ANCORA SU MARTE: LA NEVE INVISIBILE DI MARTE, L’ATMOSFERA DI MARTE “PERDE ARIA”, E SU MARTE C’E IL METANO

I FIOCCHI DI NEVE SU MARTE SONO QUASI INVISIBILI

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Il Polo Sud di Marte

Su Marte nevica, nevica..anidride carbonica. I fiocchi di neve su Marte hanno pero’ una particolarità, sono piccoli come dei globuli rossi del nostro sangue; è quanto ha calcolato un gruppo di ricerca americano del Massachusset of Tecnology (Mit) analizzando i dati raccolti dalle due sonde della Nasa, il Mars Global Surveyor, o MGS e il  Mars Reconnaisence Orbiter o Mro. Nel pieno inverno di Marte, un manto di nuvole cariche di neve di ghiaccio secco (cosi’ vien definito il ghiaccio di anidride carbonica) copre i poli del pianeta rosso. La maggior parte dell’atmosfera marziana, come sappiamo, è composta da anidride carbonica, e nelle calotte polari del pianeta  fa così freddo che l’anidride carbonica presente nell’ atmosfera si condensa, formando minuscole particelle di ghiaccio “secco”.

 Per avere una idea abbastanza precisa della condensazione dell’anidride carbonica su Marte, i ricercatori hanno passato al vaglio  una quantità enormedi dati, inclusi temperatura e pressione raccolti dalla sonda Mars Global Surveyor  nel corso di cinque anni marziani, corrispondenti a piu’ di nove anni trascorsi sul nostro pianeta. Si e’ visto che nel Polo Sud Sud i fiocchi di neve sono leggermente più piccoli rispetto a quelli che si formano nel Nord, ma in entrambi i casi le dimensioni sono come quelle dei globuli rossi del sangue. Si tratta di particelle molto fini, che vengono per lo piu’ “trattenute” dalle nubi. Se tutta quella neve cadesse sulla superficie del pianeta, hanno spiegato gli esperti, apparirebbe come nebiolina.

La neve marziana, come quella del nostro pianeta, riflette la luce del Sole. Proprio come la neve sulla Terra influenza il clima, anche le particelle di neve su Marte possono avere un effetto simile, riflettendo la luce solare in vari modi, a seconda della dimensione di ciascuna particella. Inoltre, conoscere le dimensioni dei fiocchi di neve nelle nubi di anidride carbonica su Marte, secondo gli autori della ricerca, sarebbe di aiuto per comprendere meglio le proprietà ed i dinamismi delle polveri sospese nell’atmosfera di Marte Infatti, perche’ si formi la neve, e’ necessario che l’anidride carbonica si condensi intorno a qualcosa. Esattamente come accade qui sulla Terra per le gocce di pioggia, le quali si formano per “addensamento” intorno a minuscole particele di polvere o silicati. I ricercatori si domandano che tipo di pulviscolo è richiesto perché la CO2 si condensi? C’è bisogno di minuscole particelle di polvere od anche di un rivestimento d’acqua intorno alle polveri per facilitare la formazione  dele nubi stesse?

L’ATMOSFERA DI MARTE SI STA SGONFIANDO

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La sottile, ma presente, atmosfera marziana

L’atmosfera di Marte si “sgonfia”, perdendo gas come un palloncino bucato, verisimilmente per via di una sorta di “falla” nello “scudo” che protegge il pianeta dal vento solare, da quel flussio cioe’ di elettroni ed atomi ionizzati- carichi elettricamente- che arrivano dal Sole, proprio come un vento. Questo e’ quanto si e’ scoperto grazie alla sonda della Nasa “Maven” (nome che sta per “Mars Atmosphere and Volatile Evolution”), che orbita attorno a Marte e che ha  raccolto a tal riguardo preziosissimi dati sulla composizione chimica degli strati piu’ esterni del pianeta. Questi dati hanno fatto luce e chiarezza circa i meccanismi che portano alla fuoriuscita di aria verso lo spazio esterno.

 Le informazioni raccolte dalla sonda Maven dimostrano per la prima volta che le particelle cariche (ioni ed elettroni)  che compongono il vento solare non vengono completamente bloccate del tutto dalla ionosfera (lo strato di atmosfera che contiene ioni e cioe’ atomi non neutri) , si e’ visto anche che lo “scudo”’ di ioni e di elettroni si trova ad una altezza dalla superficie del pianeta compresa tra  tra i 100 e i 500 chilometri . Alcune particelle del vento solare sono in grado però di penetrare, entrando nella parte più esterna dell’atmosfera. Qui succede che gli atomi del vento solare acquistano elettroni trasformandosi cosi’ in atomi neutri (con un numero di elettroni e di elettroni in pari) e riescono a propagarsi così  piu’ facilmente fino a quote piu’ basse, e questo grazie al fatto che gli atomi neutri interagiscono meno con il mezzo che attraversano rispetto agli carichi carichi; riemergono poi  nella ionosfera-lo strato alto dell’atmosfera-  sotto forma di particelle nuovamente cariche, perche’ ionizzate dall’interazione con gli atomi che compongono le molecole dell’aria. Proprio questo processo porta gli ioni ad acquistare l’energia che li porterà poi a sfuggire verso lo spazio.

Ora si cerca di capire come l’atmosfera marziana e’ cambiata nel tempo.  ”Stiamo iniziando a fare luce sulla catena di fenomeni che inducono la perdita di atmosfera su Marte”, spiega Bruce Jakosky, il coordinatore scientifico della missione Maven. Lo scienziato e’ ottimista sul fatto che nel corso della missione si riuscirà magari a ricostruire in dettaglio cosa sia accaudato nel tempo all’atmosfera di Marte, cambiandola in quella che conosciamo oggi.

E SU MARTE C’E IL METANO

curiosity hole on amrs

Un foro praticanto dal robot “Curiosity” sul suolo di Marte

Curiosity, il robot che adesso sta “pascolando” su Marte, sembra aver trovato ancora una volta qualcosa di molto interessante. Il rover ha trovato nientemeno che delle molecole organiche sulla superficie del pianeta rosso. Ha trapanato la roccia ed ha analizzato i campioni tramite il suo preziosissimo strumento detto “Sample Analysis at Mars”-“semplice analisi su Marte. Lo spettrometro ed il cromatografo a bordo di Curiosity hanno rilevatola presenza dei famosi  “mattoni della vita”, che consistono in molecole di carbonio, idrogeno e ossigeno. Lo sstrumento “Sam” ha inoltre “sentito l’odore” di una presenza di metano in quantità relativamente novevole.

Secondo gli scienziati significa che potrebbe esserci “qualcosa”, un qualche tipo di sorgente, sotto le rocce del Gale crater, il luogo dove Curiosity sta operando. il cratere, come abbiamo visto nell’altro post,  una volta ospitava un lago con fiumi affluenti.

La scoperta del metano, ovviamente,  non è la prova della presenza di vita. Le molecole di metano potrebbero formarsi  anche a seguito di reazioni chimiche non biologiche, oppure il metano e le sostanze organiche potrebbero essere precipitate su Marte con le comete.

Curiosity, con questa scoperta, ha raggiunto il principale obiettivo della missione.  Quello, appunto, di verificare se su Marte, in passato, ci fossero condizioni climatiche tali da supportare qualche forma di vita. Quest’ultima scoperta è un passo importante verso questa conferma. Se Curiosity ha cercato il metano per un anno, senza esito, e che ora lo ha trovato, significa che insistere nella ricerca, vale la pena.

CIAO

Marghian

FINALMENTE – FORSE – CI SIAMO: SU MARTE C’ERA L’ACQUA

ACQUA E LAGHI SU MARTE

curiosity

CE LO DICE LA SONDA CURIOSITY

Dopo tanti “tira e molla”, nella storia dello studio di Marte, sulla presenza o meno di acqua allo stato liquido sul pianeta, forse adesso ci siamo. “Forse”, un avverbio che per quanto riguarda Marte, viene usato assai. Dopo tante missioni esplorative di Marte effettuate con sonde automatiche, ancora si dice in ambiente scientifico che “forse c’era l’acqua”. Ora, il robot Curiosity, sembra aver contribuito a dare una versione decisiva della questione. Recentemente, infatti, è stato scoperto che Marte in un lontano passato era costellato di laghi, grazie ad un ambiente climaticamente mite ed umido, cosa ben diversa da oggi, ove Marte appare freddo, desolato ed arido. A indicare l’esistenza di numerosi specchi d’acqua durante la giovinezza del “pianeta rosso” sono i dati raccolti dal quel laboratorio ambulante che e’ Curiosity.

 Il rover, che dal mese di agosto del 2012 sta esplorando il grande cratere “Gale” dove ha da poco individuato la traccia di un antico grande lago che ha occupato per molti milioni di anni gran parte della superficie del cratere, e quella che fu la sua “bocca centrale”, originariamente invasa dall’acqua.

 Sulla base di quanto sopra, diventa oggi ancor piu’ semplice trovare tracce di vita passata che, almeno in forme elementari, potrebbero trovarsi nei sedimenti degli antichi letti dei laghi. E’ una scoperta assai importante, non solo per la ricerca di tracce di vita passata; ma lo è anche sotto l’ottica delle future missioni umane sul pianeta.

 Uno scienziato Nasa del team di ricerca del programma per la esplorazione di Marte ha spiegato che ”le scoperte sull’evoluzione dell’ambiente e del clima di Marte orienteranno le future missioni sempre piu’ nella direzione di una proficua caccia di segni di vita marziana”.

 Conosciamo meglio l’ambiente dove Curiosity ha fatto la sua interessante scoperta. E’ un grande cratere denominato Gale, con un diametro di 154 chilometri, posizionato lungo la fascia equatoriale del pianeta rosso e prodotto probabilmente dall’impatto con un meteorite avvenuto fra 3,5 e 3,8 miliardi di anni fa. Alto ben cinque chilometri, il monte Sharp che si trova nel cratere, è molto stratificato, ossia i fianchi alla sua base sono formati da centinaia di strati di rocce. Perché questa montagna così stratificata si trovi in un cratere è stato finora difficile da spiegare.

 Esplorando gli strati piu’ bassi , Curiosity ha scoperto che nella roccia si alternano depositi di vari sedimenti. Secondo gli esperti, i sedimenti sarebbero di tre tipi differenti, ossia detriti che erano presenti in un vecchio lago, sabbia portata dai fiumi che in esso si immettevano e materiali trasportati dal vento.

 Dopo che il cratere si è riempito fino ad una altezza si diverse decine di metri, ed i sedimenti si sono induriti diventando roccia, gli strato che si sono accumulati sono stati scolpiti dall’erosione del vento. L’alternarsi di strati testimonia che il lago si è riempito e svuotato per evaporazione dell’acqua diverse volte; era inoltre molto piu’ grande di quanto finora si pensava.

 Lo specchio d’acqua, e questo e’ molto importante, sarebbe esistito per molto piu’ tempo di quanto si pensava, e questo smentirebbe l’idea che su Marte l’acqua sia comparsa per breve tempo (si parla addirittura di qualche alluvione planetaria che sarebbe durata solo poche settimane. A riempire periodicamente questo antico lago, inoltre, sarebbe stata anche la neve che forse cadeva copiosa in quell’epoca, allorche’ Marte presentava un clima assai simile a quello attuale terrestre, con un efficiente ciclo dell’acqua che oggi, purtroppo, manca.

 Quello presente nel cratere Gale, pero’, non era il solo lago di Marte. Tutti i dati fino ad ora raccolti, infatti, suggeriscono come abbiamo visto che Marte in passato possa avere avuto un clima mite per un periodo molto lungo, da poter garantire quindi l’esistenza di laghi, e fiumi, in molte ragioni. Questo smentisce l’ipotesi secondo cui le condizioni calde e umide siano state transitorie, locali, o solo “sotterranee” su Marte.

 “Una scatola nera in grado di raccontare gran parte della storia del pianeta rosso”, e’ quanto si e’ detto del cratere Gale e del monte Sharp di Marte. Per questo motivo, nel 2008 una commissione di cento ricercatori aveva selezionato proprio questo luogo come uno dei siti migliori per ricostruire il passato di Marte alla ricerca anche di forme di vita, o di qualcosa che ne dimostri la passata esistenza (microfossili, tracce di batteri o della loro decomposizione incastonati nella roccia, eccetera). La Nasa ha visto nel cratere Gale il luogo ideale nel quale far atterrare il robot-laboratorio Curiosity, che ha toccato il suolo marziano il 6 agosto 2012.

 I dati forniti da Curiosity e da tante altre missioni che in precedenza hanno esplorato la superficie di Marte, fanno ritenere che in un antico passato il cratere Gale ma non solo potesse aver contenuto acqua liquida e quindi possa essere stato un sito in grado di ospitare eventuali forme elementari di vita. Oltre alle indicazioni fornite dai geologi e dai planetologi, alla base della montagna erano state individuate tracce, pensate, di argilla e solfati, che sono due materiali che si formano solo in presenza di acqua. I dati raccolti da Curiosity, e pubblicati su “Science”, ci danno ora adesso la conferma definitiva che il cratere Gale era un grande lago.

Forse- ora lo scrivo anche io..- Marte ha avuto un glorioso passato come pianeta. Un pianeta morto che, pero’, “ha visssuto”. E non mancheranno le sorprese, specialmente quando l’uomo finalmente vi metterà piede.

CIAO

Marghian

LA TERRA VISTA DALLO SPAZIO

DOPO STELLE, E MONDI LONTANI, DIAMO UNO SGUARDO AL NOSTRO PIANETA

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LA TERRA, VISTA DALLO SPAZIO, E’ STUPENDA

DA QUESTO PUNTO DI OSSERVAZIONE NON SI VEDONO I CONFINI TRA LE NAZIONI

ED E’ BELLISSIMO

CIAO

Marghian

UNA IMMAGINE DALLO SPAZIO, ED UN AUGURIO A SAMANTHA

UNA IMMAGINE DALLO SPAZIO

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UN AUGURIO A SAMANTHA CRISTOFORETTI

Samantha Cristoforetti partirà questa sera, dalla base di Baikonur, nel Kazakhstan. Entra cosi’ nel vivo la missione spaziale deniominata “Futura”. Secondo la prassi e la sequenza del contro alla rovescia, Samantha Cristoforetti e i suoi coleghi astronauti Anton Shkaplerov e  Terry W. Virts, sono entrati nella cabina della Soyuz. Il portello si è chiuso alle 20,00 ora italiana,e per le due ore successive fino al lancio, gli astronauti controlleranno gli strumenti di bordo.

Alle 22 ,01, sempore ora italiana, la Soyuz con a bordo Samantha e i due coleghi si dirigerà verso la  Stazione Spaziale Internazionale (ISS). Inizia cosi’ la  seconda missione di lunga durata patrocinata dall’ASI, l’Agenzia Spaziale Italiana. Per Samantha  la giornata è incominciata assai presto ed è stata intensissima. La sveglia per gli astronauti è suonata infatti alle 5 del mattino (mezzanotte in Italia), e si è subito proceduto ai consueti ultimi controlli. I saluti alle persone care, ed immancabili rituali comuni alla partenza di ogni astronauta russo non sono mancati.
Missione Futura, arrivo previsto in sole sei ore dalla Terra alla Iss, anziche’ in due giorni. Infatti, Samantha Cristoforetti sarà il secondo astronauta italiano a raggiungere  la ISS in cosi’ breve tempo, anzichè in due giorni, come accadeva fino a qualche anno fa.  Il primo italiano a compiere il ‘viaggio lampo’ fino alla stazione orbitale è stato, nel maggio dello scorso anno,, Luca Parmitano nella missione  ‘Volare’, la prima missione ddi lunga durata dell’Agenzia Spaziale Italiana  In precedenza,  il volo rapido era stato sperimentato con tre voli di rifornimento del cargo Progress, quindi senza equipaggio. Mentre nel viaggio di due giorni gli astronauti a bordo della Soyuz avevano il tempo di riposare un po’, nel viaggio di sei ore sono costretti a restare svegli, lavorando per 21 ore consecutive. L’aspetto positivo è che non sono costretti a trascorrere due giorni nello spazio angusto della Soyuz.

Dopo il lancio il primo stadio della Soyuz si separerà dopo un minuto e 58 secondi, a 42 chilometri di quota. Il secondo stadio si staccherà tre minuti più tardi, a 176 chilometri di altezza. A nove minuti dal lancio si separerà anche il terzo stadio e la navetta entrerà in orbita attorno alla Terra. In questo viaggio breve sono previste soltanto quattro orbite, ognuna della durata di circa un’ora e mezza. Dopo sei ore quindi, all’incirca alle 4,00 del mattino italiane, la Soyuz si aggancerà alla Stazione Spaziale alla Iss. L’ingresso degli astronauti nella Stazione Spaziale, però non avverrà subito: prima di tutto dovranno attendere che la pressione della Soyuz sia la stessa presente all’interno della Stazione Spaziale e soltanto a quel punto potranno togliersi le ingombranti tute pressurizzate e aprire il portello per salutare i loro compagni di equipaggio.

“Sarò fuori per un po'” - “E’ tempo di andare, ci sentiamo dallo spazio”: è stato l’ultimo “tweet” di Samantha Cristoforetti prima della partenza. “Grazie a tutti del supporto e dell’entusiasmo”, aggiunge l’astronauta italiana che ha anche twittato il link alla canzone ‘It’s the final countdown’ degli Europe e ha scritto di aver appena fatto “quella che probabilmente è stata la più lunga doccia della mia vita” prima del “nostro pasto finale”.

Fonte: Tiscali News -Scienze” ( ho cambiato un po’ le parole, c’erano diversi errori)

Fin qui la notizia. Ma di cosa si occupa la missione “Futura” affidata a Samantha?

La navetta Soyuz si è aggangiata alla Stazione spaziale internazionale. Shkaplerov Samantha e lo statunitense Terry Virts sono stati accolti calorosamente dai tre astronauti che si trovavano già a bordo della ISS da settembre.

Inizia così ufficialmente la missione “Futura”, la seconda missione di lunga durata dell’Agenzia spaziale Italiana affidata a Samantha Cristoforetti. La prima astronauta italiana, insieme agli altri altri membri dell’equipaggio, si occuperà in primis della manutenzione della stazione, ed effettuerà ben duecento esperimenti in condizioni di imponderabilità. Alcuni di questi esperimenti, che spaziano dalla tecnologia alla fisiologia umana, sono stati ideati da alcuni ricercatori italiani.

EUROPE

 THE FINAL COUNTDOWN

CIAO

Marghian

MISSIONE ROSETTA: LA SONDA PHILAE E’ ATTERRATA SU DI UNA COMETA

MISSIONIE ROSETTA

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Raffigurazione artistica della sonda Rosetta e della sonda “figlia” Philae

LA SONDA PHILAE E’ ATTERRATA SU DI UNA COMETA

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IN AVVICINAMENTO ALLA COMETA CHYURIMOV GERASIMENKO

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Foto scattata da Philae dopo l’atterraggio sulla superficie dela cometa

ED ECCO CHE COSA HA VISTO!

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La missione è riuscita, la sonda Rosetta ha raggiunto la cometa Chyurinov Gerasimenko, le orbita attorno ed ha sganciato la sonda “figlia”, Philae che si è posata sulla superficie del corpo celeste. Philae, dopo aver lamentato alcuni problemi inerenti all’atterraggio, sta già trasmettendo le prime incredibili immagini. Secondo l’agenzia spaziale europea Esa che ha patrocinato la missione Rosetta,  la sonda ha probabilmente rimbalzato per qualche centinaio di metri dopo il primo contatto con la superficie della cometa, generando problemi di stabilità, ora in parte risolti.  Il lander Philae è ‘ora agganciato, mediante un sistema di “arpioni”, al nucleo della cometa. Un atterraggio fantastico,se si considera che il contatto è avvenuto a pochi centimetri dal punto previsto. “Confermiamo che il lander è sulla superficie della cometa”, hanno detto  i responsabili della missione Rosetta.  Intanto Rosetta, la sonda madre, che orbita intorno alla cometa mantenendo la sua distanza di sicurezza, sta scattando delle foto di Philae atterrata nella zona “ Agili”, così è stato denominato il luogo dell’ atterraggio. Ma non c’e soltanto gioia de entusiasmo al centro di controllo della missione, perche’ Philae non è perfettamente ancorata alla cometa 67P -sigla con la quale e’ indicata la Chyurimov Gerasimenko – , e c’e il reale pericolo che si possa staccare e perdersi nel vuoto.  Al centro di controllo si sta cercando di comprendere il motivo di questo problema e di ovviare ad esso. La causa del disguido, forse, e è un cattivo funzionamento dell’arpione di aggancio di Philae. “Alcune cose, infatti, fanno ritenere che l’arpione sia stato sparato su un suolo troppo soffice e non abbia fatto una buona presa”, ha spiegato Stephan Ulamec, il principale responsabile della missione Rosetta. L’atterraggio di una sonda su una cometa è un successo di portata storica non soltanto per l’Esa , ma per la scienza e per l’uomo. Philae si è regolarmente staccata dalla sonda madre “Rosetta”,  ha effettuato la fase finale di avvicinamento alla cometa alla velocità di circa un metro al secondo. La conferma dell’avvenuto atterraggio del robottino è giunta intorno alle 17.04 sempre ora italiana del 12 di novembre, circa mezz’ora dopo l approdo. Va tenuto presente, infatti, che i segnali inviati dalla cometa impiegano proprio mezz’ora per raggiungere la Terra, ed è per questo motivo che le manovre non possono essere effettuate mediante comando a distanza in tempo reale; la sonda è stata precedentemente programmata. L’obiettivo della missione è quello di acquisire nuove conoscenze non soltanto nello specifico campo delle comete, ma anche sul sistema solare e sulla sua evoluzione, e ciò grazie allo studio ed alla osservazione ravvicinata di questa cometa dal diametro di appena quattro chilometri. Rosetta le starà alle costole fino a quasi tutto il 2015, accompagnandola lungo la sua orbita.

Rosetta ha trasmesso le prime immagini della cometa nel maggio dello scorso anno, immagini riprese da una distanza di due milioni di chilometri dal suo bersaglio. Alla fine del mese ha effettuato una manovra di allineamento in previsione proprio del “contatto”, manovra con la qualei si è avvicinata ad un centinaio di chilometri, cercando un punto favorevole per l’atterraggio del modulo. Questa ricognizione ha fatto cadere la scelta sul “sito J”, ribattezzato “Agilkia”, dal nome di un’isola del Nilo, in Egitto, dove in epoca moderna  fu ricollocato l’ antico tempio che prima si trovava nell’isola di Philae, sul lago Nasser, sempre in Egitto (Philae, il nome della sonda atterrata sulla cometa)

Ma conosciamo meglio la missione Rosetta, ed il modulo Philae. Il viaggio di Rosetta è iniziato dieci anni fa . La sonda è stata lanciata nel marzo del 2004, ed ha percorso la distanza di ben 511 milioni di chilometri dallla Terra,  dopo aver “rimbalzando” sfruttando per ben due volte la gravità dellaTerra e quella di Marte (è il cosiddetto “effetto fionda”), e ciò ha permesso a Rosetta di acquistare la velocità necessaria a raggiungere la cometa. Prima di arrivare nei pressi del piccolo corpo celeste, Rosetta  ha “sfiorato” altri due oggetti del Sistema Solare: gli asteroidi Steins e Lutetia.

Il “risveglio” di Rosetta,  dopo ben 31 mesi di ibernazione. Infatti, nel giugno del  2011 la sonda è entrata in uno stato di “ibernazione”, un “sonno” dal quale il computer di bordo l’ha risvegliata il 20 gennaio di quest’anno. A maggio, Rosetta ha iniziato le sue manovre di avvicinamento alla cometa.

Un po’ di orgoglio italiano non guasta. Infatti, nella storia di Rosetta l’Italia è sempre stata in prima fila, con Asi (Agenzia Spaziale Italiana) con le università Parthenope e di Padova, il Politecnico di Milano, l’Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf) e il Consiglio Nazionale delle Ricerche (il “mitico” Cnr).  Sono poi italiani tre strumenti a bordo di Rosetta Abbiamo lo spettrometro “Virtis” (Visual InfraRed and Thermal Imaging Spectrometer, ossia “spettrometro di visuale infrarossa e di immagine termica”),”Giada” (Grain impact analyser and dust accumulator, ossia “analizzatore del suolo granulare da impatto ed accumulatore di polveri”).

Veniamo al protagonista principale di questo storico evento, il modulo “Philae”. Grande più o meno come un frigorifero o una lavatrice, e dotato di numerosi strumenti di scavo e di analisi del “terreno” – si è agganciato, anche se non bene come si è visto, alla superficie della cometa grazie a due “arpioni”, che hanno il compito di assicurarne la posizione su un corpo dove la gravità è scarsissima, meno di un decimillesimo della gravità terrestre; si pensi che il modulo pesa un quintale, ma li’ pesa solo qualche grammo . IL nome del modulo. “Philae”,  deriva dal sito archeologico dove venne trovato un obelisco che aiutò lo storico francese Jean-Francois Champollion a decifrare la celebre stele di Rosetta, da cui il nome dato alla sonda madre ed a tutta la missione. Lo studio della cometa permetterà agli scienziati di guardare indietro nel tempo di ben quattro miliardi e seicento milioni di anni, di guardare cioè ad un’ epoca in cui i pianeti non esistevano-si stavano ancora formando-  e il Sole era circondato solo da sciami di asteroidi e comete (da queste si sono formati i pianeti, e gli asteroidi e le comete che vediamo sono oggetti che non si sono fusi a formare dei pianeti) . “Philae” studierà le proprietà fisiche della superficie e del sottosuolo del nucleo e di esso ne carpirà i segreti sulla sua composizione chimica, sui suoi minerali e sugli isotopi (gli isotopi sono dei minerali i cui atomi hanno qualche neutrone in piu’ del “normale”) I dati che “Philae” raccoglierà dati saranno di aggiunta e complemento allo studio delle proprietà e della forma della superficie della cometa, effettuato della sonda madre Rosetta.

C’e già qualche risultato. La cometa sembra più antica del previsto, ed è  più polverosa di quanto immaginato e potrebbe essersi formata nella stessa regione dei pianeti rocciosi come la Terra: sono le prime conclusioni che arrivano dall’analisi dei suoi “grani” raccolti dallo strumento italiano “Giada”. I granuli raccolti finora sono più grandi di quanto si ritenesse, il loro diametro è di un decimo di millimetro) e le concentrazioni di polvere rispetto al ghiaccio sono maggiori del previsto, e questo ci dice dove potrebbe essersi formato l’oggetto, cioè nella regione denominata “lascia di Kuiper”, una fascia di asteroidi e comete esterna all’orbita di Nettuno e Plutone di cui fa-ceva- parte anche lo stesso pianeta nano Plutone. Lo strumento, “Giada”, che ho già menzionato, “nome” che sta per “Grain Impact Analyser and Dust Accumulator”, e che ha permesso questa scoperta,  è stato messo a punto e sviluppato a Napoli presso il Laboratorio di Fisica Cosmica e Planetologia dell’università Parthenope e dell’Inaf-Oac, in collaborazione con l’Istituto di Astrofisica dell’Andalusia in Spagna). La responsabile dello strumento è Alessandra Rotundi dell’università Parthenope. Il lander Philae, con i suoi strumenti è in costante “dialogo” con la sonda-madre Rosetta, ed è  pronto a svelare altri misteri della cometa, cometa che tra l’altro potrebbe anche essere costituitta da due frammenti di un precedente, unico corpo che si è “spezzato” e poi riunito. Dall’analisi dei grani inoltre si può comprendere se il contatto è stato catastrofico oppure “dolce”.

E cosi’, mentre la terra gira, e le stelle sembrano spostarsi insieme attraverso il cielo, ci sono come sappiamo altri oggetti che compaiono nello spazio, scompaiono e riappaiono nuovamente. Sono quegli affascinanti oggetti che chiamiamo comete. Per capire come si sono formate e di cosa sono fatte le comete, dobbiamo dare uno sguardo agli inizi della storia del nostro sistema solare, a quando Sole e pianeti si sono formati. Uno sguardo nel passato che ci proietta nel futuro, grazie anche alla pionieristica esplorazione di Rosetta e Philae. Ed alla voglia di conoscenza insita nell’uomo.

CIAO

Marghian

“LETTERA”: LA VITA QUOTIDIANA, I RICORDI, LA RICERCA DEL SENSO DELLA VITA

LETTERA

FRANCESCO GUGGINI

La succinta ed esauriente descrizione del quotidiano, i ricordi, i rimpianti ed i

dubbi sulla vita. Ecco quale è il valore poetico e di pensiero di questa canzone.

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 Ma…cosa ci suggeriscono queste parole? 

 Che la vita e’ un “lento scorrere senza uno scopo”?

Forse la vita e’ solo un affannarsi o e’…..qualcosa di piu’? 

E che dire del sentirsi…di non essere stati quello che avremmo voluto

essere, rivedendo quel “fantastico piano” sul nostro passato?

Tutti abbiamo dei rimpianti, delle cose che abbiamo perso.

E..il tempo, chi ce lo rende? Domande, dubbi, ricordi.

 Amici, libri, eventi di tutti i giorni che si rincorrono e che ci  passano davanti.

Come i fotogrammi di un film gia’ visto.

Come i caratteri di una lettera gia’ letta e messa da parte

 “La fine triste della partita e il lento scorrere di questa..cosa chiamata vita”

Ricordi, rimpianti….fine. Ma la vita, allora, che senso ha?

 Questa vita ha certamente un senso..ma quale?

Nessuno lo sa. Neppure, io credo,  le persone piu’ ottimiste. 

 E, forse, nemmeno il credente o il saggio. Questi, se mai, lo cercano.

Così come, in fondo, lo cerca chi dice che…un senso non ci sia.

CIAO

Marghian

QUO VADIS..HOMO?

 “CIAO, UOMO *DOVE VAI?

Leonardo-Uomo-VitruvianoLe geometrie del mondo, del tempo, dell’uomo

galaxy

“non lo so, dove sto andando. Ma so di dover…andare”

(Marghian)

 “Ciao, uomo, dove vai?”, canta Antonello Ventitti in questa canzone. Quante volte ci siamo posti questa domanda? “Dove vado”? Una domanda formalmente banale, ma che  di fatto non lo è. Infatti la risposta è: “non lo so”. E se l’uomo cui poni questa domanda ti risponde di non saperlo, ma di sapere di dover andare….è da questa risposta che si evince la saggezza, pur nell’ignoranza del mistero della vita: “so di dover andare”. Noi viviamo la nostra vita, abbiamo una personalita’, una storia nella quale questa si è pian piano formata. Abbiamo persino una fede. Ma la fede, come sapete, non è una risposta. Se fosse una risposta, non sarebbe fede. La fede è un “fidarsi”, non è “sapere”. Con la fede ci sono i dubbi, ci sono le perplessita’ di una vita vissuta, oserei dire, “alla cieca”. Si, perche’ la vita, l’uomo stesso, sono un mistero. Il mistero della vita. Altra espressione solo apparentemente banale, per il motivo che la vita rimane un mistero. L’uomo “balla nel cuore del nostro universo“, il “suo cuore” dell’universo. Perche’ l’universo non ha un “centro”. Il centro dell’universo è..il punto dove ci si trova, è il “piccolo mondo” dove l’uomo vive: la sua casa, il suo “cortile”, sono il “cuore” dell’universo. L’uomo ha sempre vissuto sopravvivendo a mille difficolta’, animato da una misteriosa forza,e forse intuendo una meta…al di la’ di quella, o di quelle, che egli intravede. Ma le “mete” che l’uomo intravede nel proprio cammino non danno la risposta al “perche’ egli vive”, al “perche’ è al mondo”, come non spiegano perche’ il mondo esiste. L’uomo si trova davanti un grande enigma: Il fine della vita. Si, esistono dei “fini” della vita”, ravvisabili in  un lavoro, nella famiglia, in un ruolo sociale. Ma..IL FINE, LO SCOPO…gli rimangono ignoti. L’uomo è l’unico animale che sa di dover morire, eppure si attacca fortemente alla vita, ai “pochi decenni” che sono per lui talmente importanti da considerarli quasi eterni. Ma l’uomo, l’essere umano, sa che non è cosi’. Cosi’ come non sa cosa esiste oltre l’universo che egli puo’ sperimentare: il suo pianeta. L’uomo vive su un pianeta, su una “palla” che si muove nello spazio sconfinato. Sa di essere piccolo, ma sa anche di vivere in uno spazio immenso…e, proprio per questo, si interroga. Da sempre. L’uomo comune, come il “dotto”, si interrogano. Dante non sapeva spiegare il mistero della vita ad un contandino; lo scienziato non sa spiegare il “perche’” all’analfabeta. Gli puo’ spiegare il “come”, ma non il..”perche’”.  Il “perche’”, la “ragione ultima” risiedono forse oltre la vita stessa, oltre la storia del cosmo e..nel profondo del cuore dell’uomo. Ecco un’altra cosa che l’uomo non conosce: se’ stesso”. Il filosofo, il cultore della psiche….non sanno dare una risposta al “chi sei tu”, ne’ al “perche sei cosi’, o “perche’ esisti”. E intanto l’uomo viaggia, cammina, riposa, e riprende il cammino. Un cammino che, pur se non lascia intravedere una risposta, continua. L’uomo che “balla nel cuore del proprio universo”, che “alla fine della sua storia piange d’angoscia dentro di se’”..cammina. Ma forse è proprio questo suo “non sapere” a far si che continui a camminare, a vivere. Si, perche’ egli non sa, ma sa di dover…..andare. Si, andare “senza meta” per cercarla. San Giovanni della Croce diceva: ” Se non sai dove andare, vai dove non….sai” E forse è proprio questa, per ora, la risposta. Si, per ora. perche’ ora dobbiamo soltanto..andare.  Possibilmente..insieme. 

CIAO

Marghian

❀ Rоѕa ❀

♥ chiunque può simpatizzare con il dolore di un amico,ma solo un animo nobile riesce a simpatizzare con il suo successo ♥

Bruce

Non è ciò che non sai che ti mette nei guai. È ciò di cui sei sicuro e che non è come credi.

Skay : viaggio verso cieli limpidi

La vita è bella comunque e a prescindere!

Chi trova un amico trova un tesoro

La vita è il frutto della nostra immaginazione

Pensieri...solo pensieri...

Per alcune persone, i libri fanno la differenza tra felicità e infelicità, speranza e disperazione, una vita degna di essere vissuta e una orribilmente noiosa.Anjali Banerjee♦♦Nel serpente il veleno è nei denti, nella mosca è nel capo, nello scorpione nella coda, nel malvagio in tutto il corpo.

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Amo il vento e tutto ciò che accarezza

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Essere se stessi contro ogni violenza

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camminando insieme a voi.....

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