UNA IMMAGINE DALLO SPAZIO, ED UN AUGURIO A SAMANTHA

UNA IMMAGINE DALLO SPAZIO

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UN AUGURIO A SAMANTHA CRISTOFORETTI

Samantha Cristoforetti partirà questa sera, dalla base di Baikonur, nel Kazakhstan. Entra cosi’ nel vivo la missione spaziale deniominata “Futura”. Secondo la prassi e la sequenza del contro alla rovescia, Samantha Cristoforetti e i suoi coleghi astronauti Anton Shkaplerov e  Terry W. Virts, sono entrati nella cabina della Soyuz. Il portello si è chiuso alle 20,00 ora italiana,e per le due ore successive fino al lancio, gli astronauti controlleranno gli strumenti di bordo.

Alle 22 ,01, sempore ora italiana, la Soyuz con a bordo Samantha e i due coleghi si dirigerà verso la  Stazione Spaziale Internazionale (ISS). Inizia cosi’ la  seconda missione di lunga durata patrocinata dall’ASI, l’Agenzia Spaziale Italiana. Per Samantha  la giornata è incominciata assai presto ed è stata intensissima. La sveglia per gli astronauti è suonata infatti alle 5 del mattino (mezzanotte in Italia), e si è subito proceduto ai consueti ultimi controlli. I saluti alle persone care, ed immancabili rituali comuni alla partenza di ogni astronauta russo non sono mancati.
Missione Futura, arrivo previsto in sole sei ore dalla Terra alla Iss, anziche’ in due giorni. Infatti, Samantha Cristoforetti sarà il secondo astronauta italiano a raggiungere  la ISS in cosi’ breve tempo, anzichè in due giorni, come accadeva fino a qualche anno fa.  Il primo italiano a compiere il ‘viaggio lampo’ fino alla stazione orbitale è stato, nel maggio dello scorso anno,, Luca Parmitano nella missione  ‘Volare’, la prima missione ddi lunga durata dell’Agenzia Spaziale Italiana  In precedenza,  il volo rapido era stato sperimentato con tre voli di rifornimento del cargo Progress, quindi senza equipaggio. Mentre nel viaggio di due giorni gli astronauti a bordo della Soyuz avevano il tempo di riposare un po’, nel viaggio di sei ore sono costretti a restare svegli, lavorando per 21 ore consecutive. L’aspetto positivo è che non sono costretti a trascorrere due giorni nello spazio angusto della Soyuz.

Dopo il lancio il primo stadio della Soyuz si separerà dopo un minuto e 58 secondi, a 42 chilometri di quota. Il secondo stadio si staccherà tre minuti più tardi, a 176 chilometri di altezza. A nove minuti dal lancio si separerà anche il terzo stadio e la navetta entrerà in orbita attorno alla Terra. In questo viaggio breve sono previste soltanto quattro orbite, ognuna della durata di circa un’ora e mezza. Dopo sei ore quindi, all’incirca alle 4,00 del mattino italiane, la Soyuz si aggancerà alla Stazione Spaziale alla Iss. L’ingresso degli astronauti nella Stazione Spaziale, però non avverrà subito: prima di tutto dovranno attendere che la pressione della Soyuz sia la stessa presente all’interno della Stazione Spaziale e soltanto a quel punto potranno togliersi le ingombranti tute pressurizzate e aprire il portello per salutare i loro compagni di equipaggio.

“Sarò fuori per un po’” - “E’ tempo di andare, ci sentiamo dallo spazio”: è stato l’ultimo “tweet” di Samantha Cristoforetti prima della partenza. “Grazie a tutti del supporto e dell’entusiasmo”, aggiunge l’astronauta italiana che ha anche twittato il link alla canzone ‘It’s the final countdown’ degli Europe e ha scritto di aver appena fatto “quella che probabilmente è stata la più lunga doccia della mia vita” prima del “nostro pasto finale”.

Fonte: Tiscali News -Scienze” ( ho cambiato un po’ le parole, c’erano diversi errori)

EUROPE

 THE FINAL COUNTDOWN

CIAO

Marghian

MISSIONE ROSETTA: LA SONDA PHILAE E’ ATTERRATA SU DI UNA COMETA

MISSIONIE ROSETTA

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Raffigurazione artistica della sonda Rosetta e della sonda “figlia” Philae

LA SONDA PHILAE E’ ATTERRATA SU DI UNA COMETA

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IN AVVICINAMENTO ALLA COMETA CHYURIMOV GERASIMENKO

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Foto scattata da Philae dopo l’atterraggio sulla superficie dela cometa

ED ECCO CHE COSA HA VISTO!

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La missione è riuscita, la sonda Rosetta ha raggiunto la cometa Chyurinov Gerasimenko, le orbita attorno ed ha sganciato la sonda “figlia”, Philae che si è posata sulla superficie del corpo celeste. Philae, dopo aver lamentato alcuni problemi inerenti all’atterraggio, sta già trasmettendo le prime incredibili immagini. Secondo l’agenzia spaziale europea Esa che ha patrocinato la missione Rosetta,  la sonda ha probabilmente rimbalzato per qualche centinaio di metri dopo il primo contatto con la superficie della cometa, generando problemi di stabilità, ora in parte risolti.  Il lander Philae è ‘ora agganciato, mediante un sistema di “arpioni”, al nucleo della cometa. Un atterraggio fantastico,se si considera che il contatto è avvenuto a pochi centimetri dal punto previsto. “Confermiamo che il lander è sulla superficie della cometa”, hanno detto  i responsabili della missione Rosetta.  Intanto Rosetta, la sonda madre, che orbita intorno alla cometa mantenendo la sua distanza di sicurezza, sta scattando delle foto di Philae atterrata nella zona “ Agili”, così è stato denominato il luogo dell’ atterraggio. Ma non c’e soltanto gioia de entusiasmo al centro di controllo della missione, perche’ Philae non è perfettamente ancorata alla cometa 67P -sigla con la quale e’ indicata la Chyurimov Gerasimenko – , e c’e il reale pericolo che si possa staccare e perdersi nel vuoto.  Al centro di controllo si sta cercando di comprendere il motivo di questo problema e di ovviare ad esso. La causa del disguido, forse, e è un cattivo funzionamento dell’arpione di aggancio di Philae. “Alcune cose, infatti, fanno ritenere che l’arpione sia stato sparato su un suolo troppo soffice e non abbia fatto una buona presa”, ha spiegato Stephan Ulamec, il principale responsabile della missione Rosetta. L’atterraggio di una sonda su una cometa è un successo di portata storica non soltanto per l’Esa , ma per la scienza e per l’uomo. Philae si è regolarmente staccata dalla sonda madre “Rosetta”,  ha effettuato la fase finale di avvicinamento alla cometa alla velocità di circa un metro al secondo. La conferma dell’avvenuto atterraggio del robottino è giunta intorno alle 17.04 sempre ora italiana del 12 di novembre, circa mezz’ora dopo l approdo. Va tenuto presente, infatti, che i segnali inviati dalla cometa impiegano proprio mezz’ora per raggiungere la Terra, ed è per questo motivo che le manovre non possono essere effettuate mediante comando a distanza in tempo reale; la sonda è stata precedentemente programmata. L’obiettivo della missione è quello di acquisire nuove conoscenze non soltanto nello specifico campo delle comete, ma anche sul sistema solare e sulla sua evoluzione, e ciò grazie allo studio ed alla osservazione ravvicinata di questa cometa dal diametro di appena quattro chilometri. Rosetta le starà alle costole fino a quasi tutto il 2015, accompagnandola lungo la sua orbita.

Rosetta ha trasmesso le prime immagini della cometa nel maggio dello scorso anno, immagini riprese da una distanza di due milioni di chilometri dal suo bersaglio. Alla fine del mese ha effettuato una manovra di allineamento in previsione proprio del “contatto”, manovra con la qualei si è avvicinata ad un centinaio di chilometri, cercando un punto favorevole per l’atterraggio del modulo. Questa ricognizione ha fatto cadere la scelta sul “sito J”, ribattezzato “Agilkia”, dal nome di un’isola del Nilo, in Egitto, dove in epoca moderna  fu ricollocato l’ antico tempio che prima si trovava nell’isola di Philae, sul lago Nasser, sempre in Egitto (Philae, il nome della sonda atterrata sulla cometa)

Ma conosciamo meglio la missione Rosetta, ed il modulo Philae. Il viaggio di Rosetta è iniziato dieci anni fa . La sonda è stata lanciata nel marzo del 2004, ed ha percorso la distanza di ben 511 milioni di chilometri dallla Terra,  dopo aver “rimbalzando” sfruttando per ben due volte la gravità dellaTerra e quella di Marte (è il cosiddetto “effetto fionda”), e ciò ha permesso a Rosetta di acquistare la velocità necessaria a raggiungere la cometa. Prima di arrivare nei pressi del piccolo corpo celeste, Rosetta  ha “sfiorato” altri due oggetti del Sistema Solare: gli asteroidi Steins e Lutetia.

Il “risveglio” di Rosetta,  dopo ben 31 mesi di ibernazione. Infatti, nel giugno del  2011 la sonda è entrata in uno stato di “ibernazione”, un “sonno” dal quale il computer di bordo l’ha risvegliata il 20 gennaio di quest’anno. A maggio, Rosetta ha iniziato le sue manovre di avvicinamento alla cometa.

Un po’ di orgoglio italiano non guasta. Infatti, nella storia di Rosetta l’Italia è sempre stata in prima fila, con Asi (Agenzia Spaziale Italiana) con le università Parthenope e di Padova, il Politecnico di Milano, l’Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf) e il Consiglio Nazionale delle Ricerche (il “mitico” Cnr).  Sono poi italiani tre strumenti a bordo di Rosetta Abbiamo lo spettrometro “Virtis” (Visual InfraRed and Thermal Imaging Spectrometer, ossia “spettrometro di visuale infrarossa e di immagine termica”),”Giada” (Grain impact analyser and dust accumulator, ossia “analizzatore del suolo granulare da impatto ed accumulatore di polveri”).

Veniamo al protagonista principale di questo storico evento, il modulo “Philae”. Grande più o meno come un frigorifero o una lavatrice, e dotato di numerosi strumenti di scavo e di analisi del “terreno” – si è agganciato, anche se non bene come si è visto, alla superficie della cometa grazie a due “arpioni”, che hanno il compito di assicurarne la posizione su un corpo dove la gravità è scarsissima, meno di un decimillesimo della gravità terrestre; si pensi che il modulo pesa un quintale, ma li’ pesa solo qualche grammo . IL nome del modulo. “Philae”,  deriva dal sito archeologico dove venne trovato un obelisco che aiutò lo storico francese Jean-Francois Champollion a decifrare la celebre stele di Rosetta, da cui il nome dato alla sonda madre ed a tutta la missione. Lo studio della cometa permetterà agli scienziati di guardare indietro nel tempo di ben quattro miliardi e seicento milioni di anni, di guardare cioè ad un’ epoca in cui i pianeti non esistevano-si stavano ancora formando-  e il Sole era circondato solo da sciami di asteroidi e comete (da queste si sono formati i pianeti, e gli asteroidi e le comete che vediamo sono oggetti che non si sono fusi a formare dei pianeti) . “Philae” studierà le proprietà fisiche della superficie e del sottosuolo del nucleo e di esso ne carpirà i segreti sulla sua composizione chimica, sui suoi minerali e sugli isotopi (gli isotopi sono dei minerali i cui atomi hanno qualche neutrone in piu’ del “normale”) I dati che “Philae” raccoglierà dati saranno di aggiunta e complemento allo studio delle proprietà e della forma della superficie della cometa, effettuato della sonda madre Rosetta.

C’e già qualche risultato. La cometa sembra più antica del previsto, ed è  più polverosa di quanto immaginato e potrebbe essersi formata nella stessa regione dei pianeti rocciosi come la Terra: sono le prime conclusioni che arrivano dall’analisi dei suoi “grani” raccolti dallo strumento italiano “Giada”. I granuli raccolti finora sono più grandi di quanto si ritenesse, il loro diametro è di un decimo di millimetro) e le concentrazioni di polvere rispetto al ghiaccio sono maggiori del previsto, e questo ci dice dove potrebbe essersi formato l’oggetto, cioè nella regione denominata “lascia di Kuiper”, una fascia di asteroidi e comete esterna all’orbita di Nettuno e Plutone di cui fa-ceva- parte anche lo stesso pianeta nano Plutone. Lo strumento, “Giada”, che ho già menzionato, “nome” che sta per “Grain Impact Analyser and Dust Accumulator”, e che ha permesso questa scoperta,  è stato messo a punto e sviluppato a Napoli presso il Laboratorio di Fisica Cosmica e Planetologia dell’università Parthenope e dell’Inaf-Oac, in collaborazione con l’Istituto di Astrofisica dell’Andalusia in Spagna). La responsabile dello strumento è Alessandra Rotundi dell’università Parthenope. Il lander Philae, con i suoi strumenti è in costante “dialogo” con la sonda-madre Rosetta, ed è  pronto a svelare altri misteri della cometa, cometa che tra l’altro potrebbe anche essere costituitta da due frammenti di un precedente, unico corpo che si è “spezzato” e poi riunito. Dall’analisi dei grani inoltre si può comprendere se il contatto è stato catastrofico oppure “dolce”.

E cosi’, mentre la terra gira, e le stelle sembrano spostarsi insieme attraverso il cielo, ci sono come sappiamo altri oggetti che compaiono nello spazio, scompaiono e riappaiono nuovamente. Sono quegli affascinanti oggetti che chiamiamo comete. Per capire come si sono formate e di cosa sono fatte le comete, dobbiamo dare uno sguardo agli inizi della storia del nostro sistema solare, a quando Sole e pianeti si sono formati. Uno sguardo nel passato che ci proietta nel futuro, grazie anche alla pionieristica esplorazione di Rosetta e Philae. Ed alla voglia di conoscenza insita nell’uomo.

CIAO

Marghian

“LETTERA”: LA VITA QUOTIDIANA, I RICORDI, LA RICERCA DEL SENSO DELLA VITA

LETTERA

FRANCESCO GUGGINI

La succinta ed esauriente descrizione del quotidiano, i ricordi, i rimpianti ed i

dubbi sulla vita. Ecco quale è il valore poetico e di pensiero di questa canzone.

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 Ma…cosa ci suggeriscono queste parole? 

 Che la vita e’ un “lento scorrere senza uno scopo”?

Forse la vita e’ solo un affannarsi o e’…..qualcosa di piu’? 

E che dire del sentirsi…di non essere stati quello che avremmo voluto

essere, rivedendo quel “fantastico piano” sul nostro passato?

Tutti abbiamo dei rimpianti, delle cose che abbiamo perso.

E..il tempo, chi ce lo rende? Domande, dubbi, ricordi.

 Amici, libri, eventi di tutti i giorni che si rincorrono e che ci  passano davanti.

Come i fotogrammi di un film gia’ visto.

Come i caratteri di una lettera gia’ letta e messa da parte

 “La fine triste della partita e il lento scorrere di questa..cosa chiamata vita”

Ricordi, rimpianti….fine. Ma la vita, allora, che senso ha?

 Questa vita ha certamente un senso..ma quale?

Nessuno lo sa. Neppure, io credo,  le persone piu’ ottimiste. 

 E, forse, nemmeno il credente o il saggio. Questi, se mai, lo cercano.

Così come, in fondo, lo cerca chi dice che…un senso non ci sia.

CIAO

Marghian

QUO VADIS..HOMO?

 “CIAO, UOMO *DOVE VAI?

Leonardo-Uomo-VitruvianoLe geometrie del mondo, del tempo, dell’uomo

galaxy

“non lo so, dove sto andando. Ma so di dover…andare”

(Marghian)

 “Ciao, uomo, dove vai?”, canta Antonello Ventitti in questa canzone. Quante volte ci siamo posti questa domanda? “Dove vado”? Una domanda formalmente banale, ma che  di fatto non lo è. Infatti la risposta è: “non lo so”. E se l’uomo cui poni questa domanda ti risponde di non saperlo, ma di sapere di dover andare….è da questa risposta che si evince la saggezza, pur nell’ignoranza del mistero della vita: “so di dover andare”. Noi viviamo la nostra vita, abbiamo una personalita’, una storia nella quale questa si è pian piano formata. Abbiamo persino una fede. Ma la fede, come sapete, non è una risposta. Se fosse una risposta, non sarebbe fede. La fede è un “fidarsi”, non è “sapere”. Con la fede ci sono i dubbi, ci sono le perplessita’ di una vita vissuta, oserei dire, “alla cieca”. Si, perche’ la vita, l’uomo stesso, sono un mistero. Il mistero della vita. Altra espressione solo apparentemente banale, per il motivo che la vita rimane un mistero. L’uomo “balla nel cuore del nostro universo“, il “suo cuore” dell’universo. Perche’ l’universo non ha un “centro”. Il centro dell’universo è..il punto dove ci si trova, è il “piccolo mondo” dove l’uomo vive: la sua casa, il suo “cortile”, sono il “cuore” dell’universo. L’uomo ha sempre vissuto sopravvivendo a mille difficolta’, animato da una misteriosa forza,e forse intuendo una meta…al di la’ di quella, o di quelle, che egli intravede. Ma le “mete” che l’uomo intravede nel proprio cammino non danno la risposta al “perche’ egli vive”, al “perche’ è al mondo”, come non spiegano perche’ il mondo esiste. L’uomo si trova davanti un grande enigma: Il fine della vita. Si, esistono dei “fini” della vita”, ravvisabili in  un lavoro, nella famiglia, in un ruolo sociale. Ma..IL FINE, LO SCOPO…gli rimangono ignoti. L’uomo è l’unico animale che sa di dover morire, eppure si attacca fortemente alla vita, ai “pochi decenni” che sono per lui talmente importanti da considerarli quasi eterni. Ma l’uomo, l’essere umano, sa che non è cosi’. Cosi’ come non sa cosa esiste oltre l’universo che egli puo’ sperimentare: il suo pianeta. L’uomo vive su un pianeta, su una “palla” che si muove nello spazio sconfinato. Sa di essere piccolo, ma sa anche di vivere in uno spazio immenso…e, proprio per questo, si interroga. Da sempre. L’uomo comune, come il “dotto”, si interrogano. Dante non sapeva spiegare il mistero della vita ad un contandino; lo scienziato non sa spiegare il “perche’” all’analfabeta. Gli puo’ spiegare il “come”, ma non il..”perche’”.  Il “perche’”, la “ragione ultima” risiedono forse oltre la vita stessa, oltre la storia del cosmo e..nel profondo del cuore dell’uomo. Ecco un’altra cosa che l’uomo non conosce: se’ stesso”. Il filosofo, il cultore della psiche….non sanno dare una risposta al “chi sei tu”, ne’ al “perche sei cosi’, o “perche’ esisti”. E intanto l’uomo viaggia, cammina, riposa, e riprende il cammino. Un cammino che, pur se non lascia intravedere una risposta, continua. L’uomo che “balla nel cuore del proprio universo”, che “alla fine della sua storia piange d’angoscia dentro di se’”..cammina. Ma forse è proprio questo suo “non sapere” a far si che continui a camminare, a vivere. Si, perche’ egli non sa, ma sa di dover…..andare. Si, andare “senza meta” per cercarla. San Giovanni della Croce diceva: ” Se non sai dove andare, vai dove non….sai” E forse è proprio questa, per ora, la risposta. Si, per ora. perche’ ora dobbiamo soltanto..andare.  Possibilmente..insieme. 

CIAO

Marghian

ARTISTI SARDI – NON SOLO TAZENDA

Ciao, amiche ed amici. Era da tempo che non mi facevo “vedere”, a parte qualcosa nell’altro blog.

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ARTISTI SARDI -NON SOLO TAZENDA. VEDIAMO PERCHE’

SALIS & SALIS

FESTA MANCATA

BARRITTAS

NON UCCIDERE

BERTAS

BADDE LONTANA

(Valle lontana)

ISTENTALES

MERES ANZENOS

(Padroni stranieri)

 

 

LA SARDEGNA E’ RICCA DI FOLKLORE E DI CULTURA MUSICALE. IL GRUPPO DEI “TAZENDA” HA AVUTO IL MERITO DI FAR CONOSCERE LA MUSICALITA’ SARDA, “FILTRANDOLA” CON ELEMENTI MODERNI, MANTENENDO IL “FILO” DELLA TRADIZIONE SARDA. BRANI COME “NON POTHO REPOSARE”, “NANNEDDU MEU” E “CARRASSECARE” SONO ORMAI PARTE DELLA CULTURA MUSICALE ITALIANA E NON SOLO, GRAZIE ANCHE ALLA BELLISSIMA VOCE DI ANDREA PARODI CHE HA DATO ALLE INTERPRETAZIONI DEI TAZENDA UN “MARCHIO DI QUALITA’”  ED UNA “IMPRONTA” INEQUIVOCABILE DI UN  SODALIZIO CHE ANCORA CI DA’ TANTA BUONA MUSICA. I TAZENDA, PUR SE ANDREA E’ VENUTO A MANCARE, CONTINUANO A PRESENTARE, ANCHE OLTRE LE COSTE DELL’ISOLA TIRRENICA, UN REPERTORIO MUSICALE ED UNA QUALITA’ INTERPRETATIVA NOTEVOLE. BEPPE DETTORI, L’ALTRA VOCE DEL GRUPPO CHE HA SOSTITUITO PARODI, HA SAPUTO RACCOGLIERE UNA “EREDITA’ CHE PORTA AVANTI CON ARTE E PASSIONE. I TAZENDA SONO, OGGI, L’”EMBLEMA” DELLA MUSICA ETNICA E POP DELLA SARDEGNA.

 

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MA GIA’ DA MOLTI DECENNI PRIMA ESISTEVANO IN SARDEGNA GRUPPI ED ARTISTI DI NOTEVOLE VALORE. CANTANTI COME MARIA CARTA, ELENA LEDDA, FRANCA PINNA DAVANO GIA’ LUSTRO ALLA MUSICA ISOLANA. I “GRUPPI STORICI SARDI”, IN PASSATO, HANNO PORTATO AVANTI UN DISCORSO FILOLOGICO E MUSICALE PRODUCENDO BRANI ED INTERPRETAZIONI DI NOTEVOLE QUALITA’ ED INNOVAZIONE. IO HO SCELTO  TRE GRUPPI MUSICALI E TRE LORO  INTERPRETAZIONI, CHE SONO ORMAI PARTE DELLA STORIA DELLA MUSICA ETNICA SARDA. ED UN QUARTO GRUPPO, DI ISTITUZIONE PIU’ RECENTE-NUORO 1995- E QUINDI “CONTEMPORANEO” A GRUPPI COME “I TAZENDA”, TIENE COMUNQUE BANCO NEL PANORAMA MUSICALE SARDO. “I BARRITAS” FURONO I PRIMI A PORTARE LA “MUSICA ROCK” IN VATICANO, E NACQUE LA “MESSA BEAT”, CHE APRI’ LA STRADA ALLE “CANZONI GEN” CHE SI CANTANO OGGI IN CHIESA CON LE CHITARRE. “NON UCCIDERE “ ERA UNO DEI LORO “PEZZI” DELLA “MESSA BEAT” E LORO “LEADER” ERA…BENITO URGU. SI, PROPRIO LUI! IL GRUPPO “SALIS & SALIS”, DAL NOME DEI DUE FRATELLI “TONIETTO E FRANCESCO SALIS” CHE LO FONDARONO. GIA’ NEGLI ANNI ’60   “SALIS & SALIS” PRODUCEVANO CANZONI RICCHE DI MUSICA E DI PAROLE. CANZONI COME “SALIS ADDIO”, “FESTA MANCATA”, “VECCHIO FACCHINO”, “VIVA LEI” SONO ALCUNE DELLE LORO PRODUZIONI DI NOTEVOLE VALORE.  IL GRUPPO “ISTENTALES”,  PIU’ “FEDELI” ALLA TRADIZIONE FOLKLORISTICA, ESEGUONO LORO CANZONI ED INTERPRETAZIONI DI BRANI TRADIZIONALI. *I TAZENDA, IL GRUPPO CHE TUTTI NOI AMIAMO ED APPREZZIAMO (E CHE ABBIAMO APPREZZATO SOPRATTUTTO CON LA VOCE DI ANDREA PARODO), DEVONO LA LORO ESISTENZA ANCHE A QUESTI GRUPPI CHE LI HANNO PRECEDUTI, E CHE HANNO CONTRIBUITO A FAR CONOSCERE E FAR AMARE LA MUSICA DELLA SARDEGNA, DEGNA A TUTTI GLI EFFETTI DI ESSERE CONSIDERATA PARTE DELLA MUSICA ETNICO-POPOLARE MEDITERRANEA.

 

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Ho scelto per “Salis & Salis” Festa mancata”; per i “Barritas” “Non uccidere”; per i “Bertas “Badde lontana”-valle lontana, tradizionale- e per “Istentales” ho scelto “Mares anzenos”-mari stranieri-. Quest’ultima canzone è una protesta, quella che poi è sempre stata espressa da noi sardi, contro gli “egemoni” ed i “colonizzatori” che con la loro prepotente sete di potere e di prevaricazione soffocano le “identita’ locali”. “NON SOLO TAZENDA” PER DIRE CHE NOI, DA SEMPRE, CANTIAMO, ATTRAVERSO LE VOCI DEI NOSTRI BRAVISIMI ED APPASSIONATI ARTISTI: ALLORA….COME ORA. *Questo post e’ anche un omaggio ad ANDREA PARODI, “ultimo” nel tempo, ma non certo.. .l’ultimo in campo musicale…ed umano soprattutto.

CIAO

Marghian

 

 

Marghian

LA SCIENZA SCOPRE L’ACQUA CALDA. E’ PROPRIO IL CASO DI DIRLO. E’ IL CASO DI DIRLO, DEL VAPORE ACQUEO NELL’ATMOSFERA DI UN PIANETA EXTRASOLARE. E LA LUNA CONTENEVA ACQUA AL SUO INTERNO. C’E POI UN PIANETA SENZA UN SOLE

Vi espongo quanto ho letto sulla pagina di “Tiscali Scienza”

water_vapoer_planetRappreentazionea artistica di un pianeta e della sua esile atmosfera

VAPORRE ACQUEO NELL’ATMOSFERA DI UN PIANETA EXTRASOLARE

Per la prima volta del vapore acqueo e dell’ idrogeno sono stati “intravisti” nell’atmosfera del più piccolo pianeta di un altro Sistema Solare. Vedere questi elementi, finora osservati solo sui pianeti giganti esterni che ruotano intorno ad altre stelle, è stato possibile grazie al lavoro congiunto di tre telescopi spaziali della Nasa:  “Hubble”, “Spitzer” e “Kepler”. Il risultato, pubblicato sulla rivista Nature, si deve ad un gruppo di ricerca dell’università americana del Maryland.

Il “codice fiscale del pianeta e’ “HAT P-11b”, ha dimensioni e massa simili a quelle di Nettuno, orbita attornoa una stella più fredda del Sole e si trova nella costellazione del Cigno, distante dalla Terra 1,2 milioni di miliardi di chilometri (per renderci conto della distanza, diecimila miliardi di chilometri equivalgono ad un anno luce). La scoperta della sua atmosfera è per gli astronomi un notevole passo in avanti, fondamentale nello studio della formazione dei pianeti e per alimentare le speranze di trovare dei pianeti dove vi sia la vita.

Le osservazioni e le misure che sono state fatte finora indicano che i pianeti simili a “HAT-P-11b  hanno atmosfere ricche di molecole pesanti e di nubi, oppure contengono particelle che, diffondendo la luce, rendono il cielo azzurro”, osserva Isabella Pagano, dell’Osservatorio di Catania dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf). ”HAT-P-11b – prosegue la ricercatrice – ha invece un’atmosfera leggera, ad alto contenuto di idrogeno. Questo risultato indica che la varietà nella composizione delle atmosfere planetarie è la regola”. E non non l’eccezione; come puo’ essere “la regola” la presenza di acqua in atmosfere di altri mondi.

“Adesso, astronomi e astrofisici si metteranno al lavoro per creare dei modelli che abbiano una descrizione esauriente della formazione e architettura dei sistemi planetari e dei singoli pianeti”, osserva ancora Pagano. Un compito nel quale potrnno avere un ruolo importante il telescopio spaziale James Webb (Jwt), nato dalla collaborazione fra Nasa e Agenzia Spaziale Europea (Esa), e la missione europea Plato. Da Terra lavorerà con loro il telescopio European Extremely Large Telescope (E-Elt). “Tutti insieme”, conclude, ”lavoreranno per comprendere la composizione e l’evoluzione delle atmosfere dei pianeti”.
 

ANCORA SULL’ACQUA: LA LUNA NE CONTENEVA AL SUO INTERNO

moon

La storia della Luna, a partire dalla sua formazione, è forse tutta da riscrivere. Considerata per oltre 40 anni un corpo celeste arido, la Luna rivela invece un passato in cui il suo nucleo conteneva tanta acqua,  quando la roccia più esterna della sua crosta  non si era ancora solidificata. E’ quanto risulta dalla ricerca basata su una nuova analisi delle rocce lunari portate a Terra dalle missioni Apollo e pubblicata sulla rivista “Nature Geoscience”.

La scoperta, del gruppo dell’università francese di Notre Dame contraddice la storia della Luna “scritta” dopo le missioni Apollo. la ricerca, pubblicata nel 2011 sulla rivista Science, ha dimostrato che l’origine della Luna era strettamente legata alla Terra. Secondo questo studio, la Luna si era formata dai detriti generati almeno 3,5 miliardi di anni fa da un gigantesco impatto fra la Terra e un corpo delle dimensioni di Marte, uno dei tanti planetesimi che vagavano nel Sistema Solare all’inizio della sua formazione.

Su questa base si è ritenuto finora che l’acqua presente nelle rocce lunari fosse arrivata dall’esterno, portata da impatti di meteoriti o comete. La presenza dell’acqua, quseto e’ importante, è stata sempre considerata successiva al periodo in cui la crosta rocciosa lunare si era solidificata. Ad avvalorare ulteriormente questa teoria, un altro studio pubblicato nel 2011 ha dimostrato che la piccolissima quantità di acqua presente nelle rocce lunari ha caratteristiche geochimiche diverse rispetto all’acqua presente sulla Terra e che èstata portata dall’esterno, ossia dalle comete.

Adesso i ricercatori dell’università di Notre Dame dimostrano che le cose non sono andate proprio in questo modo. Analizzando le rocce lunari con nuove tecniche hanno scoperto infatti che i grani di minerali delle rocce lunari contengono quantità di acqua piccolissime e molto difficili da rilevare, ma comunque misurabili. I ricercatori dimostrano inoltre che l’acqua era presente nelle zone più interne del satellite anche nel periodo in cui lo strato roccioso più esterno era fuso, prima quindi che si solidificasse. Quello che emerge è quindi uno scenario difficile da conciliare con la teoria del grande impatto dal quale è nata la Luna, accreditata da oltre 40 anni.

E C’E UN PIANETA CHE NON SA DOVE ANDARE

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Si chiama PSO J318.5-22 il pianeta che negli ultimi giorni ha catturato l’attenzione degli astronomi di tutto il mondo. Distante dalla Terra “appena 80 anni luce”, non ha una stella attorno alla quale poter orbitare. Tale caratteristica gli è valsa la definizione di “pianeta barbone” e “pianeta nomade”. Secondo il dottor Michael Lui, dell’Istituto di astronomia delle Hawaii, si tratterebbe di un pianeta molto giovane, che possiede una massa superiore 6 volte rispetto a quella del pianeta Giove, venutosi a formare poco più di 12 milioni di anni fa. “Mai prima d’ora abbiamo visto un oggetto libero di fluttuare nello spazio che sia simile a questo – ha commentato Lui -. Ha tutte le caratteristiche dei giovani pianeti trovati intorno ad altre stelle, ma sta andando alla deriva tutto solo. Mi ero chiesto spesso se esistono simili oggetti solitari, e ora ne abbiamo la conferma”.

Un pianeta nomade molto giovane, ha appena 12 milioni di anni – La luce proveniente dall’oggetto è circa 100 miliardi di volte più debole in lunghezze d’onda ottiche di quella di Venere e la maggior parte della sua energia è emessa tramite onde infrarosse. Le sue caratteristiche sono paragonabili a quelle di giganti gassosi che orbitano attorno a stelle giovani. PSO J318.5-22 è associato a un insieme di stelle giovani denominato gruppo movimento Beta Pictoris.

Scacciato dal proprio sistema solare da una violenta perturbazione gravitazionale – Ad aver cacciato il pianeta dalla propria orbita, e dunque lontano dalla propria stella, potrebbe esser stata una violenta perturbazione gravitazionale. Ad ogni modo, Niall Deacon dell’Istituto Max Planck per astronomia in Germania, un co-autore dello studio, ha affermato che PSO J318.5-22 dovrebbe aiutare gli scienziati a comprendere meglio gli altri pianeti simili ma non solitari. “Pianeti trovati da immagini dirette sono incredibilmente difficili da studiare, dal momento che sono accanto a stelle molto più luminose – ha spiegato Deacon -. PSO J318.5-22 non è nell’orbita di una stella: in questo modo sarà molto più facile per noi studiarlo. Sta per fornire una vista meravigliosa del funzionamento interno di giganti gassosi come Giove poco dopo la loro nascita”.

Conferme arrivate anche da altri telescopi – Il pianeta è stato esaminato e monitorato anche con altri telescopi. Tra questi compare il Nasa Infrared Telescope Facility ed il Gemini North Telescope. Ulteriori dettagli della scoperta saranno pubblicati sulla prestigiosa rivista scientifica Astrophisical Journal Letters

CIAO

Marghian

   

PENSIERINO DI MEZZOGIORNO – La ricerca di Dio

PERCHE’ DIO NON SI FA TROVARE?

heaven_s door

Se Dio si facesse trovare da noi esseri limitati nel corpo e nella mente, non sarebbe Dio, ma sarebbe limitato pure lui, come noi. Se noi trovassimo Dio, smetteremmo di cercare, e cioe’ di agire, e quindi, di vivere. Dio e’.”una meta”, e deve essere una meta irraggiungibile. Solo cosi’, la vita e gli uomini vanno avanti, come una nave esploratrice che va verso l’orizzonte pur semza mai raggiungerlo, ma trovando nuove terre. Scoprire nuove dimensioni della realtà, e’ proprio questo il cammino verso quell’orizzonte che non ci fa vedere cosa c’e oltre. Ma noi lo sappiamo, sappiamo che oltre la linea di orizzonte..”c’e’ qualcosa”. Qualcosa di irraggiuingibile, e per questo stimolante. La forza di vivere che Dio ci da’ sta forse proprio nel fatto che lui…non si fa trovare (in questa vita), perche’ forse vuole che lo si cerchi, e cioe’ che si viva la vita, tra il nostro “qui ed ora” e l’irraggiungibile orizzonte.

CIAO

Marghian

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