LEGGETE QUESTO, PER ORA. ABBIAMO UN PIANETA COME LA TERRA, E’ VICINISSIMO

Ciao. Non posso sapere quando riprenderò’ a scrivere “a pieno regime”  su questo blog (poveretto questo blog, fermo da diverso tempo, a nell’altro invece qualcosa ce l’ho messa …). Devo ancora finire la seconda parte di questo post, non vi posso promettere quando. Ma intanto leggete questo, e’ una notizia che ho appreso l’altra sera. Ve la espongo, tergiversando un po’… su qualche dettaglio.
C’E UN PIANETA ATTORNO ALLA STELLA PROXIMA CENTAURI!
prox_b
Ho scelto questa immagine di fantasia. Rende l’idea
Una notizia sensazionale, perché la particolarità di questo ennesimo pianeta extrasolare sta nel fatto che si trova vicinissimo a noi. Si’, vicinissimo, poco più di quattro anni luce. Tale e’ la distanza fra il Sole e noi e la famosa stella Alpha Centauri, che ha come compagna la Proxima Centauri, attorno alla quale stella (nana) ruota il pianeta.  Già se ne parlava, io stesso parecchi  anni fa ipotizzai questa cosa (pensai: “magari attorno ad Alpha Centauri o Proxima  c’è un pianeta come la Terra e non ci accorgiamo perché oggi i telescopi ottici non arrivano ancora ad osservare pianeti piccoli..”), ed io stesso ho trattato in post questa cosa-vedere qui-, ma adesso non e’ più una ipotesi, e’ ufficiale. Alcuni astronomi, per più di cinquanta notti, hanno puntato i telescopi della European Southern Observatory (praticamente “organizzazione europea per l’osservazione astronomica nell’emisfero australe”) ad Atacama in Cile per cercare appunto conferma dell’esistenza di un pianeta che si ipotizzava- come avevo scritto anche nel vecchio post- trovarsi attorno alla stella Alpha del Centauro – e queste osservazioni, dopo quelle che si sono succedute dal 2000 al 2014, hanno prodotto la scoperta confermante.
 
La scoperta fa epoca, in quanto si tratta della individuazione certa di un pianeta simile alla Terra che si trova poi vicinissimo; Proxima Centauri e’ difatti la stella più vicina a noi dopo il Sole. La sua luce ci arriva dopo più di quattro anni. E’ tanto,  ma per altre scoperte simili le distanze sono dell’ordine di centinaia, migliaia di anni luce! Proxima b, questo e’ importante, è poco più grosso della Terra e si trova all’interno della cosiddetta zona abitabile della sua stella Proxima Centauri; e’ la zona cioè in cui le temperature permettono all’acqua eventualmente presente sul pianeta di rimanere allo stato liquido e all’aria- sempre se e’ presente- di conservarsi a densità e temperature accettabili per la vita. Sapete come gli scienziati hanno battezzato questa fascia abitabile? Zona “Riccioli d’oro”. Perché nella fiaba “Riccioli d’oro e i tre orsi”,  la bambina protagonista sceglie sempre, fra gruppi di tre cose che le vengono proposte, quelle che stanno nella via di mezzo- non troppo grandi ne’ troppo piccole”, “non troppo dolci ne’ troppo amare”, e cosi’ via.  La via di mezzo, esattamente come sembra fare la vita su un pianata. E Sì, “Proxima-b è un cosiddetto “pianeta Goldilocks”, e questo alimenta.. certe “speranze”, mediate però dalla cautela.
Okay, Fatta questa “indispensabile”🙂 precisazione, vediamo cosa si e’ capito di questo pianeta. Ha una massa 1,3  volte quella della terra. Orbita ad una distanza di circa sette milioni di chilometri dalla stella madre. Vicinissima, se pensate all’orbita di Mercurio attorno al Sole che ha un raggio medio di circa 58 milioni di chilometri che vengono percorsi in 88 giorni; Proxima Centauri b orbita in soli undici giorni; eppure, si trova in una zona che, come abbiamo visto, e’ “privilegiata”; la stella Proxima Centauri, e’ una stella del tipo “nana rossa”- vedere in proposito la prima parte del post sull’evoluzione delle stelle..-, con un raggio di sette volte inferiore a quello del Sole ed una ed una luminosità molto bassa. E’ possibile quindi che sulla superficie del pianeta si condensi acqua allo stato liquido e le temperature siano accettabili per la vita. Certo, le cose non sono così semplici e non si deve “cantar vittoria”- vale soprattutto per quelli come me che ci tengono particolarmente🙂 -.
Prima di tutto, la “stella madre”, che poi fa parte del triplo sistema di stelle che noi  gente comune chiamiamo semplicemente “Alpha centauri” (Alpha Centauri a e Alpha Centauri b sono “due stelle in una” e, appunto, la “Proxima Centauri” che a noi qui interessa), e’ soggetta a forti brillamenti per via della alta densità interna, e moti convettivi che generano forti campi magnetici. Immaginate quanta radiazione, data poi la vicinanza del pianeta che se la becca quasi tutta. La luce che gli arriva e’ circa due terzi di quanto non ne riceva la Terra dal Sole, ecco perché la zona “riccioli d’oro” e’ di pochi milioni di chilometri, la distanza del pianeta dalla stella. Ipoteticamente, e’ possibile che ci sia la vita.
 
Si e’ visto anche che il pianeta ha un’orbita sincrona o quasi, rivolge alla stella sempre la stessa faccia tipo la Luna con la Terra, e le  condizioni ideali per la vita andrebbero cercate tutt’ al più nella zona in ombra; e’ li’ che poi si è protetti da raggi X e ultravioletti, prodotto dei brillamenti che, come ho scritto, vengono prodotti dalla stella. 
 
Un giorno forse non lontano potremo stabilire con maggior certezza le caratteristiche dell’atmosfera del pianeta, e vai con composizione chimica, temperatura e così via. ossigeno e metano, ad esempio, sono dei potenziali “marcatori” della possibile presenza di vita che, prudentemente, la scienza immagina sotto forma di microorganismi- i famosi batteri per intenderci- e non già omini verdi…-. Scoprire di più ci sarà più facile se il pianeta orbita in modo da eclissare la stella madre- i gas dell’atmosfera filtrerebbero la luce della stella eccetera…-. Ho letto che Hubble, l’ormai mitico telescopio spaziale- grande come un autobus-, ci tornerebbe ancora utile, puntandolo in quella direzione.
 
Ma non e’ tutto, Proxima Centauri B ha acceso la fantasia mia ma anche degli scienziati anche per l’invio di qualche sonda automatica che, spinta da dei laser, arriverebbe a viaggiare ad un quinto della velocità della luce e così arrivare nei pressi del pianeta in poco più di 20 anni, e si aspetterebbero altri quattro anni e passa per ricevere i dati (invece che i venti minuti, più o meno, per i dati che ci arrivano da Marte o qualche giorno per Plutone). Raga’, questa cosa mi ha incuriosito ed ecco che cosa ho letto in un sito: “…Si tratta del progetto “Breaktrough Starshot, ha l’obiettivo di costruire e inviare delle nano sonde proprio verso il sistema di Alpha Centauri, di cui Proxima Centauri fa parte. Le sonde verrebbero spinte dal laser e raggiungerebbero una velocità pari a un quinto di quella della luce. Riusciremmo così a raggiungere Proxima b in circa 20 anni..”. Forte, vero?
Come sapete- e come ormai sappiamo per certo- , ne esistono tanti altri. Il telescopio spaziale Kepler has covato migliaia di pianeti; ora, tolti quelli grossi e gassosi- tipo Giove o Saturno, le sospette “nane brune” che pianeti non sono” eccetera, alcuni sono simili alla Terra e potenzialmente abitati o abitabili e potenzialmente abitabili. Ma questo e’ il pianeta roccioso più vicino, e che potrebbe addirittura un giorno ospitarci, quando per il “troppo affollamento” o per la nostra incuria-cosa più probabile- si dovrà lasciare la Terra. Questa “emergenza” e’ di la’ da venire, e accadrà magari fra dieci o centomila anni se accadrà. Ma intanto, accontentiamoci di sapere che a pochi anni luce da noi c’è un piccolo mondo, tutto da capire.
*—-*—-*
 
Ho ripristinato il commento musicale, e’ la mia versione dell’Aria sulla IV corda di Bach- che   è  adatta a post come questo, come sapete da qualcuno che ne sa qualcosina in più  🙂 e che, fra l’altro, serve da  (ulteriore) intervallo: in questi giorni devo portare il pc a “visita specialistica”. Come pc non e’ guasto, anzi; ma devo vedere meglio la cosa sul sistema operativo e i programmi. Infatti non mi girano i programmi musicali,  che mi lasciano ascoltare le cose che ho gia’ fatto-tipo questa musica-  ma  non mi fanno fare altro: suono  due note e si blocca tutto, da dover anche riavviare il pc- che lo possino…     :) 
CIAO
Marghian

L’INETRVALLO CONTINUA: LAVORI IN CORSO, IN CASA :)

ANCORA INTERVALLO

Giocoforza, devo dare il bianco a quasi tutta la casa (e sarà bianco davvero, a parte il rosa della cucina che ho dato l’altro anno).

Ciao. Sono in ferie dal 4 luglio. Anche per me arriva l’indipendence day, il giorno dell’indipendenza – dal lavoro- . Sono soltanto ferie, mi devo  accontentare. E mi dovoro’ accontentare per alcuni anni ancora, grazie a quella befana piangitrice della Fornero, “chi ‘dda cùrra’  sa Justitzia chi ‘dda cùrrada- “che la rincorra la Giustizia, che la rincorra”, e’ una nostra colorita espressione di benedizione, praticamente è il nostro “che la possino ammazza’”  ..😆 -. Forza  e Pazienza… E poi ci sono i miei lavori in corso, da lunedi’ comincero’ alla grande. Credo che sarò impegnato almeno per due settimane. La terza settimana di ferie, prima del rientro in servizio, sarà dedicata al mare. Almeno spero.  Le circostanze non mi permetteranno di operare sul blog.  Questo a livello di post, ma spero di potervi comunque scrivere qualche commento, magari con lo smartphone (forza e coraggio…), in attesa di ricominciare a scrivervi qualcosa, sugli argomenti che sapete. Adesso, tanto per “cambiare”..🙂

IMMAGINI DAL COSMO

Seguirà, non so quando, la seconda parte del mio post sulle stelle.

IPOTESI DI BASE SUGLI  UNIVERSI PARALLELI

Approfondirò questa cosa. Tanti universi, raga’,  ci pensate? Ne riparleremo.

CIAO PER ORA

A presto,  

Marghian 

(Dimenticavo, vi faccio vedere ancora la mia casa, qui in questo post di 5 anni fa)

INTERVALLO – SHRDN

INTERVALLO

SHRDN

Ciao. Per questo intervallo fra la prima e la seconda parte del post “Anche le stelle nascono, crescono, muoiono..“… ho scelto questo video sul mistero degli antichi sardi. “SHRDN”. Vi sarete chiesti, leggendo il titolo del post, cosa volesse dire. E’ la traslitterazione di una antica parola semitica,  “shardan” (le lingue semitiche hanno solo le consonanti), nome con cui era designato il misterioso “popolo del mare”  e da cui chiaramente deriva la parola “sardegna”.  Del mistero degli “Shardan” avevo già scritto,  in questo post ed ho intenzione di scrivere  ancora sull’antica Sardegna;  ma dopo che avrò pubblicato  la seconda parte del post precedente. Per intanto, vi lascio da guardare  questo video.

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Gli antichi sardi non sono conosciuti come i Greci, i Galli o i Vichinghi. Ecco che molti sono i lati oscuri ed  alcune cose si basano su ipotesi, ora credibili, ora meno;  come ad esempio si sprecano le ipotesi su da dove veniamo noi sardi: “Africa”, “Penisola italica”,  “Medio Oriente” (c’è una vera e propria piramide “ziggurat” in quel di Sassari-guardate bene da 3,53 a 3,56 minuti di video-, e c’erano i Fenici ma questi sarebbero arrivati dopo, all’inizio dell’ epoca storica fondando alcune città fra le quali “Karalis”,divenuta poi  Cagliari, “Tharros”-li’ ci ho fatto servizio per tre anni- , “Nora” etc.) “Paesi Nordici” (il video dice che siamo discendenti degli antenati dei Vichinghi, cosa forse non del tutto campata in aria-guardate i modellini delle navi nuragiche! I “bronzetti” sono dell’epoca, cioè di  3000 anni fa almeno-); e poi  “Da Atlantide” (anzi per alcuni  la Sardegna era..Atlantide, la tesi di Sergio Frau), “Dalle Isole Britanniche” (verosimile! Pensate alle similitudini fra le strutture megalitiche inglesi e quelle sarde), “Dal centro Europa” e  piu’ ne ha piu’ ne metta,   e  persino “Da altri pianeti” (e’ una teoria pure quella, eh? Magari fosse..🙂 ).

Allora, da dove veniamo noi sardi? Dato che la gente, da che mondo e’ mondo, ha sempre dovuto migrare, un po’ da quasi tutti questi posti credo, altri pianeti a parte. A parte?  mmhhh  :)  

Ma poi in fondo,  questo sarebbe il mistero meno importante: e’ come chiedersi da dove vengano gli inglesi, i tedeschi, gli italiani oppure  i greci.  Riprenderò questo discorso insieme ad altre considerazioni, ma più avanti in un prossimo post.

 CIAO 

Marghian

 

ANCHE LE STELLE NASCONO, CRESCONO, MUOIONO.MA NON TUTTO FINISCE -PRIMA PARTE

LE STELLE, COME CI APPAIONO IN CIELO

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In una qualunque notte limpida, il cielo si vede trapunto di stelle. Questi puntini luminosi, agli occhi del profano ( e cioè di me, di voi-in generale- , e di tantissima gente nel mondo definita uomo della strada dagli esperti), ci sembrano tutti eguali o quasi, a parte delle differenze nella loro brillantezza e grandezza apparenti. Fra questi innumerevoli puntini luminosi ci sono anche le luci dei pochi oggetti non stellari, fra i quali alcuni pianeti del nostro Sistema Solare che si confondono con le stelle se non sappiamo bene dove guardare. Infatti, ci sembrano stelle Giove, Venere, Saturno e Marte. Ma le stelle, lo sappiamo, non sono tutte uguali. Esse si differenziano infatti grandemente per dimensioni- qui si intendono quelle reali-, tipo di radiazione emessa, composizione interna, durata del ciclo di vita eccetera. In una sola frase, ci sono diverse tipologie di stelle. Sappiamo anche che le stelle hanno pure loro un ciclo vitale. Le stelle infatti nascono, evolvono, muoiono (termine chiaramente “di convenienza”, dato che non parliamo di esseri biologici ma comunque appropriato, in quanto pure le stelle  terminano in qualche modo la loro esistenza-e dalle loro “ceneri” ne nascono altre-).

LA CULLA DELLE STELLE. ECCO DOVE ESSE  SI FORMANO

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La nota nebulosa “Testa di cavallo”, nella Costellazione di Orione.

LA NASCITA DI UNA STELLA

All’inizio della storia di una stella, abbiamo nello spazio una regione occupata da gas e polveri più dense del diffuso mezzo interstellare, molto più rarefatto. Questi nugoli di materiale più denso, soprattutto idrogeno ed elio, vengono definite dagli astronomi “nubi molecolari” perché li’ si ha la formazione di idrogeno molecolare , partendo da singoli atomi di idrogeno – che e’ l’elemento più abbondante in natura, e questa cosa e’ fondamentale, nella economia del nostro discorsetto- . Morale, queste nubi molecolari sono fucina di nuove stelle.
Succede- spiegato a grandi linee- che all’interno di queste nebulose più dense, si formano dei grumi di materia ancora più concentrata, materia che ad un certo punto della storia tende ad essere “confinata” in una regione sempre più ristretta per effetto di una maggiore attrazione gravitazionale , in quella piccola regione. Questi “grumi” di materia, che sono poi le future stelle, si formano dentro queste nubi molecolari per effetto di onde d’urto generate da fenomeni esplosivi di una certa violenza che sono le esplosioni dette “di supernova” (una supernova e’ una stella massiccia che già c’era’, in cielo; ma che per una sua esplosione violenta si manifesta improvvisamente agli occhi degli osservatori). Queste onde d’urto si generano anche per effetto di antiche collisioni fra galassie, e comunque, pervadono la nube molecolare che in certi punti si condensa in grossolani globi che, per effetto della gravità intrinseca, si compattano ulteriormente fino a raggiungere valori critici di densità e di temperature. E ci sono poi i cosiddetti “venti stellari” (continui flussi di particelle, soprattutto idrogeno), che pure danno un “aiutino” per il formarsi di altre stelle.
Le energie e le forze in gioco all’interno di uno di questi globi di gas diventano notevoli, e crescono ancora sotto l’effetto di questa “morsa” rappresentata dalla forza di gravità. Ma la pressione interna non e’ ancora sufficiente a contrastare questo collasso gravitazionale, e si ha nel sistema una instabilità detta “di Jeans”, e l’oggetto collassa, e collassa ancora. Il globo così formatosi e’ estremamente ricco di materia (sempre il famoso idrogeno), e l’energia gravitazionale genera all’interno sempre maggiore energia termica. Attorno a questo globo abbiamo anche un disco di materia che accresce l’oggetto centrale il quale in parte “se ne nutre” per attrazione gravitazionale. Più materia inglobata nell’oggetto massiccio significa ovviamente più massa, e quindi maggiore gravità e, per contrasto, più densità e calore all’interno. L’oggetto così costituito e’ la protostella. Dal disco di accrescimento, poi, si formeranno in seguito anche i vari pianeti di un sistema stellare. Ma quando è che una stella e’. ..una stella? Adesso ci si arriva.

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Una protostella con il suo disco di accrescimento -dove in seguito si formano i pianeti

La protostella diventa “ufficialmente” una stella quando, dopo qualche centinaio di migliaia di anni di “gestazione” per una protostella massiccia e dopo  una decina di milioni di anni per una futura stella delle dimensioni del nostro Sole, dall’idrogeno presente all’interno del suo nucleo si cominciano a formare, per pressione e temperature (ora sufficienti ad innescare reazioni nucleari di fusione), atomi di un elemento appena più pesante e complesso nella scala degli elementi: l’elio. E’ la fusione nucleare di atomi di idrogeno in atomi di elio! Questa immane energia generata dalle reazioni di fusione riesce ora a contrastare a sufficienza la gravità,  Ecco, e’ nata una nuova stella. Chiaramente il discorso e’ molto più complesso, ma dà comunque una idea di come si formi una stella, e di che cosa siano fatte in realtà le stelle. E la nostra “placenta cosmica”, che fine farà? La nube molecolare, dopo la formazione di diverse stelle, sarà “distrutta” dopo pochi milioni di anni; la luce e le radiazioni emesse dagli astri formatisi disperderà i gas residui, che in parte  verranno poi di nuovo “pressati” dalle prossime onde d’urto di stelle esplose, venti stellari e scontri fra galassie. Questa meravigliosa nascita di stelle e’ stata osservata bene grazie alle ultime generazioni di telescopi, in particolare Hubble che dallo spazio intorno alla Terra dove si trova ci ha mandato immagini bellissime. Per non dire del contributo dato dalla radioastronomia.

Ci sono, attenzione, protostelle che non diventano mai delle vere e proprie stelle. Questo perché la loro massa non e’ sufficiente ad “innescare” la reazione nucleare nel nucleo- mi ripeto, ma con un diverso significato del termine..- interno; e’ una questione di massa, ed e’ sempre la signora gravità a comandare. Allora, gli astrofisici hanno stabilito che: un grumo protostellare di una massa inferiore a 0,0 8 volte quella del Sole non diventa stella vera e propria ma diventa una cosiddetta “nana bruna”. E siamo già nel tema dei tipi di stelle in funzione della massa iniziale che in gran parte si conserva tale. La nana bruna e’ una “substella” (lasciatemi passare il termine), molto più fredda. E’ simile, per struttura, a Giove, ma di alcune volte piu grosso ed avente una massa non inferiore a 13 volte quella di Giove. Se poi la massa dell’oggetto protostellare e’ invece uguale o di poco superiore al valore di 0,8 masse solari, si genera una stella detta di “pre-sequenza principale”- e “restano tali” fino a quando non si “accendono”, entrando così nel novero delle stelle della sequenza principale- vedremo poi cosa e’ questa cosa bellina-, della quale come vedremo anche il Sole fa parte .

Un discorso a parte merita la questione della formazione di stelle massicce, dove si innescano già le reazioni nucleari quando ancora la stella e’ nella fase di accrescimento come abbiamo visto da un disco, attorno alla nuova stella. Si formano dei dischi di accrescimento che sono talvolta  associati a dei potenti  “getti polari” di materia, cosiddetti. Le stelle massicce si dividono in due principali classi, dette classe 0, che raggruppa quelle stelle superiori per massa a 15 volte il Sole; le stelle di classe B sono invece  stelle di massa maggiore o uguale alle 9 masse solari.
La vita “quotidiana” e normale di una stella e’ quel 90 per cento della sua esistenza passata tranquillamente in uno stato di relativa stabilità. E’ dall’inizio di questa fase  che le stelle di massa abbastanza considerevole  rientrano nella “sequenza principale” nella quale le stelle trasformano, nel nucleo, parte dall’idrogeno in elio ed in elementi ancora più pesanti se la massa e’ abbastanza grande da innescare ulteriori  processi di sintesi nucleare, come vedremo. 

Ma vediamo adesso che cosa è questa sequenza principale, alla quale si fa riferimento. Intorno al 1910 un certo Hertzprung e, indipendentemente da questi un certo Russel  misero a punto un diagramma, detto perciò “diagramma di Hertzprung-Russel” o semplicemente “diagramma H.R.”

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Il diagramma H.R.  e’ un espediente teorico per incasellare le stelle in certe categorie sulla base della loro temperatura effettiva e luminosità. Se lo osserviamo, vediamo che in ascissa e’ indicata la temperatura effettiva, in ordinate la luminosità assoluta con valore di riferimento del Sole= 1 e la magnitudine apparente ed assoluta rispettivamente indicati negli assi verticali a sinistra e a destra del diagramma). Queste due caratteristiche, la temperatura e la luminosità, sono intimamente legate alla struttura intrinseca dell’astro ed ecco che, non essendo queste caratteristiche misurabili direttamente, ci si basa su dei modelli per stabilire massa, densità di materia, età, composizione chimica eccetera.
Essendoci una relazione forte fra la temperatura delle stelle ed il cosiddetto “indice di colore”, e fra la loro luminosità e le magnitudini apparenti ed assolute (la magnitudine assoluta e’ una convenzione: e’ la magnitudine apparente che avrebbe un astro ad una certa distanza standard, stella o pianeta, di riferimento che è di 10 cosiddetti “parsec”-“parallasse per secondo d’arco”-, che sono poco più di 3,2 anni luce- per una stella-, mentre è di una unità astronomica (la distanza Terra-Sole)-presa a riferimento invece  per un oggetto del sistema solare-. Ecco che queste quantità risultano misurabili e valutabili dagli osservatori. Chiaramente per noi sono calcoli complicati. Ci basti solo sapere che gli astronomi mettono  in relazione il diagramma di Hertzprung-Russel con un altro diagramma detto “diagramma colore- magnitudine”, e fanno le loro debite valutazioni sulle caratteristiche di una stella (età composizione chimica, caratteristiche interne  e gravità superficiale, atmosfera dell’astro). Ma non solo, si ricostruisce la storia evolutiva delle stelle, la loro “aspettativa di vita” (magari adesso restano attive piu’ a lungo, la legge Fornero e’ universale…😆, scherzi a parte continuiamo con l’escursus J ), il destino ultimo di astri e agglomerati di astri (si possono così studiare gli ammassi globulari, gli ammassi aperti e coso).

Le stelle delle varie categorie e tipi sono posizionate in zone ben distinte del diagramma, ed ecco che e’ il diagramma consta di una “striscia” che subito salta agli occhi, e che si sviluppa in diagonale da destra in basso a sinistra in alto del diagramma: e’ la benedetta “sequenza principale” (ce semo arivati!). Li’ e’ segnato il percorso evolutivo predominante delle stelle, con le stelle nelle loro varie categorie. In basso a sinistra troviamo le stelle piu’ piccole e meno calde, a partire dalle nane rosse, “subnane”, “arancioni” , “stelle nane” – ma non le confondiamo  con quelle “nane” che ho nominato or ora, che sono altra cosa..-, ossia quelle che hanno una massa tipo il Sole, poco meno o poco piu’, e poi via via a salire lungo la striscia verso destra della sequenza principale del diagramma, stelle “gialle” (il Sole e’ una “nana gialla”!), “biancogialle”, “bianche”, “biancoazzurre”, “azzurre”, e poi le stelle giganti suddivise in categorie che fanno impazzire, come ad esempio “nane blu”- pur se sono enormi, sono chiamate cosi’ perche’ comunque piu’ piccole delle “stelle  blu” e si pensa che siano una evoluzione delle nane rosse (ma in questo senso le nane blu sono solo un modello teorico, nessuno le ha ancora viste). Ci sono poi le stelle dette“giganti blu” e le “supergiganti blu”. Al top della striscia di sequenza principale si trovano quelle enormi stelle dette di Wolf-Reyeft, che possono arrivare anche a 90 masse solari e che forse sono l’evoluzione di stelle “nane blu” (ipotetica pure lei, perché sarebbe un futuro stadio evolutivo della “nana rossa”, non osservato).

Fuori dalla sequenza principale, sulla  destra del diagramma in basso, vi è una linea curva dove sono “collocate” le stelle della categoria delle “nane bianche”. Vi anticipo finire li’ sara’ anche  il destino futuro del Sole, alla sua “morte”. Passera’ del tempo, la nostra stella avra’ ancora un guizzo di vita, e poi sara’ una-sentite sentite… “nana nera”. In basso a destra del diagramma e poco sopra l’inizio della sequenza principale, sono indicati gli oggetti cosiddetti “oggetti stellari giovani”, le stelle che si stanno formando di cui vi ho scritto sopra, e le stelle “pre-sequenza principale”. Sono divisi in “oggetti massivi”, “oggetti di massa media” e poi ci sono le “nane brune”. In alto sulla destra della “sequenza principale”, si sviluppa un’area definita anche “ramo orizzontale” del diagramma che e’ quella delle “giganti rosse” e “ipergiganti  rosse”, tipo le  famose Antares e Betelgeuse.
Una classificazione poi un po’ piu’ grossolana e’ fra le altre quella di “popolazione I” e “popolazione II. Le stelle di popolazione I sono quelle stelle che stanno nel bulbo, o “bulge”, delle galassie, negli ammassi aperti (le Pleiadi sono un—), e nel disco galattico. Le stelle di “popolazione II” sono invece piu’ vecchie, e come tali preferiscono starsene lontane dalla calca, in periferia delle galassie o negli ammassi globulari (che sono delle formazioni di stelle che stanno nell’alone della galassia, composte principalmente da stelle vecchie e mediamente  “povere di metalli”).

“Nane brune”, “nane rosse”,”nane blu”,”stelle nane”,”giganti” e “supergiganti” rosse, gialle  e blu”, ma che e’ tutta questa cosa? Non e’ facile districarsi in mezzo a questa che sembra una bizzarra gara di statura e di robustezza e peso fra stelle. Non ci riesco nemmeno io molto bene. Ma e’ da queste varietà di caratteristiche e di tipologie delle  stelle che dipende il destino a cui queste vanno incontro, dopo il loro ciclo vitale trascorso a bruciare – non proprio- gli elementi, fondendoli in altri piu’ complessi, fino a vari tipi di collasso finale, o “morte”, a cui le stelle inesorabilmente si avviano. C’e molto ancora da dire, sulla vita delle stelle, dal Sole ad Antares,da Betelgeuse a Rigel e ancora alle piccole nane rosse.( su questa tipologia di stelle poi si e’ scoperta una cosa bella: le nane rosse hanno pianeti simili alla Terra intorno, e sono le più diffuse nell’universo!). Ma citiamo alcune cose essenziali, e di base (anche perche’ io stesso non saprei fare molto di piu’).  Ma non adesso, che’ il post mi sta venendo lunghetto, quindi…

FINE PRIMA PARTE

p.s., questo post era li’, poverino, che per una settimana andava e tornava con me dall’ufficio, a bordo della pennina. Scrivevo due righe ogni tanto li’, altri cinque o dieci minuti ci lavoravo qui a casa poco prima di cena (scrivendo anche dei commenti..), e così ora sono riuscito a pubblicarlo-mentre mi preparo il pranzo-. Sto preparando la seconda parte, nella stessa maniera-forza e coraggio…-.

 CIAO
Marghian

MI RICORDO CHE A NATALE AVEVO LETTO DI LUCI SULL’ASTEROIDE CERERE. MA NON ERANO INDIGENI CHE SI PREPARAVANO A FESTEGGIARE.

STRANE LUCI SU CERERE

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Luce strana, su Cerere

Ciao. In un precedente post vi ho scritto qualcosa sul pianeta nano Cerere, un oggetto grande un terzo della nostra Luna e situato ben più lontano, fra Marte e Giove, nella fascia principale di asteroidi (la cosiddetta  “fascia dei pianetini” che circonda il Sole).
Oggi torno a scrivervi delle cosette su questo grosso asteroide che a me piace chiamare un piccolo pianeta;  perché questo  si sta rivelando essere Cerere:  un oggetto quanto mai intrigante , misterioso e soprattutto interessante. 

Le immagini inviateci dalla sonda della Nasa Dawn l’anno scorso infatti ci hanno fatto vedere ad esempio dei dettagli su particolari forme sulla sua superficie, come ad esempio quella di un picco a forma di piramide che si staglia su un paesaggio relativamente pianeggiante. Ma i particolari che rendono affascinante e misterioso Cerere sono specialmente quelli riguardanti strane macchie luminose che compaiono più o meno su tutta la sua superficie. Si’, avete letto bene, macchie luminose! Era il periodo di Natale, quando lessi in web due o tre articoli che evidenziavano l’esistenza del fenomeno di strane macchie luminose sulla superficie di questo planetoide. Non erano però addobbi e luci di Natale degli indigeni, ne’ lassù ci si preparava ora per la Pasqua.”Magari fosse”, ho pensato io. Purtroppo no, restiamo con i piedi per terra, anche se guardiamo il cielo. Anzi a maggior ragione, l’entusiasmo può farci prendere il volo. Ma io penso e spero che, se non proprio li’, qualcuno lassù ci sia, magari su un pianeta vicino ad un’altra stella e coso. Comunque, andiamo appresso…

Prima di esporre la questione delle “luci di Cerere” voglio pero’ riportarvi in breve un “identikit” di questo grosso sasso che si chiama Cerere, il quale e’ il piu’ grosso asteroide di quelli che si trovano nelle orbite comprese  fra quella di Marte e l’orbita occupata da Giove.

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Cerere. Ecco, come l’è.

Cerere è’ un vero e proprio piccolo pianeta che l’astronomo italiano Giuseppe Piazzi scoprì nel 1901. Fu considerato per mezzo secolo come “ l’ottavo pianeta” ed oggi e’ “annoverato” fra i cosiddetti “pianeti nani”, alla stregua di Plutone (declassificato a questa categoria dalla comunità astronomica internazionale nel 2006), e degli altri oggetti simili come Quaor Sedna od Eris, oggetti considerevoli che si trovano nell’altra fascia di asteroidi, la “Cintura di Kuiper”, oltre Plutone. Vi ricordo qui che lo stesso Plutone e’ un oggetto originario di questa seconda fascia di asteroidi, ossia e ‘un KBO, Kuiper Belt Object, oggetto facente parte della cintura di Kuiper.

Tornando all’oggetto..oggetto appunto delle nostre considerazioni, aggiungo che esso ha un diametro di circa 950 chilometri, ed una massa che, da sola, supera del 30% quella di tutti gli altri asteroidi della fascia asteroidale cui appartiene, la fascia principale. Cerere compie un giro intorno al Sole in soli quattro anni e  mezzo, e compie una rotazione su se’ stesso in quattro ore circa.
Ha forma praticamente sferica, proprio come un pianeta, e questo proprio perché non e’ un blocco compatto come un asteroide più piccolo, o un meteorite che, pur ruotando su se’ stesso, mantiene inalterata la propria forma irregolare: Cerere, come un oggetto lavorato al tornio (già, “effetto tornio”, io lo chiamerei così… ), ha assunto la forma sferica tipica di un pianeta per via della sua struttura “differenziata”, ossia fatto di una crosta, un “mantello “sottostante  che difficilmente e’ fatto di roccia fusa, pur se questo non e’ da escludere. Più verosimilmente, il “magma” di Cerere consta ora di  materiale ghiacciato, e forse, fra la superficie ed il” mantello,” c’è pure un “oceano” di acqua liquida come per Europa (nei pressi di Giove, luna di–, forse anche Titano, presso Saturno) ;  c’è poi sicuramente un nucleo roccioso e così completiamo il quadro (sullo lo standard, della struttura di un pianeta , grande o piccolo che sia).

Cerere, strutturato cosi,  “a cipolla”, come la Terra Marte o la Luna, e’ proprio un piccolo pianeta. Non solo, la sua superficie e’ varia e ricca di particolari con pianure, rilevi montuosi (a proposito, c’è una montagna più alta del Monte Rosa),  crateri e non si esclude che in essa avvengano anche dei  fenomeni tettonici e vulcanici. Pero’..di un vulcanismo cosiddetto “freddo” o “criovulcanismo”, cioe’ eruzioni di acqua, ammoniaca ed altri materiali, con “lapilli” fatti di ghiaccio di acqua, metano, ed altro.

La superficie di Cerere, inoltre, come la maggioranza dei corpi solidi del Sistema Solare, è piena di crateri tipo quelli della Luna, , molti dei quali hanno picchi centrali. Ci sono ampie evidenze di attività passata sulla superficie, inclusi i flussi di materiale fluido, frane e strutture crollate.
Cerere sembra mostrare una maggior quantità di segni di attività passata rispetto all’asteroide gigante Vesta, , che la sonda Dawn ha studiato intensamente per ben 14 mesi nel 2011 e 2012. Dopo, l’attenzione della missione si e’ spostata su Cerere. Nei primi di marzo dell’anno scorso, Dawn si e’ posizionata in orbita attorno all’asteroide ad una altezza di seimila chilometri, avvicinandosi sempre più ad esso, fino a posizionarsi su un ‘orbita di appena settecento chilometri dalla superficie. Da quella posizione privilegiata, gli strumenti di Dawn ha preso informazioni interessanti sulla morfologia della superficie, e sulla sua geologia. Cerere sembra avere, sulla sua superficie, delle vaste aree ricoperte di acqua ghiacciata (ci sarebbero laghi, fiumi ed il mare, se soltanto ci fossero una atmosfera densa, una certa temperatura ed una certa pressione atmosferica: quest’ultima e’ fondamentale, insieme alla temperatura, per avere acqua allo stato liquido).
In questi mesi si e’ parlato e scritto parecchio su Cerere, per via di queste scoperte e studi. Ma il vero motivo che ha riportato alla ribalta delle cronache il più grosso dei “pianetini” e’ da ricercarsi nel fatto che le immagini della superficie di Cerere  mostrano nientemeno che delle considerevoli macchie luminose, ed eccoci finalmente al punto, sparse qui e la’ sulla superficie di Cerere.

Mi preciso ancora su qualcosa: la superficie di Cerere la temperatura varia da poco più di 90 gradi sotto lo zero a poco più  di 30 gradi sotto lo zero nella fascia equatoriale. Non fa poi tanto freddo lassù, se pensiamo che sulla Terra (Siberia eccetera) si arriva anche a meno 50 gradi centigradi. Proprio li’, nella fascia equatoriale di Cerere, vennero scoperte centotrenta grosse macchie luminose, le quali riflettono addirittura anche il 50 per cento della luce solare. Sulle prime non si capiva cosa potesse essere all’origine di tanta luminosità, sulla superficie di planetoide così lontano dal Sole. Secondo la Nasa, il mistero e’ stato risolto, infatti  il capo della missione “New Down”-ho copiato il nome, Christopher Russell- ha fatto la seguente dichiarazione in merito a ciò, che qui vi riporto: “gli  scienziati responsabili della missione Dawn adesso possono concludere che l’intensa luminosità di queste macchie è dovuta al riflesso della luce solare di materiali altamente riflettenti sulla superficie, forse ghiaccio”.

La NASA ha reso noto che forse potrebbe essere stato risolto il mistero delle macchie luminose rilevate su questo pianeta nano,grazie a delle successive immagini catturate dalla sonda Dawn. Il brillio che si nota sarebbe dovuto alla presenza di un particolare sale di magnesio, detto hexahydrite, un  solfato di magnesio insomma, una variante del quale esiste anche qui sulla Terra. Allora, cosa succede quando l’acqua del mare che vediamo in certe piccole pozzanghere negli scogli evapora? Rimane del sale, tipo le saline. Ecco cosa e’ accaduto, e accade, su Cerere: ghiaccio d’acqua che sublima e che lascia del solfato di magnesio e magari qualche altra sostanza e paff, riflette la luce solare generando questi brillii.

Una di queste macchie e’ lunga più di dieci chilometri e larga più di cinquecento metri e si sviluppa dentro ad un cratere da impatto che ha un diametro di ben 90 chilometri. Perciò del ghiaccio, espulso dalla superficie sotto forma di “geyser”, che evaporando non si porta appresso il sale di magnesio che rimane li’ fermo, e che con il suo alto potere riflettente detto “albedo”, ci fa sognare. Anche gli alieni che accendono delle luci per qualche evento importante. E che cosa non e’ importante, nell’universo? 

CIAO

Marghian

LE DUE COMETE DI PASQUA

LE COMETE DI PASCQUA

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Una cometa non si comporta così, e’ solo una raffigurazione. Pero’ e’ bella, dai 🙂

Già, le due comete di Pasqua, e  non solo quella di Natale, molto più famosa (anche se cometa non era).

Proprio all’inizio di quest’anno, a gennaio, è stata scoperta una cometa, denominata con il codice fiscale p/2016 ba 14 PaN STARRS che ha le stesse caratteristiche orbitali di un’altra cometa,  detta “252P/Linear” ed  il cui passaggio al perielio (massima vicinanza al Sole) era previsto la metà di questo mese di marzo, passaggio che è effettivamente avvenuto il giorno 15.

Ma “252P/Linear”  non e’ stata la sola; a farle compagnia e’ stata la seconda cometina, la Pan Stars. Le due comete sono passate insieme anche nel punto di massima vicinanza alla Terra, e questo è successo proprio nell’ equinozio di primavera, anzi un po’ dopo,  nei giorni 21 e 22 di questo mese di marzo, ad una distanza dalla Terra  inferiore a sei milioni di chilometri . Una distanza che ci garantiva sonni tranquilli, ma comunque parecchio  vicina. Infatti,  trattandosi di distanze astronomiche, cinque o sei milioni  di chilometri non sono poi tanto. 

Si tratta di due comete “parenti” , anzi “madre e figlia”, che hanno fatto capolino a ridosso dell’equinozio di Primavera;  equinozio che,  vi ricordo e’stato  il piu’ precoce degli ultimi centoventi anni (noi sardi usiamo questa espressione per la Pasqua che cade a fine marzo: “Pasca bàscia”, ossia “Pasqua bassa”). La cometa P/2016 BA14 – ho fatto “copia incolla”..- scoperta a gennaio di quest’anno  e’ considerata essere un frammento staccatosi dalla “LINEAR”. Ecco perché sono “madre” e “figlia” nel vasto panorama cometario del Sistema Solare.

Le due comete di Pasqua, possiamo chiamarle così anche se il massimo avvicinamento alla Terra e’ avvenuto qualche giorno fa, ci hanno fatto, o ci stanno facendo anche un altro piccolo regalo: uno “strascico” di frammenti delle due comete che generano una pioggia di stelle cadenti (che sono appunto dei frammenti minuscoli di ghiaccio che fendendo l’atmosfera terrestre si disintegrano ed eccitano contemporaneamente l’aria, creando la classica e suggestiva scia bianca che ci induce, vedendola, a desiderare qualcosa). Il radiante di una delle due comete,  ossia la direzione da dove ci provengono le stelle cadenti da questa generata, si trovano nell’emisfero celeste australe.

Un  altro notevole primato degno di nota che riguarda  queste due comete, è che queste  fanno parte della “hit parade” delle dieci comete che maggiormente si sono avvicinate alla Terra nell’arco di duemila anni,  ossia dalla cometa di Natale ad oggi, ovviamente sempre che la cometa di Natale fosse davvero una cometa, a maggior ragione  non sappiamo a che distanza ci sarebbe passata vicino  se di cometa si è trattato quella volta, , o che cosa fosse lassamo perde, anzi no:, guardate QUI.

In questi giorni, nel cielo, c’è  gran movimento, non di 5 stelle ma  solo di due comete, movimento che e’ coinciso poi con la congiunzione tra la Luna, che era quasi piena, e Giove. L’avvicinamento massimo di “Linear” c’e stato intorno alle due ed un quarto del pomeriggio del 21 del mese, ma il fenomeno e’ stato visibile solo “dall’altra parte del pianeta”, nell’emisfero sud. Pero’, c’e stata l’altra, “la piccolina”, quella scoperta da poco e contrassegnata con codice P/2016 BA14, che alle 16,31 (da intendersi sempre ora italiana) del giorno 22 e’ passata ad una distanza di soli tre milioni e mezzo di chilometri dalla Terra. E’ stato il terzo passaggio più ravvicinato alla Terra di una cometa: i precedenti sono avvenuti nel medioevo e nella seconda meta’ del 1700.

Lo spettacolo di una delle due comete per questo emisfero,  (che io non ho visto, non possedendo un telescopio di almeno 200 millimetri che da cio’ che ho letto  e’ quello che ci vuole questa volta ..)  e’ stato disturbato dalla luce della Luna che comunque, comunque, poverina, doveva fare il suo dovere di “Luna di Pasqua”. Che come sappiamo, cade la prima domenica successiva al primo plenilunio di Primavera. Ah, per vedere qualcosa si deve puntare il telescopio verso le stelle della costellazione del Leone.

CIAO, E FELICE PASQUA

Marghian

C’E UNA SPETTACOLARE BOLLA DI SAPONE. NEL CIELO, CHE AVVOLGE UNA STELLA

UNA BOLLA DI SAPONE, NEL CIELO, FRA LE STELLE, FA BELLA MOSTRA DI SE’

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La bolla che avvolge la stella WR31. “Fonte”: Hubble Telescope.

Pare che il buon vecchio telescopio spaziale Hubble abbia davvero intenzione di andare in pensione con tutti gli onori, lasciando un buon ricordo di se’. Gli scienziati della Nasa e dell’ente spaziale europeo Esa , in attesa di inviare il suo successore, il “James Webb” stanno  ancora sfruttando alla grande  le capacità dell’ormai mitico telescopio, con risultati eccellenti nella produzione di meravigliose immagini del cosmo;  immagini e dati che servono soprattutto  per cercare sempre più di carpirne i segreti e di comprenderne i misteri.
Per non smentirsi, Hubble ha da poco scoperto ancora qualcosa di spettacolare. Lontano, a ben trentamila anni luce da noi, ha visto uno spettacolo davvero notevole, che sembra proprio..una bolla di sapone, una bolla di sapone  cosmica.  La  fotografia che Hubble ha scattato ritrae questa cosa, al entro della quale c’e una stella, codice fiscale WR31, ed e’ bella grande. Quanto? Immaginate di avere una bilancia capace di pesare due stelle. In un piatto, ci mettiamo il Sole. Nell’altro, questa stella che secondi gli scienziati si trova proprio al centro della spettacolare bolla. Da questo confronto, la nostra stella ne esce parecchio sconfitta: pesa venti volte meno! Si’, la massa di questa stella appunto…super massiccia, e’ di 20 volte superiore a quella del Sole.  Proviamo a raggiungerla, ragazzi? Se ci prestano una capsula con il motore truccato, da poter competere in velocità con la luce,  arriviamo sulla Luna in un secondo e mezzo. Però, dovremo viaggiare per “altri” 30 mila anni (portiamoci appresso un buon libro e qualche mazzo di carte. Per non annoiarmi, io mi porterò le mie MS classic- non fumare per trentamila anni mi viene un po’ in salita  :lol:  )  -. E siamo in quel della costellazione detta della Carena.
A parte gli scherzi, ma la distanza e’ davvero questa, la stella che ha prodotto questa suggestiva bolla cosmica e’ di quelle che gli scienziati ritengono particolari. Sono stelle assai rare, ed uno strano guscio le avvolge, un guscio fatto di gas e di polveri. La sua temperatura, me stavo dimenticando, e’ di cinque volte superiore alla temperatura del Sole. Ma com’e che questa stella e’ avvolta da questo bel guscio? Ci arrivo subito. Le stelle, tutte le stelle, generano un vento. Un vero e proprio vento stellare, che in stelle come questa e’ particolarmente impetuoso. Ed e’ questo vento che spinge ed alimenta questa bolla che si espande. E’ fatta di idrogeno ed elio. Giocoforza, la stella e’ costituita di questo materiale, ecco che come diciamo noi, “truncu de figu, astu de figu”, “da tronco di fico, nasce il ramo di fico”. Ecco che, “analogamente”  da un ammaso di idrogeno ed elio quale e’ questa stella (e tutte le altre), si e’ generata una bolla fatta principalmente di questi due gas (l’idrogeno che si trasforma in elio per fusione nucleare, vi ricordo, e’ il carburante delle stelle, di tutte le stelle e non soltanto di questa). 
Allora, il vento di questa enorme stella fa espandere la bolla alla bella velocità di 220.000 chilometri orari, pari alla distanza Terra – Luna percorsa in un’ora e mezza, piu’ o meno (non ho fatto il conto). Come mai tutto questo impeto e violenza, intorno a questa favolosa stella?  Questo tipo di stelle, con diverse masse solari all’attivo, hanno una vita intensa, come vedete. Ma, “buona ma poca”, ossia una vita breve, dell’ordine di alcune centinaia di migliaia di anni. Poca? Si’, il Sole esiste da circa 4 miliardi di anni e mezzo. Ed e’ un signore di mezza eta’, con altri cinque miliardi di anni di aspettativa di vita. 8, 10 miliardi di anni, e’ la vita media di stelle come il Sole. Le stelle supermassiccie, invece, bruciano in fretta.  Infatti pare che WR31 abbia perso almeno meta’ della sua massa, dissipatasi in energia, in soli 10omila anni. Perché, questo? Capire i dinamismi all’interno di un corpo celeste come questo non e’ facile, ma a grandi linee si  e’ capito, ed un po’ l’ho capito anche io. La stella, come ogni stella,  tende a collassare sotto il suo stesso peso per gravità. Cosi’ facendo, letteralmente pressa il materiale stesso di cui e’ fatta, principalmente idrogeno (sia l’idrogeno normale, sia l’idrogeno che ha qualche neutrone  in piu’, detto deuterio).  Al centro, l’idrogeno viene talmente compresso da generare temperature di milioni di gradi, gli atomi dell’idrogeno  vengono fusi insieme, trasformandosi in elio secondo lo schema “quattro atomi di idrogeno diventano uno di elio” e questo libera energia radiante, luce eccetera.  In queto caso, pero’, le reazioni sono molto energetiche, ad un certo punto NON c’è l’equilibrio, tipico delle stelle piccole,  fra la compressione gravitazionale che tenderebbe a far scoppiare la stella  e l’energia di fusione nucleare che tenderebbe a farla esplodere e..paff, la stella esplode. Esplode nel tipo di esplosione detto “esplosione di supernova”. Ecco che cosa accadra’ a WR31: scoppierà. Lascerà una bolla ancora piu’ grande, come quella che antichi astronomi cinesi videro intorno all’anno 1000 D.C. La si vede ancora, e’ la “nebulosa del granchio”, o “Crab Nebula“.
I materiali espulsi da quella futura esplosione, generereanno pressioni ed onde d’urto tali da comprimere del gas interstellare, creare dei “grumi” che saranno tante altre stelle e relativi pianeti. “Vita- morte- vita”, evidentemente  cosi’ va il mondo anche a molti anni-luce di distanza. “E le stelle stanno a guardare”. Per vedere se noi, le guardiamo. Per questo ci danno spettacoli come questo.

CIAO

Marghian

Affy

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