con il telescopio “Hubble” si censisce la materia oscura. ma questa, cos’e?

CON IL TELESCOPIO SPAZIALE HUBBLE SI CENSISCE LA MATERIA OSCURA

dark _matter_mapDARK MATTER MAP

Il telescopio spaziale Hubble (tutti lo conosciamo, è un telescopio spaziale, posto negli strati esterni dell’atmosfera terrestre, che orbita intorno al nostro pianeta ad una altezza di circa 560 chilometri, che venne lancaito in orbita con lo space- shuttle “Discovery” nell’aprile del 1990 come progetto comune Nasa-Esa, capace di arrivare ad una risoluzione angolare superiore ad un decimo di secondo d’arco, capace cioe’ di inquadrare praticamente un puntino nel cielo e farci vedere bene cosa c’e fra stelle, galassie e nebulose, regalandoci immagini stupende del cosmo) ha infatti iniziato una campagna di osservazione denominata “Clash”, sigla che sta per “Cluster Lensing and Supernova Survey with Hubble” che studierà venticinque ammassi di galassie (ammassi di galassie, non galassie singole, ammassi che contengono decine di galassie) con lo scopo di costruire mappe il piu’ possibile dettagliate, mai realizzate prima, della distribuzione della cosiddetta materia oscura che da sola costituisce ben il 25% dell’universo; il restante 75 % è costituito ^quasi esclusivamente di energia oscura, all’universo visibile che consociamo, le notti stellate, resta solo il 5%!!

Queste osservazioni e la mappatura della materia oscura possono poi venire usate per verificare dei risultati precedenti che portano ad ipotizzare che la materia oscura all’interno di questi ammassi di galassie sia molto più densa di quanto previsto dai modelli attuali. Questo, se confermato, implicherebbe che gli stessi ammassi di galassie si sono formati prima di quanto comunemente si ritenga , per via delle maggiori forze gravitazionali in gioco. Fra i primi “bersagli” di questa campagna di studio e di osservazione, nella notizia sono indicati essere i seguenti, chiamati con le sigle “MACS J1206.2-0847” (galassie ed ammassi di galassie hanno nomi simili a codici fiscali…).

La “mappatura” e le osservazioni, ovviamente indirette, della materia oscura, vengono fatte sfruttando un principio ben noto a chi ha una certa familiarità con la teoria della relatività generale di Einstein, quello della “lente gravitazionale”. Un campo gravitazionale intenso si comporta infatti come una lente-persino il Sole fa deflettere la luce proprio come fa una lente-, e succede che gli ammassi come ““MACS J1206” ad esempio sono effettivamente dei laboratori ideali per lo studio degli effetti gravitazionali della materia oscura, le galassie piu’ distanti appaiono distorte proprio perche’ la luce che emettono viene deviata, o deflessa, dalla forza di gravità della materia oscura. Gli ammassi di galassie sono le strutture piu’ massicce dell’universo che abbiano un “legame gravitazionale” tale da tenere insieme le loro “parti”, ossia le galassie stesse. Ammassi di questa portata agiscono come delle potenti lenti-di Eistein- amlificando, distorcendo e “piegando” ogni luce che vi passi vicino o che li attraversi. Da questo “effetto lente gravitazionale” si raccoglieranno dei dati che verranno raccolti tramite il telescopio Hubble (rammento che si tratta di un telescopio ^ottico) e che saranno completati da quelli del VLT-Very Large Telescope- dell’Osservatorio Europeo Mondiale che e’ impegnato in osservazioni spettroscopiche ((la spettroscopia è infatti il metodo di osservazione di frequenze radio assorbite od emesse da determinati materiali costituenti oggetti astronomici come stelle o galassie..)per avere nuove informazioni sulle galassie di un ammasso, fra cui distanze e composizione chimica dello stesso. Fin qui, la notizia.

MA CHE COSA E’ LA MATERIA OSCURA?

Davvero una denominazione “oscura”, ma adatta, per questa strana “parente” della materia ordinaria. Cosa è questa materia oscura? Partiamo proprio da questa denominazione. Perché’ questa materia strana viene definita come oscura? Luce visibile, raggi gamma, raggi X, onde radio, sono il “linguaggio” attraverso il quale la materia nell’universo che conosciamo si rivela a noi. La materia ordinaria, in una parola, si vede, e non soltanto in senso metaforico. Il Sole, la Luna, le stelle, sono osservabili direttamente dai nostri occhi. E’ la luce della materia sparsa nel cosmo, stelle ed ammassi di stelle che sono come granelli di un pulviscolo luminoso raggruppato in “nugoli” che noi chiamiamo “le galassie”. La materia oscura è così chiamata perché proprio non la si può vedere. Non assorbe né emette luce, né sembra emettere onde elettromagnetiche neppure alle altre frequenze- la luce visibile è anch’essa fatta di onde elettromagnetiche-, non è dunque direttamente osservabile. Da cosa è stata dedotta, allora, la sua presenza?

Il concetto di materia oscura è maturato in seno al mondo scientifico in considerazione dello stato attuale della cosmologia basata sulla teoria maggiormente accreditata, quella del Big Bang (grande esplosione). Non si riusciva a comprendere come si sono formati gli ammassi di galassie nel tempo trascorso dall’evento iniziale, l’inizio della espansione dell’universo; né ci si spiegava come le galassie si possano mantenere integre e stabili anche se la materia visibile non è in grado di generare una sufficiente forza gravitazionale di attrazione reciproca fra le stelle che le compongono.

Nonostante le dettagliate mappe dell’universo vicino, che abbracciano tutto lo spettro elettromagnetico dalle onde radio ai raggi gamma, gli astronomi hanno individuato solamente un decimo della sua massa. Per gli scienziati era una situazione alquanto strana non riuscire ad individuare i nove decimi della massa dell’universo. Ecco che, in questo quadro, si è imposto il concetto di materia oscura, concetto che tra le altre cose trova senso solo nel contesto del cosiddetto “modello standard” dell’universo, un modello cioè che descrive tre delle forze fondamentali conosciute che, insieme alla forza gravitazionale fanno esistere l’universo e che sono la forza nucleare forte, la forza elettromagnetica e la cosiddetta “interazione debole”, e tutte le particelle elementari ad esse collegate; mentre a questo modello sfugge ancora la quarta forza fondamentale, quella gravitazionale, nel senso che non c’è ancora la prova sperimentale delle particelle mediatrici di tale forza, i gravitoni.

Le più recenti stime indicano che questa materia oscura costituisce forse l’85% circa della massa totale dell’universo e circa il 26% dell’energia! La materia oscura veniva prima indicata come “massa mancante”, pur se effettivamente esiste della materia osservabile grazie agli effetti gravitazionali. La gravità è prodotta dalla massa, pertanto esiste della materia “in più” che non emana onde elettromagnetiche e che dunque non è visibile con la luce, né rilevabile da strumenti che di questa si servono. Da questo deriva appunto l’aggettivo “oscura” affiancato al sostantivo “materia” perché di qualche forma di materia si deve trattare, essendo dotata di massa (è la massa, qualunque massa, dal Sole ad un protone, a generare quella “piegatura dello spazio” che chiamiamo “gravità” e familiarmente “la forza di gravità”).

Il termine usato all’inizio, “massa mancante”, confondeva un po’ le idee, poiché non è la massa a mancare ma solo la radiazione elettromagnetica (luce “visibile”, onde radio, raggi X e gamma..), ecco che divenne un termine d’uso l’espressione “materia oscura” per indicare questa misteriosa sostanza invisibile, ma presente.

Gli scienziati hanno effettuato delle accurate osservazioni sulle velocità orbitali di stelle situate nelle estreme regioni periferiche di un certo numero di galassie a spirale (la galassia Andromeda e la nostra galassia sono due galassie a spirale) ed hanno scoperto che in nessun caso queste stelle obbedivano alla terza legge di Keplero ( secondo la quale un corpo celeste orbita tanto più lenemente intorno ad un “centro di massa” quanto più dista da questo). Invece di diminuire, a grandi distanze le velocità orbitali delle stelle erano costanti, cosa non giustificabile quindi con la sola “massa evidente”, cioè di quella rappresentata della materia osservabile con i telescopi e radiotelescopi e cioè stelle, galassie, nebulose. Anzi, la “massa invisibile “-la chiamo così..- compresa dentro orbite di raggio via via più grande, risulta sempre maggiore .

Prendendo in considerazione la velocità orbitale media delle stelle che si trovano nelle estreme regioni esterne di una galassia, velocità che è di circa 200 chilometri al secondo, risulta che se la galassia fosse composta solo della materia visibile queste stelle sfuggirebbero alla attrazione gravitazionale della galassia in breve tempo, perché tale velocità è di gran lunga superiore alla velocità di fuga (che è la velocità minima alla quale un corpo deve muoversi per vincere l’attrazione gravitazionale e quindi “fuggire”) della galassia stessa. Poiché non sono state osservate delle galassie che si “sfaldano” in questo modo, con le stelle che fuggono via dal suo campo gravitazionale, si ritiene che al loro interno debba trovarsi una massa non quantificabile sommando tutte le parti visibili di una galassia. Materia oscura, dunque. Ma cos’è, in sostanza- è proprio il caso di usare questa parola- questa materia che non si vede?

Di cosa sia fatta la materia oscura è un bel mistero. Una parte di questa materia può essere spiegata da materia di tipo cosiddetto “barionico” (costituita cioè delle particelle più “pesanti”, fatta perciò di atomi, i cui nuclei sono in pratica costituiti da triple di quarks..), una massa costituita da oggetti massicci ma non visibili con la luce; oggetti come pianeti, asteroidi e comete, e stelle morte di vario genere come le nane nere (e’ il destino futuro del nostro Sole), le stelle di neutroni e i buchi neri. Ma questa materia “non luminosa” , la cui quantità può essere valutata solo statisticamente, non giustifica le anomalie gravitazionali osservate. Ecco che viene chiamata in causa un’altra materia, quella costituita da particelle non ordinarie. La materia oscura non barionica, non fatta cioè di particelle “pesanti”-“barion”= “peso” in greco- come protoni e neutroni, è una materia “esotica” che non e’ fatta di oggetti compatti strutturati in atomi e molecole ma da particelle. Queste ipotetiche particelle, note con il nome di particelle WIMPS (Weakly Interacting Massive Particles e cioè “particelle massive”-massive particles- debolmente interagenti-weakley interacting-), si stima possano avere una massa più di cento volte superiore a quella del protone, ma interagirebbero pochissimo con la materia ordinaria, addirittura meno dei neutrini che sono le particelle più sfuggenti che a tutt’oggi si conoscano.

Per poter individuare una particella WIMP è necessario che questa interagisca in qualche maniera con uno strumento di misura, dando un qualche segnale. Queste reazioni, se pure esistono, sarebbero estremamente rare. Per giunta, il segnale che si rileverebbe sarebbe difficile da distinguere dal segnale lasciato da altre particelle come i fotoni, gli elettroni od i neutroni

Le particelle del tipo WIMPs, pero’, possono venire rilevate nel modo seguente: le WIMPs che si trovano nella galassia investono la Terra con un flusso maggiore in estate allorché la velocità della Terra nel suo moto di rivoluzione si somma con quella del sistema solare, mentre in inverno, quando le velocità del sistema solare e della Terra sono in direzioni opposte, il flusso è minore. E’ il cosiddetto “effetto di modulazione annuale”, grazie al quale gli scienziati si aspettano di poter rilevare un numero maggiore di segnali nel periodo estivo, preferibilmente nel mese di giugno, e minimo in inverno, a dicembre. Un esperimento che volesse rilevare dei segnali “marcatori” delle partielle WIMPs, deve necessariamente essere allestito e condotto in un laboratorio sotterraneo, analogamente a come si fa con i neutrini (anche questi debolmente interagenti con la normale materia barionica, o “pesante”, al punto da attraversare in continuazione la Terra da parte a parte quasi alla velocità della luce e che, a differenza delle particelle WIMPS, hanno una massa molto esigua e prossima allo zero).

Ad adottare il metodo dell’”effetto di modulazione annuale “ è il promettente esperimento “DAMA project”, nei laboratori nazionali del Gran Sasso, un osservatorio per rilevare degli eventi rarissimi ed avente lo scopo proprio di individuare le particelle di materia oscura (Dark Matter Particles, da cui DA-MA project) presenti nell’alone galattico.

I fisici pensano che le WIMPs – ricordo che sono le ipotetiche particelle di cui è costituita forse la materia oscura- non siano altro che delle particelle previste da alcune teorie (per esempio, dalla “supersimmetria” – una teoria ancora allo studio, che prevede più dimensioni per l’universo e delle particelle “speculari” a quelle conosciute ), ma non ancora osservate neanche nei più potenti acceleratori di particelle (nei quali delle particelle subatomiche vengono accelerate, fatte collidere ad d altissime energie ..per trovarne delle altre). 

Ma come si dispone, la materia oscura, in una galassia? Non lo sappiamo, ma una scienziata statunitense, tale Lisa Randall, ritiene che possa esistere anche un tipo di materia oscura che interagisca in parte con la materia ordinaria. Non si capisce però se la scienziata immagina altre particelle oltre alle WIMPs, cioè ad un altro tipo ancora diverso di materia oscura. Tuttavia ella immagina che questa materia “parzialmente interagente” possa disporsi, nei riguardi di una galassia, a formare un disco “sovrapposto” a quello visibile del piano galattico. Un “doppio disco”, insomma, uno di materia oscura ed uno di materia ordinaria. Una piccola percentuale della materia oscura interagirebbe maggiormente rispetto alle particelle WIMPs ed i cosiddetti “ assioni”- particelle piccolissime e con poca massa, anch’esse partecipi a costituire parte della materia oscura. Ecco che questa piccola parte di materia oscura si strutturerebbe in una sorta di disco, facendo sì che le galassie siano di fatto delle strutture “a doppio disco”. Naturalmente, la materia oscura è distribuita anche su un più ampio raggio, ad abbracciare e contribuire notevolmente tenere insieme gruppi di galassie negli ammassi, e questi nei super ammassi didi galassie. Diversi esperimenti sono orientati verso l’individuazione di queste strutture “a disco” immaginate dalle nuove teorie, esperimenti quali i rilevamenti del satellite Gaia dell’Esa, o missioni come Pamela dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare-IFN o ancora esperimenti a bordo della stazione spaziale internazionale.

Come abbiamo visto, l’esistenza della materia oscura è stata immaginata per capire la dimamica delle galassie e delle velocità di strutture-stelle e gruppi di stelle- che costituiscono le loro zone più periferiche ; la sola materia visibile, infatti, non è sufficiente a far tornare i conti con le leggi di Newton e Keplero le quali descrivono rispettivamente i rapporti fra le masse e le attrazioni gravitazionali tra corpi celesti e le loro velocità orbitali in rapporto alle distanze reciproche di corpi celesti. La sua presenza nel cosmo è tutt’altro che trascurabile, trattandosi di una massa ben quattro volte superiore a quella della materia ordinaria, e costituirebbe almeno il 25 per cento dell’universo mondo.

Nessuno sa di cosa è fatta la materia oscura, esistono solamente delle ipotesi: particelle massive debolmente interagenti o WIMPs, assioni- particelle di massa piccolissima, un altri tipo di materia capace di interagire di più-ma sempre parzialmente- sulla materia ordinaria. Per giustificare come le interazioni gravitazionali tengono insieme le strutture delle galassie, si è ipotizzato inoltre che la materia oscura sia disposta tutta intorno ad una galassia a formare un alone, e che la materia oscura che interagisce maggiormente, solo parzialmente, si disponga “a disco” compenetrando il disco fatto di materia ordinaria, cioè di stelle.

E CHE COS’E L’ENERGIA OSCURA?

Alla materia oscura viene affiancato un altro grosso mistero: l’energia oscura (?!). Pensate che la cosiddetta energia oscura (Dark Energy in inglese) costituisce, da sola, addirittura ben il settanta per cento dell’universo. Einstein pensò di inserire una costante nelle sue equazioni, e lo fece per giustificare il fatto che l’universo doveva secondo lui rimanere statico, e non collassare per gravità od espandersi e per giunta in modo accelerato come si scoprì in seguito, molti decenni dopo, grazie al telescopio Hubble che porta il nome di Edwin Hubble che formulò la sua legge di espansione del cosmo. Quando lo scienziato tedesco si rese conto che l’universo si espande-cosa che egli non credeva..-, tolse questa costante ritenendola “il suo errore più grosso”, mentre invece quella sua “ costante cosmologica” rappresenta, in maniera semplificata, l’energia che può venir associata allo spazio vuoto, dunque una energia presente in ogni parte dell’universo. “Energia oscura responsabile della espansione dell’universo”. Soffermiamoci un attimo su questo punto. L’universo ha una massa che crea una forza reciprocamente attrattiva fra le sue parti; questa forza è la gravità. L’universo viene tenuto insieme dalla gravità, la quale tende a “far cadere” verso un “centro di massa” tutto quanto. L’universo, per gravità, dovrebbe collassare su sé stesso, mentre invece, è in espansione accelerata e, sembra, proprio grazie all’azione di una energia misteriosa, chiamata dai fisici “energia oscura”. L’azione di questa energia oscura è dunque descrivibile come una “gravità negativa” (limitatamente alla espansione dello spazio che tale energia oscura causerebbe) , una forza cioè che fa letteralmente espandere lo spazio-tempo generando di fatto un allontanamento reciproco degli ammassi di galassie. In due parole, la materia ordinaria e la materia oscura tendono a far collassare l’universo, mentre l’energia oscura lo fa espandere, ed in modo accelerato.

Che cosa sia in sostanza l’energia oscura non è dato saperlo. Due sono le forme di energia immaginate e proposte dagli scienziati: la famosa “costante cosmologica” di einsteiniana memoria, praticamente assimilabile all’energia del vuoto , una energia esotica generata dal continuo nascere e “morire” di particelle virtuali, che esistono cioè solo a livello quantistico e per istanti e quantità non osservabili e per questo dette “virtuali”) e l’energia detta “di quintessenza”, vale a dire una forma di energia postulata per spiegare l’universo in espansione accelerata e che sarebbe l’espressione di una “quinta forza fondamentale”, che si aggiungerebbe alle quattro forze fondamentali note, che sono le due interazioni nucleari forte e debole, la forza elettromagnetica- quella che tiene legati gli atomi e le molecole tra loro- e la gravità. L’energia molto probabilmente non è una cosa che viene emanata dalla materia oscura, come si sarebbe portati a pensare in analogia con l’energia ordinaria- la materia ordinaria assorbe ed emette luce, che è appunto pura energia normale; né tantomeno c’entra, nell’economia di questo discorso, l’antimateria , alla quale non è associata nessuna “anti energia” bensì una massa ed una energia.

Forse gli scienziati troveranno altre particelle magari non ancora immaginate, o verranno confermate quelle teorizzate. Una cosa è certa. Esiste nel cosmo una misteriosa “forza aggiuntiva”, una forza che ingrandisce l’universo sin da quando questo era più piccolo di un solo atomo, ed ancora lo farà espandere, in un braccio di ferro con la gravitazione universale conosciuta e dal cui esisto dipenderà il destino ultimo dell’universo: eterna espansione o ricompattazione del tutto, fino a ricostituire quel minuscolo uovo primordiale da cui tutto era cominciato, con un grande botto detto Big Bang.

CIAO

Marghian

NOTIZIE DAL MONDO SCIENTIFICO: luce “ibrida”, “prima si comincia meglio è”, “centri dell’ansia piu’ sviluppati”

CREATO IN LABORATORIO UNA STATO DI LUCE “IBRIDA”

laser_sRaggi laser

Perchè alcune delle strane proprietà che valgono nell’infinitamentepiccolo, per intenderci il mondo delle particelle subatomiche, proprietà quali la possibilità che una particella si trovi contemporaneamente in più stati diversi, ad esempio quella di trovarsi “nello stesso tempo” in due posizioni distinte, non si possono riscontrare anche negli oggetti macroscopici di tutti i giorni? Un esperimento realizzato dall’Istituto nazionale di ottica del Consiglio nazionale delle ricerche (Ino-Cnr) di Firenze e del Laboratorio europeo di spettroscopia non lineare dell’Università di Firenze (Lens) ha provato a dare una risposta pratica, dimostrato per la prima volta sperimentalmente la produzione di uno stato di luce “ibrido” in cui un fotone, che è la particella fondamentale della luce, è sia presente che assente nello stesso tempo, ed un debole impulso laser ha contemporaneamente due fasi opposte. Lo studio, guidato da Marco Bellini e Alessandro Zavatta, col supporto di colleghi teorici coreani e australiani delle Università di Seoul e del Queensland, è descritto sulla rivista “Nature Photonics”. “Non localismo quantistico”, violazione-a livello microscopico- dei principi fondamentali cui siamo abituati, “la causa che deve precedere l’effetto”, tutte cose che alimentano molti interrogativi, è la fisica del futuro su cui abbiamo già messo un piede, su cui abbiamo già posato il nostro sguardo.

La notizia che segue non è proprio recente, risale al  14 febbraio dell’anno scorso. C’era da aspettarselo..

INIZIARE A STUDIARE MUSICA PRIMA DEI SETTE ANNI STIMOLA LO SVILUPPO DEL CERVELLO

guitar_ music_lessonStudio precoce della musica

Prima si comincia a studiare musica, e meglio è, stando a quanto ho letto su “Tiscali Scienze”. Secondo uno studio pubblicato sul Journal of Neuroscience, cominciare ad imparare a suonare uno strumento prima dei sette anni ha un effetto notevole sullo sviluppo del cervello: iniziano infatti a formarsi molto tempo prima le connessioni tra le regioni motorie, quelle cioè che aiutano a coordinare i movimenti. Lo studio ha anche dimostrato che tra i sei e gli otto anni il cervello è molto più recettivo e sensibile. Le lezioni e gli esercizi di musica influenzano notevolmente il normale sviluppo del cervello, generando in esso cambiamenti di lunga durata nelle strutture cerebrali deputate alle abilità motorie. Imparare a suonare, infatti, come hanno spiegato i ricercatori, richiede coordinazione tra le mani e gli stimoli visivi ed uditivi. Ecco che esercitarsi nel suonare prima dei sette anni stimola maggiormente la normale crescita delle aree motrici e sensoriali del cervello, creando circuiti e connessioni sulle quali si costruisce una formazione continua.

I ricercatori hanno esaminato più di trenta musicisti adulti sottoponendoli a compiti implicanti i movimenti e scansionando nel contempo il loro cervello. Metà di loro hanno cominciato a studiare musica prima dei “fatidici” sette anni, mentre gli altri hanno cominciato molto più tardi.Si e’ proceduto all’esame prestando attenzione a che tutti avessero alle spalle lo stesso numero complessivo di anni di studio. I due gruppi sono stati poi messi a confronto con persone che non avevano preso lezioni di musica, o molto poco. Si è visto che, tra i due gruppi di musicisti, quelli che avevano cominciato prima dei sette anni erano più efficienti nella coordinazione dei movimenti, nonché un maggiore sviluppo della materia bianca nel “corpo calloso”, la struttura “ponte” che collega i due emisferi cerebrali fra loro. La scansione del cervello non ha invece mostrato differenze tra i non musicisti e quelli che avevano iniziato a studiare più tardi. Cominciare da piccoli è meglio dunque. La scienza ha scoperto-ancora una volta- l’acqua calda?

 

Ancora su cervello e bambini. Ho letto che….

I BAMBINI ANSIOSI HANNO UNA “AMIGDALA” PIU’ ESTESA E CON MAGGIORI CONNETTIVITA’

brain-with-amigdalaRappresentazionea rtistica del cervello, con evidenziazione dell’area “primitiva” detta “amigdala”

Stando a quando ho letto, ed a uno studio fatto dalla “Standford University School of Medicine e pubblicato sulla rivista “Biological Psychiatry”, secondo gli scienziati delle alterazioni nella struttura della “amigdala”, uno dei “centri della paura”- e delle emozioni in genere- aventi sede nella parte primitiva del cervello durante l’infanzia potrebbero aver avuto un’importante influenza nello sviluppo di problemi legati agli stati ansiosi. Gli scienziati hanno reclutato 76 bambini dai sette ai 9 anni, età in cui i tratti e i sintomi legati all’ansia possono essere identificati in modo molto preciso. I genitori dei bambini hanno dato una mano nel completare le valutazioni fatte al fine di misurare i livelli di ansia dei bambini, i quali sono stati poi sottoposti a risonanza magnetica per osservare la struttura e la funzionalità del cervello.

E si è pervenuti al seguente risultato: Volume più esteso dell’amigdala per i bimbi ansiosi . Gli scienziati hanno trovato che i bambini con alti livelli di ansia avevano un volume più esteso della “amigdala” ed una maggiore connessione con le altre zone del cervello implicate nell’attenzione e nella percezione emotiva rispetto ai bambini con bassi livelli di ansia. La regione più estesa era la parte cosiddetta” basolaterale” dell’amigdala, una “sottoregione” dell’amigdala implicata nell’apprendimento tramite la paura (forse che molte cose le abbiamo imparate nel corso della evoluzione per necessità, ^difesa ed offesa? Io credo di sì) e nella elaborazione delle informazioni legate alle emozioni”. Questa notizia ci fa riflettere su una cosa: ansiosi si diventa ma un po’..si nasce? Per me, una base innata c’e sempre. Non che l’ambiente abbia la sua importanza. Pero’, pensare all’uomo come il prodotto di entrembe le due cose, “DNA” ed ambiente, sia la cosa piu’ giusta.

CIAO

Marghian

 

ESISTE UN PIANETA VECCHIO “QUASI QUANTO L’UNIVERSO”. La Terra ha la sua “nonna”

LA “NONNA” DELLA TERRA

heart_grand_ motherRappresentazione artistica di un pianeta che si trova vicinissimo alla stella – madre

Leggendo fra le varie notizie sulla pagina di “Tiscali”, mi sono imbattuto in questa, fresca “di giornata”: Scoperta la nonna della Terra, ha ben 10 miliardi di anni ma un aspetto giovanissimo”. Ebbene sì, pare che la nostra Terra abbia non soltanto dei “fratelli” – dati gli altri pianeti simili ad essa che sono stati scoperti in questi ultimi anni o dei “cugini”, pianeti diversi come Giove od Urano. Adesso salta fuori che la Terra ha addirittura ..una “nonna”, tanto e’ vecchio il pianeta “di tipo terrestre” che e’ stato scoperto che ha per nome “Kepler 10 c”. E’ circa due o tre volte piu’ grande della Terra ed ha una densità 17 volte superiore a quella terrestre.

I ricercatori lo considerano una “megaterra” e, scherzosi come sono gli scienziati,hannoproposto di chiamarlo “Godzilla delle Terre”. Ciò che lascia stupiti gli scienziati e’ pero’ soprattutto la sua veneranda età: ben dieci miliardi dianni, contro i quattro miliardi e mezzo di anni della Terra. Il suo “aspetto”sarebbe pero’ “giovanissimo” (avrebbe caratteristiche non molto dissimilida quelle della Terra, di Venere o di Marte, insomma). “Quasi l’eta’dell’universo”, che ha  13, 8 miliardi di anni.

Il pianeta, che come si è visto porta il nome di Kepler-10c, era gia’ stato individuato –appunto- dal telescopio orbitante Kepler della Nasa, ma a darci il suo “identikit” è stato lo strumento italiano in funzione alTelescopio Nazionale Galileo dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf)

operativo a Las Palmas, Canarie.Il pianeta orbita attorno ad una stella che si trova ad una distanza di circa 560 anni-luce da noi e “le gira intorno” in soli 45 giorni. Il “sole” di questopianeta e’ una stella vecchia di circa undici miliardi di anni- vi ricordo cheil Sole ha soltanto poco meno di cinque miliardi di anni, pressappoco l’età della Terra e dei pianeti perché’ Sole e pianeti si sono formati quasi insieme, da una nube primordiale di gas e detriti meteoritici….- e le temperature sulla superficie del pianeta sono senz’altro infernali, nonadatte certamente alla vita. Però, averlo scoperto, e con queste particolari caratteristiche, aumentale possibilità di trovare pianeti che orbitino adistanze meno proibitive, come già ce ne sarebbero (ad esempio , un altro pianeta della serie “kepler” c he si troverebbe all’interno della cosiddetta “fascia”, o zona di abitabilità).

 Fino a qualche tempo fa sono state individuate soltanto delle cosiddette “super terre”, vale a dire dei pianeti strutturati come la Terra- non gassosi ma rocciosi eccetera-, ma con masse anche di dieci volte superiori a quella della Terra. Anche questa “mega terra” è un pianeta roccioso, ma che ha un “peso specifico ”-densità- eccezionale.  Dice, sottolineando l’importanza di questa scoperta, il direttore del Telescopio Nazionale Galileo, Emilio Molinari: ”E’ una scoperta che estende la possibilità di trovare pianeti abitabili, le teorie correnti sulla formazione pianeti non prevedevano infatti che esistessero pianeti di tipo terrestre così grandi”. La scoperta potrebbe avere anche ricadute sulla conoscenza delle prime stelle: l’ipotesi, tutta da verificare, è che possa esserci stata una generazione di stelle primordiali che ha espulso nell’universo metalli. Si sa infatti che questi ultimi vengono espulsi dalle stelle quando esplodono come supernovae e che, grazie a questo processo, le stelle delle generazioni successive nascono piene di metalli e pronte a formare nuovi pianeti. Il nostro Sole, per esempio, ne è ricco, così come la Terra.

 A scoprire “la vera identità” di Kepler 10-c è stato lo spettrografo Harps-N (High Accuracy Radial velocity Planet Searcher for the Northern emisphere), un vero e proprio “cacciatore di pianeti” nato dalla collaborazione fra Italia, Svizzera, Stati Uniti e Gran Bretagna. Molinari, non nascondendo un certo “orgoglio di campanile afferma che “questo strumento ”pone l’Italia in prima fila nella ricerca dei pianeti extrasolari”. ^A mio avviso questo e’ pero’ irrilevante, data l’importanza –caso di scriverlo- universale di queste scoperte. Comunque….

 Qualche parolina a questo punto va spesa per ricordare che nel 2009 è stato lanciato dalla Nasa il telescopio spaziale Kepler (cosi’ battezzato in onore di Johannes Kepler, l’astronomo polacco che formulo’ le famose tre leggi sul moto orbitale dei pianeti), e proprio con l’obiettivo di scovare nella nostra galassia dei pianeti “simil-terra” che orbitino intorno a stelle simili alSole (essendo impossibile che i pianeti cosiddetti “tipo Giove”, peraltro i più facili da trovare, ospitino la vita come noi la conosciamo). E’ grazie a questo formidabile strumento che sono stati trovati diversi pianeti extrasolari, compresa questa “vecchia terra” ed altri verranno scoperti.

 CIAO

Marghian

 

 

 

GALLERIA FOTOGRAFICA SUL COSMO

L’UNIVERSO

Europa_moon 1

LE IMMAGINI

(Qui, –>In questa  GALLERIA FOTOGRAFICA<—)

*        *       *

Sul portale di “Tiscali” ho visto questo “slide” di imamgini dell’universo. Ho pensto di condividerle con voi.Le immagini sono pero’ coperte da copyright (l’immagine sopra, infatti, non e’ della serie) , non le ho postate direttamente nel blog.

CIAO

Marghian

NELLE LUNE DEL SISTEMA SOLARE, FIUMI E LAGHI DI METANO, VULCANI CHE SPUTANO QUASI ESCLUSIVAMENTE ACQUA, ED OCEANI SOTTO LE CROSTE GHIACCIATE – PRIMA PARTE

SISTEMA SOLARE: MONDI GHIACCIATI

PRIMA PARTE

enceladus_ice_moon“Enceladus”-ice moon”

*        *

 Una delle più piccole lune di Saturno, Enceladus, potrebbe nascondere sotto la sua superficie un grande oceano di metano dal fondale roccioso e potenzialmente in grado di ospitare la vita” è quanto scrive la prestigiosa rivista “Science” in uno dei suoi recenti articoli. “La scoperta- continua ancora l’articolo- parla italiano, e si deve al gruppo di Luciano Iess dell’università “La sapienza” di Roma sotto il patrocinio dell’ASI, l’agenzia spaziale italiana.

Infatti, lo studio che e’ stato condotto in collaborazionie con il famoso Californan Institute of Tecnology e con il “Jet Propulsion Laboratory di Pasadena (distretto di Los Angeles) della Nasa, ha confermato l’esistenza di un vasto “oceano” d’acqua, uno “strato” d’acqua allo stato liquido ricoperto dalla “crosta” ghiacciata-anzi, per l’esattezza fatta di solo ghiaccio!- della piccola luna. Stando a quanto dichiarato a “Science” da Iess, ”I dati sono sorprendenti”, e c’e una ragionevole certezza aggiunto – che in quell’oceano nascosto possa esistere un ambiente potenzialmente favorevole alla vita”.

 Personalmente, lo scienziato ritiene che la probabilità di esistenza della vitaa sia molto bassa, ”ma non tanto bassa da poterla escludere del tutto; anche una piccolissima probabilità sarebbe un risultato straordinario’ ha poi dicniarato. I ricercatori hanno spiegato che, a favore della possibile esistenza di qualche forma prebiotica, è fondamentale il fatto che l’oceano di Encelado poggi su un fondale roccioso, in quanto questo implica che l’acqua sia a contatto con dei minerali, ad esempio silicati: una condizione cioè nella quale potrebbero verificarsi fenomeni complessi con reazioni chimiche e fisiche di notevole interesse.

 Un oceano, dunque, esteso forse quasi quanto tutta la superficie visibile della piccola luna di ghiaccio, satellite di Saturno, che ha un diametro di circa 500 chilometri. La piccola luna Enceladus aveva attirato l’attenzione degli studiosi e ricercatori di tutto il mondo, dopo la scoperta di misteriosi “geyser” che si sprigionavano da lunghe spaccature sul ghiaccio della sua superficie; spaccature che glòi scienziati hanno battezzato “graffi di tigre”. Getti d’acqua e vapore ricchi di sali, scoperti nel 2005 nel polo Sud della luna di Saturno grazie alla missione Cassini (tuttora in corso), alla quale l’Asi collabora con Nasa ed Esa, la gia’ citata “Agenzia Spaziale Europea”. “Un fenomeno sorprendente”, ha osservato il principale responsabile della ricerca Luciano Iess , e ciò in quanto, nonostante una temperatura alla superficie di meno 180 gradi, Encelado sia un corpo assolutamente freddo, possiede comunque una sorgente di energia in grado di sciogliere il ghiaccio, mantenendo internamente all’oeano l’acqua allo stato liquido”.

 La sonda Cassini, all’epoca, aveva rilevato nei getti d’acque e di vapore la presenza di materiale organico- e cioe’ alcuni “condimenti” della vita, se pure non ancora “la vita”.  Enceladus, dunque, è “sotto i riflettori” della sonda “Cassini”. Giunti a questo punto della questione, dunque, studiare la struttura interna di questa piccola luna è diventato il nuovo “target” di “Cassini” , che da dieci anni ormai “ronza” attorno a Saturno, esplorando anche i suoi mitici anelli e le sue lune con strumenti che continuano ancora a lavorare in modo impeccabile. E si prevede che la missione andrà ancora avanti per altri tre anni, fino al 2017. Gli “occhi” di “Cassini” hanno “visto” che l’oceano nascosto si trova a circa 30-40 chilometri sotto il polo Sud di Enceladus, con una massa d’acqua estesa almeno fino ad una latitudine di 50 gradi . Ma, per i ricercatori, non si può affatto escludere che il “mare di Enceladus si estenda sotto tutta l’intera sua superficie.

Il “metodo usato per la scoperta è il seguente: sono state le misure dell’attrazione gravitazionale esercitata da Enceladus sulla sonda ad aver permesso la scoperta. Infatti, nel “polo sud” della luna c’è una depressione profonda un chilometro, i ricercatori si aspettavano una minore attrazione della gravità, invece hanno constatato che così non era. La spiegazione di tale risultato inatteso si trova nel fatto che “in profondità esiste una massa più densa del ghiaccio, una massa d’acqua”. La sonda Cassini continuerà a raccogliere nuovi dati, grazie alle sue ancora brillanti prestazioni. “Pero’”, spiegano Iess e colleghi, “ nel 2017, anno in cui è previsto il termine della missione,  la sonda non potrà comunque andare avanti per mancanza di carburante e precipiterà nell’atmosfera di Saturno”.

  *——————–*——————-*

Ho riportato la notizia di queta scoperta , cosi’ come l’ho appresa leggendo nel web. La notizia risale al 4 aprile scorso. Ho riportato qualche stralcio delle parole “testuali” dell’articolo apparso su “Science”. “Oceano di acqua liqnida ricca di sali sotto la superficie di una luna di Saturno”. Una novità? Enceladus un caso unico? No, come vedremo nella *seconda parte.

 CIAO

Marghian

UNA VOCE DALLA MIA TERRA: MARIA LUISA CONGIU- “PINTURAS”

E’ una tra le tante-belle- voci sarde. E’ la voce di

MARIA LUISA CONGIU

(Con la collaborazione vocale di Pier Luciano Pigliaru)

Nel vastissimo repertorio della cantante folk Maria Luisa Congiu ho scelto

 

PINTURAS

(Dipinti)

“Dimmi che cosa sei tu, dimmi che cosa sono io, in questa vita che fugge via senza fermarsi mai, senza sosta. Dimmi quando, dove , e dimmi.. da te lo crederò. Se la vita potesse essere fermata come in un dipinto per ammirarla, io vi imprimerei questo momento di sguardi e carezze, con i cuori che son stanze di amore, che palpitano insieme. Imprimerei l’amore sacro che ci unisce in questa armonia, circondato dalla musica,di dolci sospiri e poesia. L’hai visto quel dipinto, magico in una tela? Ha fermato il tempo , con la mano di “Raffaello”,”Leonardo”, “Giotto”. Hai visto quanta dolcezza nei tratti di una figura angelica? Se questo sembri svelare segreti a chi la guarda, non posso dirlo. Fermano il tempo che è passato, fermano momenti di qualche vita, dando a chi li ha impressi, la fama di mano da Dio benedetta. Io vorrei fermare lo spavento di quando dormendoti accanto, mostri agli occhi l’incanto delle tue membra pure come la neve. Dimmi tu, pittura, dimmi, non c’è confine, se la tela è fatta di musica ed il pennello è di poesia. Tu sei cielo senza una nuvola, di fiori e colori tu sei, sei l’aria con le stelle che splendono, la luna, il sole, il mio dipinto. Imprimiamo l’amore sacro che ci unisce in questa armonia, circondato dalla musica, dolci sospiri e poesia. Questo canto immortala l’amore, come un raro e notevole pittura su tela, dove io e te siamo il pittore che con le mani unite imprimono le scene della vita, la vita” (Testo di Maria Luisa Congiu)

CIAO

Marghian

LA FESTA-ED I PROBLEMI- DEL LAVORO

PRIMO MAGGIO

“LA CANZONE POPOLARE”, DI IVANO FOSSATI, RIASSUME

SIGNICATIVAMENTE L’ATMOSFERA DELLA RICORRENZA DEL

PRIMO MAGGIO. RICORRENZA CHE  IN QUASI TUTTO IL MONDO E’

RICONOSCIUTA  COME “LA FESTA DEL LAVORO”

quarto stato“Il quarto stato”

E’ una festa che nasce dalle lotte e dagli impegni  dei movimenti sindacali e del mondo dei lavoratori. Lotte che hanno portato alla conquista di diritti fondamentali. La lotta era inizialmente improntata soprattutto alla conquista del diritto alle otto ore di lavoro giornaliero. Le lotte per questo fondamentale diritto portarono alla emanazione di una legge che, nel 1866, fu approvata in America, nello stato dell’Illinois. L’”Associazione Internazionale dei Lavoratori”, conosciuta con il nome di “Prima Internazionale” si impegno’ affinchè leggi analoghe venissero approvate anche in Europa. Ci fu, nel settembre del 1882, sempre negli Stati Uniti, una manifestazione organizzata dai “Knights Of Labour”, i “cavalieri del lavoro”, una associazione che vide la luce nel 1869. Nel 1884. Questa associazione promosse un’altra massiccia manifestazione che porto’ poi ad una risoluzione che fu approvata all’unanimità, e che chiedeva che “quella manifestazione” si ripetesse annualmente in un giorno stabilito. Movimenti sindacali e di lavoratori vicini alle organizzazioni anarchiche  nonche’ alla stessa’”Associazione Nazionale dei Lavoratori” portarono alla scelta, come data della festività, il primo giorno di Maggio. Ma furono i gravi incidenti che nei primi giorni di maggio del 1866 si verificarono a Chicago a “consacrare definitivamente il primo maggio come festa del lavoro”.

Eventi questi noti come rivolta di hav Market e che culminarono con la reazione della polizia che sparo’ sui manifestanti causando molte vittime. Altri eventi di questo genere seguirono, altre rivolte e rivendicazioni operaie che, attraverso gli anni, hanno permesso al mondo dei lavoratori di far maggior “breccia” nel complesso cammino della lenta conquista dei fondamentali diritti. Questa ricorrenza del primo maggio è quindi dedicata al mondo del lavoro, un mondo fatto di tantissimi uomini e di tantissime donne che ogni giorno utilizzano il loro tempo e le loro energie per portare avanti l’esistenza con fatica e dedizione, sapendo di essere degne di peter operare in una società che sia sempre piu’ capace di offrire una vita piu’ giusta e dignitosa. Ecco che, ancora una volta, si alza quella “canzone popolare” che da forza alle braccia e coraggio allo spirito di ogni persona che lavora e da speranza anche a chi vuole lavorare. Si, il primo maggio è anche la festa di chi ambisce a trovare un lavoro.

Non lo è, certo, per chi vive i suoi drammi legati alla sfera lavorativa ed economica. Non e’ di certo una festa per chi lavora da sfruttato. E’, proprio per loro, un augurio, come lo è per chi lavora con criteri che si possono definire”umani”: quello di migliorare, sia nel lavoro stesso  che in ogni altro aspetto della vita umana e sociale.

CIAO

Marghian

 

♥ Rоѕa ♥

♥ chiunque può simpatizzare con il dolore di un amico,ma solo un animo nobile riesce a simpatizzare con il suo successo ♥

Bruce

Non è ciò che non sai che ti mette nei guai. È ciò di cui sei sicuro e che non è come credi.

Skay : viaggio verso cieli limpidi

La vita è bella comunque e a prescindere!

Chi trova un amico trova un tesoro

La vita è il frutto della nostra immaginazione

Pensieri...solo pensieri...

Il mare d'inverno è solo un film in bianco e nero visto alla TV.

Marghian second blog

Just another WordPress.com site

Semprevento's Blog

Amo il vento e tutto ciò che accarezza

Cayenna

Essere se stessi contro ogni violenza

la vita va...

Just another WordPress.com site

In fondo al cuore

graffiando l'anima senza far rumore

MALI & LINO

Just another WordPress.com site

~ A l b a ~

camminando insieme a voi.....

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 59 follower

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: