MI RICORDO CHE A NATALE AVEVO LETTO DI LUCI SULL’ASTEROIDE CERERE. MA NON ERANO INDIGENI CHE SI PREPARAVANO A FESTEGGIARE.

STRANE LUCI SU CERERE

light_ on_ ceres

Luce strana, su Cerere

Ciao. In un precedente post vi ho scritto qualcosa sul pianeta nano Cerere, un oggetto grande un terzo della nostra Luna e situato ben più lontano, fra Marte e Giove, nella fascia principale di asteroidi (la cosiddetta  “fascia dei pianetini” che circonda il Sole).
Oggi torno a scrivervi delle cosette su questo grosso asteroide che a me piace chiamare un piccolo pianeta;  perché questo  si sta rivelando essere Cerere:  un oggetto quanto mai intrigante , misterioso e soprattutto interessante. 

Le immagini inviateci dalla sonda della Nasa Dawn l’anno scorso infatti ci hanno fatto vedere ad esempio dei dettagli su particolari forme sulla sua superficie, come ad esempio quella di un picco a forma di piramide che si staglia su un paesaggio relativamente pianeggiante. Ma i particolari che rendono affascinante e misterioso Cerere sono specialmente quelli riguardanti strane macchie luminose che compaiono più o meno su tutta la sua superficie. Si’, avete letto bene, macchie luminose! Era il periodo di Natale, quando lessi in web due o tre articoli che evidenziavano l’esistenza del fenomeno di strane macchie luminose sulla superficie di questo planetoide. Non erano però addobbi e luci di Natale degli indigeni, ne’ lassù ci si preparava ora per la Pasqua.”Magari fosse”, ho pensato io. Purtroppo no, restiamo con i piedi per terra, anche se guardiamo il cielo. Anzi a maggior ragione, l’entusiasmo può farci prendere il volo. Ma io penso e spero che, se non proprio li’, qualcuno lassù ci sia, magari su un pianeta vicino ad un’altra stella e coso. Comunque, andiamo appresso…

Prima di esporre la questione delle “luci di Cerere” voglio pero’ riportarvi in breve un “identikit” di questo grosso sasso che si chiama Cerere, il quale e’ il piu’ grosso asteroide di quelli che si trovano nelle orbite comprese  fra quella di Marte e l’orbita occupata da Giove.

ceres inside.png

Cerere. Ecco, come l’è.

Cerere è’ un vero e proprio piccolo pianeta che l’astronomo italiano Giuseppe Piazzi scoprì nel 1901. Fu considerato per mezzo secolo come “ l’ottavo pianeta” ed oggi e’ “annoverato” fra i cosiddetti “pianeti nani”, alla stregua di Plutone (declassificato a questa categoria dalla comunità astronomica internazionale nel 2006), e degli altri oggetti simili come Quaor Sedna od Eris, oggetti considerevoli che si trovano nell’altra fascia di asteroidi, la “Cintura di Kuiper”, oltre Plutone. Vi ricordo qui che lo stesso Plutone e’ un oggetto originario di questa seconda fascia di asteroidi, ossia e ‘un KBO, Kuiper Belt Object, oggetto facente parte della cintura di Kuiper.

Tornando all’oggetto..oggetto appunto delle nostre considerazioni, aggiungo che esso ha un diametro di circa 950 chilometri, ed una massa che, da sola, supera del 30% quella di tutti gli altri asteroidi della fascia asteroidale cui appartiene, la fascia principale. Cerere compie un giro intorno al Sole in soli quattro anni e  mezzo, e compie una rotazione su se’ stesso in quattro ore circa.
Ha forma praticamente sferica, proprio come un pianeta, e questo proprio perché non e’ un blocco compatto come un asteroide più piccolo, o un meteorite che, pur ruotando su se’ stesso, mantiene inalterata la propria forma irregolare: Cerere, come un oggetto lavorato al tornio (già, “effetto tornio”, io lo chiamerei così… ), ha assunto la forma sferica tipica di un pianeta per via della sua struttura “differenziata”, ossia fatto di una crosta, un “mantello “sottostante  che difficilmente e’ fatto di roccia fusa, pur se questo non e’ da escludere. Più verosimilmente, il “magma” di Cerere consta ora di  materiale ghiacciato, e forse, fra la superficie ed il” mantello,” c’è pure un “oceano” di acqua liquida come per Europa (nei pressi di Giove, luna di–, forse anche Titano, presso Saturno) ;  c’è poi sicuramente un nucleo roccioso e così completiamo il quadro (sullo lo standard, della struttura di un pianeta , grande o piccolo che sia).

Cerere, strutturato cosi,  “a cipolla”, come la Terra Marte o la Luna, e’ proprio un piccolo pianeta. Non solo, la sua superficie e’ varia e ricca di particolari con pianure, rilevi montuosi (a proposito, c’è una montagna più alta del Monte Rosa),  crateri e non si esclude che in essa avvengano anche dei  fenomeni tettonici e vulcanici. Pero’..di un vulcanismo cosiddetto “freddo” o “criovulcanismo”, cioe’ eruzioni di acqua, ammoniaca ed altri materiali, con “lapilli” fatti di ghiaccio di acqua, metano, ed altro.

La superficie di Cerere, inoltre, come la maggioranza dei corpi solidi del Sistema Solare, è piena di crateri tipo quelli della Luna, , molti dei quali hanno picchi centrali. Ci sono ampie evidenze di attività passata sulla superficie, inclusi i flussi di materiale fluido, frane e strutture crollate.
Cerere sembra mostrare una maggior quantità di segni di attività passata rispetto all’asteroide gigante Vesta, , che la sonda Dawn ha studiato intensamente per ben 14 mesi nel 2011 e 2012. Dopo, l’attenzione della missione si e’ spostata su Cerere. Nei primi di marzo dell’anno scorso, Dawn si e’ posizionata in orbita attorno all’asteroide ad una altezza di seimila chilometri, avvicinandosi sempre più ad esso, fino a posizionarsi su un ‘orbita di appena settecento chilometri dalla superficie. Da quella posizione privilegiata, gli strumenti di Dawn ha preso informazioni interessanti sulla morfologia della superficie, e sulla sua geologia. Cerere sembra avere, sulla sua superficie, delle vaste aree ricoperte di acqua ghiacciata (ci sarebbero laghi, fiumi ed il mare, se soltanto ci fossero una atmosfera densa, una certa temperatura ed una certa pressione atmosferica: quest’ultima e’ fondamentale, insieme alla temperatura, per avere acqua allo stato liquido).
In questi mesi si e’ parlato e scritto parecchio su Cerere, per via di queste scoperte e studi. Ma il vero motivo che ha riportato alla ribalta delle cronache il più grosso dei “pianetini” e’ da ricercarsi nel fatto che le immagini della superficie di Cerere  mostrano nientemeno che delle considerevoli macchie luminose, ed eccoci finalmente al punto, sparse qui e la’ sulla superficie di Cerere.

Mi preciso ancora su qualcosa: la superficie di Cerere la temperatura varia da poco più di 90 gradi sotto lo zero a poco più  di 30 gradi sotto lo zero nella fascia equatoriale. Non fa poi tanto freddo lassù, se pensiamo che sulla Terra (Siberia eccetera) si arriva anche a meno 50 gradi centigradi. Proprio li’, nella fascia equatoriale di Cerere, vennero scoperte centotrenta grosse macchie luminose, le quali riflettono addirittura anche il 50 per cento della luce solare. Sulle prime non si capiva cosa potesse essere all’origine di tanta luminosità, sulla superficie di planetoide così lontano dal Sole. Secondo la Nasa, il mistero e’ stato risolto, infatti  il capo della missione “New Down”-ho copiato il nome, Christopher Russell- ha fatto la seguente dichiarazione in merito a ciò, che qui vi riporto: “gli  scienziati responsabili della missione Dawn adesso possono concludere che l’intensa luminosità di queste macchie è dovuta al riflesso della luce solare di materiali altamente riflettenti sulla superficie, forse ghiaccio”.

La NASA ha reso noto che forse potrebbe essere stato risolto il mistero delle macchie luminose rilevate su questo pianeta nano,grazie a delle successive immagini catturate dalla sonda Dawn. Il brillio che si nota sarebbe dovuto alla presenza di un particolare sale di magnesio, detto hexahydrite, un  solfato di magnesio insomma, una variante del quale esiste anche qui sulla Terra. Allora, cosa succede quando l’acqua del mare che vediamo in certe piccole pozzanghere negli scogli evapora? Rimane del sale, tipo le saline. Ecco cosa e’ accaduto, e accade, su Cerere: ghiaccio d’acqua che sublima e che lascia del solfato di magnesio e magari qualche altra sostanza e paff, riflette la luce solare generando questi brillii.

Una di queste macchie e’ lunga più di dieci chilometri e larga più di cinquecento metri e si sviluppa dentro ad un cratere da impatto che ha un diametro di ben 90 chilometri. Perciò del ghiaccio, espulso dalla superficie sotto forma di “geyser”, che evaporando non si porta appresso il sale di magnesio che rimane li’ fermo, e che con il suo alto potere riflettente detto “albedo”, ci fa sognare. Anche gli alieni che accendono delle luci per qualche evento importante. E che cosa non e’ importante, nell’universo? 

CIAO

Marghian

LE DUE COMETE DI PASQUA

LE COMETE DI PASCQUA

easter_comets

Una cometa non si comporta così, e’ solo una raffigurazione. Pero’ e’ bella, dai :)

Già, le due comete di Pasqua, e  non solo quella di Natale, molto più famosa (anche se cometa non era).

Proprio all’inizio di quest’anno, a gennaio, è stata scoperta una cometa, denominata con il codice fiscale p/2016 ba 14 PaN STARRS che ha le stesse caratteristiche orbitali di un’altra cometa,  detta “252P/Linear” ed  il cui passaggio al perielio (massima vicinanza al Sole) era previsto la metà di questo mese di marzo, passaggio che è effettivamente avvenuto il giorno 15.

Ma “252P/Linear”  non e’ stata la sola; a farle compagnia e’ stata la seconda cometina, la Pan Stars. Le due comete sono passate insieme anche nel punto di massima vicinanza alla Terra, e questo è successo proprio nell’ equinozio di primavera, anzi un po’ dopo,  nei giorni 21 e 22 di questo mese di marzo, ad una distanza dalla Terra  inferiore a sei milioni di chilometri . Una distanza che ci garantiva sonni tranquilli, ma comunque parecchio  vicina. Infatti,  trattandosi di distanze astronomiche, cinque o sei milioni  di chilometri non sono poi tanto. 

Si tratta di due comete “parenti” , anzi “madre e figlia”, che hanno fatto capolino a ridosso dell’equinozio di Primavera;  equinozio che,  vi ricordo e’stato  il piu’ precoce degli ultimi centoventi anni (noi sardi usiamo questa espressione per la Pasqua che cade a fine marzo: “Pasca bàscia”, ossia “Pasqua bassa”). La cometa P/2016 BA14 – ho fatto “copia incolla”..- scoperta a gennaio di quest’anno  e’ considerata essere un frammento staccatosi dalla “LINEAR”. Ecco perché sono “madre” e “figlia” nel vasto panorama cometario del Sistema Solare.

Le due comete di Pasqua, possiamo chiamarle così anche se il massimo avvicinamento alla Terra e’ avvenuto qualche giorno fa, ci hanno fatto, o ci stanno facendo anche un altro piccolo regalo: uno “strascico” di frammenti delle due comete che generano una pioggia di stelle cadenti (che sono appunto dei frammenti minuscoli di ghiaccio che fendendo l’atmosfera terrestre si disintegrano ed eccitano contemporaneamente l’aria, creando la classica e suggestiva scia bianca che ci induce, vedendola, a desiderare qualcosa). Il radiante di una delle due comete,  ossia la direzione da dove ci provengono le stelle cadenti da questa generata, si trovano nell’emisfero celeste australe.

Un  altro notevole primato degno di nota che riguarda  queste due comete, è che queste  fanno parte della “hit parade” delle dieci comete che maggiormente si sono avvicinate alla Terra nell’arco di duemila anni,  ossia dalla cometa di Natale ad oggi, ovviamente sempre che la cometa di Natale fosse davvero una cometa, a maggior ragione  non sappiamo a che distanza ci sarebbe passata vicino  se di cometa si è trattato quella volta, , o che cosa fosse lassamo perde, anzi no:, guardate QUI.

In questi giorni, nel cielo, c’è  gran movimento, non di 5 stelle ma  solo di due comete, movimento che e’ coinciso poi con la congiunzione tra la Luna, che era quasi piena, e Giove. L’avvicinamento massimo di “Linear” c’e stato intorno alle due ed un quarto del pomeriggio del 21 del mese, ma il fenomeno e’ stato visibile solo “dall’altra parte del pianeta”, nell’emisfero sud. Pero’, c’e stata l’altra, “la piccolina”, quella scoperta da poco e contrassegnata con codice P/2016 BA14, che alle 16,31 (da intendersi sempre ora italiana) del giorno 22 e’ passata ad una distanza di soli tre milioni e mezzo di chilometri dalla Terra. E’ stato il terzo passaggio più ravvicinato alla Terra di una cometa: i precedenti sono avvenuti nel medioevo e nella seconda meta’ del 1700.

Lo spettacolo di una delle due comete per questo emisfero,  (che io non ho visto, non possedendo un telescopio di almeno 200 millimetri che da cio’ che ho letto  e’ quello che ci vuole questa volta ..)  e’ stato disturbato dalla luce della Luna che comunque, comunque, poverina, doveva fare il suo dovere di “Luna di Pasqua”. Che come sappiamo, cade la prima domenica successiva al primo plenilunio di Primavera. Ah, per vedere qualcosa si deve puntare il telescopio verso le stelle della costellazione del Leone.

CIAO, E FELICE PASQUA

Marghian

C’E UNA SPETTACOLARE BOLLA DI SAPONE. NEL CIELO, CHE AVVOLGE UNA STELLA

UNA BOLLA DI SAPONE, NEL CIELO, FRA LE STELLE, FA BELLA MOSTRA DI SE’

space-bubble

La bolla che avvolge la stella WR31. “Fonte”: Hubble Telescope.

Pare che il buon vecchio telescopio spaziale Hubble abbia davvero intenzione di andare in pensione con tutti gli onori, lasciando un buon ricordo di se’. Gli scienziati della Nasa e dell’ente spaziale europeo Esa , in attesa di inviare il suo successore, il “James Webb” stanno  ancora sfruttando alla grande  le capacità dell’ormai mitico telescopio, con risultati eccellenti nella produzione di meravigliose immagini del cosmo;  immagini e dati che servono soprattutto  per cercare sempre più di carpirne i segreti e di comprenderne i misteri.
Per non smentirsi, Hubble ha da poco scoperto ancora qualcosa di spettacolare. Lontano, a ben trentamila anni luce da noi, ha visto uno spettacolo davvero notevole, che sembra proprio..una bolla di sapone, una bolla di sapone  cosmica.  La  fotografia che Hubble ha scattato ritrae questa cosa, al entro della quale c’e una stella, codice fiscale WR31, ed e’ bella grande. Quanto? Immaginate di avere una bilancia capace di pesare due stelle. In un piatto, ci mettiamo il Sole. Nell’altro, questa stella che secondi gli scienziati si trova proprio al centro della spettacolare bolla. Da questo confronto, la nostra stella ne esce parecchio sconfitta: pesa venti volte meno! Si’, la massa di questa stella appunto…super massiccia, e’ di 20 volte superiore a quella del Sole.  Proviamo a raggiungerla, ragazzi? Se ci prestano una capsula con il motore truccato, da poter competere in velocità con la luce,  arriviamo sulla Luna in un secondo e mezzo. Però, dovremo viaggiare per “altri” 30 mila anni (portiamoci appresso un buon libro e qualche mazzo di carte. Per non annoiarmi, io mi porterò le mie MS classic- non fumare per trentamila anni mi viene un po’ in salita  :lol:  )  -. E siamo in quel della costellazione detta della Carena.
A parte gli scherzi, ma la distanza e’ davvero questa, la stella che ha prodotto questa suggestiva bolla cosmica e’ di quelle che gli scienziati ritengono particolari. Sono stelle assai rare, ed uno strano guscio le avvolge, un guscio fatto di gas e di polveri. La sua temperatura, me stavo dimenticando, e’ di cinque volte superiore alla temperatura del Sole. Ma com’e che questa stella e’ avvolta da questo bel guscio? Ci arrivo subito. Le stelle, tutte le stelle, generano un vento. Un vero e proprio vento stellare, che in stelle come questa e’ particolarmente impetuoso. Ed e’ questo vento che spinge ed alimenta questa bolla che si espande. E’ fatta di idrogeno ed elio. Giocoforza, la stella e’ costituita di questo materiale, ecco che come diciamo noi, “truncu de figu, astu de figu”, “da tronco di fico, nasce il ramo di fico”. Ecco che, “analogamente”  da un ammaso di idrogeno ed elio quale e’ questa stella (e tutte le altre), si e’ generata una bolla fatta principalmente di questi due gas (l’idrogeno che si trasforma in elio per fusione nucleare, vi ricordo, e’ il carburante delle stelle, di tutte le stelle e non soltanto di questa). 
Allora, il vento di questa enorme stella fa espandere la bolla alla bella velocità di 220.000 chilometri orari, pari alla distanza Terra – Luna percorsa in un’ora e mezza, piu’ o meno (non ho fatto il conto). Come mai tutto questo impeto e violenza, intorno a questa favolosa stella?  Questo tipo di stelle, con diverse masse solari all’attivo, hanno una vita intensa, come vedete. Ma, “buona ma poca”, ossia una vita breve, dell’ordine di alcune centinaia di migliaia di anni. Poca? Si’, il Sole esiste da circa 4 miliardi di anni e mezzo. Ed e’ un signore di mezza eta’, con altri cinque miliardi di anni di aspettativa di vita. 8, 10 miliardi di anni, e’ la vita media di stelle come il Sole. Le stelle supermassiccie, invece, bruciano in fretta.  Infatti pare che WR31 abbia perso almeno meta’ della sua massa, dissipatasi in energia, in soli 10omila anni. Perché, questo? Capire i dinamismi all’interno di un corpo celeste come questo non e’ facile, ma a grandi linee si  e’ capito, ed un po’ l’ho capito anche io. La stella, come ogni stella,  tende a collassare sotto il suo stesso peso per gravità. Cosi’ facendo, letteralmente pressa il materiale stesso di cui e’ fatta, principalmente idrogeno (sia l’idrogeno normale, sia l’idrogeno che ha qualche neutrone  in piu’, detto deuterio).  Al centro, l’idrogeno viene talmente compresso da generare temperature di milioni di gradi, gli atomi dell’idrogeno  vengono fusi insieme, trasformandosi in elio secondo lo schema “quattro atomi di idrogeno diventano uno di elio” e questo libera energia radiante, luce eccetera.  In queto caso, pero’, le reazioni sono molto energetiche, ad un certo punto NON c’è l’equilibrio, tipico delle stelle piccole,  fra la compressione gravitazionale che tenderebbe a far scoppiare la stella  e l’energia di fusione nucleare che tenderebbe a farla esplodere e..paff, la stella esplode. Esplode nel tipo di esplosione detto “esplosione di supernova”. Ecco che cosa accadra’ a WR31: scoppierà. Lascerà una bolla ancora piu’ grande, come quella che antichi astronomi cinesi videro intorno all’anno 1000 D.C. La si vede ancora, e’ la “nebulosa del granchio”, o “Crab Nebula“.
I materiali espulsi da quella futura esplosione, generereanno pressioni ed onde d’urto tali da comprimere del gas interstellare, creare dei “grumi” che saranno tante altre stelle e relativi pianeti. “Vita- morte- vita”, evidentemente  cosi’ va il mondo anche a molti anni-luce di distanza. “E le stelle stanno a guardare”. Per vedere se noi, le guardiamo. Per questo ci danno spettacoli come questo.

CIAO

Marghian

“5 marzo”. Non e’ una poesia alla Manzoni. E’ che oggi un piccolo corpo celeste ci sfiorera’

ANCORA UNA VOLTA, UN ASTEROIDE SFIORA LA TERRA

towards hearth asteroid

(Ma la cronaca, e’ vera)

Quando si legge, o si sente la notizia  che un asteroide sta per sfiorare la Terra (se non lo ha già fatto) passandole vicino  a poche decine di migliaia di chilometri, tale notizia non desta stupore, quando non lascia del tutto indifferenti. E questo accade proprio perché una notizia.. fa meno notizia proprio perché ricorre spesso.  Ma e’ giusto, oltre che importante, informare anche su questo. Non foss’altro che per avere ogni tanto una occasione di riflessione sui fenomeni che riguardano il cosmo, e nella fattispecie  il nostro spazio celeste, il nostro “vicinato cosmico”, se così posso esprimermi. Ecco che io mi sento di far “rimbalzare” questa che e’ l’ennesima notizia di asteroide che quasi sfiora la Terra, anche per riflettere e far riflettere su tali fenomeni affascinanti  per quanto “ricorrenti”, quasi “di routine”,  nel cielo.  E’ bene, io credo, anche tenere a mente il potenziale pericolo di questi oggetti detti “asteroidi” dei quali ho scritto ampiamente qui, in questo post .
Un sasso spaziale sta passando proprio in queste ore vicino al nostro pianeta. La comunità scientifica ha fatto la sua conoscenza tre anni fa, nel 2013 grazie ad un precedente passaggio ravvicinato: quella volta l’asteroide passò circa due milioni di chilometri dal nostro pianeta. Ma questa volta ci potrebbe fare il suo rispettoso inchino molto più da vicino (la rima non e voluta, viva la spontaneità..), inchino davvero rispettoso: non succederà niente nemmeno questa volta come vi scriverò più avanti.
 
Non v’e comunque certezza su come sia la sua orbita. Infatti il meteorite in questione  venne perso di vista dopo il suo passaggio nei pressi del nostro pianeta. La Nasa ci sta però lavorando, e le stime dei parametri orbitali  sono di un “range” di incertezza sulla possibilità di massimo avvicinamento alla Terra che va da i 14 milioni di chilometri a  17mila chilometri.  Adesso si sa che questa volta l’asteroide passerà a 347 mila chilometri dal nostro pianeta una distanza comunque inferiore a quella che si separa dalla Luna. distanza che  è circa  di 380mila chilometri. 
 
Gli studiosi del centro Nasa  Cneo,  un centro per la ricerca sugli asteroidi detti Neo, che sono quelli che si avvicinano alla Terra (infatti questi oggetti sono chiamati  Near Earth Objects, cioè oggetti vicini  alla Terra) ci assicurano: non c’è nessun pericolo per la Terra. Ci è andata bene anche questa volta, in barba ai catastrofisti di turno. Questo oggetto, però, gli e’ sfuggito: perché e’ troppo piccolo? Infatti,  l’oggetto ha un diametro verosimilmente intorno ai 30 metri.  Non c’è pericolo, considerando anche le piccole dimensioni dell’oggetto. Ma qualche piccola preoccupazione in più desta il prossimo passaggio ravvicinato del meteorite, che si ritiene avverrà  nel settembre del 2017, a fine mese, se i calcoli si confermeranno esatti.  Ma la probabilità di impatto con la Terra e’ molto bassa: si parla di una probabilità su ben 250 milioni!  Davvero una possibilità minima. Ma molti di questi oggetti non sono ben conosciuti, sono difficili da sorvegliare e possono così praticamente “apparire dal nulla” ed essere potenzialmente  pericolosi per la Terra. A questo punto però mi viene in mente quello che era successo nel febbraio di tre anni fa in Russia quando un meteorite si frantumò nell’atmosfera.
asteroide_ _russia_2013
La scia lasciata dall’asteroide esploso tre anni fa sopra Chelyabinsk, in Russia
meteor_hole_in_ice_russia.jpg
Guardate qui, e’ un Il cratere nel ghiaccio prodotto da uno dei frammenti dell’asteroide russo.
Il suo diametro era di soli venti metri. Eppure, i frammenti prodotti anche dal rompersi di vetri e finestre a causa dell’onda d’urto provocarono centinaia di feriti. L’energia che verrebbe prodotta dall’impatto di un asteroide come questo che ci sta passando vicino adesso, sarebbe addirittura maggiore, forse il doppio. Dunque, considerando la questione in generale, il problema e’ reale. L’impatto con meteoriti e’ non per niente uno  dei problemi del nostro pianeta, anche se per fortuna non immediato. E’ una delle cosiddette “emergenze planetarie”.
 
 
Morale: : si dovrebbe studiare ancora  di piu’ su quanto accade nel Sistema Solare, invntando qualcosa di nuovo, o potenziando sistemi gia’ operanti allo scopo di censire ed osservare soprattuto gli oggetti che orbitanonei pressi del nostro pianeta che gli antichi chiamarono”terra”, perche’ allora era ritenuto essere il suolo del mondo. Ed in effetti lo e’, dato che ancora non siamo in grado di abbandonarlo per cercare altri posti dove abitare.
CIAO
Marghian

RIECCOCI. SI E’ SCOPERTO CHE LASSU’, LONTANO LONTANO, IN QUEL DI PLUTONE, C’ERA IL MARE. SU CARONTE, SOTTO IL GHIACCIO

 SOTTO LA SUPERFICIE DI UNA LUNA DI PLUTONE

caronte_from_hubble_1990

Plutone e la luna Caronte, viste dal telescopio spaziale Hubble

caronte_color_ change

Caronte, ed un dettaglio della sua superficie rugosa vista da New Horizons

C’ERA UNA VOLTA IL MARE, S OTTO LA SUA SUPERFICIE

Ho già scritto due post dove accenno alla sonda della missione NASA denominata New Horizons”, in viaggio dal  gennaio del 2006 e che ora si trova in volo nei pressi di Plutone, oltre i pianeti del Sistema Solare. Li’ c’è una fascia di asteroidi che, vi ricordo, vien detta “Kuiper Belt” ossia “cintura”, o “fascia” di Kuiper, che e’ la “meta” del viaggio della sonda. Il nome della missione, “nuovi orizzonti”, sembra proprio essere il proverbiale “tutto un programma”. Vi ricordo che la missione New Horizons non prevedeva lo sbarco della sonda su Plutone, ma solo di passarci vicino effettuando un “fly by”, come si dice oggi, per continuare poi il suo viaggio oltre, e “tuffarsi” dentro la fascia di Kuiper. 

In questo avvicinamento al sistema plutoniano, i risultati non si sono fatti di certo attendere:  Infatti, già  subito dopo il fatidico avvicinamento a Plutone ed alla sua luna Caronte sono state effettuate alcune notevoli affascinanti scoperte che vanno dalla presenza di metano e azoto nell’atmosfera che sono stati osservati mediante i segnali radio inviati dalla Terra che attraversando l’atmosfera di Plutone sono stati distorti rivelandone così  la composizione chimica; dall’affascinante colore azzurro dell’atmosfera stessa alla presenza delle cosiddette “toline” che altro non sono che la ricombinazione di molecole organiche semplici in altre piu’ complesse per via della ionizzazione indotta dai raggi ultravioletti solari; dalla scoperta di intriganti strutture montagnose a notevoli formazioni collinari di ghiaccio su  Plutone e sulla sua  luna più grande, Caronte. Ed ora e’ proprio Caronte la grande star, il protagonista di altre interessanti osservazioni della sonda New Horizons.

Lassù, ad oltre sei miliardi di chilometri di distanza da noi, dove il Sole appare come un punto luminoso che quasi si confonde con le altre luci del cielo, sulla piccola luna di Plutone, Caronte, c’era una volta il mare. Era ben nascosto, però, stava li’ sotto la superficie ghiacciata del piccolo corpo celeste. Sembra essere l’inizio di un fantastico racconto, mentre invece e’ quanto sostengono gli scienziati, dati alla mano, dopo aver esaminato dettagliatamente le immagini inviate a Terra da New Horizons, immagini che sono state scattate  durante lo storico “inchino” che la sonda fece a Plutone e famiglia nel luglio dell’anno scorso.

Caronte, vi ricordo, e’ un planetoide che ha un diametro di ben 1200 chilometri. Grandicello, per essere il satellite di un pianeta piccolissimo, un pianeta nano. Plutone, infatti, ha un diametro di soli 2200 chilometri, eppure si sta dimostrando pieno di cose interessanti, direi stupefacenti.  New Horizons, passando vicino a Plutone una sola volta, ha giocoforza fotografato con i suoi strumenti di bordo un solo emisfero di Caronte, “bypassandolo” nel suo lungo viaggio verso ed oltre i confini del Sistema Solare. Eppure, le immagini scattate in quell’unico rapido passaggio, e quindi inviate a Terra via radio parlano chiaro: sulla superficie della grossa luna di Plutone si notano delle forti evidenze di movimenti tettonici, e quindi anche di scarpate, valli profonde anche sei chilometri e rilievi. Una superficie geologicamente alquanto attiva, con dei dinamismi tali che dimostrano che Caronte ha avuto in passato addirittura un aumento del suo volume. A questo punto, e qui vengo al dunque, gli esperti sostengono con convinzione che sotto la superficie di Caronte c’era il mare, o come si dice in questi casi, un oceano di acqua liquida.

Qualche miliardo di anni fa accadde però che il planetoide si raffreddò quasi bruscamente, con il conseguente congelamento dell’oceano sotterraneo. Le enormi masse d’acqua, nel trasformarsi in ghiaccio, causarono un aumento di volume della luna di Plutone, generando di conseguenza anche delle increspature sulla sua superficie oggi così evidenti; e ciò per via della notevole pressione esercitata dal ghiaccio sotterraneo.
L’acqua che si trovava al di sotto della crosta ghiacciata si e’ mantenuta liquida per molto tempo, e questo grazie alla presenza al centro di Caronte di un nucleo radioattivo che ha fornitoper molto tempo l’energia necessaria a generare un determinato calore per via del decadimento di elementi radioattivi.

New Horizons ha dunque scoperto un antico oceano di acqua allo stato liquido. Questa condizione, come abbiamo visto,  è rimasta  tale finché il decadimento degli elementi radioattivi nel nucleo ha prodotto l’energia necessaria, o parte di essa. Va considerato infatti anche il calore generato dai processi di formazione stessa della luna, e gli  effetti di marea generati dall’interazione gravitazionale con Plutone, interazioni che tra l’altro contribuiscono al prodursi del fenomeno del cosiddetto “criovulcanismo” (significa “vulcanismo a freddo”, con eventi simili ai Geyser dell’Islanda per esempio).

A dare prova di questo interessante passato di Caronte sono le fratture sulla crosta causate da questo processo di “glaciazione sotterranea”, generate da movimenti tettonici in qualche modo simili a quelli che avvengono fra le placche della superficie della Terra, anche se con cause e modalità chiaramente differenti.
Caronte, da allora ad oggi, ha “cambiato pelle come l’incredibile Hulk”, questo e’ il paragone che hanno fatto gli scienziati per spiegare cosa e’ accaduto a Caronte. Così come il personaggio fumettistico ingrossandosi “si strappa le vesti” così e’ accaduto a Caronte che, aumentando di poco il suo volume, ha “strappato la sua superficie”.

In una zona denominata “Valle della Serenità”, nei pressi dell’equatore del satellite di Plutone, la sonda ha visto una spaccatura lunga quasi duemila chilometri, e profonda otto chilometri. Supera il nostro Gran Canyon di ben quattro volte, e questo fa vedere proprio quali furono allora le forze in gioco.  Un oceano di acqua allo stato liquido esiste sotto la crosta ghiacciata della luna di Saturno Enceladus, ancora più notevole e’ tale caratteristica su Europa in quel di Giove. Queste due lune erano considerate fino ad ora le uniche a possedere questa caratteristica di un mare sotto la crosta. Gli scienziati pensano che esistano buone ragioni per ritenere che il processo di scioglimento e di “ricongelamento” del ghiaccio nel sottosuolo di Caronte possa essere avvenuto più di una volta durante la vita di Caronte. Non viene escluso  neppure che ancora qualche “giacimento sotterraneo” di acqua liquida possa esserci ancora oggi.

CIAO

Marghian

LE ONDE GRAVITAZIONALI ESISTONO, ROBA DA FANTASCIENZA. MA ORA E’ SCIENZA, E’ QUESTA LA GRANDE BELLEZZA

ONDE GRAVITAZIONALI

gravity _waves

Due buchi meri che si fondono insieme: e’ quel che e’ successo- i colori sono di fantasia

Einstein, il geniale scienziato tedesco  che un secolo fa  formulò la nota teoria della relatività, occupandosi perciò di spazio, tempo, massa ed energia pensò allo spazio ed al tempo come ad un “tessuto”, un “continuum” nel quale tutte le cose sono immerse. Una cosa pero’ alquanto diversa dallo spazio assoluto, dove le cose esistono e si muovono in sequenze di tempo assoluti (erano lo spazio ed il tempo come li concepivano Aristotele, Newton e Galileo).  La relatività parla invece di uno spazio-tempo a quattro dimensioni, ove appunto il tempo e’ una dimensione legata alle tre dimensioni classiche dello spazio euclideo- newtoniano, ossia assoluto. Lo spazio di Einstein, lo spazio-tempo,  e’ invece qualcosa di “relativo”, da cui il nome della celebre teoria. Relativo a che cosa? Lo sappiamo tutti: lo spazio – tempo e’ strutturato, e viene “piegato”,  in funzione della massa degli oggetti che vi sono immersi (nel senso che la sua struttura, “incurvata”, subisce gli effetti di una massa in prossimità del Sole lo spazio e’ “piu’ incurvato” che nei pressi della Terra, di massa piu’ piccola). Lo spazio-tempo non e’ una cosa assoluta, anzi si potrebbe quasi dire  che la materia, la sua massa, “crei” lo spazio-tempo”. Ogni oggetto che ha massa, a sua volta, si muove seguendo la curvatura dello spazio. Se una capsula spaziale gira intorno alla Terra, senza mai stancarsi, semplicemente sta seguendo la curvatura data allo spazio proprio dalla Terra, dalla sua massa.  Poeticamente, si potrebbe dice che lo spazio dice alla materia come muoversi, e che la materia (massa) dice allo spazio come curvarsi. Il tempo, intrinsecamente legato allo spazio, subisce poi delle influenze da parte della gravità, la quale gravità non e’ che la curvaturastessa piu’ o meno accentuata dello spazio che percio’ “costringe” i corpi a muoversi..come devono muoversi. Questa e’, in  estrema sintesi ed incompletezza,  quanto dice la parte della teoria della relatività detta “generale”, mentre la relatività “ristretta” o “speciale” si occupa degli effetti detti appunto “relativistici” degli oggetti in movimento in rapporto a massa, tempo e velocità della luce.

Una scoperta sensazionale.

Nel contesto della relatività generale che vi ho molto sommariamente esposto, c’e anche la geniale idea formulata da Einstein ma con tanto di equazioni, della esistenza di “vibrazioni” od “increspature” nello spazio-tempo , delle vere e proprie onde che deformano lo spazio-tempo. Sono le onde gravitazionali! Delle grandi masse in movimento, ad esempio due “buchi meri” o due “stelle di neutroni”, creano queste onde. Tutto crea onde gravitazionali, anche l’esplosione di una stella come supernova, il Sole, la Terra, anche il nostro corpo, ma increspature troppo piccole per essere rilevate. Roba da fantascienza. IN effetti, “Star Trek” e films simili sono pieni di “forti campi gravitazionali perturbati, “tunnel spazio-temporali”, eccetera. Persino nella lirica delle canzoni si parla di questo: “Supererò le correnti gravitazionali….” (Franco Battiato, fissato su queste cose un po’ come me…). Ma il bello e’ che…le onde gravitazionali esistono! Non e’ piu’ fantascienza, ma scienza.
La storia della ricerca delle onde gravitazionali, a conferma della geniale idea teorica, e’ vecchia. Negli anni ’60 del ‘900 ci provo’ un certo John Weber, che mise a punto uno strumento che avrebbe dovuto, almeno lui ci sperava, rilevare le onde gravitazionali che qualche evento violento avrebbe provocato. Non ci riusci’, ma l’idea era comunque buona. Due cilindri, distanti fra loro ben mille chilometri, “i cilindri di Weber” appunto, che avrebbero oscillato con un certo ritardo l’uno rispetto all’altro una volta “stimolati” da onde gravitazionali. La cosa pero’ suscitò il senso di sfida di alcuni “ragazzi della via Panisperna” (quei genietti guidati da Fermi), Amaldi e altri, a fare delle altre prove in merito nei laboratori dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn) e al Cern di Ginevra. Allora pero’ mancavano il “know how” e gli strumenti (e’ il caso di scriverlo..) per fare una simile scoperta. Oggi esistono gli interferometri a laser..ed e’ nata la magia: le onde gravitazionali sono state viste! Esistono davvero, queste vibrazioni che scuotono lo spazio, il tempo e persino noi stessi, “alterando la forma dei corpi” ma in misura chiaramente molto al di sotto del diametro di una particella elementare, e non ci accorgiamo (anche perché pure la luce segue “le onde”, e noi “vediamo dritte”, diciamo cosi’, anche le cose distorte- ma di poco, si badi bene).
La scoperta e’ stata possibile grazie all’uso dei due “interferometri a laser” gemelli americani e di un altro europeo. Il sistema  americano si chiama “Ligo”, abbreviazione che sta per “Laser Interferometer Gravitational-Wave Observatory” (osservatorio interferometrico tramite laser delle onde gravitazionali ), i due osservatori si trovano uno a Washington e l’altro in Louisiana. Il sistema  europeo si chiama invece Virgo e si trova vicino a Pisa. A proposito di Virgo, il coordinatore del team, italiano, che lo gestisce ha chiarito che con questa scoperta delle onde gravitazionali, si sta aprendo una sorta di nuova era per la fisica dell’universo. Infatti, sono passati solo quattro anni dal rilevamento del “bosone di Higgs”- la cosa e’ molto attinente, il bosone di Higgs conferisce massa a tutte le altre particelle….- adesso si e’ visto che ci sono le onde gravitazionali: ma perché questo accadesse, ci e’ voluto (a proposito di onde), uno “tsunami”, generato dal COLLASSO DI DUE BUCHI NERI IN UNO SOLO, avvenuta circa un miliardo di anni fa. Tale e’ forse la distanza di questi oggetti (ah, a proposito: la gravita’ viaggia alla velocità della luce? Forse, non si sa ancora).
Per la fisica comunque questo e’ gia’ un rislutato eccezionale, perche’ oltre ad aver confermato l’esistenza delle onde gravitazionali, ci da’ la prova diretta della esistenza dei buchi neri, risultato di stelle di grande massa che, dopo aver fuso il “combustibile nucleare”, sono collassate al punto da non far uscire nulla dal suo globo, neppure la luce: percio’, “buchi neri”. Ah, la massa dell’unico buco nero formatosi, e’ quella dei due buchi neri precedenti, a meno ovviamente dell’energia dissipata come onde gravitazionali.

 

UN MODO NUOVO DI STUDIARE IL CIELO
Or dunque, oltre all’entusiasmo del momento, quali risvolti, in astronomia ed astrofisica?
Come ho scritto prima, i fisici  si chiedono se le  onde gravitazionali si propagano alla stessa  velocità dell luce, quando poi velocemente si espande l’universo nel suo insieme, cosa succeda alla materia quando e’ pressata nelle stelle di neutroni ed altro ancora. Tutte domande alle quali oggi e’ piu’ possibile dare delle risposte esaurienti, e non solo, pesino idee fantastiche come i “buchi di verme” (woemholes) che si formerebbero nei pressi di un buco nero che “si collegherebbe” ad un altro molto distante,  cari alla fantascienza, sono meno fantatiche e piu’ reali-chiaramente per il loro “utilizzo pratico” ce ne corre, ma qualcosa esiste, non e’ tutto campato in aria. Cone qualcosa di piu’ si potra’ capire anche sulle fantomatiche “stringhe cosmiche”, la materia e l’energia oscura, il destino ultimo- se di ultimo si puo’ parlare…- dell’universo e molto altro ancora.
A d un solo giorno dall’annuncio della scoperta delle onde gravitazionali, si parla gia’ di “astrofisica gravitazionale”, ossia lo studio dell’universo, di certi fenomeni soprattutto, non solo visti e studiati otticamente o con gli altri spettri oltre il visibile- sempre luce e’…- ma studiati con l’osservazione delle onde gravitazionali.  Pensate che bello, in futuro ci sara’ un telescopio ‘gravitazionale’ nello spazio, se ne sta già interessando l’ESA, l’agenzia spaziale europea.  Non solo vedere l’universo grazie ai segnali elettromagnetici, la luce e le altre radiazioni, ma anche “ascoltarlo”, scoprendo anche, grazie alle onde di gravità, anche quello che non si vede
Astrofisica gravitazionale – “Quelle che oggi sono equazioni matematiche – ha rilevato – diventerebbero possibilità e uscirebbero dalla fantascienza”. Le implicazioni sarebbero “enormi”, ha aggiunto: “innanzitutto partirebbe la cosiddetta astrofisica gravitazionale: è importante perché finora tutti i segnali astrofisici noti, come quelli generati da galassie, stelle e pianeti, sono stati studiati in quanto emettono o assorbono luce. Con le onde gravitazionali non ci si limiterebbe a vedere l’universo, ma sarebbe possibile ‘ascoltarlo’ e riuscire in questo modo a studiare tutti i fenomeni e gli oggetti che sono invisibili ai nostri occhi, per quanto amplificati da strumenti potenti.
Sono cose molto belle ed interessanti, ma anche molto impegnative.  A proposito, ora mi guardo Sanremo:)
CIAO
Marghian

CI SONO COLLINE GALLEGGIANTI SU PLUTONE, ED UN VENTICELLO TENDE A SPEGNERE LE STELLE. SI’, AVETE LETTO BENE.

CI SONO DELLE COLLINE GALLEGGIANTI SU PLUTONE

hilss_on_pluto

Un particolare della geologia plutoniana

Plutone, mondo piccolo, gelido e monotono, geologicamente non attivo. Davvero un pianeta nano: retrocessione meritata, Plutone non e’ piu’ il nono pianeta del sistema solare.  Questo era, fino ad oggi, in sintesi (“giustamente”, non essendoci tanto da dire su Plutone, fino ad ora.),  l’identikit di Plutone. Ed invece le cose non stanno cosi’: tutto da riscrivere, sulle caratteristiche di questo corpo celeste del Sistema Solare che, sara’ pure piccolino, ma ha molte cose da dirci.
“Botte piccola, vino buono” sembra valere anche fuori dalla Terra, a quanto sembra, alla luce delle scoperte fatte alcuni mesi fa dalla sonda New Horizons: rilievi montuoso, pianure, valli, complesse formazioni geologiche e cielo azzurro sono le caratteristiche della superficie  e della atmosfera di Plutone e, cosa scoperta da poco, colline galleggianti. Proprio cosi’, colline galleggianti. Ho letto bene io, ed avete letto bene voi.

Si’, le ultime immagini inviate sulla Terra dalla sonda New Horizons  hanno lasciato gli astronomi della Nasa praticamente con i puntini interrogativi sopra la testa per lo stupore, come nei fumetti di Topolino: formazioni collinari, fatte prevalentemente di ghiaccio d’acqua che fluttuano quasi per magia, scivolando sullo strato sottostante composto di ghiaccio di azoto, piu’ denso del ghiaccio a noi familiare. Io personalmente non mi stupisco ormai di nulla. Plutone, come anche altri mondi lontani, che zitti zitti nascondono delle “chicche” che aspettano solo di essere scovate. Non mi stupirei, faccio per dire che’ lo stupore sarebbe tantissimo, se  sotto il ghiaccio di azoto (materiale presente anche nell’atmosfera del pianeta, che le  da’ il colore azzurro) ci fosse acqua allo stato liquido. Cosa questa,  gia’ ipotizzata ad esempio per la luna di Saturno Titano: un oceano di acqua liquida sotto la crosta. Anche per Plutone potrebbe essere così. Ma per questo, come diciamo noi in quel di Oristano, “andaus a vattu a su tempus”, andiamo dietro al tempo.

ED UN VENTO, DISTURBA LE STELLE

wind_estinguishing_stars

Immagine di fantasia di materia espulsa dal centro di una galassia

C’e un vento che spegne le stelle (???!! A chi lo dite..), nel senso che un gruppo di astronomi ha individuato una specie di vento che viaggia ad altissima velocitò, che fuoriesce ..da un buco nero che si trova nel centro di una galassia a spirale tipo la nostra. Preciso qui una cosa, anzi due: nulla fuoriesce da un buco nero, neppure la luce; piu’ precisamente, questo strano “vento” fuoriesce dai dintorni del buco nero, ossia da materia che gira  come in un vortice,  mentre ci cade dentro, attratta da un fortissimo campo gravitazionale.  L’altra cosa che voglio ricordarvi e’ che nel “rigonfiamento” detto “bulge” di una galassia, anche della nostra, vi sia annidato un buco nero.  Anzi, qualche anno fa ho letto che  anche nel centro di galassie prive di “bulge” ci sono buchi neri. Le stelle che si trovano al centro di una galassia, troppo vicine tra loro, tendono a fondersi in un unico oggetto che diventa un buco nero (o buchi neri gia’ formatisi si fondono a formarne uno bello grosso, il che e’ praticamente la stessa cosa). Il buco nero al centro della nostra galassia ha una massa  di piu’ di quattro milioni di volte quella del Sole,  tanto per (non) farci una idea. Okay, torniamo ora al nostro venticello.

Gli esperti (solite osservazioni da telescopio  spaziale, simulazioni al computer eccetera, chiaro, non si possono vedere accadere sotto il nostro naso cose che  durano miliardi di anni..) dicono che questa cosa puo’ interagire con l’ambiente galattico addirittura fino al punto di “spazzare” via i gas presenti nello spazio fra le stelle, impedendo cosi’ che se ne formino altre. Questi gas, estremamente rarefatti al punto che ci sonno solo alcuni atomi- soprattutto di idrogeno-  ogni metro cubo di spazio, sono la materia prima per la creazione di stelle:  per aggregazione di questi gasi, si formano  quegli ammassi incandescenti, tipo il Sole, che sono le stelle.  Questo strano vento, a detta della equipe di astrofisici guidato da Anna Lia Longinotti, ricercatrice italiana dell’Instituto Nacional de Astrofísica, Óptica y Electrónica di Puebla, in Messico (questo me lo sono copiato), insieme con alcuni ricercatori dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf), sembra abbia una velocità di poco meno di un centesimo di quella della luce, ossia a circa 33mila chilometri al secondo (la luce, pensate, viaggia a 300mila chilometri al secondo), altro che la bora! Scherzi a parte, i venti esistono anche negli spazi siderali: ad esempio,  come quello che ci viene anche dal Sole, fatto atomi di idrogeno ed elio, eccetera, detto appunto vento solare.

L’interazione fra questo vento cosmico e l’ambiente della galassia, che gli astrofisici chiamano “feedback”, “rimando”, e’ stata evidenziata dalle osservazioni di quasars (parola contratta che sta per “Quasi Stellar Radio Saurces”, ossia sorgenti radio di aspetto quasi stellare, ma molto piu’ grandi ed attivi delle stelle…) molto brillanti,  e che sono provvisti di enormi riserve di gas, gas che è il risultato di processi di fusioni galattiche (ossia di galassie che si fondono in una sola, con pochissime collisioni fra stelle, dati gli immensi spazi che le separa: accadra’ anche fra la nostra ed Andromeda,  fra tre miliardi di anni almeno).  Questo flusso di vento cosmico, è stato osservato nella galassia a spirale detta IRAS 17020+4544(copia- incolla..) tramite uno strumento detto spettrometro (che analizza cioe’ le caratteristiche della luce, da cui il materiale che la emette, e le sue caratteristiche) in dotazione a bordo dell’osservatorio spazialeXMM-Newton dell’Agenzia Spaziale Europea che opera dal dicembre del 1999. E si sono capite un po’ le proprietà di questo vento interstellare, in quella galassia.

Dall’interazione fra il “vento” ed il mezzo galattico s’e visto che nel materiale espulso dal buco nero in questione, o meglio, dai suoi pressi, ci sono atomi di elementi leggeri come l’ossigeno che, spiegano gli scienziati, e’ capace di agire da “freno” sulla formazione di nuove stelle. Qui la cosa e’ un po’ intricatina anche per me. Comunque,  ci si aspettava, nel processo di Feedback, una forte presenza di atomi di ferro, tipico dei quasars piu’ brillanti.

Lascio adesso la parola a tale Marcello Giroletti, che cosi’ ha spiegato che: “..questi venti sono ricchi di elementi legati alla presenza di vita, come l’ossigeno, e non solo il ferro, come invece pensato e osservato finora. Questi venti possono quindi contribuire ad arricchire il materiale della galassia di elementi legati alla vita. E, viste le similitudini con la nostra galassia, chi può dire se, in passato, tale destino non sia toccato anche alla Via Lattea, che ora ospita un buco nero dormiente?”.

I buchi neri, stelle morte ma  che portano la vita, o che  quanto meno la predispongono: non tutti i mali vengono per nuocere, anche nel cosmo, a quanto pare.

CIAO

Marghian

Affy

a fine binario

VIAGGIO VERSO CIELI LIMPIDI

La vita è bella comunque e a prescindere!

Chi trova un amico trova un tesoro

La vita è il frutto della nostra immaginazione

Pensieri...solo pensieri...

Per alcune persone, i libri fanno la differenza tra felicità e infelicità, speranza e disperazione, una vita degna di essere vissuta e una orribilmente noiosa.Anjali Banerjee♦♦Nel serpente il veleno è nei denti, nella mosca è nel capo, nello scorpione nella coda, nel malvagio in tutto il corpo.

Marghian - Music blog

Just another WordPress.com site

Semprevento's Blog

Amo il vento e tutto ciò che accarezza

Cayenna

Essere se stessi contro ogni violenza

la vita va...

Just another WordPress.com site

MALI & LINO

Just another WordPress.com site

~ A l b a ~

camminando insieme a voi.....

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Segui assieme ad altri 92 follower

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: