…San Giovanni della Croce. Dai loro diversissimi punti di vista, sono convito, Giovanni della Croce ed Einstein si danno la mano. Almeno sull’importanza e la bellezza del percorrere questo circolo. Per vizioso che sia. Ciao 🙂

Marghian

ECLISSI DI LUNA DI IERI, 27 LUGLIO. LA PIU’ LUNGA DEL SECOLO

TOTAL ECLYPSE OF THE MOON

red moon

Ciao. Ieri sera, verso le 21,40, stavo armeggiando ai fornelli, dopo qualche commento nei blog. Non li amo molto, vi confesso, ma mangiare si deve, e ho imparato a cucinare l’essenziale. La pasta, mi faccio anche un buon sugo, talvolta un minestrone, minestra quando faccio la carne lessa, per esempio pollo, e qualcos’altro ancora. Talvolta pasti pronti, quando ho poco tempo, e passo in negozio dopo l’uscita serale, prima che chiuda.  Ho messo a scaldare l’acqua per la pasta, poi mi sono ricordato della eclissi. Me ne sono ricordato molte ore prima, anzi giorni prima, ma ieri sera l’eclissi era in corso. La pentola era sul fornello da pochi minuti. E ho deciso così di lasciare per un attimo la gastronomia per la..astronomia, per osservare il fenomeno e, possibilmente, riprenderlo.

L’ECLISSE, RIPRESA DA ME POCO DOPO LA SUA FASE TOTALE

moon eclipse

Non si vedono le case- fra cui casa mia-, avendo ritagliato  la foto, troppo “lunga”

Sono stato contentissimo aver ripreso la Luna e Marte, sotto alla destra. Col telefonino, mentre facevo alcuni scatti, mi sono sentito astronomo 🙂

L’ECLISSE, LA SUA DURATA, LE SUE PARTICOLARITA’

Questa eclissi totale di luna di ieri 27 luglio è stata uno spettacolo avvincente, la cui “visuale ”-ecco una delle particolarità-, ha abbracciato quasi mezzo mondo. E’ stata vista oltre che dall’Italia, dall’Asia, Australia, Antartide, Africa, Medio Oriente, Oceano Pacifico, Atlantico e in Sud America. …La sua durata è stata di ben un’ora e quaranta tre minuti, pensate, la più lunga che si è avuta, da qui al 2100. Perché’ l’eclisse è durata così tanto? Perché’ la Luna andava più piano! Sì, a volte la Luna girando attorno alla Terra accelera, a volte rallenta nella sua orbita quasi mensile, con la sua velocità media di circa Mach 3, tre volte la velocità del suono. Ma perché’ andava più piano? Per via di una delle tre leggi di Keplero, astronomo del ‘600 che capì le regole delle orbite dei pianeti, e dei satelliti attorno ai pianeti. Una delle sue tre leggi, la seconda credo, dice che il raggio orbitale di un pianeta orbitando, descrive idealmente aree uguali in tempi uguali e, poiché la prima dice che le orbite di pianeti e lune sono ellittiche, cambia l’angolo descritto idealmente dal raggio orbitale- in questo caso la distanza Terra Luna. Quindi, per descrivere un angolo uguale, cambia la velocità a seconda del tratto che la Luna (in questo caso lei) sta percorrendo. 

L’orbita della Luna non è circolare, ma ellittica, perciò, essendo ieri notte alla maggiore distanza da noi, andava più lentamente, rimanendo appunto più a lungo nei coni d’ombra e penombra della Terra. Mentre invece, quando la Luna è vicina alla Terra, va alla massima velocità, al perigeo (il raggio orbitale è più corto, e descrive area uguale a che si trova alla massima distanza, ove va più lenta. Detto papale papale, le cose vano così.

Altra particolarità ancora: la Luna appariva rossa. Ma come? La Luna, di notte, riflette nella sua parte non illuminata (nel primo o ultimo quarto), un po’ della luce della Terra. Fu Galileo a capire questo, chiamando ‘sta cosa “Lumen Cinereum”. “Metà della Luna non è illuminata, eppure vedo un poco di luce….Forse ci sono, è la luce della parte illuminata della Terra, che la luna riflette, come un lume cinereo…”, deve aver pensato Galileo allora. La Luna, completamente oscurata dal cono d’ombra della Terra, ecco che appariva rossa, anziché sparire. Ecco, proprio perché la Luna riceveva dalla Terra la frequenza della luce solare corrispondente al colore rosso, in quanto tale frequenza viene rifratta dall’atmosfera, e veniva proiettata quindi sulla Luna; altre frequenze dello spettro visibile vengono assorbiti o diffusi. Come la frequenza del blu, che si disperde nell’atmosfera per cui vediamo blu il cielo ed il mare, che lo riflette. La luce rossa, invece, passa.

LE FASI DELLA ECLISSI E I PARAMETRI ORBITALI FISSI

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nodi_orbitali

La luna è entrata nel cono d’ombra della Terra alle 20.24 ora italiana; alle ore 21.30 che è iniziata la fase totale, raggiungendo il massimo dell’eclissi intorno alle 22,20. La totalità è terminata intorno alle 23,13 circa. Da quel momento fino a mezzanotte e venti minuti, l’eclissi è tornata ad essere parziale, con la luna che è rimasta poi nella penombra, fino all’una e mezza di notte, quando il fenomeno si è concluso. Aspettiamo la prossima. Ah, una cosa importante. I piani orbitali della Luna e della Terra sono inclinati di circa cinque gradi. Se così non fosse, se Luna e Terra orbitassero attorno al Sole sullo stesso piano, avremmo una eclissi ogni mese, anzi due, una di Luna e una di Sole. Invece, vederne una ogni diversi anni (si verificano tutte in circa 18-19 anni, sono i cicli di Saros: Sumeri, Babilonesi e Maya li conoscevano), è ciò che il cielo ci offre.

MOON AND MARS IN CAPRICORN SKY

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E Marte? Che ci faceva, Marte? Marte in questi giorni è in opposizione al Sole e in congiunzione con la Luna. Per vedere l’eclissi bisognava guardare verso sud est, dove, nella costellazione del Capricorno, si è avuta l’eclissi, con Marte spettatore, appena sotto la Luna. Vicinissimo, e rosso.

Su Marte, fra l’altro, è stato scoperto forse un lago sotterraneo. Marte forse non è così desolato come sembra, Marte probabilmente è ancora biologicamente, oltre che geologicamente, vivo e attivo. Che lo sia stato, in passato, pieno di acqua, atmosfera e vita, io sono quasi convinto. Ma questa è un’alta storia. Affascinante, naturalmente.

CIAO

Marghian

UFO. IL DISCUSSO CASO ROSWELL – New Mexico, luglio 1947

U.F.O.  IL DISCUSSO  E CONTROVERSO CASO ROSWELL

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Rappresentaazione del classico disco volante, come desunta da descrizioni su Roswell e Area 51-Nevada fatta da tale Bob Lazar, che sostiene di aver lavorato presso la base Area 51, sulla retroingegneria U.F.O. Lazar defini’ questo tipo di ufo “il modello sportivo”.

Premessa

Ciao.  Ho pensato di approfittare di questo periodo di ferie,  per un post su uno fra gli argomenti e le tematiche di questo blog, che. a dire il vero, ho trascurato per diversi anni (si vedano i primi post). Un tema appartenente, in termini di post, alla categoria “mistero”: un argomento  che io perrsonalmente reputo abbastanza affascinante, ma assai scabroso, non fosse che per i sentimenti forti che discussioni su questo argomento suscitano: mi riferisco al tema degli U.F.O, e dei presunti esseri extraterrestri che “siederebbero” ai comandi di simili oggetti volanti; alcuni dei quali sono appunto ritenuti da studiosi e gente comune, di provenienza aliena. Parte del fenomeno (come tale innegabile) è attribuito alla presenza misteriosi esseri che si presumono di natura esogena al nostro pianeta. Una piccola percentuale, in verità: solo il 5 o il 6 % degli oggetti volanti non identificati sono supposte essere  “astronavi aliene”, o comunque qualcosa di inspiegabile. Ossia, i casi al netto di quelli che trovano una spiegazione che, va detto, sono la maggior parte, quasi il 90 %. Ma quel 5%, se autentico, farebbe la differenza. Poi, tutto è da vedere e da capire. Non sta a me sostenere per certo che gli alieni esistano, e che alcune tipologie  di questi esseri vengano a trovarci, ci studino, ci vogliano bene oci vogliano male, esistano o non esistano. Ne’ tantomeno sta a me sostenere che esseri intelligenti riescano a bypassare distanze di anni luce in tempi brevi, che si possa cioe’ superare quel limite tanto caro agli scienziati, ossia il limite della velocita’ della luce. Oggi anche chi e’ alle elementari sa che, a meno di qualche strano escamotage, non si puo’ viaggiare a velocita’ superiore a quella della luce. Anche alla velocita’ dela luce, praticamente, un ipotetico veicolo fabbricato su un pianeta di Alpha Centauri, la stella a noi piu’ vicina,  impiegherebbe alcuni anni per giungere sino a noi. A maggior ragionie sembra strano che esseri esistenti su pianeti di sistemi solari piu’ distanti, possano raggiungerci – e noi, in futuro, raggiungerli-.  Non sappiamo pero’ tutto sull’universo e sui suoi misteri.  Io mi reputo ” un possibilista in attesa di fatti”, mettiamola così. Quindi, quasi neutralmente, o super partes- anche se ci tengo… 🙂 ho scritto questo post.  Ho provato a scriverlo un po’  con lo stile del “giornalista”. WordPress chiama “articoli” i post, per cui.. . Quindi…Ve lo presento, così, senza vanto ne’ pretesa di sapere e senza credere per fede. E’ lungo, mi rendo conto. Però, se vi andasse di leggerlo, anche solo in parte (con questo caldo poi, capisco .. 🙂 ), mi farebbe piacere. Ho scelto di trattare del caso ufologico più famoso in assoluto. Eccolo.

IL CASO ROSWELL

Considerazioni

Roswell è stata ed è un vero e proprio “spartiacque” nel panorama dell’ufologia mondiale. Pur se gli eventi a carattere ufologico legati a questa cittadina del New Mexico si verificarono di fatto nel 1947, essi generarono una netta dicotomia fra quello che era il modo di percepire od anche di essere testimoni “de facto” di una certa fenomenologia ufologica caratteristica degli anni ’50 e ’60 e quella cui oggi si assiste. La prima fase era caratterizzata dai classici “dischi volanti” dalla tipica forma “a campana”, accompagnati spesso da veicoli dalla forma “a sigaro” ed a cui si associavano alieni di aspetto umano e bonario. In tutta questa compagine si stagliava la figura del “contattista” che, facendosi portavoce di un “messaggio cosmico”, di “ammonimenti” contro la condotta dell’uomo riguardo all’uso dell’energia atomica e di altri mezzi distruttivi, trasmetteva e corroborava in noi un idea positiva ed a volte “mistica” del fenomeno UFO. La seconda fase invece, ci presenta-o meglio si presenta – come caratterizzata da una tipologia differente sia dei presunti veicoli extraterrestri che degli stessi occupanti, non più visti come “forieri di un messaggio salvifico e rassicurante” da farli sentire “vicini a noi”, bensì come “diversi”, misteriosi” o persino “ostili”. Persino sull’origine degli alieni la concezione, da Roswell in poi, è mutata: non più “uomini provenienti da pianeti a noi familiari come Venere o Marte” (allora la cosa era credibile, poco si sapeva di tali pianeti vicini), ma “esseri” che avrebbero origine da sistemi solari lontanissimi, da altre galassie e addirittura “da altri piani dimensionali (la teoria del multiverso è oggi accettata nel mondo scientifico). Sono gli ufo “post-roswelliani” che sono associati in gran parte al concetto di “altri universi”, “salti quantici”, viaggi a curvatura, ossia distorsioni gravitazionali tali da permettere, in teoria, viaggi su distanze interstellari. Va detto che questi fattori erano già presenti nell’ufologia “classica”. Adamski sosteneva che “loro viaggiano tramite “fluttuazioni dello spazio” e già si parlava di “distorsioni gravitazionali”. Ma è proprio dopo Roswell che queste concezioni si sono maggiormente sviluppate, mentre allora prevaleva l’idea del disco che “si propelleva”, seppur in modo efficiente, sruttando le leggi fisiche conosciute. Oggi assistiamo ad una fenomenologia ufologica assai diversa, oltre che sul piano tecnologico e morfologico di ufo e presunti alieni, anche e soprattutto dal punto di vista psicosociologico. Infatti l’extraterrestre buono ed umano ha lasciato il posto al misterioso ed inquietante “alieno grigio”, portatore non più di un “messaggio” ma “terribile e minaccioso”. Questa è ovviamente una corrente di pensiero; gli extraterrestri sarebbero- condizionale d’obbligo-, buoni e cattivi, come noi (bene e male come leggi universali insomma). Ecco: Roswell si trova esattamente in mezzo a queste due concezioni prevalenti del fenomeno Ufo. Prevalenti, perché’ su quale sia l’effettiva realtà delle cose, è da vedere.

 I FATTI

La cittadina di Roswell, New Mexico, fu teatro di un avvenimento straordinario. Un evento che ancora oggi, ad oltre settant’’anni di distanza, affascina e fa ancora discutere. Ma che cosa acadde veramente nei pressi della cittadina americana quella notte di luglio del 1947 da suscitare tanto interesse e curiosità? Nella notte tra il 2 ed il 3 luglio del 1947 (la data è incerta), nei pressi di Roswell si verificò…un incidente. Un incidente che però, per le sue caratteristiche veramente “atipiche”, le sue circostanze e le sue implicazioni sia in campo militare che civile, hanno reso Roswell famosa nel mondo ed al centro di controversie ancora oggi più che mai vive per un evento che ci pone davanti ad un quesito di portata direi “epocale”: l’esistenza degli extraterrestri. Quella notte infatti nel deserto del New mexico sarebbe precipitato un veicolo alieno. L’incidente di Roswell è noto nel mondo come “The Roswell Ufo crash”, lo schianto di un UFO a Roswell. Ma come si svolsero i fatti? Che cosa precipitò dal cielo quella notte del 2 luglio del 1947? Chi furono i protagonisti ed i testimoni della vicenda? Come mai ancora oggi, a 71 anni di distanza, Roswell fa discutere scienziati, ufologi, uomini politici e gente comune? dalle cronache noi oggi sappiamo che “qualcosa sfrecciò nel cielo quella notte, e terminò il suo volo, precipitando in un campo.” Era una notte di tempesta, ma diverse persone udirono un fragore diverso dai normali tuoni. La mattina successiva il proprietario di un ranch, tale W.W. Mac Brazel rinvenne nei frammenti metallici disseminati nella proprietà in cui lavorava. Stupito della cosa, provvide subito ad avvertire lo sceriffo di Roswell. Le autorità militari della vicina base aeronautica, venuti al corrente del fatto, si recarono nella proprietà di Mac Brazel ed esaminarono i frammenti. I militari ed il maggiore Jesse Marcel esaminarono i rottami e provvidero a recintare il campo. Lo stesso proprietario fu trattenuto ed interrogato a lungo dalle autorità. I rottami dello sconosciuto oggetto si rivelarono di particolare fattura, soprattutto per le caratteristiche di lucentezza e resistenza alle sollecitazioni: non si scalfivano, né si piegavano agli urti. Ma questo non è tutto: Il maggiore Jesse Marcel si portò a casa alcuni dei frammenti dello strano metallo, fra cui un’asta metallica con incisi degli strani segni simili a geroglifici, che mostrò alla moglie e al figlio di tre anni che da adulto confermò. Per una decina di giorni Roswell fu al centro dell’attenzione dell’aeronautica statunitense e l’intera zona di Roswell fu recintata e tenuta sotto stretta sorveglianza. L’8 luglio il colonnello Blanchard rilasciò un comunicato stampa in cui dichiarò che “un disco volante era precipitato nella regione di Roswell e che le autorità lo avevano recuperato”. Quello stesso giorno il quotidiano locale, il Roswell Daily Record uscì infatti col seguente titolo di prima pagina:. “La Raaf cattura un disco volante nella regione di Roswell”. Poco dopo che i quotidiano locale diede questa notizia, Il generale Ramey dichiarò che il “disco volante “precipitato altro non era che uno dei palloni sonda che venivano lanciati dalla base aerea”, smentendo di fatto la rivelazione fatta poche ore prima dal suo subalterno, il colonnello. Blanchard . Ma torniamo all’evento ed ai momenti concitati che videro protagonisti i militari dell’aeronautica militare statunitense (RAAF) di stanza a Roswell, il fattore W:W: Mac Brazell ed altri cittadini e testimoni dell’accaduto. L’oggetto precipitò nel Foster Ranch di Corona, a circa 120 chilometri a nord-ovestt di Roswell. Il primo ad acorgersi del fatto e a rinvenire i rottami del velivolo fu il fattore Mac Brazel , il quale descrisse il materiale come simile pezzi di gomma, stagnola, carta robusta e asticelle. Brazel decise di parlare della faccenda allo sceriffo, Jeorge Wilcox, solo dopo aver saputo dei “dischi volanti”, ed insieme a lui e ad un uomo in abiti borghesi, certamente un militare, si recò sul posto dove i tre raccolsero i “resti del disco”. Il materiale pesava meno di tre chilogrammi ed era presente una grande quantità di nastro adesivo su cui erano stampati dei fiori. Brazel aveva già raccolto in passato due palloni sonda nel suo campo ed era certo che quel materiale non apparteneva ad un oggetto di quel tipo. Il 9 luglio sul Fort Morning Star Telegram apparve un articolo di James Bond Johnson che riferiva che il sergente maggiore Irwin Newton aveva identificato l’oggetto come un pallone “Ray Wind”appartenente alla stazione meteorologica della base aerea di Forth Worth che veniva usato per determinare la velocità e la direzione dei venti d’alta quota. In una foto scattata da Johnson apariva ritratto un giovane meteorologo che reggeva i rottami del “pallone recuperato” che non sarebbe stato riconosciuto dai militari della base aerea di Roswell . Caso chiuso dunque? A tutt’oggi la tesi sostenuta rimane quella del pallone sonda. Il fisico nucleare Stanton Freedman , informato dallo stesso Jesse Marcel ormai in pensione e coadiuvato da William Moore, dopo aver raccolto una enorme mole di dati ed intervistato numerosi testimoni in qualche modo collegati al caso, ripropose l’intricata faccenda all’attenzione dei media dopo oltre trent’anni di silenzio. Nel 1980 uscì infatti il libro “The Roswell Incident” scritto “a due mani” da Freedman e da Moore. Lo scenario che si delineava era ben diverso dalla versione ufficiale ormai pacificamente archiviata avente come “spiegazione” l’uso di palloni meteorologici. In base alle indagini svolte ed ai riscontri delle testimonianze di chi all’epoca “sapeva”, ad esplodere ed a precipitare nel ranch di Mac Brazel furono proprio i frammenti di un disco volante, ed il nucleo vero e proprio dell’oggetto sarebbe caduto a San Agustin, a circa duecento chilometri ad ovest di Roswell. All’interno dell’oggetto sarebbero stati rinvenuti alcuni cadaveri di esseri piccoli, di aspetto umanoide. Si trattava probabilmente dell’equipaggio alieno del disco precipitato. A questo punto è bene ricordare due altri testimoni chiave della vicenda e gli episodi che li videro protagonisti: l’allora impegnato nell’impresa di pompe funebri Ballard, certo Glenn Dennis ed una giovane infermiera al tempo impiegata nell’ospedale della base aerea di Roswell. Dennis aveva allora 22 anni. L’impresa funebre in cui lavorava prestava servizio anche per i militari, sia per i decessi che per i soccorsi ai feriti. Nelle piccole città il carro funebre fungeva anche da ambulanza, e Dennis trasportò un ferito nel pronto soccorso dell’ospedale della base aerea. di Roswell. Fu allora che, avvicinandosi a due camion vide nei cassoni scoperti dei frammenti metallici. Si accostò al mezzo per osservare meglio e notò che alcuni frammenti arrecavano delle strane scritte. Ma subito gli si avvicinarono dei soldati che gli intimarono di non dire nulla e fu invitato ad allontanarsi dai camion. Dennis ricevette poi una strana ordinazione dalla base aerea: delle piccole bare per dei cadaveri della statura di circa un metro e venti centimetri. La cosa gli parve alquanto strana, se si aggiunge che gli fu chiesto “come avrebbe trattato dei cadaveri che fossero rimasti per quattro giorni in mezzo al deserto”. Anni più tardi la nipote di Dennis, Barbara, confermò l’episodio e descrisse i frammenti come “avveniristici”, descrivendone alcuni come frammenti che “oggi diremmo che sarebbero di plastica”, disse lei. Nella base lavorava come infermiera una giovane sottotenente. La ragazza entrò in una stanza per prendere degli oggetti, e fu subito fermata da un uomo in camice bianco che le afferrò il braccio. “Abbiamo bisogno di lei”, le disse l’uomo. La ragazza vide distesi su dei letti tre o quattro cadaveri orrendamente mutilato e di aspetto non umano: avevano la pelle grigio marrone, corpo esile e la testa era grande in modo sproporzionato rispetto al resto del corpo. Gli occhi erano enormi e scuri, senza pupilla. Attorno agli strani esseri, oltre all’uomo che la trattenne, si trovavano altri due o tre uomini in camice bianco. L’infermiera si confidò poi con Dennis, dicendosi molto spaventata dall’accaduto. Gli descrisse la scena e gli esseri, dicendo che uno di loro era ancora in vita; poi fece uno schizzo su un foglio di carta e subito dopo lo bruciò con un fiammifero e scappò via dal ristorante dove i due si erano incontrati. “Fu l’ultima volta che la vidi” disse poi Dennis. Un’altra testimonianza importante fu quella rilasciata anni dopo dalla moglie del pilota che trasportò i rottami dell’oggetto caduto nella fattoria di Mac Brazel, che dichiarò che “mio marito trasportò a Dayton il disco volante con gli alieni morti nello schianto”. Sugli avvenimenti di Roswell si era creato un vero e proprio “muro di silenzio. Durante il corso degli anni tuttavia gli abitanti di Roswell segnalarono la presenza attiva dell’aeronautica e dell’ F:B:I. Sulla base di queste testimonianze che descrivono il personale militare trasportare con dei camion relitti e “corpi di esseri non umani “. Nel luglio del ’47 L’F:B:I avrebbe inviato un telegramma all’allora direttore del Federal Bureau, J. Edgar Hoover, in cui si menzionava un oggetto un di matrice non terrestre con una sommaria descrizione dei suoi componenti. Va ricordato che lo stesso Jesse Marcel, dopo un primo esame del materiale del “Crash” , dispose il trasporto del disco volante incidentato a Dayton, nell’Ohio, come dichiarò in seguito la moglie del militare che pilotò l’aereo verso la destinazione prevista. Fra le testimonianze rilasciate negli anni ’80 e ’90 , c’è anche quella del militare, ormai in pensione, che fu ritratto mentre sorreggeva i frammenti di un pallone sonda che venne pubblicata sui giornali e che ebbe a dire: “Dovevamo per forza sostenere la tesi del palone aerostatico”. Molte altre furono le testimonianze “controcorrente” rispetto alla tesi sostenuta dall’esercito e dalle autorità. Purtuttavia, l’ipotesi sostenuta ufficialmente rimane quella della caduta di un pallone sonda. Nel corso degli anni i fatti di Roswell ebbero ripercussioni non soltanto sui media e sull’opinione pubblica, ma soprattutto fra i ricercatori nonché sul piano delle tensioni internazionali. Teniamo presente che fra la fine degli anni ’40 i sovietici conducevano esperimenti segreti nel new Mexico, e che per questo gli americani utilizzavano sistemi di sorveglianza dall’alto mediante aerei spia e palloni aerostatici. Questo fece si che i russi si preoccupassero di ciò che accadde in quei giorni a Roswell. Fra le altre ipotesi infatti veniva ventilata quella che l’oggetto precipitato fosse un velivolo segreto sovietico o americano. Lo studioso di Ufo George Knapp si recò più di una volta in Unione Sovietica. Scrisse diversi libri sul “caso Roswell”. In uno dei suoi viaggi intervistò uno scienziato responsabile delle ricerche avanzate in campo aerospaziale, missilistico e nucleare, che dichiarò che i russi erano molto interessati a ciò che accadde a Roswell nel ’47. Stalin era ossessionato dagli ufo e voleva avere informazioni su Roswell. Da indagini compiute dagli agenti sovietici ed americani risultò che l’oggetto precipitato a Roswell non era un pallone, non si trattava di un veicolo terrestre e che non era né americano, né russo. La dichiarazioni dello scienziato andavano tra l’altro contro un’altra ipotesi: quella secondo cui si sarebbe trattato di un velivolo spia segreto russo od americano. Le indagini su Roswell continuarono segretamente per tutti gli anni ’50 e ’60: FBI, CIA, commissioni governative di inchiesta come il “Majestic 12” voluto da Truman ed il “Blue Book Project”, lavorarono per decenni. Si era in piena “guerra fredda” ed ogni ipotesi andava vagliata, inclusa quella di una “minaccia aliena.”. Il “Blue Book Project” si chiuse ufficialmente negli anni ’70 con la dichiarazione che “gli ufo non costituiscono una minaccia”, senza perciò negare la natura extraterrestre del fenomeno. Per inciso va anche detto che fra i temi “in agenda” dei colloqui Reagan- Gorbaciov vi era la questione di un eventuale contatto e della possibilità di un’azione congiunta dei due paesi per fronteggiare tale evenienza. Se da un lato il caso Roswell ha contribuito a distrarre l’attenzione della gente dai “veri problemi”, ha creato dall’altro una certa apprensione soprattutto sul piano dei rapporti tra le due superpotenze prima e del mondo intero poi.

struttura-disco-volante-1

Descrizione strutturale del disco raffigurato nella prima illustrazione, e del suo presunto  funzionamento, che si baserebbe sostanzialmente sulla gravita’ “gesetibile”: forti campi di energia elettromagnetica, prodotta forse dalla interazione matiera- antimateria, o sfruttando la cosiddetta “energia del vuoto quantistico”- che si suppone potenzialmente  illimitata, e in futuro gestibile, genererebbe una gravita’ “orientabile” sì da far slittare il veicolo dentro una “bolla di spazio curvo”, con rapide accelerazioni, decelerazioni e improvvisi cambi di direzione; nonché capace di produrre e mantenere una sorta gravita’ interna, per gli occupanti.

CONCLUSIONI

Oggi sappiamo che nazioni come la gran Bretagna, il Canada, la Spagna ed altre ancora hanno ammesso di interessarsi ai più alti livelli del fenomeno Ufo. Ed oggi, ad oltre sessant’anni dai fatti di Roswell e Corona, gli ufo continuano a manifestarsi e a far discutere. E Roswell, questa piccola e bella cittadina sperduta nel deserto americano, stimola il nostro immaginario che, se pure può essere attratto da una “moda” o da un “mito” come è Roswell per gli scettici, è però attratto dalla ricerca e dall’amore per la verità. Roswell è lì, con la sua storia ed i personaggi che, nel bene e nel male, ne sono stati protagonisti. Una storia che,  fra le tante altre,  ci pone davanti al significato del ruolo dell’uomo nell’universo: Un significato tutt’altro che scontato, come molti sostengono.

CIAO

Marghian

Guardare il cielo, per vedere il Cielo

GUARDARE IL CIELO

Guaradre il cielo. Per vedere il Cielo

Da quanto l’uomo non guarda più il cielo? L’uomo guarda in basso. Al massimo, guarda- quando gli riesce- davanti a sé. O si volta indietro, prigioniero dei suoi rimpianti e nostalgie. L’uomo guarda dove mette i piedi, perché’ è tipico suo essere con i piedi per terra. Troppo. Ma l’uomo, se vuole, può guardare il cielo, e differire dagli altri animali: per esempio, può differire dai maiali, che cercano per terra le ghiande. L’uomo lo imita, cercando e pretendendo di trovare,  per terra,  la verità. E non sa che invece di accontentarsi delle ghiande, per terra, può mettere le ali agli occhi, e guardare ciò che sta sopra di lui con edificante umiltà. L’uomo può ancora una volta guardare il cielo. Il cielo, che è per lui  fonte di sapienza e di bellezza, e futura meta della sua anima (Marghian).

 

Vi lascio questo saluto. E’ un tipico post… da ferie  🙂

Ciao

UN SALUTO..MEDIEVALE, PER IL WEEKEND

Ciao. Mi sono voluto cimentare anche con la musica medievale, provando ad imitarla (simulando il flauto e i tipici strumenti antichi a corda, mediante la tasterà musicale, un programma  musicale ed un altro per la gestione del suono (timbri, volumi, queste cose qui). E’ una cosa fatta poco fa. La propongo,  con immagini a tema, in entrambi i blog- come intervallo e saluto per il Weekend.

Ho provato a fare una musica come quella che veniva suonata ai tempi di Dante, o di Leonardo e Michelangelo. A proposito di musica medievale e di Leonardo, sapete che Leonardo era anche musico, liutista, intrattenitore e chansonieur? Si’, faceva canzoni e si esibiva nelle feste di corte, accompagnandosi con il liuto e persino con strumenti inventati da lui. Io immagino come Leoardo si accompagnasse, e cantasse: De Andre’, “La canzone di Marinella”, “Via del Campo”…. Credo proprio che Leonardo cantasse e suonasse in una maniera simile.

CIAO

Marghian

MENTE, CERVELLO, INTELLIGENZA PERSONALITA’ – DA COSA ORIGINANO? E L’INTELLIGENZA, CHE COSA E’? – Vi propongo questi semplici quesiti, e questa… breve lettura estiva

Ciao. Ho pensato di sospendere questo mio intervallo sabbatico, per proporvi una  piccola lettura estiva (se vi va) , su tematiche non certo leggere- capisco-, ma che provo a rendervi piacevoli, nonostante l’estate e il caldo.  Okay? Si va’ 🙂

INTELLIGENZA E CERVELLO

In molti posts mi e’ capitato di leggere e di commentare su questo argomento: l’intelligenza, e su questioni correlate. Prima fra tutte, il nostro, giustamente vista come la “sede” dell’intelligenza”. Spesso mi capita di toccare e di affrontare  alcuni aspetti propri di questo stimolante ed intrigante tema,” l’intelligenza e la mente”, proponendomi ogni tanto di trattare, in un mio post, tale tema. Ci  provo.

 

brain

Alla sinistra , l’indicazione “Area prefrontale”: La possediamo solo noi umani.

 L’intelligenza è per molti aspetti un grande mistero. L’intelligenza è difficilmente definibile anche come concetto. Essa ci caratterizza come persone facenti parte di quella forma di materia vivente detta “uomo”. Tutti siamo intelligenti, e non vi sono dubbi sulla sua “esistenza”. Eppure l’intelligenza rimane per noi “questa sconosciuta”, E come tale pone l’uomo davanti ad interrogativi fondamentali eppure non ancora risolti, quali ad esempio: l’intelligenza è innata nell’uomo? La differenza nelle capacità intellettive negli individui è innata o e’ acquisita grazie agli stimoli ambientali ed affettivi? C’è differenza tra “mente” e “cervello”? E se si, quale è? Ma soprattutto…che cos’è l’intelligenza? So che propongo un argomento impegnativo…ma il fatto è che sono il primo io a chiedermelo. Spero di suscitare anche in voi un certo interesse e curiosità su questo misterioso argomento. Non necessariamente si deve arrivare ad una risposta, e penso che non si arriverà in questo post. Ma soltanto nel riuscire a suscitare in voi anche una sola domanda, ho raggiunto il mio scopo. 

IL CERVELLO E LA MENTE

Come esseri evoluti noi possediamo quel meraviglioso organo che è il nostro cervello. Esso è situato all’interno della nostra testa, in quel “vacuo” osseo che si chiama “scatola cranica”. E’ costituito da miliardi di cellule nervose, i neuroni. Le cellule neurali sono connesse tra di loro da dei “filamenti”, gli “assoni” ed i “dendriti” i quali permettono ad ogni neurone di collegarsi a migliaia di altri. Il cervello è strutturato in maniera molto evoluta e complessa. Osservando l’immagine sopra a sinistra si ha uno “spaccato” della sua struttura. Nelle sue varie parti, le aree specifiche del cervello comunque misteriosamente connesse fra loro, avvengono i processi percettivi, mnemonici e , soprattutto, di pensiero. In “lui” risiedono tutti i nostri ricordi, le nostre conoscenze e persino i nostri affetti: è la sede della nostra mente. Eppure sembrerebbe forse riduttivo ed “incompleto” dire che la mente è..il cervello. Lì avvengono dei processi fisici di una complessità inaudita, che si basano sulla chimica e sull’elettricità (una vera e propria corrente elettrica attraversa i filamenti che stimolano le sinapsi-spazi fra un dendrite (la radice dendr” sta per “ramo”) e l’altro-. Il funzionamento del cervello è infatti elettrochimico: la corrente che attraversa i miliardi  di “filamenti” stimola le loro “parti terminali”  dette “sinapsi” a rilasciare delle sostanze chimiche che, assorbite da altri “recettori” nei “filamenti” e nella superficie esterna dei neuroni, generano altra “corrente elettrica” che produce altre reazioni chimiche, in un continuo  processo a catena. Le sostanze chimiche del sistema nervoso centrale, ma anche in quello periferico (i nervi, gangli e plessi che attraversano tutto il nostro corpo) sono tantissime…la adrenalina, che viene tanto nominata come sinonimo di “carica emotiva”-infatti contribuisce proprio alla paura, alla “grinta reattiva”- , è una di queste. Questa sostanza, inoltre,  si riversa nel sangue rilasciata dalle ghiandole surrenali e cio’ per via altre sostanze circolanti nel cervello come la nor -adrenalina, la dopammina o la serotonina (il neurotrasmettitore della “calma” e del “rilassamento”). Sì, anche la sero..Tonina, o mattino Giovanna, pomeriggio Maria, come volete -scherzo 🙂

 Ne ho menzionate solo alcune (non saprei fare di più, non sono un neuro endocrinologo- a proposito, ogni neurone è una vera e propria ghiandola a secrezione interna, ecco perché lo studio di queste sostanze neuroendogene si chiama “neuroendocrinologia”) . Cosi’ come, sul cervello stesso ho scritto  soltanto dei neuroni mentre si deve tener conto di altre cellule e parti  che strutturano il cervello, come i miliardi di cellule “gliali” che, oltre ad “alimentare” il cervello, prenderebbero parte esse stesse della complessa fisiologia che genera il nostro pensiero e la nostra personalità, e  contribuisce perfino..alla nostra mente. Mente che altro non sarebbe che l’organizzazione dei neuroni e della glia, o se volete il software che  fa funzionare l’hardware che è il nostro cervello. Le cellulle gliali hannno il compito primario, quello piu’ conosciuto di nutrire i neuroni. Einstein pare che avesse nel suo cervello il 70 per cento in piu’ di queste cellule, gli “astrociti”-dette cosi’ perché a forma di stella-. Potrei ardire che, con un corredo neuronico normale e degli astrociti in piu’, si è dei geni, in quanto il cervello srebbe piu’ alimentato. Certo la cosa non è cosi’ semplice. Ricordate il film “Phenomenon”, di John Travolta? Il protagonista – travolta- si ammalò proprio di “astrocitoma”, un tumore  detto cosi’ perché produce una sovraproduzionie di queste cellule, astrociti. E il personagio, per il poco che ha vissuto nel film, era diventato un genio.Ecco ceh forse Einstein, Leonardo, Von Braun o Dante potevano avere un numero maggiore di cellule gliali rispetto alla media. Insomma, noi saremmo un prodotto di queste cellule, miliardi, collegate fra loro da filamenti detti “dendriti” e “assoni” che “non si toccano” ma sono collegati da uno spazio detto “sinapsi” ed e’ li’ che i filamenti “spruzzano” o “asssorbono” le varie molecole complesse, dopammina, noradrenalina eccetera. Bellissimo.

brain-2

  Ma è veramente ..”tutto qui”? ? La mente è originata dai processi cerebrali o è qualcosa di ancora diverso? Puo’ la nostra mente essere considerata solo come una sorta di enorme “software” che l’esperienza di ognuno ha letteralmente “installato”, durante la sua vita, nel proprio cervello? La mente è il prodotto dell’ organizzazione “logica” dei  neuroni? E se si, mente e cervello sono la stessa cosa? E che dire degli affetti, dei sentimenti e degli istinti, del perché’ proviamo gioia o tristezza o del perché’ ci arrabbiamo senza neppure saperne il motivo? Il cervello ha le sue “parti meccaniche” deputate alle sue svariate funzioni: mnemoniche, percettive, intellettive o perfino intuitive. Il cervello è soltanto una parte, seppur la piu’ corposa, di un sistema diffuso in tutto l’organismo: il sistema nervoso. Il cervello possiede due emisferi speculari separati da una struttura fibrosa, il “corpo calloso”, ed è collegato al resto del corpo tramite il “midollo allungato” da cui si diparte il midollo spinale e da questa tutti i nervi periferici, fino alle parti più estreme del nostro corpo (sono i nervi a farci sentire il tocco ed il calore degli oggetti a contatto con la nostra pelle.

  Con il cervello, sotto e dietro ad esso,  esiste anche  il “cervelletto”, un vero e proprio “supercomputer” che tra le tante cose coordina, pur se non da solo, anche  le nostre capacità motorie. Il telencefalo, detto anche prosencefalo durante la crescita e lo sviluppo infantile dell’organo e che è la parte maggiormente estesa del cervello  ed il diencefalo sono le strutture principali che costituiscono il nostro encefalo che, preso nell’insieme, costituisce, come si e’ visto,  il sistema nervoso centrale. In esso si” contemplano”, oltre alle parti più evolute-non per nulla in inglese il diencefalo è chiamato anche “foremind (mente che sta di fronte) ”-la parte “principale” della mente” (l’area prefrontale, appunto, o “area della coscienza”) – , anche delle fondamentali strutture antichissime, come il sistema limbico nel quale risiedono anche il talamo e l’ipotalamo, quest’ultimo una vera “centralina degli istinti”. Altra struttura degna di essere nominata è l’ippocampo (così chiamato perché’ la sua forma richiama vagamente ad un “cavalluccio marino”), che ha una funzione importante nei processi della memoria. I due emisferi cerebrali destro e sinistro pur “speculari” nella loro anatomia, svolgono funzioni differenziate; ad esempio le capacità logiche risiedono nel lobo sinistro e quelle emotive o creative nell’emisfero destro. Questa differenziazione di ruoli però non sarebbe cosi’ assoluta: in soggetti carenti di funzioni di “competenza” di  un emisfero si è spesso notata una compensazione nell’altro. Altrettanto si può dire di certe “aree” della mappa cerebrale che, avendo perso parte della loro funzionalità, sono state “sostituite” da altre che si sono “adattate” e che “svolgono quella funzione”. Strepitose sono anche le capacità della corteccia visiva del lobo occipitale-dietro, praticamente “dentro” la nuca – e di altre complesse aree come quelle uditive, olfattive e dell’elaborazione del linguaggio e dell’astrazione che ci permette di lavorare in astratto, e “per simboli” . Quest’ultima cosa è, per quanto ne sappiamo, quella che ci renderebbe unici. Ovviamente ci viene in mente che il merlo indiano parla….ma è nell’uomo che maggiormente le parole o i suoni assumono una valenza astratta e simbolica. Ed è da questo che si può parlare di “pensiero”.

 Occorre si distinguere il pensiero razionale, la logica da quello istintivo, o creativo /l’arte nei suoi aspetti, i sentimenti e gli stati d’animo/, ma nel contempo si deve considerare tutto questo in un discorso di insieme per comprendere il cervello, la mente e noi stessi. Ecco, noi sappiamo tutto questo: dalla scienza medica, dai libri divulgativi e dai documentari televisivi. Sappiamo più o meno tutti che esiste il cervello e che lì avviene qualcosa di meraviglioso che genera il nostro essere esseri intelligenti. E sappiamo di esserlo. Ma, credo, non possiamo ancora dare una risposta sufficiente al quesito al quale siamo partiti: che cos’è l’intelligenza? Nessun dizionario  ci dà una definizione esauriente.

Ancora una cosa:

ESISTE UNA INTELLIGENZA COSMICA CHE OPERA IN TUTTE LE COSE?

Siamo solo noi – ed eventualmente altri esseri nel cosmo- menti pensanti, o forse “tutto è mente”? E se una mente pervade tutte le cose, essa viene prima di tutto? O materia e mente coesistono da sempre in una infinito amalgama di forme cangianti? Se la mente universale è tale, si ripete ovunque,  nelle sue creazioni?

Spesso mi e ‘capitato di riflettere sulla possibile esistenza di una “intelligenza cosmica”. Lo so, e una espressione troppo inflazionata. Comunque, chiamiamola così, con buona pace della originalità. Mi è parso talvolta quasi naturale che qualche studioso sia arrivato a questa conclusione: “tutto è intelligenza”.  I pensatori e gli studiosi arrivarono a formulare una simile teoria dopo un lungo percorso di studio, e di storia; io solo come una semplice “idea” che le cose “possano essere così”.  Una idea certamente “suggeritami” da chi coltiva e sostiene questa linea di pensiero, ma è una idea a mio avviso non proprio assurda.

La natura riesce a fare le cose che fa, a mio avviso, proprio grazie ad una sua insita “intelligenza globale”. Se le api hanno l’intesa che hanno, se gli uccelli o i delfini sono così organizzati e collaborativi fra di loro, se una pianta fa crescere una foglia più lunga delle altre per far atterrare un insetto, beh…credo proprio che tutto ciò sia il prodotto di una “logica globale”, che coinvolte vari piani della realtà, dai batteri agli elefanti, dall’atomo alle galassie e, forse, agli universi. Sì, universi. Esiste anche questa possibilità, di infiniti o innumerevoli universi, e piani di esistenza (dei quali noi “ne” viviamo uno…). Mi si permetta un piccolo volo pindarico: credo poi, a mio modesto parere, che  14,7 miliardi di anni, l’età dell’Universo, per noi così tanti, siano invero  troppo pochi, la Terra da sola avrebbe un terzo della età dell’universo.  

Per l’evoluzione delle cose sulla Terra, e della Terra stessa,  sono solo 4,5 miliardi di anni, molti di meno da quando sarebbe sboccata la vita. 5, 3 miliardi di anni. Troppo pochi penso, affinché’ il solo caso fortuito ed il normale processo di causa ed effetto abbia prodotto un tale sincronismo nella natura delle cose, della vita, degli esseri viventi.

“Le scimmie che trasmettono il loro sapere, come credo anche le piante, fra di loro, facciano altrettanto (se una pianta produce una resina come difesa…altre lo fanno, e sono certo che un altro, riflettendoci,  trarrebbe le stesse conclusioni, se non le ha già tratte, dallo studio delle piante, degli insetti, dei batteri o dei gatti. La conclusione che nulla sia puramente causale.

Con gli eventi “cause di altri eventi”, credo avvenga anche che..” una cosa ami andare insieme ad un’altra cosa”, quasi per magica attrazione, e due eventi sembrano accadere, senza apparente legame di causa-effetto.

Le “cose che amano andare insieme”, sono proprio riconoscibili per come misteriosamente opera la natura, sia essa animale, vegetale o minerale. Le forme che si ripetono a tutte le grandezze (si pensi ai frattali), le intese fra gruppi di animali, ad esempio balene, distanti fra loro oltre la portata dei sensi (certo, non sappiamo dove arrivino i sensi delle balene, certo…), l’acqua che sembra capace di memorizzare qualcosa di ciò che ci nuota dentro, tutto questo sa’ di “totalità’”, una sorta di “tutti per uno” di Dumasiana memoria; pur fatta salva la dimensione individuale, dal singolo atomo, alla singola pietra, alla singola pianta, al singolo uomo.

Non mi stupisce, a questo punto, che qualche profeta abbia parlato di “comunione perfetta” in riferimento alla “meta futura” in ambito escatologico. Cio’ che sara’ quando questa trasmissione di cose, di informazioni, di pensieri..sara’ perfetta?

E se questo continuo cambiamento,  questo divenire, questo “panta rei”  che caratterizza ogni cosa, sotto l’egida del tempo,  fosse un universale tendere al miglioramento della realtà (che sarà  visibile magari fra millenni, su scala cosmica) che porterà ad un compimento, ad una perfetta “comunione”, per ora solo presente nel pensiero di qualche mente fantasiosa? E’ possibile che l’uomo sia un attore importante, centrale- insieme credo con esseri come lui forse esistenti altrove nel cosmo- , e debba e possa raggiungere, o magari anche recuperare una intesa con la natura e con i suoi simili che magari ha in gran parte perso?  Io lo penserei.

Okay, va bene cosi’- si vede che sto per entrare in ferie eh? 🙂 Ah, leggete tutto con calma (vi capisco) incollate su magari word per una piu’ agevole lettura. Con voi talvolta faccio cosi’ anche io- anche per leggere “off line” con calma. Okay, come vi va.

 CIAO CIAO

Marghian

 

 

❀ Rоѕa ❀

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